Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

Sedimenti

Post n°444 pubblicato il 24 Agosto 2016 da lab79

Sono anni che la mia vita sedimenta piano, mentre le acque si fanno chiare,  e con la luce del giorno diventa facile vedere lontano. Certo ci sono ancora orizzonti oltre i quali è difficile immaginarci, ma si fanno più lontani, e netti, tanto da poter prevedere il giorno in cui saranno raggiunti.  Non dico che ora sia tutto più semplice da capire, ma il presente si è fatto trasparente, senza possibilità di inganni di sorta. Questo è il mio mare, ora.

Ma non sono un ingenuo. 

Sono ben conscio di quanto complesso sia il presente ora, e quanto confuso il futuro prossimo. Uomini condividono visioni chiare del domani, con l'aria d'averlo già vissuto, e profetizzano rovesciamento di poteri, riequilibri delle risorse attraverso strumenti ancestrali come l'uomo, e richiamano sottovoce La Madre, l'unica madre dell'uomo che non lo abbandona mai, con una tale leggerezza d'animo che solo chi ha vissuto nel grembo di Madre Guerra può sentirsi turbato.

Io ho ben chiari i miei orizzonti, che non arrivano fin li.

Eppure a modo mio cedo anch'io alla tentazione dei presagi, all'interpretazione del mormorìo di voci che mi circondano e che ripetono "odio,odio" senza posa. Mi ritorna alla memoria l'immagine di un uomo incontrato anni fa, in piedi sul tram vicino alla porta d'uscita, e che ripeteva una parola a mezza voce, senza che a nessuno importasse. Le fermate si susseguivano; io lo fissavo da dietro le lenti scure e le cuffie spente, e lui imperterrito dondolava ad ogni scossone della carrozza, intanto che la gente saliva, sedeva, si alzava, lo urtava, scendeva. Lui teneva lo sguardo fisso davanti a sé, in un punto a mezz'aria non lontano da lui, e con intonazione sempre identica, una specie di sussurro ad alta voce, recitava un brandello dei suoi pensieri: "Psycho! Psycho!". A nessuno importava.

Qualcuno intuisce ora l'inganno del presente, comprende di non aver capito, di aver malinterpretato. Ma sono pochi. I più urlano ancora inascoltati i versetti che i giornali mettono loro in bocca, come cibo già masticato e digerito, e loro non fanno altro che rigurgitarlo ancora, pronto per essere messo in bocca ad altri ancora. Io arretro di un passo, rivedo il presente e ripenso al passato. E dono a me stesso soltanto la risposta alla domanda che sottovoce qualcuno sussurra: "Quando finirà tutto questo?"

La guerra non finirà mai.

Non finché i suoi figli saranno in vita, che la porteranno dentro come dentro si portano i resti delle malattie virali. Assimilati nel nostro codice genetico ci sono brandelli di informazioni, spezzoni di codice che il nostro corpo include nel proprio, per immunizzarsi dalla malattia. Fino ad allora noi avremo paura della guerra, ma sapremo riconoscerla quando risuona il suo richiamo. Sapremo riconoscere il suo profumo, come la salsedine del mare che si appiccicca sulla pelle e sa di sangue.

Per questo non mi sentirete alzare la mia voce di giubilo a nessuna vittoria, perché so che il prezzo della vittoria è una vita, e una vita ancora per pareggiare i conti. Ma i conti sono sempre imperfetti: la somma delle vite perse è sempre dispari, e no ha rimedio. Finché anche queste vite diventate sabbia non sedimenteranno a loro volta sul fondale del fiume della Storia, il cui letto è scavato con dolore sulla terra che abitiamo, e che ci ostiniamo a chiamare nostra.

 
 
 

Intervallo: Ovvero Dei Piccioni, e delle modalità di uso di Internet

Post n°443 pubblicato il 23 Agosto 2016 da lab79

"L'Ironia è come l'amore: Non si dice, si fa.
Se la dite, quella non è ironia. E' sarcasmo."

B.J.A.

