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Un blog creato da Truman_2000 il 22/06/2008

The Truman Show

La mia vita è un "Truman Show", ma al rovescio: vivo in un mondo tutto mio, illudendomi di essere il protagonista della storia!

 
 

VORREI AVERLA DETTA IO

“Ogni stroncatura è

soltanto un atto d'amore

nei confronti del cinema!

- Alessio Guzzano -

 

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"To Rome with love"

Post n°186 pubblicato il 21 Aprile 2012 da Truman_2000
 

Regia di Woody Allen
con: Woody Allen, Alec Baldwin, Judy Davis, Penelope Cruz, Roberto Benigni. Commedia - USA/Italia 2012.


Un architetto famoso (Alec Baldwin) torna a Roma, dove ha vissuto per un anno quando era giovane, e si imbatte in un ragazzo che gli ricorda se stesso e al quale finirà per dare consigli; una turista americana in vacanza nella città eterna si innamora di un avvocato italiano e fa venire i genitori (Woody Allen e Judy Davis) per far conoscere loro i futuri consuoceri; due giovani coniugi friulani si trasferiscono nella capitale sperando di poter fare la bella vita; un travet qualsiasi (Roberto Benigni) diventa improvvisamente famoso, senza sapere il perchè, e viene perseguitato dai paparazzi.
Quattro storie diverse si incrociano in questa commedia surreale, ma divertente. Si ride di gusto, nonostante una trama assolutamente strampalata e demenziale, soprattutto grazie ad Allen (orfano di Oreste Leonello, per la prima volta doppiato da Leo Gullotta). Infornata di attori italiani famosissimi, per piccoli camei; emeriti sconosciuti interpretano le star. Donne all'antica ed escort, meteore e meteorine, giornalismo spazzatura e notorietà da grande fratello, arte e archeologia, cinema ed opera ("in fondo, siamo tutti bravi a cantare sotto la doccia..."): bella fotografia, nonostante l'immagine che ne esce del bel paese sia stereotipata e macchiettistica. Commedia esilarante, da vedere (ma una sola volta).

 
 
 

"Marigold Hotel"

Post n°185 pubblicato il 02 Aprile 2012 da Truman_2000
 

Regia di John Madden
con: Judi Dench, Maggie Smith, Tom Wilkinson, Dev Patel e Tena Desae
Inghilterra/India - commedia 2012

Sette personaggi in cerca di... emozioni, vie di fuga e voglia di cambiare. Una vedova sul lastrico (Judi Dench), un giudice della Corte Suprema sulle tracce del proprio passato (Tom Wilkinson, già spogliarellista in "Full monthy"), una coppia di "opposti", uno scapolo in cerca di sesso, una nonna in cerca di milionari da accalappiare ed una ex governante xenofoba (Maggie Smith) che deve sottoporsi ad un intervento chirurgico. Riservati, come solo gli inglesi sanno essere, partono per l'India cercando di lasciarsi alle spalle i loro problemi; arriveranno nel decadente albergo indiano del titolo - spacciato per l'Eldorado, dal giovane ed entusiasta proprietario Sonny (Dev Patel, già protagonista del "Millionaire") - dove, a poco a poco, finiranno per aprirsi e raccontarci il loro segreto, nella consapevolezza che "andrà tutto bene alla fine e, se non andasse tutto bene, vuol dire che non è ancora la fine!"
Un viaggio interiore in un'India che lotta ancora tra antichità e progresso, caste e call center, attraverso un tripudio di colori e di esperienze che cambierà, per sempre, il corso della loro vita. Delicato, divertente, sarcastico, toccante. Splendide le interpretazioni dei premi oscar Judi Dench e Maggie Smith, che si "fronteggiano" e si stagliano sullo schermo, così diverse e così ugualmente grandi, nella loro fragilità; e se tali bellezze "senili" non dovessero bastare, il sorriso di Sunaina (Tena Desae) vale da solo il prezzo del biglietto!

 
 
 

"Midnight in Paris"

Post n°184 pubblicato il 01 Aprile 2012 da Truman_2000
 

Regia di Woody Allen
con: Owen Wilson, Marion Cotillard, Carla Bruni, Rachel McAdams, Kathy Bates, Corey Stoll, Michael Sheen. – commedia 2011

Gil (Owen Wilson) è uno sceneggiatore hollywoodiano di successo che cerca di scrivere il suo primo romanzo e sogna di vivere nella Parigi degli anni venti. In vacanza nella capitale francese con la fidanzata Inez, al seguito dei futuri suoceri snob ed invadenti, non riuscendo a farsi coinvolgere più di tanto – come dargli torto! – né dai preparativi delle nozze imminenti, né dalle logorroiche performance di Paul, pedante tuttologo amico di Inez, che pontifica sull’universo mondo, arrivando finanche a contestare la guida turistica (cameo per la premiere dame, Carla Bruni), preferisce lasciarsi “catturare” dalla bellezza della città e dalla magia che la abita. Allo scoccare della mezzanotte del titolo, infatti, si perde nei vicoli parigini per incontrare Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso e Gerty Stein, innamorarsi della bella Adriana e scoprire che, in ogni epoca, in fondo, si sogna un’età dell’oro più… “vintage!”
Dopo aver celebrato Venezia (in “Tutti dicono: I love you”) e Londra (in “Match point”), Woody Allen firma la sua dichiarazione d’amore per Parigi, capitale dell’arte, della bellezza e, naturalmente, dell’amore. Commedia graziosa e delicata, come una carezza; onirica e visionaria: direi che si tratta, in assoluto, del suo film più romantico (sta tra “La rosa purpurea del Cairo” e “Pallottole su Broadway”). Si sorride, specie per i “ritratti” dei grandi artisti del passato: su tutti, Hemingway, meravigliosamente vero, onesto e… coraggioso nelle avversità (geniale, in particolare, il botta e risposta tra lui e Adriana che si conclude con quel: “chi vuole battersi!?!”). Bella la fotografia ed i costumi. Da vedere.

