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Sono padrone di un Impero su cui il sole non tramonta mai
(Carlo V d'Asburgo)

 

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Assiria, VII secolo avanti Cristo. A Ninive, nel Palazzo Reale, vivono felici i due fratellastri Tiglath Assur e Asarhaddon.
Entrambi si innamorano della stessa affascinante principessa, dalla quale – oltreché il loro – dipende il destino dell’Assiria. Rivive nelle pagine di questo libro un mondo scomparso, barbaro e raffinato.

 

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Storia delle città: TRAPANI

Post n°11 pubblicato il 12 Luglio 2007 da leorich79
Foto di leorich79

La mitologia vuole che, la città di Trapani sia stata originata dalla falciola caduta a Cerere, mentre sul carro trainato da serpi alati correva per il mondo in cerca della figlia e attraversava il mare; falciola che si mutò in una lingua di terra arcuata sulla quale sorse una città, per tale forma detta appunto "Drepanum", per alcuni essa è nata dalla falce caduta di mano a Saturno, per altri sorse dall'amore sorto tra il cielo e il mare.
La storia scritta dell'era classica greco-romana tirò in ballo gli Elimi antecedenti agli Eneidi per finire a Virgilio, che a discapito della verità, manda il suo eroe Enea ad erigere l'ara di Venere in Erice, e fa morire Anchise appena giunto in Drepano.
Ben diverse sono le origini, non i Greci, nè i Fenici, nè gli Elimi, nè Troiani, nè esseri fantastici o soprannaturali o divinità dell'Olimpo, come fu a lungo scritto e poetato, concorsero a fondare Drepano, bensì una modesta e forte razza di uomini che scese dalla catena centrale degli Appennini prima ancora del cataclisma che separò la Sicilia dal resto del continente.
Primariamente insediati alle pendici dell'Etna per poi spostarsi a occidente a causa delle continue eruzioni, lasciando il posto ai Siculi, questa popolazione prese il nome di Sicani.
Quando nel IX secolo i Fenici dalla vicina Cartagine si mossero verso le coste occidentali sicule, trovarono già costruito dagli Elimi il borgo di Trapani e con questi ultimi lo abitarono pacificamente.
Trapani, pur nell'area di influenza cartaginese, rimase sempre città libera e alleata.
Il piccolo villaggio di Trapani, doveva sorgere su un promontorio, quasi un'isola, corrispondente circa all'attuale San Pietro, diviso dall'entroterra paludoso mediante un canale navigabile che metteva in comunicazione il mare di Tramontana con quello di Mezzogiorno.
Con la creazione della colonia fenicia doveva contare meno di 500 abitanti. Si ritiene di poter collocare la data di fondazione di Trapani anteriormente al 1260 a.C. e attribuire agli Elimi la paterinità della sua nascita, la città sorse dopo la fondazione di Erice precedentemente fondata di cui Trapani ne era il porto.
Quando nell'VIII secolo i Greci fondarono le prime colonie in Sicilia, i Fenici lasciarono che essi occupassero la parte orientale dell'Isola e si contrassero sulla punta occidentale.
Durante l'influenza punica Trapani si adornò di monumenti, si sviluppò commercialmente, molto probabilmente coniò moneta ed ebbe un fiorentissimo cantiere navale. Durante le guerre contro i Greci ed i Siracusani, Trapani si fortificò.
Da piccolo borgo, gradualmente giunse ad essere una città murata di forma quadrangolare con un perimetro di più di un miglio, tutta circondata dal mare tranne nella parte orientale.
Due porte aperte nel muro di levante assicuravano l'ingresso in città dalla parte di terra. Si può dire che il vero fondatore di Trapani fu Amilcare che per potenziare il porto trasferì buona parte della popolazione ericina in pianura. Poco prima del 260, la città subì appunto un nuovo allargamento, rinforzò le sue mura di cinta, alcune torri del vecchio complesso furono abbattute, mentre se ne fabbricarono delle nuove. Amilcare fece costruire il castello con la relativa torre, a levante della città, a salvaguardia del porto, fece costruire torre Pali e la torre Peliade o Colombaia, il Castello di Terra a settentrione.

 
 
 

E dopo la Birra....il Vino!

Post n°10 pubblicato il 05 Luglio 2007 da leorich79

Il termine "vino" prende origine dalla parola sanscrita vena (amare) da cui derivano anche i termini Venus e Venere.
Diversi ritrovamenti archeologici dimostrano che la Vitis vinifera cresceva spontanea già 300.000 anni fa.
Studi recenti tendono ad associare i primi degustatori di tale bevanda già al neolitico; si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta a fermentazione naturale avvenuta in contenitori dove i primi ominidi riponevano l'uva.
Le più antiche tracce di coltivazione della vite sono state rinvenute sulle rive del Mar Caspio e nella Turchia orientale.

Un calice di vino racconta millenni di storia umana. Gli studiosi che nel corso del ventesimo secolo hanno cercato di scoprire quanto la terra nasconde alla vista degli uomini si sono imbattuti casualmente nella più antica giara di vino mai rinvenuta.
Nel 1996, infatti, una missione archeologica americana, proveniente dall'Università di Pennsylvania e diretta da Mary Voigt, ha scoperto nel villaggio neolitico di Hajji Firuz Tepe, nella parte settentrionale dell' Iran, una giara di terracotta, della capacità di 9 litri, contenente una sostanza secca proveniente da grappoli d'uva.
La notizia, riferita da Corriere Scienza del 15 ottobre 2002, aggiunge che i reperti rinvenuti risalgono al 5100 avanti Cristo, quindi a 7.000 anni fa, ma gli specialisti affermano che il vino è stato prodotto per la prima volta, forse casualmente, tra 9 e 10.000 anni fa nella zona del Caucaso.
Sembra infatti che il primo vino sia stato prodotto del tutto per caso (come è avvenuto per il pane lievitato) per la fermentazione accidentale di uva dimenticata in un recipiente.

È comunque accertato che la produzione su larga scala di vino è iniziata poco dopo il 3000 avanti Cristo, quindi circa 5.000 anni fa.

 
 
 

La Birra - Breve storia

Post n°9 pubblicato il 20 Giugno 2007 da leorich79
 

La birra è una delle bevande più antiche prodotte dall'uomo, probabilmente databile al settimo millennio a.C., registrata nella storia scritta dell'antico Egitto e della Mesopotamia.

La prima testimonianza chimica nota è datata intorno al 3500-3100 a.C..
Poiché quasi qualsiasi sostanza contenente carboidrati, come ad esempio zucchero e amido, può andare naturalmente incontro a fermentazione, è probabile che bevande simili alla birra furono inventate una indipendentemente dall'altra da diverse culture in ogni parte del mondo. È stato sostenuto che l'invenzione del pane e della birra sia stata responsabile della capacità dell'uomo di sviluppare tecnologie e di diventare sedentario, formando delle civiltà stabili.

La birra prodotta prima della rivoluzione industriale era principalmente fatta e venduta su scala domestica, nonostante già dal settimo secolo d.C. venisse prodotta e messa in vendita da monasteri europei. Durante la rivoluzione industriale, la produzione di birra passò da una dimensione artigianale ad una prettamente industriale, e la manifattura domestica cessò di essere significativa a livello commerciale dalla fine del diciannovesimo secolo.

Lo sviluppo di densimetri e termometri cambiò la fabbricazione della birra, permettendo al birraio più controlli sul processo e maggiori nozioni sul risultato finale.

 
 
 

La Sequenza della Settimana

Post n°8 pubblicato il 19 Giugno 2007 da leorich79

La sequenza dei giorni della settimana presso gli ebrei (il popolo presso il quale quest'istituzione appare particolarmente antica e ricca di significato) era abbastanza semplice, poiché il nome dei giorni era dato da una cifra:
giorno uno (domenica), giorno due (lunedì) ecc., fino al settimo giorno (il sabato), denominato shabbath che potrebbe derivare da una deformazione del numerale sette.
Questa denominazione è in uso anche presso gli arabi che hanno però sostituito il venerdì con la denominazione giorno della preghiera in comunità.

Anche la sequenza dei giorni della settimana denominati con nomi di astri non è casuale come potrebbe apparire.
Nasce, a quanto asserisce Cassio Dione, da studi degli egizi che poi sono stati divulgati e si sono affermati in tutta l'area del mar Mediterraneo e, oggi, in tutto il mondo.

In Italia si inizia dal lunedì e si prosegue con la filastrocca.
Nel mondo anglosassone il primo giorno citato è la domenica.
Nel mondo romano il giorno che dava inizio alla sequenza era il sabato, il giorno di Saturno.
E Saturno è il pianeta maggiormente lontano conosciuto a quell'epoca.
Ma le sequenza è sempre la stessa che si usa ancora abitualmente.

Secondo le nozioni astronomiche dell'antichità, i pianeti (ovvero tutti i corpi celesti dotati di moto apparente compresi quindi anche il Sole e la Luna) erano disposti, dall'esterno all'interno, in quest'ordine: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna.

Come è possibile notare, la sequenza è del tutto differente da quella canonica dei giorni della settimana.

