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ANDREA BOCELLI, LA MADRE, LA LEGGE CHE NON C'ERA

 

SPOT NAPOLI PULITA: UNA FURBATA!

Da qualche giorno in tv gira una pubblicità che ricorda a tutti gli italiani che il governo ha ripulito Napoli e che invita gli stessi a tenerla pulita.

E' chiaro: trattasi di una furbata! Una furbata perchè Napoli non è mai stata ripulita, in quanto mentre hanno provveduto a togliere la sporcizia dal centro, hanno lasciato la periferia invasa dall'immondizia. Una furbata anche perchè mettere questa pubblixcità a poco più di due mesi dalle europee equivale a farsi pubblicità (che come abbiamo detto prima è inveritiera.

Nella prima parte del video sottostante c'è la pubblicità in questione interpretata dall'attrice Elena Russo (raccomandata da Berlusconi come le intercettazioni ci hanno fatto scoprire); poi segue una breve spiegazione della vera situazione del napoletano.

 

3193 280409 BIGNARDI - BRUNETTA

Francamente credevo che con quello che avevo scritto qualche post fa sulla sesta puntata di L'Era glaciale ci chiudere l'argomento. Mi riferisco all'intervista che la Bignardi ha fatto a Brunetta. Ma mi accorgo, invece, che in questi giorni non si fa altro che parlare di questo sia sui giornali, che in internet.

Io la mia l'ho già detta e francamente ho trovato Brunetta molto arrogante e non mi sento di rimproverare alla Bignardi di essere sbottata in più di un occasione. Perchè tutto ciò è umano. Noto invece che mentre chi è a favore della Bignardi argomenta (leggere ad esempio il mio pensiero nei commenti del post in questione); chi è favorevole a Brunetta lo fa d'ufficio in quanto elettore del centro destra. E ci capisce da quello che scrive. Ma l'apice l'ha toccato un signore che evidentemente oltre ad essere elettore del centrodestra è anche fan della Bignardi che ha argomentato che i toni devono essere sveleniti da entrambe le parti e che comunque la Bignardi da un anno a questa parte non è più la stessa. 

Che tristezza! Ecco dove va a finire la libera informazione...

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Ballottaggio 2015 Bolzano

Post n°5379 pubblicato il 26 Maggio 2015 da lo_snorki
 

BOLZANO
SPAGNOLLI LUIGI (Pd-Svp-Psi-civiche) 57,70%
URZI ALESSANDRO (Fi-civiche) 42,30%

 
 
 

Ballottaggio Bolzano

Post n°5378 pubblicato il 26 Maggio 2015 da lo_snorki
 

Ballottaggio Bolzano

Il centrosinistra vince il ballottaggio di Bolzano: il sindaco uscente Luigi Spagnolli (sostenuto da Pd e Svp) si conferma così primo cittadino del comune altoatesino. Ma il dato che più salta all'occhio - come succede spesso negli ultimi anni - in questa tornata elettorale per i ballottaggi in 11 comuni del Trentino Alto Adige è quello dell'affluenza: a Bolzano, la città più grande al voto, hanno votato solo il 40% degli aventi diritto, in confronto al primo turno quando era stato il 57,7% (e cinque anni fa - sempre al primo turno - il dato fu del 65,7%).

A Bolzano Luigi Spagnolli (candidato di Svp e Pd) ottiene il 57% delle preferenze. Un vantaggio netto e atteso su Alessandro Urzì (sostenuto da Forza Italia) che corrisponde alle percentuali del primo turno: 40% per Spagnolli e 12% per Urzì. Il centrodestra si era presentato spezzettato nel comune altoatesino, ottenendo anche un 10% per la Lega, un 6% per il candidato sostenuto da Casapound e un altro 2% per Fdi. Il Movimento 5 Stelle si era attestato poco sotto il 10%, percentuale simile alla coalizione di sinistra Sel, A sinistra per Bolzano e Verdi.

 
 
 

"La buona scuola" approvata alla Camera.

