Creato da Sole.ad.Oriente il 28/07/2008

Sole ad Oriente

Consapevolezza non è semplice conoscenza: essa corrisponde al grado in cui la conoscenza diventa totalmente e istintivamente applicata alla vita, poiché entra a far parte del bagaglio interiore della persona; a quel punto essa non ha più necessità di attraversare esperienze per imparare, né patirne le conseguenti sofferenze...

 

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MAHATMA GANDHI


"Parla solo se quello che dici è vero, utile, amorevole."
 
Citazioni nei Blog Amici: 69
 

JIDDU KRISHNAMURTI


"Sai cosa significa imparare?
Quando impari veramente, impari dalla vita; non c’è un insegnante particolare da cui imparare. Tutto ti è di insegnamento: una foglia morta, un uccello in volo, un profumo, una lacrima, il ricco e il povero, coloro che piangono, il sorriso di una donna, l’alterigia di un uomo. Impari da ogni cosa, quindi non hai bisogno di guide spirituali, di filosofi, di guru. La vita stessa ti è maestra, e tu sei in uno stato di costante apprendimento
."
 
 
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L'esortazione quotidiana di Yoganandaji (06.04.2012)

Post n°1439 pubblicato il 06 Aprile 2012 da 22k
 

"Una forte determinazione di essere felici vi aiuterà. Non aspettate le circostanze per cambiare, credendo erroneamente che in esse stanno le difficoltà. Non fate dell'infelicità un'abitudine cronica, con la quale affliggete voi stessi e i vostri associati. E' una benedizione per voi stessi e per gli altri se siete felici. Se possedete la felicità voi possedete ogni cosa; essere felici significa essere in sintonia con Dio. Quella forza di essere felici ci viene attraverso la meditazione.

(Paramahansa Yogananda)

 
 
 

La paura

Post n°1438 pubblicato il 06 Aprile 2012 da 22k
 

LA PAURA

Che cos'è la paura? La paura può esistere solo in relazione a qualcosa, non
isolatamente. Come posso aver paura della morte, come posso aver paura di qualcosa che non conosco? Solo ciò che mi è noto può farmi paura. Quando dico che ho paura della morte, ho davvero paura dell'ignoto, che è la morte, o invece ho paura di perdere ciò che ho conosciuto? La mia paura non ha per oggetto la morte, ma l'idea di perdere i miei legami con le cose che mi appartengono. La paura è sempre in relazione con ciò che è noto, non con l'ignoto.

La mia indagine verterà ora sulle possibilità di essere liberi dalla paura
di ciò che conosciamo, la paura di perdere la propria famiglia, la reputazione, il carattere, il conto in banca, i desideri e così via. Potreste obiettare che la paura nasce dalla coscienza; ma la coscienza è plasmata dai condizionamenti, e dunque è ancora frutto di ciò che è conosciuto. Ma cos'è che conosco?

La conoscenza consiste nell'avere idee, opinioni sulle cose,
avere un senso di continuità in rapporto a ciò che è conosciuto, e nient'altro. Le idee sono ricordi, il risultato dell'esperienza, che è la
risposta a uno stimolo. Ho paura di ciò che conosco, il che significa che ho paura di perdere certe persone, cose o idee, ho paura di scoprire ciò che sono, paura di essere confuso, paura del dolore che potrebbe sopravvenire qualora perdessi o non vincessi o non provassi più piacere.

Si ha paura del dolore. Il dolore fisico è una reazione nervosa, mentre la
sofferenza psicologica insorge quando mi aggrappo alle cose che mi danno soddisfazione, perché allora ho paura di chiunque o di qualunque cosa possa portarmele via. Fin tanto che non vengono turbate, le accumulazioni psicologiche impediscono la sofferenza interiore; io sono un fascio di accumulazioni, di esperienze, che impediscono qualunque forma grave di turbamento - e non voglio essere turbato. Perciò ho paura di chiunque le turbi.