 
 
 

"Magnifica presenza"

Post n°183 pubblicato il 25 Marzo 2012 da Truman_2000
 

Regia di Ferzan Ozpetek
Con: Elio Germano, Margherita Buy, Beppe Fiorello, Vittoria Puccini, Daniele Pecci
Commedia - Italia 2012
Pietro (Elio Germano) non è un pasticciere, perchè non fa torte, ma solo cornetti (di notte); di giorno, sogna di fare l'attore e fa provini per le pubblicità. Trasferitosi dalla sua Catania, nella capitale, prende in fitto un appartamento in un villino che scoprirà ben presto essere abitato da "questi fantasmi": una compagnia teatrale diretta da Beppe Fiorello, "intrappolata" nella casa e nel tempo.
Il problema di Ozptek è quello di alternare clamorosamente un bel film ad un "pacco" di colossale grandezza: dopo "Mine vaganti", era la volta del pacco. Eccolo: "Magnifica presenza" è una storia abortita: l'inizio sembra promettere bene (si viaggia tra "The others" ed "Happy family"), ma - alla fine - non si va da nessuna parte. Bella la fotografia, ma il "trucco" c'è, e si vede: e l'effetto è artefatto ed insulso. Manca il flash back, tanto abusato dal regista, ma non il riferimento (ennesimo e, per questo, gratuito) al nazismo, agli ebrei e alla guerra. Finale telefonato, volgarità gratuite sulla bocca di Anna Proclemer e su quelle di una sua inverosimile controfigura gay: robaccia indegna del peggior Almodòvar. Ma la scena più brutta, in assoluto - davvero oltre i limiti del grottesco - resta quella della "sartoria-harem" capeggiata da una Platinette in "versione padrino". La magnifica presenza, in un panorama così desolante, è quella di Elio Germano, la cui straordinaria interpretazione, tuttavia, non riesce - da sola - a riscattare un film inconsistente, dalla trama imbarazzante nella sua ridicolaggine. Da evitare come la peste!

 
 
 

Timido ubriaco

Post n°182 pubblicato il 17 Marzo 2012 da Truman_2000
 

Sapevo così poco di te
che mi son fatto bastare la tua ironia
e le tue parole sfuggenti,
rugiada fresca
per le mie labbra screpolate
(sono uno che si accontenta…)

La tua smania di salvare il mondo,
antidoto alla mia armatura di cristallo,
ha accarezzato in me antichi ricordi
E quando mi hai sorriso
ingenua e maliziosa
hai rianimato il mio cuore malato

Caldo raggio di sole,
aspettavo che rischiarassi
il mio inverno boreale
Eri tu, amore.
Ti ho riconosciuta tardi
e inconsapevolmente audace
ho gridato il tuo nome
nulla avendo più da perdere

Ma avevo paura
di illudermi
di non sperare
di dire le parole sbagliate e perderti
di dire quelle giuste e averti
contro la tua volontà

E quella notte
ho pianto lacrime di gioia
per i tuoi baci senza fine.

Poi, improvviso e inesorabile,
un muro mi ha tagliato fuori
dalla felicità che ci attendeva
E i figli che non avremo più
mi guardano, ora, con i tuoi occhi
dal buio che avvolge anche te

Si dileguano i contorni del tuo viso
trattenerne il ricordo mi affatica
Sei ancora qui:
un pensiero che all’alba
mi viene a cercare

Da lontano, mi chiedi come sto
Sono un astemio ubriaco
in cerca del suo vecchio equilibrio
e bevo a piccoli sorsi interrotti
non potendone più fare a meno
il liquore amaro che mi hai distillato

Temendo le risposte
non domando più nulla
alle tue labbra di granito
Vorrei averti ancora
o non averti mai avuta
perché non riesco a dimenticarti.

 
 
 

"La versione di Barney"

Post n°181 pubblicato il 22 Maggio 2011 da Truman_2000
 

Regia di Richard J. Lewis
Con: Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Rosamund Pike, Minnie Driver, Scott Speedman
Commedia - Canada/Italia (2010)

Era difficile, per non dire impossibile, riuscire a rendere sullo schermo la complessità delle pagine del capolavoro di Mordecai Richler: onore al merito di Paul Giamatti che ci ha provato, senza mortificare troppo la trama; ma il libro - come direbbe Nanni Moretti - è... "un po' tutta un'altra cosa".
Nonostante abbiano (inutilmente) "ucciso" uno dei figli, eliminato del tutto il processo (e molti personaggi secondari) e semplificato alcuni passaggi della trama originale, tagliando alcune scene memorabili, il film non delude!
Paul Giamatti è bravissimo, ma Dustin Hoffman - se è possibile - lo è ancora di più (qualcuno, non a caso, aveva scritto che il ruolo del protagonista avrebbe dovuto essere dato a lui: non lo so, forse... non ne aveva il "physique du rôle").
L'unica seria critica che sento di dover fare agli sceneggiatori è quella di aver reso soltanto il lato sentimentale del protagonista: che fine ha fatto il suo adorabile cinismo?

