Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

Alle cinque di mattina

Post n°347 pubblicato il 22 Dicembre 2014 da lab79

Alle cinque di mattina il ghiaccio non si scioglie ancora, l'alba è lontana ancora. Alle cinque di mattina meno cinque, la strada è ancora silenziosa, ma le luci nelle case già si accendono. I primi passi in silenzio, che c'è sempre qualcuno che dorme, e che dorma ancora un poco. Chissà cosa sta sognando. Ancora cinque minuti e la prima parte del giorno è già compiuta, i primi accendono il riscaldamento in macchina, si strofinano le mani, si avviano verso i propri posti. La macchina non aspetta. Alcuni si fermeranno lungo la strada: un caffé amaro, una colazione frugale, le luci del bar accese solo per metà.

Io li guardo passare.

Il mio tempo si esaurisce, completo gli ultimi documenti, spengo la musica, attendo l'alba. Mi concedo di fantasticare di me che dormo, ancora un paio d'ore e sarà tutto finito. Mi nasconderò alla luce del sole, e sotto le coperte ancora calde cercherò il tepore dell'ultimo sogno, quello che mai ho finito di sognare. Mi addormenterò cieco, e sordo al mondo. 

Non guarderò il mondo passare.

Finché l'imbrunire non avrà riportato le stelle al loro posto.

Farewell and Goodnight - The Smashing Pumpkins

(Mellon Collie and The Infinite Sadness, 1995)

 
 
 

Sonno profondo (2)

Post n°346 pubblicato il 16 Dicembre 2014 da lab79
 

Fatto sta che il tema portante del libro è proprio "[...]la notte di alcuni personaggi che si trovano in una situazione di blocco, in una fase in cui il flusso regolare del tempo si è interrotto[...]" Una situazione che non mi era nuova, allora.  Ho finito forse non con l'identificarmi in alcuno dei personaggi, ma di certo nel riconoscere in alcuni dei loro sentimenti, i miei. Ma come diluiti, allungati appunto dal tempo che allora sembrava non passare mai, delle ore che rincorrevano se stesse, e sembrava non portassero da nessuna parte.

Un presagio triste di quel che sarebbe stato il mio futuro?

No, non arriverei ad essere così crudele con gli anni che seguirono. Certo, alla fine i miei obiettivi sono stati mancati, e i fallimenti travestiti da procrastinazioni. Se non posso oggi, ci penserò domani. Oggi la precedenza alle necessità, domani ai sogni. E invece domani non è mai arrivato, è rimasto come incastrato tra le lancette dell'orologio che segnava la mezzanotte, ed ho finito col dimenticarlo lì, lasciando che la vita scorresse come una barca nella corrente frenetica, guidandone la direzione man mano che mi avvicinavo alle rive rocciose.

Sono diventato reattivo.

Ad ogni avvenimento una reazione, che tutto proceda, che nulla si inceppi. Ma ho lasciato affogare la volontà di programmare dopodomani, l'alba del giorno dopo si è fatta vaga, un dicembre che non arriva mai, una primavera che non fiorisce ancora, ci penserò domani.

Adesso il fiume sembra seccarsi, ed io mi ritrovo come perso, e quasi non ho più il coraggio di chiedermi questo fiume, dove mi porterà.

Adesso sveglia.

Lascia la barca sulla riva.

E con i tuoi piedi e con le tue gambe

e con i giorni che ti restano

Vattene.

Più lontano che potrai.

This is the life - Amy McDonald (This is the life, 2007)

 
 
 

Sonno profondo (1)

Post n°345 pubblicato il 15 Dicembre 2014 da lab79
 
Tag: libri, sonno

Sonno profondo è il libro con cui ho scoperto Banana Yoshimoto. Scrittrice giapponese dal notevole successo, in patria e curiosamente qui, in Italia. Per chi è abituato a leggere grandi libri classici, questa scrittrice potrebbe dire poco: i suoi racconti parlano del giappone di oggi, certo con le sue delicatezze orientali, senza però mai cadere nel folcklore. I suoi personaggi, quasi sempre sospesi in un bozzolo di incertezza che diresti tipica occidentale, tesi tra le aspettative che la società impone loro, e la nebulosità dei propri sentimenti e sogni. Non si tratta, al contrario di Haruki Murakami, per dirne uno, di una scrittrice dalla particolare scrittura visionaria, o di ampio respiro. Le sue storie sono minime, i suoi personaggi si muovono a volte con delicatezza, comunque sempre incerti, tra avvenimenti qualunque, quotidiani, pur se spesso finiscono con lo sfiorare un mondo sovrannaturale, spirituale, nel quale si intravede l'influenza dei miti e tradizioni giapponesi. 

