Stralci di Vita
Racconti e Poesie per quando non si ha niente di meglio da fare
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Post n°107 pubblicato il 27 Maggio 2012 da freddy_1936
Perfetto! Mi sono ritagliato qualche giorno libero da impegni che richiedono la mia presenza fisica. Restano i tutorial, quelli li sbrigo tramite PC e posso farlo anche in viaggio. La meta? L’intenzione era di arrivare a Riomaggiore nelle Cinque Terre. Volevo rivedere quei posti bellissimi nei quali circa 15 anni fa passai una settimana fantastica in compagnia di due bellissime ragazze di poco più di 20 anni. Erano attricette alle prime armi ed ora sono diventate attrici piuttosto note. Non vi dico i nomi per la privacy. Non fate i maligni fu solo un’amicizia bellissima che dura tutt’ora tanto che una di loro passerà il Week End del 2 giugno con marito e figlia a Villa Sorriso ed è diventata molto amica di Vittoria. Quindi la cosa anche se mi fa molto piacere ,limita il tempo a disposizione, quindi, anche questa volta non farò in tempo ad arrivare a Riomaggiore. Oggi è venerdì quindi dovrò essere di ritorno entro mercoledì 30, va bene pazienza. Le conobbi per caso sul battello che va da Rio a Monterosso. Eravamo vicini nei sedili e cominciammo a parlare del più e del meno ed entrammo in simpatia. Erano entrambe molto belle simpatiche e molto intelligenti, quindi se hanno avuto successo se lo meritano, non è stato solo per doti fisiche. Passammo quasi tutta la settimana a visitare i paesi della costa percorrendo i sentierini che si arrampicano e scendono a precipizio lungo la stupenda costa. Ma basta così, di loro ho detto anche troppo. E’ venerdì è già tardi, quindi partirò domani mattina. Il tempo non è splendido le previsioni lo danno variabile, ma sono attrezzato e non mi spavento per un po’ di pioggia. Secondo dove mi fermo ve lo faccio sapere stasera.
Mi sono fermato a pranzo a Sutri ed ho visitato l’Anfiteatro Romano ed il Mitreo con i suoi bellissimi affreschi medievali. Li ho fotografati e potrete ammirarli nel reparto foto nell’album “Secondo viaggio dell’Arcobaleno. I° tappa”, insieme alle foto di San Martino, però le posterò sul profilo “mussorsky” perché su freddy non ho più posto per le foto. Nel pomeriggio ho proseguito verso San Martino al Cimino bellissimo borgo medievale con una splendida Abbazia che ispira pensieri mistici e religiosi anche in un poco osservante come me, che però è sensibile alle atmosfere permeanti e silenziose. Mi sono trattenuto molto tempo fra quegli archi maestosi, circondato dal silenzio. Mi sono fermato a parlare con un sacerdote ed ho trovato il tipo di prete che mi piace. Uno che non ti vuole catechizzare per forza ma rispetto i tuoi punti interrogativi in fatto di credo e di religione, e dai suoi discorsi capisci che anche lui, pur avendo una fede profonda, ha qualche punto oscuro che non riesce a spiegare se non facendo ricorso a quella fede, che lo sostiene. Credo che questo faccia di lui un buon sacerdote ed ottima guida per i suoi fedeli. E’ stato un incontro illuminante. Da San Martino, risalito in moto, mi sono arrampicato fra belle strade verdi fino a Soriano Nel Cimino circondato da castagneti stupendi. Inoltrandosi un poco nel bosco si trova una pietra dove è incisa una bellissima poesia di Pirandello, la trovate tra le foto. Ho trovato un delizioso albergo e mi sono installato. Il tempo è nuvoloso, quindi non è il caso di girare per boschi. Passeggerò nel paese e stasera dopo cena vi descriverò( forse) quello che ho visto. Siamo a dopo cena. Mangiato poco ma benissimo, non ho molta voglia di scrivere, così mi limiterò a qualche informazione turistica che ho preso dai depliants dell’albergo:
Castello Orsini
Palazzo Chigi Albani
Fontana Vecchia
Porta Romana
Zone archeologiche
Corviano
Borgo di Chia
Selva di Malano
Catacombe di Sant'Eutizio
Bagnaia. Caratteristico borgo alle porte di Viterbo, famoso per la splendida Villa Lante. Costruita nel 500', rappresenta uno dei più mirabili esempi di giardino rinascimentale all'italiana.
Bagnoregio. Località di grande fascino è il borgo di Civita di Bagnoregio, arroccato su un colle tufaceo e collegato da un ponte pedonale al resto del mondo. Passeggiare per le vie di questo isolato borgo regala emozioni surreali. Bomarzo. Il "Sacro Bosco", meglio noto come "Parco dei Mostri", è un'opera unica al mondo nel suo genere. Le grandi sculture di pietra sembrano sorgere prodigiosamente dal suolo. Se domani il tempo sarà clemente vedrò di visitare quelli che non conosco, Bomarzo, Civita e Bagnaia li conosco già quindi mi limiterò a visitare gli altri. Speriamo nel tempo buono. Per ora posterò questo raccontino. Domani vedremo che cosa succederà. Buona notte.
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Post n°106 pubblicato il 22 Maggio 2012 da freddy_1936
Giovedì scorso avevo un paio di impegni a Roma in due luoghi piuttosto distanti l’uno dall’altro. Quando ho impegni diversi faccio in modo di prenderli in orari con molto tempo libero fra loro, in modo da potermi godere belle passeggiate per la città che mi è sempre piaciuta. Fin da ragazzo giravo in ore antelucane per godermela senza tanta gente intorno e fare foto in santa pace. Sbrigato il primo impegno a piazza Bologna, ho preso la metro e sono sceso a Termini. Passo passo ho raggiunto il Quirinale sosta nei bei giardini e poi fontana di Trevi. Lì ho scoperto una cosa che non conoscevo. Hanno realizzato con degli scavi sotterranei una Città dell’Acqua. Si tratta di un reperto romano chiamato: Vicus Capriarius Non era orario di vista, mi sono limitato a riprendere alcune foto che erano esposte nell’atrio, di nascosto del custode. Non sono un granché ma la luce era scarsa e non potevo usare il flash. Mi riprometto una visita accurata la prossima volta. Da li sono sceso a fontana di Trevi. Una marea di gente. Ho fatto qualche foto e mi sono ricordato di una storiella che passa per vera che riguarda la fontana, il suo architetto Nicola Salvi ed il barbiere dell’architetto. Guardando la fontana c’è una via a destra che sbuca su via del Tritone. All’inizio di detta via c’era fino a qualche anno fa, un negozio di barbiere dall’interno del quale si aveva una magnifica vista laterale della fontana. Nicola Salvi era uso servirsi di quel barbiere, il quale però ogni volta criticava sempre la fontana che non gli piaceva. Il Salvi replicava dicendogli di non guardarla ma lui rispondeva che non poteva farne a meno di vederla, perché la vedeva riflessa nello specchio a parete. Un giorno l’architetto realizzo una grande coppa in travertino prendendo a campione l’asso di coppe delle carte napoletane e lo piazzò sul parapetto della via proprio davanti alla porta del negozio in modo che il barbiere vedesse solo la coppa e non la fontana. Così lo fece contento e non sentì più le lamentele del barbitonsore. Oggi il locale è diventato un negozio di borse ed abbigliamento. Ho raggiunto poi via Alibert dove ha ancora sede il mio vecchio liceo De Merode. E’ cambiato molto, ma lo ricordo con piacere. Furono anni molto belli ed interessanti. Con qualche compagno di studi sono ancora in contatto, quei pochi che sono ancora in vita…..bhè gli anni passano vero? Ho proseguito passeggiando senza fare molto caso a dove andavo. Se vi interessa ho postato qualche foto senza pretese artistiche così potrete seguirmi nel mio vagabondare. Sbrigato il secondo impegno, salito in macchina sono tornato a Villa Sorriso. Data l’ora auguro buona notte a chi mi legge stasera e buona giornata a chi lo farà domani. Spero di non avervi annoiato.
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Post n°105 pubblicato il 12 Maggio 2012 da freddy_1936
sabato 12 maggio 2012
Ore 8,30 telefonata di Vittoria: “Ti ricordi che domani è il compleanno di Cami?” Cami è la figlia minore dei nostri amici confinati che abbiamo tenuto a battesimo a suo tempo. Ormai ha 30 anni e per noi è come una nipotina. No! Non me lo ricordavo. Ok! Volevo andare alle Cinque Terre, pazienza, mi toccherà fare una volata. Deciso:alle 10circa parto e faccio una visitina a Bologna in omaggio a Patry e da lì Firenze e Roma. Una cavalcata di circa 550 km, ma ne ho fatte di peggio, mi sento benissimo e la moto è una bomba Comincio subito a fare i bagagli ma io viaggio leggero, faccio presto e in un’ora sarò in viaggio. Forse vi faccio sapere qualcosa stasera. Volevo postare questa comunicazione ma ho difficoltà di collegamento, la leggerete stasera come preambolo. Ciao.
Villa Sorriso sabato ore 19,30
Sono arrivato alle 18 circa 550 km in 8 ore e due fermate di circa 30 minuti fanno 7 ore di marcia. Dato il traffico una media effettiva di circa 80km/h non è male. Una marcia niente affatto stancante. Merito della moto. Magnifica.Dopo una doccia ristoratrice ed una cena con le famose fettuccine di Vittoria con le uova di papera, mi sono collegato: mi dispiace Patry non mi sono fermato a Bologna c’era un mare di traffico e qualche incidente. Anche se con la moto le file si passano, io non rischio e temevo di fare troppo tardi. Mi sono fermato a pranzo a Roncobilaccio e via verso Firenze e Casa. Vuol dire che una volta vengo direttamente a Bologna per visitarla come si deve. Ci risentiremo su libero come avrai tempo. Domani tutta festa, mi faranno riprendere il chilo che ho perso in questi giorni, pazienza. Buona domenica a tutti. Alla prossima. Claudio. Mi dispiace : niente foto.