 
 
 

"Hereafter"

Post n°180 pubblicato il 16 Gennaio 2011 da Truman_2000
 

Regia di Clint Eastwood
Con Matt Damon, Cécile de France, Bryce Dallas Howard, George e Frankie McLaren
Drammatico - Usa (2010)

Non è un capolavoro. Tocca alla losca cometa di queste righe sporcare di realtà il primo cine-presepe del 2011, celebrato in soave coro belante dagli adoratori-a-prescindere del buon pastore Eastwood. (...) Old Clint non invecchia, regna sull'immagine. C'è più suggestione nei suoi effetti speciali quasi elementari (lo tsunami) che in ore e ore di coglionate catastrofiste. C'è più miracolo nei raggi di luce con cui accarezza miseri arredi (la casa dei gemelli con madre tossica) che in tutta la fuffa tv natalizia. Ma “Hereafter” non è un capolavoro, e Matt Damon è solo l'ennesimo sensitivo che vive il suo dono come una maledizione. E' una buona opera, un'opera buona che Eastwood tenta invano di fare sua (...). - Così il mio critico cinematografico preferito,
Alessio Guzzano.

Cos'altro si può aggiungere? Pur di buona fattura, è sufficientemente noioso, almeno nella prima parte, e assolutamente prevedibile, nella seconda (mancava solo che lo adottassero...). Alcuni spunti - le lezioni di cucina italiana, ad esempio, che sembrano un film nel film, ed il "festival" dei sensitivi ciarlatani - avrebbero potuto essere approfonditi! In compenso, dello tsunami e dell'attentato di Londra avremmo fatto volentieri a meno: sembravano appiccicati lì senza un vero perchè, che non fosse quello di suscitare commozione. Bravo Matt Demon, affascinante il sorriso di Cécile de France.

 
 
 

"Inception"

Post n°179 pubblicato il 15 Ottobre 2010 da Truman_2000
 

Regia: Christopher Nolan
Con: Leonardo Di Caprio, Marion Cotillard, Ellen Page
Azione - Usa (2010)

Qualcuno presenti a Leonardo Di Caprio una donna normale: urge matrimonio "riparatore", è il cinema che lo chiede! Dopo "Revolutionary road" e "Shutter Island", ennesimo psico-dramma familiare per l'ex naufrago del Titanic, protagonista stavolta di un giocattolone ingegnoso ed onirico che si compiace della sua eccessiva complessità: è uno "Shutter Island" all'ennesima potenza, anche per quanto concerne la noia; spiegazioni complicatissime vengono fornite in modo assai concitato (con il risultato che alcuni passaggi, anche a volersi sforzare per rimanere concentrati, inevitabilmente si perdono); quello che ti resta, dopo due ore e mezza di effetti speciali, è il senso, per grandi linee, di una trama che sa di déjà vu: INPS e compari (si fossero chiamati ENPAS, INAIL e INPDAP, avremmo plaudito alla fantasia) penetrano nei sogni altrui per immettere un'idea nuova in una mente già tormentata dal rapporto conflittuale con un padre-padrone morente, neanche fosse una terapia psicanalitica ("dovrebbe pagarci lui!" - osserva, giustamente, uno della banda). Sogni, sogni di sogni, di sogni di sogni: e così via, in una regressione spazio-temporale tendenzialmente infinita. Come ha ben scritto il mio critico cinematografico preferito: "finisce e non ti dispiace, non hai voglia di srotolarlo per controllargli il gioco a incastri" (Alessio Guzzano).

 
 
 

"La passione"

Post n°178 pubblicato il 01 Ottobre 2010 da Truman_2000
 

Regia: Carlo Mazzacurati
Con: Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Kasia Smutniak, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli, Marco Messeri
Commedia - Italia 2010

Per evitare una citazione a giudizio da parte del comune, Silvio Orlando, regista privo di ispirazione e di "citazioni" su Repubblica, reo di aver danneggiato un affresco del '500 per omessa manutenzione di un suo immobile sito in uno sperduto paesino toscano, accetta - suo malgrado - di dirigere la locale "Passione" del venerdi santo che si trasformerà, ben presto, nella "sua" via crucis.
Il primo tempo (così mi era stato detto) doveva essere da sganasciarsi dalle risate: in realtà, l'andamento è lento e noioso, e sono davvero poche le battute che riescono a strapparti un sorriso. E, poi, Silvio Orlando... basta!!!! Ma è un vero attore o semplicemente uno che recita se stesso, nella parte dello sfigato? La scena iniziale - ma, forse, la cosa è voluta - ricorda l'
imitazione di Max Tortora.
Grandissimo Battiston: la sua interpretazione, insieme al sorriso di Kasia Smutniak, vale da sola il prezzo del biglietto; assai poco credibile la Sandrelli (che può fare solo la donnetta svanita), al contrario di Marco Messeri, molto bravo nei panni del cattivo.
Forse, nelle intenzioni di Mazzacurati, questo doveva essere un film divertente, ma le scene più belle sono proprio quelle (serie) della "passione", decisamente più memorabili del - pur godibile - cameo di Corrado Guzzanti: si vede che la comicità non è nelle corde del regista de "La giusta distanza".
La battuta migliore di tutto il film? "Sei un Gesù perfetto, sei povero, sei ricercato, tutti ti prendono in giro” - "Ma sono grasso…" - "Anche Gesù sarebbe grasso, se venisse oggi”.

