Creato da maandrax il 08/04/2014

Come On You Slags

confessioni sotto le righe di un soundboy

 

 

27.04.2014

Post n°203 pubblicato il 03 Febbraio 2017 da maandrax






Hic occultus occulto occisus est

Stavo appoggiato con il corpo leggermente inclinato verso sinistra e le mani
appoggiate alle tempie. Il tempo scorreva lento come dentro una clessidra
e le uniche visioni che mi soccorrevano erano quelle di estesi prati e foreste
fittissime. La mia casa editrice mi chiedeva altre storie truculenti e selvagge
mentre il mio cervello reagiva e ripiegava su sé stesso, abbandonandosi a
un dolce tepore autunnale e a immagini di gnomi e folletti alla ricerca della
pentola colma di monete d'oro. Fu così che iniziai a scrivere :"C'era una
volta nella terra di Saydicc un potente stregone....." Da quel momento in
poi le parole sgorgarono come flutti e in pochi minuti avevo abbozzato già
metà del racconto. Fu allora che venni interrotto da Alex al cellulare per
informarmi che la mia raccolta di piccole prose crudeli stava sfondando
sul mercato. Non ne fui sollevato o soddisfatto perché quell'opera (conclusa
per soddisfare i bassi appetiti di lettori ignoranti) non mi aveva mai veramente
rappresentato e forniva un'immagine distorta della mia arte, intrinsecamente
votata alla bellezza e alla serenità. "Stavi scrivendo?" Mi aveva fatto Alex
con il suo pesante accento genovese. "Sì" Gli avevo risposto "Una storia di
gnomi, fate, unicorni e tesori." "Posso già immaginare come finirà" replicò
velenoso. Mi ribellai :"Sarà una storia d'amore e di buoni propositi, di grandi
viaggi e altrettante avventure." "Certo, certo." Mi interruppe mettendo giù il
telefonino. Lo mandai mentalmente al diavolo e tornai alla mia bella storia.
Solo che questa (Forse per l'influenza della chiamata del mio editor) stava
completamente mutando e guadagnando toni oscuri :"Joseph prese la testa
dell'orco e con un colpo secco di daga la staccò di netto dal busto..." Ero
attonito e arrabbiato. Tentando di mutare il tenore del racconto affondavo
sempre di più nella tragicità e nell'orrore. I villaggi venivano incendiati, gli
abitanti messi in catene, Le donne erano orribili megere e gli affabili
folletti imbroglioni e furfanti di mezza tacca. Mi arrestai davanti al computer
con la mano tremante e mi alzai per prepararmi una tisana ai frutti di bosco.
Quando, dopo dieci minuti, tornai alla mia postazione, Essa era sparita e
al suo posto sorgeva un pozzo corroso dal tempo e invaso dall'edera. Senza
riflettere sulla bizzarria della situazione presi la penna che avevo tante volte
usato nell'adolescenza per comporre le mie poesie e la gettai dentro l'apertura
affacciandomi nel contempo. Ben presto la penna d'argento scomparve ai
miei occhi e la sentì unicamente rimbalzare sui sassi delle pareti interne.
Quando giunse con un lievissimo "plop" nell'acqua si levò un frastuono
potentissimo e grandi nuvole nere salirono dal pozzo. All'interno di queste nubi
minacciose potevo distinguere i volti dei miei piccoli gnomi e delle mie fate,
le fattezze tenere e delicate di animali fantastici e di bambini bellissimi. Li
sentivo echeggiarmi parole nelle orecchie. Li sentivo chiedere di vendicarli
rispetto ad anni di oppressioni e lordure, di Morte e riti di passaggio. Li udì
chiaramente implorarmi di scrivere una storia che non fosse inquinata, come
il pozzo, dalle distorsioni degli adulti, Lì sentì piangere e gemere in attesa
di abiti e vite che non fossero tagliati su misura da individui perversi e cattivi.
In pochi istanti compresi che le fiabe sono la maniera della gente matura
per fare i conti con il proprio passato oscuro e passarlo in dote ai bambini
da loro stessi generati. Compresi che l'Uomo è l'essere più vendicativo
ed egoista del mondo, incapace di accettare la Felicità di fronte ai propri
occhi delusi. E da quel momento decisi di scrivere soltanto per riscattare
i piccoli esseri della foresta e i loro sogni puri ed innocenti. Mi svegliai
che suonava il mio cellulare. Non fissai nemmeno la chiamata e lo spensi.












 
 
 

21.06.15

Post n°202 pubblicato il 23 Gennaio 2017 da maandrax










Krankheit

Era un dottore berlinese, lo ricordo bene
mi tastava il polso, mi auscultava, rammento ogni istante
mi fece persino un'iniezione, per lui ero anemico,
inappetente, depresso e incostante
Mi sovviene la sua testa grigia e i suoi occhiali
mentre nel mio sottotetto languivo
con il fuoco di Sant'Andrea nelle pupille.
Avevo fra le dita delle biglie d'acciaio
con cui giocavo per non farmi sovvertire
dall'anamnesi o dalla prognosi,
ero bello quanto un mondo capovolto.
 