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Post n°104 pubblicato il 11 Maggio 2012 da freddy_1936
venerdì 11 maggio 2012
Ora che ci penso è già una settimana che sono in giro. Non me ne sono accorto. Bene sono sceso dal Titano e presa l’Adriatica mi sono diretto a nord ed ho visitato sant’Apollinare in Classe, bellissima Basilica caratterizzata dal suo campanile rotondo e mi sono fermato a fare colazione a Ravenna. La conoscevo già e mi è piaciuta ancora. Città d’arte ma tranquilla e piacevole. Come tutti i romagnoli, i ravennati sono cordiali e gentili. Sono andato nuovamente a visitare i luoghi canonici ma non mi sono trattenuto molto. Qualche anno fa, sempre in moto, sono andato a Comacchio percorrendo l’argine Agosta. Una strada che fa da spartiacque tra le Valli di Comacchio e la Bonifica di Mezzana, così mi sono affrettato perché essendo le due bonifiche pieni di uccelli di tutte le razze, la mattina sul presto se ne vedono moltissimi. Infatti ne ho potuti ammirare di bellissimi. Per fortuna che non faceva molto caldo, altrimenti le zanzare mi avrebbero assalito. Ricordo perfettamente che la volta precedente, essendo circa le due e di agosto, mi sono dovuto mettere la giacca a vento, nonostante il caldo, per proteggermi dalle loro punture. In genere non mi pungono, si vede che queste sono particolarmente affamate. Quando sono arrivato a Comacchio, ho avuto una bella sorpresa: non sono riuscito a capire che festa fosse, ma davano anguille arrostite sulla brace con pane tostato, un cartoccio di patatine fritte ed un bicchiere di vino rosso per cinque euro. Dato che ormai erano le 13,30 mi sono fermato ed ho fatto pranzo in mezzo ad una confusione allegrissima. C’erano anche due virtuosi di fisarmonica che facevano a gara a chi era più bravo. Non avrei saputo dire chi dei due lo fosse. Mi sono attardato per far sparire i fumi del vino. In genere bevo pochissimo, ma quel vino era talmente buono che ne ho bevuti due bicchieri, quindi ho dovuto aspettare che finisse l’effetto inebriante. Da Comacchio invece di proseguire sulla Romea, a porto Garibaldi ho preso la via per il lido di Volano. E’ una litoranea che divide il mare da Valle Bertuzzi, anche questa popolata da moltissima fauna. Ho proseguito fino all’abbazia di Pomposa, bellissima con il suo campanile, questo a pianta quadrata, e l’aria mistica che la circonda, nonostante sia vicinissima alla Romea. Continuando a bassa velocità per godermi il viaggio sono arrivato a Chioggia. Mi piace molto, sembra una Venezia in piccolo e molto più tranquilla, senza la marea di turisti che invadono i rii ed i campielli Veneziani. Ho trovato un albergo semplice ma molto confortevole ed ho deciso di fermarmi per questa notte. Domani si vedrà cosa deciderò di fare. Buona notte a tutti. A domani( forse)
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Post n°103 pubblicato il 11 Maggio 2012 da freddy_1936
Giovedì 10 maggio 2012
Rimasto a San Marino. Si sta benissimo. Poca gente e quei pochi accettabili qualcuno anche divertente. Sceso A Cattolica a rivedere la nostra vecchia casa dove trascorrevamo le vacanza estive. Nella bella spiaggia sperimentai le prime prove di rimorchio alle straniere quasi sempre imbiancate pazzesche data la mia scarsa disinvoltura di cui si accorgevano subito. Solo un paio capirono che non cercavo sesso ma amicizia dato che la mia gioventù in campagna era trascorsa insieme al figlio del contadino ed ad un gregge di pecore. Una ne ricordo con piacere Gertud con la quale sono rimasto in contatto e diversi anni fa l’andai a trovare a Monaco per Oktober fest. Sposata e due figli. Una bella amicizia. La vecchia casa a suo tempo venduta è diventata un albergo. Anche bello. Almeno non è finita in mano a qualche arricchito senza gusto. C’ero affezionato. Dato il tempo caldo mi sono fermati in spiaggia a prendere il sole e sono riuscito anche a fare una bella nuotata dato che non mi dispiace l’acqua fredda. Bella nuotata per modo di dire, dopo cento metri è finito il fiato. Ah! L’età….. Va bhe accontentiamoci, c’é di peggio. Ritornato sul Titano, pomeriggio tranquillo. Ho lavorato un po’. Ho scritto un paio di relazioni per l’Università fra una decina di giorni ho un congresso ed una lezione di supplenza per un amico che ha voglia di vacanze. Devo decidere dove andare. Ve lo faccio sapere stasera quando avrò raggiunto la destinazione misteriosa. Ciao a tutti, e buona giornata. |
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Post n°102 pubblicato il 09 Maggio 2012 da freddy_1936
mercoledì 9 maggio 2012
Sosta di pigrizia a San Marino. Gironzolato per negozi musei e panorami e gustato ottime specialità culinarie. Chiacchierato con un sacco di gente, quasi tutti stranieri. Una faticaccia con il mio inglese arrugginito , ma mi sono divertito ed ho fatto esercizio di lingue straniere. Non voglio pensare a dove andare domani, ho solo deciso di partire. Vedrò lungo la strada dove mi porteranno le ruote. Se sarò in vena può darsi che vi racconterò dove sono stato. Buona notte a tutti. A domani.( forse) Claudio |
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Post n°101 pubblicato il 09 Maggio 2012 da freddy_1936
Domenica 6 e lunedì 7 maggio 2012
Tempo brutto, pioggia e freddo. Visitato musei e chiese. Non mi sono annoiato, del resto, che io ricordi, non mi sono mai annoiato in vita mia a meno che non abbia dovuto sopportare la compagnia di persone rompine. Domani dovrebbe migliorare. Ho approfittato del maltempo per mettere a punto un itinerario che feci a suo tempo e che ricordo molto interessante e bellissimo. Se domani sera sarò in vena lo descriverò e lo posterò. Buona notte a domani o a mercoledì.
Martedì 8-5-12
Finalmente sembra sia tempo buono. Sono partito presto,mi piace vedere sorgere il sole lungo il viaggio e stamane ho potuto ammirare anche la luna gigante, ne mancava un pezzetto, ma era splendida. L'idea è di arrivare a San Marino. Da ragazzo, sui 10-12 anni, trascorrevamo le vacanze estive a Cattolica quindi spesso andavamo sul monte Titano, tanto per dire che eravamo stati all'estero. Arrivato nei pressi di San Sepolcro mi sono ricordato che ero vicino al Santuario della Verna, così ho preso il passo dello Spino e sono arrivato nell'atmosfera magica di quel luogo magnifico, immerso nei boschi del monte Penna. Il luogo è permeato dallo spirito del Santo. Il silenzio è sublime. È presto, non c'è gente, camminare lentamente mi fa sentire vicino al cielo e, anche se non sono particolarmente osservante, recepisco un sentimento religioso che addolcisce l'animo. Mi colpisce, come già altre volte, la grotta dove il Santo trascorse i primi tempi del suo eremitaggio. Mi sono fermato poco tempo, perchè ho pensato, dato che è vicino, di andare anche Camaldoli, quindi,dopo un riposino con spuntino, sono ripartito. La strada è bella e si arriva presto anche andando piano. Camaldoli è bello ma molto diverso dalla Verna, manca un po’ dell'aria mistica. Dopo un breve giro fra vari edifici, sono risalito in sella ed ho preso la strada bianca per passo Fangacci che si arrampica fra i boschi fino all’altitudine di 1400 metri. Stupenda passeggiata. Non c'è nessuno, il silenzio è rotto solo dal rombo sommesso della moto. Nei tratti in discesa ho spento il motore per ascoltare la musica degli alberi accarezzati dal vento, finalmente primaverile. Da qui, per scendere a Badia Prataglia verso San Marino, c'è il passo dei Mandrioli. Scende ripido pieno di curve protese nel vuoto,tanto che in moto sembra di volare. Meno male che sono abituato ad alture e spazi aperti, altrimenti avrei avuto fenomeni di agorafobia. Comunque è un paesaggio entusiasmante, mi viene voglia di tornare indietro e discendere un'altra volta, ma si sta facendo tardi e voglio arrivare per tempo a San Marino perchè non ho prenotato e so che spesso è affollato. Da Badia la strada è facile con abbastanza curve per apprezzare la stabilità e maneggevolezza della moto e qualche rettifilo per godere della sua velocità. 1150 cc danno elasticità e potenza sufficienti per divertirsi senza rischi. In poco tempo sono a San Marino e trovo posto nel mio albergo favorito che mi offre un veduta magnifica sulla valle fino al mare. Doccia, riposo non sono stati tanti kilometri, circa 230 ma comunque è tutto il giorno che sono in giro, cena leggera ed a letto, dopo una passeggiata sui camminamenti delle mura, anche questi protesi nel cielo che oramai è buio ma pieno di stelle. Buona notte, a domani per andare chissà dove.
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Post n°100 pubblicato il 07 Maggio 2012 da freddy_1936
Oggi Giovedì 3 Maggio 2012
Preso da un improvviso desiderio di viaggiare alla vecchia maniera, ossia in moto, e, non avendola più perché, dati i ripetuti furti, ci avevo rinunciato, ho pensato di prenderla in affitto. Mi sono informato: costi proibitivi! Soprattutto perché non so esattamente per quanti giorni mi occorrerà. In genere quando parto conosco la data di partenza, ma non esattamente quella del ritorno. Ho pensato ad una soluzione alternativa. Sono andato a trovare il concessionario che mi aveva venduto parecchia delle moto che ho avuto e ne ho comperata una usata con il patto di riscatto al termine del viaggio. Mi costa molto meno. Rispolverata l’attrezzatura motociclistica e trovatala in ordine, ho fatto un viaggetto di prova per essere sicuro di saperci ancora andare e per prendere di nuovo dimestichezza con il mezzo, anche se è lo stesso modello che avevo ultimamente. Collaudo riuscito.
Venerdì 4 Maggio.
Si dice che di venerdì non si sposa e non si parte, ma siccome non ci credo, sono partito lo stesso. Mi sono diretto verso la mia amata Perugia, ma non vado a trovare gli amici. Voglio fare un viaggio come quando ero ragazzo e non avevo amici sparsi per l’Italia. Quando ero a Perugia ad insegnare alll’Università alloggiavo al Brufani, ma mi sono ricordato che le prime volte che frequentavo la Città, avevo scovato un piccolo albergo nascosto in uno dei molti vicoli che caratterizzano il centro storico. L’ho ritrovato, rinnovato, cambiato e migliorato ma sempre con l’aria di albergo per studenti con atmosfera un po’ casalinga. Naturalmente i gestori non sono più gli stessi, ma hanno lo stesso nome: sono i figli di quelli di un tempo. Mi ha fatto piacere. Dato che era ora di pranzo sono andato a mangiare in un locale che ricordavo, anch’esso sperso in un vicoletto. L’ho trovato pieno di giovani rumorosi ed allegri come allora e mi sono trovato in una lunga tavolata, perché qui si mangia tutti insieme. I giovani mi hanno accolto allegramente e non hanno fatto caso ai miei capelli bianchi, così mi sono divertito molto a ridere e scherzare con loro. La sera, dopo cena, pizza Margherita e birretta, ho passeggiato nella Città illuminate e piena di vita ed ho fatto il turista. Non ho portato neanche la macchina fotografica, non voglio avere impegni di alcun genere e, quando ho l’attrezzo con me, mi prende l’estro fotografico che mi assorbe troppo. E’ stato sempre una specie di malattia, ma mi sono accorto che non ho più l’ispirazione ed il tocco giusto per fare foto come una volta. Che ci vuoi fare, con il tempo si cambia. Può darsi che fra un po’ mi riprende l’estro giusto.