Dunque la mia paura è paura di ciò che conosco; ho paura delle
accumulazioni, fisiche o psicologiche, che ho acquisito al fine di evitare il dolore o prevenire la sofferenza. Ma la sofferenza è insita nel processo stesso di accumulazione volto a evitare il dolore. Anche la conoscenza aiuta
a prevenire il dolore.

Come le conoscenze mediche aiutano a prevenire il
dolore fisico, così le credenze aiutano a impedire la sofferenza psicologica. Ecco perché ho paura di dover rinunciare alle mie credenze, sebbene non abbia né una perfetta conoscenza, né una prova concreta della loro realtà. Posso forse respingere alcune delle credenze tradizionali che mi sono state inculcate perché la mia esperienza personale mi dà forza, fiducia, comprensione; ma le credenze e le conoscenze che ho acquisito sono fondamentalmente la stessa cosa: un mezzo per evitare il dolore.

La paura esiste fin tanto che c'è accumulazione di cose conosciute, il che
dà origine alla paura di perderle. Dunque, la paura dell'ignoto è in realtà paura di perdere le cose note accumulate. Nel momento stesso in cui dico, "Non devo perdere ciò che ho", ecco insorgere la paura. Benché io accumuli al fine di evitare il dolore, quest'ultimo è inerente al processo di accumulazione. Le
cose stesse che posseggo originano paura, che è dolore.

La difesa contiene in nuce l'offesa. Voglio la sicurezza fisica; dunque creo
uno Stato sovrano, che necessita di forze armate, il che significa guerra, la quale distrugge la sicurezza. Dovunque ci sia desiderio di autoprotezione, è presente la paura. Quando percepisco la fallacia delle richieste di
sicurezza, smetto di accumulare. Se affermate di percepire tutto ciò, ma di non poter fare a meno di accumulare, è perché non vi rendete` davvero conto che nell'accumulazione è intrinsecamente presente il dolore.

La paura esiste nel processo di accumulazione e la credenza in qualcosa è
parte di tale processo. Mio figlio muore, e io credo nella reincarnazione che mi impedisce, psicologicamente, di soffrire di più; ma nel processo stesso del credere è insito il dubbio. Esternamente accumulo beni e così scateno la guerra; internamente accumulo credenze, e porto sofferenza. Fin quando avrò questo bisogno di sicurezza, questo desiderio di avere conti in banca, di assicurarmi il piacere e così via, questa volontà di diventare qualcosa, fisiologicamente o psicologicamente, ci sarà inevitabilmente dolore. Le medesime cose che faccio per evitare il dolore mi portano paura, sofferenza.

La paura insorge quando desidero essere parte di un determinato schema.
 
Vivere senza paura significa vivere senza uno schema determinato. Quando aspiro a un particolare stile di vita, questo è già in sé fonte di paura. La mia difficoltà consiste nel desiderio di vivere in un certo contesto. Non posso spezzare tale contesto?

Posso farlo solo quando intuisco la verità: che il
contesto genera paura e che la paura rafforza il contesto. Se dico che devo spezzare il contesto perché voglio essere libero dalla paura, allora mi
limito a seguire un altro schema che genererà ulteriore paura. Qualunque azione io intraprenda che sia motivata dal desiderio di spezzare il contesto, creerà soltanto un altro schema, e perciò ancora paura. Come fare a spezzare il contesto senza generare paura, ossia senza alcuna azione conscia o inconscia da parte mia che abbia questo come obiettivo? Ciò significa che non devo agire, non devo fare alcuna mossa per spezzare il contesto. Cosa mi accade se mi limito a osservare il contesto senza fare niente per cambiarlo?

Capisco che la mente stessa è il contesto; essa vive secondo lo schema di abitudini
che si è costruita. Dunque, la mente stessa è paura. Qualunque cosa la mente faccia va nella direzione del rafforzamento di un vecchio schema o nella promozione di uno nuovo. Ciò significa che qualunque cosa la mente faccia per sbarazzarsi della paura genera paura.