 

(Rileggo qualche pagina dei blog, e mi rendo conto che Libero è pieno di persone che sfortunatamente hanno saltato le vacanze. Lo si capisce, sapete? Non tanto dalla costanza con cui scrivono e sopratutto commentano, quanto dal tono con cui lo fanno. Polemiche, litigi, persino pare minacce. Sembra che nessuno si sia accorto che qui siamo in Internet. Avete presente internet? Innanzitutto, regola 14: "Non litigate con i troll, significa che hanno vinto". Perché internet ha delle regole, sapete?

Ma non sono qui per parlare di questo.

Scrivo perché è una nottata tranquilla e non ho voglia di scrivere di cose profonde e oscure, intanto che asptto che si raffreddi il caffé. E intanto che leggo a intermittenza senza capire granché dei litigi della gente, mi pare di afferrare che alcuni utenti non solo si parlano attraversono Libero, ma persino si CONOSCONO PERSONALMENTE. Tanto da frequentarsi (ma si può dire "frequentarsi" in questo caso?) su facebook, CON TANTO DI NOME E COGNOME. Io che ho quasi quarant'anni e frequento queste lande internettiane da quasi venti, non ci arrivo. Perché sacrificare il proprio sacro anonimato? Perché rischiare che un tizio qualunque - come me - venga a conoscenza del vostro nome e cognome, e magari su fb riesca anche a trovare e scoprire cosa fate di mestiere, dove abitate, che faccia avete? Un momento: vediamo se è davvero possibile.

Si, lo è.

Ci ho messo circa 6 minuti tra login e inserimento di una query nella riga di ricerca di facebook, per trovare un paio di utenti di Libero che ricordavo, e che non scrivono più in questi lidi. (Con questa frase vi ho già dato più di un indizio, se volete andare a cercare!). Sono colpito, e persino tentato di mandare loro un messaggio dicendo di no: per favore, no. Non collegate in questo modo le vostre facce in internet. Perché volete farne una cosa sola? Questo è il regno del frazionamento della singolarità mentale di ognuno di noi, dove finalmente quelli come me possono dare libero sfogo alle proprie multiple personalità, e come personaggi di un videogame esperimentare con loro senza il timore che la loro morte possa arreccare danno a noi. Questo è il regno del repost: dove ogni contenuto è replicabile all'infinito, dove nulla appartiene a nessuno, e dove per ogni cosa che vedete troverete una versione porno. (Non mi invento nulla: è tutto specificato nelle regole di internet.) Perché voler unificare le vostre espressioni in un unica persona On-line? Quella persona unica già esiste, siete voi Off-line. E Off-line dovete restare, qui non dovete mai portare tutto voi stessi. Sempre e solo una parte, come diceva l'anima serena di Emile Cioran: "A golden rule: to leave an incomplete image of oneself."

Oh, io lo so perché lo fate.

Volete dimostrare di essere veri, di non avere nulla da nascondere. Che voi "ci mettete la faccia", perché voi "non avete paura", siete "coerenti". Siete "veri". Vi dico una cosa: non serve.

Non serve che battiate il ferro del vostro piedistallo, né che gli costruiate solide fondamenta. Non serve che lucidiate il bronzo su cui rappresentate le vostre fattezze. I piccioni faranno i loro bisogni su di voi comunque. E lo faranno anche se cercherete di cacciarli via, perché questa è la natura del piccione. E fidatevi. Internet è pieno di piccioni.)


 
 
 

Delle Olimpiadi, e della nostra capacità di sopravvivenza collettiva

Post n°441 pubblicato il 19 Agosto 2016 da lab79
 

Se come me siete degli olimpionici da salotto, specialisti nel tuffo delle dita nel sacchetto delle patatine intanto che con voce infarcita di briciole emanate i vostri severissimi giudizi sugli esercizi degli atleti, nella casalinga versione dell'internettiano "Hold my beer, I can do that" ("Reggimi la birra, sono capace anch'io"), credo che sarete d'accordo con la mia scelta del vero eroe di questi Giochi Olimpici di Rio 2016. Bando alle ciance, ecco a voi Eric:

E chi è Eric? Beh, Eric è uno dei tanti volontari che con il loro contributo rendono possibile questa meravigliosa macchina di sogni (e corruzione, ça va sans dire) che sono le olimpiadi. Ma lontano da ogni retorica! Non ho scelto lui a caso, bensì perché il suo lavoro consiste nel facilitare uno dei più importanti avvenimenti all'interno del villaggio olimpico. Eric, infatti, distribuisce preservativi. 