 
 
 

"La solitudine dei numeri primi"

Post n°177 pubblicato il 25 Settembre 2010 da Truman_2000
 

Regia: Saverio Costanzo
Con: Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Isabella Rossellini, Arianna Nastro, Vittorio Lomartire, Maurizio Donadoni
Drammatico - Italia 2010

Mattia ed Alice sono due numeri “primi gemelli”: come l’11 ed il 13 (divisibili soltanto per sé stessi e per uno), anch’essi sono separati da un numero pari che impedisce loro di toccarsi per davvero. Entrambi recano, sul corpo, le cicatrici del proprio passato: la loro infanzia, infatti, è stata sconvolta da un evento tragico che li ha segnati per sempre, rendendoli “difettosi” rispetto agli altri e condannandoli, così, ad una vita di dolorosa incomunicabilità esistenziale.
Tratto dall’omonimo best seller di Paolo Giordano (che, insieme al regista, ha scritto la sceneggiatura), il film rievoca le vicende del libro, ripercorrendone abbastanza fedelmente gli episodi più significativi. L’originalità della pellicola sta nella scelta - opinabile ma, tutto sommato, legittima - di farne un film “horror”: in tal senso, risultano appropriate le musiche (che ricordano i film di Dario Argento) ed anche le numerose sequenze oniriche e visionarie (il costume da clown di Mattia-bambino ricorda quello di “IT”, mentre i corridoi dell’albergo di Alice-bambina sembrano presi direttamente da “Shining”).
L’angoscia dei protagonisti è ben rappresentata dal senso di morte che pervade l’intero film; peccato, però, che l’unica cosa che muoia sia la trama, uccisa da un montaggio pedestre che fa letteralmente “a pezzi” le scene principali, ricomponendole poi alla rinfusa, come in un assurdo cubo di Rubik. Qualche buco di sceneggiatura rende incomprensibili alcune scene finali (la partecipazione di Alice al matrimonio dell’ex amica, ad esempio…); pessima, infine, la scelta di far dire a Viola (sic!), con un sottofondo musicale da discoteca, la frase più toccante di tutto il libro che avrebbe dovuto essere sussurrata.
Sconsiglio vivamente la visione del film, che nemmeno la buona recitazione di Alba Rohrwacher e di Isabella Rossellini riescono a salvare: decisamente meglio impiegare il proprio tempo per leggere, o eventualmente rileggere, il romanzo!

 
 
 

"Mine vaganti"

Post n°176 pubblicato il 02 Settembre 2010 da Truman_2000
 

Regia di Ferzan Ozpetek
Con Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci e Ilaria Occhini - Commedia – Italia (2010)

Due fratelli: l’outing del primo (Alessandro Preziosi), che ha sempre fatto quello che gli chiedevano di fare, spedisce il padre in ospedale (causa infarto) e manda all’aria quello del secondo (Riccardo Scamarcio), bruciato sul tempo. Quest’ultimo, che, lontano da casa, si è ribellato a suo modo ai pregiudizi della famiglia e del paese, prova a prenderne il posto, per non mandare il genitore “direttamente sottoterra”.
Dopo una lunga e seriosa parentesi sulla condizione omosessuale nell’anno domini 2010, Ozpetek la butta in commedia, senza tuttavia raggiungere i livelli “farseschi” del migliore Almodòvar; gioca con i personaggi della famiglia, trasformandoli in “macchiette”: la zia Luciana (un’Elena Sofia Ricci in versione “timida ubriaca”), il cognato napoletano, una cameriera che canta come Susan Boyle ed il padre omofobo (la cui amante, peraltro, ha assai poco di femminile…). Ma – è questo, forse, il difetto maggiore di un film, che resta incompiuto – non riesce ad osare fino in fondo: l’arrivo degli amici “village people” (il principe del “foro”, un Renato Rascel in versione checca ed uno steward che per poco non finisce sotto al tavolo con il cognato…) movimenta una trama che rischiava altrimenti di impantanarsi; bella, in particolare, la scena in cui questi si ritrovano, imbarazzati, davanti alle donne di famiglia in abito lungo e ventaglio: ma perché - come sottofondo - non si sentono le note di “Y.M.C.A”?
Un errore nella sceneggiatura rovina il flirt tra il protagonista e la bellissima Nicole Grimaudo: Alba, infatti, intuisce la verità di Tommaso molto prima che lui gliela racconti (“quando si è in due si è più forti” – gli dice) e, ciò nonostante, sembra dispiacersi di non essere ricambiata (ecco, sarebbe bastato che lei non avesse capito così presto, per dare un senso alla storia). Resta bella, però, la scena - che trasuda erotismo - in cui i due mangiano tramezzini, ascoltando… pensieri stupendi!
Un film sul coraggio di essere sé stessi e di sbagliare sempre per conto proprio, se si vuol essere felici (peccato, però, che un tale insegnamento provenga dalla stessa persona che, svelando il senso di un flashback forzato, ci invita a “sorridere quando stai male dentro”, accettando un destino deciso da altri).
La scena del suicidio ricorda uno strepitoso Lino Banfi che, in “Spaghetti a mezzanotte” – abbandonato dalla moglie, Barbara Bouchet – decide di ammazzarsi, mangiando; quella del ballo, invece, ha qualcosa del felliniano “8 e mezzo”. Simpatiche e divertenti le canzoni della colonna sonora; da brividi, il “Sogno” di Patty Pravo.

