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Il segno di Francesco

Post n°324 pubblicato il 04 Maggio 2014 da zanetti.emanuela

Alcune ragazze e signore si dedicono ad hobby creativi e mettono a disposizione i loro lavori per scopi benefici. L'anno scorso per esempio un gruppo di ricamine hanno realizzato tanti cuori a punto croce, assemblati poi da una bravissima signora che li ha trasformati in una fantastica coperta e in alcuni strepitosi cuscini. Queste cose sono poi stati i primi di una lotteria (io ho vinto 3 cuscini) ed il ricavato è stato donato all'Associazione l'isola che c'è che sostiene le cure palliative pediatriche di Padova. E' stato anche ricamato un quadro, l'inno alla vita di Matre Teresa di Calcutta che è stato consegnato un mese a fa proprio a Padova, in ricordo del nostro Francesco. Lui continua ad esserci...

Questo è il racconto della consegna:

Ciao MaMMe e ciao ricamine!

ieri come sapete, io e Wiki (Sabrina) siamo andate a consegnare il nostro regalo all'associazione "L'isola che c'e".

Sono passata a prendere la Wiki e ci siamo dirette a Padova (..... sbagliando pure strada, Risatona) ma trovando fortunatamente parcheggio proprio a due passi dall'hospice.

Avevo controllato su Google Maps: fabbricato giallo in mezzo ad altri edifici proprio in centro a Padova, dietro l'ospedale...

E fin qui tutto bene.

Abbian suonato, e ci hanno aperto.

Sabrina chiama l'ascensore: si aprono le porte e dentro c'è una signora che dice..... "Le MaMMe al cubo??" e noi, un pò nell'imbarazzo.... "Si...."

Entriamo. nulla di quello che ti si presenta davanti ha qualcosa a che fare con un ospedale.

Nessuno degli operatori porta il camine bianco: tanti colori!!!. Blu, giallo, arancione... e la divisa dell'infermiera Silvia di un bel rosa acceso...

Una piccola reception, tanti quadri colorattisimi alle pareti, tanti dvd, tanti fumetti a disposizione dei bambini e un angoli per i giochi (tavolino con sedie e puzzle).

la signora Stefania (quella dell'ascensore) ci presenta la dottoressa Piera (la caposala.... non sò se così si può chiamarla).

Ci presentiamo e lei inizia a parlarci dell'hospice: delle sue funzioni e del fatto che il loro obbietivo sono le cure domicialiri (infatti hanno poche stanze per le degenze). Ci accompagna a vedere una stanza (.... la piccola Gaia era stata dimessa pochi minuti prima....).

Io guardo Sabrina, chiededole con gli occhi.... "ma andiamo sul serio??" non sapevo cosa aspettarmi, avevo persino paura ad entrare...

E poi lo stupore.

Tralasciando il fatto che ci sono strumenti necessari alla vita dei piccoli pazienti, mi è sembrato di entrare nella stanza di uno dei nostri bambini: alle pareti un bel verde acqua, il lettino color faggio, il copriletto arancione. Due belle finestre luminose con pure le tende bianche, una libreria con annessa scrivania, un piccolo armadio, un bagno, la tv, un piccolo forno a microonde per i genitori e un piccolo frigorifero, la wi per passare il tempo.

Abbiamo chiaccherato li dentro tutto il tempo.

La signora Stefania ci dice le l'associazione sostiene l'hospice, diciamo dal punto di vista economico: l'anno scorso con le donazioni raccolte sono riusciti a far lavorare (..... quindi hanno stipendiato) per un anno due psicologi. Da quest'anno anche un fisioterapista, indispensabile per i bambini.

L'hospice fa capo all'Azienda Ospedaliera di Padova ma, la stessa Azianda "passa" solamente gli infermieri: il resto è garantito, seppur non in maniera continuativa, dalle varie associazioni che lo sostengono e dai tanti volontari. Ieri per esempio, girava fra i corridoi un dottore (osteopata): il giovedì che è il suo giorno libero lo passa li fra i bambini......

Ho chiesto in che maniera si può far volontariato. La dottoressa Piera mi ha spiegato che purtroppo il volontariato puù essere svolto solo da personale qualificato... vuoi per le condizioni di salute dei piccoli vuoi per la mole emotiva che non è facile da gestire (ci ha raccontato che il personale ha l'obbligo di essere seguito da psicologi)

Io chiedo alcune informazioni, ma le parole mi escono con il contagoccie: in più di qualche momento ho avuto il groppone in gola.

Poi chiedo: " scusi dottoressa, ma qual'è il suo compito??" e lei " ma quale dottoressa?? io sono mamma...." e scopriamo che la signora dell'ascensore, una della fondatrici dell'Associazione, è una mamma (.... di un dodicenne di nome Francesco).

Ci ha raccontato che quanto è nato Francesco (2002) ancora l'hospice non esisteva (è nato infatti nel 2008): ci ha raccontato delle difficoltà e delle incapacità di gestione della malattia ma di come poi, le cose sono cambiate.... ora Francesco va a scuola, in carrozzina, ma ha tanti amici, dei gusti ben definiti..... " perchè, sapete, anche se quando è nato lo davano per spacciato, lui è ancora qui e anche se fisicamente è un "disabile", mentalmente è un dodicenne normale....".

e continua " noi tutti sbagliamo a pensare che disabili si nasce: perchè la "disabilità" può arrivare in qualsiasi momento della vita....."

Guarda l'orologio, era quasi mezzogiorno: "..... ragazze dobbiamo salutarci, devo andare a prendere Francesco a scuola: il furgoncino ce l'ho io, perchè mia mamma non lo guida..... e lui quando non mi vede, prende e se ne va con gli altri....."

Ci alziamo e torniamo alla reception.

Salutiamo Stafania (che nel frattempo ci presenta i due contabili "volontari" dell'associazione) e la dottoressa Piera.

Non abbiamo avuto il coraggio di fare foto: ma abbiamo "strappato" la promessa di una foto ricordo non appena il nostro quadro verrà appeso. Usciamo un pò intontite. Io di sicuro.

Saliamo in macchina è per un pò rimaniamo senza parole.... forse è stato giusto così.

Sono stata orgogliosa di aver donato (mediante la nostra lotteria) a quei bimbi la possibilità per il 2014 di aver un fisioterapista.

E' stata una grande emozione. Davvero. Non credo che la dimenticherò tanto facilmente.

Grazie Sabrina per avermi accompagnata: conoscendoti so che è stata dura anche per te.

Un abbraccio a tutte.

Silvia.

 

 

 

 
 
 
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