Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

Via dallo specchio

Post n°336 pubblicato il 01 Novembre 2014 da lab79

Se ancora sono qui, a scrivere parole che servono più a tenere chiuso il sipario, piuttosto che a svelare la scenografia che si nasconde dietro, è perché narcisisticamente non riesco ad allontanarmi dallo specchio. Il mio sguardo cammina lento sul riflesso del mio volto, scoprendo ogni giorno una valle, un canale ed una collina che non c'erano, fino ad ora. E nei miei occhi in cui ogni anno appare una vena nuova, senza che nessuna di quelle precedenti sia mai sparita. Un reticolo di pensieri incastrati tra il mio istinto e la mia ragione, e che mi intralcia ad ogni decisione, anche la più banale. 

Banalità.

In fondo non è così la vita di ognuno? Attraversata più dagli ostacoli che quotidianamente ci si parano davanti, passiamo la maggior parte del tempo a pensare come aggirarli, piuttosto che al nostro obiettivo finale.

Sempre se ne abbiamo uno.

O forse è così solo per me.

Che banalmente mi sono perso di vista per un momento, e chissà se davvero mi sono mai ritrovato: da allora attraverso il mondo un passo alla volta, evitando i dirupi più pericolosi, ma senza mai davvero sapere dove sto andando. 

E chissà se tanta determinazione non sia invece ostinazione, un proseguire avanti perché di tornare indietro non sono capace, e di alzare lo sguardo per cercare l'orizzonte non ne ho il coraggio.

 

Straight to you - Nick Cave & The Bad Seeds (Henry's Dream, 1992)

 
 
 

Una conversazione privata (2)

Post n°335 pubblicato il 26 Ottobre 2014 da lab79
 
Tag: notte, sonno

-Io invece ho fatto un sogno che avevo già sognato: ma questa volta è proseguito, almeno per un po':

Avrebbe dovuto essere il suo funerale, ed io provavo dispiacere per non averla potuta vedere un'ultima volta. Camminavo tra le mura trasandate della mia vecchia scuola, ma non quella di allora, bensì quella di anni prima ancora...

Poi...non so. Qualcosa è sparito. Forse un dolore, o un'illusione. Ho fatto uno salto nel tempo, ma ancora una volta non sono riuscito a capire se avanti o indietro, e ora sono al suo matrimonio. Ma lei non c'è, non ancora...

-Il funerale di chi?

- No. Questo non lo saprai.

-“Nothing is more difficult than to understand the dead, I've found; but nothing is more dangerous than to ignore them.” [Margareth Atwood: The Blind Assasin]

- E' ancora troppo vivo, quel ricordo. Ed è un sogno che non ho ancora finito di sognare.

-La parte precedente quando l'hai sognata?

- L'ho sognata diverse volte, da molto tempo. Ma erano un paio d'anni, credo, dall'ultima volta. Qualcosa si è mosso, senza svegliarsi del tutto, laggiù. E' strano. Come quella volta che ho sognato Yeiayel...

-Yeiayel?

- Se cerchi in internet, trovi un sacco di sciocchezze mistiche. Tra queste, quelle dei nomi degli angeli. Yeiayel sarebbe uno di questi.

-E cosa ti ha raccontato?

- Niente. C'era il mio corpo morto di bambino sdraiato nel mio letto di casa, e mentre lo fissavo si alzava a sedere, urlando un numero. Senza che smettesse di urlare io mi avvicinavo, e lo ricoprivo col lenzuolo, che piano piano si copriva di inchiostro. Fuori, il sole nascosto da un'eclissi calava dietro l'orizzonte, ma verso levante, come un'alba a rovescio.

Non saprei dirti se sia stato davvero un'incubo. C'era qualcosa di confortante, che non sono mai riuscito a decifrare.

- L'inchiostro, la voce?

- Non saprei. Alla stessa maniera il sogno di queste due notti mi ha riempito di malinconia. Di un desiderio insolito di ritornare in quel sogno. Qualcosa di famigliare, e che non ho più.

-Nostalgia...

- E invece non dovrei. Ho ben altro a cui pensare, ora. (Alla fine, forse, sono solo fantasticherie di un uomo stanco. Forse ho solo bisogno di dormire un po')

-Minimizzi..

 

- Si. Non voglio dargli importanza più del dovuto. (O forse è peggio: forse è un tentativo di tenere quel luogo al sicuro, e tenerlo al sicuro per me.)

 


M01 Chant I Making of Cyborg - Kenji Kawai ( Ghost in the shell OST, 1995 )

 
 
 

Note

Post n°334 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da lab79
 

Adesso i miei occhi stanchi si alzano un momento, per incrociare quelli della luna. Sulla terra nessuno veglia, soltanto io in piedi in mezzo alla strada vuota, a immaginarmi abbastanza stanco da sdraiarmi sulla linea di mezzeria e chiudere gli occhi, e aspettare che il mondo ritorni a calpestare quell'asfalto con le ruote consunte. 

E con gli occhi stanchi aperti altrove, la mia mente conta ogni singola nota che penetra nel cervello, immaginandola una ruota che preme sul cuore, fino a farlo scoppiare.

Lateralus - Tool (Koto Ensemble version)


 
 
 

Così fragile...

Post n°333 pubblicato il 16 Ottobre 2014 da lab79
 

Così fragile lo era davvero, e lo ero anch'io, e chi non lo era? Avevamo diciannove anni, forse meno. E non avevamo altro che una voglia di gridare al mondo, ma chi mai ci sarebbe stato a sentire? I boschi delle provincie al confine con la svizzera erano bui, gravidi di incubi le notti del sabato sera, e noi non avevamo altro che i pallidi fari di una panda 750 a cercare di fare luce sui giorni che sarebbero venuti dopodomani, quando forse la puzza dell'alcol e delle sigarette sarebbe svanito dalla pelle delle nostre mani. Ma perché tanta rabbia, ci chiedevano, ed era tanto ovvio che non avevamo una risposta, e una risposta non l'abbiamo trovata mai. Ad alcuni ci è stato dato in sorte di essere felici, poi, quando gli anni sono passati, ma sotto la cenere bagnata quel cuore che ardeva ora imputridisce, eppure ancora lo sappiamo vivo, e fingiamo di non sentirci più...così fragili...

Viba - Verdena (Verdena, 1999)

 
 
 

Da lontano

Post n°332 pubblicato il 09 Ottobre 2014 da lab79

"Tutto sembra perfetto da lontano", è una frase che mi capita di sentire spesso, ultimamente. Oppure, la sento tanto spesso quanto prima, solo che ora sembra rivolta a me. Le impressioni che abbiamo di quel che ci circonda sono il riflesso di quel che sentiamo dentro? Vero, forse, almeno fino a un certo punto. La pioggia che cade sarà triste perché triste mi sento io, magari. Ma intanto piove lo stesso.

Insomma, mai farsi contagiare dall'impressionismo, che mal si adatta alla vita di tutti i giorni, ai suoi dilemmi morali e moralistici, e alle sue imperfezioni.

Come mal si adattano le parole sprecate, e il tempo sprecato a scriverle.

Niente è perfetto.

 

 

Such Great Hights - The Postal Service (Give up, 2003)

 
 
 
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