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Clan dei “falsi pentiti”, ascoltato l’ultimo collaboratore

Post n°12339 pubblicato il 25 Febbraio 2010 da stabia_info
 
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Ultimo atto del processo a carico di Ernesto Mas, Antonio Russo e Antonio De Luca 

CASTELLAMMARE DI STABIA. Recitato l'ultimo atto del processo a carico di Ernesto Mas, Antonio Russo e Antonio De Luca a giudizio dinanzi alla seconda sezione penale del tribunale di Torre Annunziata con l'accusa di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni. Ascoltato l'ultimo dei collaboratori di giustizia coinvolto proprio in quello che veniva definito il clan dei “falsi pentiti”. Si tratta di Antonio Fontana che è venuto a riferire al trio giudicante presieduto da Maria Rosaria Aufieri, tutto ciò che sapeva riguardo la partecipazione al sodalizio criminale dei tre imputati. Il risultato del suo esame, condotto dal pm Dda Claudio Siragusa, non è stato molto diverso da quello degli altri collaboratori che l'hanno preceduto. Anche Fontana ha confermato il ruolo dei tre imputati all'interno del clan Di Somma. Anche lui ha confermato il ruolo nelle riunioni organizzative del clan da parte di Ernesto Mas e la partecipazione alle attività del clan da parte di Russo e De Luca. L'ennesima conferma che si aggiunge a quelle fornite dal folto parterre di collaboratori di giustizia già ascoltati in aula. Un quadro giudiziario che sembra blindato e alla cui realizzazione hanno contribuito con le loro dichiarazioni anche altri pentiti del calibro di Ciro Avella, Aniello Guarino e Antonio Lucarelli. Tutti hanno ripercorso negli stessi termini la nascita dell'organizzazione fondata da Raffaele Di Somma, ras del clan D'Alessandro che scelse di scindersi dalla “casa madre”. L'obiettivo era la conquista delle attività criminali sul territorio di Castellammare di Stabia concentrando gran parte della propria attenzione sul business della droga. Per farlo il nuovo gruppo avrebbe dovuto ingaggiare una faida con gli “scanzanesi” ma prima di dare fuoco alle polveri il nuovo clan doveva trovare fonti di guadagno. La principale era rappresentata dalle estorsioni ai cantieri navali in larga parte presenti sul litorale stabiese. A formare il gruppo diversi collaboratori di giustizia che su ordine e pressione di Di Somma erano tornati a Castelllammare lasciando il programma di protezione. Il quartier generale del clan era il rione di Santa Caterina, quartiere gestito da Di Somma per conto dei D'Alessandro. Oltre a confermare le gravi prove raccolte a carico degli imputati ha anche aggravato la posizione di Antonio Russo. Il pm ha anche contestato in aula la partecipazione al clan Di Somma, oltre che quella già contestata nel decreto che disponeva il giudizio al clan D'Alessandro oltre che del reato di estorsione aggravata dall'utilizzo del metodo mafioso. Dopo aver ascoltato tutti i collaboratori di giustizia a disposizione della procura, sarà proprio la pubblica accusa a prendere la parola per la requisitoria nel corso della prossima udienza fissata per fine marzo. Vincenzo Sbrizzi - GdN

 
 
 
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