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Io non sono martiniano. Sono cattolico. Cosa possiamo fare per l'anima di Carlo Maria Martini.

Post n°1043 pubblicato il 05 Settembre 2012 da lucfar1

Vedendo il mare di sperticati elogi ed esaltazioni sbracate del cardinale Martini sui giornali di ieri, mi è venuto in mente il discorso della Montagna dove Gesù ammonì i suoi così:  “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi” (Luca 6, 24-26). I veri discepoli di Gesù infatti sono segno di contraddizione: “Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo (…) il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 16, 18-20). Poi Gesù indicò ai suoi discepoli questa beatitudine: “Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli” (Luca 6,20-23). Una cosa è certa, Martini è sempre stato portato in trionfo sui mass media di tutto il mondo, da decenni, e incensato specialmente su quelli più anticattolici e più ostili a Gesù Cristo e alla sua Chiesa. Che vorrà dire? Obiettate che non dipendeva dalla sua volontà? Ma i fatti dicono che Martini ha sempre cercato l’applauso del mondo, ha sempre carezzato il Potere (quello della mentalità dominante) per il verso del pelo, quello delle mode ideologiche dei giornali laicisti, ottenendo applausi ed encomi. E’ stato un ospite assiduo e onorato dei salotti mediatici fino ai suoi ultimi giorni. O vi risulta che abbia rifiutato l’esaltazione strumentale dei media che per anni lo hanno acclamato come l’Antipapa, come il contraltare di Giovanni Paolo II e poi di Benedetto XVI? A me non risulta. Eppure avrebbe potuto farlo con parole ferme e chiare come fece don Lorenzo Milani quando la stampa progressista e la sinistra intellettuale e politica diceva: “è dei nostri”. Lui rispondeva  indignato: “Ma che dei vostri! Io sono un prete e basta!”. Quando cercavano di usarlo contro la Chiesa, lui ribatteva a brutto muso: “in che cosa la penso come voi? Ma in che cosa?”, “questa Chiesa è quella che possiede i sacramenti. L’assoluzione dei peccati non me la dà mica L’Espresso. E la comunione e la Messa me la danno loro? Devono rendersi conto che loro non sono nella condizione di poter giudicare e criticare queste cose. Non sono qualificati per dare giudizi”. E ancora: “Io ci ho messo 22 anni per uscire dalla classe sociale che scrive e legge L’Espresso e Il Mondo. Devono snobbarmi, dire che sono ingenuo e demagogo, non onorarmi come uno di loro. Perché di loro non sono”, “l’unica cosa che importa è Dio, l’unico compito dell’uomo è stare ad adorare Dio, tutto il resto è sudiciume”.Queste meravigliose parole di don Milani, avremmo voluto ascoltare dal cardinale, ma non le abbiamo mai sentite. Mai. Invece ne abbiamo sentite altre che hanno sconcertato e confuso noi semplici cattolici. Parole in cui egli faceva il controcanto puntuale all’insegnamento dei Papi e della Chiesa.Tanto che ieri “Repubblica” si è potuta permettere di osannarlo così: “non aveva mai condannato l’eutanasia”, “dal dialogo con l’Islam al sì al preservativo”. Tutto quello che le mode ideologiche imponevano trovava Martini dialogante e possibilista: “non è male che due persone, anche omosessuali, abbiano una stabilità e che lo Stato li favorisca”, aveva detto. E’ del tutto legittimo – per chiunque – professare queste idee. Ma per un cardinale di Santa Romana Chiesa? Non c’è una contraddizione clamorosa? Cosa imporrebbe la lealtà? Quando un cardinale afferma: “sarai felice di essere cattolico, e altrettanto felice che l’altro sia evangelico o musulmano” non proclama l’equivalenza di tutte le religioni? Chi ricorda qualche vibrante pronunciamento di Martini che contraddiceva