The Truman ShowLa mia vita è un "Truman Show", ma al rovescio: vivo in un mondo tutto mio, illudendomi di essere il protagonista della storia! |
CITAZIONE
“Ho smesso da tempo di fumare, bevo con moderazione, e in quanto a peccati capitali non li pratico proprio tutti e sette. Se andrò all’inferno, com’è probabile, sarà per aver abusato del cinema, fin da ragazzino. Non credo che ci sarà qualcuno a sostenere che è stato il cinema ad abusare di me: ero minorenne, ma sveglio” - Gianni Amelio
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Regia di Ferzan Ozpetek Con: Elio Germano, Margherita Buy, Beppe Fiorello, Vittoria Puccini, Daniele Pecci Commedia - Italia 2012 Pietro (Elio Germano) non è un pasticciere, perchè non fa torte, ma solo cornetti (di notte); di giorno, sogna di fare l'attore e fa provini per le pubblicità. Trasferitosi dalla sua Catania, nella capitale, prende in fitto un appartamento in un villino che scoprirà ben presto essere abitato da "questi fantasmi": una compagnia teatrale diretta da Beppe Fiorello, "intrappolata" nella casa e nel tempo. Il problema di Ozptek è quello di alternare clamorosamente un bel film ad un "pacco" di colossale grandezza: dopo "Mine vaganti", era la volta del pacco. Eccolo: "Magnifica presenza" è una storia abortita: l'inizio sembra promettere bene (si viaggia tra "The others" ed "Happy family"), ma - alla fine - non si va da nessuna parte. Bella la fotografia, ma il "trucco" c'è, e si vede: e l'effetto è artefatto ed insulso. Manca il flash back, tanto abusato dal regista, ma non il riferimento (ennesimo e, per questo, gratuito) al nazismo, agli ebrei e alla guerra. Finale telefonato, volgarità gratuite sulla bocca di Anna Proclemer e su quelle di una sua inverosimile controfigura gay: robaccia indegna del peggior Almodòvar. Ma la scena più brutta, in assoluto - davvero oltre i limiti del grottesco - resta quella della "sartoria-harem" capeggiata da una Platinette in "versione padrino". La magnifica presenza, in un panorama così desolante, è quella di Elio Germano, la cui straordinaria interpretazione, tuttavia, non riesce - da sola - a riscattare un film inconsistente, dalla trama imbarazzante nella sua ridicolaggine. Da evitare come la peste! |
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Sapevo così poco di te |
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Mattia ed Alice sono due numeri “primi gemelli”: come l’11 ed il 13 (divisibili soltanto per sé stessi e per uno), anch’essi sono separati da un numero pari che impedisce loro di toccarsi per davvero. Entrambi recano, sul corpo, le cicatrici del proprio passato: la loro infanzia, infatti, è stata sconvolta da un evento tragico che li ha segnati per sempre, rendendoli “difettosi” rispetto agli altri e condannandoli, così, ad una vita di dolorosa incomunicabilità esistenziale. |
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Due fratelli: l’outing del primo (Alessandro Preziosi), che ha sempre fatto quello che gli chiedevano di fare, spedisce il padre in ospedale (causa infarto) e manda all’aria quello del secondo (Riccardo Scamarcio), bruciato sul tempo. Quest’ultimo, che, lontano da casa, si è ribellato a suo modo ai pregiudizi della famiglia e del paese, prova a prenderne il posto, per non mandare il genitore “direttamente sottoterra”. |
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"Ai funerali saranno presenti numerosi esponenti delle forze dell’ordine. Vestiti da parenti" http://www.spinoza.it/2010/celere-alla-celere |
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Me le ricordo. Sì, anch’io me le ricordo bene tutte le volte che ci siamo visti, e non solo perché sono state soltanto tre. La prima volta, quando ci siamo conosciuti, mi hai sorpreso: frastornato dalla tua “freschezza” e dalla tua infantile leggerezza, ho pensato che non potevi andare bene per me, perché avresti messo irrimediabilmente in crisi le mie piccole certezze e la mia vita tranquilla.
Vorrei che ti vedessi, come ti vedo io: semplice e complicata sfuggente come una biscia. o anche la metà: per ciò che non ho fatto. ci basterebbe uno sguardo per tornare a fare pace.
