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Post n°105 pubblicato il 19 Aprile 2012 da damaristich
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Post n°104 pubblicato il 20 Febbraio 2012 da damaristich
Quello era in assoluto il periodo del giorno che più preferiva. Se ne stava dinnanzi all’immensa vetrata della sua dimora, accoccolata pigramente su una morbida poltrona, a rimirare gli ultimi minuti di vita del sole. Teneva come ogni sera le ginocchia piegate sotto di sé, ignorando insensatamente il sordo dolore che la coglieva nel restare così a lungo in quella posizione. Poggiava il libro di pancia sul piccolo tavolino in legno alla sua destra, lasciando a volte, per incuria, le pagine arricciarsi. Spesso accompagnava quei momenti con una tazza panciuta piena di tisana fumante. La lasciava raffreddare a debita distanza dal vetro, così da non farsi intralciare la vista da un alone indesiderato di vapore. Nelle giornate più fredde però, si coccolava stringendo la tazza tra le mani, cosicché il suo tepore le riscaldasse le membra intorpidite. L’aria era satura dell’aroma dei frutti e della dolcezza della notte imminente Usava tenere il capo poggiato sul piccolo pugno chiuso e lasciava i capelli liberi di scivolarle delicatamente lungo le spalle, scoprendole un lembo di pelle chiarissima, proprio dietro l’orecchio. Puntualmente giungevano piccoli brividi, puntualmente se ne accorgeva, puntualmente lasciava le cose così com’erano. Era un rito. Un osservatore esterno avrebbe scorto scintille di cielo baluginare nelle sue iridi e perdersi in cangianti sfumature tra i suoi capelli. Così, immobile, attendeva priva di qualsiasi ansia, la fine del giorno calare sulla città. Non poteva mai sottrarsi a quell’appuntamento così importante, perché costituiva uno dei pochi momenti in cui concedeva a se stessa di lasciare a briglia sciolta e pensieri, permettendogli di intricarsi in stravaganti congetture o vere constatazioni che la lasciavano alle volte, profondamente stordita. Questo in verità, accadeva più che alle volte Ciò che le riempiva il cuore, però, erano le serate fresche e nuvolose. No, di certo non quelle in cui il manto nuvoloso è basso, denso e minaccioso. La notte in quelle sere arriva in un battito di ciglia. Tempo non sufficiente per dissetarsi di tramonto. No, lei adorava profondamente le sere in cui le nuvole costituiscono pochi fazzoletti di bianco qui e là, a strappare lembi azzurridi cielo. In quelle sere, la volta pare davvero una tela immensa pronta a tingersi di oro e rosa, nelle loro innumerevoli e affascinanti sfumature. Adorava, immensamente, le sere in cui il cielo necessitava di una tavolozza più ampia, e lei poteva emozionarsi per l’immensità d’ogni miscela di colore. Qualsiasi attività stesse svolgendo, la ragazza aveva sentore del momento imminente: la avvertivano i raggi di luce che filtravano prepotenti dalla finestra della sua stanza, ferendole esattamente le iridi, come non accadeva in nessuna altra ora del giorno. La sua camera pareva incendiarsi e lei sapeva che era giunta l’ora. Così sprofondava nella sua poltrona e attendeva, tazza panciuta in mano, aroma di frutti, pensieri, e il sole che lento s’immergeva tra le colline. Non beveva da quel bianco boccale. Era anch'esso un rito. Spesso lasciava roteare il liquido rossastro seguendo i vortici descritti da una fogliolina scappata al filtro. Così, avevano inizio le sue elucubrazioni. Un soffio di vento, una petalo di fiore, una particolare sfumatura...Un dettaglio qualunque poteva gettarla nel baratro di se stessa. Il tramonto, diveniva un silenzioso sfondo lontano, una immagine di fondo, che inconsciamente la tranquillizzava, ma che sapeva, ancora una volta non avrebbe registrato. In effetti, persa tra i suoi pensieri, diveniva inconsapevole della morte del giorno, troppo presa nella sua, di morte... Quella sera pensava ad una paura folle, che la bloccava lì, su quella sedia, da così tanto da farle dimenticare, forse, che si trattasse in effetti di paura. Era un terrore profondo, che la lasciava impietrita con una tazza fumante tra le mani tremanti. Bloccata. Il cuore sembrava scoppiarle. Non era pronta a aprire quei cancelli. Forse un giorno... forse... Forse un giorno, neanche troppo lontano li avrebbe affrontati, forse il prossimo tramonto, forse... ... Quella sera, i suoi occhi erano persi a fissare immagini sfocate, accompagnate da suoni ovattati. Pensava ad un libro che era stato poggiato a pancia in giù da troppo tempo e che non aveva il coraggio di rialzare, pensava a pagine ancora non scritte, pensava a pensieri contorti, a strilli di gabbiani al tramonto, pensava pennellate di pioggia dove pioggia non c’era, pensava al rumore del mare di mattina presto, all’odore nauseante di tabacco sulla pelle, al suono di passi solitari, eppoi pensava ad un dondolo, a dei boccoli, a un sorriso. Pensava al rimorso. Pensava alle cose che lasciano il segno. Pensava a farsi bagnare di rosa, d’oro e d’arancio, poi di lilla, viola, blu. Poi, d’una notte senza luna che si stagliava, ora nitida nella sua immensità, davanti ai suoi occhi.