 
 
 

In morte di Francesco Cossiga

Post n°175 pubblicato il 26 Agosto 2010 da Truman_2000
 

"Ai funerali saranno presenti numerosi esponenti delle forze dell’ordine. Vestiti da parenti"

http://www.spinoza.it/2010/celere-alla-celere

 
 
 

"Chopin"

Post n°174 pubblicato il 11 Agosto 2010 da Truman_2000
 

Me le ricordo. Sì, anch’io me le ricordo bene tutte le volte che ci siamo visti, e non solo perché sono state soltanto tre.

La prima volta, quando ci siamo conosciuti, mi hai sorpreso: frastornato dalla tua “freschezza” e dalla tua infantile leggerezza, ho pensato che non potevi andare bene per me, perché avresti messo irrimediabilmente in crisi le mie piccole certezze e la mia vita tranquilla.
La seconda volta, mi hai emozionato: ho avuto la sensazione di conoscerti nella tua disarmante semplicità e, se chiudo gli occhi, mi sembra ancora di vederti in quella sera autunnale, mentre te ne torni da sola, verso l'albergo, con la tua cena infilata in un sacchetto. Ti fermi a parlare con me, davanti al cancello, per farmi compagnia, in attesa che i miei amici passino a prendermi e l'unica cosa 'intelligente' che mi viene da pensare, ma che non ho il coraggio di dire - mentre parliamo delle tue amiche che ti aspettano a Milano, dei tuoi impegni futuri di studio e delle mie 'interessanti prospettive per il futuro' - è che preferirei prolungare quei minuti e dividere con te quel panino ormai freddo e immangiabile, se solo potessimo rimanere a parlare ancora così.
La terza volta, mi hai conquistato: ho capito che mi avresti sconvolto la vita, ma che la cosa non mi sarebbe affatto dispiaciuta. E mi hai fatto capire che, nonostante ti piaccia apparire immatura e distratta, avresti potuto prenderti cura di me, molto più di quanto io non avrei potuto prendermi cura di te!

Potrei raccontare mille piccoli particolari di queste 'tre volte', mettere in fila i tanti ricordi che abitano ormai dentro di me e che lì resteranno, qualunque cosa succederà: ne verrebbe fuori un libro di mille pagine. Ma non lo faccio, perché quel libro voglio scriverlo soltanto per me e preferisco sfogliarlo da solo.

 

Vorrei che ti vedessi, come ti vedo io:
intrigante e sensuale come una principessa d’Oriente,
intelligente ed ironica

semplice e complicata
elegante come un gatto

sfuggente come una biscia.

Mi piaci quando dici di voler sfidare il mondo,
confidando soltanto sulle tue forze
(io non ho il tuo coraggio, né la tua incoscienza).
E sei adorabile quando cerchi di nascondere
agli altri ed a te stessa
la paura di apparire fragile.

Vorrei che tutti i tuoi sorrisi li riservassi a me,
perché sei terribilmente bella quando sorridi.
Ma sarei pronto a scommettere
che sei altrettanto bella anche quando piangi!

Una volta, sono riuscito a farti ridere
(sono bravo in questo, almeno in questo!)
e mi è rimasto, indelebile, il ricordo delle tue labbra
dolci e invitanti, leggermente socchiuse,
porte misteriose per sconosciuti universi.
E la luce dei tuoi occhi si è impressa, ardente, nella mia memoria
come il colore del grano.

Mi piacerebbe che di me tu fossi gelosa
come lo sono io, di te

o anche la metà:
saresti irresistibile, se mi rimproverassi
cercando di non ridere

per ciò che non ho fatto.
E se poi, litigando, mi tenessi il muso
fiera e dispettosa come una scimmia

ci basterebbe uno sguardo

per tornare a fare pace.


Vorrei che entrassi nella mia vita banale e prevedibile
e che la sconvolgessi,
allo stesso modo in cui sei entrata nei miei sogni
e hai turbato le mie notti:
la tua follia infantile metterebbe in crisi il mio equilibrio apparente,
come un improvviso colpo di vento
che soffiasse tra i miei fogli ordinati.

Sei il caos e la tempesta,
la mia salvezza e il mio rifugio;
sei un raggio di sole
in una mattina d’inverno,
la primavera che tarda ad arrivare:
tutto quello che voglio e che ho sempre desiderato,
tutto quello che mi manca e che cercavo da tempo.

Vorrei che mi vedessi,
come ti vedo io:
con gli occhi di un bambino
che intuisce, senza capire,
perché tutto debba essere sempre così difficile!

Vorrei che mi vedessi,
come non sono,
ma avrei voluto essere.


