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Creato da SpiraleDiPensieri il 07/12/2005

Spirale di pensieri

In memoria di Willie Shannon (12/06/1973 - 08/11/2006) Perché il pensiero viaggia in una sua dimensione... e non può essere ucciso!

 

Roma, 28 maggio 2012: convegno sui diritti dell'uomo

Post n°538 pubblicato il 27 Maggio 2012 da SpiraleDiPensieri
 

Il giorno 28 maggio 2012 dalle ore 11,00 alle ore 16,00 presso la Sala Europa della Corte di Appello di Roma, Via Romeo Romei 2 (nuovo edificio), le associazioni Progetto Diritti, Europa Levante, Antigone, Giuristi Democratici, A buon diritto, Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione organizzano un convegno sul tema

CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO
Divieto della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti
Il caso Ocalan


Relazione di Mauro Palma, già presidente del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio di Europa, sulle condizioni di prigionia e sullo stato di isolamento in Turchia del leader curdo Abdullah Ocalan – a cui l'Italia ha riconosciuto l'asilo politico – che si protrae dal 1999.


Intervengono


Roberto d'Errico, responsabile della Commissione carcerazione speciale e diritti umani Unione Camere Penali Italiane
;
Luigi Saraceni, difensore di Ocalan;
Arturo Salerni, del collegio difensivo di Ocalan in Italia, Presidente di Europa Levante;
Mahmut Sakar, difensore di Ocalan in Turchia, Vice Presidente di MAFDAD in Germania;
Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone;
Fabio Marcelli, Istituto Studi Giuridici Internazionali Consiglio Nazionale delle Ricerche, Giuristi Democratici;
Luigi Manconi, Presidente di A buon diritto;
Mario Angelelli, Presidente di Progetto Diritti;
Lorenzo Trucco, Presidente dell' Associazione per gli studi Giuridici sull'Immigrazione;
Valerio Savio, magistrato del Tribunale di Roma;
Domenico Gallo, magistrato della Corte di Cassazione;
Simonetta Crisci, European democratic lawyers.

Con un intervento dal Sudafrica di Essa Mousa, difensore di Nelson Mandela.


E' stata chiesta l'attribuzione di crediti formativi da parte del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma


UIKI ONLUS

Via Edoardo Jenner, 86
00151 Rome - Italy
Tel: +39 0697 8455 57
Fax: + 39 0697 8455 47
E-mail: info@uikionlus.com

Web: http://www.uikionlus.com/

 
 
 

Negli U.S.A. la pena di morte ha un potere deterrente? Non si può dire.

Post n°537 pubblicato il 26 Maggio 2012 da SpiraleDiPensieri
 

Gli studi eterogenei e spesso contraddittori sul particolare potere deterrente che avrebbe la pena di morte, compiuti negli USA dal 1976 in poi, se esaminati nel loro complesso, non permettono di affer­mare che la pena capitale abbia un effetto deterrente, neutro o incentivante nei riguardi degli omicidi.

Il 18 aprile sono stati resi noti i risultati di una impegnativa ricerca sul supposto ‘potere deterrente’ della pena di morte. La ricerca è stata fatta su decine di studi in merito – spesso contraddittori -  compiuti a partire dal 1974, anno in cui la Corte Suprema federale permise la reintroduzione della pena capitale negli Stati Uniti, ed è stata condotta presso il National Research Council (Consiglio Nazionale delle Ricerche USA) da un gruppo coordinato dal prof. Daniel S. Nagin dell’Università Carnegie Mellon di Pittsburgh.  Il gruppo di Nagin conclude che non vi sono prove di un particolare effetto deterrente della pena di morte negli USA. Ciò a causa della parzialità e dei difetti delle ricerche che sono state fatte in merito. Una delle maggiori carenze delle ricerche sulla deterrenza degli ultimi 35 anni è rappresentata dalle mi­surazioni ‘incomplete o poco plausibili’ di come i potenziali omicidi percepiscono il rischio dell’esecuzione quale possibile conseguenza delle loro azioni. Un altro difetto è la mancata valutazione dell’impatto di altre pene, come la condanna all’ergastolo senza possibilità di liberazione sulla parola.  Come era prevedibile, l’affermazione del gruppo operante presso la National Research Council è stata contesta da accademici come Isaac Ehrlich i quali, usando metodi statistici assi opinabili, avevano so­stenuto anni fa un apprezzabile effetto deterrente della pena di morte. “Riconosciamo che le conclusioni da noi trovate possano non andar bene a qualcuno,” ha osservato il prof. Nagin, “ma non gioverà a nessuno utilizzare affermazioni poco fondate sull’effetto della pena di morte, indipendentemente dal fatto che si voglia sostenere che la pena capitale scoraggi gli omicidi, non abbia alcun impatto o incentivi gli omicidi.” Gli studi fatti non devono pertanto essere utilizzati in politica, in un senso o nell’altro, per affermare un effetto della pena di morte sul tasso di omicidi. In effetti, come osserva Richard Dieter, direttore del Death Penalty Information Center, l’argomento della deterrenza perde via via importanza e sta sparendo dalle discussioni sulla pena di morte.

Fonte: www.paulrougeau.org

 
 
 

L'abolizione sarà oggetto di un referendum in California (U.S.A.)

Post n°536 pubblicato il 24 Maggio 2012 da SpiraleDiPensieri
 

L'abolizione della pena capitale in seguito ad un referendum che si terrà a novembre in California, uno stato con oltre 700 condannati a morte, sarebbe un evento eccezionale. Infatti tale passo di civiltà non si è mai verificato per iniziativa popolare, ma per decisione dei parlamenti o delle assemblee costituenti.

L'abolizione nel piccolo stato del Connecticut potrebbe essere presto seguita dall’abolizione nel grande stato della California, il più popoloso e tra i più importanti dal punto di vista economico, politico e cul­turale di tutti gli Stati Uniti d’America. In seguito ad una poderosa mobilitazione, è stato infatti indetto un referendum sull’abolizione della pena capitale che si terrà in California nel prossimo mese di no­vembre in concomitanza con la elezioni presidenziali. Sono state raccolte e certificate agevolmente oltre 800 mila firme di cittadini in calce alla richiesta del referendum. La campagna referendaria si è basata soprattutto sui costi enormi del sistema della pena di morte e sul rischio di mettere a morte degli innocenti. Se il referendum avrà successo avranno salva la vita gli oltre 700 condannati a morte della California (14 dei quali hanno esaurito gli appelli). La loro sentenza di morte verrà commutata nell’ergastolo senza possibilità di liberazione e, salvo eccezioni, verranno tolti dall’isolamento e trasferiti in un carcere normale. L’abolizione in seguito a referendum propositivo sarebbe un avvenimento assolutamente eccezionale. Non ci risulta infatti che si sia mai verificata nel mondo un’abolizione per iniziativa popolare ma solo per iniziativa dei parlamenti o delle assemblee costituenti

Fonte: www.paulrougeau.org

 
 
 

Texas (U.S.A.): l''esecuzione di Carlos De Luna

Post n°535 pubblicato il 22 Maggio 2012 da SpiraleDiPensieri
 

L'esecuzione di Carlos De Luna: il Texas mise a morte un uomo innocente, dice il Team della Columbia University
di Michael McLaughlin
(libera traduzione di Giorgia Sani)


Una delle argomentazioni più forti contro la pena di morte è la spaventosa possibilità che un innocente venga giustiziato.