La paura trova varie scappatoie. Il tipo più comune è l'identificazione, non
è così? Identificazione con la nazione, con la società, con un'idea. Avete mai fatto caso alle vostre reazioni alla vista di una processione religiosa o di una parata militare, o quando il paese corre il rischio di essere invaso?
Allora vi identificate con il paese, o con un essere, oppure con un'ideologia.

Ci sono altre occasioni in cui vi identificate con vostro figlio, con vostra
moglie, con una particolare forma di azione o di inazione. L'identificazione è un processo di oblio di sé. Fin quando sono cosciente dell'"io", so che c'è dolore, c'è lotta, c'è costantemente paura. Ma se posso identificarmi con qualcosa di più grande, con qualcosa che ne valga la pena, con la bellezza, con la vita, con la verità, con la fede, con la conoscenza, almeno temporaneamente, ecco una possibilità di fuga dall'"io", non è così? Se parlo del "mio paese", temporaneamente dimentico me stesso, non è così? Se posso affermare qualcosa a proposito di Dio, dimentico me stesso. Se posso identificarmi con la mia famiglia, con un gruppo, con un certo partito, con una determinata ideologia, ecco altrettante scappatoie temporanee.

L'identificazione è dunque una forma di fuga dal sé, anche se mascherata da
virtù è pur sempre una fuga dal sé. Colui che persegue la virtù fugge dal sé e ha una mente ristretta, non virtuosa, poiché la virtù è qualcosa che non si può perseguire. Quanto più ci si sforza di diventare virtuosi, tanta più forza si dà al sé, all'"io". La paura, che in forme diverse è comune a tutti noi, deve sempre trovare un sostituto e, di conseguenza, deve fomentare la nostra lotta. Quanto più ci identifichiamo con un sostituto, tanto maggiore è la forza con la quale ci aggrappiamo a ciò per cui siamo pronti a combattere e a morire, perché dietro di esso si nasconde la paura.

Ma sappiamo cos'è la paura? Non è forse la non accettazione di ciò che è?
Dobbiamo capire il termine "accettazione": non lo utilizzo per indicare lo sforzo fatto per accettare. Quando percepisco
ciò che è, la questione dell'accettare non si pone affatto. Quando non vedo con chiarezza ciò che è, allora introduco il processo di accettazione. Di conseguenza, la paura è la non accettazione di ciò che è. Come posso io, che sono un fascio di reazioni, risposte, ricordi, speranze, depressioni,
frustrazioni, io, che sono il risultato del movimento della coscienza bloccata, andare oltre?

Può la mente, senza questi blocchi, questi ostacoli,
essere cosciente? Sappiamo quant'è straordinaria la gioia che si prova quando non c'è alcun ostacolo. E' noto a tutti che quando il corpo è in perfetta salute, c'è una certa gioia, un certo benessere; e sappiamo anche che quando la mente è completamente libera, senza alcun blocco, quando il centro di riconoscimento costituito dall'"io" non è presente, si ha esperienza di una certa gioia. Non avete forse sperimentato questo stato di assenza del sé? Certamente questa è un'esperienza comune a tutti.

C'è comprensione e libertà dal sé solo quando riesco a considerarlo
integralmente come un tutto; e posso riuscirci solo comprendendo il processo globale di tutte le attività nate dal desiderio, che è l'espressione stessa del pensiero - poiché il desiderio non diverso dal pensiero - , senza giustificarle, senza condannarle, senza reprimerle; se riesco a comprendere questo,allora saprò se c'è la possibilità di superare le limitazioni del sé.

 

Tratto da:

Jiddu Krishnamurti.
LA RICERCA DELLA FELICITA'.


 
 
 

Il potere della speranza

Post n°1437 pubblicato il 06 Aprile 2012 da 22k
 

"E' sempre la bella risposta quella che chiama una domanda ancora più  bella" (EE CUMMINGS)

Vi siete mai chiesti cos'è che vi fa andare avanti giorno dopo giorno? Cosa
c'è dietro la vostra capacità di lottare per superare i periodi di sconforto e di abbattimento? Cos'è che vi fa credere che prima o poi i momenti neri passeranno?