Post n°5377 pubblicato il 24 Maggio 2015 da lo_snorki
 

"La buona scuola" approvata alla Camera.

Buona scuola al giro di boa, tra proteste di piazza e sciopero degli scrutini all'orizzonte. La Camera dei deputati ha approvato, con 316 sì, 137 no e 1 astenuto, il disegno di legge di "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione", con delega su tutta una serie di altre materie: dalla formazione iniziale dei futuri insegnanti alla riforma del sostegno. Ora il disegno di legge, con le modifiche apportate a Montecitorio, passerà al Senato e successivamente alla camera per il voto definitivo, che dovrebbe arrivare entro metà giugno.

Ecco come cambierà - in dodici punti - la scuola italiana.
Autonomia scolastica. I primi articoli del provvedimento - 1 e 2 - disegnano i principi generali cui si ispira la riforma Renzi, puntando sulla valorizzazione dell'autonomia scolastica. E individuando nella figura del preside colui che, "nel rispetto delle competenze degli organi collegiali, garantisce un'efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali".

Il nuovo Pof. L'articolo 3 introduce il Piano triennale dell'offerta formativa che, "esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia". E che dovrà conteggiare anche il fabbisogno di cattedre per realizzare la mission che ogni scuola si darà.

Il curriculum dello studente. Le scuole superiori potranno attivare, nei limiti delle risorse assegnate e/o richieste, insegnamenti negli ultimi tre anni della scuola superiore "anche utilizzando la quota di autonomia e gli spazi di flessibilità" disponibili per legge. In questo modo gli studenti potranno personalizzare il proprio percorso scolastico adattandolo alle proprie vocazioni e preferenze.

Alternanza scuola-lavoro. Per arginare l'enorme dispersione scolastica che l'Europa ci rimprovera, negli ultimi tre anni della secondaria di secondo grado saranno attivati percorso di alternanza scuola-lavoro per almeno 400 ore negli istituti tecnici e nei professionali e per almeno 200 ore complessive nei licei. Le attività potranno essere svolte anche durante i periodi di sospensione delle attività: in estate e/o durante le vacanze di Natale e Pasqua.

Innovazione digitale e didattica laboratoriale. Per migliorare le competenze digitali degli studenti e per svecchiare la didattica il ministero ha stanziato 30 milioni di euro che saranno ripartiti alle scuole in base al numero delle classi e al numero degli alunni. Il provvedimento prevede anche un potenziamento degli Its, gli istituti tecnici superiori che si pongono come alternativa all'università.

Organico dell'Autonomia. Ogni scuola, limitatamente ai precari inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento e ai vincitori degli ultimi concorsi, potrà chiedere dal 2016/2017 le risorse di personale docente che servono per realizzare l'azione educativa perseguita dal Ptof. Finora, l'autonomia scolastica è rimasta sulla carta perché le scuole non potevano contare su risorse aggiuntive di personale. In questo modo la riforma intende realizzare appieno l'autonomia scolastica, varata nel 1999 e partita nel 2000.

Il super preside. L'articolo 9, quello sulle competenze del dirigente scolastico, è stato uno dei più contestati. Secondo la visione dell'esecutivo, per rilanciare la scuola italiana occorre liberare le mani al capo d'istituto che finora ha avuto più responsabilità che margini di manovra per fare funzionare al meglio gli istituti. I presidi-sindaci potranno scegliere, motivando, i neoassunti dagli albi territoriali. Potranno formare la squadra - fino al 10 per cento del personale docente in forza nella scuola - che li supporterà durante l'anno nella gestione della scuola e potranno, dopo avere sentito il parere del Comitato di valutazione della scuola, premiare i docenti migliori. E promuovere o bocciare i neoassunti nell'anno di prova. Un cambio di prospettiva che equivale ad una vera rivoluzione copernicana per la scuola nostrana. Ma ogni tre anni verrà valutato e dall'esito della pagella dipenderà una parte del suo futuro stipendio: la cosiddetta retribuzione di risultato.

