Creato da tikaele il 16/02/2012

OUR blue WORLD

Natura, scienza e curiosità

 

Kuro Diamond e Pearl Kuro burger

Post n°99 pubblicato il 19 Settembre 2014 da tikaele
 

Giappone- Sono arrivati i nuovi hamburger, fatti di carbone di bambù e nero di seppia. Voi lo mangereste un panino nero, con il formaggio nero e la salsa nera anch'essa?

E' solo l'edizione limitata del nuovo Kuro Diamond e Pearl Kuro burger (kuro significa nero in giapponese) che una nota catena di fast food (Burger King) lancerà sul mercato dal 19 settembre 2014. Il pane e il formaggio dei nuovi panini è colorato con polvere di carbone di bambù e la salsa all'aglio con il nero di seppia. Infatti sta riscuotendo molto successo!

Sicuramente gustare un cheeseburger completamente nero fa troppo effetto. Ma, potete scegliere il Kuro Diamond, servito con lattuga, cipolle, pomodori e maionese non colorata!

Difficile che questi panini arriveranno anche dalle nostre parti, anche se le catene di fast food tendono alla globalizzazione alimentare, alcuni prodotti vengono lanciati solo su alcuni mercati. Questo è l'esempio di un panino che probabilmente non oltrepasserà i confini asiatici. I giapponesi sono più aperti a certe bizzarrie in campo alimentare.

 

 
 
 

La Foresta dell'Amazzonia...

Post n°98 pubblicato il 19 Settembre 2014 da tikaele
 

Non c'è pace per la foresta dell'Amazzonia: in un anno è stata completamente spogliata un'area grande due volte la Valle d'Aosta ovvero circa 6.000 km quadrati. E chi si oppone viene ucciso.

Dopo anni in cui sembrava esserci una riduzione della deforestazione, quest'anno, così come l'anno scorso, il taglio dei grandi alberi ha ripreso a crescere. Alla fine di luglio il disboscamento è cresciuto del 29% rispetto all'anno precedente. E un anno fa eravamo al 28% in più rispetto all'anno prima.

DIECI ANNI FA (2004) la deforestazione aveva toccato il suo massimo, quando vennero rasi al suolo circa 30.000 chilometri quadrati di foresta, ossia un decimo della superficie dell'Italia. Da quell'anno una forte pressione internazionale fece prendere al governo brasiliano una serie di provvedimenti per frenare lo scempio, che ebbero effetto negli anni a seguire. Ma, ora l'espansione dell'agricoltura, il mercato del legname di alta qualità, gli interessi nelle società petrolifere, la richiesta di nuove strade e dighe stanno facendo risalire la quota di foresta persa.

Ci sono stati ANCHE OMICIDI, avvenuti in questi giorni, di quattro persone attiviste peruviani che lottavano contro il disboscamento e che erano partiti dalla loro comunità di Saweto, in Perù, per incontrarsi con i leader indigeni che lottano per la stessa causa.

Lottiamo per salvare le nostre foreste!

 
 
 

Ricordiamoci

Post n°97 pubblicato il 22 Luglio 2014 da tikaele

La terra è sorgente di vita, qualunque forma essa prenda: di fango, di pietre, di piante. Attingere alle sue risorse significa riconoscerle e tributarle il dovuto rispetto e il ringraziamento per “supportarci” e “sopportarci” da millenni.

Non a caso spesso la chiamiamo Madre Terra perché essa ci nutre, ci sostiene ed ha quella incredibile capacità di trasformare ciò che è impuro in bellissime creature viventi (fiori e piante). La sua generosità è quindi immensa e non ha pari. La sua presenza determina la forza di gravità che regola la dinamica di ogni essere. La terra vi concede generosamente i suoi frutti, e non saranno scarsi se solo saprete riempirvi le mani. E scambiandovi i doni della terra scoprirete l’abbondanza e sarete saziati.

Rispettala e amala

Ciao

 
 
 

Il clima globale sta cambiando..

Post n°96 pubblicato il 11 Aprile 2014 da tikaele
 

Il riscaldamento globale diventa cronaca solo quando i cambiamenti climatici fanno tragicamente notizia. Alluvioni inattese, ondate di maltempo senza precedenti, uragani potenti e più frequenti che in passato; ma ci sono anche ghiacciai che si ritirano, siccità, raccolti e fioriture in sofferenza. In attesa del terzo del Quinto Rapporto dell'Ipcc sui cambiamenti climatici, quello del Working Group III (WG3) sulla politica del cambiamento globale che sarà presentato lunedì 14 aprile a Venezia, ci sono domande a cui rispondere:

Gli scienziati del clima sono dei catastrofisti?

No. Anzi,  come Stefan Rahmstorf, del Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germania, il rapporto dell'Ipcc è fin troppo cauto. Il rapporto si divide in analisi dello status quo e previsioni del futuro. Le analisi sono basate su conoscenze scientifiche acquisite e su dati raccolti in ogni angolo del mondo. Sono numeri che riguardano la temperatura dell'atmosfera e del mare, l'acidità delle acque oceaniche, gli spostamenti di ecosistemi e popolazioni animali, l'intensità degli uragani e milioni di altri dati. Lo status quo descritto dal rapporto è quindi fondato su dati scientifici più o meno precisi, ma che nessuno può contestare. Le previsioni sul futuro sono invece scenari: non singoli percorsi inequivocabili ma complesse elaborazioni dei cosiddetti modelli climatici. Questi ultimi, secondo Silvio Gualdi, direttore della Divisione servizi climatici del Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, sono modelli al computer basati sugli stessi principi delle previsioni meteorologiche a breve termine, che sono sempre più precise: il risultato è quanto di più avanzato ci sia nel campo della climatologia.
 Chi accusa l'Ipcc di catastrofismo non propone modelli o scenari alternativi, da sostituire a quelli usati dalla comunità internazionale dei climatologi. Si sa da tempo che i modelli, dicono i fisici dell'atmosfera, hanno incertezze e non coprono tutte le dinamiche possibili a ogni scala, ma sono anche l'unico metodo utilizzabile per disegnare scenari plausibili per le future politiche.