E' una parola di tre sillabe che racchiude un enorme potere. Il potere di
trasformare gli insuccessi in vittorie. Il potere di rialzarsi dopo una brutta caduta. E' la parola SPERANZA.

La speranza porta con sé in qualche modo la capacità di veder chiaro. Quando
si presenta un problema, con quale stato d'animo lo affrontiamo: speranza o sconforto?

Se speriamo che ci sia una soluzione, se crediamo che da qualche parte ci
sia una soluzione, probabilmente la troveremo. Se invece partiamo già con animo scoraggiato, molto probabilmente otterremo risultati scoraggianti.
Siamo convinti di essere di fronte ad un insormontabile problema; ma cos'è un problema? Semplicemente un complesso di circostanze per cui sembra non ci sia soluzione. Ma in realtà una soluzione c'è sempre. Tutto quello che dobbiamo fare è trovarla.

A quel punto il problema non esiste più.


La prima cosa da fare è cominciare a sperare. Liberiamoci da qualsiasi forma
di scoraggiamento perché ci paralizza. Convinciamoci che la soluzione c'è e che siamo abbastanza svegli da trovarla.

Non si deve mai dare nulla per perso in quanto "impossibile" o "fallito".

Abbiamo la capacità di trovare una via d'uscita per qualsiasi problema. Chi è incline alla speranza proietta speranza e fiducia nella situazione più cupa, rischiarandola.

Finchè allontaniamo dalla mente il pensiero della sconfitta, possiamo essere
certi che la vittoria ci sorriderà.

C'è differenza tra speranza e desiderio? Si. La speranza ha qualcosa in
comune con l'attesa. Quando si spera con forza, qualcosa in noi si aspetta che la speranza si realizzi. E' questo l'elemento che, associato alla determinazione, può influenzare gli eventi in modo considerevole.

L'individuo tende a dare ciò che ritiene ci si aspetti da lui. E anche la
psiche, anche l'inconscio tende a dare ciò che ritiene ci si attenda da lui.
Quando la speranza è sufficientemente intensa, il nostro atteggiamento di fiduciosa aspettativa lavora per noi.

Le persone fortemente inclini alla speranza si riconoscono dalla direzione
in cui guardano, psicologicamente parlando. Chi spera guarda avanti. Chi rimpiange guarda indietro. L'espressione tipica di chi rimpiange è: "Se solo..." Le persone infelici la ripetono continuamente, riflettendo sui
propri insuccessi, sui rapporti infranti, sulla profonda infelicità. "Se solo" avessero preso decisioni più sagge, "se solo" si fossero comportati diversamente. Se solo..Se solo.. Queste persone sono immerse nella palude del rimpianto. Non saranno mai felici finchè il loro sguardo non cambierà
direzione. L'espressione che dovrebbero ripetersi di continuo non è "se solo", ma "la prossima volta". "La prossima volta eviterò tutti questi sbagli ed errori e riuscirò, anzichè fallire.

C'è una fede meravigliosa grazie alla quale l'uomo trionfa sul pericolo,
sullo scoraggiamento, sulla disperazione, su tutto: la fede di non soccombere.
Perciò, nella nostra filosofia di vita, diamo alla speranza un posto importante. Basiamo su di essa la nostra esistenza.

SPERIAMO che i momenti difficili passino. SPERIAMO che le tempeste si
plachino. SPERIAMO che il dolore non duri. SPERIAMO che la debolezza sia vinta.
Tutti i temporali passano!
Certo che passano. Credere questo, convincersi di questo, significa iniziare a capire, iniziare a sperare.

(di Sonia Angioi)

 
 
 

Condividere la felicità

Post n°1436 pubblicato il 29 Marzo 2012 da 22k
 

"La felicità stessa è un scusa sufficiente.
Le cose belle sono buone e giuste; così le belle azioni sono quelle che piacciono agli dèi.
Le persone sagge hanno una sensibilità interiore per ciò che è bello, e la saggezza più alta è dar credito a questa intuizione e lasciarsene guidare. La risposta all'estremo interrogativo di ciò che sia giusto sta nel cuore di ogni uomo. Confida in te stesso."

