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Summer Breeze (1 di 3)

Post n°204 pubblicato il 22 Giugno 2012 da syd_curtis
 

 


Tre sono i dischi che ad ogni solstizio d'estate, da qualche lustro a questa parte, non posso fare a meno di metter su. Il primo di questi, la vera summer soundtrack personale, è La Varieté dei Weekend, dischetto meraviglioso che sta per compiere trent'anni: fu inciso durante i mesi di Luglio e Agosto del 1982, presso il Power Plant Studio di Willesden, zona nord-ovest di Londra. L'etichetta era la celeberrima Rough Trade.

I Weekend _ Alison Statton basso e voce prodigiosa, Spike Williams viola e chitarra, Simon Booth chitarra, più una serie di altri musicisti aggiunti _ furono poco più che una meteora, durata giusto il tempo di registrare quest'album e un successivo EP dal vivo, altrettanto splendido, Live at Ronnie Scott's, che contiene Winter Moon, una di quelle canzoni che a ogni ascolto mi trasformano in salice piangente.
La Statton proveniva dal minimalismo degli Young Marble Giants (si veda anche questo sito) gruppo leggendario del post-punk inglese, anch'esso evaporato dopo un solo album (e che album: Colossal Youth). Spike Williams era stato nei Raptile Ranch e aveva quindi contribuito a fondare la Z-Block Records, etichetta del debutto degli YMG.

Cosa sia la varieté è chiaro sin dalle note stampate in copertina: un termine francese che indica la musica delle radio popolari, tutto ciò che non è rock pesante. Musica che attinge da diversità e profondità. La nostra musica si spinge in territori che non sono usuali per la musica rock, l'inconscio e il desiderio, le paure e insicurezze.
Parole. La Varieté è un album capolavoro, che parla d'estate sin dai primi accordi acustici di The end of the affair, e prosegue meravigliosamente estivo per tutte le dodici tracce originarie (nella ristampa su CD sono state poi incluse alcune versioni demo, e quattro inediti di indiscutibile valore). Album di ascolto leggero, piacevole, rilassato e di retrogusto malinconico.

Dodici tracce, dicevo, da The End of a Nostalgia, e non ce n'è una che non sia a sua modo bella e... colorata. La voce della Statton, così indicibilmente dolce, sofisticata, vaporosa e malinconica, disegna meraviglie. Il disco è un crogiolo di stili e influenze, tra new wave, jazzy e bossa nova, african high-life e poppettino struggente. Un album da ascoltare all'aperto, sul balcone di casa o in un prato in una sera di Giugno, sdraiati nell'erba, cielo azzurrissimo sopra la testa, mosconi che ronzano attorno pigrissimi e la summer breeze tra i capelli.

Le mie preferite: Summerdays, ovviamente, su tutte, vero anticiclone delle Azzorre, da viaggio in auto col finestrino abbassato; il ritmo di Drum beat for baby; la meraviglia iniziale di The end of, che racconta di camminate in un parco gelato, ma pare eseguita in una barca che vada lentamente, impercettibilmente alla deriva in un pomeriggio di Luglio, cullata dalla voce di Alison: voce che è -definitivamente- la bella stagione; Carnival Headache, una cura per il mal di testa, con le percussioni brazil e le chitarrine twangy. Per tacere del resto. Album, per il sottoscritto, da isola deserta: non so spiegarmi quali corde tocchi la voce di Alison Statton, come sia possibile che nonostante innumerevoli ascolti La Varieté continui, ogni volta, a stupirmi e commuovermi. Non fatevelo mancare.

Che ne sarà in seguito dei tre weekenders, una volta chiusa l'esperienza col gruppo? Simon Booth (pseudonimo di Simon Emmerson), in compagnia di Larry Stabbins (altro ex Weekend), fonderà gli Working Week, continuando a muoversi in territori al confine tra pop e jazz; Working Week, di cui ricordo un antico concerto milanese al Rolling Stones, a metà anni Ottanta o giù di lì. C'è un'altra cosetta di Booth che mi piace rammentare: parteciperà a Eden, il debutto degli Everything but the Girl, altro disco del cuore sul quale ritornerò.
La Statton rimarrà in ambito musicale per qualche tempo, producendo anche dei discreti lavori in compagnia di Spike Williams nel corso degli anni Novanta, e infine si ritirerà in tutt'altra faccenda: pare che al momento eserciti la professione di chiroprata, a Cardiff, sua città natale. Chissà se mentre lavora canticchia ancora Woman's Eyes o Sleepy Theory o accenna quel passo di Nostalgia, che fa:

The photo on your wall
Is a record of the past
Things you had forgotten
Things that couldn't last

 
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