È un problema che riguarda solo i Paesi poveri?

No, il rapporto dell'Ipcc è chiaro: l'intero pianeta sta subendo le conseguenze del global warming (riscaldamento globale), che prima o poi si farà sentire ovunque.  I Paesi poveri o in via di sviluppo sono invece i primi a subire gli effetti dei cambiamenti climatici, oltre che i più esposti. Prima di tutto perché le zone che già risentono e risentiranno sempre più delle modifiche ambientali sono proprio quelle tropicali, insieme alle zone artiche e antartiche, che tipicamente soffrono di scarsità di mezzi economici e infrastrutture, e non hanno politiche adeguate per affrontare i grandi cambiamenti che stanno avvenendo. Alcuni di questi Paesi sono sulla rotta dei grandi tifoni o uragani tropicali, e non hanno le strutture per proteggersi da venti a oltre 230 km/h. Infine, alcuni territori particolarmente esposti costituiscono le cosiddette small island nations, cioè piccole nazioni insulari, che potrebbero, anche se in un futuro non prossimo, soffrire dell'innalzamento del livello degli oceani e della degradazione delle barriere coralline in seguito all'acidificazione delle acque.

Una scusa per mettere nuove tasse?

No. Non ci sono argomenti scientifici che possano giustificare nuove tasse. E l'accusa di alcune lobby, soprattutto americane, di ostacolare le dinamiche di mercato con l'imposizione di tasse per fermare il global warming va ribaltata.  Quanto affermano l'Ipcc e gli scienziati del clima, secondo Riccardo Valentini, direttore della Divisione impatti del clima e membro del Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, non sono giustificazioni per nuove imposizioni. Gli studi dei climatologi suggeriscono la possibilità di "tassare" il carbone emesso, ma è solo una delle risposte per contenere le emissioni di gas serra.
 Ci sono infatti molte altre misure possibili per la riduzione e il controllo delle emissioni, che si possono ottenere anche senza nessuna nuova tassa. Anzi, come dice Valentini, in una società ideale ed etica, che si rende conto del problema, ci possono essere politiche globali di incentivazione di soluzioni "green" che scoraggino l'uso dei combustibili fossili. Cittadini e industrie potrebbero cioè rendersi conto che l'uso di petrolio e carbone sta creando più di un problema al pianeta, e che è necessario cambiare rotta. Questa svolta potrebbe non solo ridurre le emissioni, ma anche, e forse soprattutto, dare slancio a una rinnovata crescita economica.

 
 
 

Esiste il pianeta Nibiru?

Post n°95 pubblicato il 18 Marzo 2014 da tikaele
 

La Nasa nasconde le prove dell'esistenza del pianeta Nibiru? Esiste un complotto per non salvare la Terra dall'apocalisse?.

Su Internet prosperano storie riguardanti l'immaginario pianeta Nibiru e le previsioni della fine del mondo...

La storia è cominciata con alcune asserzioni secondo le quali Nibiru, un presunto pianeta scoperto dai sumeri, sarebbe diretto verso la Terra. Zecharia Sitchin, che scrive romanzi ambientati intorno all'antica civiltà mesopotamica della Sumeria, ha asserito in vari libri (per esempio The Twelfth Planet, pubblicato nel 1976) di aver trovato e tradotto documenti sumeri che identificano il pianeta Nibiru, che orbiterebbe intorno al Sole ogni 3600 anni. Queste storie sumere raccontano di "antichi astronauti" che avrebbero visitato la Terra, provenendo da una civiltà aliena chiamata Annunaki. Successivamente, Nancy Lieder, una sedicente sensitiva che afferma di veicolare messaggi degli alieni, ha scritto sul proprio sito Zetatalk che gli abitanti di un pianeta della stella Zeta Reticuli l'hanno avvisata che la Terra sarà in pericolo a causa del Pianeta X o Nibiru.

Nibiru è un nome dell'astrologia babilonese, talvolta associato al dio Marduk. Compare come personaggio secondario nel poema Enuma Elish, dedicato alla creazione, secondo quanto registrato presso la biblioteca del re assiro Assurbanipal (668-627 AC).
La Sumeria prosperò molto tempo prima, all'incirca dal 23° al 17° secolo AC. Le asserzioni secondo le quali Nibiru sarebbe un pianeta e sarebbe stato conosciuto dai sumeri sono contraddette dagli studiosi che (a differenza di Zecharia Sitchin), studiano e traducono gli scritti dell'antica Mesopotamia. La Sumeria fu in effetti una grande civiltà, importante per lo sviluppo dell'agricoltura, della gestione dell'acqua, della vita urbana e in particolare della scrittura. Tuttavia lasciò pochissimi scritti riguardanti l'astronomia. Di certo i sumeri non conoscevano l'esistenza di Urano, Nettuno o Plutone. Non sapevano che i pianeti orbitavano intorno al Sole: un concetto che emerse per la prima volta nell'antica Grecia, duemila anni dopo la fine dei sumeri. Le affermazioni che i sumeri avevano un'astronomia sofisticata o che avevano un dio chiamato Nibiru sono un prodotto della fantasia di Sitchin.