le idee “politically correct”? O chi ricorda un’ardente denuncia in difesa dei cristiani perseguitati? Io non li ricordo. Preferiva chiacchierare con Scalfari e – sottolinea costui – “non ha mai fatto nulla per convertirmi”. Lo credo. Infatti Scalfari era entusiasta di sentirsi così assecondato nelle sue fisime filosofiche. Nella seconda lettera a Timoteo, san Paolo – ingiungendo al discepolo di predicare la sana dottrina – profetizza: “Verranno giorni, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità, per volgersi alle favole” (Tm 4, 3-4). Nella sua ultima intervista, critica con la Chiesa, Martini si è chiesto dove sono “uomini che ardono”, persone “che hanno fede come il centurione, entusiaste come Giovanni Battista, che osano il nuovo come Paolo, che sono fedeli come Maria di Magdala?”. Evidentemente non ne vede fra i suoi adepti, ma nella Chiesa ce ne sono tantissimi. Peccato che lui li abbia tanto combattuti, in qualche caso perfino portandoli davanti al suo Tribunale ecclesiastico. Sì, questa è la tolleranza dei tolleranti. Martini ha incredibilmente firmato la prefazione a un libro di Vito Mancuso che – scrive “Civiltà cattolica” – arriva “a negare o perlomeno svuotare di significato circa una dozzina di dogmi della Chiesa cattolica”. Ma il cardinale incurante definì questo libro una “penetrazione coraggiosa” e si augurò che venisse “letto e meditato da tante persone” (del resto Mancuso definisce Martini “il mio padre spirituale”). Dunque demolire i dogmi della fede non faceva insorgere Martini. Ma quando due giornalisti – in difesa della Chiesa – hanno criticato certi intellettuali cattoprogressisti, sono stati da Martini convocati davanti alla sua Inquisizione milanese e richiesti di abiura. Che paradosso. L’unico caso, dopo il Concilio, di deferimento di laici cattolici all’Inquisizione per semplici tesi storiografiche porta la firma del cardinale progressista. “Il cardinale del dialogo”, come lo hanno chiamato Corriere e Repubblica. I giornali sono ammirati per le sue massime. Devo confessare che io le trovo terribilmente banali . Per esempio: “emerge il bisogno di lotta e impegno, senza lasciarci prendere dal disfattismo”. Sembra Napolitano. Grazie al cielo nella Chiesa ci sono tanti veri maestri di spiritualità e amore a Cristo. L’altro ritornello dei media è sull’erudizione biblica di Martini. Senz’altro vera. Ma a volte il buon Dio mostra un certo umorismo. E proprio venerdì, il giorno del trapasso di Martini, la liturgia proponeva una Parola di Dio che sembra la demolizione dell’erudizione e della “Cattedra dei non credenti” voluta da Martini, dove pontificavano Cacciari e altri geni simili. Scriveva dunque san Paolo che Cristo lo aveva mandato “ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: ‘Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti’. Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché… è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione… Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1, 17-25). E il Vangelo era quello delle dieci vergini, dove Gesù – ribaltando i criteri mondani – proclama “sagge” quelle che hanno conservato la fede fino alla fine e “stolte” quelle che l’hanno perduta. Spero che il cardinale abbia conservato la fede fino alla fine. Le esaltazioni di Scalfari, Dario Fo, “Il Manifesto”, Cacciari gli sono inutili davanti al Giudice dell’universo (se non saranno aggravanti). Io, come insegna la Chiesa, farò dire delle messe e prenderò l’indulgenza perché il Signore abbia misericordia di lui. E’ la sola pietà di cui tutti noi peccatori abbiamo veramente bisogno. E’ il vero amore. Tutto il resto è vanità.