Piano da 100mila assunzioni. E' forse uno dei punti più attesi dai precari della scuola. Dal primo settembre prossimo, le graduatorie ad esaurimento verranno quasi svuotate. L'obiettivo del governo era quello di voltare pagina con il precariato scolastico e avviare una stagione di concorsi per il reclutamento degli insegnanti 2.0. Ma in commissione e in aula i deputati hanno preferito fare qualche modifica. I 100mila neo assunti - gli inclusi nelle graduatorie ad esaurimento della scuola primaria e secondaria e i vincitori degli ultimi concorsi a posti - verranno inseriti in albi territoriali - che nel 2015/2016 avranno la dimensione dell'intera provincia - dai quali i presidi pescheranno per il reclutamento del personale necessario alla scuola. Gli idonei del concorso 2012 verranno assunti, ma a partire dal 2016/2017. Le graduatorie provinciali, tuttavia, non verranno cancellate a partire dal prossimo mese di settembre. L'emendamento Rocchi approvato ieri ha previsto che le graduatorie della secondaria verranno chiuse, solo se esaurite. Questa modifica dovrebbe evitare di lasciare fuori precari di vecchia data e un esodo verso le regioni settentrionali da parte dei precari meridionali, che potranno aspettare il loro turno comodamente seduti a casa. E prima del primo ottobre 2015 verranno banditi i nuovi concorsi per 60mila posti all'anno.

Carta dell'insegnante. Per le spese di aggiornamento - acquisto di libri, manuali, biglietti teatrali e di spettacoli - ogni insegnate avrà un budget annuale di 500 euro da spendere.

Agevolazioni fiscali. Alla fine, il 5 per mille che le scuole avrebbero potuto ricevere da ogni contribuente è stato stralciato. Il pericolo che si potesse aggravare la sperequazione tra scuole ricche e povere della stessa città e di aree diverse del paese aveva prodotto scontri durissimi tra maggioranza e opposizioni anche in commissione. Tra i bonus previsti dal disegno di legge sono rimasti lo school bonus - erogazioni liberali che prevedono un credito d'imposta a favore del donatore - e la detrazione fiscale per coloro che mandano i figli nelle scuole paritarie.

Edilizia scolastica. Il pacchetto per rendere le scuole italiane più sicure entra a pieno titolo nella riforma con due articoli. I 36mila plessi scolastici verranno resi più sicuri attraverso i 4 miliardi di finanziamenti racimolati qualche mese dopo il suo insediamento. Per evitare le gli incidenti continuino a mandare in ospedale insegnanti e alunni, è previsto un piano di "Indagini diagnostiche sugli edifici scolastici". E siccome tre quarti delle scuole ha già oltre 30 anni di vita, il governo ha previsto la costruzione di "scuole innovative", almeno una per regione.

Deleghe. La riforma prevede anche 8 deleghe che completeranno il puzzle pensato dalla coppia Renzi-Giannini. Tra i primi decreti c'è quello della redazione di un nuovo Testo unico in materia di istruzione. L'ultimo risale al 1994. Tra le Il governo, attraverso una delega, vuole rimettere mano al sistema della formazione iniziale: quale percorso universitario occorre intraprendere per diventare docenti. E una riforma del sostegno per i soggetti con disabilità. Le altre 5 deleghe prevedono: la revisione dei percorsi dell'istruzione professionale; l'istituzione del percorso zero-sei anni per l'istruzione dell'infanzia, "costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia, al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione"; una norma generale sul diritto allo studio; un decreto per la "promozione e diffusione della cultura umanistica e la valorizzazione del patrimonio e della produzione culturale, musicale, teatrale, coreutica, cinematografica e il sostegno della creatività connessa alla sfera estetica"; il riordino degli istituti statali all'estero e "l'adeguamento al nuovo contesto della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato".

 
 
 

Il Vaticano riconosce la Palestina. Israele deluso.

