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Spitama
   
Creato da Spitama il 17/06/2009
Impressioni e pensieri di uno qualunque

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Al primo viaggio in Cina mi fiondero' in quel...
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LO SCAFFALE

La “mente”, cioè la nostra coscienza consapevole del mondo, è un aspetto fondamentale della società. Con questo libro Paul Davies, uno scienziato che non professa alcuna religione tradizionale, afferma che c'è un livello più profondo di comprensione e spiegazione, che si può chiamare Dio, per cui, anche se non si può dire che noi siamo il fine dell'esistenza dell'universo, gli esseri umani sono una parte essenziale dell'organizzazione del mondo.

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Rchard Dawkins, biologo evolutivo e membro della Royal Society, con questo suo libro non solo vuol dimostrare, con stile piacevole e argomentazioni provocatorie, l'assoluta improbabilità di un essere superiore, creatore del cielo e della terra, ma soprattutto denunciare come ogni forma di religione possa trasformarsi in fondamentalismo, fomentare guerre e condizionare la mente dei bambini.

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Se volete conoscere i pensieri di un  chimico alquanto stravagante, che con i suoi alambicchi si costruiva ogni tipo di “sballo”, e nonostante ciò è riuscito a guadagnarsi, nel 1993, un premio Nobel per la Chimica. Leggetevi questo libro. Simile ad un esplosivo laboratorio di idee, Kary Mullis ci sfida a mettere in discussione l'autorità della scienza dogmatica. Dalla sua penna scoprirete come vive, lavora e si diverte una delle menti più brillanti dell'ultimo secolo.

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    << La nostra vita è un opera d'arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no>>, questo pensiero è tratto dal libro con il quale lo scrittore ci propone la sua soluzione personale al secolare problema di come deve essere una vita felice. Se volete scoprire un nuovo metodo per apprendere l'arte di essere felici e forgiare la propria vita in modo originale, leggetevi questo libro. E, dalla penna di uno dei pensatori più noti e influenti al mondo, potrai conoscere il suo pensiero e ascoltare i suoi consigli, a mio avviso, utili e attuabili.

copertina del libro

 

 

BACHECA PARROCCHIALE: AVVISI

Gentili parrocchiane, non dimenticate la vendita di beneficenza. È  un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.

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Venerdì prossimo alle ore 17 ci sarà il primo incontro del Gruppo Giovani Madri. Tutte le ragazze della Parrocchia che desiderano diventare giovani madri possono rivolgersi al parroco, nel suo studio.

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Il Gruppo di recupero della fiducia in sé stessi, si riunisce venerdì sera alle      ore 19. Per cortesia usate la porta sul retro.

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Per favore mettete le vostre offerte nella busta, insieme ai defunti che volete far ricordare.

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Un nuovo organo è stato installato in Chiesa. E' stato donato da uno dei   nostri parrocchiani, in memoria di sua moglie.

 

GLI INTRAMONTABILI

 

I VIZI CAPITALI

ACCIDIA

In un giardino, un vagabbonno dorme

accucciato per terra, arinnicchiato,

che manco se distingueno le forme.

 

Passa una guardia: - Alò - dice - Cammina !

Quello se smucchia e   j' arisponne: - Bravo !

Me sveji propio a tempo ! M' insognavo

che stavo a lavorà ne l' officina !

 

GLI INTRAMONTABILI

 

I VIZI CAPITALI

AVARIZIA

Ho conosciuto un vecchio

ricco, ma avaro; avaro a un punto tale

che guarda li quattrini ne lo specchio

pe' vede raddoppiato il capitale.

 

Allora dice: - Quelli li do via

perché ce faccio beneficenza;

ma questi me li tengo pe' prudenza...

E li ripone nella scrivania

 

GLI INTRAMONTABILI

 

I VIZI CAPITALI

GOLA

Un Gatto s' incontrò con un amico

Come va ? - Se campicchia... - E indove stai ? -

Dice: - Lavoro in quer palazzo antico.

Uh ! Li sorci che acchiappo ! Nun te dico

Nun finischeno mai !

Che strage ! Che macello !

Fa piacere a vedello !

Però nella soffitta der palazzo,

c'è la moglie d'un sorcio co' la fija

e quelle, poveracce, nu' l' ammazzo:

prima per un riguardo a la famija

eppoi perché me fanno

trecento sorci all' anno...

In certe circostanze è necessario

un po' de sentimento umanitario 

 

GLI INTRAMONTABILI

 

I VIZI CAPITALI

                                                 INVIDIA

Su li stessi gradini de la chiesa

c'è uno sciancato co' la bussoletta

e una vecchietta co' la mano tesa.

 

Ogni minuto lo sciancato dice:

- Moveteve a pietà d'un infelice

che so' tre giorni che nun ha magnato...

E la vecchia barbotta: - Esaggerato !

 

GLI INTRAMONTABILI

 

I VIZI CAPITALI

                                                                                                                        IRA

Lidia, ch'è nevrastenica, è capace

che quanno liticamo per un gnente

se dà li pugni in testa, espressamente

perché lo sa che questo me dispiace.