 


 
 
 

Sesso con crocifisso al Festival del Cinema di venezia

Post n°1042 pubblicato il 05 Settembre 2012 da lucfar1

Nessuno se lo sarebbe aspettato, neppure dallo stesso regista austriaco Ulrich Seidl famoso per le sue trasgressioni, ma con 'Paradise Faith', film in concorso nella 69/a edizione del Festival di Venezia, è arrivato (chissà se avrebbe avuto il coraggio di fare un film blasfemo nei riguardi dell’Islam…) anche il sesso con un crocifisso. E’ quello che appunto pratica l'ultracattolica protagonista Anna Maria con il grosso crocifisso collocato sopra il suo letto. Ma questa non è l'unica scena forte del film. La fede oltranzista della donna fa sì che si autoflagelli, si infligga la pena del cilicio, cammini per casa in ginocchio pregando, scandisca slogan contro il sesso vero nemico del Signore, frequenti una comunità che, tra i suoi slogan, ha quello di "Siamo le truppe d'assalto della Chiesa" e soprattutto pratichi una forma di proselitismo a dir poco originale. Munita di una statuetta di Maria alta circa un metro entra nelle case degli sconosciuti al motto: "la Madonna è venuta ad aiutarvi". E non sempre viene accolta bene. Nel segno di un'ironia intelligente che è sempre presente nel film, Seidl non fa mancare alla storia il ritorno del marito di Anna, Nabil, un uomo di fede islamica paralizzato su sedia a rotelle con cui lei non vuole avere più rapporti. Gran parte di Paradise Faith si svolge nella casa piena di crocifissi, santi e di foto del Papa. Tra le guerre della coppia anche quelle che vedono il marito di Anna staccare con ostinazione ogni simbolo cristiano dalle pareti della casa e la moglie rimettere tutto posto.

 
 
 

Lo stilista Claudio Lugli racconta l’incubo Scientology

Post n°1041 pubblicato il 05 Settembre 2012 da lucfar1

Da leader della chiesa di Scientology in Italia, fin dal 1977, a fuoriuscito scomodo, che non ha paura di raccontare ai giornali la sua esperienza nella setta di Ron Hubbard. Lo stilista Claudio Lugli racconta in un’intervista al quotidiano “Libero” di come lui e la moglie non facciano più parte di Scientology e siano tornati alla normalità. «Mentre sua maestà David Miscavige, attuale leader, vive alla grande, le migliaia di scientologist che ancora appartengono alla sua setta sono all’oscuro di tutto». Uno dei due figli di Lugli è ancora un fedele dell’”azienda” di Miscavige: «I seguaci fanno la fame, impiegati nella Sea Org (l’organizzazione di Scientology), a lavorare 20 ore al giorno, con una paga modestissima di 20 dollari alla settimana, lui è capace di spendere oltre 1000 dollari a settimana solo per le sue cene». Il salmone non è certo quello del supermercato, bensì è fatto arrivare dalla costa dell’Est del Canada, l’agnello deve essere neozelandese e nutrito solo con granoturco, e le bistecche sono chiaramente bio. «Le cose peggiorano dal punto di vista economico quando ha a cena Tom Cruise. Foie gras e tartufo nero sono la routine». Scientology era già stata recentemente denunciata da una donna che sosteneva di essere stata spinta ad abortire perché da mamma non avrebbe potuto lavorare e servire al meglio la Sea Org.  Chi si tira indietro o non si dimostra all’altezza del lavoro da fare è punito: «Gli adepti finiscono nel programma Rpf, riabilitation project force, ovvero un programma di lavori forzati per redimerli. Pulizia di latrine, pittura di muri o staccionate, per otto ore al giorno, più quattro ore di studio, con pene fino ai dieci anni. Per i casi “peggiori” è previsto un periodo di reclusione in un buco, dove non c’è né letto per dormire, né tavolo su cui mangiare, il tutto venendo perennemente sorvegliati dalle guardie, che minacciano di ulteriori maltrattamenti mentali o fisici». Contro il leader, David Miscavige, si scaglia anche un altro fuoriuscito, Mike Rinder, che racconta dei soprusi subiti al St Petersburg Time. «Va fuori di testa per un nonnulla, se in quel momento la domanda che ti fa non ottiene risposta adeguata è capace di scagliarsi fisicamente addosso a te». Altre persone raccontano di essere state picchiate oltre 50 volte, e di essersi comportate così a loro volta per fare bella figura ai suoi occhi. C’è poi anche il caso, ancora da chiarire, di una ragazza morta dopo 17 giorni di isolamento, e Marth Rathbun, braccio destro del leader, ora fuoriuscito, racconta di essere stato incaricato di distruggere prove importanti. Da Miscavige, su tutto questo, il silenzio.