Post n°5376 pubblicato il 23 Maggio 2015 da lo_snorki
 

Il Vaticano riconosce la Palestina. Israele deluso.

Il Vaticano ha riconosciuto ufficialmente lo stato palestinese, nominandolo per la prima volta in un trattato bilaterale. Il Vaticano aveva già aderito alla decisione presa nel 2012 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui si promuoveva la Palestina da “entità non statuale” a “stato osservatore non membro”. Il trattato di oggi è comunque il primo documento legale in cui il Vaticano parla di “Stato di Palestina” anziché di “Organizzazione per la Liberazione della Palestina” (Olp): si tratta di fatto di un riconoscimento ufficiale. L’annuncio è stato diffuso al termine della riunione plenaria della Commissione bilaterale tra Santa Sede e Palestina. “La Commissione ha concluso il suo lavoro – ha spiegato il portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi -, c’è un testo che sarà presentato alle autorità e sarà stabilita la data della firma”.

La riunione, svoltasi in un “clima cordiale e costruttivo” – come si legge in un comunicato ufficiale – ha riconosciuto il lavoro svolto in precedenza a livello informale dal gruppo tecnico congiunto, dopo l’ultimo incontro tenutosi a Ramallah il 6 febbraio 2014. In particolare, si precisa nella nota, la Commissione ha “preso atto con grande soddisfazione dei progressi compiuti nella stesura del testo dell’accordo, che si occupa di aspetti essenziali della vita e dell’attività della Chiesa cattolica in Palestina“. I punti principali riguardano “libertà di azione della Chiesa, giurisdizione, statuto personale, luoghi di culto, la sua attività sociale e caritativa, i mezzi di comunicazione sociale e le questioni fiscali e di proprietà”.

Ma il testo dell’accordo, ha sottolineato monsignor Camilleri, esprime in particolare “l’auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nonché delle risoluzioni della comunità internazionale, rinviando a un’intesa tra le parti”. Sarebbe “positivo – conclude il capo della delegazione vaticana – che l’accordo raggiunto potesse in qualche modo aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno Stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con Israele e i suoi vicini, nello stesso tempo incoraggiando in qualche modo la comunità internazionale, in particolare le parti più direttamente interessate, a intraprendere un’azione più incisiva per contribuire al raggiungimento di una pace duratura e all’auspicata soluzione dei due Stati”.

“Sì, è un riconoscimento che lo Stato esiste“, ha risposto ai giornalisti padre Lombardi, generando la reazione di Israele, che si definisce “deluso” attraverso le parole del portavoce del ministero degli esteri: “Questa decisione non contribuisce a riportare i palestinesi al tavolo delle trattative”. Ma l’Autorità nazionale palestinese ha voluto precisare, tramite Majdi Khaldi, consigliere diplomatico: “Non si tratta di un riconoscimento. Il riconoscimento palestinese come entità diplomatica, da parte del Vaticano, è già avvenuto anni fa e si è consolidato con l’ammissione della Palestina come stato non membro all’Onu“.

Di per sé, l’accordo Vaticano-Palestina non presenta tratti particolarmente innovativi: esso ha lo scopo, così come i precedenti, di favorire la vita e l’attività della Chiesa cattolica in Cisgiordania (a Gaza è praticamente assente, rappresentando i cristiani di tutte le confessioni meno dell’1% della popolazione) e di promuovere la tolleranza religiosa, ed in particolare di difendere la libertà di fede e di praticare la propria religione della piccola comunità araba cattolica, in un momento particolarmente difficile nei rapporti tra cristiani e musulmani in Medio Oriente. Parti più prosaiche dell’accordo riguardano anche il regime fiscale e la tutela dei luoghi di culto in Palestina, ovvero un aggiornamento dell’Accordo sulla personalità giuridica delle istituzioni cattoliche siglato nel 1997 e un avanzamento dell’accordo economico in corso di negoziazione da oltre 16 anni e ancora non finalizzato. Il Segretario di Stato vaticano, Monsignor Camilleri, smentisce anche il fatto che l’accordo possa costituire un precedente utile per negoziati con altri Stati arabi e musulmani della regione, con l’obiettivo di tutelare le minoranze cristiane ivi residenti: non vi sono, infatti, negoziati attualmente in corso con altri governi musulmani e quello con la Palestina rappresenterebbe un caso particolare, in ragione del ruolo eccezionale “della Chiesa nella terra dove è nato il cristianesimo”.