 

Io je dico: Sta' bona, amore mio,

ché sennò te fai male, core santo...

Ma lei però fa peggio, infino a tanto

che quarcheduno je ne do pur'io 

 

 

 

GLI INTRAMONTABILI

 

I VIZI CAPITALI

LUSSURIA

 

Pe' un ladro, un assassino o un mentitore

c'è sempre un modo pe' arriva' ar Signore

l'importante è che ce sia er pentimento

pure che fosse a l'urtimo momento

 

La Chiesa vanta tanti pensatori

furgide menti, ma prima peccatori

che passorno la vita a fa' baldoria

prima de sorge a 'na Cristiana Gloria

 

Frate Abelardo fu propio uno de questi

che prima de studia l' Antichi Testi

era famoso pe' certe inclinazioni

che perse poi cor tajo dei cojoni

 

GLI INTRAMONTABILI

 

I VIZI CAPITALI

SUPERBIA

Quello che te fa danno è la modestia:

- disse un Cavallo a un Ciuccio- ecco perché

nun sei riuscito a diventà una bestia

nobbile e generosa come me ! -

 

Er Ciuccio disse: - Stupido che sei !

S'io ciavevo davero l'ambizzione

de fa carriera, a st'ora già sarei

Ministro de la Pubbrica Istruzzione

 

 

I legionari in Cina

Post n°395 pubblicato il 05 Ottobre 2011 da Spitama
 
Foto di Spitama

È tornata alla ribalta la notizia che una parte dei 50000 legionari di Crasso, sconfitti nel 53 a.C. dai Parti nella battaglia di Carre, si sottrassero con la fuga alla prigionia, rifugiandosi in Cina.

 

 

                 

 

          Il primo a sostenere questa tesi fu Plutarco, quando parla di Crasso nella sua opera “Vita Parallele”. Poi l’argomento fu ripreso nel secolo scorso dal sinologo americano H. Dubs, che nel 1942, basandosi sulla descrizione rinvenuta nelle fonti cinesi di uno scontro avvenuto nel 35 a.C. nei pressi della città di Zhizhi , l'attuale Drambul, sul fiume Talas tra truppe cinesi, impegnate in una spedizione contro un capo ribelle, e soldati al servizio di questi, dedusse trattarsi di legionari romani divenuti mercenari. Avevano infatti adottato in battaglia una formazione a "scaglia di pesce", cioè a "testuggine", tipica delle legioni romane.

         La battaglia di Carre e lo scontro sul Talas sono realmente avvenuti, sia pur a distanza di venti anni. Non c'è da dubitare. Dubbi si possono avere invece sulla identificazione di quei mercenari con dei legionari romani. Come minimo infatti il più giovane di essi doveva avere circa 40 anni e tutti non potevano trovarsi nelle migliori condizioni fisiche dopo venti anni di fughe, di marce e di stenti in un paese ostile. Solo questa considerazione  sarebbe stata sufficiente per accantonare la tesi di Dubs, per quanto avvincente essa fosse.

        Ma ciò non avvenne, perché nel 1990, l'ufficialissima rivista Beijing Review dedicò ad essa un articolo dal titolo “The First Romans in China”. Secondo costoro, i cento e più soldati fatti prigionieri dai cinesi dopo la conquista di Zhizhi sarebbero stati trasferiti insieme a un migliaio di abitanti della città nella provincia del Gansu. Qui una città sarebbe stata costruita per loro o da loro, il cui nome, Lijian, stranamente simile a quello dato dai cinesi del tempo all'Impero Romano, confermerebbe che quei soldati fatti prigionieri erano proprio ex-legionari romani.

 

L'origine romana della città sarebbe confermata anche dagli scavi, che hanno portato alla luce strade intersecantisi ad angolo retto, come negli accampamenti romani, nonché dalle caratteristiche fisiche di alcuni abitanti dei villaggi circonvicini, dai capelli biondi e gli occhi azzurri, il che proverebbe la loro discendenza, dopo più di 2000 anni, dai legionari romani.

 

Nel 2005 poi, dei test sul DNA hanno confermato che alcuni degli abitanti del villaggio sono infatti di origine straniera, il che ha portato molti esperti a concludere che sono i discendenti dei soldati dell' esercito romano guidato dal generale Marco Licinio Crasso. Però, in tutto questo lasso di tempo, a nessun esperto che ha trattato l’argomento, sembra essergli passato per la mente che probabilmente quei contadini del Gansu,  biondi, dagli occhi azzurri e dal naso aquilino, potrebbero essere discendenti di immigrati slavi o turchi stabilitisi in quella regione nel corso degli ultimi secoli.