 
 
 

Evitiamo di scandalizzare. Alcune parole di Chiarezza sul cardinale Martini

Post n°1040 pubblicato il 05 Settembre 2012 da lucfar1

Per la morte del cardinale Martini stiamo assistendo ad uno spettacolo che, se da una parte era ampiamente prevedibile, dall’altra appare del tutto avvilente. Ci riferiamo non tanto agli organi laicisti e progressisti che in un certo senso fanno il loro mestiere, quanto a chi ha idee più chiare rispetto a quelle che ha avuto il Cardinale, ma formula panegirici di cui dovrà render conto al Signore. Tacere sugli errori del cardinale Martini vuol dire continuare a confondere e generare scandalo ai più semplici che potrebbero essere indotti a pensare che essere possibilisti su tante questioni (eutanasia, divorzio, omosessualità, contraccezione, ecc…) non costituisca una grave disobbedienza al Magistero della Chiesa. Un conto è dire che bisogna pregare per la sua anima e sperare che il Signore lo accolga; un conto è offrire sacrifici e penitenze per la sua anima; altro è tacere sui suoi tanti errori. Guai se lo si fa.  Nell’intervista che rilasciò nel 2008 ad un giornalista tedesco (intervista pubblicata come libro) il Cardinale si permise di criticare decisamente l’encilcica Humanae vitae e la relativa condanna della contraccezione. Chiediamo ai nostri lettori: si possono tacere queste cose? Se lo si fa, cosa devono pensare i tanti (moltissimi!) cattolici che su questo punto transigono?.. che possono continuare senza problemi. Un vescovo è chiamato a difendere il gregge dai lupi. I lupi sono il diavolo, il mondo e la carne … non il Magistero tradizionale della Chiesa. Il Cammino dei Tre Sentieri invita i suoi amici a rispondere, qualora ricevessero la richiesta di formulare un parere sul cardinale Martini: preghiamo per la sua anima; la sua coscienza la conosce solo il Signore … ma gli errori formalmente commessi nel suo ministero sono stati troppi e gravi.

 
 
 

L MATRIMONIO GAY? ROBA VECCHIA! IL PROSSIMO PASSO E' IL POLIAMORE

Post n°1039 pubblicato il 05 Settembre 2012 da lucfar1

di Rodolfo Casadei

Magistrale la stoccata con cui il Servizio per la famiglia dell'arcidiocesi di Milano ha infilzato il Registro delle unioni civili che il sindaco Pisapia e la sua maggioranza stavano per regalare a Milano: la proposta di delibera, ha spiegato il responsabile Alfonso Colzani, parlava di unioni fra persone e non di coppie, quindi apriva la porta al riconoscimento delle famiglie poligamiche. Arcigay e presidente della Commissione affari istituzionali del Comune hanno balbettato che la critica era sbagliata perché c'è una legge nazionale che proibisce la poligamia. Ma chi avrebbe potuto impedire a un immigrato che ha contratto matrimoni poligamici nel suo paese di origine di registrare a Milano il suo presepe familiare come unione civile da «promuovere e tutelare» (così recita la delibera) allo stesso titolo delle altre unioni? Anzi, il registro milanese sarebbe stato esattamente l'escamotage che gli avrebbe permesso di aggirare la legge italiana che riconosce solo la sua prima moglie, e di ottenere tutele e provvidenze per tutto il gruppo. Il Consiglio comunale, nella seduta del 27 luglio scorso, ha dovuto infine riconoscere la fondatezza dei rilievi, e modificare il testo. Ma ad essere legittimata dall'amministrazione milanese non sarebbe stata solo la poligamia d'importazione. Per scoprirlo bastava collegarsi, il lunedì della settimana precendente il voto, al sito poliamore.tumblr.com. Il primo messaggio della giornata recitava: «È di nuovo lunedì. Sarà colpa degli anarco-insurrezionalisti. O delle unioni civili che incitano alla poligamia gay. Stiamo diventando in quanto poli il nuovo male assoluto?». Poco sotto, la notizia ripresa da Repubblica della posizione assunta dalla Chiesa milanese contro il registro di Pisapia, ma solo nella parte dell'articolo in cui viene denunciato il rischio poligamia. Non certo per caso. "Poli", infatti, sta per poliamorosi, cioè adepti del poliamore. Cioè persone che vivono un'intimità sessuale durevole di gruppo. Quelli italiani hanno un sito internet ufficiale (Poliamore.org) e una pagina di Facebook (Poliamore Italia). Non vanno confusi con gli scambisti, né identificati con le più banali e datate "coppie aperte". Le relazioni poliamorose sono strutturate e si prolungano nel tempo.