IRAS (l'Infrared Astronomy Satellite della NASA, che effettuò un censimento del cielo per dieci mesi nel 1983) scoprì numerose sorgenti infrarosse, ma nessuna di esse era Nibiru o il Pianeta X o altri oggetti nella zona esterna del sistema solare. Insomma, IRAS catalogò 350.000 sorgenti infrarosse, e inizialmente molte di queste sorgenti non furono identificate. Tutte queste osservazioni sono state approfondite da studi successivi, con strumenti più potenti a terra e nello spazio.
Nel 1984 si diffuse la notizia di un "decimo pianeta", pubblicato dalla rivista Astrophysical Journal Letters , era un articolo scientifico, intitolato Unidentified Point Sources in the IRAS Minisurvey, che parlava di varie sorgenti infrarosse senza controparte. Ma successivamente si scoprì che questi "oggetti misteriosi" erano galassie lontane, tranne uno. Nessuna sorgente è mai risultata essere un pianeta. Per farla breve,  Nibiru è un mito privo di qualunque fondamento di fatto. Per un astronomo, le asserzioni persistenti a proposito di un pianeta che sarebbe "vicino" ma "invisibile" sono semplicemente futili.

Dunque, ci sono opinioni differenti su questo argomento,chi crede che esiste veramente Nibiru, e chi è scettico, oppure, ci sono complotti per non far sapere al mondo dell'esistenza di altri esseri viventi?.

 
 
 

Entro il 2050 aumenteranno le inondazioni e i costi si quintuplicheranno

Post n°94 pubblicato il 07 Marzo 2014 da tikaele
 

Entro il 2050 le possibilità che il nostro territorio sia colpito da inondazioni da record raddoppierà, e i costi connessi quintuplicheranno.

Un nuovo studio appena pubblicato su Nature Climate Change afferma che in futuro l'Europa avrà un tempo  piovoso e saranno sempre più frequenti fino al 2050. Infatti,  le ultime drammatiche vicende meteo hanno coinvolto Gran Bretagna, Italia e Francia non smentiscono lo studio effettuato.  E c'è di più: i costi annuali per riparare ai danni idrogeologici sul territorio sono destinati a quintuplicare arrivando a 23 miliardi di euro nel 2050, dai 4,9 miliardi annui spesi dal 2000 al 2012.
Rispetto alle precedenti ricerche, circoscritte ai singoli bacini fluviali visti come entità isolate, lo studio è il primo a considerare i bacini idrogeologici europei come sistemi interconnessi, che possono essere simultaneamente colpiti da periodi di precipitazioni stagionali riguardanti ampie porzioni di territorio europeo. Brenden Jongman of the VU University in Amsterdam, spiega: «Siamo i primi a studiare le correlazioni tra le piene dei diversi bacini fluviali e la possibilità che, se uno si allaga, è probabile che la piena si estenda anche ad altri. Due terzi dei danni territoriali ed economici sarebbero causati dallo sviluppo socioeconomico che porterà più persone a vivere nelle aree limitrofe ai fiumi, e alla crescita delle infrastrutture danneggiabili dalle inondazioni; un terzo è invece collegabile ai cambiamenti climatici che potrebbero portare all'aumento delle precipitazioni sul territorio europeo".

 
 
 

Siamo soli nell'uiniverso?

Post n°93 pubblicato il 03 Marzo 2014 da tikaele
 

Quanti altri pianeti all'esterno del Sistema Solare sono abitabili? Nella nostra galassia, la Via Lattea, ci sarebbero circa 40 miliardi di stelle simili al Sole. Nei loro ipotetici sistemi planetari ci sarebbero 8,8 miliardi di pianeti simili alla Terra e posizionati nella zona abitabile. Le analisi degli astronomi dell'Università di Berkeley e dell'Università delle Hawaii mostrano che tra le stelle simili al Sole, 1 su 5 ha un pianeta simile alla Terra e nella zona abitabile. Insomma, non siamo soli!
La Via Lattea è costellata di astri di massa analoga a quella del Sole. Una su cinque di queste stelle potrebbe avere un pianeta simile alla Terra in orbita intorno a sé nella cosiddetta "zona abitabile": una distanza, cioè, tale da consentire la presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie del pianeta. Quindi, potrebbero esserci miliardi di altri pianeti adatti alla vita.  Il gruppo di ricerca dell'Università della California, Berkeley, è partito da una domanda che molti si pongono quando osservano il cielo stellato. Quante sono le stelle che hanno, intorno a sé, un pianeta che riceve lo stesso quantitativo energetico (sotto forma di calore) della Terra? Tra le centinaia di esopianeti scoperti finora, la maggior parte sono giganti gassosi. I piccoli pianeti rocciosi simili alla Terra sono più difficili da individuare - anche se talvolta si trovano, come dimostra la scoperta recente del "clone" della Terra Kepler 78b. Il gruppo di ricerca ha monitorato in particolare la variazione di luminosità di 42 mila stelle simili al Sole, individuando 603 pianeti orbitanti intorno ad esse. Tra questi, 10 risiedono nella cosiddetta "zona abitabile" e hanno dimensioni simili, o al massimo doppie, rispetto alla Terra.
«Questi pianeti sarebbero già interessanti di per sé, ma sono ancora più interessanti per capire la prevalenza di pianeti con caratteristiche analoghe all'interno della Via Lattea» spiega Petigura.
Può capitare infatti, che fluttuazioni di luminosità della stella non causate dal transito di un pianeta (chiamate in gergo tecnico "rumore") confondano gli astrofisici rendendo impossibile l'individuazione di un pianeta reale; un altro problema è che solo uno su 100 tra i pianeti osservati da Kepler orbita intorno alla propria stella con un orientamento che viene individuato dal telescopio come "transito".
Il software elaborato da Petigura risolve entrambi i problemi. «Apportando queste due correzioni» continua «troviamo che il 22%, quasi una su 5 delle stelle simili al Sole, ospita un pianeta analogo alla Terra nella zona abitabile».
Il prossimo passo sarà cercare esopianeti "terrestri" tra le stelle più vicine a noi, potrebbe trovarsi ad appena 12 anni luce. La sua stella sarebbe, in questo caso, forse visibile anche ad occhio nudo.

