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Castellammare di Stabia: Omobono-Scarpa, condanne bis

Post n°12694 pubblicato il 16 Marzo 2010 da stabia_info
 
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Sconti di pena per tutti gli affiliati

CASTELLAMMARE DI STABIA. Sconti di pena per tutti i presunti affiliati al clan stabiese Omobono – Scarpa a giudizio dinanzi alla seconda sezione della Corte d'Appello di Napoli. Dopo i centotrenta anni di carcere inflitti in primo grado e il successivo ricorso alla corte partenopea sono state accolte molte delle istanze difensive proposto dai legali degli imputati. A dispetto della conferma della condanna per tutti gli imputati, la corte ha scelto di ridurre l'entità delle pene per tutti gli imputati tranne che per i collaboratori di giustizia impegnati anche come testimoni. Ventuno anni di carcere è stata la condanna inflitta ai danni del presunto capoclan, Michele Omobono mentre tredici sono gli anni che sono stati inflitti ai danni dell'altro boss Massimo Scarpa, difesi rispettivamente dai penalisti Rumeno Dell'Orfano e Alberto De Simone. Sconto anche per Raffaele Carolei, difeso dall'avvocato Francesco Schettino, a cui sono stati inflitti sette anni di condanna. Stesso sconto anche per Raffaele Martinelli, condannato anch'egli a sette anni di carcere. Ridotta la pena anche per Giovanni Savarese condannato a sette anni e sei mesi di carcere. Le riduzioni più sensibili le hanno ottenute Aniello Omobono, condannato a dieci anni e otto mesi di carcere, e Mario Cannavale. Per quest'ultimo la condanna è scesa di quasi dieci anni fino ai dodici anni otto mesi inflitti dalla Corte in secondo grado. Difeso dal penalista Vittorio Trupiano, ha usufruito dello sconto grazie alla caduta dell'accusa di estorsione per cui era stato condannato in primo grado ma sventata in appello dalle argomentazioni della difesa. Confermate infine le pene per i collaboratori di giustizia Luciano Fontana e Ferdinando D'Antuono. Tutti considerati tra i protagonisti di una sanguinosa faida che nel 2004 vide la morte di due uomini del clan D’Alessandro, Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone. L’accusa era di associazione di stampo mafioso finalizzata alle estorsioni e al traffico di sostanze stupefacenti. Una lunga serie di intercettazioni e le rivelazioni dei due pentiti permisero alla prima sezione del tribunale di Torre Annunziata di infliggere in primo grado di giudizio condanne per un totale di centotrenta anni e sei mesi di reclusione. Puniti i reati accertati tra febbraio e ottobre 2004 e che ammontano a sette estorsioni consumate e tre tentate, tutte a Castellammare di Stabia. Secondo la pubblica accusa, rappresentata in quel procedimento dalla pm Dda Antonietta Troncone, il clan avrebbe cercato di controllare anche il traffico di sostanze stupefacenti avvalendosi della collaborazione di cosche limitrofe. Il collegio, presieduto da Antonio Fiorentino, individuò in Omobono e Scarpa i due promotori del sodalizio criminale condannandoli rispettivamente a ventotto e diciotto anni di carcere. Pena durissima anche per Mario Cannavale condannato per associazione ed estorsione a ventuno anni di carcere. Meno dure le condanne che furono inflitte a Carolei, Martinelli e Savarese: nove anni e sei mesi per i primi due e dieci anni per il terzo. Severa anche la pena a carico dell’altro Omobono, Aniello, a cui sono vennero inflitti diciassette anni di reclusione. Discorso a parte per le pene inflitte ai due collaboratori di giustizia, Luciano Fontana e Ferdinando D’Antuono, che usufruirono dei benefici di legge derivanti dalla collaborazione: nove anni e undici mesi per il primo, nonostante il riconoscimento del reato estorsivo, mentre sette anni e sette mesi al secondo. Il giudizio d'Appello ha parzialmente modificato lo scenario aprendo degli spiragli per le tesi difensive da cui prenderanno spunto i legali del collegio difensivo per l'eventuale ricorso in Cassazione, basandosi proprio su quelle che saranno le motivazioni alla sentenza di ieri. Vincenzo Sbrizzi - GdN

 
 
 
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