Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

Imparare a volare

Post n°387 pubblicato il 03 Agosto 2015 da lab79

Oh, beh: è estate, tempo di pensieri leggeri e propositi poetici. Imparare a volare, infatti, non solo risponde a queste due caratteristiche, ma mi sarebbe tornato piuttosto utile qualche giorno fa, per evitare quest'ennesima pausa del blog (e della mia vita privata) che chissà, magari alla fine si rivelerà rigenerante. Ma si, facciamo dellì'ironìa, che sarà l'ironìa a salvare il mondo e a farmi sentire meno pollo, dato che proprio con la stessa abilità di un pollo congelato ho affrontato una scivolata sull'asfalto appena prima di un temporale, così da ritrovarmi a piedi, sanguinante e sgraffignato in troppe parti del corpo per potermene lamentare, e bagnato letteralmente fino alle mutande. Chapeau.

Abbandonata la vespa ai margini del bosco, sotto la pioggia battente, sono stato portato al pronto soccorso, dove ho fatto sfoggio della mia intelligenza e prontezza di spirito. 

Dottore: "Dove le fa più male?"
Io: "Nell'orgoglio..."
Dottore: " Allora dovremo fare una radiografia..."

Grazie Doc. Non mi sono mai lamentato della sanità pubblica, e non comincerò di certo ora che è lei ad avere l'ago dalla parte del manico. Ma dico sul serio: Nonostante il dolore, ho apprezzato la capacità di farmi capire come la mia non fosse una vera emergenza, che in fondo non è la prima volta che vedono un cretino su due ruote grattugiato contro l'asfalto, e che non per questo io sono più stupido degli altri. Sono uno stupido medio, con un incidente medio di una media giornata d'estate. Solo più bagnato del solito.

Ora, ne scrivo con leggerezza perché sono passati un po' di giorni, e ho finalmente potuto togliere bende a sufficienza da poter contare sei dita e mezzo in piena funzionalità, cosa che mi permette di digitare cazzate abbastanza velocemente da non perdere il filo del discorso mentre le scrivo. Le medicazioni hanno smesso quasi subito di essere una tortura, in fondo non ho nessun osso rotto, anche se la mia testa risponde ancora abbastanza lentamente agli stimoli esterni. Ma questo problema c'era già prima dell'incidente. Insomma, ho poco di cui lamentarmi, in fondo mi è andata bene. Curioso a dirsi, il problema maggiore e non riuscire a capire come farmi la doccia: ho escoriazioni sull'avambraccio destro (Ne ho una sola, in verità, ma lunga TUTTO l'avambraccio destro...) e sul ginocchio destro, così come un livido con escoriazioni varie sulla spalla destra. Qual'è il problema, allora? Lascia fuori dalla doccia e lava la parte sinistra. Errore: ho la mano sinistra scorticata all'altezza del palmo, il pollice che conta almeno cinque segni di diversa forma e dimensione e che curiosamente non fa male, e dulcis in fundo (ma lo sapevate che "Dulcis in fundo" non è neanche latino? nda) sotto il mento porto ancora i segni del casco che ha cercato di impiccarmi. In altre parole, non solo non sono bello da vedere. Sono anche sporco. Vero che non devo andare da nessuna parte, e che in fondo sono un uomo (l'igiene personale di noi uomini è una cosa relativa alle condizioni ambientali. Donne: sapevatelo. Non esiste un uomo pulito in modo assoluto, solo in modo relativo: Un uomo pulito è colui che è più pulito dell'ambiente che lo circonda. Ecco.) Ma devo ammettere che a questo punto una doccia la farei volentierissimo. 

Altro aspetto non secondario è che sono diventato un sacco di patate. No, non pieno di terra (l'ho già detto che ho bisogno di una doccia?), intendo dire che sono diventato un peso inutile. Non solo non sono in grado di fare un granché ("Mi apri la bottiglia?" "Mi tagli la carne?""Mi aiuti ad alzarmi?") ma mi muovo anche troppo lentamente perché mio figlio, due anni e la capacità di arrampicata di Manolo, non mi faccia del male per poi guardarmi con gli occhi di Bambi e chiedermi: "Bibi?" Si amore, fa una bibi bestia, ma fa niente: Papà è riuscito ad evitare di bestemmiare dal dolore, quindi tutto ok.

Insomma, sto affrontando un sacco di avventure nuove ed inaspettate, per non dire del fatto che sono a casa dal lavoro per qualche giorno, cosa che di questi tempi può solo farmi del bene. Eppure, chissà perché, non sono tentato dal ripetere l'esperimento.

Learn to Fly - Foo Fighters

(1000 musicisti suonano Learn to Fly dei Foo Fighters per chiedere a Dave Grohl di venire a suonare a Cesena. Directed by Anita Rivaroli and Alberto Viavattene)

 
 
 

Estate

Post n°386 pubblicato il 22 Luglio 2015 da lab79
 

Mi ricordo di estati torride, immobili come i cani sotto l'ombra degli alberi, in attesa del fresco della sera. Non le sopportavo, né le sopporto tutt'ora, ma è innegabile che l'estate sia una delle segnalibri più usati tra le pagine dei ricordi. Che poi: nessuno di noi ricorda davvero tutta un'estate. Tutt'al più ne ricordiamo le vacanze, quelle che da bambini sembravano durare davvero tutta l'estate, e l'estate tutta la vita. Oppure quelle adolescenti, forse fra tutte quelle più libere eppure così affollate di pensieri e desideri, e ansie e gioie e tutte rivolte a oggi, a domani, a dopodomani, perché tanto di ieri a malapena ne avevamo uno. 