Sabato 5
E’ tempo buono e sono andato a Spello, Bevagna ed Assisi. Gita veloce e piacevole guidando a 60 all’ora, sono arrivato anche alle Fonti del Clitunno, con le sue dolci acque sussurranti ed il verde delicato degli alberi. Un’oasi di pace un poco guastata da un paio di pullman di turisti, per fortuna non troppo chiassosi. Domani le previsioni non sono buone. Vuol dire che mi dedicherò a visitare musei e Chiese. Qui ce ne sono di bellissimi di entrambi. Spello è sempre un affascinante piccolo centro chiamato Hispellum dai Romani. Ha molte attività agricole come l’allevamento della Chianina e naturalmente produzione di olio cereali legumi, miele e confetture varie. Ho fatto un po’ di acquisti facendoli spedire direttamente a casa, in moto sarebbe stato difficile portarli. Di notevole, nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione, il centro studi di musica medievale che raccoglie affreschi e strumenti musicali antichi. Sono andato anche a visitare la chiesa romanica di San Claudio in omaggio al mio nome. Nella pinacoteca civica c’è una Madonna con Bambino attribuita al Pinturicchio. Molto bella. Bevagna è già stata meta di visite precedenti ma è sempre interessante visitarla. Di origini Etrusche che la chiamavano Mefania poi latinizzato in Mevania. Livio la cita per una battaglia tra la lega umbra ed i romani. Nel 90 ac divenne municipio romano. Per me è sempre affascinante passeggiare in quelle vie dall’aria medievale e meravigliosamente silenziose. Assisi non ha bisogno di presentazioni. Patria di San Francesco e Santa Chiara, viene citata da Dante nel XI canto del Paradiso. Vi si sono riscontrate presenze umane dal neolitico. Nel 399 ac divenne colonia romana con il nome di Assisium. Naturalmente è d’obbligo una visita all’eremo delle carceri sul monte Subasio e alla basilica con la Porziuncola- I boschi del Subasio sono ancora permeati dall’atmosfera di San Francesco che dona una pace interiore che ci riconcilia con questo mondo caotico. Sono tornato a Perugia veramente felice della gita. Se avete tempo vi consiglio di visitare questi tre bellissimi centri di cultura ma soprattutto di atmosfera. Ho postato alcune foto prese dal web, nell’album “viaggio”. Man mano che il viaggio proseguirà ne aggiungerò dei luoghi che andrò a visitare. Buon divertimento! ( se vi divertirete)
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Post n°99 pubblicato il 23 Aprile 2012 da freddy_1936
Gita a Cerveteri ( con capatina a Ceri, Borgo medievale)
È un'antica città risalente all'epoca etrusco-romana; dista circa 40 km dal Roma e si affaccia sul Mar Tirreno che contribuisce fortemente al clima mite e gradevole di cui gode in quasi tutte le stagioni dell'anno Ha una storia che risale al IX° secolo a.C.;fu fondata secondo la tradizione dalla mitica popolazione di origine greca dei Pelasgi. Il centro etrusco denominato Kaisra (Agylla per i Greci e Caere per i Romani) è sorto in seguito all'evoluzione di piccoli insediamenti protostorici e grazie al costante contatto con la cultura greca oltre che ai fitti commerci intrapresi con i Fenici. Gironzoliamo un po’ per la cittadina, ma non è molto grande e in pochi minuti la giriamo quasi tutta. E’ bella ed ha un’atmosfera che rende piacevole passeggiare. Passiamo “Alla Buca” ristorante infimo ricavato in una grotta che fungeva da cantina. Prenotiamo perché si mangia benissimo con pochi soldi: per 15 euro ti danno antipasti vari, 2 primi, 2 secondi con contorni frutta, vino e acqua a volontà, vin santo con tozzetti e caffè. Quindi è sempre pieno. Proseguiamo ed accediamo alla Necropoli del Sorbo e soprattutto alla Necropoli della Banditaccia che rappresenta una delle più monumentali di tutto il Mar Mediterraneo; nel 2004, insieme a quella di Tarquinia, è stata dichiara patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco. Particolare pregio tra i reperti rinvenuti è senza dubbio il Sarcofago degli Sposi che tu conosci già, e che ora si trova Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma. Un altro luogo di interesse è il sito archeologico denominato la Via degli Inferi; si tratta di un'arteria stradale scavata nel tufo al fine di collegare la città alla grande necropoli della Banditaccia: rappresenta un luogo di sicura suggestione per la sua straordinaria atmosfera affascinante. Oramai è ora di pranzo e la passeggiata, se pur breve, ci ha messo appetito. Arriviamo alla Buca e ci infiliamo in fondo allo stretto passaggio fino all’ultimo tavolino, gli altri sono tutti prenotati ma per fortuna per un orario diverso dal nostro, date le dimensioni della cucina sono costretti a fare due ed anche tre turni. Bene, come al solito ci sparecchiamo tutto con il solito appetito. Un po’ malfermi sulle gambe facciamo un altro giretto per la città facendo svanire i fumi del vino, che, anche se ne abbiamo bevuto poco, era “tosto”. Ritorniamo a Fiumicino con calma e ti riaccompagno nella tua bella città. Ti ringrazio ancora una volta della compagnia e spero che tu abbia gradito al mia come io ho gradito al tua. Un abbraccio e: ALLA PROSSIMA. Claudio
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Post n°98 pubblicato il 21 Aprile 2012 da freddy_1936
Un pezzetto di vita
Dato che sono a Perugia vi racconto come è stato che ho cominciato ad insegnare al Politecnico. Non ricordo l’anno preciso ma era intorno al 1980 anno più anno meno, quando un mio collega che faceva l’insegnate a tempo pieno al suddetto Politecnico, mi telefonò per chiedermi se ero disposto a sostituirlo per insegnare ad un corso di Contattologia. Io a quel tempo già avevo uno studio di Ottica ed Optometria Comportamentale che mi impegnava parecchio e quindi non avrei potuto lasciare il mio lavoro, però il corso era per studenti lavoratori e si svolgeva solo il sabato, la domenica ed il lunedì mattina, pertanto non era troppo impegnativo per quello che riguardava l’assenza dallo studio. Per mezza giornata potevo lasciare gli impiegati da soli, le figlie avevano già circa 10 anni quindi erano autonome per quello che riguardava la scuola. L’unica obiezione che avanzai fu che io non avevo mai insegnato, però le nuove esperienze mi hanno sempre stuzzicato e quindi accettai subito. Perugia la conoscevo già per esserci stato due o tre volte e mi era piaciuta molto. L’istituto era bellissimo con attrezzature modernissime grandi aule luminose ed il corpo insegnante mi fece sentire a mio agio subito. La faccio breve: i sei mesi del corso volarono in un baleno ed ebbi la soddisfazione di vedere i miei allievi, un ventina, tutti promossi dalla commissione esterna. Salutai tutti con un po’ di nostalgia, mi ero trovato bene, e tornai a Roma contento della nuova esperienza. Del resto i giovani mi sono sempre piaciuti anche quando sono un poco strafottenti e cercano di prenderti in castagna. Del resto lo facevo anch’io a suo tempo. Passata l’estate, a settembre mi telefona il mio amico per ringraziarmi e per invitarmi a Perugia ad una cena del Politecnico a cui mi aveva invitato il Rettore. Piacevolmente sorpreso accettai ed il sabato successivo fui in Istituto. La cena era in un bellissimo Agriturismo nelle vicinanze. Non vi racconto la cena, finimmo alle ore piccole. Prima di ritirarmi al Brufani per la notte, il Rettore mi perse da parte e mi chiese se ero disposto ad insegnare Optometria Comportamentale al corso regolare della durata di tre anni. Naturalmente la cosa mi fece molto piacere, ma richiedeva una riflessione attenta, significava sacrificare praticamente tutti i fine settimana alla famiglia. Mi presi tempo tanto i corsi iniziavano ad ottobre inoltrato. Tornato a Roma , conciliabolo di famiglia. Decidemmo che il giovedì non avrei lavorato per dedicarlo a mia moglie ed alle figlie. E così ad ottobre cominciai un nuovo lavoro impegnativo ma entusiasmante. Gli studenti lavoratori non ti fanno perdere tempo vengono per imparare e non per scaldare i banchi come si diceva per i fannulloni. La sera le lezioni terminavano alle 8,30 ed anche se avrei potuto dormire e cenare nel convitto annesso, preferivo andare in albergo e scoprire angoli e locali della bella Perugia notturna. Posterò alcune vecchie foto che feci allora e tornai a visitare quei posti che ricordavo dalle prime visite. Uno in particolare lo ricordo con tenerezza, perché lo scoprii in compagnia della mia fidanzata degli anni 57-59. Le sostruzioni di Fortebraccio. In un mio vecchio appunto descrissi le emozioni suscitate da quell’episodio e voglio proporvelo qui sperando di riuscire a creare l’atmosfera magica che regna in quel posto meraviglioso: “E andammo io e Lei, sognando mondi antichi e cavalieri e dame e in quei meandri oscuri, vivemmo tutta una vita. Sognammo viaggi, aerei e navi, nozze e bambini belli come lei e notti d'amore e risvegli tanto dolci da esser dolorosi, al sol pensar che si doveva andare. Ma sempre insieme ovunque saremmo stati e ciò bastava ad essere felici”. Purtroppo il sogno durò poco ed il destino me la portò via perché era troppo bella per rimanere su questa terra e forse perché non la meritavo. Scusate la parentesi nostalgica , ma ogni tanto il ricordo ritorna vivo come allora. Torniamo ad oggi. Dopo quell’anno ne sono seguiti altri fino al 2004 come corsi regolari ma seguito tutt’ora come consulente e relatore ai congressi che si svolgono più o meno ogni due mesi. Dato il momento di stanca per racconti e poesie, vi ho annoiato con un pezzetto di vita che però è stato molto entusiasmante per me. Se vi siete annoiati scusatemi , ma gli amici ci sono anche per sopportare qualche chiacchierone che non ha molto di interessante da dire. Un caro saluto a tutti e : Alla prossima!!! Claudio
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Post n°97 pubblicato il 08 Aprile 2012 da freddy_1936