Lo stesso Cassio Dione fornisce però ben due metodi per spiegare la discrepanza fra la sequenza dei giorni e quella dei pianeti.

 

Primo metodo

Partendo dal dio e pianeta più esterno, Saturno, relativo giorno di sabato, si doveva procedere verso l'interno del sistema solare saltando due pianeti (Giove e Marte). Si arrivava così al Sole (giorno che poi è stato occupato dalla domenica cristiana).

Procedendo con il salto dei due pianeti (Venere e Mercurio) si arriva alla Luna, corrispondente, come è facile evincere, al lunedì.

Riprendendo dall'inizio si saltano sempre due pianeti (Saturno e Giove) e si arriva a Marte, ovvero a martedì.

Altri due pianeti da saltare (Sole e Venere) e si cade su Mercurio, cioè mercoledì.

Saltando i successivi (Luna e - ancora - Saturno) si giunge a Giove per giovedì e, infine, dopo altri due pianeti saltati (Marte e Sole), si arriva a Venere, ovviamente venerdì.

Una prova ulteriore è data dal fatto che, saltando ancora due pianeti (Mercurio e Luna), si ricade, di nuovo, su Saturno.

 

Schema

Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna:... (Saturno)...

 

Secondo metodo

Questo metodo è per certi versi più complesso e per altri più semplice.
Si basa sulla denominazione delle ore del giorno e della notte con i nomi dei pianeti, posti sempre nella stessa sequenza.

la prima ora del primo giorno sarà dedicata a Saturno; il giorno sarà, ovvio, il sabato.
Seguendo pedissequamente l'ordine dei pianeti citato si avrà:

la seconda ora assegnata a Giove

la terza a Marte

la quarta al Sole

la quinta a Venere

la sesta a Mercurio

la settima alla Luna

L'ottava ora tornerà a Saturno, la nona a Giove e così via fino alla ventiquattresima ora che sarà appannaggio di Marte.

Proseguendo nella successione si nota che la prima ora del secondo giorno sarà dedicata, dopo Marte al Sole e sarà domenica.

Nominando ogni ora del secondo giorno si arriva alla ventiquattresima ora che sarà dedicata a Mercurio.

Ne discende che la prima ora del terzo giorno sarà dedicata alla Luna e infatti, dopo la domenica viene il lunedi.

Basta proseguire fino alla consumazione del settimo giorno per ottenere la sequenza completa. E anche in qusto caso dopo l'ultimo pianeta (Luna) del settimo giorno, si ricomincerà esattamente dal primo pianeta (Saturno) del primo giorno.

 
 
 

La matematica greca e l'infinito

Post n°7 pubblicato il 08 Giugno 2007 da leorich79
Foto di leorich79

Il concetto di infinito è stato elaborato dalla filosofia greca con valenze prevalentemente negative (come si può notare anche dalla parola che lo definisce nelle varie lingue: a-peion in greco, in-finitum in latino, un-endlich in tedesco, ecc.) ed è stato dalla stessa accettato solo come divenire, quindi come infinito potenziale rifiutando pertanto l'idea di un infinito attuale. Lo stesso Aristotele affermava che "... il numero è infinito in potenza, ma non in atto. [...] questo nostro discorso non intende sopprimere per nulla le ricerche dei matematici per il fatto che esso esclude che l'infinito per accrescimento sia tale da poter essere percorso in atto. In realtà essi stessi allo stato presente, non sentono il bisogno dell'infinito ( e in realtà non se ne servono), ma soltanto di una quantità grande quanto essi vogliono, ma pur sempre finita [...]".

Il rifiuto dell'infinito attuale nasce dal fatto che i greci ritenevano conoscibile solo ciò che è determinato, finito; tutto ciò che è indeterminato, infinito e perciò inconoscibile è quindi da rifiutare al punto che non solo viene respinta l'idea dell'infinito attuale, ma si accetta l'infinito potenziale solo come processo di ecceterazione, cioè come possibilità di procedere sempre oltre, un passo alla volta, ottenendo ad ogni passo quantità sempre più grandi, ma comunque finite.

Anche la matematica greca: Euclide, Pitagora, Archimede e tutti i grandi matematici di quel tempo rifiutarono ovviamente l'infinito attuale, ritenendo lecita solo la concezione dell'infinito come divenire. Su diversi fronti della matematica, tuttavia, questa concezione dell'infinito entrò in crisi, suscitando dei problemi spesso insormontabili per i matematici del tempo e creando i presupposti per il superamento della stessa, superamento che inizierà a partire dai primi decenni del seicento ad opera di Galileo Galilei.
(su suggerimento di Stware).

 
 
 
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