 

         Questa “svista” potrebbe non essere causale, perché oltre alla notorietà che ha offerto in tutto questo tempo il “dibattito storico”, la notizia ha suscitato anche la curiosità del popolo cinese. E così quel villaggio sperduto, nella provincia nord occidentale cinese del Gansu, sta diventando meta di migliaia di turisti e una delle nuove attrazioni nel paese.  Tanto che  nella piazza di Lijian una dozzina di cinesi dall'aspetto occidentale,  vestiti con armature e dotate di scudi, attraggono con finte battaglie e parate frotte di turisti curiosi.

 
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Verità nascoste e privacy

Post n°394 pubblicato il 28 Settembre 2011 da Spitama
 
Foto di Spitama

La recente pubblicazione sul sito listaouting.wordpress.com dei nomi di dieci politici gay e omofobi, ha alzato un grande polverone. A questo punto bisogna chiedersi: è corretto  divulgare le abitudini sessuali di una persona, specialmente se questa preferisce tenerle riservate?

E’ ovvio che, se si tratta di un privato cittadino, la risposta deve essere un no perentorio.

      Ma quando si tratta di politici ? Beh, in questo caso il giudizio cambia sostanzialmente. Perché  se si sceglie di essere uomini pubblici, bisogna anche rinunciare volontariamente al diritto alla privacy. Non tanto perché la morale del politico debba essere, come quella della moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto.

     Ma  piuttosto perché, essendo i politici rappresentanti non di se stessi, ma dei loro elettori, questi ultimi hanno il sacrosanto diritto di sapere di che stampo sia la persona per cui votano.

                 

                 

       Se andiamo a vedere la lista incriminata, fra i nomi eccellenti spiccano quelli di Roberto Formigoni (PdL), storico esponente del movimento fondamentalista cattolico Comunione e Liberazione, e di Luca Volontè (Udc), anch’esso seguace di don Giussani, e promotore della legge sulla funzione sociale degli oratori. Oltre a quelli di Massimo Corsaro (PdL), esponente del movimento Scienza e Vita, che ha fatto fallire il referendum del 2005 sulla procreazione assistita, e di Roberto Calderoli (LegaNord), recordman mondiale di dichiarazioni fasciste e razziste.

                     

       Per non parlare poi di Gianni Letta, eminenza grigia dei governi Berlusconi e gentiluomo di Sua Santità.

       Tutta gente questa, stando a quanto riferisce il sito, che  predica bene ma razzola male. Ovviamente, non con l’intento di considerare l’omosessualità un male, o una perversione secondo natura. Ma nel senso che sono loro stessi a predicare che essa sia così, ricevendo anche per questo i voti di chi la pensa come loro.

      Dunque, è sacrosanto che si smascheri la loro duplicità, purché però lo si faccia portando almeno qualche straccio di prova: cosa che il sito incriminato purtroppo non fa.

      Le inchieste giornalistiche serie,  sono corredate di prove certe. Quando ci si limita a pubblicare una lista che sa più di delazione, che non di requisitoria, si rientra a far parte della peggior tradizione del giornalismo di gossip.

 
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Pie illusioni

Post n°393 pubblicato il 24 Settembre 2011 da Spitama
 
Foto di Spitama

Vi è mai capitato, guardando il cielo, di scorgere una nuovola con profilo umano, o addirittura di vederne una a forma di coniglio ? 

                  

 

Oppure riconoscere  un volto umano nella luna o su Marte ? Come mostrano le immagini di una formazione rocciosa marziana ripresa dalla sonda Viking 1.

 

                   

Sicuramente vi è successo. Ma vi siete mai dati una spiegazione ? Ciò dipende da una particolare disposizione della natura nel volerci dilettare con certe immagini o siamo noi che ci illudiamo inconsciamente ?

        La scienza una risposta al quesito già l’ha data: questa nostra innata predisposizione ha il nome di  pareidolia (dal greco είδωλον, immagine, col prefisso παρά, simile), ed è in pratica l'illusione subcosciente che ognuno di noi ha nel tendere a ricondurre a forme note oggetti o profili, naturali o artificiali, dalla forma casuale.

     Sembrerebbe che questa nostra tendenza sia stata favorita dall'evoluzione perché consente di individuare situazioni di pericolo anche in presenza di pochi indizi, ad esempio riuscendo a scorgere un predatore mimetizzato. Ma c’è di più: la  pareidolia consente spesso di dare una spiegazione razionale a fenomeni apparentemente paranormali, quali le apparizioni di immagini sacre su muri o la comparsa di "fantasmi" in fotografie. 

     E  di queste naturali “raffigurazioni divine” in rete se ne possono trovare a bizzeffe…si  va da Gesù Cristo alla Vergine Maria.

 

                 

 

           Ho trovato perfino uno degli ultimi santi appena giunto in paradiso..

 

                   

 

                     ora mi chiedo...ammirando  quest’ultimo esempio fotografico,

 

 

 

                    

 

 

... non sarà il caso di proporre  per la beatificazione anche Michael Jackson, visto  che per giunta  gli sono già spuntate le ali ?

