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Creato da dLupin il 03/02/2006

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HA-HA-HA

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Il cellulare del parroco
Un americano visita Fossano (una città della provincia di Cuneo) e un amico gli spiega:
- Questa è la piazza dei martiri, la più grande.
- Oh, dove abito io sulla piazza più grande può atterrare un jet, risponde l'americano.
Davanti alla casa più vecchia, l'amico spiega:
- Questo è il nostro municipio!
L'americano:
Oh! Oh! Il nostro municipio e un palazzo nuovo alto 125 metri!
L'amico comincia a perdere la pazienza. Proprio in quell'istante suonano le campane del duomo.
- Cos'è questo suono?, domanda.
L'amico risponde:
- Ah, non ci badare, è solo il cellulare del parroco!

In confessionale
Una giovane si confessa:
- Padre, quando mi guardo allo specchio mi trovo bellisima. E' vanità?
Il confessore dà una sbirciata al volto della ragazza e risponde:
- No, figliola: è cecità!
 
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Preghiera dei naviganti di Facebook o simili

Post n°114 pubblicato il 29 Maggio 2010 da dLupin
 

 

 

In questo angolo del mondo digitale, Signore,

ci sono centinaia di nomi,

appiccicati alle pareti di una casa

che esiste solo sullo schermo e nella mia fantasia.

Li chiamo "amici",

ma molti di loro li conosco poco, altri solo di vista,

altri ancora sono poco più che volti 
(a volte nemmeno quelli!).

Qualcuno non l'ho incontrato,

qualcun altro vive dall'altra parte del mondo;

con qualcuno condivido molto, 
con altri poco o nulla.

Alcuni li ho scelti. 
Altri hanno scelto me.

E ora sono qui, 
sulla mia home 
come sorelle e fratelli,

posti sulla mia rotta virtuale.

Te li affido, Signore, 
uno per uno.

Ti affido le loro speranze, 
le loro paure, 
i loro progetti di felicità.

Rendimi, per loro, immagine - sia pur sbiadita!-

del tuo amore paziente e misericordioso.

Rendimi amico vero, 
pronto ad ascoltare, 
a condividere, a esserci.

Rendimi apostolo, 
capace di annunciare,

anche sul Web 
il tuo Vangelo di salvezza.

Ti ringrazio, Signore, 
per questo spazio immenso,

per questa vita a colori, 
per questi incontri che forse non sono così casuali.

Tuttavia, Signore, 
di chiedo di non lasciarmi affogare

in questo mare di finta compagnia: 
risveglia in me il desiderio 
di uscire là fuori,

di ascoltare voci reali, 
di abbracciare persone autentiche

e stringere amicizie vere.

Amen.

 

(di Patrizio Righero)

 

 

 

 
 
 

Ti racconto una storia... (n.3)

Post n°113 pubblicato il 26 Maggio 2010 da dLupin
 
Tag: aiuto, ali

 

Il falco pigro

(Bruno Ferrero, Ma noi abbiamo le ali)

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato. 

"E l'altro?" chiese il re. 

"Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo". 
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco. 

Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno potè schiodare il falco dal suo ramo. 

Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte. 

Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema. 

Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino. 
"Portatemi l'autore di questo miracolo", ordinò. 

Poco dopo gli presentarono un giovane contadino. 

"Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?" gli chiese il re. 

Intimidito e felice, il giovane spiegò:"Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare". 

Talvolta, Dio permette a qualcuno di tagliare il ramo a cui siamo tenacemente attaccati, affinché ci rendiamo conto di avere le ali.

 
 
 

Ti racconto una storia... (n.2)

Post n°112 pubblicato il 24 Maggio 2010 da dLupin
 

 

Lacrime di donna

(fonte non specificata)

Un bambino chiede alla mamma: «Perché piangi?». 
«Perché sono una donna» gli risponde. 
«Non capisco» dice il bambino. 
La mamma lo stringe a sé e gli dice: «E non potrai mai capire...» 
Più tardi il bambino chiede al papà: «Perché la mamma piange?» 
«Tutte le donne piangono senza ragione», fu tutto quello che il papà seppe dirgli. 
Divenuto adulto, chiese a Dio: «Signore, perché le donne piangono così facilmente?» 
E Dio rispose: 
«Quando l'ho creata, la donna doveva essere speciale. 
Le ho dato delle spalle abbastanza forti per portare i pesi del mondo, 
e abbastanza morbide per renderle confortevoli. 
Le ho dato la forza di donare la vita, 
quella di accettare il rifiuto che spesso le viene dai suoi figli. 
Le ho dato la forza per permettele di continuare quando tutti gli altri abbandonano. 
Quella di farsi carico della sua famiglia senza pensare alla malattia e alla fatica. 
Le ho dato la sensibilità di amare i suoi figli di un amore incondizionato, 
anche quando essi la feriscono duramente. 
Le ho dato la forza di sopportare il marito nelle sue debolezze 
e di stare al suo fianco senza cedere. 
E finalmente, le ho dato lacrime da versare quando ne sente il bisogno. 
Vedi figlio mio, la bellezza di una donna 
non è nei vestiti che porta, né nel suo viso, o nella sua capigliatura. 
La bellezza di una donna risiede nei suoi occhi. 
Sono la porta d'entrata del suo cuore, la porta dove risiede l'amore. 
Ed è spesso con le lacrime che vedi passare il suo cuore».