Qualche giorno fa sono andato ad un congresso a Perugia , avevo la mia relazione per seconda nella mattina. Cerco sempre di avere i miei impegni nelle prime ore, in modo di poter disporre del resto della giornata a mio piacimento. Mi piace gironzolare in quei bei paesi d’Arte abitati da gente gentile che però bisogna prendere per il verso giusto. Spesso i turisti non si comportano in modo educato, quindi sono sempre cauti nell’aprirsi ad un nuovo venuto. Oramai ho imparato a conoscerli quindi in genere con me sono molto cortesi, forse perché io sono cortese con loro. Finito il mio piacevole impegno ho fatto una visita a Bevagna che è una Cittadina bellissima con una piazza incantevole ed un ristorante eccezionale. Ho pranzato piacevolmente in modo leggero e dopo una passeggiata ed una visita alla bellissima Cartiera Antica sono ripartito e mi sono fermato al castello di Pomurlo. Un bellissimo piccolo castello del 1500 al centro di un azienda agricola proprietà di miei vecchi amici. Volevo solo cenare da loro. Hanno un Agriturismo stupendo, ma, rapito dal clima mite, ho deciso di fermarmi a dormire e tornare a casa il giorno dopo. Mia moglie è abituata alle mie fughe improvvise: parto per andare a Firenze e vado poi a finire a Genova. Del resto lo facevo anche da ragazzo e facevo impazzire mia madre perché non essendoci ancora i cellulari spesso mi dimenticavo di avvertirla in tempo. Un volta ero andato a trovare un’amica a San Remo, il secondo giorno abbiamo litigato,sono salito in moto e sono arrivato a Benalmadena sulla Costa del Sol in Spagna. Però ho telefonato tutti i giorni. Ma torniamo all’altro giorno. Dopo cena servita per una ventina di persone e caratterizzata da una conversazione generale divertente, piena di storielle allegre e da riflessioni interessanti ( è un posto dove ho incontrato sempre persone molto notevoli e piacevoli) sono sceso al fiumicello che scorre nella proprietà e sfocia nel Lago di Corbara formato da una diga di sbarramento del Tevere. Ormai era notte, ma mi è sempre piaciuta la notte con i suoi silenzi e mi è sempre piaciuto respirare a fondo la sua aria misteriosa . Sentirne l'odore, sia quando è dolcemente profumata e balsamica per via dei fiori di mezza estate, sia quando è resa pungente dall'odore dei falò e delle foglie ammuffite in autunno, o fredda e tagliente per il gelo e la neve. Mi piace guardare il cielo sopra la testa, che sia illuminato dalla luna e dalle stelle o totalmente nero, e fissare lo sguardo nell'oscurità; mi piace ascoltare i versi delle creature notturne ed il gemito del vento che si alza e si placa o il ticchettio della pioggia sugli alberi del bosco, mi piacciono le carezze della brezza che sale verso la collina dai piatti pascoli della valle attraversata dal fiume e il dolce mormorio delle acque che scorrono lente fra le piante che infoltiscono le sponde scoscese. Mi sono trattenuto sulle sue rive un bel po’ e poi pian pian piano sono tornato nel mio cottage. Dopo la doccia mi sono seduto in poltrona ascoltando il concerto n° due di Rachmaninov e ho preso il libro che avevo portato. Visto il mio vizietto di cambiare programma improvvisamente, viaggio con una valigetta con il necessario per una o due notti in cui non manca un lettore cd-dvd e qualcuno dei miei libri preferiti. In genere leggo due o tre libri contemporaneamente secondo l’umore del momento. Mia moglie mi prende in giro dicendo che così non ci capisco nulla con nessuno di loro, ma a me va bene così. Mi piace cambiare argomento ed anche genere: dal giallo d’autore a qualcosa di scientifico oppure d’avventura, secondo lo stato d’animo. Il libro che avevo preso era “ La tavola Fiamminga” di Arturo Perez Reverte, un giallo in cui c’entra l’arte e l’investigazione storica, ma non è di quello che voglio parlare. Fra le prime pagine c’era un segnalibro pubblicitario di una galleria d’arte di un mio amico che oramai si è trasferito non so bene dove. C’è stampato sul verso, un calendario del 1990. L’ho guardato distrattamente, poi l’ho riguardato e ho pensato: 1990? Ieri . Eh no! Non era ieri. Sono passati 22 anni! 22 anni? Che è successo in questi anni? Certamente un sacco di cose, ma vi giuro che ci devo riflettere attentamente per ricordarne qualcuna, ed io ho buona memoria. Certo la vita è trascorsa, grandi sconvolgimenti non ci sono stati, per fortuna, è stata una vita liscia, piena delle cose che avevo scelto di fare, circondata dalle persone che avevo scelto come amici o che loro avevano scelto me. Mia Moglie sempre vicina, amata ed amorevole, le figlie che mi hanno riempito d’orgoglio e di affetto. Un selva di ricordi di gioventù che ogni tanto tornano a galla, per ricordarmi che è stata anche una vita varia con gioie e dolori. Parecchi amici carissimi che non ci sono più e qualcuno che c’è ancora ma ridotto male. Ricordi di sport. Gare vinte e perdute. Cose pazze in montagna, e cose pazze in mare, bufere e burrasche ed una gioia infinita nell’affrontarle e vincerle, altrimenti non sarei qui a scrivere queste parole che stanno venendo su da sole , non devo pensarle, temo che quando le rileggerò ne cancellerò una buona parte. Poi mi è venuto alla mente un pensiero ( Maligni. Si ancora qualche volta ci riesco ad averne qualcuno) : tempo che è passato? Sono sicuro che è passato il tempo o sto passando io? Da qualche parte ho letto che qualcuno ha detto che lo spazio-tempo è statico, quindi siamo noi che passiamo non il tempo. che è li fermo ad aspettarci quando verrà il nostro momento. Stranamente il pensiero non mi ha rattristato, da tempo mi sono reso conto che un giorno bisognerà andare a vedere cosa c’è dall’altra parte. Lo prendo come uno dei miei viaggi a meta sconosciuta : non so dove andrò a finire nell’ultima tappa. Cari Amici vi chiedo scusa se vi ho trattenuto a leggere queste considerazioni un po’ balzane. Sarà stata l’atmosfera Pasquale, ma come dicevo prima, senza una ragione precisa mi sono messo alla tastiera a scrivere queste cose per annoiarvi un po’. Bhe! Buona Pasqua.. ( per non cancellare nulla non ho riletto quello che ho scritto: scusare glie errori) Il vostro amico Claudio
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Post n°96 pubblicato il 03 Aprile 2012 da freddy_1936
Oggi ti porto a visitare un paese della Puglia: La Città di Fasano. Dato che è un po’ distante da dove sei, ti vengo a prendere con il mio aereo( non l’ho l’aereo, ma questo è un viaggio virtuale, quindi ci possiamo permettere qualsiasi cosa) Partiamo dal Guglielmo Marconi ed atterriamo in poco più di un’ora all’aeroporto di Bari. Li troviamo mio nipote Ettore che è uno dei maggiori produttori di olio della regione che ci conduce rapidamente dopo le dovute cerimonie di presentazione al nostro Trullo. Veramente non è più nostro, faceva parte delle proprietà di famiglia di mia moglie, ma quando Ettore si è sposato gli abbiamo regalato la proprietà. Ci siamo riservati un paio di stanze ed un bagno per quando andiamo a trovarli per essere indipendenti. Nella sezione foto ho postato alcune foto del trullo e di luoghi della zona. Ti faccio una breve storia della Città( attenta a non chiamarla paese). Fasano deriva dal Casale di Santa Maria di Fajano(Sancta Maria de Fajano), fondato nel 1088 da una parte della popolazione che aveva abbandonato le rovine di Gnazia, uno dei centri più importanti posti sull'antica via Traiana con il suo importante porto. Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente la città di Egnazia. Gli emigranti ripararono in piccoli villaggi rupestri fondando, diversi casali in tutto il territorio fasanese e di Monopoli. Nel frattempo Egnazia veniva ripetutamente saccheggiata dai vari invasori che si avvicendarono in Puglia. Nel XIV secolo diventa feudo dei Cavalieri di Malta e il 2 giugno 1678 i fasanesi vivono il memorabile evento: la Vittoria contro i Turchi. Si narra che in cielo apparve la Madonna a guidare l'opposizione dei fasanesi contro i pirati turchi, sbarcati di notte con l'intento di saccheggiare la città. Il momento di gloria, da quel giorno, ogni anno, viene ricordato con La Scamiciata, in occasione della Festa dei santi Patroni: San Giovanni Battista e Santa Maria di Pozzo Faceto. Il culto della Madonna del Pozzo è legato ad una leggenda: dei contadini mentre scavano un pozzo, in un piccolo centro agricolo (presso l'attuale frazione di Pozzo Faceto) con il Santuario, abbiano miracolosamente ritrovato, l'immagine della Madonna dipinta su una pietra, da quel momento la Madonna di Pozzo Faceto diventa la Protettrice di Fasano. Nel 1799 Fasano dà il suo tributo alla Rivoluzione partenopea con Ignazio Ciaia, che per pochi giorni, prima della conclusione, è una delle colonne portanti che reggono le sorti della Repubblica a Napoli. Il centro storico: qualche accenno( lo so che non ami le cose lunghe, ma se vuoi visitare un posto ti devi sobbarcare qualche lettura, pigrona!) In dialetto chiamato U'mbracchie, parola derivante dal latino umbraculum che significa ombra. Infatti le sue strette viuzze in calce bianca, tipiche dei centri del sud, non permettono al sole di picchiare garantendo così il fresco per la maggior parte della giornata. Anche le chiese contribuiscono alla scenografia: la piccolissima cappella di Santa Maria della Grazia, la chiesa Matrice di epoca tardo-rinascimentale dedicata a San Giovanni Battista, le chiese di San Nicola, SS.Maria del Rosario, SS.Maria Assunta, Anime Purganti, Sant'Antonio abate, con il suo antico chiostro francescano, San Francesco d'Assisi e San Francesco da Paola. Fiore all'occhiello del centro sono la bianca Piazza Ciaia con i due corsi principali rivestiti in chianca locale, l'Orologio e i sontuosi palazzi, vere ricchezze architettoniche, il Palazzo del Balì (attualmente sede del municipio), l'Arco del Balì e i Portici delle Teresiane (antico convento del XVI secolo adiacente alla chiesa SS.Maria del Rosario diventato oggi una suggestiva galleria commerciale e luogo di ritrovo per tutti i giovani e i meno giovani). Dalle viuzze del centro storico, inoltre, si può giungere al Torrione delle Fogge, unico torrione superstite dell'antica cinta muraria, che nel ' 600 circondava la Vecchia Terra Un accenno alla storia dei trulli: Dal latino turris, trulla, o dal greco tholos, o dal greco-bizantino torullosa, tutti significanti Cupola, sono dei tipici edifici discesi attraverso una millenaria tradizione sino ai tempi nostri. Ora un accenno alla cucina : queste sono le cose un po’ caratteristiche non particolarmente conosciute al di fuori della regione. I piatti internazionali ormai sono conosciuti da quasi tutti quindi evito di descriverli. La cucina fasanese è collegata alla cucina barese. Tra i piatti più popolari vanno menzionati: Le pettole, pallottole di pasta lievitata molto morbida (farina, patata, lievito di birra, acqua e sale) fritte nell'olio bollente. Vengono servite calde, con zucchero o con vino cotto o miele, il 7 dicembre in occasione della Vigilia dell'Immacolata (festa molto sentita a Fasano) e il 24 dicembre. Le cartellate, dolci di pasta con miele o vincotto. Anch'essi sono serviti nelle festività natalizie. I taralli. Anellini fatti con pasta di pane. La focaccia. Pane particolare con pasta fatta in casa, simile ad una pizza molto spessa e più morbida, che può essere ricoperta di pomodori e olive, oppure farcita con cipolle o rape. Il giorno in cui tutti i fasanesi mangiano focaccia è il Venerdì Santo, per astenersi dal mangiare carne. I panzerotti. Pietanze preparate con la pasta fatta in casa. Si fanno delle pizzette circolari, si riempiono di mozzarella e pomodoro e si chiudono a metà. Poi si friggono in olio bollente. Le orecchiette con le cime di rapa. Le zeppole di San Giuseppe. Dolce tipico del mezzogiorno. Ciambelle fritte o al forno, decorate esternamente con crema, amarena e un po' di cannella. Vengono fatte in occasione della festività di San Giuseppe, Dopo tutte queste chiacchiere ti sarà venuto appetito e con Ettore la moglie Ezia ed i due figli Antonio e Margherita ce ne andiamo a mangiare ad una splendida masseria famosa per la cucina di tutte le specialità locali . mangiato e bevuto anche troppo, ma come si fa a rinunciare a quelle squisitezze? Ci riposiamo un po’, un caffè speciale e dopo saluti a bacetti vari Ettore ci riaccompagna a Bari. Un’altra oretta per arrivare e, tanto per cambiare, ci salutiamo e ci diciamo:”Alla Prossima”