 
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Precettazione e religione

Post n°392 pubblicato il 08 Settembre 2011 da Spitama
 
Foto di Spitama

Conprecettazione s'intende il provvedimento amministrativo straordinario col quale la competente autorità impone il termine di uno sciopero. Il provvedimento è stato introdotto in Italia dalla legge n. 146 del 12 giugno 1990 e si applica ai servizi essenziali di pubblica utilità, e si estende per espressa previsione anche ai “lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori”, quindi a privati che gestiscano tali servizi.

       Dunque, la precettazione non ha un ambito di applicazione circoscritto e può riguardare non solo i lavoratori, ma le imprese. Nei casi di inosservanza, può comportare per il contravvenente da una sanzione pecuniaria, per ogni giorno di violazione, fino all'arresto per interruzione di pubblico servizio.  

       Le radici di  simili provvedimenti legislativi non sono il frutto delle moderne democrazie, ma vanno ricercate nei libri di storia a partire dal lontano Medio Evo, con  la nascita dei “servi della gleba”, anche se istituzioni sociali simili erano già conosciute nell'antichità classica. Eh già, perché fu proprio Diocleziano che, nel 301 d.C., per  contenere l’inflazione galoppante si vide costretto ad  introdurre una nuova moneta d’argento e a imporre dei prezzi calmierati (Editto sui prezzi massimi De pretiis rerum venalium).

      Questi provvedimenti, tuttavia, non ebbero successo: la nuova moneta scomparve rapidamente dal mercato in quanto si preferiva conservarla ed i prezzi fissati fecero scomparire alcuni beni dal mercato ufficiale per essere venduti alla borsa nera e quindi lo stesso Diocleziano fu costretto a ritirare l'editto. Nel frattempo, però, le condizioni di vita della popolazione peggiorarono: le tasse erano pesantissime e molti abbandonarono le proprie attività produttive, non più redditizie, spesso per vivere come mendicanti.        

        Diocleziano ricorse allora alla precettazione, ossia l'obbligo per gli abitanti dell'impero a continuare il proprio mestiere e la negazione della scelta libera della professione, costringendo gli abitanti dell'impero romano a subentrare ai padri nelle loro attività produttive.

       A questo punto voi vi chiederete cosa c’azzecca tutta questa bella rinfrescata storica sulla precettazione con la religione ? C’entra, c’entra ! Seguite il mio ragionamento.

    

 

 

 

 

Voi accettereste mai una legge che vi imponesse di svolgere a vita l’attività dei vostri nonni ? No, di certo ! Per il semplice motivo che ognuno deve essere libero di scegliere cosa fare della propria vita, e tale scelta non gli deve essere imposta da altri fin dalla nascita. E mi pare più che giusto, perché, se così fosse, si ritornerebbe di colpo ad essere dei “servi della gleba”. 

 

 

   

       Ora questo concetto è universalmente accettato, fatta eccezione quando si discute di fede religiosa. La nostra società, compresi i settori che non hanno niente a che fare con la religione, ha accettato l'idea assurda che sia giusto e normale inculcare nei bambini piccoli la fede dei genitori e marchiarli con etichette religiose (“bambino cattolico”, “bambino protestante”, “bambino ebreo”, “bambino musulmano” ecc.) che non hanno equivalente in nessun altro campo.  Non ci sono per esempio bambini comunisti, bambini leghisti, bambini repubblicani, bambini democratici. Un bambino non è “cristiano” o “musulmano”, ma figlio di genitori cristiani o musulmani.

      Tra l'altro, se si usasse quest'ultima espressione, i bambini stessi prenderebbero coscienza del problema. Un bambino che viene definito “figlio di genitori musulmani” capirebbe immediatamente che la religione è una cosa che si abbraccia o si rifiuta quando si diventa abbastanza grandi per farlo. Sarebbe un' ottima cosa, a fini educativi, insegnare religione comparata. Ma un educazione del genere e inaccettabile per gli apologeti delle tre religioni monoteiste. Per loro l'educazione multireligiosa è pericolosissima perché si insegna ai bambini che tutte le religioni hanno lo stesso valore, il che significa che la loro non ha alcun valore speciale.

       E ad una proposta del genere  risponderebbero:<< Presentare tutte le fedi religiose come ugualmente valide è sbagliato. Ognuno, sia egli induista, ebreo, musulmano o cristiano, ha il diritto di credere che la sua religione sia superiore alle altre; altrimenti che senso avrebbe avere fede ? >>

      Già, che senso ha ? E quale plateale assurdità ! Queste fedi sono reciprocamente incompatibili, altrimenti come potrebbe ciascuno ritenere la propria superiore ? Ne consegue che la maggior parte non può essere “superiore alle altre”. Bisognerebbe che i bambini imparassero che ci sono religioni diverse, e che inoltre notassero la loro incompatibilità, per trarre le loro conclusioni sulle conseguenze dell'incompatibilità. Quanto al problema se siano “valide”, decidano loro stessi quando saranno abbastanza adulti per farlo.

