Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

"May it hold you through the winter of a long night..."

Post n°529 pubblicato il 18 Febbraio 2018 da lab79

(A volte le notti riservano sorprese da niente, come la nebbia che ghiaccia sulle strade questa mattina. E di tanto in tanto uno sbuffo, una piroetta nell'aria e chissà quali fantasmi se ne vanno a spasso allegri e contenti di non essere visti nella nebbia, un salto giù dal marciapiede e un girotondo davanti all'ingresso, mentre qui la gente dorme e un po' è come se dormissi anch'io, tanto sognante è il ticchettìo dell'orologio che ormai segna quasi le sei)

 

Buonanotte, sopratutto a me.

 

 

 
 
 

Il sogno di un bambino

Post n°528 pubblicato il 12 Febbraio 2018 da lab79

Non nego che il bambino dentro di me ha esultato, e un po' si è commosso. Si, lo so: è notizia vecchia di giorni, e ne scrivo solo ora. Ma che volete.

Anch'io ho una vita.

Ma devo ammettere di aver seguito la diretta nella consapevolezza che fosse, nel suo piccolo, un evento epocale. E in qualche modo i miei sogni da bambino si sono risvegliati quieti, e si sono appollaiati dietro di me, con lo sguardo fisso sulle stesse immagini, a vivere a distanza un pezzettino piccolo di una fantasia che, come per tutti i bambini, per un momento è stata anche mia.

Certo, sono pronto ad ammettere che visto da lontano e frettolosamente, come ormai ci capita di leggere tutte le notizie, il fatto avesse un certo senso di costosa inutilità. Non è così, ma non è importante qui. E che la fascinazione generale per l'uomo in questione che ha messo in piedi tutto questo (questo e altro, in verità) tale Elon Musk, non differisca tanto da quella da me più volte criticata a suo tempo nei confronti di Steve Jobs. A lungo andare anche lui mostrerà il suo volto non tanto condivisibile, come fu per il fondatore di Apple, o per quello di Amazon ora. Ma ora non importa, perché per un momento il sogno folle di andare nello spazio lo abbiamo condiviso in tanti, e solo per questo, per ora, forse gli sono grato.

 

 

 

 
 
 

Tutto bene, grazie.

Post n°527 pubblicato il 11 Febbraio 2018 da lab79

Sono solo qui, dietro una nuvola come la luna crescente che albeggia solo ora, appena prima del sole.

Un respiro e guardo l'orologio, faccio un passo indietro e mi guardo intorno.

E scrivo con lo sguardo altrove, e i pensieri poco più in là.

E solo così trovo la leggerezza di mettere le mani sulla tastiera per un momento.

Per dire che si, sto bene. Stiamo tutti bene, no?

Ho solo bisogno di un momento.

Ma questo momento già non c'è, già è troppo tardi.

E allora aspetterò che sia troppo tardi domani, quando l'orologio si fermerà un momento.

Per ritornare qui.

 
 
 

Un giocattolo fuori posto

Post n°526 pubblicato il 30 Gennaio 2018 da lab79

Mi scaldo la schiena al sole, col senso di colpa di chi sa che dovrebbe fare altro e la consapevolezza di poter perdere tempo soltanto per un po', perché già gli  appuntamenti del mondo mi vengono incontro, e oggi..beh. Oggi non ne avevo proprio voglia.

Ascolto e siedo, mi alzo e cammino. Rilassati, mi dico. E allora alzo la musica, canticchio i pochi versi che conosco a memoria, alzo gli occhi e guardo fuori dalla finestra. Non c'è nessuno. E perché mai dovrebbe? Oggi è martedì, sono tutti affaccendati nei propri mestieri, nelle proprie vite. Io non ho granché voglia di viverla, la mia.

E uno sguardo nei giornali mi convince di non aver voglia di vivere nemmeno quella degli altri.

