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GOTYE - SOMEBODY THAT I USED TO KNOW

Post n°115 pubblicato il 29 Febbraio 2012 da Heart.and.Soul

Now and then I think of when we were together

Like when you said you felt so happy you could die

Told myself that you were right for me
But felt so lonely in your company
But that was love and it's an ache I still remember

You can get addicted to a certain kind of sadness
Like resignation to the end
Always the end
So when we found that we could not make sense
Well you said that we would still be friends
But I'll admit that I was glad it was over

But you didn't have to cut me off
Make out like it never happened
And that we were nothing
And I don't even need your love
But you treat me like a stranger
And that feels so rough
And you didn't have to stoop so low
Have your friends collect your records
And then change your number
I guess that I don't need that though
Now you're just somebody that I used to know 
Now you're just somebody that I used to know 
Now you're just somebody that I used to know 

Now and then I think of all the times you screwed me over
But had me believing it was always something that I'd done
And I don't wanna live that way
Reading into every word you say
You said that you could let it go
And I wouldn't catch you hung up on somebody that you used to know...

But you didn't have to cut me off
Make out like it never happened
And that we were nothing
And I don't even need your love
But you treat me like a stranger
And that feels so rough
And you didn't have to stoop so low
Have your friends collect your records
And then change your number
I guess that I don't need that though
Now you're just somebody that I used to know

I used to know
That I used to know

Somebody...

 
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I PINI MARINI

Post n°114 pubblicato il 28 Febbraio 2012 da Heart.and.Soul
Foto di Heart.and.Soul

Ho sempre amato Roma. Sin da piccolo.
Forse perché sapevo che era il luogo in cui i sogni (quelli come i miei) prendevano vita.
L'ho sempre identificata con l'immagine di un pino marino. Anzi, di molti pini. Quelli che si vedono in lontananza percorrendo l'Aurelia.
Per me significavano i sogni, il futuro. Un futuro non ben definito, ma che sentivo incredibilmente vicino.
Oggi. Cammino lungo via Amidei.
E' sera, non da molto. C'è ancora qualche sprazzo di azzurro in lontananza. La gente torna a casa, si riposerà dopo il sesto ed ultimo giorno di lavoro della settimana. Alcuni hanno appena finito di fare la spesa e, carichidi buste, rientrano a casa.

Avevo voglia di qualcosa di dolce, una torta o un semifreddo che ovviassero alla mancanza di affetto e di attenzioni di quando sono solo. Ho evitato. Brucia tanto la taglia 46 che non entra più.
Così sono andato all'ilimentare dell'asiatico giusto di fronte al portone di casa. Ho preso del latte ei biscotti al riso che mi piacciono. Se ne avrò bisogno, li avrò con me.
Saranno i biscotti che ho in mano, non lo so, ma nell'aria c'è il profumo che si espande quando si prova qualcosa di positivo. Tante cose insieme...Tè, vaniglia, farina, pane caldo, aria pulita e fresca in un antipasto di Primavera.
Sorrido.

Pochi minuti prima, tra i prati del pigneto, ho camminato riflettendo sulla mia vita, i miei sogni, su quello che sto facendo. Guardavo la cupola di San Pietro illuminata di arancione e azzurro, le luci della città di sotto e la Balduina alla mia sinistra.
Un piccolo alberello dal fusto debole, ma dalla corteccia dura.
L'ho sentito familiare. E mi ci sono messo vicino. 
Mi rilassavo e respiravo a fondo, e così, senza accorgermene, è iniziataa una lunga preghiera lenta con un filo di voce soffiata. A chi, non so...
C'erano dentro le speranze, le richieste di aiuto. Parlavo alla città che si estendeva sotto il mio sguardo. Una città che non voglio diventi una scommessa persa, ma che diventi parte di me.
Ho aspettato che facesse buio e me ne sono andato salutando quell'alberello solitario. Forse anche lui come me è lì a guardare Roma. Non so cosa le chieda, ma sento che mi somiglia tanto.
Il fusto debole, ma la corteccia dura.
E qualche gemma che tra non molto fiorirà.
Guardando Roma. 

 
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DOMENICA E' ADESSO

Post n°113 pubblicato il 28 Febbraio 2012 da Heart.and.Soul

Altro che sabato del villaggio.
Domenica è questo. Domenica è adesso.
Vi è mai capitato di svegliarvi la mattina e pensare:
“Ecco. Un’altra giornata di lavoro! Uguale a tutte le altre.
Devo alzarmi da questo letto, ma non ne ho voglia,
prenderò freddo, vedrò le stesse persone, farò le stesse cose.
Tornerò a casa tardi.”
Poi, all’improvviso, la nostra mente fa un passo avanti:
“Ma oggi è domenica…”
E’ inspiegabile quello che si scatena dentro di noi nel secondo
in cui avviene questo “scatto” di consapevolezza”.
E’ una liberazione. E’ proiettarsi, senza muoversi, da un giorno all’altro.
Sei in un letto. Non c’è nessuno che ti obbliga ad alzarti.
Puoi fare una colazione più abbondante e rilassata, puoi fare ciò che ti piace.
Hai una giornata per te e per quello che ti piace.
Non c’è sabato del villaggio che regga il paragone.
Lunedì non compri il giornale con lo stesso spirito.
Martedì non mangi con quell’appetito.
Mercoledì non guardi chi ti circonda con gli stessi occhi.
Domenica è vivere quegli istanti e assaporarli, tutti.
Domenica è questo.
Domenica è adesso. 

