Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

Manifesto di me

Post n°496 pubblicato il 18 Maggio 2017 da lab79

"I'll tell you all my secrets, but I lie about my past"

Tom Waits, "Tango 'till they sore" (Rain Dogs, 1985)

 

In questi cupi tempi, in cui pare sia indispensabile dichiarare le proprie appartenenze, come se queste fossero inamovibili fondamenta del nostro essere (E invece sono etichette, nient'altro che etichette), io confesso quanto segue:

- Io sono Onnivoro: Al pari dei miei consimili il porco (con cui condivido buona parte del patrimonio genetico) e l'orsetto lavatore (con cui condivido le occhiaie), io sono un onnivoro. Lo so, visto dal vostro cantuccio alimentare la mia scelta vi sembrerà quantomeno bizzarra. Ma vi sono essere umani che deviati come me, mangiano qualsiasi cosa capiti loro tra i denti. Le piadine romagnole, ma anche il kebab. La porchetta, il sanguinaccio e l'insalata appena colta dall'orto, con tanto di terriccio ancora attaccato alle radici. I broccoli (persino i broccoli!) e il tonno, i ricci di mare (ma non quelli di Marie, che si lava i capelli con un balsamo che mi risulta un po' pesante da digerire) e le aragoste, che -dice la leggenda- condividono con gli elfi il destino di non essere capaci a morire se non di morte violenta, altrimente destinate a vivere per sempre. (Un momento di pausa per immaginare una aragosta elfo, grazie). Mangio i gamberoni e i gamberetti, di cui scarto giusto le gambe. Divoro con discreta abilità i popcorn, e con altrettanta leggerezza il filetto di chianina. L'abominevole pasta, con i suoi zuccheri e i suoi carboidrati, il riso e le pesche sciroppate, il gelato al cioccolato e tutto quanto sia in grado di apportare nutrienti al mio corpo, e mi permetta di conseguenza di sopravvivere.

- Io sono areligioso: dico che sono ateo perché non ho voglia di stare a sottilizzare. Infatti non sottilizzo. Io non vi credo, e punto.

- Io sono straniero: il mio passaporto dice il contrario ma il mio luogo di nascita dice il contrario del mio passaporto. Nel dubbio, ho due passaporti, che in questi cupi tempi non si sa mai.

- Io sono pessimista: lo specifico perché spesso la gente crede che io dica le cose per fare lo spiritoso. E invece no, io ci credo davvero. Andrà tutto male, prima o poi. Se tutto va bene a voi prima, a me poi.

- Io sono alto: D'altronde, anche i puffi sono alti. Due mele o poco più.

- Io sono simpatico: No, non è vero. Sono sarcastico.

- Io sono sarcastico: ma lo dico con ironia, così sembra che sia simpatico.

- Io sono una persona perbene: Non ho mai fatto mai seriamente del male a nessuno. O almeno non potete dimostrarlo.

- Io sono romantico: ma sono anche onnivoro. Quindi pigliatevi in fretta ste cavolo di rose altrimenti me le mangio.

- Io sono ricco: Ah,ah. Si, come no.

- Io so scrivere: Ho superato le elementari. Se non vi pare abbastanza come dimostrazione, sappiate che questo post lo avrei potuto scrivere persino a mano. Ma non lo faccio, perché sono pigro.

- Io sono pigro: La mia non è pigrizia. E' risparmio energetico.

- Io sono un uomo coscienzioso, che evita gli sprecchi e separa la spazzatura, bestemmia di rado e soltanto nelle occasioni speciali, che sa stirare e leggere ad alta voce, risponde a monosillabi e non interrompe quando gli altri si lamentano, che ascolta DeAndré e i Metallica, Beethoven e i Kraftwerk, U2 e  Lisa Hannigan, il tutto senza sporcare. Corro in macchina quel tanto che serve a non prendere la multa, sorrido di sottecchi facendo finta di non guardare quando una coppia di fidanzatini si bacia, evito di schiacciare le rane con le ruote della macchina, e faccio altrettanto con i pedoni. Non urlo, non sbraito, mi lamento solo per iscritto anche se non su carta bollata. Fumo di tanto in tanto, ma solo sigari, e lo faccio quando sono da solo. Bevo, non molto o comunque non ricordo mai quanto. Ho pochi amici. Non so se siano buoni perché se è vero che sono onnivoro, non significa che sia cannibale. Per ora. So fare il nodo della cravatta senza chiedere aiuto, e volendo so fare anche il nodo scorsoio. Cravatta o cappio, che differenza fa.

- Io so delle cose. Le scrivo certe notti tra il serio e il faceto, tra il buio e le ombre, quando nessuno  mi vede. La gente pensa che vada bene così. E allora certe volte mi piace pensare che allora va bene, va bene anche così. Che la gente si faccia male per motivi futili, che la gente creda che il mondo vero ci stia in questo acquario, che la felicità la si trovi in saldo e rateizzabile mensilmente. Che il bianco dei muri durerà per sempre, che l'amore sia sentirsi bruciare dentro mentre a volte è bruciare qualcun altro, e fargli del male. Va bene anche così. Che la gente creda che le scie chimiche, e la terra piatta, e che scrivere nella tastiera a caratteri maiuscoli sia fare la rivoluzione. Va bene così. Che la gente passi e mi guardi consumare i miei anni migliori a morire dentro. Che la gente pensi che va bene così.