James Liebman, professore di legge alla Columbia University, afferma che lui e un team di studenti sono riusciti a provare che lo stato del Texas ha somministrato l'iniezione letale all'uomo sbagliato.
Carlos De Luna fu giustiziato per aver accoltellato a morte la commessa di una stazione di servizio a Corpus Christi, sei anni prima. Fu un crimine orribile. Il processo attirò l'attenzione locale, ma non ci si preoccupò del fatto che un uomo innocente sarebbe stato punito, lasciando libero il colpevole.
De Luna, che aveva lasciato la scuola dopo la terza media, sostenne di essere innocente sin dal momento in cui i poliziotti lo misero sul sedile posteriore di una volante e fino al giorno della sua morte. Oggi, a 29 anni dall'arresto di De Luna, Liebman e il suo team pubblicano sul "Human Rights Law Review" un mastodontico resoconto che conclude affermando che De Luna ha pagato con la sua vita per un crimine che probabilmente non aveva commesso. Essi sostengono che lo svolgimento di un lavoro scadente da parte della polizia, il mancato perseguimento di un altro sospettato e una difesa debole abbiano contribuito a spedire De Luna nel braccio della morte.
"Direi che in generale ci fu molta trascuratezza", ha detto Liebman all' "Huffington Post". "Era apparso come un caso comune, ma abbiamo scoperto che c'era una seria rivendicazione d'innocenza."
La polizia e l'accusa considerarono l'omicidio di Wanda Lopez alla stazione di servizio Shamrock del 4 febbraio 1983,come una rapina finita male. Una registrazione agghiacciante della Lopez (24enne, madre single che faceva il turno di notte) che chiama il 911, cattura le sue parole mentre grida e prega il suo assassino di avere pietà.
De Luna, allora 20enne, fu trovato nascosto sotto ad un camioncino a pochi isolati dalla scena di quel crimine cruento. Aveva in tasca una mazzetta di banconote per un totale di $149.
Testimonianze oculari costituivano il fondamento del caso contro di lui. Ora, quelle testimonianze sono forse l'aspetto più contestato della sua condanna.
I poliziotti portarono indietro De Luna a Shamrock. Un cliente che stava facendo rifornimento prima dell'omicidio disse alla polizia che De Luna era l'uomo che lui aveva visto mettersi in tasca un coltello fuori dal negozio.
Un altro cliente che era accorso all'entrata del negozio quando aveva sentito la Lopez gridare, identificò De Luna come l'uomo che era uscito. Una coppia sposata vide un uomo correre ad alcuni isolati di distanza e più tardi identificò De Luna in una foto mostrata loro dalla polizia.
Con il record di arresti per furto e ubriachezza molesta di De Luna, più un'accusa per tentato stupro e furto d'auto, sembrava che la polizia avesse trovato il colpevole. Ma Liebman afferma che De Luna è stato vittima di un caso di errore di persona.
Tra i principali risultati del rapporto del team della Columbia:
•Le dichiarazioni dei testimoni oculari in realtà in conflitto tra loro. Quanto affermato dai testimoni riguardo l'aspetto e la posizione del sospettato, suggerisce che stavano descrivendo più di una persona.
•Foto di un'orma insanguinata e schizzi di sangue sulle pareti suggeriscono che l'assassino avrebbe dovuto avere sangue sulle scarpe e sui pantaloni, eppure i vestiti di De Luna erano puliti.
•L'accusa e la Polizia ignorarono indizi rinvenuti nei fascicoli che portavano a Carlos Hernandes, un vecchio amico di De Luna, che aveva l'abitudine di brandire una lama, il quale avrebbe ucciso la Lopez. La difesa non era riuscita a rintracciare Hernandez, il quale somigliava sorprendentemente a De Luna.
"Se un nuovo processo fosse in qualche modo in grado di essere condotto oggi, una giuria assolverebbe De Luna" afferma Richard Dieter, direttore esecutivo del Centro di Informazione sulla Pena di Morte, dopo aver letto una bozza del rapporto di Liebman. "Non ci troviamo di fronte ad un caso perfetto al punto da dire che abbiamo sicuramente giustiziato una persona innocente, ma alla luce di queste indagini, credo di poter dire che di certo siamo di fronte a quanto di più vicino a questa possibilità possa esistere".
Nel 1983 e durante la procedura d'appello, i funzionari che gestivano il caso De Luna videro l'opposto: un caso facile da giudicare. L'accusa e l'avvocato d'ufficio della difesa non diedero molto credito alla dichiarazione di De Luna sul fatto che Hernandez aveva affondato un coltello nel petto di Wanda Lopez.
Liebman sostiene che i registri della contabilità erano talmente lassisti che non c'è una chiara evidenza del fatto che la stazione di rifornimento fosse stata rapinata durante l'omicidio.
Cercando di ripulire il suo nome, De Luna non aiutò se stesso. Per mesi dopo il suo arresto, si rifiutò di rivelare il nome del vero assassino, perchè temeva Hernandez. La sua credibilità crollò quando altre parti del suo alibi per la notte dell'omicidio furono confutate dall'accusa.
La fatidica notte era iniziata, secondo De Luna, quando si era recato ad una pista di pattinaggio, dove aveva incontrato Hernandez e due sorelle. De Luna confessò di essersi trovato nei pressi della stazione di servizio più tardi, ma affermò di essere dall'altra parte della strada, in un bar. Mentre lui sorseggiava il suo drink, Hernandez era andato a comprare le sigarette allo Shamrock. Disse di essere uscito dal bar in tempo per vedere Hernandez litigare con la Lopez. Disse anche di essere fuggito dopo aver sentito le sirene della polizia, perchè non voleva finire nei guai.
L'accusa, in ogni caso, mise in dubbio la sua versione dei fatti. Una delle sorelle che presumibilmente si trovava con lui alla pista testimoniò, invece, di essere alla festa augurale per il suo bambino quella notte.
"Ho spazzato via la sua alibi in un soffio" ha detto Steve Schiwetz, dell'accusa. Il verdetto di colpevolezza fu raggiunto un po' in ritardo. Il processo per il delitto capitale durò sei giorni nel luglio 1983.
"Sono aperto alla possibilità che qualcuno di nome Carlos Hernandez sia il vero colpevole, ma tutto quello che so conferma l'impressione originaria che sia stato De Luna" ha detto Schiwetz. "Colpire un bersaglio apparentemente casuale, come la Lopez, non era nello stile di Hernandez. La sua tendenza era quella di riversare la propria violenza sulle sue ragazze o sulla moglie, non su sconosciute."
Nel 1986 Hernandez fu accusato di aver ucciso un'altra donna con un coltello, ma il caso fu accantonato.
Diversi membri della famiglia di Hernandez, intervistati per il rapporto della Columbia University, dissero che dalle foto l'arma del delitto trovata alla stazione di servizio in effetti somigliava al coltello che Hernandez portava abitualmente con sé. In tutti i numerosi arresti di De Luna la polizia non l'ha mai trovato con addosso un coltello, secondo quanto dice il rapporto della Columbia.
La descrizione dell'apparenza scarmigliata di Hernandez, fatta dai suoi parenti, coincide con quella del sospetto che era stato visto fuggire dal minimarket. Il testimone Kevan Baker disse che l'assassino somigliava ad un "derelitto" che indossava una giacca di flanella ed una felpa grigia. I parenti di Hernandez confermarono che spesso portava una giacca di flanella. De Luna era, invece, esigente riguardo al suo aspetto e indossava sempre pantaloni neri e camicie, secondo la relazione.
Liebman cercò prove più scientifiche. Le impronte digitali prese dal coltello e il pacchetto di sigarette trovato sulla scena del crimine furono inviate ad un ex investigatore di Scotland Yard per confrontarle con le impronte di Hernandez. "Ma le prove erano state raccolte talmente male dalla polizia", ha detto Liebman, "che i risultati furono inconcludenti".
Il rapporto del team della Columbia University, lungo più di 400 pagine, è anche una biografia dei protagonisti, che vuole sottolineare quanto l'infanzia di De Luna ed Hernandez sia stata problematica e come la loro età adulta sia stata segnata dall'alcolismo.
Liebman venne a sapere di De Luna all'incirca 10 anni fa, quando iniziò ad esaminare casi di condanne in cui solo un testimone oculare aveva testimoniato. Appena lui ed uno studente approfondirono le ricerche sui documenti si convinsero che De Luna non era colpevole.
Consegnarono i loro risultati al "Chicago Tribune" che pubblicò una serie di tre articoli nel 2006, trovando le prove che suggeriscono che sia stato Hernandez ad uccidere Wanda Lopez. Numerose persone hanno confermato al Tribune che Hernandez- morto nel 1999 in prigione per cirrosi epatica- aveva confessato di averla uccisa.
Rivisitare la questione riguardante la morte della Lopez sarebbe troppo doloroso, ha affermato il nipote della donna.
"È qualcosa con cui la nostra famiglia ha dovuto avere a che fare" ha detto Louis Vargas all' "Huffington Post". "Abbiamo chiuso con questa storia e non vogliamo riaprirla. Siamo convinti che il sistema giuridico abbia fatto quello che doveva fare."
Uno degli avvocati di de Luna, James Lawrence, ha detto all' "Huffington Post" che lui non lo conta tra i clienti che sono stati accusati ingiustamente di crimini capitali.
"Il fatto che non ci avrebbe aiutato e che la sua vita era a rischio, questa era l'unica cosa che continuava a seccarmi così tanto che l'avrei massacrato di botte" ha detto Lawrence.
Da quando la Corte Suprema ha reinserito la pena capitale nel 1976, ci sono state 1295 esecuzioni, secondo quanto documentato dal Centro d'Informazione sulla pena di Morte. Il Texas è in testa, con 482 esecuzioni.
La facilità con cui De Luna fu perseguito e l'oscurità della sua morte, sono ciò che rende il suo caso così importante, afferma Liebman.
"Ci sono molti molti casi là fuori ai quali nessuno ha mai prestato attenzione e sono probabilmente a rischio di innocenza", ha detto Liebman. "Si tratta di un racconto ammonitore riguardo ai rischi in cui incorriamo quando ci troviamo di fronte alla pena di morte."