CINQUE CUORI E UNA CAPANNA
Quando nel luglio 2009 Newsweek dedicò un lungo e celebrato articolo al fenomeno, descrisse una combinazione di cinque persone, tre uomini e due donne, che si era formata nell'arco di dodici anni: dopo due anni di convivenza, Terisa e Scott avevano lasciato entrare nella loro vita Larry, che da quel momento aveva condiviso con Scott le grazie di Terisa; la quale poi aveva deciso di trasformare il triangolo in un quadrilatero aggiungendo Matt, un uomo sposato; la cui moglie Vera non si era persa d'animo e aveva intrecciato una relazione con Larry (che nel frattempo aveva legalmente sposato Terisa); i momenti di noia del geometrico connubio erano vivacizzati da rapporti con partner occasionali intrattenuti da tutti e cinque i componenti del pentagono, sempre dichiarati apertamente e approvati dai rispettivi coniugi/amanti. Non tutte le relazioni poliamorose sono così aperte: alcune praticano la polifedeltà, cioè ammettono i rapporti sessuali solo all'interno del gruppo. E non tutte sono eterosessuali, anzi: le relazioni poliamorose sono molto diffuse nel mondo gay e dei bisessuali. Un articolo intitolato "Una relazione stabile a tre? Ecco come può funzionare" su onlinegay.it racconta: «Franco DiLuzio e Mark Lander si sono conosciuti mentre lavoravano al G-Lounge, un locale nel quartiere Chelsea di New York. Dopo cinque anni di relazione si sono sposati. Le cose, però, sono cambiate molto prima di quanto ci si potesse aspettare. Appena due mesi dopo le nozze, infatti, tramite un sito di incontri online Franco conosce Vinny Vega, un fotografo di moda 24enne, e quello che era cominciato come un diversivo si è trasformato presto in qualcosa di serio. Tra Vinny, Franco (45 anni) e Mark (41) adesso c'è quella che si definisce una relazione poliamorosa chiusa».
La più famosa triade a maggioranza bisessuale è quella formalizzata nel settembre 2005 in Olanda da Victor de Bruijn (46 anni all'epoca), Bianca (31) e Mirjam (35). I primi due erano sposati da due anni e mezzo quando conobbero in una chat Mirjam, a quel tempo coniugata. Otto settimane dopo quest'ultima lasciò il marito e andò a vivere con la coppia. Nel triangolo le due donne facevano sesso sia fra loro che con l'uomo. Ottenuto il divorzio, Mirjam organizzò coi due nuovi compagni una vera e propria cerimonia nuziale, con scambio di anelli e abiti bianchi. Victor dichiarò che la loro era la prima unione civile a tre della storia olandese. Non era vero, ma molta stampa abboccò e presentò come un matrimonio a tre quello che era in realtà un "samenlevingscontract", cioè un contratto di coabitazione: la legge olandese restringe infatti le unioni civili riconosciute alle coppie, dello stesso o di opposto sesso. Tuttavia il caso del signor Victor e delle sue due "mogli" costituisce un precedente storico, perché per la prima volta i partecipanti a una relazione poliamorosa chiedevano che il loro rapporto fosse riconosciuto legalmente come unione civile o come matrimonio. Con loro cominciava la militanza per il riconoscimento dei "diritti civili" poliamorosi.