 

 

                 

 

  

       Ma oggi una educazione simile  non è minimamente pensabile, perché i capi religiosi sanno bene quanto sia vulnerabile il cervello infantile e quanto sia importante indottrinare i fanciulli fin dalla più tenera età. Il motto gesuita << Datemi un bambino nei primi sette anni di vita e vi mostrerò l’uomo >> resta valido anche se è diventato un luogo comune. Alla luce di questo mio ragionamento: ditemi se queste forme di educazione religiosa, non possono essere oggi considerate come un forma di “precettazione del libero arbritrio” ?

 
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Merito e politica in democrazia

Post n°391 pubblicato il 05 Settembre 2011 da Spitama
 
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Io ho una figlia di 31 anni, laureata in Scienza delle  Comunicazioni con 110, oltre alla sua lingua madre, parla e scrive fluentemente l’inglese e il tedesco; tuttora lavora presso una casa editrice con un contratto a progetto, eppure mesi fa per poter firmare un contratto di affitto è dovuta ricorrere al mio avvallo. Allora mi sono chiesto: a cosa sono valsi tutti quegl’anni d’impegno nello studio da parte sua , e tutto il sacrifico economico da me affrontato, se poi quel merito riconosciutogli dai suoi docenti non è valso a garantirgli neanche un misera affidabilità economica in materia di contratti di affitto ? 

      Certo i tempi sono cambiati, quando io ero della sua età, con la stessa sua preparazione avrei avuto molte più possibilità di scelta, sia nella pubblica amministrazione che nel privato. Ma oggi la situazione è totalmente diversa: il privato, con liberalizzazione  del mercato del lavoro, può fare e disfare a suo piacimento, mentre il pubblico difficilmente bandisce dei concorsi, e quando assume lo fa per chiamata diretta. Mentre per quei pochi concorsi che mette al bando, richiede delle conoscenze, che bisognerebbe  studiare tre vite di seguito per poterli superare senza problemi. Leggetevi, a titolo di esempio, le prove che bisogna superare per diventareSegretario di Legazione in prova”, presso il Ministero degli Affari Esteri.

      Questa ricerca del merito assoluto quando si tratta di “servire” lo Stato, sarebbe accettabile se fosse applicata a tutta la sfera d’interesse pubblico, ad iniziare dalla stessa politica.  Ma purtroppo lo scenario politico italiano ci mostra che il “merito” è l’unica qualità che non fa titolo.

                

        È lo dimostra la scarsa conoscenza della lingua inglese da parte del nostro presidente del Consiglio,  che per sfogarsi con Obama sulla sua situazione in patria, è dovuto ricorrere all’aiuto di un interprete, o di un attuale ministro che è riuscito ad ottenere uno straccio di diploma di “perito tecnico elettronico”,  solo presso la scuola per corrispondenza “Radio Elettra – Torino”. 

       Per capire meglio il quadro politico che accomuna quasi tutti i cosiddetti governi “democratici” dell’Occidente, vi propongo la lettura di un brano tratto dal saggio di Massimo Fini dal titolo “Sudditi – Manifesto contro la Democrazia”:

<<  La classe politica democratica è formata da persone che hanno come elemento di distinzione unicamente, e tautologicamente, quello di fare politica. La loro legittimazione è tutta interna al meccanismo politico che le ha prodotte. Sono i professionisti della politica, che vivono di politica e sulla politica, secondo la lucida e spietata analisi di Max Weber che scrive “di politica come professione vive chi tende a farne una duratura forma di guadagno”, e aggiunge che l'origine storica di questo tipo di governante “è esclusivamente occidentale”.

      Poiché non è necessaria alcuna qualità prepolitica,  la selezione della nomenklatura è autoreferenziale, puramente burocratica, avviene all'interno degli apparati di partito attraverso lotte oscure, feroci, degradanti, spesso truffaldine. L'oligarca democratico è un uomo senza qualità. La sua qualità è di non averne alcuna. Il che gli consente una straordinaria adattabilità. Ma, si obbietterà, la mediocrità dei governanti non solo è accettata ma presupposta dalla democrazia. Vero. Ma se al posto di una democrazia apparente c'è un sistema oligarchico la cosa cambia completamente di segno e di senso.

       In democrazia infatti si accetta la possibilità che i governanti siano mediocri proprio per evitare ogni deriva autoritaria e la concentrazione del potere nelle mani di élites privilegiate, come avviene nei regimi aristocratici. Ma se in democrazia si formano delle aristocrazie di fatto, a causa di un metodo e non in virtù di qualità specifiche, allora la loro mediocrità diventa inaccettabile e intollerabile. Perché la loro superiorità non è giustificata da nulla: hanno i privilegi dell'aristocrazia senza averne le qualità e gli obblighi. Un'aristocrazia senza qualità, qual è quella dei professionisti della politica, non viene rispettata.

      Nota Tocqueville: “Nella democrazia i semplici cittadini vedono un uomo uscire dalle loro file e giungere in pochi anni alla ricchezza e alla potenza; questo spettacolo suscita la loro sorpresa e la loro invidia, essi ricercano in che modo colui che era un loro uguale sia oggi investito del diritto di dirigerli”. Il regime democratico, trasformato surrettiziamente in un sistema di oligarchie e di feudatari senza prestigio e senza obblighi, si presta quindi in modo particolare alla perdita di dignità da parte del cittadino e alla sua corruzione, morale e materiale. La corruzione dei governati si intreccia fatalmente con quella dei governanti. Che le classi dirigenti democratiche siano profondamente corrotte è universalmente riconosciuto. Anche le dittature o le autocrazie o le aristocrazie naturalmente lo sono.

       Ma è un'eventualità, sia pur molto probabile, in democrazia invece è una necessità pressoché ineludibile dovuta proprio a quella che ne è l'essenza: la competizione. Perché non è competizione leale fra cittadini singoli e uguali, posti sulla stessa linea di partenza, ma una feroce lotta fra gruppi organizzati per la spartizione del potere, che hanno quindi bisogno di strutture, di mezzi ingenti, di uomini, di servi e, soprattutto, di denaro >>.

 
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Oddio, mo’ oggi che scrivo ?

Post n°390 pubblicato il 31 Luglio 2011 da Spitama
 
Foto di Spitama

…quante volte vi sarete posti questa domanda, davanti alla pagina bianca del vostro blog ? Non so voi, ma io tante…e oggi è una di quelle.

       Dopo aver a lungo vagato in rete per trovare un idea, una foto, una notizia particolare che mi desse lo spunto per un qualcosa di originale da riportarvi, alla fine un qualcosa l’avevo trovata, ma subito una voce da dentro mi ha detto: << guarda che è troppo “sputtanata”, sai quanti come te avranno già  avuto la stesse idea ! >>

 

       Certo è proprio duro per noi poveri blogger cercare di essere sempre “originali”, potete crederci ! Ma riconsoliamoci perché dubbi simili gli hanno  avuti anche chi con  “le parole” aveva una grande dimestichezza. Sentite cosa pensavano in merito alcuni fini letterati….

 

 

 

 

 

 

 

<< Gli autori più originali non lo sono perché promuovono ciò che è nuovo, ma perché mettono ciò che hanno da dire in un modo tale che sembri che non sia mai stato detto prima >>.

Wolfgang Goethe

 

 

 

<< Nella lettera di risposta il Dottor Holmes rideva dell'intera faccenda col riso più benevolo e ristoratore, e a lungo e con felice frasario mi assicurava che il plagio inconsapevole non rappresenta un delitto; che io lo commettevo ogni giorno, che lui lo commetteva ogni giorno, che ogni uomo in terra che scrive o parla lo commette ogni giorno, e non una o due volte soltanto, ma ogni qualvolta apre bocca; che tutte le nostre frasi sono ombre spiritualizzate proiettate in folla dalle nostre letture; che nessuna nostra frase ben riuscita è del tutto nostra e originale; in essa non vi è nulla di nostro salvo qualche leggero ritocco apportato dal nostro temperamento, dal carattere, dall'ambiente, dall'educazione e dalle amicizie; che questo leggero ritocco la rende diversa da come la direbbe qualcun altro, le dà il nostro stile, e per un momento la fa nostra; tutto il resto è vecchio, muffoso, antico, e sa del respiro di mille generazioni che l'hanno adoperata prima ! >>  Mark  Twain

 

 

 

 

 

 

  << L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentarle con novità >>.
Ugo Foscolo

 

 

 

 

 

  

… dopo aver letto questi “illuminanti” pensieri, a me sembra che la nebbia che già avvolgeva la tastiera del mio computer si è fatta ancora più fitta di prima! La fanno facile loro…e che ci vuole: basta solo essere originali ! Quasi, quasi cancello tutto …eppoi, cosa scrivo ?

 
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L'occhio nero del monoteismo

<< Sappiamo che gli animali non sono contagiati da Dio. Indenni dalla religione, ignorano l'incenso e l'ostia, le genuflessioni e le preghiere, né li vediamo in estasi davanti agli astri o ai sacerdoti; non costruiscono né templi né cattedrali e non vengono mai sorpresi a invocare finzioni.

Con Spinoza, pensiamo che se si creassero un Dio, lo farebbero a loro immagine: gli asini con grandi orecchie, gli elefanti con la proboscide, le api con un pungiglione. Perciò quando gli uomini si mettono in testa di dare vita a un Dio unico, lo fanno a loro immagine: violento, geloso, vendicatore, misogino, aggressivo, tirannico, intollerante. Per farla breve, danno forma alla loro pulsione di morte, alla loro parte oscura, e ne fanno una macchina lanciata a tutta velocità contro se stessi.

         Infatti solo gli uomini inventano oltremondi, dèi o un solo Dio; essi soltanto si prosternano, si umiliano, si abbassano; essi soltanto favoleggiano e credono testardamente alle storie nate dalla preoccupazione di evitare di guardare in faccia il destino; essi soltanto a partire da queste finzioni architettano un delirio che trascina con sé una sequela di sciocchezze pericolose e di nuove scappatoie; essi soltanto lavorano alacremente alla realizzazione di ciò che più di tutto vorrebbero evitare: la morte.

                   

      La vita gli appare invivibile se la morte ne è la fine inevitabile. Subito si danno da fare per chiamare il nemico a governare la loro vita: vogliono morire regolarmente un po' tutti i giorni, per poter credere che il trapasso è più facile, quando arriva l'ora. Le tre religioni monoteistiche esortano a rinunciare a vivere qui e ora col pretesto che un giorno bisognerà rassegnarvisi: magnificano un aldilà (fittizio) per impedire il pieno godimento dell'aldiquà (reale).

        Il loro carburante? La pulsione di morte e infinite variazioni sul tema. Strano paradosso! La religione risponde al vuoto ontologico scoperto da chiunque si accorga che un giorno dovrà morire, che il suo soggiorno sulla terra è limitato nel tempo, che ogni esistenza si svolge per un breve periodo tra due nulla.

           Le favole accelerano il processo. Esse impiantano la morte sulla terra in nome dell'eternità in cielo. In questo modo esse sprecano il solo bene di cui disponiamo: la materia viva di un'esistenza viene uccisa in germe col pretesto della sua finitezza. Ma è un pessimo calcolo rinunciare a vivere per non dover morire, perché così alla morte si paga due volte un tributo che è sufficiente pagare una volta sola >>.

                              

Questo brano è tratto dal saggio del filosofo francese Michel Onfray, dal titolo Trattato di Ateologia, Fazi Editore. A ben vedere fra le religioni monoteiste e il denaro, così come è inteso oggi, esiste una forte comunione di intenti, entrambi ci chiedono di sacrificare il “presente” per un improbabile gioia futura.

 
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L’unità d’Italia cosa ci ha portato ?

Foto di Spitama

In questo anno ci sono stati i festeggiamenti per 150 anni dell’unita d’Italia, però, giorni fa a Pontida, fra la base leghista è ritornata in auge l’idea di secessione della Padania. Il fatto che una parte degli italiani trascurino i festeggiamenti del loro compleanno nazionale e ancora discutano  di secessione è una fotografia della identità appena embrionale di un popolazione unita.

        Ma questa idea di secessione è davvero strampalata o ha delle ragioni ben più solide di quella unicamente disfattista che i più sembrano affibbiargli. A leggere le opinioni  di alcuni eminenti personaggi sembrerebbe di no ! E a dire che non si tratta di  opinioni “partigiane” per il semplice motivo che quando furono espresse il partito della Lega Nord neanche esisteva. Sentite cosa pensavano…

Gaetano Salvemini: << Se dall’unità d’Italia il mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E`caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone >>.

Antonio Gramsci: << Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi, contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infangare con il marchio di briganti >>.

 

 

 

 

 

Giustino Fortunato:  << L’unità d’Italia è stata la nostra rovina economica >>. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Poi c’è un magistrato, Rocco Chinnici:

<< Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia >>. 

 

E infine vi cito il parere di uno storico straniero, Claude Duvoisin: Console Generale di Svizzera a Napoli e per il Sud d' Italia:

 

<< Nel secolo precedente, il Meridione d’Italia rappresentò un vero e proprio eden per tanti Svizzeri, che vi emigrarono, spinti soprattutto da ragioni economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e dalla qualità di vita. Luogo di principale attrazione: Napoli, verso cui, ad ondate, tanti Svizzeri, soprattutto Svizzeri tedeschi di tutte le estrazioni sociali emigrarono con diversi obiettivi personali. Verso la metà dell’Ottocento, nella capitale del Regno delle due Sicilie, quella svizzera era tra le più numerose comunità estere >>.

 

        Non si può allora dare torto a Barbara Spinelli secondo la quale: << come italiani abbiamo nel sangue i cromosomi dei Montecchi e dei Capuleti, e questa è la ragione sufficiente che spiega tutti i nostri mali, del passato e del presente >>.

 
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L’amore coniugale ai tempi di Montaigne

Post n°387 pubblicato il 13 Luglio 2011 da Spitama
 
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In una nota scritta su una copia dei Saggi, un amico di Montaigne, Florimond de Raemond, ci fa sapere che il filosofo trovava sua moglie abbastanza attraente. Il problema, però,  consisteva nella costrizione a fare regolarmente sesso con la stessa persona: Montaigne odiava qualunque tipo di obblighi.

  

 

 Li assolveva << con una sola chiappa >>, facendo ciò che gli era richiesto per mettere al mondo dei figli. Anche questo lo veniamo a sapere dalla nota a margine di  Florimond de Raemond, che recita:

 

 

 << Ho udito spesso l’autore dire che anche se egli,  pieno d’amore, ardore e vitalità, aveva preso in sposa una moglie bellissima e amabile, non si intrattenne mai con lei se non per onorare gli obblighi di letto richiesti dal matrimonio, senza mai vedere nulla di lei, neppure i seni, se non le mani e il viso, nonostante con le altre donne fosse estremamente giocoso e dissoluto >>.

