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Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

Fine di un sogno di mezza estate

Post n°327 pubblicato il 02 Settembre 2014 da lab79
 

Ha soffiato un vento caldo, per tutto il giorno, che si è portato via molte cose. I panni stesi ad asciugare, mentre le nuvole correvano a perdifiato sul prato azzurro del cielo. Il lago increspato e luminoso, il sole caldo, le rondini che ormai sembrano sparite. L'estate volge al termine, e con la fine dell'estate i sogni perdono quota. 

I sogni visti da vicino sono tutta un'altra cosa. Intanto perdono lucentezza, ora che mostrano le piccole ruvide imperfezioni di cui sono fatti. Sono più banali, simili alle cose della terra, da cui probabilmente sono nati. 

Anche i giorni si sono accorciati, ma nessuno sembra notarlo. Intanto il calendario si assottiglia, e le rughe nello specchio si fanno più profonde. I sorrisi si fanno più radi, appesantiti da tanti pensieri, e resi più complessi da un retrogusto amaro. Come sorsi di un vino rosso stagionato, che nelle asprezze accumulate trova una sua armonia. 

Con l'autunno alle porte le cose smettono di essere semplicemente quelle che sono. Un bacio non è più soltanto un bacio, una stretta di mano, una carezza. Si portano tutti dietro anche altri significati. Un abbraccio ora significa "ricordati di quel che è stato", come una cartolina inviata a casa quando era ancora estate, ed eri soltanto un ragazzo. Una cartolina che credevi perduta, ed invece è arrivata solo ora, quando è troppo tardi. Sorridi appena all'ironia delle cose, e già la metti da parte, perché che senso ha ricordarsi dell'estate? Oramai è passata, ma ancora troppo recentemente perché possa evocare nostalgia. 

Adesso la notte si porta dietro molte più stelle. Una brezza tiepida sembra alimentarne le fiammelle tremolanti, qualcuna saetta disegnando un taglio preciso nella tela del cielo, e già fantastichi di vederci un altro mondo attraverso. 

Io alla luce fiocca della notte conto i sogni che mi sono rimasti. Li sfilo dalle dita, e li rigiro nel palmo della mano. Mi accendo una sigaretta, e contemplo il fumo che svanisce nel buio, prima di svuotare le tasche e fare un passo fuori dal prato, nelle mie scarpe con le suola bagnate.

 

Fade into you - Mazzy Star (So tonight that I might see, 1994)

 
 
 

L'Idiota

Post n°326 pubblicato il 27 Agosto 2014 da lab79

Non credete a coloro che dicono di essere felici. Che chi è felice, come chi è saggio, ignora di esserlo, ed è proprio in questa ignoranza che risiede il segreto della sua condizione. In altre parole: la felicità e la saggezza sono prerogative dell'idiota.

 
 
 

Oikeiosis (3)

Post n°325 pubblicato il 26 Agosto 2014 da lab79
 

Cosa avrebbe potuto rompere quell'idilio? Un uomo che osserva se stesso, o meglio: se stesso nel suo riflesso, soggetto osservante, ed un apparentemente inconsapevole se stesso, oggetto osservato. Fu a conti fatti, egli stesso a compiere un passo distratto, un movimento sfuggito chissà come alla coscienza. Un passo  all'indietro che gli fece perdere l'equilibrio, e per recuperarlo fece uno scatto in avanti, che lo fece sbattere contro lo specchio. Dopo il tonfo rimase fermo, ma non riuscì a fare a meno di notare come il se stesso riflesso, ora, lo fissasse attonito, finalmente consapevole di non essere solo. 

Si fissarono negli occhi invecchiati, tanto a lungo da rendersi finalmente del tempo trascorso, e sprecato nel proprio solipsismo. 

Fu poi uno scricchioliìo sommesso, vicino all'angolo in cui lo specchio coincideva con un vetro trasparente, che attirò la loro attenzione. Il vetro si era crepato. Non infranto o rotto, soltanto scheggiato; una crepa breve ma abbastanza lunga da essere notata. Ritorta all'interno del vetro mostrava il fianco opalescente, come quello di certi pesci pescati di notte.

 
 
 

Letture/Riletture

Post n°324 pubblicato il 18 Agosto 2014 da lab79
 
Tag: libri

Mi capita spesso, specie nei periodi di stanca, di rileggere libri che ho già letto. Solo qualche pagina, solitamente. Partendo da un punto a caso del libro, proseguendo per pochi paragrafi, per poi saltare avanti o indietro lungo il libro e ripetere la stessa operazione, senza altra motivazione se non quella, probabilmente, di verificare se ricordo ancora qualcosa. Tranne nel caso di Tropico del Cancro di Henry Miller (di cui dimentico regolarmente la trama), è un vizio di lettura che mi da piccole soddisfazioni. 