No, non mi illudo.
Queste parole non ti faranno innamorare di me.
Continuerò ad essere, per te,
ciò che, purtroppo, sono sempre stato:
un amico, forse, e magari un confidente.
Ma va bene così,
accetto di buon grado ciò che non posso cambiare:
anche così è stato bello il nostro breve viaggio!

 
 
 

"Happy family"

Post n°173 pubblicato il 10 Agosto 2010 da Truman_2000
 

Regia: Gabriele Salvatores
Con: Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilillo - Commedia - Italia (2010)

Otto personaggi in cerca d’autore lo trovano, loro malgrado, nel timido e strampalato Ezio (“cucito su misura” su Fabio De Luigi) che diventa “personaggio”, a sua volta, per dare vita al racconto: un film dedicato a chi ha paura.
Nubendi precoci precocemente si lasciano (non prima, tuttavia, che i consuoceri - diversissimi tra di loro - possano stringere amicizia); e, per un amore che finisce, un altro sboccia (e non ci riferiamo solo a quello tra i due cani…). La vecchia suocera – rincoglionita, ma indistruttibile - si ripropone, di continuo, con i suoi tagliolini gamberetti e funghi, in attesa di cimentarsi con i dolci (capresi?).
Domina la scena uno splendido Diego Abatantuono: senza dubbio, il personaggio più divertente (ci dispiace per Carla Signoris ma, per fortuna, anche qui “ha sposato un deficiente”). Margherita Buy, sempre ansiosa ed ansiogena, si accompagna ad un compassato Bentivoglio, ancora non trapassato. Cameo per una autoironica Sandra Milo. E, sopra ogni cosa, le note di Chopin e la “magia” di Simon & Garfunkel.
Divertente e leggero. Consigliato a tutti, ma soprattutto al mio amico Morkdel (sebbene non mi legga più)!

 
 
 

Le felicità intraviste

Post n°172 pubblicato il 10 Luglio 2010 da Truman_2000
 

L'altro giorno, ero alla stazione della metropolitana: mi sono accorto di lei soltanto quando è arrivato il treno, giusto il tempo di sperare che salissimo sullo stesso scompartimento.
Mi sono avviato verso quattro sediolini vuoti, ostentando nonchalance, ma il cuore ha cominciato a battermi più forte, quando ho visto con la coda dell'occhio che era ancora dietro di me: mi sono seduto nella direzione di marcia e lei, dopo un attimo di esitazione nel quale ha preso in considerazione l'opportunità di occupare uno dei due posti rimasti liberi di fronte a me, mi si è seduta accanto.
Fingendo di guardare qualcosa fuori del finestrino, l'ho contemplata a lungo: minuta, bruna, con i capelli mossi; una lunga ciocca le incorniciava l'orecchio, un'altra le scendeva ribelle sulla fronte. Ho ammirato il taglio degli occhi, le labbra, le dita perfette e ben curate. E, per un attimo, ho dovuto vincere la tentazione di prenderle una mano per baciargliela.
Non so se ha sentito il mio sguardo su di sè, fatto sta che - per tutto il viaggio - è rimasta a fissare il finestrino, salvo quando ha risposto, seccata, al cellulare: "Ti ho detto che sto arrivando, dammi il tempo!".
In quel momento, ho fatto finta di immergermi nel libro che avevo tra le mani ma, pensando a qualcosa di memorabile da dire, non sono riuscito a prestare alcuna attenzione alle parole scritte che mi scorrevano davanti agli occhi. Poi, per attirare la sua attenzione e sentire di nuovo il suono della sua voce, fingendo di non aver mai preso quel treno, le ho chiesto se andasse bene per la fermata alla quale dovevo scendere. Mi ha risposto di sì, quasi sovrappensiero, senza nemmeno girarsi dalla mia parte. E senza distogliere lo sguardo dal finestrino, neppure per un attimo.
E allora ho capito. E ho desistito dall'infastidirla ulteriormente.
Ma, lo confesso, non ho potuto fare a meno di fantasticare su come sarebbe stato, se soltanto mi avesse sorriso, se solo fossi riuscito a coinvolgerla...

Quando il treno è arrivato alla mia stazione - mai così veloce! - mi sono alzato in silenzio e, senza dire una parola, sono sceso dallo scompartimento, come se nulla fosse. L'ho rivista dalla banchina, per l'ultima volta, attraverso il finestrino del corridoio: il suo sguardo, assorto, era ancora rivolto dall'altra parte. Dopodichè, ho cercato di rientrare di nuovo nella mia vita.

 

"Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.


Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.


A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse

con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.


Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere".


Domanda: ma capita solo a me di percepire, così nettamente e senza alcun valido motivo, che delle perfette estranee - incontrate per caso e destinate a non essere mai più riviste - possano essere quella persona che mi piacerebbe finalmente incontrare?

 
 
 

"Il segreto dei suoi occhi"

Post n°171 pubblicato il 10 Luglio 2010 da Truman_2000
 

Regia: Juan José Campanella
Con: Ricardo Darín, Soledad Villamil, Javier Godino, Pablo Rago, Guillermo Francella

Drammatico (Argentina/Spagna) - 2009

A venticinque anni di distanza, Benjamìn Espòsito (Ricardo Darìn), poliziotto ormai in pensione, ripensa all’omicidio della bella Liliana Coloto, barbaramente stuprata dal suo assassino, cercando di scriverne un romanzo. Le indagini lo portarono presto (forse, anche troppo…) all’individuazione del colpevole: dopo una frettolosa (e inspiegabile) archiviazione del caso, arrivò la condanna; ma non la pena: delitto senza castigo, con quel che ne consegue.