Quando mi disse che avevo bisogno d'aria aperta
e di zuppa di cavoli, spalancai la finestra
dopo averlo pagato e guardandolo trascorrere
nel cortile sottostante, non potei trattenermi
dal gridargli che ero latitante nella cura
ma non nella bontà, e che la migliore convalescenza
risiede nei pensieri costanti che non marciscano
in indecisione: questo credevo mentre recalcitravo.
Le icone brillavano nella prima penombra,
il fremito che cercavo di nascondere mi passava
dal cervello alla vita.










 
 
 

02.12.2012

Post n°201 pubblicato il 15 Dicembre 2016 da maandrax

 








Brunt II

L'occasione gli arrivò in un pomeriggio inoltrato di agosto
quando tutti avevano levato le tende e Lui era rimasto a
pattugliare gli uffici svuotati. Con un piccolo accorgimento 
aveva forzato la porta del loculo di Barbara Brunt e poi 
sfondato il suo cassetto con un coltello a serramanico che
portava sempre con sé malgrado i rischi. E lì aveva trovato
esattamente quello che cercava, una piccola agenda con 
false dorature e una penna in argento infilata nel bordo. Aveva
preso tutto con sé e se l'era svignata passando sotto la portineria
mentre la custode era impegnata in una telefonata e dava le spalle.
Aveva percorso a piedi i venti minuti che lo separavano dalla stazione
e, una volta sul treno verso casa, aveva aperto, passandosi la lingua
sulle labbra, la minuscola, elegante agendina. Nemmeno s'era accorto
di essere approdato a destinazione tanto era immerso nella lettura. 
Sì, era proprio ciò che cercava. E chiariva molte cose sull'accanimento
che la Ragazza provava nei suoi confronti. Cadenzate giornalmente vi
erano segnate tutte le perversioni BDSM che Lei praticava con il suo
ragazzo e le tendenze da mistress e dominatrice che la caratterizzavano
con tanto di rintocco di manette e fruscio di frusta. Qualcosa di esplosivo
che Gli avrebbe permesso di ricattarla in ogni momento. Ma non era quella
la sua intenzione. Gli era sufficiente capire il motivo per cui Barbara provava
un sottile piacere nell'umiliarlo e perché, idealmente, lo facesse strisciare
sul pavimento a raccattare cartacce. Non erano fisime da frigida o frustrata
sessualmente. Fatto era che provava un piacere incontrollabile nell'assumere
una nota prepotente, nell'immaginare scene cariche di perversione e rabbia,
nel ridurre l'Uomo a un'appendice del suo fallo in lattice. Era tutto così diverso
dalla signorina Precisetti che aveva conosciuto sul luogo di lavoro. Tutto così
diverso dall'isterica compulsiva che incrociava con una smorfia tutti i giorni.
Il mattino dopo la sede di Edilizia Privata era in subbuglio, Barbara Brunt
sulla soglia di una crisi di pianto e i Responsabili allibiti di fronte allo
scassinamento avvenuto. Lei, ovviamente, si guardava bene dal rivelare
cosa l'intraprendente saccheggiatore avesse prelevato. Urlava solo che era
inammissibile che qualcuno potesse forzare la sua sfera privata, qualche 
squilibrato che non aveva nemmeno sfiorato gli uffici dei colleghi. Lui,
compiaciuto si era rimesso alla scrivania a imbustare lettere e a scrivere
indirizzi. Dentro di Sé gioiva al pensiero di rivederla lungo i corridoi con la 
paura nelle ossa e l'insicurezza a fior di pelle. Ora sapeva che qualcuno
la conosceva veramente, che qualcuno aveva strappato la maschera alla
sua ipocrisia danzante e che adesso possedeva le chiavi alla sua Intimità.
Bolsa e Corrotta. Sussieguosa e Intricata.








(Fine)










 
 
 

01.12.2012

Post n°200 pubblicato il 12 Dicembre 2016 da maandrax









 

