Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

Rifugio

Post n°502 pubblicato il 05 Luglio 2017 da lab79

(mi sono allontanato un momento dal mondo, nel mio mondo. Ma la verità è che neanche nel mio piccolo mondo trovo rifugio. Ed è ovvio, se quello da cui cerco rifugio altri non è che me stesso.)

 
 
 

You've got a friend (Una conversazione privata)

Post n°501 pubblicato il 25 Giugno 2017 da lab79

-"Io ho un libro a casa. Non è mio davvero, l'ho rubato dalla libreria dei miei."

-"Che libro è?"

-"Non ne avevo nemmeno bisogno, io quel libro l'avevo già, in spagnolo."

-"Ma lo hai preso"

-"E' una vecchia edizione, deve essere degli anni settanta. Non l'ho mai detto a nessuno, ma ce l'ho io, nascosto tra i miei."

-"Lo hai preso perché era come portarti via un pezzettino di loro? A loro insaputa?"

-"Nelle prime pagine c'è una dedica. Non la ricordo parola per parola, e non è firmata. Non so di chi fosse di preciso quel libro, quindi non so a chi fosse indirizzata, né da parte di chi. Ma ad un certo punto, c'è il testo di una vecchia canzone che mi è sempre piaciuta, sin da bambino. E che avrei sempre voluto immaginare poter essere capace di dedicare a qualcuno, un giorno."

-"E' una dedica lunga, in spagnolo?"

-"C'è una parte delladedica in italiano. Una parte in tedesco. E poi il testo della canzone, ininglese."

-"Cosa intendi x dedicare?"

-"La canzone è "You've got a friend" di Carole King (o almeno, la versione che ricordo io). Il libro è Cent'anni di Solitudine. Il punto è questo. Quella canzone ad un certo punto dice: <you just call out my name/ and you know, wherever I am /I'll come running / to see you again>"

-"La conosco"

-"L'ho mai potuto direa qualcuno, io? Ho mai potuto dire a qualcuno: "se hai bisogno, chiamami, e sarò da te"? Sono un uomo in grado di dire a un amico: "Io ci sarò"? Ho mai fatto capire a qualcuno che ci sarò, e ci sono poi stato davvero?"

-"Perché te lo domandi ora?"

-"Sono diventato adulto, e ho perso molti amici. E di quelli che mi sono rimasti, di ognuno ho perso qualcosa, fosse anche solo tempo condiviso. Ora mi chiedo se lo sono mai stato davvero un amico. Uno capace di fare una qualche differenza, almeno nella vita degli altri."

(L'ho mai detto, a te?)

 
 
 

Ostinato

Post n°500 pubblicato il 20 Giugno 2017 da lab79

"L'ostinato è una breve figura musicale (un motivo, un inciso, un disegno d'accompagnamento) ripetuta ad oltranza senza modificarne altezza e ritmo"

Da Wikipedia

- "Perché ti ostini a ritornare?"

- "Perché certe cose vanno fatte"

- "Non è vero. Nessuno ti obbliga a fare quello che fai"

- "E invece si. Io."

- "Perché?"

- "Perché l'ho deciso io."

- "Perché?"

- "Forse perché non saprei decidere altrimenti"

E intanto la notte si è disfatta piano piano, come la superficie tersa dell'acqua si increspa quando la pietra cade, così il buio si increspa e si allontana in cerchi concentrici, e la luna riflette il mondo e il sole da lontano illumina il cielo, ma non ancora la terra.

Ed io mi ostino a restare qui, a scrivere cercando di ritrovare il bandolo della matassa. Resto qui a cercare me stesso, direbbero i più saggi. Ma forse resto qui soltanto perché mi sono innamorato del mio smarrimento: immaginando che questa sia la vita, e che in fondo vada vissuta come si riesce, e non come la si sogna.

 
 
 

Prove di trasmissione

Post n°499 pubblicato il 11 Giugno 2017 da lab79

 

 

(Non sono sparito del tutto. Passo, leggo distrattamente brandelli dei vostri scritti, nei brandelli di tempo che avanzano qua e là.  Leggo il mondo quando si fa buio, e smonto e rimonto i miei pensieri. Ma di questi avanza sempre un pezzo di troppo, e allora tornano in pezzi sparsi sul pavimento, in attesa di ricomporsi e riprendere a funzionare.

Ma i miei pensieri restano per ora la mia personale "Macchina di Antikythera": complessi meccanismi bloccati dal mancato utilizzo, fino a rendere quasi inconoscibile la loro utilità. )

 
 
 

I fiori degli ulivi

Post n°498 pubblicato il 03 Giugno 2017 da lab79

Fioriscono ad anni alterni, e di tanto in tanto gettano un frutto. I rami degli ulivi, dico. Quelli che tengo, poveri  loro, prigionieri nel mio balcone. Si affacciano al sole diretto al mattino, e ricevono la loro dose di acqua la sera, quando il richiamo delle rondini mi spinge sul balcone della camera da letto. Sono speciali, almeno per me.

Sono stati acquistati in momenti diversi, entrambi in qualche modo speciali, e degli eventi con cui coincidono sono diventati un po' i simboli. Uno, per la nascita di mio figlio. L'altro, quello meno recente, con l'acquisto della casa nuova, anni prima. E in quanto tali, di tanto in tanto mi ritrovo ad esercitare l'infantile illusione di leggervi nel loro stato di salute lo stato delle cose, come fossero dei presagi.

Così al loro rifiorire aggiudico un ritornare in salute di quel che rappresentano. Ma i fiori degli ulivi sono piccoli e fragili, tanto da disfarsi quando arrivano le api a perquisirli con le loro zampette sporche di polline.

Io li guardo cadere, e mi capita di sentirmi fragile come loro. Troppo fragile per affrontare l'intera estate. I fiori restano al suolo. Io vado via.

 

 
 
 
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