Fonte:
http://www.huffingtonpost.com/2012/05/15/carlos-de-luna-execution-_n_1507003.html

www.coalit.it

 
 
 

Arabia Saudita: decapitato e crocifisso

Post n°534 pubblicato il 30 Aprile 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Un cittadino sudanese è stato decapitato e poi crocifisso a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, dopo la preghiera del venerdì. Si tratta di Abdulrahman Zine Elabidine, che – riferisce la Saudi Gazette – era stato condannato a morte per omicidio e stupro. Il sudanese avrebbe anche rubato 44.000 dollari e gioielli dall’abitazione della vittima, una donna che avrebbe strangolato mentre dormiva. Poi avrebbe dato alle fiamme la casa. Il sito Digital Journal rende noto che a questo punto sono 20 le esecuzioni praticate in Arabia Saudita dall’inizio dell’anno. Sempre il Digital Journal riporta che lo scorso marzo un altro omicida è stato decapitato e crocifisso in Arabia Saudita, spiegando che il condannato viene prima decapitato, poi la testa viene riattaccata e infine il corpo viene messo in croce.

Fonte: www.nessunotocchicaino.it

 
 
 

Connecticut (U.S.A.): abolita la pena di morte

Post n°533 pubblicato il 29 Aprile 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Il Governatore Dannel Malloy ha controfirmato la legge che abolisce la pena di morte in Connecticut, che diventa così il 17° stato degli Usa ad aver abolito la pena di morte.
Il disegno di legge SB 280 era stato approvato il 5 aprile dal Senato, e l’11 aprile dalla Camera. Malloy, 56 anni, bianco, Democratico, sin dalla campagna elettorale si era detto favorevole ad abolire la pena di morte, e non ha cambiato idea dopo i sondaggi resi noti dalla Quinnipiac University il 21 marzo e anche stamattina, poche ore prima della firma, che davano una forte percentuale di elettori contrari all’abolizione.
Nel pomeriggio, al momento della firma, Malloy ha dichiarato: “La mia posizione sulla pena di morte è evoluta nel corso degli anni. Da giovane ero favorevole. Poi sono diventato Procuratore, ed ho condotto l’accusa contro molti criminali, compresi assassini. Nelle trincee delle aule di giustizia ho imparato in prima persona che il nostro sistema giudiziario è molto imperfetto. È stato creato seguendo i migliori ideali della nostra società democratica, ma come spesso accade alle cose degli uomini, è soggetto alla fallibilità di coloro che materialmente ci lavorano. Ho visto gente che ha avuto assistenza legale di basso livello, ho visto gente accusata da testimoni che si sbagliavano, ho visto discriminazione. Nell’essere stato testimone di queste cose, sono venuto alla conclusione che abolire la pena di morte sia l’unico sistema per evitare che venga applicata in maniera ingiusta”. “Un altro fattore che mi ha portato alla scelta odierna è il fatto che la legge, com’era, non funzionava. Negli ultimi 52 anni il Connecticut ha giustiziato solo 2 persone, ed in entrambi i casi si trattava di “volontari”. E nel frattempo i cittadini hanno continuato a pagare per concedere a tutti gli altri appelli su appelli”.
“Come sta avvenendo da anni, la battaglia per l’abolizione è stata condotta da dozzine di parenti delle vittime, ed alcune di loro erano qui con me oggi al momento della firma. Usando le parole di uno di loro, un sopravvissuto ad un tentativo di omicidio, dico che “è il momento di iniziare il processo di guarigione, un processo che avrebbe potuto iniziare decenni prima se da subito avessimo avuto una condanna all’ergastolo che chiudeva il caso invece di lasciarlo eternamente aperto con i ricorsi”.
“Ora che il nostro Stato può passare oltre questo dibattito divisivo, spero possiamo tutti raddoppiare i nostri sforzi e il lavoro comune per migliorare l’equità del nostro sistema giudiziario, e minimizzarne la fallibilità”.
La nuova legge non si applica automaticamente alle 11 persone attualmente nel braccio della morte del Connecticut.

Per saperne di più: http://www.washingtonpost.com/national/conn-gov-signs-death-penalty-repeal-in-private-ceremony-with-clergy-victims-relatives/2012/04/25/gIQAkoEJhT_story.html

Fonte: www.nessunotocchicaino.it

 
 
 

Texas (U.S.A.): ritardi nella corrispondenza alla Polunsky Unit

Post n°532 pubblicato il 22 Aprile 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Ormai da diversi mesi le persone in contatto con i detenuti nella Polunsky Unit, il braccio della morte dello Stato del Texas (U.S.A.), stanno riscontrando preoccupanti ritardi nella corrispondenza.  Visto il perdurare del fenomeno, orami è evidente che si tratti dell'ennesima tortura psicologica messa in atto dal personale del carcere per creare disagio sia alle persone recluse in death row, facendo credere loro di essere state dimenticate da amici e familiari, sia ai pen - pals che si sentono demoralizzati nel non ricevere risposte se non dopo mesi d'attesa.

       Questo genere di gioco non è nuovo ed solo uno dei tanti ai quali, purtroppo, gli uomini e le donne in attesa di esecuzione sono costantemente sottoposti.  Queste persone vivono attraverso i loro pen - pals, che sono i loro occhi sul mondo, la loro unica possibilità di assaporare una seppur minima sensazione di normalita, di libertà.  Non ricevere lettere è per loro una violenza profonda.  E purtoppo, ricordiamocelo, qualsiasi iniziativa volta a protestare contro questa ennesima ingiustizia rischierebbe di provocare nuove ripercussioni proprio sui detenuti.