Brunt I

Era arrivato nell'ufficio all'inizio dell'estate più calda 
degli ultimi 15 anni. 2003 per la precisione. Lui
bellissimo e casuale aveva fatto un concorso come
coadiutore amministrativo e gli era pure andato bene.
Non che gli importasse: era autosufficiente e splendido,
le giornate le trascorreva a dedicarsi all'amore, alla musica
dentro i clubs più alternativi e a viaggiare immensamente.
Però gli era venuto il sospetto che stesse sul punto di
annoiarsi e così aveva provato qualcosa che non gli era
mai passato per il capo: Lavorare. Nell'ufficio a R. era
stato presentato alla schiera di colletti bianchi e nessuno
lo aveva impressionato ma nemmeno fatto vomitare. Avrebbe
dovuto restare comunque tre mesi lì dentro ed era necessario
trovarsi qualcosa da fare. Lo avevano traslocato nel loculo di
Biancardi e gli avevano affidato un comodo lavoro di cancelleria
come imbustare lettere e scrivere indirizzi, sempre più spesso 
veniva inviato nell'archivio dove si grattava le palle e fumava
canne prima di riportare in superficie i documenti che gli
erano stati richiesti. Era estate, molti erano in ferie e varie
e Lui in calzoncini gialli attillati, maglietta dello stesso colore
con inserti azzurri, vagabondava ciabattando lungo i corridoi.
Aveva ventisei anni e un mare di vita davanti, solo un piccolo 
contrattempo gli si parava fra Sé stesso e l'appagamento più
completo: era una minuscola e graziosa impiegata che lo
aveva preso in astio e avversione, si chiamava Barbara Brunt.
Possedeva solo due anni più di Lui ma era lì dentro dal day one
del trasferimento, appena finiti i cinque anni di ragioneria. Lui,
al contrario, frequentava ancora Lettere all'Università con passo
felpato. Questa Barbara, di un ufficio vicino, aveva preso, per pura
cattiveria, ad affidargli compiti che andavano al di là delle sue molli
competenze e, quando inevitabilmente falliva, a riempirlo di grugniti
e contumelie a bassa voce. Questo lo aveva scioccato...Era abituato
a considerarsi in leasing, in puro e semplice affidavit temporaneo ed
essere inquadrato come un effettivo impiegato lo terrorizzava, anche 
perché, guidati dalla Brunt, anche altri avevano cominciato a lamentarsi
apertamente del giovane e a chiedersi cosa facesse lì, persino il suo look
vacanziero iniziava a stare sui coglioni dopo un iniziale momento di
simpatia. Colpito e affondato, convocato dal gran capo, aveva iniziato
a soffrire di mal di capo e di altri disturbi psicosomatici. Così, aveva deciso
di attendere il momento di vendicarsi.








(Continua e termina alla prossima)








 
 
 

25.03.2013

Post n°199 pubblicato il 05 Dicembre 2016 da maandrax







Valerio

Le lunghe, estenuanti veglie di preghiera e la luce
che sembra scendere dal rosone diritta su di Te,
Valerio agita le sottili mani bianche in un lungo
singhiozzo poi riprende la corona mentre le ginocchia
cominciano a fargli male: prega da ore per sua mamma
e gli occhi gli si stanno appannando mentre implora che
il cancro si allontani e che la tranquillità sordità dei giorni
abituali torni a popolare la sua Vita e le sue attività. Lui
studia lingue e lavora alla Dana come operaio nel weekend,
è un ragazzo d'oro ma percepisce che qualcosa gli sta
sfuggendo tra le dita insieme alla stanchezza...Sono lacrime,
che colano dai suoi occhi e si riversano sui palmi giunti.
Per un momento immagina che la madre non ci sia più, che
a 28 anni si ritrovi solo dopo la morte del papà 5 anni prima.
Allora si aggrappa ancora di più al rituale delle suppliche
davanti all'altare di San Francesco Saverio, poi, quando sente
che sta veramente per crollare si alza diritto, tutto dolorante
e si avvia, zoppicando, verso il portone d'ingresso della Chiesa.
Compie tutto il tragitto fino a casa riflettendo sulle speranze di
riavere la normalità dell'esistenza, stretto nel suo cappotto scuro,
la pioggia non dà tregua da giorni e gli gocciola sui capelli lisci
e neri con un taglio demodé alla Beatles. Arrivato a destinazione
ascolta i lamenti della madre che si avvoltola nel letto, l'abitazione
gli appare come un sepolcro e la sua destinazione il sudario con
cui avvolgere il corpo del genitore. Ipnoticamente si porta in cucina
e prende in mano un coltello, tirandolo fuori dal cassetto delle posate.
Lo nasconde dietro alla schiena e mormorando frasi sconnesse
arriva sulla porta della camera. In un attimo si accorge di Tutto. Mamma
ha smesso di rantolare ed è immobile con lo sguardo bruciante rivolto
al soffitto. Valerio getta il coltello e si avvicina. Tira la coperta sul viso
di Elena e ricomincia a pregare. questa volta è un de profundis, per Lei
e per la propria, infranta, giovinezza.






(Fine)








 
 
 
Successivi »
 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Aprile 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 16
 

ULTIME VISITE AL BLOG

La_Cura_dgloltre.lo.specchiomaandraxEMMEGRACEElemento.ScostanteLolieMiuantonio.natonifuoco.e.cenerePitagora_StonatoMeme_ntoesmeralda.cariniIrrequietaDGiuseppeLivioL2platefscrigno68
 

ULTIMI COMMENTI

Una piccola filosofia di vita. ciao, Grace
Inviato da: maandrax
il 06/02/2017 alle 09:35
 
Ricordo questo scritto. Mi piacque, molte volte la Realtà...
Inviato da: EMMEGRACE
il 04/02/2017 alle 11:47
 
La polvere non si posa sulle cose belle del passato :)
Inviato da: maandrax
il 04/02/2017 alle 09:15
 
so nice story ...
Inviato da: several1
il 03/02/2017 alle 18:23
 
https://youtu.be/P8JEm4d6Wu4
Inviato da: maandrax
il 25/01/2017 alle 11:14
 
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom