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Creato da stelladelsud_1976 il 26/04/2010

Spuma_di_mare

Tra piume di stelle...e coriandoli di cielo...(Max Gazzè)

 

 

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Post n°352 pubblicato il 20 Luglio 2014 da stelladelsud_1976
 

(*foto: dal web)

 

"L'amore non lo si merita e non lo si strappa. 

L'amore accade.

Quando meno ce lo si aspetta.

E forse ti è già accanto."

 

(cit. Michela Marzano)

 

 
 
 

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Post n°351 pubblicato il 10 Luglio 2014 da stelladelsud_1976
 

(*foto: dal web)

Strano, come anche sognare sia diventato sempre più un fenomeno raro, dato che dormo così poco...ma il sogno fatto l'altra notte mi è rimasto molto impresso e mi ha fatto riflettere sul suo significato.

Ero al mio ultimo esame di università (quindi un milione di anni fa!) con il classico misto di paura e consapevolezza che di lì a poco mi sarei finalmente laureata. Nell'attesa di dare l'esame, scopro parlando con gli altri studenti di non aver studiato tutto il programma, bensì solo una parte e neanche la maggior parte. Presa dall'orrore della scoperta vacillo nell'attesa di essere chiamata per dare l'esame indecisa se rischiare e sperare allo stesso tempo di essere interrogata sulla parte studiata o se ritirarmi per studiare tutto il programma, consapevole però che tutti  i tempi programmati per laurearmi sarebbero inevitabilmente slittati perdendo tempo prezioso.

Non so per quanto tempo nel sogno mi sono dibattuta se fare l'esame o se ritirami, finchè finalmente mi sono svegliata tediata io stessa da questa mia amletica indecisione.

Alla fine non so perchè ho trasferito il significato alquanto banale del sogno alla mia situazione e al mio vivere a tratti con vera insofferenza la mia situazione di salute, in cui ho solo voglia di rinunciare e mollare tutto; il che significherebbe ributtarmi nella mischia della vita "vera", non pensare più alle terapie, agli effetti collaterali delle medicine,farmi una nottata intera di sonno, sentirmi una donna più padrona del proprio corpo e dei propri desideri.

Dall'altro c'è il mio inculcato senso del dovere che mi co-stringe a fare ciò che mi viene indicato di fare dai medici, sopportando altri interventi, altri 4 anni di limitazioni alla mia vita personale, ma ligia all'iter di cure che mi è stato indicato come più adatto alla mia patologia, e più idoneo ,o almeno lo si spera, per una guarigione a medio-lungo termine.

Forse è questo il vero dilemma che fa tremare le mie fragili certezze su quelli che sono i passi del mio percorso personale e di cura.

Per ora continuo a studiare...ops...a prendere le mie odiate medicine con i loro antipatici effetti collaterali...

 

 

 
 
 

WAVES

Post n°350 pubblicato il 30 Giugno 2014 da stelladelsud_1976
 

 

(*foto: dal web)

Non so per quanto tempo ho immaginato il mio ritorno al mare...imprimendomi ogni fotogramma di una sequenza perfetta di attimi in cui avrei contemplato quella distesa di blu, inframmezzata di turchese...fino a disperdersi nell'azzurro del cielo....mentre i piedi sarebbero sprofondati nella sabbia caldissima...Sono riuscita persino a ricostruire il piacere tattile del vento che ti accarezza il viso ed il profumo della salsedine, misto a quello della pelle che profuma di crema solare...

Questo e' stato il mio pensiero più bello e luminoso...nei momenti più brutti e difficili...eppure quando sabato mi è stato proposto di rituffarmi nel mio quadro incantato e più volte immaginato...ho titubato; bloccata da sciocche paure e tutte superficiali. Ho pensato alla prova costume che non potevo superare, al costume stesso che avrei dovuto indossare...alla meno peggio, alle cicatrici che sarebbero emerse, comunque e nonostante l'uso strategico del pareo...

Infine, ho deciso di lasciare la paura a casa e di tuffarmi nel mio squarcio fatto di azzurro e sale...e ne è valsa la pena! 

Persino il pareo è stato lasciato ripiegato nella borsa mare, mentre percorrevo a testa alta il lido, incurante di sguardi curiosi o critici sul mio aspetto fisico. Dopo tutto, non sono mai stata una Miss, quindi, non mi sono persa nessuna passerella!

Ma, mai è poi mai, mi sarei voluta perdere lo spettacolo di vedere i miei nipotini nuotare per la prima volta in mare senza braccioli, mostrandomi ogni tipo di stile appreso durante i loro nove mesi di corso di nuoto. Che gioia vederli tuffarsi sott'acqua o rimirare orgogliosa la piccola che coraggiosa sfidava le onde per recuperare una palla finita lontano...

E' una lezione che devo tenere bene a mente questa, ogni qualvolta una paura inizierà a bloccare la possibilità di godermi qualcosa di bello devo pensare a cosa mi aspetta oltre l'inaspettato brivido dell'ignoto... 

