Creato da pamelagrazia il 06/07/2011
fatti e storia di popoli che mai furono "Sud" di alcuno.

Riflessioni

- In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) 

- La mia non è che una voce che sussurra nel silenzio dell'ignoranza. Il mio nome è CONOSCENZA.

- la storia non è un alibi bensì uno strumento per costruire il futuro.

 
 

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Ulisse - Il Regno delle Due Sicilie - Napoli

 

OMAGGIO AI RESITENTI DELLE DUE SICILIE

 

Risorgimento per chi?

 

Ex Regno Due Sicilie dal 1861

 

Regno delle Due Siclie e Inghilterra

 

Area personale

 

l'antico Reame delle Due inno ed altro

 

Madreterra - "Sicilia Terra Mia" - Inno

 

la legge dell'attrazione riassunta

 

Uno Doje e Tre, Viva Franceschiello Nostro Re

 

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In onore ai prodi che non tradirono mai ... diedero gloria alla Patria . Soldati del Regno delle Due Sicilie.

Post n°65 pubblicato il 12 Novembre 2011 da pamelagrazia

Immagini varie di soldati Napoletani accompagnate dalla canzone "Soldado de Napoles" (La canciòn del olvido) cantata da Alfredo Kraus (forse).

Coro de Soldados:

Soldado de Nápoles
que vas a la guerra;
mi voz recordándote,
cantando te espera.
Cariño del alma, ven,
que vas a probar
la dicha de amar,
oyendo los sones
de mis canciones.

Soldado de Nápoles
me quiso mi suerte.
La gloria romántica
me lleva a la muerte.
No digas tu cántico,
que aviva mi pena;
Si muero queriéndote,
¡que muerte tan buena!

Soldado de Nápoles
que buscas la gloria,
te espera brindándote
la ansiada victoria.
¡No mueras, soldado, no!
Cariño del alma, ven
que vas a alcanzar
la dicha de amar
que es gloria también.

 
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Italiella - Testo, autore anonimo 1868

Post n°64 pubblicato il 11 Novembre 2011 da pamelagrazia
 

 

"Nel carnevale del 1868 uscì per le strade di Napoli un particolare carro detto 'de la sfrantumazione'. Su tale carro era visibile una Colombina con gonna tricolore circondata da una turba di Pulcinella laceri e scalzi che cantavano strofe dense di ironia alla condizione di una Napoli conquistata e non unita alla monarchia sabauda."

 
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IL PLEBISCITO TRUFFA

Post n°61 pubblicato il 21 Ottobre 2011 da pamelagrazia
 

PLEBISCITO TRUFFA DEL 21 OTTOBRE 1860

 

 Il Plebiscito del 21 ottobre 1860 per l'annessione Del Regno delle Due Sicilie al Regno sabaudo fu un’ aberrante messinscena. Lo furono per le stesse circostanze anche quelli in tutti gli altri Stati della Penisola,  in Veneto nel 1866 e nello Stato della Chiesa nel 1870.

 

nel Regno delle Due Sicilie, votò appena il 19 per cento degli aventi diritto, cioè sono una elite di possidenti,  sicché su una popolazione di nove milioni di abitanti  si “espresse” solo  il 1,9% dell’intera popolazione (poche migliaia)!

 Il voto era palese: tre urne sul tavolo dei nuovi governatori dei comuni (ex cospiratori dei comitati rivoluzionari ) : una a destra con le schede “SI’”, una a sinistra con le schede “NO” in mezzo una urna vuota.

L’elettore si accostava al banco ritirava la propria scheda prestampata su cui era scritto “: «Il Popolo vuole l’Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e suoi legittimi discendenti a norma del decreto dittatoriale dell’8 ottobre 1860?”[1] dall’urna “SI’” o dall’ urna “NO” e la poneva nell’urna centrale.

«Giorni prima che si facesse il plebiscito furono affissi, alle mura delle città principali, dei grandi cartelli, in cui si dichiarava nemico della Patria chi si fosse astenuto o avesse dato il voto contrario all’annessione». (C. Alianiello, La conquista del Sud)

Gli elenchi dei votanti si rilevarono dai libri delle parrocchie, inclusi quelli dei morti e pertanto con delega di costoro votarono anche i garibaldini ( ungheresi inclusi) e un certo numero di soldati dell'esercito piemontese che presidiavano il buon ordine delle votazioni (insieme ai pugnalatori cammoristi prepagati per l’ufficio).

 I soldati delle Due Sicilie, invece, non votarono poiché impegnati in gran numero sulle linee di combattimento per l’indipendenza della propria Patria invasa, e non votò neppure il primo suddito della Nazione,  Francesco II di Borbone, perché impegnato in Territorio Nazionale, a Gaeta,  per l’estrema difesa della patria.

Il clima in cui si svolse questo voto  è testimoniato da T.. Pedio: «Basta che si manifesti il desiderio di votare per il mantenimento dei Borbone, perché si venga arrestati e rinviati a giudizio per rispondere di attentato a distruggere la forma di Governo; basta un semplice sospetto, perché si proceda al fermo preventivo che impedisce a numerosi cittadini di partecipare alle operazioni di voto». Un alto ufficiale piemontese, testimone oculare, ebbe a dichiarare: «In Caserta, lo Stato maggiore della mia Divisione, composto di cinquantuno ufficiali non tutti presenti al momento del plebiscito, si trovò ad avere centosessantasette voti. Nel resto del Regno si fece il plebiscito al pari di quello di Napoli». (Vita politica in Italia meridionale, 1860-1870).

«Tra un’esibizione di bandiere tricolori con stemma sabaudo e l’occhiuta vigilanza di addetti, guardie, e curiosi accalcati in entrata, ogni segretezza del voto – come si può capire – era pura illusione». (G. Campolieti, Re Franceschiello).

Quei pochi che ebbero il coraggio di estrarre la scheda dall’urna del “NO”  subirono minacce fisiche e violenze, fatti che fecero persino dire all’inglese Mundy: «Un plebiscito a suffragio universale svolto in tali condizioni non può essere ritenuto veridica manifestazione dei sentimenti del paese».

E  Lucien Murat racconta: «Le urne stavano tra la corruzione e la violenza. Non più attendibili apparvero gli scrutini. Specialmente i garibaldini si erano diverti ad andare a votare più volte, e certamente nessuno pensò di impedirlo ai galantuomini delle città di provincia, che affermavano in tal modo la loro importanza».

 

Insomma, «si fece ricorso a ogni trucco, nel voto e negli scrutini, per ottenere il risultato plebiscitario desiderato». (P. G. Jaeger, Francesco II di Borbone l’ultimo re di Napoli).

Il risultato di quel 1,9% di votanti reco globalmente un 90% di “SI’”.  Evviva! V.E. II era voluto ed entrava in Napoli il 7 novembre 1860 sotto una pioggia battente che gli faceva colare tutto il nero con cui si era colorato barba e capelli.



[1] Siamo alla farsa totale:  Garibaldi che non rappresenta nessuno Stato; le sue operazioni sono disapprovate da Cavour e il Re di Sardegna MA in nome di un suo decreto dittatoriale si vota per il regno di Vittorio Emanuele II.

 
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