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Post n°95 pubblicato il 27 Marzo 2012 da freddy_1936
Passeggiata al lago
Oggi cambiamo itinerario. Ti vengo a prendere a Ciampino e ci dirigiamo subito verso i Castelli Romani dove c’é un piccolo Lago dalla grande ed antica storia : il lago di Nemi. Arriviamo in pochi minuti e dato che è ormai ora di pranzo ci sediamo ad un tavolo del piccolo ristorante panoramico da cui si gode una bella vista sul lago e sui boschi che lo circondano. Mentre aspettiamo le portate di pesce per cui il ristorante è noto, ti racconto un po’ della storia del lago. Conosci la leggenda del ramo d’oro ? No? Infatti non è molto nota ma è interessante. Te la riassumo in poche parole:Il ramo d’oro fu quello che Enea colse per invito della Sibilla prima di accingersi al viaggio nel regno dei morti. Secondo gli antichi, a questa leggenda era collegata una strana usanza: solo chi fosse riuscito a strappare un ramo dell’albero che cresceva nel recinto del santuario di Diana a Nemi, uccidendo il sacerdote che vigilava su quei luoghi, poteva succedergli come “re del bosco”. A partire da questo sacro e sanguinario rito, uno studioso scozzese, James G. Frazer, elaborò il più completo studio sull’antropologia religiosa nel mondo, un’opera di quasi 900 pagine che è punto di riferimento per ogni studioso e di ogni persona interessata ad antiche leggende che hanno sempre qualche fondamento di verità- Anche il grande pittore Turner, che aveva visitato, come molti dei suoi conterranei, questi luoghi e saputo della leggenda, ne aveva tratto ispirazione per uno dei suoi più bei quadri dove il piccolo lago vulcanico, che gli antichi chiamavano “lo specchio di Diana”, appariva cristallino e circondato da oscure selve nelle quali certamente avrebbe potuto ancora aggirarsi la temuta dea dei boschi o il l’aspirante Lucumone in caccia del sacerdote regnante, per ucciderlo e prendere il suo posto, in attesa del prossimo assassino. Il nome di Nemi si fa derivare da nemus, bosco, e molti poeti e scrittori latini, come Vitruvio, Strabone e Ovidio, si lasciarono sedurre dalle sue bellezze. Pio II, nei suoi commentari, lo definì abitato da ninfe e da muse. Insomma pochi furono quelli che sfuggirono all’incanto di questo delicato paesaggio lacustre, in grado di stimolare l’animo dell’artista con le sue atmosfere elegiache, quasi crepuscolari. Un ambiente dove l’espressione selvaggia della natura - siamo dopotutto nel cono di un antico vulcano - è avvolta al mito, alla celebrazione dell’antichità classica, all’immagine del pittoresco. Oggi il paesaggio è un poco mutato. Nella verdeggiante conca del lago si affastellano lunghe serre e spicca dall’alto il lungo edificio che ospita i modelli di due famose navi romane. A saper cogliere però il fascino di siti così tanto celebrati dalla storia, anche oggi una breve passeggiata offre un meritato compenso. Come George Sand se vuoi, scenderemo allora a piedi al lago “che è molto grazioso: un diamante di acqua turchina, incastonato nella roccia tra i fiori e il fogliame”. E come lei faremo un bouquet o semplicemente ci lasceremo sedurre dalla strana flora e dai ricordi mitologici di questo suggestivo lago. C’è anche un’altra curiosità interessante: Il Museo delle navi romane. Sotto l’impero di Caligola furono varate nel lago di Nemi due eccezionali navi che venivano periodicamente usate come dimora galleggiante in occasione delle feste offerte in onore di Diana. Erano simili a ville, con mosaici, capitelli, addobbi in legno. Affondate ai tempi dell’imperatore Claudio, furono recuperate solo negli anni Trenta del secolo scorso grazie al temporaneo abbassamento delle acque del lago. Esposte nelle ampie sale di un museo appositamente costruito nelle auliche forme dell’architetture di regime, andarono purtroppo distrutte durante la seconda guerra mondiale. Il Museo ospita oggi i modelli ridotti delle navi con alcuni reperti che si poterono salvare dalla distruzione. Terminiamo piacevolmente il pranzo e per smaltire il vinello frizzante che abbiamo bevuto ( forse troppo) ci dirigiamo verso l’inizio della passeggiata al lago- Costeggiamo il palazzo baronale e una monumentale porta uscendo dal paese in direzione del lago. Subito, sulla sinistra, si stacca una bella mulattiera selciata e gradonata che si inizia a discendere. Man mano che si procede nella discesa la vegetazione si fa più fitta, con passaggi sotto pareti vulcaniche ricoperte di fronde di edera e vitalba che sembrano rievocare le rovine di antichi templi. A un tornante si volge a sinistra, lasciando la traccia che si seguirà al ritorno in salita. Si lambiscono le Piagge, una zona di ripiani erbosi un tempo coltivati e dove oggi impera una grande varietà di erbe e arbusti. Dell’antico bosco sacro a Diana, composto con tutta probabilità da un folto querceto, restano oggi solo alcuni tratti residuali in cui si è progressivamente introdotto il castagno. Lembi di originaria lecceta, favorita dal clima, dal suolo e dalla sua congenita resistenza, si scorgono sotto la rupe di Nemi. Molto comuni, lungo il sentiero, gli arbusti di viburno con i suoi piccoli grappoli fruttiferi di colore bluastro, di smilace , di ligustro e di cisto dai grandi fiori bianchi. Insolita e interessante la presenza del borsolo, un arbusto dal frutto simile a una piccola vescica e i cui semi, un tempo, si usavano come grani per le corone del rosario. La grande abbondanza di vegetazione occlude alla vista un’antichissima fonte termale, nonché i ruderi di una chiesa dedicata a San Nicola. Quando la mulattiera in trasforma in viottolo asfaltato si è in prossimità del fondo del bacino. Seguiamo ora, la strada che contorna le sponde del lago, fra campi delimitati da muretti, dove al riparo delle serre si coltivano fiori e ortaggi. Fatte alcune curve si giunge a un largo spiazzo da cui, verso destra, riprende la traccia sterrata dell’itinerario. Proseguendo però lungo la strada principale si può effettuare una diramazione fino al Museo delle Navi romane. Ripreso l’itinerario, resta da affrontare ora il tratto in salita per far ritorno a Nemi costeggiando il Santuario di Diana ma non è visitabile. Tornati al punto ove si era lasciato il cammino principale si procede verso monte. Il culto di Diana a Nemi fu istituito da Oreste, uccisore di Toante, poi riparato in Italia portando con sé il simulacro di Diana Taurica. Altre due divinità minori erano venerate a Nemi: la ninfa Egeria, moglie del saggio re Numa; e Virbio, il prode cacciatore protetto da Diana. Passiamo uno stretto varco selciato ingombro di vegetazione fino a congiungersi con la mulattiera che, in diagonale, rimonta l’orlo del cratere. Infine si riprende il tratto iniziale del percorso d’andata per ricomparire a Nemi facendo tornare alla mente, a mo’ di chiosa, quanto scrisse, proprio qui, Henry James nel lontano 1872: «Avrei voluto tener da parte una parola per la piccola e muschiosa Nemi, appollaiata su un ripido ciglio alto sul lago; eppure, malgrado tutto, quando mi fui inerpicato fino a lassù, passando per un grande arco che presumo un tempo sia stato quello d’ingresso alla città, dopo aver contato venti o trenta abitanti (almeno credo), che mi guardavano furtivamente dal buio delle loro soglie ed aver osservato l’antica torre cilindrica alla cui base si addensano le case del villaggio ed aver affermato che tutto era strano, bizzarro, disperatamente fuori dal comune, quel che c’era da dire, lo si era detto.» anche noi non troviamo parole da aggiungere a quelle di Henry James e lieti della reciproca presenza risaliamo in macchia per l’ennesimo saluto all’aeroporto. Ti vedo partire sempre con un po’ di nostalgia per i bei momenti, purtroppo brevi, passati in tua compagnia. Vedremo cosa mi verrà in mente per la prossima passeggiata. Tu hai qualche posto che ti piacerebbe visitare? Con la fantasia possiamo andare ovunque, non ci sono limiti. Alla prossima.
Per le foto : vedi il reparto foto :Nemi
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Post n°94 pubblicato il 11 Marzo 2012 da freddy_1936
Davanti a Pulcinella
In uno stato d'animo tempestoso e sconvolto, mi sono fermato a guardare Pulcinella. Sulla terrazza del Gianicolo, in un angolo, tra un chiosco di bibite ed una fila di austeri busti marmorei, quella piccola ribalta di pezza e di cartone, faceva uno strano effetto. Sembrava irreale. Si sarebbe potuto credere che fosse stata trapiantata lì da chissà quale secolo o, addirittura da un lontano mondo di favola. L'unica cosa che la legava al presente erano i bambini. Le loro facce protese a vivere un'avventura impossibile, sembravano specchi sui quali si vedevano riflesse tutte le emozioni che i loro cuori infantili provavano. Gioia e dolore si alternavano a seconda che il loro eroe, Pulcinella, vinceva o perdeva. Secondo me il pregio maggiore di questi antichi teatrini, di queste tradizionali rappresentazioni, non è solo quello di far divertire i bimbi, ma di far rivivere ai grandi i momenti spensierati della loro giovinezza, quando il cuore si apriva alla confidenza, all'amicizia senza timore, senza reticenze, sicuro di essere accettato o respinto così semplicemente per simpatia o antipatia, anche per semplice capriccio, ma mai per interesse o per calcolo. Oggi ho lasciato i miei pensieri tristi davanti a quella baracchetta. Dieci minuti di sosta ad osservare l’opera di un’anima semplice , di un poeta dei tempi antichi, contornato, circondato da decine di bimbi festanti, mi hanno sanato una piaga più che profonda, amara, che da tempo si era aperta nel mio cuore. La mia vita si è svolta quasi sempre solitaria fino all’incontro con Marina, e quei dieci minuti di serenità, mi hanno donato la forza di accettare ancora la solitudine. Devo imparare ad accettarla ed a vivere con me stesso, finché non troverò chi sarà capace di riempire questo vuoto. Ora non ho paura del turbine dei sentimenti, credo di essere capace di vincerli. Finalmente credo di poter essere sereno e più propenso a vedere il bene che il male nelle cose che mi circondano, più proteso verso la gioia che verso quel solitario sentimentalismo che mi ha pervaso da quando Marina è fuggita, o meglio, è stata chiamata nel mistero. Non l’ho dimenticata, non potrei dopo averla tanto amata, ma l’ho semplicemente rinchiusa in un cantuccio del mio cuore. L’ho chiusa a chiave e poi ho gettato la chiave nel fiume dei ricordi. Credo sia giusto aver fatto così, e credo lo penserebbe anche Lei. Ma sono sicuro che ogni tanto quella chiave tornerà a galla.