       Tutto ciò che si può fare è non arrendersi e continuare a scrivere più frequentemente ai nostri amici nella Polunsky, per dimostrare al personale carcerario che queste squallide torture non scoraggiano quanti di noi hanno amici nel braccio della morte e, soprattutto, mostrare ai nostri contatti che non sono stati dimenticati.  Non abbandoniamoli, perseverando saremo più forti di questo assurdo sistema.

Anna Rita.

 
 
 

Pratovecchio (AR), domenica 22 aprile 2012: "Dalle ferite al perdono" con Agnese Moro

Post n°531 pubblicato il 20 Aprile 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Pratovecchio (AR): Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle Brigate Rosse, sarà a Romena domenica prossima, 22 aprile.
Agnese, che in passato ha anche scritto un'affettuosa biografia del padre Aldo (intitolata "Un uomo così") parteciperà all'incontro dal titolo "Dalle ferite al perdono" in programma alle ore 15.00 nell'antica pieve romanica.
Un incontro nel corso del quale, accanto alla testimonianza personale, forte e coinvolgente, del suo percorso di vita, così segnato dal sequestro di suo padre e dall'omicidio della sua scorta, emergerà anche il desiderio di guardare aldilà delle sbarre, lì dove sono stati anche carcerieri e assassini di suo padre, per raccontare la storia di un uomo, Carmelo Musumeci, condannato all'ergastolo.
Nel corso dell'incontro, infatti, Agnese presenterà infatti il libro "Undici ore di un uomo ombra", in cui Carmelo racconta le uniche undici ore di libertà che gli sono state concesse dal 1991, quando ha cominciato a scontare la sua condanna, a oggi, per discutere la sua tesi di laurea in giurisprudenza. Condannato al "fine pena mai" per fatti di sangue legati alla sua partecipazione a organizzazioni malavitose, Carmelo ha compiuto un percorso di profondo cambiamento in carcere, accompagnato in questo cammino dall'Associazione comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi.
"Dalle ferite al perdono" metterà dunque in comunicazione chi è vittima di un reato terribile, come è successo a Agnese, con chi sconta una pena lunga quanto l'esistenza (l'ergastolo ostativo, che sconta Carmelo, non prevede alcuna forma di attenuazione del regime carcerario), pur avendo mostrato segni tangibili di un cambiamento di vita. Sarà dunque un'occasione per entrare in contatto profondo con parole come giustizia, verità, riconciliazione, perdono, da parte di chi le vive e le tocca con mano.
Accanto ad Agnese Moro parteciperanno all'incontro anche Nadia Bizzotto e Giuseppe Angelini, della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che da molti anni frequentano come volontari il carcere di Spoleto, e che hanno seguito molto da vicino il percorso di Carmelo.

 
 
 

Diamo vove a Carmelo Musumeci: scriviamo al Ministro di Grazie e Giustizia

Post n°530 pubblicato il 18 Aprile 2012 da SpiraleDiPensieri
 
Foto di SpiraleDiPensieri

       Carmelo Musumeci, detenuto nel carcere di Spoleto, dal mese di febbraio sta inviando la lettera in calce al Ministro di Grazia e Giustizia per sollecitarne l'attenzione sul problema del lavoro in carcere e sulla situazione del carcere ostativo. Se condividete e volete aiutare la sua battaglia, vi chiediamo di inviare anche voi un'email all'indirizzo:

paola.severino@giustizia.it


con il seguito testo:


Gentile Signora Ministra della Giustizia,

sono venuto a conoscenza della situazione di Carmelo Musumeci, detenuto al carcere di Spoleto, e Le invio la stessa lettera che Le sta inviando lui da tempo, senza ottenere risposta.

Le chiedo inoltre di considerare l'interrogazione parlamentare che pure Le allego, inviatoLe dal Sen. Francesco Ferrante nel dicembre 2011, di cui ancora si attende risposta.

Speriamo in una Sua risposta.

Cordiali saluti
_____________________________________________________________


Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06462


Atto n. 4-06462


Pubblicato il 21 dicembre 2011

Seduta n. 649

FERRANTE - Al Ministro della giustizia. -

Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
nel Paese esistono due tipi di ergastolo: quello normale, che lascia almeno uno spiraglio di speranza per ottenere una eventuale misura alternativa al carcere o beneficio penitenziario; quello ostativo che è una pena senza fine che, in base all'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario di cui alla legge n. 354 del 1975, nega ogni misura alternativa al carcere e ogni beneficio penitenziario a chi è stato condannato per reati quali, ad esempio, l'associazione a delinquere o per l'esecuzione o la partecipazione a vario titolo a un omicidio;
per meglio comprendere la questione bisogna tenere presente che con il decreto-legge n. 306 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 356 del 1992 si è introdotto nel sistema di esecuzione delle pene detentive una sorta di doppio binario, nel senso che, per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale, il legislatore ha previsto un regime speciale, che si risolve nell'escludere dal trattamento extramurario i condannati, a meno che questi collaborino con la giustizia: per questo motivo molti ergastolani non possono godere di alcun beneficio penitenziario - quali permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale;
in Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale; la metà di questi 100 ha addirittura superato i trent'anni di detenzione; al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano 1.512, quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione comune detenuta è solamente raddoppiata; al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano 67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900 e di questi solo 29 sono ergastolani. 29 su 1.512, a fronte di quasi 100 in detenzione da oltre 26 anni;
su questi dati Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di sorveglianza di Perugia, ha rilasciato (al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità tenutosi a Roma il 28 maggio 2010) questa dichiarazione: "(...) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull'ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l'ergastolo, è vero che ha all'interno dell'Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l'ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere. Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita (…)";
a titolo di esempio di una situazione molto difficile per numerosi detenuti, la vicenda di Carmelo Musumeci che si trova ora nel carcere di Spoleto sembra paradigmatica: entrato con licenza elementare, mentre è all'Asinara in regime di 41-bis della citata legge n. 354 del 1975, riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori; nel 2005 si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo "Vivere l'ergastolo"; nel maggio 2011 si è laureato all'Università di Perugia al corso di Laurea specialistica in Diritto penitenziario, con relatore il professor Carlo Fiorio, docente di Diritto processuale penale; nel 2007 conosce don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto "Oltre le sbarre", programma della Comunità Papa Giovanni XXIII; ha pubblicato nel 2010 il libro "Gli uomini ombra", e nel 2011 "Undici Ore d'amore di un uomo ombra" editi da Gabrielli Editori; è autore di molti racconti e del romanzo "Zanna Blu" di prossima pubblicazione, con la prefazione di Margherita Hack; promotore della campagna "Mai dire mai" per l'abolizione della pena senza fine, collabora con diverse testate, blog e associazioni come "Antigone" o "La Meteora";
il Tribunale di sorveglianza di Perugia, in una recente ordinanza, scrive di lui: "(…) l'impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dallo stesso dimostrata per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell'ergastolo ostativo (…)"; mentre l'Area Osservazione e trattamento della casa di reclusione, nel protocollo 34712/Tra del 14 ottobre 2011, scrive di lui: "(…) La permanenza presso questo istituto permette di rilevare una prevalenza dì aspetti positivi nelle intenzioni che il soggetto in esame ripone nel voler dare un senso alla pena dell'ergastolo alla quale è stato condannato. Concretamente coinvolto in tutte le iniziative ricreativo- culturali organizzate (…)". Sempre il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Perugia dichiarava che: "(…) Il carcere di Spoleto, per esempio, ha circa un centinaio di ergastolani, molti dei quali condannati per delitti integralmente ostativi e che quindi non vedono assolutamente prospettiva di reinserimento, per i quali l'ergastolo (che pur viene ritenuto costituzionalmente legittimo nel nostro Paese proprio perché c'è la possibilità di un suo superamento) in realtà nei confronti di quelle persone un superamento non ci sarà mai, o sarà molto difficile perché deve passare o attraverso una scelta collaborativa (che chi è condannato per reati di criminalità organizzata ben difficilmente dopo tanti anni intende praticare) oppure deve passare attraverso pronunce di oggettiva impossibilità di una collaborazione che sono altrettanto difficili, anche tecnicamente, da sviluppare (…)";
la collaborazione con la giustizia è una scelta processuale, mentre il pentimento è uno stato interiore; la collaborazione permette di uscire dal carcere, ma non prova affatto il pentimento interiore della persona;
va superato un sistema carcerario che abbandona i detenuti a se stessi e che non agevola affatto la rieducazione e, nel caso degli ergastolani ostativi, esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale,
si chiede di conoscere:
nel quadro dello sforzo per rendere più umane le condizioni delle carceri e dei detenuti, se il Ministro in indirizzo non ritenga giunto il tempo di promuovere il superamento del complesso di disposizioni che comporta l'ergastolo ostativo per numerosissimi condannati all'ergastolo;
in particolare, se al Ministro in indirizzo risultino i motivi di sicurezza per i quali Carmelo Musumeci si trova ancora collocato nella sezione alta sorveglianza e non in media sicurezza.
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"Che io possa avere la forza di cambiare le cose, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere l'intelligenza di saperle distinguere". (Tommaso Moro)