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L'altro giorno, ero alla stazione della metropolitana: mi sono accorto di lei soltanto quando è arrivato il treno, giusto il tempo di sperare che salissimo sullo stesso scompartimento.
"Io dedico questa canzone ad ogni donna pensata come amore in un attimo di libertà a quella conosciuta appena non c'era tempo e valeva la pena di perderci un secolo in più. A quella quasi da immaginare tanto di fretta l'hai vista passare dal balcone a un segreto più in là e ti piace ricordarne il sorriso che non ti ha fatto e che tu le hai deciso in un vuoto di felicità. Alla compagna di viaggio i suoi occhi il più bel paesaggio fan sembrare più corto il cammino e magari sei l'unico a capirla e la fai scendere senza seguirla senza averle sfiorato la mano. A quelle che sono già prese e che vivendo delle ore deluse con un uomo ormai troppo cambiato ti hanno lasciato, inutile pazzia, vedere il fondo della malinconia di un avvenire disperato. Immagini care per qualche istante sarete presto una folla distante scavalcate da un ricordo più vicino per poco che la felicità ritorni è molto raro che ci si ricordi degli episodi del cammino. Ma se la vita smette di aiutarti è più difficile dimenticarti di quelle felicità intraviste dei baci che non si è osato dare delle occasioni lasciate ad aspettare degli occhi mai più rivisti. Allora nei momenti di solitudine quando il rimpianto diventa abitudine, una maniera di viversi insieme, si piangono le labbra assenti di tutte le belle passanti che non siamo riusciti a trattenere".
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Drammatico (Argentina/Spagna) - 2009 E’ un film sull’amore e sul dolore, sul tempo e sulla prigione: il tempo che il vedovo trascorre alla stazione, aspettando di imbattersi nell’assassino, e quello che il poliziotto cerca di “recuperare” alla fine della sua carriera; la prigione in cui la persona offesa viene reclusa per sempre, e quella in cui il colpevole soggiorna troppo poco, per colpa di uno Stato che non sa rendere giustizia: “lei aveva detto ergastolo…”. E, su tutto, l’idea che l’amore sia uno ed uno soltanto, come la vita, che – da sola – basta appena ad espiare il male commesso. Bella la fotografia, buoni i dialoghi e la sceneggiatura (anche se, a volte, c’è qualcosa che stona: l’assassino beccato in uno stadio gremito e la rincorsa melodrammatica del treno…). Il finale è assolutamente perfetto, nella sua tragicità. Quali personaggi restano nella memoria, mentre scorrono i titoli di coda? A costo di andare controcorrente: Morales e Sandoval battono il poliziotto e la “giudicessa” 4 a zero! Da vedere. |
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Con Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max von Sydow thriller - USA (2010) Lo avevamo lasciato bamboccione che giocava a fare l'adulto sulla “revolutionary road”, sposato ad una donna sull'orlo di una crisi di nervi, che - novella Medea - invece di uccidergli i figli, finiva per morire di aborto; lo ritroviamo, adesso, detective dell’FBI sulla “road to madness”, con un lutto familiare ancora da elaborare, alle prese con un’indagine che lo porterà sull’isola del titolo, in un manicomio criminale, dal quale sembra essersi inspiegabilmente volatilizzata una pericolosa paziente. E, come sempre succede in questo genere di pellicole, i fantasmi del presente fanno riemergere quelli del passato; stavolta, vengono scomodati nientemeno che l’olocausto e gli orrori nazisti, inutile appesantimento di una trama che si compiace della sua complessità: esagerazione nell’esagerazione, i dialoghi in tedesco del protagonista con una specie di dottor Mengele! Leonardo Di Caprio è bravo (ci prova…), ma non sembra affatto credibile: nonostante lo abbiano imbruttito e fatto ingrassare, continua a dimostrare la metà dei suoi anni (sindrome di Dorian Gray?). La messinscena è ben allestita, ma sa tanto di déjà vu: sarebbe stato un bel film, se non avessimo già visto “A beautiful mind” (le allucinazioni ed i complotti provengono direttamente da lì: del resto, anche qui, il primo tempo è di una noia mortale); il colloquio con il criminale semi psicologo sembra ispirato al “silenzio degli innocenti” (ma Hannibal Lecter aveva tutto un altro fascino…) e c’è qualcosa anche di “Shining” e di “Memento”. Finale a sorpresa (sorpresa? A mezz’ora dall’epilogo, ti chiedi solo per quale delle due possibili alternative abbia optato il regista e già il fatto che ti poni la domanda, significa che non c’è nulla di sorprendente), ma tutt’altro che “aperto”: il pazzo si finge scemo per porre fine alla storia. Sinceramente, gliene siamo grati! |
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(e speriamo che adesso non aboliscano la magistratura...)