E’ un film sull’amore e sul dolore, sul tempo e sulla prigione: il tempo che il vedovo trascorre alla stazione, aspettando di imbattersi nell’assassino, e quello che il poliziotto cerca di “recuperare” alla fine della sua carriera; la prigione in cui la persona offesa viene reclusa per sempre, e quella in cui il colpevole soggiorna troppo poco, per colpa di uno Stato che non sa rendere giustizia: “lei aveva detto ergastolo…”. E, su tutto, l’idea che l’amore sia uno ed uno soltanto, come la vita, che – da sola – basta appena ad espiare il male commesso.

Bella la fotografia, buoni i dialoghi e la sceneggiatura (anche se, a volte, c’è qualcosa che stona: l’assassino beccato in uno stadio gremito e la rincorsa melodrammatica del treno…). Il finale è assolutamente perfetto, nella sua tragicità. Quali personaggi restano nella memoria, mentre scorrono i titoli di coda? A costo di andare controcorrente: Morales e Sandoval battono il poliziotto e la “giudicessa” 4 a zero! Da vedere.

 
 
 

"Shutter island"

Post n°170 pubblicato il 10 Maggio 2010 da Truman_2000
 

Regia di Martin Scorsese

Con Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max von Sydow

thriller - USA (2010)

Lo avevamo lasciato bamboccione che giocava a fare l'adulto sulla “revolutionary road”, sposato ad una donna sull'orlo di una crisi di nervi, che - novella Medea - invece di uccidergli i figli, finiva per morire di aborto; lo ritroviamo, adesso, detective dell’FBI sulla “road to madness”, con un lutto familiare ancora da elaborare, alle prese con un’indagine che lo porterà sull’isola del titolo, in un manicomio criminale, dal quale sembra essersi inspiegabilmente volatilizzata una pericolosa paziente. E, come sempre succede in questo genere di pellicole, i fantasmi del presente fanno riemergere quelli del passato; stavolta, vengono scomodati nientemeno che l’olocausto e gli orrori nazisti, inutile appesantimento di una trama che si compiace della sua complessità: esagerazione nell’esagerazione, i dialoghi in tedesco del protagonista con una specie di dottor Mengele!

Leonardo Di Caprio è bravo (ci prova…), ma non sembra affatto credibile: nonostante lo abbiano imbruttito e fatto ingrassare, continua a dimostrare la metà dei suoi anni (sindrome di Dorian Gray?). La messinscena è ben allestita, ma sa tanto di déjà vu: sarebbe stato un bel film, se non avessimo già visto “A beautiful mind” (le allucinazioni ed i complotti provengono direttamente da lì: del resto, anche qui, il primo tempo è di una noia mortale); il colloquio con il criminale semi psicologo sembra ispirato al “silenzio degli innocenti” (ma Hannibal Lecter aveva tutto un altro fascino…) e c’è qualcosa anche di “Shining” e di “Memento”.

Finale a sorpresa (sorpresa? A mezz’ora dall’epilogo, ti chiedi solo per quale delle due possibili alternative abbia optato il regista e già il fatto che ti poni la domanda, significa che non c’è nulla di sorprendente), ma tutt’altro che “aperto”: il pazzo si finge scemo per porre fine alla storia. Sinceramente, gliene siamo grati!

 
 
 

"Giudice, finalmente!"

Post n°169 pubblicato il 24 Aprile 2010 da Truman_2000
 

(e speriamo che adesso non aboliscano la magistratura...)

Come disse qualcuno, "Dove eravamo rimasti?"

Sono rimasto lontano da questi lidi, ormai, da un tempo infinito e vi assicuro che mi siete mancati (se non altro, perchè gli ultimi mesi, e le ultime settimane in particolare, sono stati davvero terribili: qualche problemino di salute, lo stress per l'esame che si avvicinava - e che ho dovuto rinviare anche troppo - e, infine, un vero e proprio black-out mentale che mi ha mandato nel panico a pochissimi giorni dall'orale mi hanno fatto temere - per davvero - di non farcela ).

Cosa posso dire? E' finita, ed è finita bene. Per fortuna. Già, perchè ce n'è voluta parecchia ma, alla fine, ringraziando il cielo, non mi è mancata: qualche giorno fa, ho finalmente sostenuto gli orali del mio concorso e sono diventato un magistrato (anche se sono ancora in attesa di nomina e, ovviamente, del primo stipendio! ).

***

Sono passati sette anni da quando è iniziata questa mia "avventura" - era il 2003, quando decisi che ci avrei provato - e, nel corso di tutto questo tempo, ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie che mi hanno regalato emozioni e ricordi che, lo dico senza alcuna retorica, resteranno per sempre dentro di me.

Beh, con la fine di questa esperienza concorsuale, sento che si è chiusa una fase della mia vita: da ora, si volta pagina (ed era anche ora che ciò avvenisse, perchè occorreva andare avanti ed uscire dal limbo nel quale ero finito...): ormai, non ho più scuse, posso e devo dedicarmi anche al "resto" della mia vita.