Oggi siedo in cima a una pila di cose da fare: salvare le foto delle vacanze, mettere in ordine casa, piccole riparazioni dell'ultimo minuto. Ho tanto da fare, proprio oggi che è l'ultimo giorno di ferie, senza intenzione alcuna di fare altro che questo. Scrivere, fosse soltanto per il piacere dell'esercizio, intanto che guardo una pioggia fortuita cadere tra gli alberi senza riuscire ad arrivare al terreno assetato, una pioggia che intanto che la dico ha già smesso, e non ha interrotto un bel niente. Non la canicola che ormai da settimane ci tormenta, non i ragazzi che giocano a basket sul campo di cemento dietro casa, non il passaggio di qualche macchina per la strada deserta. Non me, che faccio e non faccio e intanto perdo tempo, non l'orologio che ormai conta le ore. Niente si ferma, neanche il mio cuore che ansima come i cani immobili sotto l'ombra degli alberi, in attesa della sera.

 
 
 

Allontanarsi

Post n°385 pubblicato il 06 Luglio 2015 da lab79

Mi allontanerò qualche giorno, ed è inutile dirlo, eppure lo dico. Non ho ragioni per non abbandonare questo posto senza preavviso, eppure non lo farò. Almeno questo, non lo farò. Mi riservo il diritto di staccare la spina, ma non ne faccio uso. Non ancora. Ancora per un poco, voglio farla questa strada. Chissà che ne sarà, infine.

 

 
 
 

A scienza certa

Post n°384 pubblicato il 27 Giugno 2015 da lab79

Guardando tra le pagine di internet, leggo spesso post scritti o dedicati alle mamme ("Solo le mamme possono capire!" "Se siete mamme, condividete!". Onestamente, quelli dedicati o scritti dai papà sono sempre di meno. Ma ci sono, non credete). E certe volte li guardo con gli stessi occhi con cui li guardavo io stesso, un paio di anni fa, quando ancora non ero papà. E vi giuro, mi chiedo in quale parte della strada mi sono perso, in quale punto sulla via di Damasco c'era l'uscita per l'Illuminazione e come ho fatto a non vedere il cartello. Perché questi genitori sembrano aver capito tutto di come va il mondo, sembrano essersi riempiti improvvisamente della saggezza dei propri padri, averla arricchita con la propria personale pedagogia e con le proprie affinatissime conoscenze psicologiche, ed ora allevano pupetti che sono la quintessenza della bambitudine, sani e puri e lìmpidi e lucenti, pronti a posare per la prima pagina di Bimbi Sani e Belli.

Ecco, no.

Io me ne resto seduto sul tappetto, a guardare il mio di piccolo demonio che divora la sua fetta di pizza intanto che ciondola la testa al ritmo della musica, mentre in tv Marty McFly scopre l'inquietudine di dare appuntamento alla propria madre adolescente nel 1955. E' cresciuto, lo vedo con i miei occhi e me l'ha detto il pediatra, ma la verità è che non so come. La mattina gli diamo il buongiorno e un po' di latte, facciamo colazione insieme, almeno questo momento è tutto nostro, e poi via di corsa, ad ognuno i propri doveri, ad ognuno i propri impegni. Arriva poi l'ora della pappa, e il suo piatto si riempie e qualche volta si svuota, qualche volta no. E il sonno lo prende quando si fa pomeriggio, e poi una sgambettata al parco, sempre se si può e se il tempo lo permette. Poi arriva Venerdì sera, e allora che pizza sia, e un pezzo di Ritorno al Futuro, che con lui seduto a un metro da noi adesso ha tutto un altro significato. Ma non so quale, so solo che è diverso.

Lui intanto cresce.

Non so come possa accadere, e credo che non lo sappia nemmeno lui. Ma a nessuno importa. Tentiamo di addormentarlo, di nutrirlo, di insegnargli sempre cose nuove, insomma, di farlo crescere; ma la metà delle volte non sappiamo cosa stiamo facendo, e l'altra metà non sappiamo se lo stiamo facendo nel modo giusto. E a coloro che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a qui, vi svelo un segreto: Nessuno lo sa.

Ci rendiamo a malapena conto di stare al mondo, corriamo incontro al futuro e raccontiamo agli altri di riuscire a vederlo, e che è radioso perché la nostra strada è certa, la nostra strada è giusta. Ma non è vero. La vita la viviamo camminando all'indietro, lo sguardo al passato e le spalle cieche al futuro, e se evitiamo di cadere nei burroni è soltanto perché i nostri piedi ci avvisano un momento prima che siamo sul bordo del baratro. E altro che saggezza: è con l'incoscienza dell'essere vivi che ci mettiamo un altro essere umano sulle spalle, e gli raccontiamo quello che crediamo di aver capito del mondo.

Mio figlio intanto dorme e sogna, ed io me ne resto qui, nel buio della terra, a fantasticare di essere il capitano del Kontiki che attraversa il mare, senza sapere a scienza certa se basti seguire le stelle per poterlo fare.

 

 
 
 

Lungo termine

Post n°383 pubblicato il 24 Giugno 2015 da lab79

 

"Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti."

John Maynard Keynes , da "A Tract on Monetary Reform", ch. 3, 1923

(…a ripensarci, il punto è proprio un altro. Similmente alla satira, alcune frasi, usate in contesti diversi da quello in cui sono nate, possono essere usate per svelare l’assurdo dietro cui si nasconde l’intuizione di una risposta. Se “Nel lungo periodo siamo tutti morti” sembra suonare come un memento-mori , in realtà forse non è altro che l’intuizione che l’impulso a provare qualcosa di nuovo, pur nell’ovvio rischio delle sue conseguenze, valga la pena di essere assecondato…)

 
 
 
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