 
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FUORI DAL GUSCIO

Post n°112 pubblicato il 02 Luglio 2011 da Heart.and.Soul

La musica inglese è, a detta di molti, la migliore musica al mondo. Ma si sa 'i gusti sono gusti'. Le cose si amano, si odiano o si ignorano.

L'indifferenza, amica e compagna di banco dell'ignoranza, è spesso l'arma che fa sì che in questo mondo in cui ogni giorno fluttuano nell'aria miliardi di Terabyte di informazioni, rischiamo spesso di perderci qualcosa. E questo è uno dei peggiori difetti della pop-culture, sistema in in cui tutto ciò che viene diffuso in grande quantità (così che qualunque fruitore sia COSTRETTO a notarlo) è basato su canoni per cui 'Ok, questa roba qui deve essere confezionata in maniera tale che piaccia a tutti'.

Musica pop, programmi televisivi pop, notizie pop. Mangime per piccoli pesci, insomma.

Spesso questi prodotti di consumo dalla poca longevità sono concepiti in modo che debbano andare a colpire dritto alle sfere più sensibili della nostra psiche. Tutto ciò che ci affascina e che è allo stesso tempo un grande mistero: la morte, gli affetti, il sesso. La pubblicità ricorre ossessivamente al richiamo sessuale, le notizie di cronaca nera ci stupiscono e ci spingono a porci un mucchio di domande. La musica, invece, ricorre a temi, atmosfere e motivi triti e ritriti.

In Inghilterra, da sempre, la musica non è solo un mezzo per fare soldi. Il rovescio della medaglia lo testimoniano in Italia fenomeni da baraccone usciti dai reality che propongono un singolo di dubbio gusto estetico e produttivo che esalta uno scadente tormentone televisivo (una frase, un modo di dire, anche una sola parola). Non a caso, quel paese dalla bandiera crociata, lungi dall' essere il paese dei balocchi, è la culla dei Beatles, dei Rolling Stones, degli Who, dei Led Zeppelin, dei Queen...E non stiamo ad elencare tutti gli altri genii che hanno fatto della musica una ragione di vita e di sfogo artistico.Il rock è nato e cresciuto con queste band e ha avuto frotte di discepoli più o meno degni di attenzione.

La cultura pop ha un po' messo in ombra tutto ciò che a primo impatto suona non convenzionale o un po' fuori dal coro. Mentre non vediamo altro che ciò che ci viene propinato, non andiamo ai concerti di band emergenti, non sosteniamo gli artisti in crescita e ci riempiamo la bocca e la testa con le note di una non so quanto orecchiabile 'Danza Kuduro', le band di artisti che amano la musica stanno gettando le basi per i suoni del futuro. Siamo in un periodo di stasi musicale. Non si inventa più niente. E non tocchiamo la noiosa questione sulla morte delle combinazioni di note musicali, parliamo di generi. La sperimentazione la fanno in pochi e coloro che la fanno suscitano reazioni positive, ma non il plauso del grande pubblico che pretende solo ciò che è indiscutibilmente 'catchy', orecchiabile. Che ti acchiappa, insomma. Oggi abbiamo a che fare con fenomeni musicali che mescolano tanti generi messi insieme: il rock con la dance, gli anni '60 con gli anni'80, l,'elettronica con l'alternative, per citarne alcuni...Di tanto in tanto ascoltiamo pezzi interessanti in alcuni spot pubblicitari che nessuno conosce perché nelle radio siamo costretti a sentire ogni giorno fino a venti volte, se non più, il nuovo singolo di Lady GaGa o di Rihanna. E sui forum o su Yahoo answers fioccano le domande "Qualcuno mi sa dire il titolo della canzone dello spot Tal dei Tali?". È lì che la mente anchilosata dalla pop-culture improvvisamente ha un sussulto e dice: 'Mica male questa roba qui. Però non la conosco. Vediamo se c'è qualcuno che ne sa più di me'. Allora vuol dire che non è musica che non piace. È solo musica che non provenendo da grossi sistemi di denaro, ma spesso da ambienti 'indipendent', non è nemmeno presa in considerazione.

Ci sono gruppi che ben pochi conoscono: i Kasabian, i Vaccines, gli Arcade Fire, gli Arctic Monkeys tanto per citarne alcuni. L'orecchio non è così fino da apprezzarli tutti al primo ascolto. Bisogna avere capacità di penetrazione, voglia di lasciarsi trasportare più che dalle singole note, dagli arrangiamenti, dalle atmosfere, dalle voci e dai mixaggi così diversi dai nostri in cui il cantato è preponderante e irrompe nel bel mezzo del tutto distraendoti completamente. Il contrario di quello che avviene oltremanica o in America dove la voce non è che uno degli strumenti messi in gioco esattamente come la chitarra, il pianoforte, il basso o la batteria. E come tale viene trattata. Nessuna preferenza. Il risultato è un'insieme di elementi ben soppesati tra loro che creano l'arte musicale.I gusti sono gusti.Ognuno ha i suoi e tutti siamo liberi di scegliere ciò che preferiamo.

Spesso, però, gettare un occhio (anzi meglio, un orecchio) per ascoltare anche quello che c'è al di fuori del nostro guscio potrebbe essere interessante.

Con la totale libertà di non aver perso nulla e di essersi creati un'opportunità per aprire la propria mente a qualcosa di nuovo.

A cercare non si perde mai nulla.

 
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PIANIFICARE

Post n°111 pubblicato il 21 Febbraio 2011 da Heart.and.Soul

Pianificare: rendere piana una situazione che presenta nodi, difficoltà, sconnessioni.
Spazio al significato subconscio e via quello razionale di "programmare il futuro".

 
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