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Nascita della Regione Abruzzo

Post n°311 pubblicato il 28 Aprile 2014 da studio.ddg
 

Legge n. 480/1971
Approvazione dello Statuto della Regione Abruzzo


Art.2 - Territorio, gonfalone, stemma.

La Regione è costituita dalla comunità delle popolazioni e comprende il territorio delle province di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo.
Capoluogo e sede degli organi della Regione è la città dell'Aquila.
Il Consiglio e la Giunta regionali si riuniscono a L'Aquila o a Pescara.
La Regione ha un proprio gonfalone e un proprio stemma stabiliti con legge regionale.

 
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L'Aquila marcia

Post n°310 pubblicato il 28 Aprile 2014 da studio.ddg
 

Giorno 16 ore 16: impossibile sbagliare.

Rade nuvole come fumetti sovrastano il cielo terso della Villa Comunale.

Eppure il clima che incombe su L'Aquila è plumbeo: il già debole sistema produttivo è stato prima ferito dalla crisi economica, poi annichilito dal terremoto, ora oltraggiato da un'incapace governo della ricostruzione.

In questo contesto riaffiora lo spettro delle tasse: altro che zona franca.

Sono queste le ragioni della protesta di migliaia di aquilani.

Al segnale convenuto, la folla si dispone a formare un corteo, col suo corredo di bandiere, striscioni e gonfaloni, e si snoda come un serpentone attraverso I'unico tragitto percorribile fra le tante scatole vuote e silenziose che sono le case incrinate della città: L'Aquila marcia.

C'è anche la televisione, marcia anch'essa: perché le poche emittenti presenti e tutte le altre vilmente latitanti, in entrambi i casi, sono al soldo dei loro padroni.

Marcia la politica, perché Comuni, Provincia e Regioni, sperano ignobilmente di deviare le responsabilità su qualcun altro, possibilmente più in alto.

Marcia la Chiesa, perché il Vaticano non ha tempo né soldi per i santuari aquilani.

Marcia la banca, perché il terremoto è un grande business e il cliente ha pur sempre ragione.

Marcia l'imprenditoria aquilana, incapace di agire più che reagire.

Marcia la classe operaia che è sotto cassa integrazione dal 6 aprile e fa fatica a lavorare.

Marcia la famiglia che ha la casa "A", ma è più di un anno che alloggia al mare e non trova giusto pagare il conto.

Marcia l'università, per il timore che il sacrificio degli studenti spazzi via le baronìe.

Protesta invece L'Aquila perbene che non risponde alle interviste, un po' per pudore e un po' perché di risposte ne cerca e non ne ha.

L'Aquila operosa che, nonostante tutto, marcia e non ci marcia: L'Aquila che vogliamo vedere marciare e non marcire.

(c) StudioDDG - Luglio 2010

 
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La bolla del perdono

Post n°309 pubblicato il 28 Aprile 2014 da studio.ddg
 

Celestinus episcopus, servus servorum Dei, universis Christi fidelibus presentes litteras inspecturis, salutem et apostoli cam benedictionem.
Inter santorum solennia sancti Johannis Baptiste memoria eo est solennius honoranda, quo ipse de alve sterilis matris procedens fecundus virtutibus, sacris eulogiis et facundus fons, apostolorum labium et silentium prophetarum, in terris Christi pre sentiam, caliginantis mundi lucernam, ignorantie obtectis, tenebris, verbi preconio et indicis signo mirifico nuntiavit, propter quod eius gloriosum martyrium mulieris impudice indictum intuitu misteraliter et secutum.
Nos qui in ipsius Sancti decollatione capitis in ecclesia sancte Marie de Collemayo Aquilensi, ordinis sancti Benedicti, suscepimus diadematis impositum capiti nostro insigne, hymnis et canticis ac fidelium devotis oraculis cupimus venerabilius honorari.
Ut igitur ipsius decollationis festivitas in dicta ecclesia precipuis extollatur honoribus et populi Domini devota frequentia tanto devotius et ferventius honoretur, quanto inibi que rentium Dominum supplex postulatio gemmas Ecclesie donis micantes spiritualibus sibi reperiet in eternis tabernaculis profuturas, omnes vere penitentes et confessos qui a vesperis eiusdem festivitatis vigilie usque ad vesperas festivitatem ipsam immediate sequentes ad premissam ecclesiam accesserint annuatim et omnipotentis Dei misericordia et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius auctoritate confisi a baptismo absolvimus a culpa et pena quam pro suis merentur commissis omnibus et delictis.