- Aristotele -

 
 
 

L' energia interiore

Post n°1435 pubblicato il 29 Marzo 2012 da 22k
 

"Quanto più ti affidi all'energia interiore, tanto più libero potrai essere nella vita"

Che cosa pensiamo della vita? Per anni trovare una risposta a tali interrogativi ha implicato scavare in noi stessi. Ma che cosa significa esattamente ciò? Ognuno di noi possiede un'Energia Interiore che gli consente di mantenersi in buona salute, instaurare rapporti interpersonali soddisfacenti, fare una carriera brillante e godere, nella vita, di ogni prosperità. Per raggiungere tali obiettivi, è innanzitutto necessario credere che sia possibile farlo e, in seguito, eliminare quei fattori che, nella vita, ci impongono situazioni indesiderate.

A tale scopo scaviamo in noi stessi ricercando l'aiuto dell'Energia Interiore, capace di indicarci che cosa sia meglio per noi. Se siamo disposti a cambiare la nostra vita affidandola a tale Energia, che ci ama e ci sostiene, possiamo vivere circondati da amore e benessere. La nostra mente è sempre correlata, mediante l'lo Superiore o Energia Interiore, alla Mente Infinita, all'Energia Universale che ci ha creato, da cui trae conoscenza e saggezza. L'Energia Universale ama tutte le Sue creature, è un'Entità benefica che dirige la nostra vita: non conosce odio, menzogna né punizione, è amore, libertà, comprensione, pietà. E' dunque importante affidare la nostra vita all'Io Superiore poiché, in tal modo, possiamo ricevere ogni bene.

Ovviamente, possiamo decidere di usare l'Energia in qualsiasi modo: decidendo di vivere nel passato e di riassestare quanto di negativo è avvenuto nella nostra esistenza, rimaniamo semplicemente al punto di prima. Se, viceversa, intendiamo non esserne vittime e andare avanti creandoci una nuova vita, veniamo sostenuti dall'Energia che ci procura nuove e più felici esperienze. Personalmente, non credo nell'esistenza di due energie, ritengo esista un solo Spirito Infinito. E' troppo semplicistico dire: "E' il diavolo" oppure "sono loro"; siamo noi, ed abbiamo di fronte solamente due alternative: utilizzare l'energia con saggezza o con sconsideratezza. Esiste il diavolo nel nostro cuore? Condanniamo gli altri perché sono differenti da noi? Che cosa scegliamo?

Responsabilità e colpa

Con i pensieri e i sentimenti contribuiamo a determinare tutte le situazioni, buone o cattive, che caratterizzano la nostra esistenza; i pensieri generano le sensazioni in base a cui impostiamo la vita. Ciò non significa darci la colpa per gli sbagli compiuti: vi è infatti una differenza notevole fra essere responsabile e incolpare se stessi o gli altri. Essere responsabile significa possedere l'energia, incolpare o incolparsi implica gettarla via. La responsabilità ci consente di operare dei cambiamenti nella vita; se, viceversa, ci assumiamo il ruolo di vittime, sprechiamo l'energia. Accettando la responsabilità, non perdiamo tempo a incolpare qualcuno o Qualcos'altro; alcuni si sentono in colpa per aver causato malattia, povertà o problemi agli altri interpretando, in tal modo, la responsabilità come colpa. (I mass media hanno definito il fenomeno la Colpa della Nuova Era.) Queste persone provano una sensazione di colpa perché ritengono di avere, in certo qual modo, fallito; esse prendono tutto come colpa trovando così un "alibi" ulteriore per criticarsi.

Questo atteggiamento è ben diverso da quello che intendo. Se consideriamo problemi e malattie come un'opportunità per cambiare la nostra vita, possediamo l'energia. Numerose persone affette da patologie gravi hanno affermato, una volta guarite, che queste sono state l'esperienza più bella in quanto hanno consentito loro di cambiare ottica di vita. Altre, invece, insistono nel ripetere: "Sono disgraziato! Povero me! Dottore, mi aiuti!" Credo che, anche guarendo o dovendo affrontare problemi minori, tali persone non abbiano una vita facile. La responsabilità è la capacità di rispondere ad una situazione. Abbiamo sempre la possibilità di scelta: ciò non significa negare quello che siamo disprezzando quanto abbiamo nella vita, bensì riconoscere che siamo giunti dove siamo; in base a nostre scelte. Assumendoci la responsabilità, possiamo cambiare.