 

Ps:

- Io sono un bugiardo: Infatti alcune delle affermazioni precedenti sono false, ma questo non significa che le altre siano vere.

 

 

 
 
 

Minimo

Post n°495 pubblicato il 14 Maggio 2017 da lab79

Lentamente mi sono ritirato. Sempre meno parole, sempre meno spazi occupati. Sempre meno messaggi inviati, e di conseguenza ricevuti. E le telefonate si sono diradate, e infine scomparse. E i volti delle persone cambiano, un poco per volta ogni volta che le rivedo. E le lettere: quando è stata l'ultima volta che ne ho scritta una? Anche i ricordi si sono ritirati, scoloriti e infeltriti, come vecchi vestiti di pessima qualità. Forse non sono altro: giorni usati una volta e subito messi da parte, perché poco preziosi.  Ora scrivo e tra una parola e un'altra i miei pensieri si allontanano da me, per ritornare carichi di incombenze quotidiane poco dopo.

(E in qualche modo mi piace l'idea di essermi ritirato anche dal cuore degli altri, piano piano fino a diventare un ricordo vago, uno di quelli che torna alla mente quando ormai è troppo tardi. E allora abbasso la voce o taccio del tutto, e alla domanda "Come stai?" ormai rispondo soltanto con un sorriso, e con un sorriso mi rispondono prima di tornare ai loro pensieri.)

Così i pochi minuti che dedico a me stesso si rimpiccioliscono, e diventano aridi. Come seccano le piante quando sono costrette in un vaso troppo piccolo, come si stacca la vernice dai muri quando gli anni diventano troppi, come ingialliscono le foto appese alla parete del salotto. Come diventano inutili i mesi staccati dal calendario, come diventano vuote le bottiglie prima di essere gettate via.

E una sensazione (ancora meno di un sentimento) si scioglie e scivola sotto il cuore, come la luce del sole capita che per sbagli si intrufoli nella mia stanza, quando la mattina dormo. Ma non ho la forza, tantomeno il desiderio, di darle un nome.

 

 
 
 

Sonno profondo

Post n°494 pubblicato il 09 Maggio 2017 da lab79

E intanto il giorno che si sveglia non ha che qualche nuvola apparente, ancora appesa e in attesa di venire spazzata via da un refolo di vento. Anch'io mi sento così: precario, in equilibrio su un cuore - il mio - che invecchiando non sembra levigare i propri angoli, invece pare che moltiplichi le sue facce, e con esse gli angoli su cui poggia a terra diventano affilati, come le lame dei pattini da ghiaccio, ed infiniti.

Un cuore che ferisce quando lo si sposta.

E nel delirio quieto del sonno mancato, divorato dalla notte che ora pone fine a ieri, e segna l'inizio di domani, ritorna a galla l'arcano desiderio che a volte mi tiene lontano dalla vita.

"Voglio dormire.

E non mi voglio più svegliare"


 
 
 

Il controritratto di Dorian Gray

Post n°493 pubblicato il 06 Maggio 2017 da lab79

Due fotografie di me appese al muro parlano fra di loro:

-"Sono anni che sei qui, e non sei invecchiato di un giorno"
-"Ho un umano che lo fa al posto mio"

Sigh.

-Fine-

 
 
 

Un passo per allontanarsi dal cuore, e due per ritornare

Post n°492 pubblicato il 28 Aprile 2017 da lab79

...e ho rivisto i miei passi davvero cancellati dal mare, sostituiti da quelli di mio figlio, lungo una spiaggia che avresti detto lunga una vita, e altrettanto solitaria. A sud le basse montagne di Dingle, e la tortuosa strada che taglia la penisola scavando nella roccia un sentiero largo appena quel che basta per percorrerlo. E le nostre stanchezze hanno trovato ristoro dietro la finestra buia, ad ammirare incantati il mare nero in cui affogava il riflesso del faro lontano, quando si è fatto notte.

Finché il sonno del mare non ci ha preso.

E i giorni a seguire si sono presi i nostri chilometri, strade trascurate in mezzo a colline ingiallite dalle ginestre spinose, sotto un cielo che sa essere certe volte una coltre, e pochi minuti dopo una cupola trasparente contro l'eternità.

Non è stato come le altre volte.

Alcuni passi sono stati più pesanti, più stanchi di tanto camminare. E certi caffé sono stati più dolci dell'ultima volta, e certe onde del mare si sono senti di meno. Ma il vento che soffia certe volte dall'atlantico ha sollevato ancora il bavero delle nostre giacche, certe scogliere - nere come l'oblio antico a cui sono destinati gli uomini- sono riuscite a far sentire il loro richiamo. Certe risate sono risuonate più forti e famigliari, certe parole sono state più facili da dire.

No, non è stato come le altre volte.

E ancora non so quel che mi sono portato via, tantomeno quel che ho lasciato. Solo a volte una leggera malinconia: ma una cosa leggera e soffice, da ripiegare nel proprio bagaglio a mano.

 

 

 

 

 
 
 
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