Datum Aquile
III kalendas octobris
pontificatus nostri anno primo.

 
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Nascita della Provincia dell'Aquila

Post n°308 pubblicato il 28 Aprile 2014 da studio.ddg
 

VITTORIO EMANUELE III
Per grazia di Dio e per volontà della nazione
RE D’ITALIA E DI ALBANIA IMPERATORE D’ETIOPIA

- Ritenuta l’opportunità di rettificare la denominazione del comune di Aquila degli Abruzzi in “L’Aquila” e di modificare analogamente anche la denominazione di quella provincia;
- Vista la deliberazione 4 aprile 1939-XVII del podestà di Aquila degli Abruzzi e quelle adottate dal Rettorato provinciale nelle adunanze 10 maggio e 31 agosto dello stesso anno;
- Visto l’art. 266 del testo unico della legge comunale e provinciale approvato con Nostro decreto 3 marzo 1934-XII secolo n. 383;
- Sulla proposta del DUCE del Fascismo, Capo del Governo, Ministro per l’interno;

ABBIAMO DECRETATO E DECRETIAMO

La denominazione del comune di Aquila degli Abruzzi e rettificata in “L’Aquila”.
La provincia di Aquila assume la denominazione “Provincia dell’Aquila”.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 23 novembre 1939-XIII
VITTORIO EMANUELE
MUSSOLINI

Visto, il Guardasigilli: GRANDI

Registrato alla Corte dei Conti, addì 22 dicembre 1939-XVIII
Atti del Governo, registro 416, foglio 91. 
Mancini.

 
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Uscita di sicurezza

Post n°307 pubblicato il 28 Aprile 2014 da studio.ddg
 

Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone.
[...] Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d'ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale.
A quel tempo risale l'origine della convinzione popolare che, se l'umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra.
[...] Cominciai allora a riflettere seriamente sull'opportunità di promuovere, con qualche ragazzo, una nuova "rivoluzione" che si concludesse in un bell'incendio degli uffici; ma il conoscente che mi aveva fornito la documentazione sulle malefatte degli ingegneri mi dissuase dal farlo, per non distruggere la prova stessa dei reati.
Egli aveva più anni e più esperienza di me; e mi suggerì di formulare la denuncia su qualche giornale.
Ma quale giornale? «Ve n'è uno» il mio conoscente mi spiego «che può avere interesse a ospitare una simile denuncia, è il giornale dei socialisti.»
Fu così che io scrissi tre articoli (i primi articoli della mia vita) per esporre e documentare minuziosamente i loschi affari degli ingegneri statali nella mia contrada, e li spedii all'«Avanti!». I primi due articoli furono subito stampati e suscitarono grande scalpore presso il pubblico dei lettori, ma nessuno presso le autorità. Il terzo articolo non apparve, come seppi più tardi, per l'intervento presso la redazione di un autorevole avvocato socialista. In tal guisa appresi che il sistema d'inganno e di frode che ci opprimeva era assai più vasto di quello che appariva, e aveva invisibili ramificazioni anche tra i notabili del socialismo.
La parziale denuncia, avvenuta di sorpresa, conteneva però materia per vari processi, o almeno per un'inchiesta ministeriale; invece non accadde nulla.
Da parte degli ingegneri, da me denunziati come ladri e accusati di fatti esplicitamente indicati, non vi fu neppure il tentativo di una rettifica o di una generica smentita.
Dopo una breve attesa, ognuno tornò a pensare ai fatti propri.

Tratto da "Uscita di sicurezza"
Ignazio Silone

 
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