Quando chiediamo: "Che cosa posso fare per modificare questa situazione?", dobbiamo pensare che possediamo sempre l'energia necessaria per attuare cambiamenti. Dipende solo da noi come utilizzarla. Tutte le esperienze da noi vissute fino ad ora sono state determinate dai pensieri elaborati in passato: non guardiamo alla nostra vita con vergogna, ma consideriamo il passato come parte ricca e importante della nostra esistenza. Senza di esso, infatti, non saremmo qui oggi. Non c'è ragione di martoriarci perché non abbiamo fatto di meglio: abbiamo comunque fatto tutto quello che potevamo. Consideriamo il passato nella luce dell'amore e siamogli grati per questa nuova consapevolezza. Il passato esiste solo nella nostra mente e nel modo in cui decidiamo di considerarlo. Questo è il momento in cui stiamo vivendo; questo è il momento in cui stiamo percependo sensazioni, questo è il momento in cui stiamo facendo esperienze. Ciò che facciamo oggi costituisce la base del domani; pertanto, questo è il momento di prendere una decisione.

Non possiamo fare nulla domani né cambiare quanto avvenuto ieri, ma possiamo agire oggi. E' dunque determinante quello che decidiamo di pensare e di dire in questo momento. Quando iniziamo ad assumerci la responsabilità dei nostri pensieri e delle nostre parole, abbiamo uno strumento valido nelle nostre mani. Potrà sembrare banale, ma è così: l'energia scaturisce sempre dal presente. E' importante comprendere che la nostra mente non ci controlla e che, viceversa, siamo noi e, più esattamente, il nostro lo Superiore a controllarla. E' possibile arrestare i vecchi pensieri: quando questi cercano di farsi strada, suggerendo che "è così difficile cambiare!", è bene prendere il controllo della situazione convincendosi che "da ora in poi sarà facile operare dei cambiamenti". Può essere necessario ripetere più volte questo dialogo con la propria mente prima che riconosca che noi la controlliamo e che siamo convinti di quello che abbiamo detto.

Spesso mi dicono: "Non riesco a non pensare a questa cosa", ed io rispondo: "Invece, puoi riuscirci". Quante volte abbiamo cercato di rimuovere un pensiero positivo? E' sufficiente adottare lo stesso sistema per quelli negativi impedendo alla mente di elaborarli; questo non significa che, in fase di cambiamento, bisogna combattere i propri pensieri. Se un pensiero negativo si fa strada, basta dire: "Grazie per la compagnia!". In questo modo non neghiamo ciò che esiste né rischiamo di usare malamente la nostra energia. E' importante ripetere a noi stessi che non cederemo più alla negatività; anche in questo caso, non si tratta di combattere i propri pensieri, ma di riconoscerli come tali e di superarli. Non anneghiamo nel mare della negatività se possiamo farci trasportare dall'oceano della vita! La vita, di cui tutti noi siamo una magnifica espressione, attende che

ci apriamo ad essa dimostrandoci degni dei suoi beni. La saggezza e l'intelligenza dell'Universo sono a nostra disposizione, la Vita è pronta ad aiutarci. Quando abbiamo paura, è utile pensare al nostro respiro, l'elemento più prezioso donatoci dalla vita: lo accettiamo senza nemmeno riflettere sul suo valore, e poi dubitiamo che la vita possa farci mancare tutto il resto di cui abbiamo bisogno. A questo punto è bene conoscere l'energia e quello che siamo capaci di fare. Esploriamo noi stessi per capire chi siamo.