Gennaio 62
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Post n°93 pubblicato il 09 Marzo 2012 da freddy_1936
Passeggiata solitaria fra ricordi e sensazioni
9 marzo 2012
Oggi dovendo andare a Roma per quello che spero sia l'ultimo test del check-up che sto facendo, mi sono svegliato presto, verso le 5 e sono partito circa un'ora dopo, in modo da non trovare il traffico infernale che c'è nelle ore successive. La direzione per Roma da dove abito è verso ponente e, come sono uscito dal viale alberato ed ho imboccato un rettifilo libero mi si è presentato uno spettacolo bellissimo. La Luna enorme e luminosa soffusa di una luce rosata che lentamente si inabissava sotto l’orizzonte. Sono rimasto affascinato come se non l’avessi mai visto quel fenomeno meraviglioso. Ripensandoci, invece l’avevo ammirato già molte volte dalla cima di qualche montagna. Quella Luna che appariva grandissima per un fenomeno di diffrazione mi ha sempre fatto pensare all’immensità dell’universo, alle enormi distanze che ci separano da quelle lucette romantiche che ammiriamo nelle notti chiare e che chiamiamo stelle. Fermiamoci qui, altrimenti cominciamo a ragionare di creato, di religione, di credo e di non credo e la cosa diventa difficile. Ho proseguito molto più lieto di quanto non fossi prima. Arrivato molto presto e lasciata la macchina nel posteggio di p.le Clodio mi sono fatto passo passo i circa 2 km che lo separano dal S.Spirito. Sbrigate le pratiche burocratiche, avendo appuntamento con il mio gentilissimo ed affezionato genero PierLuigi alle 10,30, mi rimanevano più di due ore di tempo. Ho risalto lentamente la rampa che porta al Gianicolo. Mentre salivo mi sono ricordato che da ragazzo frequentavo molto quel colle storico, ma allora della sua storia mi importava poco. Mi piaceva passeggiare lungo quei viali meravigliosi sottobraccio alla mia fidanzata di allora. Se avete letto qualcosa del mio blog, la conoscete già. Ho ritrovato la panchina di pietra dove la sera ci sedevamo ad ammirare il panorama di Roma illuminata, sempre soffusa di quella nebbiolina caratteristica, che allora era nebbiolina, ora è smog, ma che rendeva molto romantico lo spettacolo che si offriva ai nostri sguardi ammirati, e, perché no? Era la scusa per scambiarci qualche bacio in più, come se avessimo bisogno di scuse! Ho proseguito un poco nostalgico ed mi sono trovato davanti ai resti ingabbiati della quercia del Tasso. Oramai è tanto vecchia e pericolante che l’hanno dovuta sostenere con dei travi di ferro. A suo tempo nel piccolo anfiteatro che si apre poco dopo si rappresentavano opere teatrali, oltre a quelle del Tasso ricordo di avere assistito anche ad opere di Eschilo e Plauto, Anfitrione, I Menecmi,le Supplici, i Sette contro Tebe ed altre che non ricordo più. Ho proseguito nei viali fra un mare di Erme con i nomi di molti eroi Garibaldini, fino ad arrivare, dopo avere fatto un paio di foto al monumento rampante di Anita Garibaldi, alla baracchetta dei burattini, alla quale a suo tempo, dedicai un piccolo scritto, che non ricordo se ho postato nel blog. Controllerò se non la trovo la posterò fra qualche giorno. Mi sono fermato ad ammirare il panorama di Roma ed ho ritrovato quella nebbiolina soffusa di romanticismo di cui parlavo prima. Mi sono illuso che non fosse smog. Ormai il sole era alto e mi ha ricordato che avevo un impegno. A malincuore sono tornato indietro e dopo avere incontrato mio genero ho eseguito il test di Ergometria. Per fortuna tutto bene, il medico stesso mi ha detto che data l’età vado ancora benissimo. Bene meglio così, non amo molto prendere medicine. Finito il tutto ce ne siamo andati sottobraccio a mangiare qualcosa al baretto dei laureati. Credo di averli nominati in una passeggiata Romana, ma riassumo: il proprietario è laureato in giurisprudenza e l’aiutante è laureato in arte antica e medievale. Dati i tempi credo che rimarranno a fare i baristi : il locale è sempre pieno e fanno cose deliziose ad un prezzo più che ragionevole: tanti auguri Dottori. Ho lasciato PierLuigi alla Metro ed ho proseguito per i due KM che mi separavano dalla macchina. Messo in moto, canticchiando arie di opere mi sono diretto verso Villa Sorriso. A proposito in macchina canto solo se non ho passeggeri: sono stonatissimo. Un saluto a tutti gli amici e non e : alla prossima.
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Post n°92 pubblicato il 29 Febbraio 2012 da freddy_1936
Questa volta cambiamo albergo, perché voglio offrirti un panorama diverso e particolare, più inserito nella Roma Imperiale con le sue meravigliose realizzazioni che, anche se ora ne rimangono solo vestigia, sono ancora più belle con la patina che il passare dei secoli ha loro regalato. Dobbiamo però, usare la macchina del tempo, perché l’albergo ora non c’é più, ma del resto stiamo parlando di fantasie, quindi un passo indietro nel calendario non guasta. Ti posso garantire che non aveva nulla da invidiare a quello precedente. Si chiamava Hotel Imperial ed il proprietario era uno dei miei cari vecchi amici : Giorgio. Ti vengo a prendere a Ciampino verso le 9 di mattina così abbiamo tempo per una passeggiata lungo via dei Fori Imperiali prima di pranzo. Come sai la Porsche è distrutta, ma l’altra volta hai apprezzato la Land quindi va bene lo stesso. Ho riservato in anticipo un tavolo per due al roof garden, perché è sempre prenotato per lo splendido panorama che si gode sul Colosseo, l'arco di Costantino e la basilica di Massenzio e per la meravigliosa cucina. Come sempre mi sorprendi con la tua eleganza e bellezza che trovo diversa ad ogni nuovo incontro. Salto il breve viaggio, perché a te non piacciono i racconti lunghi. Lo faccio con un certo sforzo, quando comincio a scrivere e sono in vena non smetterei mai, del resto te ne sei accorta. Andiamo direttamente all’albergo, lasci i bagagli e facciamo salire a bordo un impiegato che ci accompagnerà fino a Piazza Venezia dove scendiamo e lui porterà indietro la macchina. Noi ci facciamo tutta via dei Fori passeggiando con calma. Per fortuna non fa più tanto freddo così la Freddolina non soffrirà per la bassa temperatura. Ammiriamo con calma il monumento al Milite Ignoto, a Roma comunemente chiamo Vittoriano. A me non piace particolarmente ma ha una certa imponenza, tutto bianco e con la statua equestre al centro. Una cosa buona è che hanno sfruttato le sale interne per allestire mostre di grandi artisti. Proseguiamo e raggiungiamo un punto dove si ammira l’Arco di Settimio Severo, ed una panoramica dei resti maestosi del Foro Romano. Dall’altro lato della strada si ammirano i Mercati Traianei , anche loro ampi e maestosi. Proseguendo superiamo la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, dove intorno agli anni 30 si sposarono i miei genitori. E’ grazie al loro amore che oggi possiamo fare questa passeggiata insieme. Poi c’è la Basilica di Massenzio. Nella stagione estiva vi si svolgono concerti ed anche rappresentazioni teatrali. Quando ero ragazzo con gli amici di allora, con alcuni ancora ci frequentiamo, scavalcavamo le ringhiere per ascoltare a sbafo i concerti di musica classica. Una volta mentre attraversavamo dei cespugli facemmo prendere uno spavento ad un fraticello che al buio, saliva verso il suo convento sulla cima della collinetta. Ci costò moltissimo non metterci a ridere mentre lui affrettava il passo mormorando parole che noi pensammo fossero preghiere. Ancora pochi passi e ci troviamo davanti allo spettacolo stupendo del Colosseo e dell’Arco di Costantino. Non parliamo, rapiti dalla maestà della visione che abbiamo davanti agli occhi. Facciamo il giro turistico classico intorno a quelle meraviglie scambiando poche parole. Passando accanto alla Domus Aurea di Nerone raggiungiamo l’albergo. Ormai è ora di pranzo ed entriamo. Appena oltre la soglia un signore elegantissimo si avvicina : Claudio , che piacere, era tanto tempo che non ci si vedeva. Come stai?- -Bene Giorgio. Io sono venuto diverse volte, ma tu non c'eri. Patry, permetti che ti presenti Giorgio , proprietario immeritevole di questo posto splendido. Giorgio , la mia cara nuova amica Patrizia.- Incantato Signorina. Lei porta splendore al mio locale. Mi permette di chiamarla Patry? E' un nome musicale e dolce come lei. - -Lei mi confonde Giorgio, comunque vada per Patry, lei è molto gentile. Claudio, siete venuti per pranzare??-- Si ho prenotato il mio solito tavolo.- -Bene vi accompagno al Roof e se permettete sarete miei ospiti, in omaggio alla sua bellezza Patry.- Giorgio, troppo gentile. - - Grazie Giorgio a buon rendere. Saliamo in ascensore e tu rimani ammirata dallo spettacolo che offre quell'angolo meraviglioso di Roma illuminata da un sole splendido. Sediamo ad un tavolo affacciato sulla splendida scenografia dei fori Imperiali e del Colosseo. Giorgio ci saluta affidandoci al maitre. - Buona sera signorina, buona sera professore. Cosa possiamo offrirle?- Buona sera Giacomo. Patry avevamo detto aragosta o hai cambiato parere? Io non prenderei il primo, che ne dici?.-Aragosta va benissimo Claudio. Anch'io preferisco solo il secondo.- -Allora facciamo aragosta per due con tutti i contorni abituali. Vino direi Vermentino, se lei è d’accordo Giacomo.- - E' perfetto professore. In 20 minuti sarà tutto pronto. Non preferisce antipasto, come al solito vero ?- Grazie Giacomo, io no, tu Patry?. No neanch’io- Allora , ti piace il posto?- -Veramente bellissimo. Un panorama stupendo. Da qui in alto è ancora più bello. Sembra una magia. In quel mentre arrivano il maitre ed i camerieri per servire il tutto. Cominciamo ad assaggiare l’aragosta e tu hai un sospiro di soddisfazione:- Ma è squisita, la conoscevo già,ma questa è veramente squisita.-- Si l’aragosta è buona ma ci sono tante qualità di pesce che sono anche migliori. Più saporite. Pian piano le assaggeremo un po’ tutte, se continueremo le passeggiate Romane, amica mia carissima!- Perché dici “se”. Non ne vuoi fare più o ti sei stancato di me?- - Cosa dici Patry! Non mi stancherò mai delle tua compagnia. Ho pensato che forse sei tu che ti vuoi fermare. Non dici nulla perché qualsiasi cosa ti facessi dire potrebbe sembrare una lode per me, e, se ci devono essere apprezzamenti nei miei confronti devono venire direttamente da te e non suggeriti dalle mie parole. Tra discorsi piacevoli e qualche battuta, continuiamo ad apprezzare il cibo, il vino e, almeno da parte mia , la compagnia. Scusa stasera mi sento antipatico. Sto avendo un periodo caotico, per questo la passeggiata si è fatta attendere molto. Tanto è vero che domani me ne vado a sciare da solo, perché ho bisogno di ricaricare le batterie. I posti dove questo avviene sono due: il mare e la montagna. Ora c’è la neve quindi :Montagna. Torno sabato mattina. Il fine settimana c’è troppa gente. Pian piano scendiamo nell’atrio dove ci viene a salutare Giorgio. Ti guarda in un modo…..Mi sa che lo hai colpito e affondato. Ti affido a lui per accompagnarti alla tua camera con vista sui Fori e Palatino. Ti bacio la mano e ti lascio con la stessa nostalgia di sempre. A Ciampino ti farà accompagnare Giorgio dal suo autista. Buona notte e buon viaggio. Alla prossima Amica mia. Claudio. PS. Ho postato alcune foto per ricordarti quello che i tuoi occhi luminosi hanno potuto ammirare.
