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Creato da: syd_curtis il 11/10/2010
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Talmente hot, che utube ha pure rimosso il video. Bah.
Inviato da: syd_curtis
il 17/03/2012 alle 12:00
 
Oh wow! very hot! :-P
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Macché bastonate, rilassati. Un buon libro, una lattina di...
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Trentadue anni.

Post n°203 pubblicato il 18 Maggio 2012 da syd_curtis
 

 
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Lightships - Electric Cables

Post n°202 pubblicato il 06 Maggio 2012 da syd_curtis
 

 

In The Party, l'adorabile capolavoro di Blake Edwards del 1968, Claudine Longet interpreta una canzone che ho sempre trovato incantevole, Nothing To Lose, scritta da Henry Mancini e Donald Black. Mi è sempre sembrato che la canzone catturi una luce particolare, pioggia appena caduta, cielo bianco e sole che fa capolino.
L'album dei Lightships, Electric Cables, uscito il mese scorso, è parimenti un album che rilascia un'impressione di luce, da assolato tardo pomeriggio estivo, e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno in questa primavera di grigia, orrenda pioggia. Electric Cables gioca con la luce del sole sin dai titoli delle canzoni, The Warmth of the sun, Girasol, Photosynthesis, Sunlight to the dawn. Scoperto grazie a questa bella recensione di Dave Heaton su PopMatters (Think of that approach to pop/rock songwriting as a stretching out of time, like time-lapse photography that captures the flickering rays of the sun), è in loop da parecchi giorni e non mi ha ancora stancato. I Lightships sono la creatura di Gerard Love, ex cantante degli amati Teenage Fanclub e per il sottoscritto, a ben vedere, basterebbe anche solo questo. Non bastasse, aggiungeteci due altri ex membri dei Teenage alla chitarra e batteria e Bob Kildea dei Belle and Sebastian al basso: bingo.
Uno dei migliori album di un 2012 che, fino a ora, non mi ha regalato grandi ascolti. Oltre al video linkato, non potrete fare a meno di dare un ascolto a Every Blossom e Two Lines, ma tutti i pezzi custodiscono meravigliosi arabeschi di chitarra di cui sarebbe un peccato non godere.

 
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La nostra ridicola approvazione

Post n°201 pubblicato il 25 Aprile 2012 da d.u.n.s
 

 

 

 

Uochi Toki, Idioti, La Tempesta Dischi 2012.
Tre stelline su cinque.

Esistono quattro tipi di recensione di questo disco:

La prima: lo slancio di entusiasmo sensazionalista con sbilanciatissime espressioni tipo, questo disco è il disco della vita, una genialità indiscussa, sicuramente la miglior musica prodotta negli ultimi -tot- anni.

La seconda: il gomitolo di aspettative ed insoddisfazione farcito di cultura per la somiglianza, con espressioni esperte come: questo disco non aggiunge nulla di nuovo a quanto già detto, una cifra stilistica che era innovativa un tempo ma che adesso annoia, dalle casse del mio laptop riesco a capire che ormai si tratta sempre degli stessi suoni, già al primo ascolto si capisce che 'questo disco mi ricorda'.

La terza: la promozione meccanica con l’ausilio di informazioni reperite in rete, con espressioni enciclopediche tipo, è il terzo disco di questo duo che gravita nei dintorni di Alessandria, non si può certo dire molto dato che il comunicato stampa è un jpeg
che non spiega il disco, ma siamo sicuri che questa uscita per Tempesta avrà tutte le carte in regola per spiazzare, far riflettere.


La quarta: il concorso di poesia sotto forma di recensione, con figure retoriche tipo, i miei neuroni si distaccano, sento la gente attorno a me pensare, mi trovo con le cuffie sparate a mille alla fermata del mezzo pubblico che mi trascina sul mio percorso pendolare: penso.

E eccoci qui, tutti assieme. Scrittori di articoli, oggi siete voi quel nodo a cui la lingua arriva e si dipana, anche se l'oggi non è un riferimento condiviso. Quello che non riuscite ad afferrare è quanto il toccare strati alti o profondi porti lontano dalla comunicazione. Quello che non riesco a afferrare, io, è come di fronte alla visione dei nuclei ed esosfere qualcuno possa preferire questo colloso spiaccichìo identitario, che non permette né volo né fusione.

Proprio non capisco, sono io lo stupido che non ci arriva mai, sono solo io a non sentire gravità da sotto ai piedi, ma anche da altri corpi celesti e pianeti. Ho amici sconosciuti che fanno impallidire per l'intensa qualità della loro attenzione, la profondità del loro ascolto e ricezione. È l'empatia, altro che recensione, scadenze, editoria.

Ci sono ascoltatori che senza complimenti ci rivolgono domande dirette
e ci rivoltano come calzini, o come un beccaio che rivolta gli intestini, altro che interviste. L'unico motivo per cui insisto nella mia idiozia è che di persone che sovra capiscono ne ho viste ed esistono, e sono queste le lettere, questa è la lingua, ed è questa la sfida.

Dai, fateci vedere che il vostro scrivere non è solo promozione, rivalsa, o un banale stare a galla in cinquecento battute non pagate. In palio c'è la visione dell'intensità della lingua, non la nostra ridicola approvazione.



(Uochi Toki, questo il testo di 'La recensione di questo disco')

 
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Fine before you came meets Metroman!

Post n°200 pubblicato il 09 Marzo 2012 da syd_curtis
 

 

 

Geni, cazzo, geni! :-D

 
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Management del dolore post-operatorio - Auff!!

Post n°199 pubblicato il 09 Marzo 2012 da syd_curtis
 


Norman, amico mio, siamo così piccoli
che quando cadiamo non ci sente nessuno.



Bisogna tenerseli stretti gruppi come questi, altroché. Il management del dolore post-operatorio (il nome è strepitosamente suggestivo) è un fulmine nel cielo smorto dell'indie-rock nostrano. La ricetta è semplice, in fondo, un substrato classico, pompato, metronomico, qualche innesto elettronico a pennello, voce che spesso è più parlato che altro, e cose da dire, intelligenti q.b., nei testi. Pure tutto ciò, se suonato con la convinzione giusta, spacca tantissimo.

Non c'è un solo brano non necessario in questo esordio sulla lunga distanza dei quattro ragazzotti abruzzesi, dalla hit pornobisogno, che pesca nella volgarità del presente italico, a auff!! con quei versi fichissimi che aprono a metà il cancro del poetume cantautorale contemporaneo (cos'ha di speciale baudelaire, ho un amico se ci parli per un po' non ha nulla da invidiare a edgar allan poe; e anche tu bukowksi dimmi la verità di quella birra non ne hai bevuta la metà; distruggerò gli endecasillabi del madrigale con un terribile hiroshima provinciale); dalla chirurgia plastica come forma di apatia di Marylin Monroe, al fracasso proto-punk di Norman, dispersi in un mare di incertezza, sino allo sberleffo di Macedonia, che sarà pure in odore di qualunquismo, ma dio bono quanto condivisibile e liberatorio (che cosa me ne frega di come è nata la terra, miliardi di euro per una domanda, ci avrebbe mangiato tutto il Rwanda).
Uno degli album più belli di questo scorcio di 2012, tout court, e senza sovrastrutture idiote, stile I Cani, tanto per intenderci.


Quando sei caduta, lo dico su serio
Ho visto una stella esprimere un desiderio


 
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