Ogni volta che diciamo: "Non so" chiudiamo la porta in faccia alla nostra saggezza. Se riceviamo messaggi negativi, significa che stiamo operando a livello del nostro ego e della nostra mente, talora a quello dell'immaginazione, anche se, normalmente, sono proprio immaginazione e sogni a trasmetterci messaggi positivi. Aiutiamoci effettuando le scelte giuste per noi; in caso di dubbio, chiediamoci: "E' una decisione adeguata per me? E' una decisione giusta per me in questo momento? " Questo sistema andrebbe adottato sempre prima di prendere qualsiasi decisione. Imparando ad amare noi stessi ad avere fiducia nel nostro Io Superiore, diventiamo co-creatori, insieme allo Spirito Infinito, di un mondo di amore. L'amore che abbiamo per noi stessi ci trasforma da vittime in vincitori; non avete mai notato che le persone che stanno bene con se stesse risultano naturalmente attraenti?

Esse hanno infatti una qualità semplicemente meravigliosa: sono contente della loro vita. Pertanto, possono affrontare con successo qualsiasi ostacolo e difficoltà. Molto tempo fa ho imparato che Dio dimora in me; la sua saggezza e la sua comprensione mi guidano dunque in tutte le mie azioni sulla terra. Come le stelle e i pianeti seguono la loro orbita, così anch'io seguo il mio ordine divino. Per quanto non riesca a capire tutto con la mia mente umana limitata, so che, a livello cosmico, sono nel posto giusto, al momento giusto, e che sto facendo la cosa giusta. La mia esperienza attuale mi porterà a superare il passato e a scoprire nuove possibilità per il futuro.

"Molti di noi si rendono conto solo a distanza di tempo che, durante l'infanzia e l'adolescenza, le condizioni di vita familiare hanno influenzato negativamente la concezione della propria personalità e l'atteggiamento nei confronti della vita. La mia infanzia, ad esempio, è stata permeata dalla violenza, inclusa quella sessuale; non ho mai ricevuto né amore né affetto e non ho mai avuto stima nei confronti di me stessa. Dopo aver abbandonato la famiglia all'età di 15 anni, ho continuato a subire diversi tipi di violenza senza rendermi conto che gli schemi mentali ed emozionali acquisiti nei primi anni di vita mi avevano condizionata a subire violenze.

I bambini rispondono spesso all'atmosfera mentale creata dagli adulti che li circondano; io ho imparato precocemente a conoscere la paura e la violenza e, una volta adulta, a riprodurre certe esperienze per me stessa. Sicuramente, non avevo ancora capito che possedevo l'energia per cambiare tutto ciò; ero spietata nei confronti di me stessa, poiché interpretavo la mancanza di amore e di affetto come una conseguenza del mio essere una persona spregevole.

Immaginiamo che i nostri pensieri siano gocce d'acqua: un pensiero, o una goccia d'acqua, non ha molta importanza. Tuttavia, goccia dopo goccia, si forma dapprima una piccola pozzanghera, poi uno stagno, poi un lago e, infine, un oceano. Che tipo di oceano state creando? Inquinato e tossico oppure limpido, chiaro e rinfrescante?

In proposito le opinioni sono differenti: voi avete diritto di pensare ciò che volete, io ho il diritto di credere a ciò che ritengo più giusto per me. Indipendentemente da quello che succede, l'unico elemento a cui attenersi è stabilire che cosa sia giusto per noi; a tal fine è necessario prendere contatto con la nostra guida interiore. E' infatti la saggezza a darci le risposte. Non è tuttavia facile ascoltare noi stessi quando amici e familiari ci dicono che cosa dobbiamo fare; eppure, tutte le risposte sono dentro di noi.

Chi siamo? Che cosa vogliamo imparare? Che cosa vogliamo insegnare? Abbiamo tutti un unico scopo; non siamo semplicemente un insieme di personalità, problemi, paure e malattie: siamo tutti correlati ai nostri simili ed alle altre forme di vita. Siamo spirito, luce, energia, vibrazione ed amore; possediamo tutti l'energia per dare scopo e significato alla nostra vita.

(di Louise L. Hay)

 
 
 
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