Naturale, dunque, che l’attuale governo israeliano percepisca la mossa vaticana come un attentato alla propria sovranità e un gesto non motivato dalla ricerca di pace, ma dall’attribuzione della responsabilità dell’attuale stallo nei negoziati ad Israele. E questo sullo sfondo di un clima già teso – in cui molti in Israele e Palestina pensano che gli Accordi di Oslo siano ormai “lettera morta” e l’attuale governo israeliano appena uscito dalle urne non inserisce la questione dei “due Stati” nemmeno più nell’agenda politica- e di una storia vaticana controversa nei confronti dello Stato sionista.
Il Vaticano, infatti, ha riconosciuto lo Stato d’Israele soltanto nel 1993 e in questo mancato riconoscimento dello Stato sionista Israele ha letto una tradizione di antisemitismo manifesta e il desiderio vaticano di minimizzare la creazione di uno Stato sovrano ebraico per la prima volta dopo duemila anni. In questo scenario globalmente contraddistinto dall’inerzia e dal trascinarsi sterile di scelte diplomatiche che scarso o nullo impatto hanno sulla vita quotidiana delle persone, il riconoscimento vaticano, più che coraggioso, appare quasi tardivo gli occhi delle comunità cattoliche di Palestina e Israele – in tutto 210.0000 fedeli-, che si rendono perfettamente conto di non esserne le principali beneficiarie.

 
 
 

Renzi tappa il "buco pensioni"

Post n°5375 pubblicato il 21 Maggio 2015 da lo_snorki
 

Renzi tappa il "buco pensioni"

2011. Era il governo Monti e tutti i partiti che lo sostenevanonon fiatavano e la votavano tutto quello che proponeva il governo; che a sua volta faceva tutto quello che diceva l'Unione Europea. Le casse dello Stato erano messe male, la crisi era nera e per non precipitare l'allora premier Mario Monti e l'allora Ministro Elsa Fornero attuarono un piano per bloccfare le rivalutazioni delle pensioni più alte (di importo superiore a tre volte il minimo Inps) per gli anni 2012 e 2013. Poi la Corte Costituzionale accoglie un ricorso e dice allo Stato che quel provvedimento è incostituzionale. “La censura relativa al comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico – dice ancora la sentenza – induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”. Risultano, dunque, “intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36 Costituzione) e l’adeguatezza (art. 38). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà” (art. 2) e “al contempo attuazione del principio di eguaglianza”, (art. 3).

Ora il governo ha approvato un decreto che prevede il versamento a 3,7 milioni di persone di una cifra fino a 750 euro e decrescente all'aumentare dell'assegno. Chi già riceve assegni superiori a 3.200 euro lordi non avrà nulla. Dal 2016, poi, saranno erogate le rivalutazioni dovute. Padoan: "Una restituzione totale avrebbe portato il deficit al 3,6% del Pil, comportando l'apertura di una procedura europea contro l'Italia".

Ma c'è chi si lamenta perchè il governo non restituisce tutto e subito. E guarda un pò sono proprio quelli che la norma Fornero l'hanno approvata senza fiatare. Anche il premier Renzi si sfoga: “Quando questa norma è stata votata io tappavo le buche della città di Firenze. E’ il colmo che chi l’ha votata ora venga a dirci di restituire tutto”. Durante il quale è stato varato il decreto con cui il governo mette una toppa al buco delle pensioni aperto dalla sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la norma Fornero. “Il nostro governo avrebbe potuto discutere mesi”, è stata la premessa del premier. “Quello che diamo ai nostri concittadini pensionati, lo togliamo a qualcun altro. Se dovessimo azzerare del tutto la norma bocciata dalla Consulta dovremmo restituire 18 miliardi di euro che andremmo a togliere a qualcos’altro: asili, infrastrutture“. Quindi l’annuncio, che ha confermato quanto anticipato domenica in diretta tv: “Il primo agosto 3,7 milioni di persone riceveranno un bonus, chiamiamolo bonus Poletti“. Misura da cui sono esclusi i 650mila pensionati con assegni sopra i 3.200 euro lordi al mese.