Ringrazio con sincero affetto tutti quelli che, in questo periodo, mi sono stati vicini (anche da lontano, con i loro pensieri e le loro preghiere) e che hanno gioito per me e con me, come se si fosse trattato per davvero di un loro successo personale: a tutti va il mio più sincero ed affettuoso "grazie", di cuore!

Infine, un ringraziamento particolare va ad Annamaria ed Antonella, che hanno vissuto con me ogni singola fase di questo percorso, partecipando con pathos a tutto quello che è successo: la prima, in particolare, sopportandomi e supportandomi nei momenti più bui, ha fatto ciò che io - per errore, ma in buona fede - non ho saputo fare per lei (e ti chiedo ancora scusa, per questo!); la seconda - che, ormai, non si libererà più di me! - ha saputo infondermi coraggio e riempirmi di consigli preziosi, avvolgendomi con il suo affetto discreto e materno.

***

Un'ultima considerazione. A me è andata bene: sono riuscito a realizzare questo sogno, che è il sogno di molti "compagni di viaggio" (dalle mie parti si dice "aggio pigliat' o' post!" ), ma non per questo mi sento migliore o peggiore di altri. Senza falsa modestia, sono ben consapevole che, a parità di impegno e di preparazione, le cose potevano andare diversamente.
Anche adesso che è tutto finito e che è finito bene, quindi, non riesco a non rivolgere un pensiero affettuoso a quanti - sebbene più preparati e motivati di me - non ce l'hanno fatta (o, quanto meno, non ce l'hanno ancora fatta).
Ai primi, vorrei ricordare che la toga da magistrato è soltanto uno dei tanti modi per realizzare i propri sogni; a quanti sono ancora "in cammino", invece, non avendo particolari consigli da dare, mi sento di dire soltanto una cosa: provateci, non mollate, se è questo che volete; ma tenete ben presente che la fortuna - in questo concorso, come in ogni cosa della vita, del resto - gioca, purtroppo, un ruolo importante.
Ecco, quindi (e concludo): auguro a voi di avere la stessa fortuna che ho avuto io, se non di più!

 

TRUMAN,

che non vede l'ora di tornare a fare ciò per cui ha davvero creato questo blog: scrivere la sua prossima recensione cinematografica!

 
 
 

"Il riccio"

Post n°168 pubblicato il 24 Gennaio 2010 da Truman_2000
 

Regia di Moma Achache
Con: Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Wladimir Yordanoff
Commedia - Francia (2009)

Supponente il libro, supponente il film (visto ieri). Di entrambi, parafrasando quello che Pirandello scriveva ne la tragedia di un personaggio, mi sentirei di dire: "Peccato! C'era tanta materia in essi, da trarne fuori un capolavoro! Se le autrici non li avessero così indegnamente misconosciuti e trascurati...".
In entrambi, i tre protagonisti - specie la bambina: intelligentissima, occhialuta, spocchiosa - sono tagliati con l'accetta (alla maniera di Virzì). Nel film, aggravante non da poco, scompaiono tutti i personaggi "minori" che popolavano l'elegante e signorile condominio parigino del libro, contribuendo a rendere quest'ultimo un po' meno piatto e noioso.
Il finale è un'affrettata eutanasia (colpa del libro). Trama inconsistente: non va da nessuna parte. Sconsiglio entrambi.

 
 
 

"Aridatece er lodo Alfano!"

Post n°167 pubblicato il 14 Novembre 2009 da Truman_2000
 

Ho fatto un sogno: Berlusconi andava da Fini e, insieme, trovavano un accordo: "il processo breve", vale a dire l'estinzione ope legis di tutti i processi - anche di quelli in corso - che non si concludevano entro un certo termine. Le reazioni delle opposizioni, giustamente, non si facevano attendere: "è una porcheria!" - gridava Casini che, casualmente, si era incontrato con Berlusconi proprio qualche giorno prima. Dopo aver sparato a zero sulla proposta, però, il leader dell'UDC aggiungeva le paroline magiche: "A questo punto, era meglio il lodo Alfano, approvato con legge costituzionale!"
Di rimando, i falchi del pdl si facevano concilianti: "Sì, ma occorre una larga maggioranza". Ovviamente, perchè, senza i 2/3 dei voti, il lodo Alfano-Casini avrebbe dovuto essere sottoposto a referendum confermativo, prima di poter entrare in vigore: in pratica, non prima di 2 anni.
Invece, con una convergenza dell'UDC, del partito di Rutelli e di taluni settori del PD (anche Franco Marini, mi sembra, si diceva favorevole ad un lodo Alfano approvato con legge costituzionale), le due letture alla Camera ed al Senato potevano avvenire a distanza di 3-4 mesi le une dalle altre e la sospensione dei processi del premier poteva ottenersi prima della prossima primavera, con il plauso del Quirinale e la soddisfazione delle opposizioni che potevano dire di aver sgomberato il campo dal rischio di falcidiare - con il processo breve - migliaia e migliaia di processi.
Del resto, scriveva Liana Milella sul Corriere, era già successo che per bloccare i suoi, Berlusconi minacciasse di sospendere obbligatoriamente - in ossequio all'art. 3 Cost. - i processi di tutti. "Coazione a ripetere", osservava Franco Cordero.

Poi mi sono svegliato: meno male, era solo un brutto sogno!

 
 
 
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Anche se può essere la battuta migliore nella sua comicità,...
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