E' un piacere un po' colpevole nel quale indugiare, a ben guardare, come quello di accendermi un buon sigaro, oppure altrettanto occasionalmente concedermi un bicchiere di Ron. (Rum, in lingua corrente. Ma concedetemi il vezzo di riferirmi a lui nella mia lingua madre) Il punto è che rileggere un libro va contro uno di quei principi che, mi dicono, definiscono un vero lettore:  il piacere della scoperta. Che trattandosi di una rilettura, è semmai una ri-scoperta. Il che potrebbe anche andare bene; dopotutto, rileggendo un buon libro è possibile apprezzarne meglio le sfumature, l'eleganza formale, la struttura, e un sacco di cose a cui non avevo mai fatto caso la prima volta, preso com'ero a cercare di capire dov'è che l'autore intendeva andare a parare.

Ma io raramente rileggo un libro per intero, specialmente negli ultimi anni in cui ho perso il piacere della lettura. Si tratta di un privilegio che concedo a pochi eletti, come Lolita di Vladimir Nabokov, o a quel delizioso libretto che custodisce La leggenda del Santo Bevitore di Joseph Roth ("Voglia Dio concedere a tutti noi, a noi bevitori, una morte tanto lieve e bella" è uno dei finali più commoventi della letteratura, a mio avviso. Non che mio personale memento mori) Solitamente mi limito ad esercitare il vizio della rilettura parziale, come ho già raccontato, magari senza nemmeno cercare un posto dove sedermi: così, in piedi davanti alla libreria sconclusionata in cui accatasto i miei libri, relitti inermi delle mie ore di ozio. Ad un certo punto mi annoio, e rimesso al suo posto il libro che ho in mano, finisco con scegliere di iniziare un libro nuovo, di cui ho sempre una discreta scorta, oppure persino col rinunciare del tutto alla lettura. 

Questa volta no. Per un motivo che ancora non sono riuscito ad individuare (e alla luce di questo dubbio, questo è forse uno dei libri più pertinenti), dopo qualche giorno di letture sbocconcellate quasi furtivamente, ho deciso di rileggere daccapo Follia di Patrick McGrath, col neanche tanto sottile piacere di conoscere già le parti del racconto che preferirò, mettendo persino da parte per qualche giorno quel piccolo scrigno di meraviglie che è L'Aleph di Jorge Luis Borges (che merita una lettura appassionata, specialmente quando si è sulla soglia tra la veglia e il sonno. Ma trattandosi di racconti, è un libro abbastanza indulgente col suo lettore, tanto da poter essere messo da parte e ripreso più tardi, senza che se ne abbia a male.)

Follia non è, forse, un capolavoro irresistibile. Ma fa parte di quel genere di romanzi che usano l'espediente della psicoanalisi per svelare i personaggi e le loro motivazioni. Che a ben pensarci, è proprio il lavoro della letteratura, più ancora di quello di raccontare storie.  Non ricordo nemmeno la prima volta che l'ho letto, ma è uno dei rari romanzi in cui ho apprezzato il realismo con cui si rende l'artificio della voce narrante. Scelta obbligata e importantissima, in letteratura. E spesso catastrofica quando usata nel cinema (A proposito, dovrebbe esserci anche il film tratto da questo libro, ma non ho molta voglia di cercare. Voi l'avete visto?), utile a raccontare da un punto di vista "di parte", ma non per questo parziale, lo svolgersi di una storia di ossessione, piuttosto che di amore. I personaggi forse risultano un tantino stereotipati, con la parziale eccezione dei due protagonisti, mentre quello della voce narrante (che è uno dei personaggi, e non è quindi automaticamente identificabile con l'autore) risulta a mio avviso ben congegnato. 

Lo so, non ho detto molto che possa invogliarvi alla lettura di questo libro. Ma non mi interessa, questo post non è una recensione, e questo blog non è un forum sulla letteratura. Se vi interessa un'opinione: leggetelo, è un libro piacevole. Quel che mi chiedo è se la rilettura di un libro sia ancora uno dei piaceri della lettura, oppure in fondo solo un modo più facile, e anche un po' disonesto, di leggere.

 
 
 

Solipsismo

Post n°323 pubblicato il 17 Agosto 2014 da lab79

- Quanto a lungo hai intenzione di restare qui dentro?

- Finché me la sentirò.

- Quanto a lungo hai intenzione di restare in silenzio?

- Finché potrò.

- E cosa farai della tua vita, intanto?

(Silenzio)

Si sente soltanto il rumore di un pensiero

che rimbalza contro il muro e dal muro contro il pavimento

poi in alto, tanto in alto

lo diresti in cielo

ma è solo un soffitto bianco 

pieno di stelle di plastica.

Nella stanza non c'è nient'altro.

 

In my head - Queens of the Stone Age (Lullabies to paralyze, 2005)

 
 
 
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