E LA GAUCHE DÀ MAN FORTE
Negli ultimi mesi i poliamorosi hanno reso esplicite le loro richieste in tutto il mondo. In Australia hanno tentato senza successo di fare inserire nelle proposte di legge di laburisti e Verdi per il riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso anche le relazioni poliamorose, ma la loro battaglia è comunque approdata sui principali giornali. In Francia da due anni ferve il dibattito su polyamour.info, il sito di riferimento dei poliamorosi d'oltralpe. C'è chi propone la creazione di PoliPacs (i Pacs sono unioni civili introdotte nella legislazione nel 1999), chi vuole il riconoscimento del matrimonio poligamico come parte della nuova legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso che il presidente Hollande vuole introdurre, e chi teorizza una "famiglia associativa scelta" a partire nientemeno che dalla legge sulle associazioni del 1901. C'è chi chiede che sia possibile riconoscere la genitorialità di un figlio a più di due persone, e chi propone come calcolare la pensione di reversibilità ai "coniugi" superstiti di una relazione poliamorosa sulla base del diverso numero di anni trascorsi insieme. In Canada i poliamorosi sono riusciti a farsi rappresentare legalmente in un giudizio di costituzionalità sulla legge che proibisce la poligamia. Il presidente della Corte ha sentenziato che le unioni poliamorose non ricadono sotto i rigori della legge, purché restino informali e non pretendano l'ufficialità. Ha commentato John Ince, l'avvocato che ha rappresentato i poliamorosi in giudizio: «Le leggi garantiscono privilegi a quanti sono legalmente sposati, e molti poliamorosi vorrebbero avere gli stessi diritti. Il problema è che la coabitazione poliamorosa è così nuova che non è stato ancora elaborato un modo per applicare i diritti di cui godono le coppie monogame alle coabitazioni multiple. Saranno elaborati caso per caso nel corso del tempo. Le coppie gay hanno vinto le loro battaglie in questo modo. In un arco di tempo pari a due decenni hanno intentato cause per custodie di figli, diritti pensionistici, questioni fiscali, eccetera. Solo dopo che sono stati stabiliti diritti e doveri in queste materie le coppie gay hanno infine ottenuto il privilegio di partecipare al matrimonio istituzionale monogamo».
I poliamorosi partecipano con proprie rappresentanze riconoscibili ai Gay Pride in tutto il mondo (nel giugno scorso gli italiani a quello di Roma) e normalmente sono ospitati in strutture riferibili al movimento Lgbt, ma nei paesi dove unioni o matrimoni fra persone dello stesso sesso non sono ancora riconosciute non sono molto ben visti dagli attivisti gay: si teme – non certo a torto – che le loro pretese diventino un'arma propagandistica nelle mani di chi respinge le nuove leggi "progressiste". Stanno invece molto simpatici, almeno in Europa, all'estrema sinistra. Perché i loro esponenti più acculturati si dichiarano fieramente anticapitalisti e criticano la monogamia con toni da materialismo dialettico. È il caso di Françoise Simpère, autrice di Amare più uomini e di Guida agli amori plurali per un'ecologia amorosa. Un altro personaggio pubblico francese prima di lei, l'economista consigliere di Mitterrand Jacques Attali, cinque anni fa aveva preconizzato che il XXI secolo sarebbe stato quello «dell'amore multiplo». Ma la Simpère, autrice anche di romanzi erotici, va oltre: «Vorrei che i valori veicolati dai poliamorosi, cioè l'ascolto, lo scambio, la tolleranza, sostituissero quelli di questa società capitalista dura e possessiva», ha dichiarato in un'intervista. «Il pluriamore è libertario, anarchico e rivoluzionario. Ho incontrato qualche "poli" fra gli Indignati, e questa è la prova che siamo accomunati dalla contestazione al mondo attuale».

IL SENTIMENTO PROLETARIO
«La monogamia istituzionalizzata come la pratica la nostra civiltà da più di duemila anni è la chiave di volta del sistema imperialista nel quale viviamo, quello del capitalismo che è sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo», scrive un utente del sito Polyamour.info. «La monogamia istituzionalizzata rappresenta l'istituzionalizzazione di una società della proprietà privata a danno della vera solidarietà e della condivisione, a cominciare dall'aspetto proprietario dell'amore e dei sentimenti, con il quale si sancisce una restrizione in materia e in cambio si riceve il diritto di possesso sul proprio coniuge». E ancora vi meravigliate se il Registro delle unioni di Pisapia, ex di Democrazia Proletaria, ha tentato di lasciare la porta aperta a questi araldi del progresso?

 
Fonte: Tempi, 11/08/2012

 
 
 
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