 

 
 
 

Intorno alla Terra, c’è la discarica cosmica

Post n°92 pubblicato il 01 Marzo 2014 da tikaele
 

Bisogna fare la raccolta indifferenziata spaziale!

Qual è il modo migliore per liberare lo spazio attorno alla Terra dai rifiuti spaziali? Secondo gli esperti dell'Agenzia Spaziale Giapponese JAXA potrebbe essere sufficiente pescarli con un "grande retino"che ha  caratteristiche fisiche speciali.
Secondo quanto riportato dal quotidiano "South China Morning Post",  l'agenzia sarebbe infatti al lavoro per realizzare una grande rete magnetica da impiegare nella cattura dei frammenti metallici provenienti da satelliti in disuso e altre apparecchiature che giacciono abbandonate in orbita attorno al nostro pianeta. Per questo progetto gli ingegneri si sarebbero appoggiati ai colleghi della Nitto Seimo, specializzata nella costruzione di reti da pesca. Infatti, la rete è  lunga circa 300 metri , verrà portata nello spazio da un razzo e  lasciata in orbita per un anno attorno al nostro pianeta. Giorno dopo giorno raccoglierà pezzi di metallo e altri detriti e si abbasserà progressivamente di quota, fino a quando il suo stesso peso non la farà cadere nell'atmosfera terrestre. Qui l'attrito la incenerirà insieme a tutto il suo contenuto.
I detriti abbandonati in orbita attorno alla Terra sono grandi più di sei centimetri, sono circa 29.000 e viaggiano a quasi 20.000 km/h di velocità; insomma, un vero e proprio sciame di proiettili pronti a mettere fuori gioco qualsiasi apparecchiatura lanciata nello spazio. E' un pericolo e un costo non indifferenti!.
Se questo e i prossimi test daranno risultati positivi la rete della JAXA diventerà completamente operativa entro il 2019. John Crassidis, esperto di detriti spaziali all'Università di Buffalo, spiega: "Per ora la cosa più importante e utile da fare è tenere sotto controllo questa grande massa di detriti.La rete della JAXA non è comunque il primo progetto per la raccolta e lo smaltimento delle apparecchiature orbitanti fuori uso: l'ESA, l'ente spaziale Europeo, ha recentemente concluso con esito positivo i test del Gossamer Deorbiter Sail, una piccola vela di 5 metri quadri in grado di provocare la caduta nell'atmosfera di un satellite pesante fino a 700 kg".

 
 
 

"JURASSIC PARK" è una possibile realtà

Post n°91 pubblicato il 01 Marzo 2014 da tikaele
 

Sappiamo che gli animali come il dodo e il mammut lanoso siano ormai estinti da migliaia di anni, ma, secondo quanto racconta oggi l'Independent un super-gruppo di biologi e genetisti di una fondazione californiana starebbero studiando il modo di riportare in vita specie scomparse dalla Terra da millenni, inclusa la famosa tigre dai denti a sciabola. Come nel film  JURASSIC PARK, c'è un progetto che si chiama Revive and Restore (traducibile con un «Far rivivere e ripristinare») creato della The Long New Foundation che spiega come sia possibile analizzare il genoma delle specie estinte utilizzando il DNA contenuto nei resti conservati dai musei e, da lì, riuscire a far rivivere queste creature del passato trasferendo i geni nei loro parenti più prossimi ancora viventi. Lo scopo è restituire queste creature alla natura. Il progetto è molto ambizioso, e stando alle parole del presidente della fondazione, Steven Brand, l'obiettivo non è quello di ricreare uno o due esemplari per specie ma di dare vita a un'intera popolazione fatta di migliaia di unità. In realtà, prima di arrivare ai mammut passerà ancora un po' di tempo perché in questo momento i genetisti starebbero lavorando sul genoma di una particolare specie di piccione, dichiarata estinta nel 1914. L'idea della The Long New Foundation si è scontrata contro le perplessità della comunità scientifica che ha obiettato che riportare in vita una specie ormai estinta potrebbe avere pesanti ripercussioni sull'ecosistema in cui questi animali verrebbero eventualmente re-introdotti. 

 
 
 

I grandi predatori stanno scomparendo

Post n°90 pubblicato il 20 Febbraio 2014 da tikaele
 

Tre quarti dei grandi carnivori del mondo rischia di scomparire e la maggior parte di essi occupa oggi un'area pari a meno della metà dell'areale originario. La progressiva scomparsa dei predatori minaccia anche la sopravvivenza degli erbivori e danneggia l'economia umana. Lupi, linci, leoni, orsi, coguari, lontre: è facile pensare che - con tutti gli esseri viventi attualmente a rischio estinzione - il loro declino non sia la minaccia peggiore che potremmo aspettarci.  I ricercatori guidati da William Ripple della Oregon State University hanno analizzato i dati disponibili su 31 grandi carnivori, scoprendo che la loro sopravvivenza è sempre più a rischio in aree un tempo considerate "zone franche" come l'Amazzonia, il Sudest asiatico, l'Africa meridionale e orientale. Salvo alcune eccezioni, la maggior parte di essi è già scomparsa da Europa occidentale e Stati Uniti. La causa sarebbe da attribuire alla distruzione crescente del loro habitat, alle attività umane e alle loro conseguenze (come il global warming) e alla diminuzione di prede adatte al loro sostentamento. Globalmente, stiamo perdendo i nostri grandi carnivori. E non è affatto una buona notizia. Negli anni'90 c'è stato il declino di lupi e coguari (altro nome per i puma) nel Parco Nazionale dello Yellowstone ha favorito la diffusione di alci e cervi, loro prede abituali. Senza carnivori a limitarne il numero in un'area ampia ma limitata, questi erbivori hanno seriamente compromesso la vegetazione e di conseguenza messo a rischio la sopravvivenza di molte specie di uccelli e di altri piccoli mammiferi che nel verde trovavano riparo. Un analogo effetto a cascata è avvenuto in alcune parti dell'africa, dove la diminuzione di leoni e leopardi ha determinato l'aumento di babbuini verdi (Papio anubis), che minacciano i raccolti e i pascoli e costituiscono, per contadini e allevatori, una minaccia economica notevole.William Ripple afferma: "Dove i grandi mammiferi sono stati reintrodotti come nello Yellowstone, l'ecosistema ha in breve risposto positivamente e sono stati registrati aumento della biodiversità, controllo della proliferazione di alcune malattie e diminuzione dell'anidride carbonica. La tolleranza dell'uomo è un tassello essenziale per la conservazione di questi animali. Molti di questi carnivori stanno ancora scontando i retaggi di antichi pregiudizi culturali, che li vedono come minacce per il resto della fauna". Gli esperti, i ricercatori, scienziati e altri, sperano che nascano iniziative internazionali per la conservazione dei grandi carnivori sul modello della Large Carnivore Initiative for Europe (un gruppo affiliato alla International Union for the Conservation of Nature), l'organismo che si occupa di redigere la famosa "lista rossa" delle specie a rischio.