 

 

 
 
 

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Post n°349 pubblicato il 22 Giugno 2014 da stelladelsud_1976
 

(*foto: dal web)

Ieri ho letto un bellissimo articolo scritto su Vanity Fair (n° 24) da Pino Corrias; intitolato: "Filippo dalla rete al mare".

La storia di Filippo, 29 anni e titolare di una società web, mi ha colpito tantissimo, perchè alla soglia dei trent'anni, stanco di un lavoro che lo assorbiva totalmente e lo faceva stare perennemente connesso alla rete, ha deciso insieme ad altri due amici di imbarcarsi per 40 giorni su una barca a vela soli tra cielo e mare.

Dell'articolo mi ha colpito questo brano che vi riporto e che ho trovato davvero bello e significativo:

"La solitudine porta rivelazioni e risposte . Avevo paura delle tempeste, ma ho imparato che è la bonaccia, la totale assenza di vento, che ti fa sentire veramente nudo, in balia della totale solitudine. La tempesta ti obbliga a reagire, riempiendoti di adrenalina. La calma piatta ti schiaccia, ti mette con le spalle al muro. Come nella vita.

Ho imparato che le stelle sono mille volte più numerose di quelle che immaginiamo, ma non sapevo che potessero avvicinarsi così tanto a noi che siamo infinitamente piccoli. Ho imparato che la domanda di che colore è l'oceano non è semplice come sembra, racchiude il mistero di quello che vedo....[...] Ho imparato quanto cielo, quante notti, quanti anni ci perdiamo, noi nativi digitali, per stare con la testa dentro ai social network, casual games, informazioni di bassa qualità...[...]

Dice il saggio che l'andata è solo la metà del viaggio. L'altra metà è il ritorno. Ma le cose che vedo e che provo mi stanno entrando così profondamente dentro- le albe, le balene, il sole a specchio, il buio- che il mio ritorno non sarà la fine dell'avventura. Semmai un nuovo inizio. Per rituffarmi nella vecchia vita e trasformarla, farla diventare più consapevole, più profonda. Riempirla di energia, di frequenti tempeste, di nessuna bonaccia".

 

 
 
 

IL CIGNO ED IL BRUTTO ANATROCCOLO...

Post n°348 pubblicato il 17 Giugno 2014 da stelladelsud_1976
 

Sin da bambina sfogliando il mio libro illustrato di favole, ho sempre avuto un 'innata simpatia per il piccolo anatroccolo goffo e sgraziato. Va da se' che provassi un pizzico di antipatia per l'elegante e superbo cigno, che altero e con sguardo pieno di sufficienza,  passava oltre lo sfortunato anatroccolo.

Da quasi un mese e mezzo ho cambiato reparto, e mi trovo in un contesto prevalentemente maschile, dove la presenza femminile si può contare (rispetto ad altri reparti finora da me  girati) sulle dita di una mano. Trovarmi in un contesto simile non mi crea particolari disagi, se non quello dato dalla novità e dal dover ricrearmi nuove relazioni di amicizia e/o collaborazione professionale tra colleghi.  Ma, a pensarci bene, un leggero fastidio l'ho provato quando mi sono resa conto, che una delle colleghe, al suo arrivo in ufficio veniva accolta ogni mattina entrando nell'open space con un fischio di approvazione, o ammirazione, per altro da lei gradito con un sorriso di soddisfazione. La scena si ripete ormai ogni giorno e la cosa più che crearmi gelosia, per chissà quale senso di competizione o di inferiorità, mi ha lasciato basita ed un po' imbarazzata al pensiero che una donna possa sentirsi ammirata o gratificata al suono di un fischio. 

Per fortuna, questo tipo di "saluto di apprezzamento" non viene rivolto alle altre quattro donne del reparto ( me compresa), il che mi ha rincuorato a che la mia reazione rispetto a questo comportamento di alcuni colleghi non fosse dettato da un nascosto complesso da brutto anatroccolo dinanzi al bel cigno. Che poi a dirla tutta, oggettivamente la collega in questione non è certo Monica Bellucci o Maria Grazia Cuccinotta ( prendo a paragone due bellezze mediterranee più simili alla signora in questione), ne' tanto meno non è più giovanissima. 

Ribadisco, è  pur vero che il contesto è composto da veri metalmeccanici...abituati ad atteggiamenti di accentuato cameratismo/maschilismo, quindi, va vissuto senza troppi formalismi e senza scandalizzarsi troppo, ma da donna io mi sentirei non apprezzata se fischiata...soprattutto in ufficio.

Sarà che ero abituata ad un contesto molto ingessato e più rigido, ma non posso pensare di essere una rigida bacchettona se non apprezzo più che il fischio dei colleghi uomini,  piuttosto il sorriso compiaciuto della collega.  

 

 

 
 
 
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Se non ti spaventerai con le mie paure,

un giorno che mi dirai le tue

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e su di me puoi contare per una rivoluzione.

Tu hai l’anima che io vorrei avere.

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