Sono rimasto lontano da questi lidi, ormai, da un tempo infinito e vi assicuro che mi siete mancati (se non altro, perchè gli ultimi mesi, e le ultime settimane in particolare, sono stati davvero terribili: qualche problemino di salute, lo stress per l'esame che si avvicinava - e che ho dovuto rinviare anche troppo - e, infine, un vero e proprio black-out mentale che mi ha mandato nel panico a pochissimi giorni dall'orale mi hanno fatto temere - per davvero - di non farcela *** Sono passati sette anni da quando è iniziata questa mia "avventura" - era il 2003, quando decisi che ci avrei provato - e, nel corso di tutto questo tempo, ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie che mi hanno regalato emozioni e ricordi che, lo dico senza alcuna retorica, resteranno per sempre dentro di me. Beh, con la fine di questa esperienza concorsuale, sento che si è chiusa una fase della mia vita: da ora, si volta pagina (ed era anche ora che ciò avvenisse, perchè occorreva andare avanti ed uscire dal limbo nel quale ero finito...): ormai, non ho più scuse, posso e devo dedicarmi anche al "resto" della mia vita. Ringrazio con sincero affetto tutti quelli che, in questo periodo, mi sono stati vicini (anche da lontano, con i loro pensieri e le loro preghiere) e che hanno gioito per me e con me, come se si fosse trattato per davvero di un loro successo personale: a tutti va il mio più sincero ed affettuoso "grazie", di cuore! Infine, un ringraziamento particolare va ad Annamaria ed Antonella, che hanno vissuto con me ogni singola fase di questo percorso, partecipando con pathos a tutto quello che è successo: la prima, in particolare, sopportandomi e supportandomi nei momenti più bui, ha fatto ciò che io - per errore, ma in buona fede - non ho saputo fare per lei (e ti chiedo ancora scusa, per questo!); la seconda - che, ormai, non si libererà più di me! - ha saputo infondermi coraggio e riempirmi di consigli preziosi, avvolgendomi con il suo affetto discreto e materno.
TRUMAN, che non vede l'ora di tornare a fare ciò per cui ha davvero creato questo blog: scrivere la sua prossima recensione cinematografica! |
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Regia di Moma Achache Supponente il libro, supponente il film (visto ieri). Di entrambi, parafrasando quello che Pirandello scriveva ne la tragedia di un personaggio, mi sentirei di dire: "Peccato! C'era tanta materia in essi, da trarne fuori un capolavoro! Se le autrici non li avessero così indegnamente misconosciuti e trascurati...". |
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Ho fatto un sogno: Berlusconi andava da Fini e, insieme, trovavano un accordo: "il processo breve", vale a dire l'estinzione ope legis di tutti i processi - anche di quelli in corso - che non si concludevano entro un certo termine. Le reazioni delle opposizioni, giustamente, non si facevano attendere: "è una porcheria!" - gridava Casini che, casualmente, si era incontrato con Berlusconi proprio qualche giorno prima. Dopo aver sparato a zero sulla proposta, però, il leader dell'UDC aggiungeva le paroline magiche: "A questo punto, era meglio il lodo Alfano, approvato con legge costituzionale!" |


Regia di Richard J. Lewis
Regia di Clint Eastwood
Regia: Christopher Nolan
Regia: Carlo Mazzacurati
Regia: Saverio Costanzo
Regia di Ferzan Ozpetek
Regia: Gabriele Salvatores
Regia: Juan José Campanella
Regia di Martin Scorsese
Come disse qualcuno, 
Inviato da: francesconapoli_fn
il 01/10/2010 alle 20:17
Inviato da: discoverysergio
il 23/11/2009 alle 15:58
Inviato da: DolceA0
il 15/07/2009 alle 18:15
Inviato da: DolceA0
il 24/06/2009 alle 12:28
Inviato da: Trappolinax
il 23/06/2009 alle 22:47