 
 
 

Giraffa uccisa davanti ai bambini

Post n°89 pubblicato il 10 Febbraio 2014 da tikaele
 

Choc e sconcerto in tutto il mondo: l'esemplare perfettamente sano è stato abbattuto pubblicamente e dato in pasto ai leoni, per motivazioni ufficiali che hanno a che fare con il suo DNA.

La storia della giraffa è iniziata in un recinto dello zoo di Copenhagen, dove sta facendo il giro del mondo! L'uccisione di Marius, un cucciolo maschio di giraffa nato appena 18 mesi fa, soppresso ieri perché le gabbie non bastavano più. Questo, ci fa capire che l'uomo è arrogante e crudele. In più si sente in diritto di privare della libertà animali provenienti da lontano.

E' stata una macabra esecuzione. Nonostante le proteste degli animalisti e le petizioni internazionali per salvargli la vita, Marius (un esemplare perfettamente in salute) è stato abbattuto ieri mattina con un colpo di pistola alla testa. I responsabili della struttura danese non gli hanno concesso nemmeno la "grazia" di un'iniezione letale, che avrebbe avvelenato le sue carni. La carcassa dell'animale è stata sezionata per un'autopsia pubblica davanti ai visitatori dello zoo - molti dei quali bambini - e parte delle sue carni sono state poi date in pasto ai leoni. Il direttore scientifico dello zoo di Copenhagen, Bengt Hols, afferma: "Sarebbe assolutamente sciocco buttare via qualche centinaio di chili di carne. Tutte le specie si riproducono bene e tra di loro, è  stato soppresso per evitare problemi di consanguineità. Il patrimonio genetico di Marius è già comunque "ben rappresentato" all'interno dello zoo".

Un fatto che poteva essere evitato o gestito in modo diverso: l'esemplare avrebbe potuto essere rimesso in libertà oppure trasferito in un altro zoo come il parco in Olanda e lo Yorkshire Wildlife Park in Inghilterra, di cui si erano offerte di ospitarlo. Ma, nemmeno quest'ipotesi è stata presa in considerazione e a Marius è stato semplicemente impedito di diventare adulto. Insomma, hanno prevalso soltanto le ragioni economiche.

Ci sono state molte reazioni di indignazione: "È un evento di una barbarie inaudita di cui tutti devono venire a conoscenza. Invito le persone a non visitare zoo e altre strutture di cattività perché in tal modo si rendono correi e corresponsabili di un sistema coercitivo e di violenza, che priva gli animali della loro libertà e che spesso ne causa la morte, come accaduto alla povera giraffa" dichiarato dal direttore scientifico dell'Enpa.

 
 
 

Esiste il sesso orale tra animali?

Post n°88 pubblicato il 10 Febbraio 2014 da tikaele
 

Esiste il sesso orale tra animali? Gli archeologi e antropologi affermano che è possibile ed è raro. Al momento è stato documentato solo in una specie di scimmia antropomorfa, il bonobo (Pan paniscus), e in due specie di grossi pipistrelli frugivori asiatici, Cynopterus sphinx e Pteropus giganteus.  Sembrerebbe che il bonobo, usi il sesso orale come un’attività ludica o un atto di riconciliazione in caso di scontri. Mentre, in entrambe le specie di pipistrelli assume un ruolo rilevante durante la copulazione. Secondo una recente ricerca, i maschi praticano il sesso orale sulle femmine per far durare di più l'accoppiamento e come forma di corteggiamento.

Invece, nell'uomo da quando?
Ricostruire i tempi e i modi della sessualità negli uomini in tempi storici e preistorici ha sempre affascinato archeologi e antropologi. Una raffigurazione scoperta a Ur, in Mesopotamia, che risale al 3.200 a. C., mostra la donna “sopra”, in una posizione che si ritrova anche in opere d’arte greche, peruviane, cinesi, indiane e giapponesi. Si vede anche rappresentata anche seduta sull’uomo con le gambe sollevate, per facilitare la penetrazione. Anche il rapporto sessuale “da tergo” appare di frequente, così come le immagini di sesso orale.

 
 
 

Marsili è attivo e potenzialmente esplosivo

Post n°87 pubblicato il 06 Febbraio 2014 da tikaele
 

Marsili è un vulcano più grande d'Europa, si estende sui fondali del mar Tirreno tra Calabria e Sicilia, per una lunghezza di 70 chilometri e una larghezza di oltre 30 chilometri. E potrebbe avere un'eruzione sottomarina con conseguenze drammatiche. A stabilirlo è un gruppo di ricerca che comprende l'Istituto per l'ambiente marino costiero del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Iamc-Cnr) e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma (Ingv).