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Post n°91 pubblicato il 12 Febbraio 2012 da freddy_1936
Oggi niente passeggiata, ho avuto un impegno estemporaneo ed improvviso che mi ha aperto una finestra su di un mondo che conoscevo solo dal di fuori. Cerco di descriverlo. Buona lettura, se vi và. Come alcuni di voi sanno, l’ 8 febbraio di sera tardi rientrando da una cena con amici, un camion guidato da un conducente ubriaco che non ha rispettato uno stop, mi ha investito distruggendomi la macchina che ormai è da rottamare, costa di meno comprarla nuova. Fortunatamente ero solo alla giuda, mia moglie era nella macchina degli amici, perché voleva parlare con la sua cara amica e nella Porsche dietro non c’è posto. Se fosse stata al solito posto con me non so proprio come se la sarebbe cavata. La fiancata destra in pratica non esisteva più, così mi hanno detto,perché io ero svenuto e mi sono svegliato in ospedale. Ora fortunatamente sto bene. Tutti gli esami hanno dato esito favorevole e, a parte una bel po’ di rabbia, non ci sono conseguenze, sono strano come ero prima. Ma non è di questo che volevo parlare, è solo l’introduzione. Vorrei descrivere una giornata in un pronto soccorso di ospedale di provincia. Non vi dico il paese, ma penso che tutti, più o meno si equivalgano, o almeno lo spero, perchè il mio, secondo la mia esperienza, si è dimostrato di eccellenza, nonostante la scarsezza di personale dovuta ai tagli della sanità che hanno colpito ovunque. Mi sono svegliato in un lettino in una stanza con un paio di persone come me nei letti a rotelle. Mia moglie a cui è stato permesso essermi vicina, mi ha detto che ero stato svenuto tutta la notte, ormai arano le nove, ma nel frattempo mi avevano fatto tutte gli accertamenti necessari. Lastre, prelievi del sangue e conseguenti analisi, elettrocardiogrammi ed altre diavolerie ed ora eravamo in attesa dei referti dei vari medici specialisti. Per primo arriva il risultato delle lastre: niente di rotto e niente di strano neanche in testa, a parte la mia normale stranezza abituale. Eheheheh! Trasferimento in sedia a rotelle e sistemato in una saletta apposita di parcheggio. Le infermiere ogni tanto venivano a vedere se ero ancora vivo e sono state sempre gentilissime e dato che ormai avevo riacquistato la normale lucidità, abbiamo anche scherzato a prenderci in giro amabilmente. Tra l’altro erano pure carine, non guasta no? Ma mi hanno riempito di buchi. E’ il momento della cardiologa, una dottoressa piccolina sul metro e sessanta. Scattante come una cerbiatta. Mentre rileggeva i grafici dell’elettrocardiogramma, mi chiedeva le mie generalità,professione e cose del genere, abbiamo parlato un po’. Non conosceva la mia specializzazione così siamo scesi in particolari tecnici e chiacchierando ho appreso che lei era in servizio dalle14, aveva fatto la notte ed avrebbe fatto anche tutto il giorno in corso fino alle 10 di sera, come gran parte del personale data la scarsità dello stesso e la grande affluenza di persone bisognose di assistenza. Mi dice che devo rimanere in osservazione per 12 ore in quanto, per sicurezza e data l’età, vogliono effettuare un monitoraggio cardiologico che dura appunto 12 ore. Verso le sei del pomeriggio faranno altri prelievi ed un nuovo ECG e, se andrà tutto bene mi dimetteranno. Dalla saletta in cui sono parcheggiato insieme ad altri pazienti, 3-4 che ogni tanto si alternano, quasi tutti vittime del ghiaccio per cadute, con fratture o lussazioni e contusioni più o meno gravi, riesco a vedere il lungo corridoio dove si aprono le porte delle tre sale dei codici Rosso, giallo e verde, che distinguono la gravità dei casi che vengono portati dalle ambulanze. E’ un arrivo continuo ed il personale medico ed infermieristico non si ferma un momento, non solo per prestare le prime cure ai feriti, ma per tranquillizzare i parenti che spesso stanno peggio dei malati, ai quali si rivolgono sempre con il sorriso sulle labbra, con gentilezza e li accompagnano nella sala riservata ai parenti. Vittoria rimane con me, perché secondo i medici, finché non finiscono tutti gli esami,non devo fare sforzi, quindi la sedia, per i vari spostamenti la deve guidare lei. Io dico che sono capace di farlo da solo, anche perché ho una certa dimestichezza con la guida della sedia a rotelle in quanto, dopo un paio di incidenti sciistici ne ho avuto a che fare, come pure camminare con i bastoni canadesi. Quando ero ricoverato, facevamo le gare con gli altri pazienti lungo i corridoi del reparto ortopedico, ma i medici non sentono ragioni e così faccio il passeggero. Avendo tempo e poco da fare ho preso il palmare ed ho guardato vecchie e nuove foto con cui ho quasi riempito la memoria. Devo dire che alcune sono belle, più le vecchie che le recenti, si vede che sto perdendo smalto. Ho anche scritto in un momento d’ispirazione un pensierino che ho postato su mussorsky. Osservando l’ambiente vedo che è tenuto benissimo nonostante il continuo andirivieni di gente che viene da fuori portando neve e fanghiglia. Ci sono sempre un paio di inservienti che si occupano di tenere in ordine. I bagni sono pulitissimi e attrezzati di tutto. Verso l’ora di pranzo medici ed infermiere(sono tutte donne) mangiano al volo panini vari e qualcosa di caldo che non capisco cosa sia. Insomma non perdono un colpo nell’assistenza al fiume continuo di infortunati che arrivano. Vittoria è uscita a prendere da mangiare anche per 3 persone in attesa di medicazioni fortunatamente non gravi, ma che non avevano accompagnatori. Naturalmente tipi vari di pizza e coca cola o aranciata per tutti. In definitiva abbiamo anche banchettato e conosciuto gente simpatica che veniva da frazioni vicine che non avevano ospedale. Ci hanno colpito un uomo ed una donna sui 40anni che si comportavano come innamoratini. Lei era lì per un’analisi di non so che tipo. Abbiamo attaccato discorso e scoperto che erano sposati da 20anni e fidanzati dalle medie con due figli sui 15 anni. In questi tempi di separazioni fulminanti e divorzi al napalm, mi sembra una cosa confortante. Nel frattempo mi hanno effettuato altri prelievi per le analisi ed un nuovo ECG. Dopo poco arrivano i risultati: un sospiro di sollievo, va tutto bene. La dottoressa cerbiatta mi raccomanda di non sforzarmi e mi consegna un paio di stampati da portare al mio medico curante, più per prudenza che per altro. La salutiamo con sincera simpatia insieme alle due infermiere, quelle che mi hanno riempito di buchi con la massima perizia e gentilezza. Alla più giovane, che mentre mi infilava l’ago nella vena sorridendo, le ho detto: Lei è carina, brava ma un po’ sadica, vero?. Si è fatta una risata ed ha continuato imperterrita a prelevare quella cosa rossa che scorre dentro di me. Siamo arrivati alla fine. Ci sono venuti a prendere gli amici e siamo andati a casa nostra dove abbiamo gustato una spaghettata aglio, oglio( detto alla romana) e peperoncino che ci ha ripagato della giornata un po’ sconclusionata. Questo non vuol essere altro che un attestato alla tanto bistrattata sanità. Non posso dire che funzioni dappertutto così, ma sono convinto che nella maggior parte dei casi lo sia. Buona giornata a tutti e che non abbiate mai bisogno di un’esperienza del genere, anche se à avuto un lieto fine.
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Post n°90 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da freddy_1936
Piccola passeggiata pomeridiana Oggi arrivi tardi verso le 16 perché dove ti voglio condurre, apre alle 17. Ti vengo a prendere a Ciampino, vengo con la Land Rover perché con la neve è meglio della Porsche. Del resto è comodissima anche questa. Mi colpisci come sempre anche imbacuccata per combattere il freddo, del resto sei più a nord di me, quindi sei attrezzata. Questa volta devi partire domani, perché, anche se la passeggiata è corta, comincia tardi. Non ti preoccupare, la tua stanza ti aspetta all’ultimo piano dell’Hilton così puoi goderti il panorama notturno di Roma. Penso che ne valga la pena. Domattina Antonio ti farà accompagnare dal suo autista a Ciampino. Partiamo la strada è un po’ affollata, ma non abbiamo fretta. Non parliamo molto ma la tua presenza rende sorridente il silenzio. Arriviamo in Campo dei Fiori. Trovato posto in un garage ci dirigiamo verso la vicina via dei Librari e arriviamo di fronte al piccolo gioiello della Chiesa di Santa Barbara. Purtroppo non è visitabile ma la facciata merita uno sguardo con la statua della Santa nella nicchia in alto. La sua storia è semplice: convertitasi alla religione Cristiana, parlo del 3 secolo, fu denunciata dal padre Dioscuro alle autorità che la condannarono alla decapitazione che fu eseguita proprio dal padre. Non appena egli compì l’opera nefasta venne incenerito da un fulmine, anche se il cielo era sereno. Ecco perché Barbara protegge dai fulmini e dalle morti violente. Ora viene il resto. Ti avevo promesso un fast food e quindi.……Poco più in la c’è un famoso locale chiamato “ER FILETTARO”. Qui si mangiano i migliori filetti di baccalà del mondo( va bene non esageriamo, di Roma). Consistono in due fette sottili di pane leggermente tostate, imburrate e riempite, oltre al filetto di baccalà, con alici e puntarelle e, naturalmente fritte nella speciale pastella per cui è famoso. Ci si può anche sedere, ma il locale è impregnato dai fumi dell’olio bollente, così ne prendiamo un paio ciascuno e, con una bottiglietta di vino dei castelli ce li mangiamo passeggiando in queste viuzze caratteristiche della Roma Antica. Non siamo i soli ad apprezzare i filetti, ci sono parecchie persone che camminano gustando la specialità.Gironzoliamo un po’, ma fa freddo ed è buio, così passo passo torniamo a prendere la macchina e attraversiamo Roma notturna verso l’albergo. Ti lascio nell’atrio alle attenzioni di Antonio e torno indietro con sempre un po’ di nostalgia, come ogni volta che mi allontano da te. E’ un segno di grande amicizia. Almeno credo,Tu che ne dici? Buona Notte e sogni d’oro.