 

 

 

 

                 

 

 

         Questo comportamento oggi potrebbe farci orrore, ma a quei tempi era normale. Era considerato moralmente riprovevole per un marito trattare la moglie come un’amante, perché avrebbe potuta trasformarla in una ninfomane. In un saggio quasi tutto dedicato al sesso, Montaigne cita Aristotele.<< Bisogna toccar la propria moglie con saggezza e castigatezza, per paura che, solleticandola troppo lascivamente, il piacere la faccia uscire fuori dei cardini della ragione >>.

 

 

 

 

 

        I medici dell’epoca dicevano che un piacere eccessivo poteva alterare il seme nel corpo, impedendone il concepimento. Era meglio per un  marito cercare l’estasi dove non importava quali danni causasse. Su questo punto la Chiesa la pensava come Aristotele e i medici. Il manuale dei confessori del tempo insegnava che un uomo che aveva avuto rapporti peccaminosi con sua mogli meritava una penitenza più pesante di chi aveva commesso quegli stessi atti  con un’altra donna. 

 

 

        Corrompendo i sensi della legittima consorte, un uomo rischiava di fuorviare la sua anima immortale, trascurando gli obblighi di responsabilità nei suoi confronti. Se proprio una donna sposata doveva imparare l’impudicizia, almeno lo facesse da qualcun altro: un punto, commenta Montaigne, su cui gran parte delle donne era d’accordo con gli uomini. Un classico caso, quest’ultimo, di “convergenze parallele”.

 
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Il problema “Palestinese”

Post n°386 pubblicato il 07 Luglio 2011 da Spitama
 
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Giorni fa, commentando il post di una mia amica che contestava il progetto di Freedom Flotilla, ho notato fra i commenti uno di cui riporto le testuali parole:<< Siamo alle solite.. Magari , questa lettura potrebbe essere più esplicativa per i soliti buonisti, per quelli che dicono ai 4 venti "fratelli" ai musulmani.. >>. La lettura a cui si riferiva era lo  Statuto del Movimento di Resistenza Islamici Hamas,  e citava in particolar modo l’articolo 7, che io vi riporto qui di seguito…

 

 

 

<< Il Movimento di Resistenza Islamico è uno degli anelli della catena del jihad nella sua lotta contro l'invasione sionista. È legato all'anello rappresentato dal martire 'Izz al-Din al Qassam e dai suoi fratelli nel combattimento, i Fratelli Musulmani del 1936. E la catena continua per collegarsi ad un altro anello, il jihad degli sforzi dei Fratelli Musulmani nella guerra del 1948, nonché le operazioni di jihad dei Fratelli Musulmani nel 1968 ed oltre.

      Benché gli anelli siano distanti l'uno dall'altro e molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo, così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta, le benedizioni e la Pace di Allah siano con Lui, dichiarò: “L'ultimo giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra e l'albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c'è un ebreo nascosto dietro di me -vieni e uccidilo” ; ma l'albero di Gharqad non lo dirà, perché è l'albero degli ebrei >>.

 

        Giustamente, come mi si faceva notare, questo pensiero, che si rifà agli insegnamenti dettati dal Corano,  trasuda odio e malvagità, ed è per giunta  stato messo per iscritto su di un documento ufficiale, avvalorandone così la volontà distruttiva.

        Ora, però, voglio farvi leggere un brano appartenente ad un altro manoscritto, anche questo ufficiale ed inoltre considerato “sacro” dagli israeliani: la Bibbia. Il brano è tratto dall' Esodo...

 

 

  

<< Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco io scaccerò davanti a te l'Amorreo, il Cananeo, l'Hittita, il Perizzita, l'Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal far alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te.  Anzi distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri.  Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso.  

       

       Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi >>. 

 

          Come si può facilmente osservare: le parole sono diverse ma il sentimento di odio e di rivalsa nei confronti di chi non è dello stesso credo religioso è parimenti e chiaramente espresso in entrambi i testi.

        Io ora tengo a  precisare,  come ho già fatto con quel gentile commentatore, che non credo in nessuna divinità, qualunque essa sia. Né quantomeno, faccio distinzione fra l' inutile e tragica morte di un bambino israeliano o di uno palestinese.

 

                      

 

        Ma proprio in virtù di questa mia convinzione, sono  sempre stato dell'avviso che se si potessero abolire tutte quante le religioni, forse il problema dei territori contesi fra palestinesi e israeliani rimarrebbe, ma almeno gli israeliani non potrebbero avanzare alcuna pretesa di proprietà e  di possesso, solo per il fatto che quelle terre furono concesse da Javhè in persona, ad un  loro capo quando, più di tremila anni fa, erano ancora una tribù di pastori nomadi. Proprietà  che oggi, proprio in virtù di quell'antica "concessione divina", gli è riconosciuta  a pieno diritto da tutti i governi occidentali aventi un cultura giudaico-cristiana ben radicata.

 
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