E' importante sapere che è attivo e deve essere tenuto sotto controllo come, se non di più, del Vesuvio, perché una sua eruzione potrebbe anche scatenare uno tsunami di forte intensità. Dal 2006 è stata attivata una "campagna di esplorazione" a bordo della nave oceanografica 'Universitatis', dove ha fatto un punto di chiarezza scientifica sulla natura di questo vulcano sottomarino, della cui potenziale pericolosità si discute molto poiché è nota da tempo la sua attività sismica e idrotermale. I ricercatori affermano: "Nel corso della missione, finalizzata ad acquisire nuovi dati sui prodotti emessi dal Marsili e sulla età, è stata prelevata ad una profondità di 839 metri una colonna di sedimento che ha evidenziato due livelli di ceneri vulcaniche dello spessore di 15 e 60 centimetri, la cui composizione chimica risulta coerente con quella delle lave del vulcano".
Per risalire all'età degli strati di questa 'carota' di ceneri i ricercatori si sono serviti del carbonio 14. Poi, aggiungono: "Le due analisi eseguite sui gusci di organismi fossili contenuti nei sedimenti hanno fornito rispettivamente età di 3000 e 5000 anni, le datazioni che testimoniano una natura almeno parzialmente esplosiva del Marsili in tempi storici. A questo punto sono necessarie nuove ricerche per implementare un sistema di monitoraggio che possa valutare l'effettiva pericolosità connessa a una possibile eruzione sottomarina. Non è da escludere che il Marsili venga inserito nella lista dei vulcani italiani attivi come Vesuvio, Campi Flegrei, Stromboli, Etna, Vulcano e Lipari".
Insomma,  c'è un grosso problema geologico da non sottovalutare nel modo più assoluto!

 
 
 

La Norvegia travolta dai tsunami

Post n°86 pubblicato il 06 Febbraio 2014 da tikaele
 

Probabilmente i telegiornali italiani non hanno riportato la notizia di tsunami in Norvegia.

Lo scorso mercoledì intorno alle 16:30, il piccolo villaggio norvegese di Nord-Statland che si adagia in un bellissimo fiordo, è stato colpito dai tsunami veri e propri!

Stando ai notiziari e quotidiani locali sembra che molte onde siano state alte anche 15 metri, e non sono state provocate da un terremoto; allora, come è possibile? Sembra, che la causa sia da ricercare in una frana sottomarina che si è verificata sul versante opposto del fiordo in cui è localizzato il villaggio. Su quel versante infatti, si nota una frana, ma è troppo piccola per poter aver creato l'onda distruttrice e quindi non può essere che una frana avvenuta al di sotto della superficie marina. Potrebbe essere che la frana sia stata causata dal riporto di materiale di scarto di un altro villaggio in costruzione e di un piccolo porto. Ma qualunque sia stata la causa scatenante sta di fatto che 57 persone si sono trovate senza casa e senza nulla dei propri effetti personali, consolati solo dal fatto che nessuno è stato ucciso dall'evento.

 
 
 

Riscaldamento globlale danneggia la vita dei pinguini

Post n°85 pubblicato il 03 Febbraio 2014 da tikaele
 

I ricercatori affermano: "L'aumento di eventi climatici estremi atteso per il futuro potrebbe quindi stravolgere le previsioni sul destino dei pinguini che sono state fatte finora". E hanno previsto scenari peggiori rispetto al passato sulle reazioni al cambiamento climatico di cuccioli e adulti.

Era già noto che il riscaldamento climatico mette a dura prova la sopravvivenza dei pinguini, le previsioni elaborate dai ricercatori sono più pessimistiche rispetto al passato. Soprattutto alla luce di due nuovi studi pubblicati su Plos One. Uno condotto dall'Università di Washington e l'altro dal Centro di ecologia funzionale ed evolutiva di Montpellier. I due team hanno analizzato le condizioni di vita degli animali in due aree diverse del globo:  hanno monitorato per quasi ventisette anni il sito di Punta Tombo in Argentina, dove oltre 200mila coppie di pinguini di Magellano risiedono da settembre a febbraio per mettere su famiglia. Qui, ogni anno, i cambiamenti climatici hanno ucciso in media il 7% dei cuccioli, in alcune annate, però, il numero di vittime si è impennato fino a sfiorare il 50%.

Infatti, molti sono morti per fame, nonostante gli sforzi dei genitori, perché il piumaggio non era sufficiente a proteggerli dagli eventi climatici estremi. Non essendo dotati di piume impermeabili, i piccoli non resistono alle abbondanti piogge, mentre durante le ondate di calore non possono tuffarsi in acqua per cercare refrigerio.
I ricercatori francesi di Montpellier, hanno seguito per tredici anni i pinguini di Adelia a Ross Island, in Antartide. A metà della loro attività di ricerca, hanno assistito al distacco di iceberg giganti e hanno sfruttato questa occasione per studiare da vicino la capacità di reazione dei pinguini. Dalle osservazioni è emerso che gli animali sono in grado di reagire alle alterazioni della banchisa che avvengono in estate in condizioni normali, mentre, davanti a un cambiamento  drastico del clima, la loro capacità di procacciarsi il cibo si riduce notevolmente.

 
 
 

Cupcakes alla mariijuana

Post n°84 pubblicato il 03 Febbraio 2014 da tikaele
 

 

In alcuni Stati americani il consumo di marijuana è stato legalizzato non solo a uso terapeutico, ma anche ricreativo:  il passo verso dolci aromatizzati alla cannabis è stato breve. Sono stati esposti dei dolcetti nella vetrina del Queen Anne Cannabis Club di Seattle, nello Stato di Washington che, insieme al Colorado, hanno dato il via alla storica liberalizzazione della vendita di cannabis nei negozi autorizzati, presi letteralmente d'assalto dai golosi di dolci e cannabis!
E mentre altri stati americani stanno seguendo le orme dei pionieri, cresce a vista d'occhio il commercio online e il consumo tra giovani di marijuana...