 

 

 
 
 

Ti racconto una storia... (n.1)

Post n°111 pubblicato il 22 Maggio 2010 da dLupin
 
Tag: vita
Foto di dLupin

ARCOBALENO

Nella nostra vita non c'è niente di preconfezionato, ogni cosa ce la dobbiamo costruire con i vari colori che formano la realtà.

II BIANCO è il colore principale che servirà come base. È la quotidianità, il voler costruire, giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, la tua vita, che è unica e insostituibile.

Poi c'è il ROSSO che ci ricorda il sangue, la lotta, la passione, la sofferenza, i sacrifici... Sì, lo so, che quest'ultima parola non va di moda, ma è comunque essenziale.

Ecco L'AZZURRO che ricorda il cielo, la serenità, la gioia, la condivisione... l'allegria dello stare insieme agli altri. 

Il giallo è il colore del successo, del benessere del pane abbondante che ci viene donato ogni giorno.

Il VIOLA è il colore della riflessione, del silenzio, della meditazione... del trovare noi stessi.

Poi c'è il VERDE il colore della natura, della speranza, dei passaggi, dell'attesa, della risurrezione... della vita.

L' ARANCIONE è la capacità di rinnovarsi, di affrontare le cose in modo nuovo, vincendo la noia e la ripetitività di ogni giorno.

Ecco, prendi tutti questi colori e con essi vedi di dipingere l'affresco della tua vita. Non pensare che sarà un lavoro semplice, e nemmeno che te la caverai facilmente. L'affresco finirà solo con la tua vita; ma è nelle sapiente combinazione di questi colori che troverai ciò che hai sempre desiderato. 

Come in natura i colori si uniscono formando un unico arcobaleno, così il Dio della vita, fedele alle sue promesse di alleanza, ci invita a divenire UNO in Lui armonizzando le nostre ricchezza doni, diversità e carismi. Questo è l'affresco che siamo chiamati a dipingere.

(fonte non specificata)

 

 

 
 
 

La dieta della bellezza

Post n°110 pubblicato il 29 Giugno 2009 da dLupin
 

C'erano una volta, in un paese orientale, due bel lissime sorelle. 

La prima sorella andò sposa al re, la seconda ad un mercante. Con il passare del tempo, però, la mo glie del re si era fatta sempre più magra, sciupata e triste. 
La sorella, che viveva con il mercante accanto al palazzo reale, pareva farsi più bella ogni giorno che passava. 
Il sultano convocò il mercante nel suo palazzo e gli chiese: 
«Come fai?». 
«È semplice: nutro mia moglie di lingua». Il sultano diede ordine di preparare quintali di lin­gua di montone, di cammello, di canarino per la die ta della moglie. Ma non successe niente. La donna era sempre più smunta e malinconica. 
Infuriato, il re decise di far cambio. Mandò la re gina dal mercante e si prese in moglie la sorella. 
Nella reggia però, la moglie del mercante, diven tata regina, sfiorì rapidamente. Mentre la sorella, a casa del mercante, in poco tempo ridivenne bella e radiosa. 
Il segreto? Ogni sera il mercante e sua moglie par lavano, si raccontavano storie e cantavano insieme. 

Credo che quello che tutti dobbiamo capire è l'amore comincia dalla famiglia. 
Ogni giorno di più ci rendiamo conto che nel no stro tempo le sofferenze maggiori hanno origine nel la famiglia stessa. 
Non abbiamo più tempo per guardarci in faccia, per scambiarci un saluto, per dividere insieme un mo mento di gioia, e meno ancora per essere quello che i nostri figli attendono da noi, quel che il marito at tende dalla moglie e la moglie attende dal marito. 
E così apparteniamo ogni giorno meno alle no stre famiglie e i nostri contatti scambievoli diminuiscono sempre più. 
Un ricordo personale. Qualche tempo fa arrivò un gruppo numeroso di professori dagli Stati Uniti. 
Mi chiesero: «Ci dica qualcosa che possa esserci utile». 
Dissi loro: «Sorridetevi scambievolmente». 
Credo di averlo detto con eccessiva serietà. Uno di loro mi domandò: «Lei è sposata?». 
Gli risposi: "Sì, e a volte mi riesce difficile sorri dere a Gesù; perché arriva ad essere troppo esigente". 
Credo che l'amore cominci proprio qui: nella famiglia. 
(Madre Teresa di Calcutta)

 
 
 
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