"Embeh?" direte voi.  Dite male, invece.

Perché ci sono eventi nella storia dell'umanità che sono lì, a dimostrare come abbiamo raggiunto il limite possibile delle nostra evoluzione naturale; cioè il punto oltre il quale il nostro istinto di sopravvivenza collettivo viene meno. Oh, si, lo so che siete d'accordo con me, e state già elencando questi eventi: le guerre, gli attentati, il terrorismo, ecc. Ecco, no. Io sto parlando delle Olimpiadi. Pensateci: se dovessimo affrontare una catastrofe apocalittica, e solo poche migliaia di noi potessero farcela, chi scegliereste, a parte voi stessi? Io sceglierei il meglio dell'umanità, e dove sta il meglio, se non alle Olimpiadi? Il corridore più veloce, il nuotatore più resistente, l'atleta più forte, quello più agile. Insomma, le Olimpiadi sono una fiera dei supereroi. Li abbiamo lì, tutti giovani, belli, forti, sani...e tutti insieme, a Rio De Janeiro. Anticipiamo il carnevale, diamo loro un paio di giorni di libertà assoluta e qualche pinta di birra a testa, ed ecco a voi la genesi una nuova, migliore umanità. E noi cosa facciamo, invece? Noi diamo loro dei preservativi. Non me ne voglia, questo ragazzo, che resta il mio personale eroe di quest'estate. Ma stiamo perdendo un'occasione.

Dico davvero.

 

 

La medaglia d'oro nel trampolino da tre metri Shi Tingmao e la nostra Tania Cagnotto, grandissima medaglia di bronzo, mentre guardano He Zi, medaglia d'argento nella stessa specialità, ricevere la proposta di matrimonio dal suo fidanzato Qin Kai, medaglia di bronzo anche lui nei tuffi da tre metri.  Ecco come dovrebbero finire tutte le gare delle Olimpiadi.

 
 
 

Sisifo

Post n°440 pubblicato il 17 Agosto 2016 da lab79
 

Quando gli dei vollero punire Sisifo, lo condannarono a spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta e per l'eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci.

-“Oppure puoi mettere in ordine la cantina.”
-“Sarò da solo?”
-“No, ci sarà tua moglie a darti indicazioni”

Ed è per questo che ancora oggi Sisifo affronta la fatica insensata ed eterna del masso e della montagna, ottenendo nel frattempo il primo contratto a tempo indeterminato della storia dell’uomo.

 

 
 
 

I miei anelli

Post n°439 pubblicato il 08 Agosto 2016 da lab79

Per un capriccio infantile accarezzo ora le mie mani senza anelli, che giacciono sulla scrivania di fronte a me, perplessi di ritrovarsi liberi. Io li guardo e mi sembrano stranamente vuoti, come l'esuvia delle cicale. E le mani leggere, nude e pudiche, cercano di nascondere la cicatrice degli anelli sotto le altre dita, come se si vergognassero di mostrarsi spoglie. Fantastico di non averli mai avuti, questi anelli. O di averli regalati ad altre persone, e mi chiedo alla fine di quei percorsi fantasmagorici cosa avrei trovato. Se alla fine di uno di quei lunghi fili ci sarebbe stata della felicità: sfiorata ed assaggiata, magari poi smarrita. E ricordo, eccome se ricordo ancora, il momento esatto in cui ho lasciato cadere il capo di quel filo: il momento in cui l'ho slegato dalle mie mani ed ho colto altri fili, ho attraversato altri incroci e imboccato altre strade. E non riesco a sopportare il peso di aver avuto una possibilità, e di non averla colta.

E sotto quel peso piego la testa contro le mani, e chiudo gli occhi dietro i palmi nudi delle mie mani.

E i miei anelli giacciono ancora per qualche minuto vuoti e affranti, prima di riprendere il loro posto nelle mie dita.

 
 
 
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