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Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

Senza pensieri

Post n°318 pubblicato il 24 Luglio 2014 da lab79

Soltanto la voglia di ascoltare una canzone, finché la pioggia non si sarà portata via la notte, e lavato via l'estate dalla terra. Soltanto la voglia di accendere una sigaretta umida, come quelle che una volta tenevo in tasca, prima che cominci il giorno. Soltanto la voglia di un caffé. 

E nessun altro pensiero.

Washboard Lisa - Grayson Capps ( A love song for Bobby Long OST)

 
 
 

Firmino

Post n°317 pubblicato il 21 Luglio 2014 da lab79
 

Volevo chiamare questo post "Consiglio letterario della settimana", che era un bel modo per far capire quello di cui sto per scrivere, ma qualcuno più intelligente di me l'ha già usato come titolo. Ben mi sta.

Anche se forse, più che parlarvi di un libro che ho letto qualche anno fa e che ora come ora non trovo nella mia libreria (ma è lì: magari disperso tra la collezione dei racconti di Maupassant e il Baudolino di Umberto Eco), forse finirò col parlare del motivo per cui di quel libro mi ricordo ancora. Ed è, come non di rado mi capita, per via del suo finale, che è la parte che preferisco dei libri, senza eccezione. E questo riguarda sia i libri belli, e forse a maggior ragione quelli brutti, in cui il finale almeno mi premia liberandomi della loro presenza! 

Dopo alcuni anni in cui ho divorato libri senza il minimo spirito critico, ho scoperto di preferire ben due tipi di finale: il finale aperto, e quello apocalittico. Il finale del libro che sto citando fa parte della seconda categoria. Quella, cioè, in cui nelle ultime pagine del libro non si racconta semplicemente la fine della storia di cui si è letto, ma anche la fine del mondo in cui la storia ha avuto luogo. 

Non lo trovate infantile? Io si, forse perché la fine del mondo era e resta uno dei miei sogni arcani ( "Il più ancestrale dei miei sogni infantili" l'ho chiamato una volta, e questa definizione è valida ancora oggi), forse per un desiderio di fuga dalla realtà che è ancora parte del mio carattere, nonostante l'adolescenza l'abbia finita parecchi anni fa.

Dei vari finali di questa categoria, quello di Firmino, romanzo di esordio di Sam Savage, è uno dei miei preferiti. Forse perché l'intero racconto è permeato da una tenera malinconia, la triste empatia per un protagonista che non è altri che un topo. Un insignificante topo che nulla ha da condividere con tutti i topi di cui avete fatto conoscenza finora (ad eccezione forse dei topi di Maus di Art Spiegelman, il cui tratto distintivo però è l'orrore), destinato a vivere e a morire nella solitudine, allietata però dalla meraviglia per l'arte della lettura, per la quale ammira il genere umano. Un topo che legge. Una cosa di un'idiozia grottesca, se non ché questo topo è fornito di un'umanità che non si legge così di frequente in un personaggio. Un topo che è in grado di vedere il mondo attraverso le parole che legge, e di cui si nutre per sopravvivere alla fame a cui è destinato; e già avere un destino e rendersene conto sono cose enormi per un personaggio tanto piccolo. 

Poi, nel corso della storia, Firmino si renderà conto che il genere umano, di cui tanto ammira l'arte della letteratura, è incapace di vedere il mondo attraverso essa, e di vederlo e riconoscerlo come proprio simile. Ogni cosa poi proseguirà il proprio cammino, il mondo procederà lungo la sua strada demolendo tutto quello che è stato: il mondo in cui Firmino è nato e cresciuto, quello in cui si è illuso di condividere la consapevoleza della sua solitudine, e solo allora Firmino si lascerà andare alla dolcezza dei ricordi, mentre il suo mondo finisce in un vortice di macerie che altro significato non ha che quello dell'oblio.

"Ciascuno è nemico di se stesso, Firmino. Dovresti saperlo ormai."

Jume no Sukima - End of Evangelion OST

 
 
 

Vuoto

Post n°316 pubblicato il 19 Luglio 2014 da lab79

Ho adagiato le mie parole sul pavimento, e lì sono rimaste ad ansimare, accaldate dall'estate che ammetto d'aver sempre odiato. Ma ora è notte, e nonostante l'aria fuori sia più fresca, non si sono mosse da lì.

Le direste morte, prive di significato.

Forse è così. O più probabilmente non hanno un luogo dove andare, e allora semplicemente se ne stanno lì, nel buio, ad attendere che giunga la fine della notte.

Ma io non posso cedere a certi voli pindarici.

Mi rialzo e riprendo il mio cammino, indispettito e deluso. Forse anche incattivito, insensibile al silenzioso capriccio delle mie parole.

Le mie parole che non servono a nulla.

E allora che senso ha ancora pronunciarle?

Empty - The Cranberries (Live in NY, MTV unplugged)

 
 
 

Debolezza

Post n°315 pubblicato il 10 Luglio 2014 da lab79
 

 

Ci si abitua.

Ai fiori che appassiscono al sole, nei vasi di cotto appesi ai balconi.

Alle ombre che fanno un mezzo giro intorno alle cose, strascico del sole che volteggia in un arco troppo ampio per poterlo vedere. 

Alle rondini che anch'esse danzano in volo come impazzite al tramonto, disegnando traiettorie che vorresti una vita intera per poterle soltanto ammirare.

Ai pensieri troppo semplici per doverli spiegare. 

A quelli troppo lunghi da voler pensare.

All'idea inutile che nessun istante valga la pena d'essere vissuto, se già lo sappiamo destinato a morire appena un istante dopo, senza essere ricordato.

Alla noia.

Al calore del sole che cuoce il cuore sotto la pelle che invecchia. Al peso del proprio corpo che diventa sempre più stanco di portare se stesso, e noi con lui. 

Ai silenzi nell'altra stanza.

Alla propria debolezza.

Ci si abitua.

A tutto ci si abitua.

My weakness - Moby (Play, 1999)

(Video tratto dal canale youtube nevischiopd)

 

 
 
 

Turista

Post n°314 pubblicato il 22 Giugno 2014 da lab79
 

Mi concedo delle pause, a volte. Periodi più o meno lunghi in cui mi assento e mi esento dal pensare, ragionare, scrivere, sognare. Lavorare. 

Quello che seguirà, è un periodo di quelli. Da domani sarò qualche chilometro più in là, dove l'alba è leggermente diversa, i miei doveri saranno altri, i miei piaceri gli stessi, ma più lenti, e senza scadenze.

Per un paio di settimane sarò altrove. Se tutto andrà bene, tornerò cambiato. Reso diverso dalle strade percorse, dalle fatiche accumulate e poi smaltite, dalle sbornie che avrò preso, e dai sogni che avrò sognato, accaldato in un letto che non sarà il mio.

Per un paio di settimane, a meno di eccezioni, non sarò qui.

Spero di rivedervi ancora, perché non sai mai se una volta partito ritroverai la strada di casa. E spero tornerete ancora, perché nonostante non vi conosca, ai vostri avatar forse mi sono affezionato.

Quando tornerò, non sarò più io.

Sarò io, ma un pochino migliore. 

A presto.

The tourist - Radiohead (Ok computer, 1997)

 

 
 
 
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