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Post n°89 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da freddy_1936
Ciao Patry, oggi finalmente possiamo fare una nuova passeggiata. Fa freddo ma il tempo è bello. Rifocillati dalla colazione oggi offerta dal mio amico Antonio, che ormai conosci anche tu, lasciamo la macchina al primo posteggio che troviamo e ci incamminiamo nelle vie strette ed antiche del Rione Borgo, in verità i Borghi sono quattro: Angelico, Pio, Vittorio e Sant’Angelo. Ma sono vicinissimi uno all’altro, quindi ci inoltriamo in quelle vie dall’aria antica, disseminate di trattorie per turisti nelle quali, da qualche anno in qua, si mangia anche bene senza spendere una fortuna. I gestori si sono accorti che i turisti non sono sprovveduti, soprattutto per quello che riguarda i prezzi. Girano con la calcolatrice e prima di entrare controllano i prezzi nei menù esposti per legge fuori del locale. Siamo vicinissimi al Vaticano, ma li c’è sempre troppa folla e solo per entrare in San Pietro ci vuole più di un’ora, così ci avviamo costeggiando il Passetto. E’ un muro piuttosto alto che collega il Vaticano con Castel Sant’Angelo con in cima un passaggio coperto, chiamato appunto Passetto, perché il Papa in caso di pericolo nei tempi turbolenti, si rifugiava in Castello. Passando vicino al primo arco vediamo in alto lo stemma del Papa che lo fece costruire: Pio IV Medici il cui stemma contiene sei palle da cui il nome della via adiacente, che essendo stretta, viene chiamata Vicolo Delle Palline. Dal loro stemma, i Medici, dai romani, sempre dissacranti, venivano anche chiamati “Palleschi”. Proseguendo passiamo davanti a Porta Castello e, appena passato l’arco possiamo ammirare la Fontana delle Palle di Cannone, una delle fontane di Lombardi dedicata al rione Sant’Angelo. Purtroppo è sempre piuttosto sporca. Come parecchie altre belle fontane di Roma, la si trova contornata da bottiglie di birra e cartacce lasciate dai numerosi nullafacenti di ogni nazionalità, anche italiana, che la usano come sosta per merende e spuntini. Facciamo qualche altro giro e ci troviamo in via dei Tre Pupazzi. Il nome è dovuto ad un frammento di sarcofago romano murato sul muro esterno di una casa che raffigura tre uomini togati dall’aria austera ed importante. Naturalmente per i romani sono diventati ”Pupazzi” ed assurti a titolari di una via. L’atmosfera è caratteristica nei borghi. Riporta a tempi antichi e se non ci fossero auto, moto e biciclette, sembrerebbe di essere nel medio evo. Parecchie strade sono chiuse al traffico, quindi si passeggia con calma ascoltando il brusio indistinto che viene dalle trattorie con le porte aperte e circondati dagli odori caratteristici che vengono dalle grate delle numerose cantine sotto le case. Odori di vecchie cose che, per chi è vissuto in campagna ed in un bellissimo e molto antico paese, come Ascoli Piceno, riportano a periodi di gioventù piuttosto lontani. Ma non siamo qui per parlare di malinconie, così ti racconto, quando in campagna, andavo con i miei cugini a rubare le uova alle galline e ci arrampicavamo sull’albero delle carrube per mangiarne i baccelli dal sapore di cioccolata e poi andavamo a fare il bagno sotto la cascata del ruscello dall’acqua gelida, ma allora era estate, faceva caldo ed avevo sei- sette anni e stavo in pantaloni corti anche in mezzo alla neve, con una maglia di lana grezza di pecora che pizzicava ma teneva caldo e la neve non la bagnava. Tra queste sciocchezze si avvicina l’ora di pranzo. Andiamo a via degli Ombrellai, dove conosco una trattoria ricavata da un vecchio fondaco. Il proprietario è soprannominato “Gonippo”. Neanche lui sa perché, però gli piace e così ne ha fatto l’insegna del suo locale. L’interno è semplice ma ordinato e pulitissimo e, naturalmente si mangiano solo specialità romane e laziali. Dopo i saluti di rito, Gonippo mi precede e ti offre una rosa gialla presa da un vaso antico posto nell’angolo vicino al tavolo a cui ci siamo seduti. Anche questo è un posto che frequento con piacere e ci vengo spesso con Vittoria, perché è il ristorante in cui venimmo a cena la sera in cui ci fidanzammo il primo Marzo 1965. Ordiniamo mezze porzioni, perché qui un piatto di spaghetti contiene almeno un 150 grammi di pasta più condimenti, formaggio e pancetta rosolata. Menù : spaghetti alla amatriciana, abbacchio scottadito e broccoletti in padella. Vino dei castelli e con questi cibi ci vuole acqua gasata. L’anidride carbonica aiuta a digerire. Alla fine ci offre un sorbetto al limone ed un liquore all’alloro che fa lui che è squisito. Sapevo che sei una buona forchetta, nonostante la tua linea invidiabile, ed infatti hai gustato tutto con evidente piacere. Saluti da Gonippo che ti riempie di complimenti, evidentemente hai fatto colpo, del resto non è una sorpresa. Continuiamo pian piano tornando verso la macchina, non è tardi ma comincia a fare più freddo. Mentre ripassiamo davanti a San Pietro mi ricordo uno scherzo che facemmo con mia figlia Cristina, quando aveva circa 15 anni, ora ne ha 40. Lungo le ampie scalinate che portano alla cupola ci sono targhe marmoree che ricordano la visita di importanti personaggi. Una volta al ritorno dalla visita alla terrazza sommitale notammo dette targhe e ci venne un’idea sbarazzina. Tornati a casa ci procurammo una lastra di polistirolo di dimensioni adeguate ad essere nascosta sotto una giacca e qualche giorno dopo tornammo lungo le scale ed attaccammo la lastra al muro con un po’ di colla rapida. Ci avevamo scritto in puri caratteri latini. “ HIC VENERUNT CLAUDIUS ET CRISTINAS IN ANNO DOMINI MCMLXXXVI” Bèh non ci crederai ma ci è restata quasi un anno, prima che qualcuno se ne accorgesse. Il giornale Vaticano riportò la notizia in un trafiletto in terza pagina e lo giudicò anche benevolmente dato che non aveva recato assolutamente danni alla parete. Con questo risaliamo in macchina e questa volta ti accompagno all’aeroporto e ti guardo partire con un po’ di nostalgia per la giornata piacevole che mi ha regalato la tua compagnia. Buon viaggio. Alla prossima. Se vuoi vedere qualche foto della passeggiata vai a FOTO e cerca l’album “Borgo” |
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Post n°87 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da freddy_1936
Flashback
Girovagando nel Pc ho scovato vecchie foto che mi hanno riportato indietro nel tempo, quando, avvenuto l’armistizio, tornammo a Roma dalla campagna in cui avevamo trascorsi gli anni turbinosi della guerra. Tornammo nel 44, quindi avevo otto anni. Avevo frequentato le scuole ad Ascoli. Ero stato promosso in quinta elementare e ritornai dai Fratelli delle Scuole Cristiane per frequentare la quinta, dove trovai un Maestro che ricordo con immenso piacere, Fratel Servilio, il suo nome d’arte. Il nome vero lo appresi molti anni dopo, ma ora non lo ricordo,quando avendo bisogno di una visita optometrica si ricordò il mio nome e mi venne a cercare facendomi enorme piacere. Naturalmente non avevo amici a Roma, ma con la scuola e la Parrocchia che fungeva da centro di aggregazione, entrai in una bella comitiva ben affiatata. Come in tutte le comitive, si formarono piccoli gruppi ed io legai particolarmente con tre amici, con i quali sono ancora in contatto abbastanza di frequente. Franco, Leonardo e Massimo. Li ho elencati in ordine alfabetico per non fare torto a nessuno. La Parrocchia era Santa Maria in Domnica comunemente detta della Navicella, appellativo dovuto alla fontana che si trova davanti alla facciata, costituita da un reperto marmoreo riproducente una nave romana( vedi foto nel reparto foto del profilo). Con l’Azione Cattolica , cominciammo a viaggiare e da li è venuta la mia passione per i viaggi e per la montagna, perché con loro cominciai a vedere montagne serie, anche se da lontano naturalmente. Cominciò anche la fase di sport attivo. L’insegnante di ginnastica della I° media chiese se c’era qualcuno che sapesse nuotare bene. Mise su una squadra di tre nuotatori in tutto l’istituto, dato che allora la farfalla ed il delfino non si sapeva neanche cosa fossero esclusi naturalmente gli animali corrispondenti, il nostro istituto riuscì a vincere il campionato laziale fra le scuole medie. Da quella vittoria venne la convocazione dalla Libertas Nuoto che gareggiava in serie B. Cominciarono gli allenamenti in piscina. Per me non erano particolarmente pesanti, avevo imparato a mare a Civitavecchia facendo nuotate dal porto fino a Santa Marinella. L’ambiente era divertente e quando si gareggiava in altre città si viaggiava, anche se molto spartanamente. A volte, quando c’erano gare la domenica, si partiva la sera con il treno o con il pullman, e, la mattina, rintronati dal viaggio si disputavano le batterie. Dopo pranzo, quando si riusciva a mangiare qualcosa di più di qualche banana e zollette di zucchero, si correvano le finali, no vi dico con quali risultati. Vincevano solo quelli di casa, ma , del resto accadeva anche a noi quando le gare erano a Roma. Noi eravamo riposati e lo non tanto. In quei tempi eravamo tutti molto approssimativi come confort e sussistenza. A Dio piacendo alla fine del campionato passammo in serie A e fui ingaggiato dalla Rari Nantes Roma e li si cominciò a nuotare sul serio. Ho avuto il piacere di nuotare con Carlo Pedersoli(Bud Spencer) allora primatista europeo dei 100 sl.Angelo Romani primatista dei 400 sl ed altri meno noti,Vinsi i 100 stile libero al campionato Italiano riservato ai 14enni e, l’anno successivo, quello dei 400 per gli allievi(15-16 anni). Dato che non ero particolarmente veloce mi dedicai al fondo 400-800-1500- e gare a mare e a fiume, allora il Tevere era nuotabile. Di medaglie e coppe ne ho parecchie, ma scusate ho divagato. Sono ricordi molto piacevoli di cose che diedero mi fiducia e mi fecero crescere bene e con rispetto per gli avversari. Intanto avevo continuato a studiare ed a frequentare la comitiva della parrocchia e la Villa Celimontana attigua alla Chiesa. Quella villa era territorio di un gruppo di ragazzetti più o meno della nostra età che abitavano in un enorme caseggiato popolare che ora non c’è più, e che consideravano di loro proprietà e diritto di frequentazione i bei viali della villa. Noi cercavamo di tenerci in disparte il più possibile fino a che un giorno, dato che con noi venivano anche le nostre sorelle, qualcuno di essi cominciò a dare fastidio alle ragazze. Ne venne fuori una scazzottata memorabile che fu ricordata per parecchi anni nel quartiere. In definitiva non vinse nessuno, ma da parte loro ci venne riconosciuta una patente di “tosti” e non da “signorini” come ci consideravano prima, e da quel momento fu pace totale, anzi se qualche volta le nostre ragazze andavano da sole in villa, si preoccupavano di proteggerle da eventuali estranei intraprendenti. Finii gli studi di ottica nel 1956 anno in cui terminai le gare di nuoto vincendo i 400 ai campionati italiani di società. Accortomi che con l’ottica avevo imparato molte cose che però mi avevano rivelato che non ne sapevo altrettante, andai a Londra per l’Università di Optometria. In quegli anni erano accadute molte cose nella mia vita. Se leggete il mio blog andando indietro ci sono più o meno tutte. Ci furono sentimenti, gioia , dolore, montagne e mare, che mi aiutarono a sopportare le vicissitudini e forse mi fecero più forte. Cominciò il lavoro serio. Non mi piaceva essere un dipendente anche se mi trovavo bene, ho sempre trovato persone come si deve, ma le mie idee non corrispondevano a quelle del proprietario di una delle maggiori catene italiane di ottica, così me ne andai e misi su un piccolo locale commerciale di ottica ed Optometria. Fu dura per diverso tempo ma pian piano riuscii, anche con l’aiuto morale e pratico di Vittoria, che nel 1966 era diventata mia moglie( e lo è ancora) ad ampliare il tutto fino ad avere 12 impiegati, fra la zona commerciale e lo studio Optometrico vero e proprio. Due figlie meravigliose che ormai hanno le loro famiglie. Ma questa è storia di oggi, non è più un flashback. Sempre sul blog potete trovare, se v’interessa quello che faccio adesso e qualche racconto e poesia, che mi sono divertito a scrivere negli anni. Ogni tanto mi riesce anche adesso di mettere qualche parola in fila, le ultime sono state Passeggiate Romane, che a qualcuno sono piaciute. Bontà loro. Grazie se siete arrivati fino a qui. Spero non vi siate annoiati.( non vi metto in lista nera se me lo dite).
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