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Post n°103 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da damaristich
Attimi solitari di nebulosa incoscienza Precedono lo schiaffo della mia realtà. Il capo si piega sotto la forza del colpo. Gli occhi si chiudono. Scie brune mi seguono e s'acquetano lungo le gote. Ed io mi consolo con un'ultima dolorosa carezza.
Seppur durassero in eterno, sarebbe infinita, l’agonia.
Vorrei labbra amare. Le agogno, incessantemente. Bramo tranciare il mio tempo di impossibilità. E allo sfinimento, inspiro singhiozzando silenziosa, sogni mai realizzati. Sono spasmi incontrollabili, privi d’ogni tenerezza. Sono sussulti lenti che s’acquetano, e non trovano pace nella calma. M'affano in una manciata di attimi d'Assenza di Me, come se non ci fosse più un domani. Lentamente sposto lo sguardo e mi vedo carponi, ad afferrare il suolo tra le dita, per poi gettare il capo al cielo e spalancare le labbra in un urlo senza voce. …li vedo sparsi, ne avverto la consistenza sulla pelle tenera dei polsi. M'accascio privata d'ogni barlume di volontà. Chiudo gli occhi ed è buio. Li apro e sono immobile. Freddo. Non m'è mai bastato questo sapore dolciastro. Oggi è intossicante. Voglio amaro, tra le labbra, e dolce negli occhi. E acri effluvi E scie di calore Fuori è buio. Ho freddo. M’avvolgo di me e cerco la pace. |
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Post n°102 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da damaristich
Ba t u f f o l i di neve
leggeri come teneri ricordi, celano sotto veli morbidi, piccoli brividi e amari sapori. S'increspano freschi tra ciglia chiuse, imprigionando sguardi persi... sotto cieli tersi.
Son condannati a prigionia eterna gl'iridi brillanti, e al perpetuo rimembrar di vili rimorsi. Sono ricurvi sorrisi, ripiegati come amanti vecchi e stanchi,
Sono antichi sorsi che con mani tremanti assaggian sottecchi fiocchi bianchi. La neve scende lenta e silenziosa attenta e oziosa e sono solo... bRIvidi |
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Post n°101 pubblicato il 12 Gennaio 2012 da damaristich
Quattro.. cinque.. perché continui involontariamente a corrodermi? Preferirei di gran lunga premeditassi di farlo, ma così no. Così è una lenta tortura che non posso sostenere. Sono imbavagliata in una stanza buia, legata da corde troppo morbide, sfuggevoli. Si tranciano con un raggio di sole. Vorrei aggrapparmi per sempre a questa realtà surreale. A quei gesti impossibili. Ma sono già a terra. Non voglio che questo svanisca.
Lo imprimo su pagine prive di consistenza.
Four, five dreams I have about you. One far from the other and you’ll never know.. |
"Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna"
tratto da "canto notturno di un pastore errante dall'asia"
..God bless you..