Mi perdo allora in fantasticherie infantili, da cui mi sveglio scuotendo rabbioso la testa, intanto che mi preparo un caffé. E dire che mi dicevano fosse proprio quello il mio inutile talento: ascoltare le persone e mettermi nei loro panni. Forse perché nei miei panni invece non ci so stare. 

Il caffé borbotta e scende nella tazzina. Mi guardo intorno e vedo il cumulo delle cose che negli anni si sono aggiunti fino a diventare casa: le mie foto appese ai muri, i libri che ho letto, la musica che ho ascoltato. I film che mi hanno commosso, quelli che mi hanno fatto ridere e quelli che mi hanno annoiato. Un giocattolo fuori posto. E nel mio cuore nascosto celebro l'ennesima sconfitta, forse consapevole finalmente che sia arrivata l'ora di cantare un'ultima ninna nanna alla mia felicità.

 
 
 

Intanto passano i giorni

Post n°525 pubblicato il 26 Gennaio 2018 da lab79

A volte ritornare a scrivere può essere complicato. Insomma, non sempre si ha qualcosa da dire, o almeno la necessità di dirla può non essere impellente. E' un periodo un po' così, dove tanti ragionamenti li lascio a metà, dove mi limito a reagire a quello che mi succede intorno.

Che non è poco.

Perché il mondo mica si ferma, perché noi stiamo mentalmente ancora festeggiando il capodanno. Oppure perché abbiamo scelto di, beh...ecco...dormire. Ebbene si, confesso. Ho dormito. Non molto, non abbastanza. Ma l'ho fatto. E anche se non sempre sono stati sonni senza sogni, come tanto desidererei, sono state almeno ore di sonno, di cui faccio tesoro.

E allora come riprendere a scrivere? Beh, certe volte basta battere le dita sulla tastiera, come sto facendo ora, e lasciare che le parole fluiscano come acqua di torrente. Ma anche se queste parole le scrivo al pc, la verità è che sono e restano sempre dense come inchiostro, e come sempre fatico a farle uscire dalla mia testa. Perché c'è da scegliere un tono, ancora prima di un argomento. E una volta scelto l'argomento, bisogna farsi un'opinione, interessante se possibile. O almeno formulare una domanda. Insomma, fare un po' di onesta conversazione con se stessi, prima di cercare di intavolare una conversazione con gli altri.

 

 

Ma poi passano i giorni intanto che ci penso, e i fatti passano sopra la mia testa senza tregua, e quello di cui volevo parlare perde di interesse, e di importanza. E allora non ha più senso parlarne.

O dovrei farlo comunque?

Dovrei parlare dell'ennesima ferita superficiale che mi sono procurato leggendo le notizie che vengono da lontano[1] (ma neanche troppo), e da vicino?[2] Oh, ma a chi importa. Me le tengo per me, le mie inutili parole. L'ho fatto nella mia vita quotidiana, perché non avevo voglia di stare a sentire sottigliezze come "in fondo ha ragione", di "non ha tutti i torti".
O dovrei parlare della sottile sensazione di aver fatto le scommesse sbagliate nella mia vita? E che ora com'è giusto che sia i pezzi non si incastrano più, e gli angoli che spuntano fuori sono affilati, e fanno male. E non posso alzarmi e girare i tacchi, perché non ho il cuore di mettere per primo il mio cuore.

O dovrei parlare del nastro trasportatore che porta via sempre meno resti di me, come se ormai poco fosse rimasto, e mi chiedo se sia solo disfattismo o arrendevolezza, oppure se sia più onesto ammettere la propria sconfitta?

O dovrei restare in silenzio, a canticchiare una canzone che non ricordavo di saper cantare, e che fa più o meno così.

[1]http://www.lastampa.it/2018/01/11/esteri/trump-dichiarazione-choc-non-voglio-immigrati-da-ce-di-paesi-ypT8k9ZBUH9QOFNiR9lIuJ/pagina.html
[2] http://www.ilgiornale.it/news/cronache/migranti-polemica-su-fontana-mettono-rischio-razza-bianca-1483277.html

 

 
 
 
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