Padoan ha ribadito che rimborsare tutti i 6 milioni di danneggiati dalla norma Fornero il deficit 2015 sarebbe salito al “3,6%” del pil, il che “avrebbe significato per l’Italia una procedura per deficit eccessivo Ue, la rimozione della clausola per le riforme e il mancato rispetto della regola del debito. E questo avrebbe comportato un ulteriore aggiustamento della finanza pubblica e invertito la tendenza economica nel Paese”. “Credo che nel dibattito non siano state colte le conseguenze complete di un’adozione delle misure implicite della sentenza”, ha sostenuto il titolare del Tesoro. Secondo il quale comunque “nessuno perde niente. Il problema è chi ci guadagna e quanto”. Quanto agli eventuali ricorsi degli esclusi dal bonus Poletti, “se ci saranno vedremo ma i ricorsi dovranno tenere conto che con questo decreto le cose sono cambiate”.

E poi alla fine non si sta togliendo soldi ai pensionati comuni; ma a gente che ha una pensione ben ricca. I partitiche non gradiscono il pronto agire del governo lo fanno solo per propaganda elettorale guardando alle vicinissime regionali.

 
 
 
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BERLUSCONI SU TELEVISIONI E SCUOLE SUPERIORI

Guardate un pò cosa riesce a dire il Berlusconi davanti a un D'Alema e un Rutelli increduli. Per Berlusconi infatti scuole superiori e televisioni (ma non solo) sono in mano alla sinistra ...

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DEBORA SERRACCHIANI, IL VOLTO NUOVO DEL PD

Debora Serracchiani: trentotto anni, avvocato. E' la giovane che all'assemblea dei circoli del Pd ha scosso con un discorso infuocato i tremila delegati del cosiddetto 'territorio'. 

“Chiedo al mio segretario di dirci convintamente che il cambiamento che abbiamo avvertito da quando ha dato le dimissioni Veltroni non è la paura perché abbiamo toccato il fondo, ma è una strategia, che abbiamo la linea di sintesi”. Altri applausi. “Fino ad ora mai una linea netta, mai una linea unica”, incalza. E le mani dei delegati battono più intensamente.

“E' un errore assoluto quello di aver indicato come capogruppo della commissione Sanità chi non rappresenta l'opinione prevalente del partito”. Franceschini sorride. Non sembra affatto preoccupato. Lei prosegue: “Ne ho per tutti”. “E' intollerabile che dopo aver dato mandato all'allora vice segreterio di chiudere l’accordo sulla legge per le Europee, escano il giorno dopo critiche sul giornale”.

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2138 11.02.07 IO DI.CO. DI SI!

Dico Pacs. Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi. Il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto legislativo sulle coppie di fatto: non più pacs ma dico. Appena sentita la notizia ho pensato: finalmente il governo di centrocentrocentrocentrosinistra ha fatto qualcosa per i diritti civili. Poi mi sono soffermato sulla prima dichiarazione di RutelliRuini: "e' stata una scelta alta di riconciliazione". E mi sono preoccupato.

Di quale alta riconciliazione si tratta?. Via la dichiarazione congiunta. Una dichiarazione disgiunta che neppure il 730...Il convivente ha l'onere di dare comunicazione all'ignaro convivente numero due con raccomandata con ricevuta di ritorno. Il postino vestito in livrea?.

Alta riconciliazione. Successione: 9 anni. Quanto dura un matrimonio moderno?

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