 
 
 

Cibi fatali

Post n°83 pubblicato il 31 Gennaio 2014 da tikaele
 

Noi esseri umani siamo quelle creature del pianeta che riescono a ignorare qualsiasi istinto di sopravvivenza: ci buttiamo dagli aereoplani con il paracadute, facciamo maratone nel deserto, stabiliamo record di apnea subacquea e altri sport estremi. Eppure sfidare questi limiti forse è quello che più ci fa sentire più in sintonia con la natura, anche se non occorre spingersi così in là per trovare il pericolo, visto che nei cibi delle nostre cucine si annidano delle insidie che nemmeno potreste immaginare...

1. Semi della frutta: I semi della ciliegia, come quelli delle mele contengono un tipo di acido cianidrico chiamato acido prussico, che non è assolutamente il caso di assumere in grandi quantità.

2. Rabarbaro: Le foglie di rabarbaro contengono acido ossalico che provoca i calcoli renali. 4 chili e mezzo sono fatali per l'organismo.

3. Noce moscata: La noce moscata è un allucinogeno. 5gr. di sostanza vi portano ad avere le convulsioni, mentre 8gr. potrebbero farvi venire crisi epilettiche.

4. Patate: I glicoalcaloidi, che sono presenti anche nella belladonna, si trovano nelle foglie, negli steli e nei germogli di patata. I glicoalcaloidi provocano crampi, diarrea, mal di testa, ma possono condurre anche al coma o alla morte. La dose di questa sostanza considerata mortale va dai 3 ai 6 mg per chilogrammo di peso corporeo. Le patate con sfumature verdastre sono da evitare!

5. Mandorle: Esistono due tipi di mandorle: quelle dolci e quelle amare, che contengono una quantità relativamente elevata di acido cianidrico. Mangiare dalle 7 alle 10 mandorle amare crude potrebbe causare problemi agli adulti, mentre per i bambini potrebbero essere fatali.

6. Miele grezzo: Non ha subito il processo di pastorizzazione in cui le tossine vengono uccise, quindi contengono graianotossine che possono causare vertigini, senso di debolezza, sudorazione eccessiva, nausea e vomito. Il malessere può durare fino a 24 ore

7. Gli steli e le foglie dei pomodori contengono veleni alcalini che possono provocare disturbi allo stomaco. Anche i pomodori acerbi possono portare agli stessi sintomi. Per rischiare la vita dovete davvero mangiarne una grande quantità.

8. Tonno: Durante la sua vita il tonno assorbe mercurio che una volta entrato nel vostro corpo potrà arrivare ai reni o proseguire verso il vostro cervello per farvi impazzire. Altamente sconsigliato il consumo per donne incinta e bambini. La probabilità di morire dopo un'abbuffata di tonno è assolutamente remota, ma è sempre meglio non mangiarne spesso ed in grandi quantità.

9. Manioca: Le foglie e le radici di manioca sono sorprendentemente ricche di cianuro.

10. Anacardi: Gli anacardi che trovate al mercato sono stati cotti al vapore per rimuovere l'urusciolo, una sostanza che si trova anche nell'edera velenosa. Grandi quantità di urusciolo possono rivelarsi fatali.

 
 
 

Via libera dalla Commissione Giustizia al testo unificato sui delitti ambientali.

Post n°81 pubblicato il 20 Dicembre 2013 da tikaele
 

I due elementi cardine inseriti nel nuovo testo unificato dei delitti ambientali approvato all'unanimità dalla Commissione Giustizia della Camera lo scorso 18 dicembre: uno a cinque anni di reclusione e una multa fino a 100mila euro nel caso di inquinamento ambientale e da quattro a ben 20 anni di carcere nel caso di disastro ambientale.  Questo è solo il testo base, messo a punto dai relatori Alfredo Bazoli (Pd) e Salvatore Micillo (M5S): entro il 10 gennaio si potranno presentare gli emendamenti aggiuntivi, che dovranno essere poi votati dall'aula.

Oltre a questo, ci sono altre novità: prevista, anche l'introduzione del ravvedimento operoso, con sconti di pena per chi si impegnerà a bonificare i luoghi inquinati e la confisca obbligatoria dei profitti legati al reato ambientale; i termini di prescrizione sono raddoppiati e la responsabilità non è più solo a carico degli individui, ma anche delle aziende, nella fattispecie, sia su persone fisiche che giuridiche.

Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia, afferma: "Sono decisamente soddisfatta, abbiamo finalmente un testo condiviso su cui lavorare. Ora, in fase emendativa, sarà possibile affinarlo e migliorarlo ulteriormente. Di reati ambientali si parla senza esito da almeno da vent'anni. Stavolta ci sono tutte le migliori premesse per colmare un vuoto dannoso e ormai immotivato del nostro codice penale''.
E' convinto anche Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera e commenta: "Grazie al testo unificato, che andrà in Aula a gennaio, vengono introdotti i due reati di inquinamento ambientale e disastro ambientale con delle aggravanti. Per entrambi i provvedimenti si tratta di passaggi importanti per dare forza alle battaglie per la legalità, contro le ecomafie".

Mentre, Rossella Muroni direttore generale di Legambiente dichiara: "Quanto deciso e approvato rappresenta un passo importante nella lotta contro le ecomafie e tutte le diverse forme di criminalità ambientali, che sono la causa principale di quei disastri ambientali e sanitari che sfregiano l'Italia. Ogni anno nel nostro paese vengono accertati oltre 30mila reati contro l'ambiente, quasi 4 ogni ora. È dunque importante che si attui una riforma di civiltà che parta proprio dall'inserimento nel Codice penale, con l'aggiunta di uno specifico Titolo, dei delitti contro l'ambiente, ponendo rimedio alla situazione attuale di disordine normativo con norme sparse in diversi testi unici, codici, decreti legislativi. Legambiente pertanto si augura che il testo sui delitti ambientali venga approvato definitivamente all'inizio dell'anno. A vent'anni dalla prima presentazione del rapporto ecomafie, l'associazione spera che questa sia la volta buona affinché si realizzi davvero questa riforma di civiltà".