Gentile Signora Ministra della Giustizia,

sono un "Uomo ombra", un ergastolano ostativo, un cattivo e colpevole per sempre secondo la legge, svolgo attività lavorativa di scrivano/bibliotecario nell'istituto del carcere di Spoleto, con passione, dedizione e fantasia. Sull'esempio del protagonista del film "Le ali delle libertà" (per la regia di Frank Darabont, 1994), mi sono attivato, con spese personali di cartoleria e valori bollati, e ho scritto a diverse case editrici per rinnovare e aggiornare la biblioteca del carcere, ottenendo degli ottimi risultati facendo arrivare moltissimi libri da ogni parte d'Italia.
Le scrivo per informarLa che la mia busta paga media mensile è di 26,48 €, per questo Le chiedo se può attivarsi affinché io possa avere una remunerazione decorosa, rieducativa e meno umiliante.

Per sollecitarLa sono disposto a spendere la paga che percepirò mensilmente in valori bollati per inviarle tante lettere, affinché prenda provvedimenti, e non solo nel mio caso, ma per tutti gli altri lavoratori detenuti.
Per ultimo mi permetto di ricordarLe che i fondi destinati alla retribuzione dei detenuti-lavoratori, sono passati dai 71.400 € del 2006 ai 49.664 € del 2011 (- 30,5%), e che il numero degli occupati è rimasto pressoché invariato; il risparmio è stato ottenuto riducendo le ore d'impiego, e da 18 anni le retribuzioni dei detenuti non vengono adeguate: Il lavoro alle dipendenze del DAP viene retribuito avendo come riferimento economico i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro di vari settori, in misura non inferiore ai 2/3 del trattamento previsto nei contratti stessi, così come indicato nell'art. 22 dell'Ordinamento penitenziario. Tuttavia l'adeguamento ai CCNL non è stato effettuato dal 1994, per carenza di risorse economiche.
(AGENPARL del 24 gennaio 2012 ).

Grazie di avermi letto, ascoltato e sentito.

Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto 2012

 
 
 

Urgente: petizione per Beunka Adams

Post n°529 pubblicato il 17 Aprile 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Ricevo dal Comitato Paul Rougeau (www.paulrougeau.org) e volentieri pubblico, ivitandovi a firmare la petizione e divulgare.  Grazie!

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Lo Stato del Texas si prepara a ‘giustiziare’ Beunka Adams il prossimo 26 aprile. Beunka ha adesso 29 anni (ne aveva 19 al momento dei fatti) ha tre figli ed ha subito un processo ingiusto. Dopo una rapina, Beunka e il complice Richard Copp presero tre ostaggi per guadagnare tempo nella fuga. Uno degli ostaggi fu ucciso, uno ferito. I due rapinatori furono arrestati. Beunka confessò la rapina, mentre Richard si prese la responsabi­lità dell’omicidio e del tentato omicidio. Ci furono due distinti processi. Al processo contro Beunka il procuratore tenne nascosta la confes­sione di Richard. Beunka Adams fu condannato a morte nel 2004. Da allora ogni appello è stato respinto, malgrado fosse evidente che se la giuria avesse saputo della confessione di Richard Copp, Beunka Adams avrebbe potuto evitare la sentenza di morte. Ora mancano pochi giorni alla somministrazione dell’iniezione letale, ma possiamo ancora parteci­pare alla petizione per chiedere al governatore Perry di sospendere l’esecuzione di Beunka. La petizione può essere firmata molto facilmente on line al seguente link; basta inserire, nell’ordine, Nome, Cognome e gli altri dati richiesti (per Country, scegliete Italy):

   http://www.change.org/petitions/governor-rick-perry-stop-beunka-adams-execution

 Se trovate difficoltà, potete inviare la vostra adesione a Stefania:  sist.e@libero.it

 Per vostra comodità riportiamo una nostra traduzione in italiano della petizione:

 “Al Governatore Rick Perry e al Procuratore del Distretto di Cherekee,  Elmer C.  Beckworth Jr

Signori,  Vi scrivo per chiedervi di fare tutto quello che è in vostro potere per fermare l’esecuzione di Beunka Adams e garantirgli un giusto processo. L’ultimo appello di Beunka Adamas è stato ri­gettato dalla Corte Suprema all’inizio del 2011, nonostante ci siano forti evidenze della scarsa effi­cacia dell’avvocato che si è occupato del suo caso e del processo ingiusto subito dal signor Adams; ci sono inoltre forti dubbi sullo svolgimento dei fatti durante la tragica rapina avvenuta a Rusk, Texas nel 2002. Nel processo del signor Adams, ci sono molte errori e incongruenze, tra cui:

- Il complice del signor Adams, Richard Copp, ha confessato di aver sparato, ma Adams e Copp sono stati giudicati in due processi separati, e durante il processo di Adams, sono state presentate prove di colpevolezza dello stesso, ma non la confessione di Copp.

- L’avvocato assegnato dallo stato ad Adams, non ha offerto una difesa appropriata durante il processo e l’avvocato che si è occupato degli appelli non gli scrive da oltre tre anni.

- Le poche nozioni legali del signor Adams non possono avergli assicurato un giusto processo.

- Adams è stato condannato per aver accidentalmente mancato la donna stesa a terra a cui avrebbe sparato, anche se la testimonianza di un perito balistico assevera che è impossibile mancare acci­dentalmente qualcuno da una distanza così ravvicinata procurandogli solo una ferita al labbro.

- Leggendo le trascrizioni dei due processi i dubbi sulle circostanze e sulle testimonianze dei fatti si infittiscono; ci sono infatti incongruenze e le testimonianze rese nei due processi sono diverse.

- Il signor Adams non nega di aver partecipato alla rapina, ma nega con fermezza di aver sparato e, anzi, ha cercato di fermare il suo complice che voleva uccidere l’altro ostaggio. Durante questi anni ha espresso il suo rimorso per questi tragici fatti. So bene come la perdita di una persona cara sia un evento difficile da sopportare e per questo il mio pensiero è rivolto alle vittime, alle loro famiglie e ai loro amici e  mi auguro che possano avere tutto l’appoggio che lo stato del Texas saprà loro dare. Penso anche ai tre figli del signor Adams, che potrebbero presto perdere il loro amato padre e che dovrebbero essere ugualmente tutelati. Per tutti questi motivi e per motivi umanitari, vi chiedo di sospendere l’esecuzione del signor Beunka Adams e di concedergli un giusto processo. Grazie per l’attenzione. Sinceramente.”

 
 
 

Jerry, il boia diventato abolizionista

Post n°528 pubblicato il 16 Aprile 2012 da SpiraleDiPensieri
 

U.S.A.: ha eseguito 62 condanne in Virginia, poi si è pentito: "Sono un assassino, nessuno mi ha punito".
di Paolo Mastrolilli, inviato a New York


        Sono un assassino, dice Jerry Givens, e nessuno mi ha mai punito. Ho ammazzato 62 persone, e mi hanno pure pagato. Mi ha pagato lo Stato, i contribuenti, perché di mestiere facevo il boia. Nel momento di premere il bottone mi sentivo come un drogato quando si inietta la dose, ma poi mi vergognavo così tanto, che a mia moglie e ai miei figli non ho mai raccontato la verità. Ora sono pentito, ma non ho rimorsi, per una sola ragione: so che Dio mi aveva messo laggiù per un motivo, e per un motivo preciso mi ha fatto uscire. Devo fermare la pena di morte.
        Storie così non se ne sentono spesso, perché in genere i boia preferiscono restare anonimi. Qualcuno non regge al peso del rimorso e si suicida, come hanno fatto a New York Dow Hover e John Hulbert. «Sono stanco di ammazzare gente», disse Hulbert, prima di spararsi. Invece Jerry Givens, 59 anni, ne è venuto fuori, e ora vuole raccontarci la sua vita con un libro intitolato Another day is not a promise. Era nato in una famiglia povera della Virginia e aveva perso il padre. Da giovane vide l'omicidio della ragazza a cui aveva appena chiesto di ballare: una lite, qualcosa. Le spararono, e si ritrovò il suo sangue tra le mani. Andò a lavorare in una piantagione di tabacco, ma lo licenziarono. Così fece domanda per diventare secondino: il posto giusto - pensò - per un armadio nero come me. Così giusto che gli chiesero di entrare nella squadra delle esecuzioni, straordinario per arrotondare lo stipendio: «Allora credevo che la pena di morte fosse un deterrente: se sai che ti uccidono, non uccidi. E poi in Virginia la pena di morte era sospesa. Accettai».
        Ma la pena di morte tornò in vigore, e il 10 agosto del 1982 si trovò davanti al suo primo condannato. Si chiamava Frank Coppola, un ex poliziotto che aveva violentato e ucciso. «C'era ancora la sedia elettrica. Faceva caldo, nel sotterraneo. Frank era l'unica persona tranquilla in quella stanza. Alzò i pollici per dire che era pronto, e io feci partire la scossa. Potevi vedere il fumo e sentire l'odore della carne bruciata. Quell'odore si era piantato nelle mie narici, anche quando ero tornato a casa. Pensavo fossero i vestiti. Li lavai: niente. Era ancora là. E poi, quando mia moglie cucinava qualcosa, tornava».
        Jerry è rimasto per 17 anni a capo dell'execution team della Virginia. Ha ucciso in totale 62 condannati, fra cui casi celebri come quello di Joseph O'Dell, che si professava innocente e ricevette una richiesta di grazia anche dal Papa. È passato dalla sedia elettrica all'iniezione letale: «Mi mandarono in Texas a imparare, perché nessun medico voleva partecipare». Dall'istante in cui la condanna diventava esecutiva, i detenuti erano con lui: «Li accompagnavo a vedere per l'ultima volta la madre, la moglie, il figlio. Terribile. Li portavo a fare la doccia. Alcuni piangevano sotto l'acqua, altri scherzavano: meglio andare in Paradiso pulito. Poi pregavo per loro, anche se non volevano». Ogni volta provava la stessa sensazione: «La chiamavo "executioner high", come uno stato adrenalizzato che mi consentiva di uscire dalla realtà, mentre abbassavo la leva o rilasciavo il cocktail letale di farmaci. Dovevo trasformarmi per riuscirci, dovevo eliminarmi. Quella trasformazione poi restava li, poteva durare per settimane. Credo che mia moglie la notasse, ma non potevo spiegarla».
        Nel 2000 arrivò la liberazione. Jerry comprò un'auto per uno spacciatore di droga, che conosceva da quando erano bambini. Dice che era innocente, ma lo condannarono per riciclaggio e perse il posto di secondino. Da allora guida camion e si batte contro la pena di morte: «Dio mi ha detto: non ti preoccupare, vai fuori a salvare anime. Hai preso 62 vite, ma ne puoi salvare a milioni».

Fonte: La Stampa esteri

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/449453/

 
 
 

Pena di morte abolita in Connecticut (U.S.A.)

Post n°527 pubblicato il 15 Aprile 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       La Camera del Connecticut ha approvato 86-12 il disegno di legge SB 280 che abolisce la pena di morte nello Stato.
       Il Senato aveva approvato il ddl il 5 aprile, quindi ora manca solo la firma del Governatore, il democratico Dannel P. Malloy, che più volte, anche recentemente, ha detto di voler ratificare la legge. Con la firma del Governatore, il Connecticut diventerebbe il 17° stato degli Usa ad aver abolito la pena di morte. Il dibattito alla Camera è durato più di nove ore, incentrandosi sulla costituzionalità di una legge che si applicherà solo ai futuri criminali e sul destino degli attuali 11 prigionieri del braccio della morte statale. “L’abolizione della pena di morte in Connecticut segna un ulteriore passo avanti verso la fine dello Stato-Caino nella più antica democrazia del mondo”, ha dichiarato il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia. “L’abolizione in Connecticut infrange anche il luogo comune del favore popolare alla pena capitale che impedirebbe decisioni in senso contrario”, ha aggiunto D’Elia, riferito al fatto che il Governatore Dannel Malloy ha annunciato la ratifica della legge nonostante un recentissimo sondaggio rilevi nello Stato il 62 per cento di favorevoli alla pena di morte. Secondo D’Elia, “occorre anche dare atto agli Stati Uniti di aver trovato una via non ideologica ma pragmatica verso l’abolizione: l’aver preso atto sia del rischio di uccidere persone innocenti sia dell’enorme costo economico delle esecuzioni rispetto a quello dell’ergastolo”.

Per saperne di più: http://www.nessunotocchicaino.it/news/index.php?iddocumento=16304556

Fonte: www.nessunotocchicaino.it

 
 
 

Cina: entro 3-5 anni abolizione del prelievo di organi da condannati a morte

Post n°526 pubblicato il 25 Marzo 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       La Cina abolirà entro 3-5 anni il prelievo di organi dai condannati a morte, ha dichiarato Huang Jiefu, vice ministro della Sanità. Fino ad ora, con il loro consenso, i condannati a morte rappresentano la prima fonte di donazione di organi in Cina dove, al momento, manca una vera e propria legge a riguardo. Secondo stime del Ministero della Sanità di Pechino, ogni anno sono circa 1,5 milioni di cinesi ad aspettare un trapianto di organi ma vengono effettuati solo 10.000 trapianti. L'assenza di una legislazione a riguardo favorisce anche il commercio illegale di organi. La Cina sta creando un sistema nazionale per la donazione di organi che dovrebbe mettere fine alla dipendenza dai condannati a morte, inoltre sta incoraggiando alla donazione i comuni cittadini. Un sistema è stato già realizzato e sarà messo in prova in 16 provincie. La mossa di vietare la donazione di organi dai condannati a morte, secondo la stampa cinese, deriva anche dall'impegno di ridurre le pene capitali. Ma la decisione prende anche in considerazione che la percentuale di malattie, infezioni e funghi negli organi dei condannati a morte, a causa delle non perfette condizioni igieniche delle prigioni cinesi, è particolarmente alta, ha aggiunto il Vice Ministro. Già nel 2007 il gabinetto cinese aveva emesso un regolamento in materia vietando il commercio di organi. In base ad una revisione del codice penale adottata nel febbraio dell'anno scorso, il “prelievo forzato di organi, la donazione forzata di organi e il prelievo di organi da minorenni” sono diventati reati penali, paragonati all'omicidio. Chi organizza una vendita illegale di organi può ricevere una pena detentiva massima di 5 anni ed una multa, mentre casi più gravi possono portare a detenzioni più lunghe.

Fonte: www.nessunotocchicaino.it

 
 
 

Faenza: Coalit incontra il Movimento Studenti di Azione Cattolica

Post n°525 pubblicato il 17 Marzo 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Lunedì 19 marzo 2012 alle 14:30 nei locali del Liceo Torricelli di Faenza, Arianna Ballotta (presidente della Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte Onlus) incontrerà gli studenti del MSAC (Movimento Studenti di Azione Cattolica).

All'incontro formativo, dal titolo "Il diritto alla vita: la pena di morte e' giusta o no?", la presidente di COALIT condividera' con gli studenti la sua esperienza nel campo della promozione dei diritti umani, del dialogo interculturale e del volontariato educativo.

Oltre all'esperienza personale di Arianna Ballotta con i condannati a morte (le lettere, le visite in carcere, la vita dei reclusi nel braccio della morte) ed in particolare con Richard Wayne Jones, giustiziato in Texas nell'agosto del 2000 nonostante la sua probabile innocenza, si parlerà delle attività dell'associazione, della situazione attuale della pena di morte nel mondo, dei metodi di esecuzione, degli strumenti a disposizione degli abolizionisti per portare avanti questa lotta in difesa della vita. Verra' altresì proiettata la versione originale dell'intervista rilasciata da Richard Wayne Jones dal braccio della morte del Texas nel 1997.


Fonte: COALIT news

 
 
 

Carmelo Musumeci:Signora Ministra della Giustizia, chi è il ladro?

Post n°524 pubblicato il 06 Marzo 2012 da SpiraleDiPensieri
 
Foto di SpiraleDiPensieri

Signora Ministra della Giustizia, chi è il ladro?

“Che io possa avere la forza di cambiare le cose, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere l’intelligenza di saperle distinguere”. (Tommaso Moro).

Sono state pubblicate dai giornali alcune denunce dei redditi e ho pensato che molta gente che guadagna un sacco di soldi a volte ruba, molto di più di un barbone per sfamarsi, di un tossicodipendente per trovare i soldi per la sua dose e di un malavitoso per cercare di cambiare il suo destino e quello della sua famiglia.

Eppure, chissà perché, in carcere è così difficile trovare un banchiere, un politico, un giudice, un imprenditore, un vescovo e altri cosiddetti “colletti bianchi”, forse perché ci sono veri delinquenti che non entrano mai in galera, e poi ci sono ex delinquenti che non escono mai dal carcere.

Leggendo il giornale “La Repubblica” di venerdì 24 febbraio 2012 ho scoperto che l’ex Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta guadagna 543. 954 euro.

E mi sono domandato come fa un uomo che comanda le carceri a non vergognarsi di guadagnare così tanti soldi mentre un agente della Polizia Penitenziaria riesce a malapena a sopravvivere e a mantenere i suoi familiari e i detenuti guadagnano veri stipendi di fame.

Non mi resta che sperare che il nuovo Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Tamburino, (ex Presidente del Tribunale di Sorveglianza Roma) si diminuisca lo stipendio per proporre di aumentarlo alle guardie carcerarie e ai detenuti che lavorano.

E per ultimo ricordo alla Ministra della Giustizia,  tecnica, ma spero volenterosa, che i fondi destinati alla retribuzione dei detenuti-lavoratori, sono passati dai 71.400 € del 2006 ai 49.664 € del 2011 (- 30,5%), e che il numero degli occupati è rimasto pressoché invariato; il risparmio è stato ottenuto riducendo le ore d’impiego e da 18 anni le retribuzioni dei detenuti non vengono adeguate: Il lavoro alle dipendenze del DAP viene retribuito avendo come riferimento economico i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro di vari settori, in misura non inferiore ai 2/3 del trattamento previsto nei contratti stessi, così come indicato nell’art. 22 dell’Ordinamento penitenziario. Tuttavia l’adeguamento ai CCNL non è stato effettuato dal 1994, per carenza di risorse economiche.

(Notizie registrate al Registro Stampa del Tribunale di Padova n°1964).

Ricordo pure alla Ministra della Giustizia  che dal mese di novembre 2011 svolgo attività lavorativa come scrivano/bibliotecario nel carcere di Spoleto, con passione, dedizione e fantasia e mi sono attivato, con spese personali di cartoleria e valori bollati, e ho scritto a diverse case editrice per rinnovare e aggiornare la biblioteca, facendo arrivare per il momento un migliaio di libri.

Eppure la mia paga media mensile è di 26,48 € e non credo proprio che questa sia una remunerazione decorosa e rieducativa,  la trovo piuttosto umiliante.

A questo punto mi chiedo: Signora Ministra della Giustizia, chi è il ladro?

Carmelo Musumeci

Carcere Spoleto, Marzo 2012

www.carmelomusumeci.com

 
 
 

Cina: pena di morte per commercio illegale di olio riciclato

Post n°523 pubblicato il 03 Marzo 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Le autorità cinesi hanno annunciato di voler intensificare la repressione contro il commercio illegale dell’olio da cucina riciclato, ricorrendo anche – nei casi più gravi – alla pena di morte. Quando si occupano di questi casi, ha detto il Ministero della Sicurezza Pubblica, i tribunali devono considerare pienamente l’ammontare dei capitali coinvolti ed il danno arrecato ai cittadini. La condanna a morte deve essere pronunciata senza esitazione nei confronti di chi la merita, ha esortato il Ministero. Pene severe devono essere date a tutti quei funzionari che non contrastano questa minaccia adeguatamente. L’agenzia di stampa ufficiale Xinhua riferisce che dall’agosto 2011 la polizia cinese ha arrestato circa 800 persone sospettate di coinvolgimento in questo tipo di commercio illegale. Si tratta di avanzi di olio per cottura raccolti dagli scarichi dei ristoranti per essere rigenerati e riutilizzati.

Per saperne di più: http://www.chinadaily.com.cn/china/2012-02/22/content_14662203.htm

Fonte: www.nessunotocchicaino.it

 
 
 

Razzismo di Stato fra uomini ombra

Post n°522 pubblicato il 28 Febbraio 2012 da SpiraleDiPensieri
 
Foto di SpiraleDiPensieri

- Semilibertà Marino Occhipinti, uno dei componenti della Banda della Uno Bianca condannato all'ergastolo, ha ottenuto la semilibertà dal Tribunale di sorveglianza di Venezia. (…). Occhipinti, ex poliziotto della squadra mobile di Bologna, è in carcere a Padova dal 1994 ed ha già usufruito di un permesso nel 2010.
- Uno Bianca, Occhipinti dopo la semilibertà già al lavoro in una cooperativa socilae.

(Fonti : "Il Manifesto" e "Il Fatto Quotidiano")


Sebbene gli ergastolani ostativi siano sempre contenti quando un ergastolano non ostativo riesce a uscire, non capiscono perché, per Legge, ci siano ergastolani "buoni", che hanno la speranza un giorno di potere uscire, ed ergastolani "cattivi", condannati a essere colpevoli per sempre e a morire in carcere.

La vendetta della società, la Legge, il Diritto, la Giustizia, il fine rieducativo dell'articolo 27 della Costituzione, tutto dovrebbe valere per tutti, sia per Occhipinti sia per (…).
(…) è stato arrestato nel 1991, all'età di diciannove anni, (…) quando è stato condannato alla pena dell'ergastolo pensava che non era ancora morto, perché avrebbe potuto uscire dopo 20, 30, 40, 50, addirittura dopo 100 anni di carcere, in permesso, in semilibertà e in condizionale. (…) col suo quarantesimo compleanno ha passato più anni in carcere che fuori.
(…) ha sempre creduto a quello che sentiva alla televisione e pensava che quello che leggeva sui giornali fosse vero.
(…) ha sempre creduto a quello che dicevano i politici: La pena dell'ergastolo in realtà non esiste perché si può uscire in permesso premio, in semilibertà e in condizionale. (…) è stato un ingenuo: per vent'anni ha creduto che un giorno sarebbe uscito.
(…) dopo vent'anni di carcere è stato condannato un'altra volta, questa volta senza speranza. L'altro giorno ha ricevuto di nuovo la risposta del magistrato di sorveglianza che non potrà mai uscire, né ora né mai: Considerando che i delitti sono stati commessi al fine di agevolare l'associazione criminosa di appartenenza, e pertanto ostativi alla concessione dei benefici, dichiara inammissibile la richiesta di permesso. (…)ora sa che sarà sempre e per sempre colpevole. Chiedere questo tipo di giustizia è orribile: è più comprensibile chiedere la vendetta di una pena di morte. Io penso che (…) a diciotto anni è stato meno pericoloso di un politico corrotto, o di un banchiere che fa i prestiti da strozzino, o di molti imprenditori colpevoli di tanti omicidi bianchi.
Io credo che a (…) va data una possibilità, una sola, ma gli va data. (…) è di fronte alla mia cella, ha il blindato e il cuore chiuso perché non ha più speranza. Sa che se non collaborerà con la giustizia, se al suo posto non ci metterà un altro non uscirà più dal carcere. (…) non ha più sogni, li ha finiti tutti. Ora non potrà più sognare, né quando dormirà, né quando sarà sveglio. (…) ora non ha più dubbi, dopo la risposta del magistrato di sorveglianza, ha la certezza che morirà in carcere.
Nessuno merita una pena che non finirà mai, perché tutte le cose hanno diritto di iniziare e di finire. (…) sa che alla fine la morte è più umana degli uomini e per farlo uscire dal carcere se lo porterà via.
In carcere si soffre di più quando si viene perdonati, per questo molti uomini ombra sono contenti che i "buoni" non perdonino: in questo modo si sentono meno astiosi di loro.
Serbare rancore equivale a prendere un veleno e sperare che l'altro muoia. (William Shakespeare).


Carmelo Musumeci


Carcere Spoleto, febbraio 2012 www.carmelomusumeci.com

 
 
 

Florida (U.S.A.): giustiziato dopo 31 anni nel braccio della morte

Post n°521 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Un uomo è stato giustiziato mediante iniezione letale nella Prigione di Stato della Florida dopo aver trascorso 31 anni nel braccio della morte. Si tratta di Robert Brian Waterhouse, 65 anni, che era stato riconosciuto colpevole dello stupro e l'omicidio di una giovane donna, Deborah Kammerer, 29 anni. Waterhouse si e' dichiarato innocente fino alla fine: 'state per assistere all'esecuzione di un uomo innocente condannato per errore', ha detto poco prima che gli infilassero l'ago nella vena. Ha attribuito la propria condanna a procuratori corrotti, giudici con pregiudizi e ad un sistema di appelli difettoso. “Lo Stato ha violato la propria legge distruggendo le prove di DNA, impedendomi di dimostrare la mia innocenza”. Waterhouse diventa il 1° giustiziato di quest’anno in Florida, il 72° da quando la Florida ha ripreso le esecuzioni nel 1979, il 4° dell’anno negli Usa, e il n° 1281 da quando gli Usa hanno ripreso le esecuzioni nel 1977.

Fonte: www.nessunotocchicaino.it

 
 
 

Faenza: Coalit incontra i ragazzi del Liceo Torricelli

Post n°520 pubblicato il 24 Febbraio 2012 da SpiraleDiPensieri
 
Foto di SpiraleDiPensieri

       Il 25 febbraio 2012 la presidente della Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte Onlus (www.coalit.it), Arianna Ballotta, incontrerà i ragazzi del Liceo Torricelli di Faenza.
Nell'incontro, che avrà luogo dalle 07:50 alle 13:00 circa, verranno affrontate diverse tematiche tutte accomunate da un filo conduttore di base: i diritti umani.
La conferenza, articolata in tre incontri con tre diversi gruppi di studenti, verrà tenuta parte in inglese e parte in italiano.
Si parlerà dell'esperienza personale di Arianna Ballotta con i condannati a morte (le lettere, le visite in carcere, la vita dei reclusi nel braccio della morte) ed in particolare con Richard Wayne Jones, la cui storia è raccontata nel libro
"Texas Death Row Hotel - Storia di un americano condannato a morte" (Ballotta Arianna – Santamato Mirella – Santoro Pietro, con prefazione di A.Montano, Casalnuovo di Napoli, Phoebus, 2005, 184 p.), dell'impegno personale della presidente di COALIT e degli altri membri del direttivo di COALIT contro la pena di morte, della capacità di perdonare, della situazione attuale della pena di morte nel mondo, dei metodi di esecuzione, degli strumenti in mano agli abolizionisti per portare avanti questa lotta in difesa della vita.
Verrà anche proiettata parte della versione integrale dell'intervista rilasciata da Richard Wayne Jones dal braccio della morte del Texas nel 1997.


Fonte: News COALIT

 
 
 

Forlì: seminario sulla pena capitale e sul sistema giudiziario americano

Post n°519 pubblicato il 16 Febbraio 2012 da SpiraleDiPensieri
 

       Ricevo dal dott.r Claudio Giusti e pubblico volentieri.

_______________________________________

Seminario sulla pena capitale e sul sistema giudiziario americano.
Otto lezioni di Claudio Giusti

In collaborazione con il Gruppo di Forlì di Amnesty International alle 20.30 presso il Centro Annalena Tonelli, via Andrelini 59, Forlì

23 febbraio 2012

La pena di morte è una forma di tortura?


1 marzo 2012

La pena di morte è un deterrente?


8 marzo 2012

L’American Gulag e il sistema giudiziario americano.


15 marzo 2012

Arbitrary and capricious: la giustizia americana fuori da telefilm.


22 marzo 2012

La pena di morte americana sarà abolita per i motivi sbagliati: innocenti, costo e LWOP.


29 marzo 2012

The killing state: dal delitto all’esecuzione in otto storie.

Storia della pena di morte americana, il linciaggio, le giurie.


5 aprile 2012

Why we fight: moralità, mezzi e metodologie abolizioniste.

L’abolizione della pena capitale in Italia e nel diritto internazionale.

La nuova frontiera: Taiwan, Giappone e Cina.


Ottava lezione da tenersi in data da stabilire

The Ghosts of  Jasper County.

Una riflessione personale sul movimento abolizionista.

 
 
 
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