E', in poche parole, una scrittrice pop.

I suoi libri sono stati tradotti in film e serie tv di successo, mentre il suo modo di narrare le storie viene spesso paragonato a quello dei manga, da cui certamente è influenzata, come buona parte degli artisti giapponesi, dal momento che quella dei manga è una forma di letteratura estremamente popolare e dall'offerta articolata, nel mercato nipponico.

E' un bel libro, pur se di distrazione, per quel che ricordo. E curioso il modo in cui l'ho trovato, e che è indicativo di quanto io possa essere onnivoro per quanto riguarda le mie curiosità: nella spazzatura. 

Non credo si offenderebbe se venisse a sapere di aver trovato un lettore nuovo, dopo che una copia di un suo libro era finita nella spazzatura. Ma a scanso di equivoci, spieghiamo: Non è che io andassi in giro a rovistare tra i cassonetti alla ricerca di capolavori della letteratura. Il fatto è che a quel tempo lavoravo a Milano, e nei weekend poteva capitare di fare turni piuttosto lunghi, tipo TUTTO il weekend, in cui non c'era anima viva a farmi compagnia. Un po' per senso del dovere, un po' per distrazione, avevo l'abitudine di controllare a piedi l'intera struttura. Ben nove piani più un semi-interrato, e il giardino. Le persone tendono a diventare pigre, quando sanno che c'è qualcuno che provvede alle loro necessità, quindi non era strano trovare i sacchetti della spazzatura appoggiati fuori dalla porta, in attesa di venire ritirari dalla cameriera che però, non sarebbe passata prima del lunedì. Certe domeniche oggiose erano infinite da far passare, e non avendo di meglio da fare, ci pensavo io a mettere un po' di ordine tra i corridoi. Così, mentre aprivo il bidone della carta (a Milano si faceva già la differenziata) mi ritrovavo davanti agli occhi la copertina di questo tascabile, di un'autrice che non avevo mai sentito nominare. Non ero un gran lettore, allora, però un libro era un bel modo di far passare il pomeriggio. 

 
 
 

Sonno

Post n°344 pubblicato il 11 Dicembre 2014 da lab79
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che ironia.

Alla luce di quel che ho scritto ieri, oggi ho completato quasi quattro ore di sonno complessive, in ben tre sessioni diverse. Evviva. Certo non sono più quello di una volta (Mai stato, quello di una volta!), ed ora la fatica si sente. Io cerco di distrarla offrendole un caffé di quando in quando, facendole perdere qualche minuto prezioso, chissà che non mi basti per sgattaiolare fuori dalla sua portata prima dell'alba.

Ma è inutile, non funziona.

Gli occhi si chiudono dietro le palpebre pesanti come sipari, e le idee si posano sul pavimento, senza dare segno di voler fare un passo che sia uno. 

Al sonno non si sopravvive. E' una di quelle notti in cui quasi tutto, è inutile. Intanto indugio sulla tastiera, addormentandomi per qualche secondo tra un paragrafo e l'altro, con il dito fermo su una lettera che il computer, diligente, continua a scrivere finché qualche secondo dopo non mi sveglio. 

E a poco vale ricordare a me stesso i lavori da concludere prima che si faccia alba, dietro le colline che lentamente ghiacciano, alla luce della luna calante. Troppo pochi, troppo insignificanti le mie incombenze per pensare che possano costringermi a combattere e vincere il sonno, troppo poco per convincere me stesso che valga la pena restare sveglio.

 

A deadend mind - Madrugada (The Nightly Disease, 2001)

 

 
 
 

Come faceva una vecchia canzone...

Post n°343 pubblicato il 10 Dicembre 2014 da lab79
 

Aspetto, e intanto l'inverno si è fatto avanti senza quasi farsi sentire. Cosa aspetto? Le stelle compiono un arco ampio su nel cielo, tanto luminose che le diresti nuove.  E la luna, e le nuvole, e le ore che spostano la nebbia e l'aria limpida e serena, finalmente fredda, finalmente senza ricordi, né promesse. 

Scrivo per non dimenticare di fermarmi davanti al mio riflesso, che mi guarda invecchiare da questa parte dello specchio, con lo sguardo triste di chi beve. 

Scrivo, perché sarebbe tanto facile smettere qui.

Accucciarmi sulla soglia del mattino.

E dormire un sonno che non abbia sogni, né tantomeno desideri.

Holes - Mercury Rev (Deserter's Songs, 1998)

 
 
 
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