 
 
 

Diamanti tra i ghiacci dell’Antartide

Post n°80 pubblicato il 19 Dicembre 2013 da tikaele
 

Nella terra dei pinguini e delle basi scientifiche internazionali potrebbero nascondersi preziose sorprese: depositi di kimberlite, una roccia in cui spesso si trovano i diamanti. È quanto si afferma in una ricerca australiana pubblicata su Nature Communications. Non è da escludersi che alcune rocce del Polo Sud possano contenere i preziosi cristalli. Anche se ci fossero, però, dovrebbero restare dove sono!

Un gruppo di scienziati guidati da Greg Yaxley, dell'Università Nazionale Australiana di Camberra, hanno scoperto un raro tipo di roccia, che prende il nome dalla città sudafricana di Kimberly, il luogo dell'ultima corsa ai diamanti del 19esimo secolo. Al momento la kimberlite polare non ha rivelato la presenza di alcun cristallo prezioso, ma i geologi che hanno contribuito alla spedizione sono abbastanza sicuri di rinvenirne in futuro. I diamanti si formano nel mantello terrestre in condizioni di intensa pressione e temperatura, e affiorano in superficie, rimanendo incastrati in formazioni rocciose, nel corso di successive eruzioni vulcaniche. Non sarebbe inusuale trovarne in Antartide: il Polo Sud faceva un tempo parte della Gondwana, un supercontinente frammentatosi 200 milioni di anni fa che includeva anche Africa e India, dove i depositi di kimberlite sono diffusi.

Che il Polo Sud si trasformi nell'El Dorado del 21esimo secolo? Difficile. L'Antartide è protetto da un trattato a tutela dell'ambiente, per preservare la fauna e la ricerca scientifica, fino al 2041. L'accordo è  sottoscritto da 50 paesi (come Cina e Stati Uniti) che bandisce ogni attività mineraria di estrazione e potrebbe anche esser prolungato oltre la data di scadenza.

Altri osservatori degli equilibri geopolitici internazionali fanno notare che il confine tra mappatura delle risorse geologiche e prospettive estrattive sia labile e paesi come Russia, Ucraina e Cina abbiano intensificato la propria presenza sul continente negli ultimi anni. Senza contare che la domanda di diamanti nel mercato del lusso è in espansione. Oro, platino, rame, ferro e carbone sono presenti tra le rocce del Polo Sud e l'attività estrattiva di diamanti è già praticata in paesi molto freddi come Canada e Siberia.

 
 
 

Un vulcano sotteraneo pronto per eplodere

Post n°79 pubblicato il 19 Dicembre 2013 da tikaele
 

l vulcano sotterraneo che si trova sotto il parco nazionale dello Yellowstone è di proporzioni impensate sino ad oggi e una sua eruzione avrebbe un impatto devastante su tutto il clima mondiale. Ad affermarlo è studio di una task force del Dipartimento di Geologia e Geofisica dell'Università dello Utah, guidata da Jamie Farrell e Bob Smith, che ne ha illustrato i contenuti all'"American Geophysical Union" che ha deciso di pubblicarli sul proprio "Journal".

Le novità riguardano la misurazione dell'insieme di rocce sciolte bollenti sotto il parco nazionale che si estende fra Wyoming, Montana e Idaho: 88 km di lunghezza, 29 km di larghezza e un massimo di 14 km di profondità. Ciò significa un'eruzione potenziale pari a 2000 volte quella di Mount St. Helens che ebbe luogo nel 1980 nello Stato di Washington, sorprendendo i sismologhi perché si trattava di un vulcano fino a quel momento inattivo. Secondo i ricercatori, i risultati  raccolti, portano ad affermare che la camera magmatica è di 2,5 volte più grande rispetto alle stime precedenti, ciò significa che potrebbe innescare la maggiore eruzione degli ultimi due milioni di anni. L'ultima eruzione del super vulcano dello Yellowstone risale a circa 640 mila anni fa e ha creato una nube di cenere in grado di coprire tutto il Nord America. I ricercatori avvertono che se il vulcano dovesse scoppiare oggi, con le attuali misure, le conseguenze sarebbero devastanti e colpirebbero il mondo intero, influenzando il  clima.

John Stix, vulcanologo della McGill University in Canada, afferma: "Non abbiamo dati a sufficienza per prevedere il momento della prossima eruzione ma riteniamo che vi sarà. Il problema con i vulcani giganti dormienti è che la carenza di dati sulle eruzioni passate rende difficile fare previsioni e dunque l'unica maniera per operare è un monitoraggio costante, il più minuzioso e sofisticato possibile al fine di conoscere il comportamento del vulcano e verificare in tempo reale se siamo in presenza di eventi anomali". 

La task force di geologi dello Utah ha raccolto e analizzato in particolare alcune delle rocce vulcaniche più recenti, la cui composizione ha consentito di ricostruire l'attività avvenuta sotto la superficie ovvero che il magma ha spinto rapidamente tali rocce da 8-10 km di profondità fino alla superficie. Ciò significa che la possibilità di future eruzioni sta aumentando.

 
 
 
Successivi »
 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: tikaele
Se copi, violi le regole della Community Sesso: F
Età: 40
Prov: MI
 

AREA PERSONALE

 

FACEBOOK

 
 

I MIEI LINK PREFERITI

 
Citazioni nei Blog Amici: 13
 

TAG

 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
 

ULTIME VISITE AL BLOG

elyniwentikaelebelloEincarrozzinaSeria_le_Ladybvbtendeoltre_ilsognoJiminy.CkroisoscardiavincenzoWderWandererBiker43pierpaolo.sobreromilano690Cazzeggio1967
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova