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Creato da DimmiSeTiIntrigo il 03/02/2006

LU'LTIMO BACIO

Brucia sul viso come gocce di limone...Storie di Vita, di Amore e di Lussuria.

 

 

Alter Ego!

Post n°91 pubblicato il 27 Settembre 2009 da DimmiSeTiIntrigo
Foto di DimmiSeTiIntrigo

“ Ci vuole coraggio!”
Andrè mi guardò di soppiatto quasi a non volermi ferire con quella sua affermazione dai toni decisi.
“ Ci vuole coraggio Lu, lo sai bene! “
Lo fissai. Seppur avesse oltrepassato la quarantina solo da qualche mese, ai miei occhi parve tristemente invecchiato. La sua vita negli ultimi anni era stata una collezione pressoché infinita di scatole cinesi ciascuna delle quali ne conteneva una più piccola, e poi un'altra ancora, ed ognuna di quelle scatole in fondo era solo un contenitore vuoto.
Lo scrutai ancora. Poi mi girai lasciandolo alle mie spalle, feci qualche passo e mi soffermai a pensare a cosa rimanesse di lui e di quella vita. Gli innumerevoli fogli sparsi sul tavolino del soggiorno ne erano la risposta. Qualche multa non pagata, le ricevute dell'affitto, quelle del gas e gli infiniti esami di una malattia il cui nome gli era rimasto marchiato sulla pelle. Ecco cosa restava di lui, pezzi di carta anonimi e dalla calligrafia fredda, qualche spicciolo ed il sogno di una vita diversa, ero quasi certo che non potesse amare tutto ciò.
“ Ci vuole coraggio!”
Lo sentii ancora una volta ribadire e mi sforzai di capire a cosa si riferisse.
Andrè lo conosco fin dalla nascita, è un uomo tranquillo, senza troppi grilli per la testa. Dei primi anni passati insieme ho un ricordo molto vago, ricordo bene però gli anni dell'adolescenza e dei primi amori. Lui da subito a cercare il grande amore, la donna perfetta, sempre così critico nei miei confronti, che invece genio e sregolatezza, a dire il vero più sregolatezza che genio, ero pronto a buttarmi a capofitto su ogni preda.
Mi pare di sentirle ancora le sue parole “Lascia perdere non è per te“ e valeva per ogni donna che incontrassi. Si dilettava a darmi lezioni di vita, di quella vita che lui riteneva adeguata. Una vita di contegno. Poi però ogni tanto succedeva che entrambi ci si innamorava della stessa dama ed allora erano battaglie, anzi direi vere e proprie guerre fratricide. Nulla era lasciato al caso. Ognuno con le proprie mosse. Niente regole. Nessun limite. Questo lo avevamo stabilito fin da subito con un patto inossidabile. Un patto di sangue. Avremmo sempre lasciato il libero arbitrio.
Ah che magnificenza il libero arbitrio!
Quante vittorie vanto. Già perché le donne, lo sapete tutti, amano i bastardi.
“Vero Andrè?” Sghignazzai.
Non rispose. Dovevo averlo toccato nell'animo.
Credo si ricordi ancora di quando, in un momento di follia, gli mandai a puttane, per una piccola ed insignificante ragazzina..
“ Zitto! “
“ Fai silenzio! “
“ Non è storia che si può raccontare.”
Andrè con la sua voce bassa mi zitti.
Stavolta capii che l'avevo ferito. Avevo toccato il suo orgoglio. L'orgoglio di un uomo saggio.
Avevo riportato alla memoria uno squarcio indelebile. Il sogno spezzato di una vita morigerata. Il sogno di una vita attesa, agognata, desiderata. La sua vita. Sono un maestro in questo e Andrè lo sa bene. Amo distruggere. Sono nato per distruggere. Vite, cuori, famiglie, qualunque cosa, è come se un demone si fosse impossessato di me, della mia anima e ne tiri da sempre i fili. In fondo però il lavoro sporco l'ho sempre fatto io.
“ Chi ci ha messo sempre la faccia? “
“ Chi raccoglieva le lacrime dei rifiuti? “
“ Chi si sbracciava alla ricerca di nuove emozioni ? “
“ Chi sudava dentro le lenzuola? “
Mi guardò con aria compassionevole, non so se mi avesse mai perdonato per quella follia, ma un patto è un patto, e nel mio cuore sapevo che non poteva fare a meno di me. La sua esistenza sarebbe stata altrimenti, un'inutile e noiosissima routine.
Io l'ho svezzato, portandolo sull'uscio dei migliori vizi.
“ Chi credete che gli abbia mai insegnato l'arte amatoria ? Ed i piaceri della carne? Ed Il fumo, l'alcool.... e le puttane?“
Fosse stato per lui non avremmo mai apprezzato il gusto di un Mojito.
“ Ci vuole coraggio.” Ancora una volta si rivolse a me.
“ Che ne sai tu del coraggio.” Sbottai indispettito. “ Io ti ho insegnato ad averne “ dissi, dopo preso dalla rabbia mi affacciai alla finestra ad ammirare il mare.
Ah! Il mare. Mi resi conto in quel momento di non aver mai imparato a nuotare.
Ebbi a pensare che forse Andrè avesse ragione. Avevo paura, ma non di morire, alla morte ci si fa l'abitudine. Tornai cosi davanti allo specchio, guardai quel viso invecchiato e capii cosa mi stesse dicendo.
“ Ci vuole coraggio per ritornare ad amare “
Un patto è sempre un patto. insieme fino alla morte mio odiato alter ego.

 
 
 

Io non m'innamoro

Post n°90 pubblicato il 02 Luglio 2009 da DimmiSeTiIntrigo
 
Tag: vita
Foto di DimmiSeTiIntrigo

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 “ Come ha avuto inizio tutto questo? “
 La domanda pareva proprio lo slogan di uno spot pubblicitario, uno di quelli nati per la televisione e  partorito da chissà quale genio creativo della comunicazione. Nulla di tutto ciò. Di fronte a me, seduta sopra la propria poltrona in finta pelle, la dottoressa K. C. Hauger  mi fissava con l’aria introspettiva di chi stava  attendendo una risposta. Mi era stata consigliata da un amico, il quale ne decantava lodi e doti.  Lo studio, posizionato all’interno di un centro polivalente, era volutamente spoglio, d’altronde come potevo credere che nessuno avesse avuto il buon gusto di appendere lo straccio di un quadro. “Per diamine!” pensai , nemmeno un tocco di colore. Pochi  elementi di arredo e le pareti completamente dipinte di bianco lo rendevano cosi asettico che quasi mi mancava l’aria.
“ Come ha avuto inizio tutto questo ? “ incalzò nuovamente la dottoressa.
In un attimo ebbi come la sensazione di  trovarmi immerso in una scena surreale, in un precario equilibrio fra il movimento dell’essere e la dissoluzione del vuoto. Restai  cosi assorto in contemplazione della sua figura leggermente diafana , uno, due, tre minuti o forse più.
Ora  mi piacerebbe spendere qualche inutile parola nel disperato tentativo di recuperare una parvenza  che mi avvicini anche lontanamente al mio antico essere, al mio antico splendore, ma temo che vi annoierei. Passo dopo passo, respiro dopo respiro, minuto dopo minuto, stavo scivolando verso il centro delle mie ossessioni, ed eccovi spiegato il motivo per cui mi trovavo nello studio di K.C. Hauger , nota psicoterapeuta del dolore.
Cercai di cogliere il significato del messaggio che mi stava lanciando e nel tentativo di strapparmi con l’ignoranza alla disperazione volevo evitare di ascoltare le parole che sentivo sussurrare dentro di me.
Ahimè non era impresa facile
“ Come ha avuto inizio? Con una donna ovviamente, c’e’ sempre una donna all’origine di ogni cosa.”
Dovetti  fare appello a tutte le mie forze ed ad un minimo di barlume di coscienza  per fuoriuscire dall’indissolubilità del silenzio che aleggiava nella stanza o forse meglio nel mio animo.
“ Da quel giorno… “   fu così  che cominciai il lungo racconto.
Vittima di un black-out dei sensi mi sentivo preda della gravità dello sguardo che quella figura divinatoria mi lanciava, lei ed i suoi lunghi capelli biondi che le incorniciavano con eleganza il viso.
“ Da quel giorno molte cose sono accadute e molti gesti non proprio edotti hanno macchiato la mia esistenza. “
Ad ogni parola percepivo su di me una netta lacerazione, come se una presenza invisibile affondasse la lama affilata di un rasoio sulla pelle. Bruciavo. Il peccato ha spalancato le porte del dolore.
Ho amato”  dissi.
“ E l’amore comporta il peccato,  e fra tutti i peccati ho compiuto il più efferato:  l’omicidio.”
La dottoressa impassibile continuava a fissare la mia bocca oramai in preda ad una convulsione oratoria.
“ Ho ucciso perche ho amato e da quel giorno nulla è stato più come prima.”
La disgregazione dell’essere in preda ad un vuoto interiore procede sempre a passo spedito, la sua distruzione morale è l’atto finale dell’esistenza. E’ il sogno delirante di una mente distorta.
“ Le prede sono scelte con cura o è solo il frutto casuale di un incontro? “  Chiese la dottoressa quasi a voler approfondire un argomento che percepii le stava particolarmente a cuore.
Mi persi di nuovo nel suo sguardo, come incantato.
“ Risponda la prego.”
Cominciavo a sentirmi braccato dal suo incedere vocale.
“ Che importa! “  risposi.
In principio era il fato a scegliere, che fossero giovani fanciulle o donne già mature poco importava, in fondo vivevo per un soddisfacimento quotidiano. Una buona razione di emozioni.  Ero un Mendicante di sogni.  M’illudevo di riempire la mancanza della prima genesi, di colmare la gerarchia di quel dolore esasperato che come cratere avevo lasciato scavare dentro l’anima. Povero illuso, ero convinto che una dipendenza potesse portarmi all’apice dell’appagamento dei sensi, credevo che l’unico sollievo alle nostre esistenze fosse il vizio ed oramai è ben conscio nelle nostre menti, nelle menti di tutti gli esseri umani che il vizio più grande è il non amore.  Con il tempo ho imparato a discernere, a soppesare, a scegliere accuratamente le prede,ma è sempre il bisogno fisiologico di colmare un vuoto che mi spinge.”  Dissi.
La Hauger mi fissava con attenzione.
“ L’uomo è sempre stato un essere malvagio perche propende al male, fin dalla notte dei tempi abbiamo crocifisso l’amore.”
“ Ah l’Amore! “
 esclamai con enfasi, quasi fossi stato davanti ad una platea teatrale, dove l’unico protagonista ero io.
“L’amore..” ribdadii
“ Sa! Non ricordo più nemmeno il significato etimologico di tale parola, d’altronde di fronte all’angoscia e all’impotenza dell’avvenire ho preferito cancellarne l’esistenza.”
“ Mi dica dottoressa non è forse l’amore quel sentimento che rende l’essere umano schiavo, lo incatena  per tutta la vita consumandone l’esistenza? “
La consapevolezza inestirpabile del ricordo del sentimento Amore stava prendendo il sopravvento riportando alla memoria antiche ferite, sentivo la rabbia crescere in me.
“ Dottoressa mi dica l’esperienza del nulla mi riporterà alla pace antecedente alla prima genesi? “
Volutamente avevo omesso di parlare del secondo omicidio. Per ben due volte avevo infatti ucciso l’amore nella mia vita, usando escamotage ed armi differenti.
Mi fermai cercando di ricordare a cosa fossi prima di allora, sentii una lacrima solcare il mio volto.
Ho deciso. Mi lascio guidare dal caos cercando la mia personale redenzione, in fondo siamo in tutto e per tutto uguali a Dio e forse lui vorrà salvarmi.


 
 
 

Andrè

Post n°89 pubblicato il 21 Maggio 2009 da DimmiSeTiIntrigo
Foto di DimmiSeTiIntrigo

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I giorni della merla erano alle porte. Immaginai l'aria densa e fredda aldilà di quell'esile spicchio di luce che filtrava attraverso i drappi di velluto rosso, ornamenti imperiosi del mio talamo.
Ho sempre amato il rosso.
" Sei d'accordo con me? "
Il colore del sangue, della passione, dei tormenti e dei frutti prelibati.
" Non è forse rossa la spada che un uomo sguaina quando il Dio Marte gli colma gli occhi di desiderio? "

Ho un fremito al solo pensiero. Mi sento ossessionata. Basta un solo grande amante per un solo amore. Un vero amante, non banale, non potrei mai innamorarmi di un uomo sprovvisto di charme e di poesia. Turpi pensieri albergano la mia mente intrepida, la mia mano si allunga alla ricerca di calore, ma nulla. Nulla.
" Occhi cielo lindo dove sei?"

E' mattino nuovo.
Chi è realmente Occhi cielo lindo ?
Credete davvero che una donna si innamori del conto in banca di un uomo?
Ancora quell'ossessione nei mie pensieri!
Ho un fremito.  "Puttana"  me lo dissi senza tanti preamboli e senza nemmeno pronunciarlo.
Era bello il suo sesso. La sua era,  una storia come quella di tanti uomini cresciuti fra le rovine dei quartieri popolari e la puzza di vino di un padre violento.  Era dolce con me, dolce e violento allo stesso modo.
Era bello il suo sesso, profumava di sottobosco e mi sventrava le narici. Era bello Andrè.
La domenica aveva appena aperto gli occhi, ed io mi rigiravo fra le lenzuola senza trovar pace.
Firenze è magica la domenica mattina ma la mia voglia di oziare è più forte di ogni illusione.
La mia mente è nei suoi occhi.
" Occhi cielo lindo "
Andrè lo conobbi a Parigi una sera di novembre, viveva nella periferia della città, a nord, in una delle banlieue. Figlio di padre Arabo e di madre Spagnola, di lui mi colpì immediatamente quel suo sguardo da bastardo incallito, due occhi neri come la pece, ad ogni occhiata pareva ti dovesse sventrare come l’avvoltoio che si tuffa sulla preda oramai agonizzante. Fu per quello che gli diedi quel nomignolo che non rispecchiava minimamente il colore dei suoi occhi ma quello della sua anima. Un vino rosso italiano, aveva reso l'atmosfera di quella sera di certo l'incontro più elettrizzante della mia vita.
L'autunno è la mia stagione, malinconica ma non  priva di speranza, prima del grande sonno invernale.
Parigi è l'autunno, nei suoi fianchi adornati di antichi violini tsigani e le musiche stanche di bateau mouche, fra gli occhi impertinenti dei suoi tetti e l'imperioso aroma di caffè a Montmartre.
Ricordo ogni dettaglio, ogni singolo minuto di quella sera, scherzo fatale del destino che mi ha voluto donna e femmina senza remore.
Sera di pioggia e di fuoco.
Il fuoco che divampa nella pelle di una donna, quando in preda ad un delirio, lascia che la carne diventi cibo per iene e ne diventi il loro pasto quotidiano.
Godevo di quel supplizio. Piacere sublime per la mia mente e per il mio corpo.

" E tu la ricordi ancora quella sera? " 

" Ne ricordi ancora il profumo o hai dimenticato tutto? "
" Cos'e' un codice d'amore? "

Bastardo.
Adesso sono sull'orlo delle lacrime. I miei orgasmi sono divenuti tristemente freddi ed insensibili, solo riflessi condizionati. Ho smarrito la passione. 
Sto in mezzo a questo letto con le lacrime che cadono sul bordo del cuscino, dimenticando la stima che ho di me stessa. Non posso vivere cosi. Non posso fare a pezzi la mia anima alla ricerca della tua ombra. 

Quella lettera profuma ancora di muschio selvatico nei giorni di pioggia, quando il letto era un campo di grano ed il sole splendeva dentro di me, ed il tuo sesso gonfio riempiva il mio corpo ed i miei respiri erano il tuo crogiolo.
 Lo ricordo ancora bene il giorno che lo incontrai.
"L'appuntamento alla Defense è stato rinviato Madame."

La voce all'altro capo del cellulare era quella di Monsieur Dupont, un noto gallerista d'arte di Parigi.
Insieme avremmo dovuto discutere alcuni dettagli organizzativi sulla mostra dei miei dipinti che da li a qualche settimana si sarebbe tenuta in uno dei piu famosi atelier d'arte di tutta Parigi.
" Maledizione"  Esclamai fra me e me.
Ero già sul metrò e la notizia mi stizzì parecchio.
Indossavo un tailleur grigio con una gonna sopra il ginocchio, strettissima, che mi stringeva i fianchi come una guaina, sotto delle calze autoreggenti velate antracite.
Sopra una camicia bianca volutamente un po sbottonata e la giacca corta del tailleur, che lasciavano intravedere il mio fiero decoltè. Scarpe nere con tacco generoso e un filo di argento alla caviglia. Il solito profumo rendeva l'idea della mia femminilità.
" E adesso? " Pensai che sarei dovuta scendere alla stazione successiva e riprendere il metrò in direzione opposta, ma qualcosa mi impedì di farlo.
Ero una donna in carriera. Mangiavo uomini a colazione con burro e marmellata.  Parigi, New York, Tokio erano diventate le mie città.
Firenze però era casa.
Mi ci rifugiavo nei giorni peggiori, chiedendole un abbraccio materno.
Ho sempre amato le sue colline fuori porta, immergermi fra il profumo intenso dei castagni e l'odore aspro del mosto selvatico. Mania di onnipotenza. Eppur la fragilità di una donna si pesa dal suo rapporto con l'amore. Ed io ero fragile. Nessun amore sulla mia agenda di appuntamenti.
Me ne stavo a rimirar su quel pensiero, aspettando la prossima stazione, quando lo vidi. Ebbi un fremito, una scossa che mi inquietò. Di uomini ne avevo avuti, anche troppi, ma vi giuro che in quell'istante ebbi la certezza che quello sarebbe stato un grande amore.
Venderei l'anima al diavolo per poter tornare indietro nel tempo e rivivere un solo giorno della nostra storia.  Andrè è stato l'unico uomo che avessi mai conosciuto che amasse il sesso come me.
Depravato, vizioso e selvaggio, non conosceva tabù e non era per nulla infastidito da odori e sapori.
Giocava e non si stancava. Paragonabile al miglior equino da monta arabo. Uno stallone purosangue.
Il suo membro leggermente arcuato e di notevoli dimensioni era stato di certo gioia e delizia di chissà quante puttanelle da strada.
" Bastardo."  Mille volte te l'ho urlato mentre mi prendevi e  mi rendevi una donna felice.
" Bastardo "  lo direi ancora mille ed ancor mille volte mentre quei tuoi occhi corvini mi succhiano il midollo per poi sputarlo su questo pavimento freddo.
Mi passò davanti senza neanche degnarmi di uno sguardo. Il suo profumo mi inchiodò al suolo.
Pareva uscito dall'Olimpo. Un vero e grande Dio primitivo voglioso di giovani vergini da immolare al suo cospetto, era davvero bello e decisi in quel preciso istante che sarebbe stato mio. 
Cosa mi spinse non lo saprei dire. Istinto? Ragione? Follia?  Amore?
Adesso mi chiederete cosa c'entra l'amore con tutto questo?
Già cosa c'entra. Esiste forse un codice in amore? Esiste davvero?
Potreste voi davvero affermare che non fu l'amore che mi spinse a restare sul quel metrò?
Potreste davvero voi affermare che l'amore non genera quel seme di follia che spinge una donna a far cose che nemmeno nei suoi sogni più oscuri riesce ad immaginare?
Il tempo passava ed io avrei dovuto escogitare qualcosa per attirare la sua attenzione.

Sulle note di The man I love cercai di raccogliere tutte le forze, asciugai le lacrime con un kleenex trascinandomi fino al bagno. Si dice che al mattino i demoni spariscano. Mi specchiai non riconoscendo il mio volto, mi sembrò piuttosto quello della strega di Biancaneve.
" Tutti hanno qualcuno, tu no, tu sei sola."

" Tutti hanno qualcuno da abbracciare, da sentire sulla pelle, da vivere, tutti tranne tu, tu sei sola."
Di colpo il pensiero dell'amore ti assale come un predone del deserto scippandoti quella poca dignità che ti ritrovi. E ti fermi a pensare e vorresti odiare, ricordare solo il male. 
Invece ti sommerge il pensiero di quando il sorriso era l'alba lucente, in cui il cuore era preda dell'amore e tu eri felice e non puoi dimenticare.
Mi immersi nella doccia facendo scorrere quel getto di acqua calda sul mio corpo, mi lasciai raggiungere da un brivido. Le sue mani carezzevoli erano un ricordo troppo piacevole per non esserne preda, cosi come la sua bocca indomita, fin troppo spavalda sempre esploratrice di lande sconosciute mentre si posava sulla mia pelle dorata. Riuscire a percepirne il suo stupore mentre riscopriva lo stesso profumo di donna, della sua donna, mi mandava in estasi.   
Tornai col pensiero a quel giorno.
Escogitare era imperativo.
In pochi minuti qualunque pensiero mi parve di una banalità estrema, tutto fuorchè la cosa più semplice.
Mi avvicinai a lui con fare disinvolto e lo sguardo intriso di desiderio, e senza troppi preamboli pronunciai in un ottimo francese:
" Monsieur le andrebbe di posare nudo per me? "

Dovetti sembrargli un po matta a giudicare dal suo sguardo basito.
" Piacere Mademoiselle Violante, sono una pittrice. Sono Italiana."

Il suo sguardo, mi sembrò correre da dentro i miei occhi fino in fondo all'anima. Mi avvolse un misto di eccitazione e paura, tremai, ma non lo diedi a vedere.
Mai dare soddisfazione ad un uomo, mai farti vedere nuda, ti amano fino alla morte e poi ti trattano come una cosa del passato.
" Potremmo parlarne a cena che ne dice? Conosco un buon ristorante italiano a Montparnasse "

Annuì e avvicinandosi al mio orecchio mi rispose:
" Solo se mi promette di non tremare "
" Brutto figlio di Puttana" pensai.
Lo conoscevo da pochi minuti e gia mi scrutava l'anima.
Mi spiazzò e ne ero felice.

L'appuntamento con Andrè era fissato per le 21,00 sotto la torre di Montparnasse.
Mi preparai per la serata con gran cura. Profumai il mio corpo con un'essenza alla mirra, che amavo tanto.
Agganciai il reggiseno, graffiandomi più volte con l'ultimo gancetto a disposizione.
Il pensiero di un gioco perverso fece per un istante capolino. Lo lasciai dissolvere.
Indossai l'intimo e sopra un abito nero trasparente che lasciava intravedere le forme sinuose del mio corpo. Volevo stimolare il suo lato voyeristico senza esser troppo provocante, prolungare il più a lungo possibile il suo piacere visivo.
Mi guardai allo specchio trovandomi irresistibile.
Cenammo, davanti ad una bottiglia di Amarone, lasciando che la conversazione prendesse una piega decisamente pericolosa.
Poi.. E poi... "Felice, come una puledra al pascolo con la madre, con balzi veloci corre la Baccante."
- " Vorrai vedere ciò che devi dipingere "

Le sue parole erano un chiaro segno di sfida.
" Dove volevo arrivare"
" Ero disposta a giocare su quel terreno infangato e scivoloso ?"

Il mio mondo era fatto di pennelli, tele e colori.
Il suo sembrava un ritratto in bianco e nero, uomo degli eccessi e delle mancanze.
"Fino a che punto sarei stata capace di reggere il confronto con tanto nero?"

A volte le cose si fanno solo per comprendere i propri limiti ed oltrepassarli.
Risposi con un sorriso accattivante.
" Ma certamente mio caro Occhi cielo lindo "

Fu la prima volta che lo chiamai cosi.
Mi guardò apprezzando ma non avrebbe mai compreso il significato vero di quel nomignolo.
Ci avviammo al mio appartemento sito in Rue Delambre.
Sentii una vampata di calore partire dal mio sesso ed arrivare dritto al cervello. 
Il vino cominciava a far effetto ed anche la mia fantasia, salimmo le scale di quell'antico palazzo.
Il cuore pulsava, correva all'impazzata.
Giunti in casa, mi affrettai ad accendere delle candele. Amo la luce fioca. Scelsi con cura anche l'aroma dell'incenso.
Ci versammo due vodka lisce e continuammo la conversazione rimasta in sospeso.
Ci ritrovammo a ridere e scherzare per cose di poco conto.
Devo ammetterlo quell'uomo mi prendeva.
E fu notte di passione. Le sue mani scivolarono lungo il mio corpo, con lentezza estenuante. Lame affilate che tagliavano con minuzia chirurgica ogni minimo centimetro della mia pelle.
La sua lingua un bisturi affilato.
E poi mi prese con tanta e tale forza da lasciarmi senza fiato. Urlavo senza sosta il mio piacere.
Lasciavo che i miei umori fossero per lui bevanda da Santo Graal.
E fu cosi per tutta la notte.  
Andrè.. " Mio cielo lindo "
Il mattino seguente non lo trovai fra le lenzuola, una sensazione di vuoto si impossessò di me, mi alzai, avevo bisogno di un caffè, consapevole che non lo avrei più rivisto.
Un biglietto sul tavolo destò la mia curiosità.
" Grazie per la notte meravigliosa." 
Poi un numero di telefono e una scritta. " Chiamami "
Preparai il caffè senza tralasciare il mio animo gioioso.
Fu un buon caffè dall'aroma intenso e vagamente amaro.
Lo avrei chiamato?   Avevo un senso di paura per ciò che provavo.

 

 
 
 

YUKO ....2 parte

Post n°88 pubblicato il 12 Maggio 2009 da DimmiSeTiIntrigo
 
Foto di DimmiSeTiIntrigo

Feci ancora due passi e mi abbandonai sull’ampio divano che delimitava una parte del loft.
Poggiai distrattamente il bicchiere sul piccolo tavolo in cristallo alla mia sinistra e mi accessi una sigaretta.
Avevo ripreso a fumare. Alla prima boccata sentii il petto pulsare e le costole accogliere i polmoni gonfi di quella merda.
Volevo sfuggire al ricordo di quando il soffitto bianco sopra di me era ancora mio amico.
Nei primi tempi passati con Yuko non erano rari i momenti in cui mi mettevo a guardare il soffitto come adesso, mentre lei obbediente scivolava giù, lungo il mio petto. La sua bocca calda e vellutata era incredibile. Ho temuto spesso che i lacci dei miei pantaloni potessero esplodere, quasi fossi io a subire quell’incredibile tortura, e forse era così. Smaniavo per lei selvaggiamente e lei ne era fiera. Il suo godimento di ragazzina dea e schiava si scatenava. La sacralità di quell’istante si eternava sempre. Sacrificarsi per me non poteva inficiare il valore di quella vera e propria idolatria.
Ma è l’amore mi chiederete? Cosa c’entra l’amore con tutto questo? So che lei mi amava con passione. Mi amava come la mantide ama il maschio di cui divora il corpo, mi amava come la lama di un coltello ama la ferita che apre. Ed io ? distrattamente crudele. Sono fatto cosi, come lo scorpione che punge la rana che lo trasporta sull’altra sponda del fiume. Mi sembrava che tutto cosi sarebbe stato più facile. Mi sbagliavo. C’e’ sempre di peggio.
Tornai in me quasi improvvisamente , spensi la sigaretta, mi era venuto un po’ di sonno, i fumi del vino ed il buio della stanza cominciavano a fare effetto. Inoltre la giornata era stata lunga e faticosa. Prima il Direttore di banca con quella voce da arrogante piccolo uomo e poi Khatrine con la sua aria da donna in carriera mi avevano sfiancato e non poco.
“ Se dormi adesso farai brutti sogni. “ La voce della mia coscienza si era fatta sentire prepotentemente.
La mia volontà faticava però a rimettersi in sesto. Volevo abbandonarmi al pensiero di Yuko.
Ci pensò il cellulare a svegliarmi da quel torpore.
“ Pronto “ risposi senza convinzione e con la bocca impastata dalla bevuta.
“ Andrè “ sentii all’altro capo. La voce di Khatrine era inconfondibile e l’unica che non avrei voluto sentire in quell’istante.
“ Andrè “ ribadì con tono piuttosto seccato. “ Ti sei dimenticato del nostro appuntamento? “
“ No Khatrine “ risposi farfugliando “ ehm.. e....che non mi sento molto bene, ..ho appena finito di vomitare. “ Mentii spudoratamente.
“ Vuoi che venga lì? “ mi chiese con l’aria da falsa crocerossina. Forse temeva che fossi in compagnia, o forse ero solo io che oramai la vedevo più come un peso che come una fidanzata. Mi opprimeva. Era insopportabile. Mi toglieva il respiro.
“ No tesoro. Una buona dormita e domani sarò di nuovo in sesto.”
Mi affrettai a chiudere la conversazione con i convenevoli di rito.
Poi tolsi i pantaloni lasciando che la mano scivolasse sul mio sesso alla ricerca di un piacere solitario che solo Yuko sapeva darmi.

 
 
 

YUKO ( PARTE PRIMA E FORSE ULTIMA ).

Post n°87 pubblicato il 04 Aprile 2009 da DimmiSeTiIntrigo
 
Foto di DimmiSeTiIntrigo

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Era stata una giornataccia.
Già dopo le prime telefonate della mattina l’avevo catalogata come off limit.
Come me. In fondo io sono sempre stato cosi, un po’ fuori dagli schemi, anche adesso che me ne stavo davanti all’ampia vetrata del mio loft.
Ero fiero del mio rifugio. Non era stato facile trovarlo, né tantomeno adattarlo alla mia idea di alcova.
Di certo il panorama non comprendeva la Statua della Libertà come a New York o la torre Eiffel come a Parigi ma il duomo della mia città in fondo era una valida alternativa. 
Di fronte poi, uno dei palazzi più antichi e nobiliari del centro storico ne rendeva la vista invidiabile.

Da arguto osservatore quale sono, mi piace cogliere i particolari di ciò che vedo, perche mi sembra l’unico modo per comprendere ciò che mi circonda.
Ho sempre pensato che più informazioni si hanno e più si è in grado di identificare e controllare la situazione, per quanto essa possa essere considerata insignificante.
Controllare la situazione e mai perderne il controllo è sempre stato il mio motto.
Me ne stavo immobile a scrutare i riflessi che le prime ombre della sera regalavano alla città, quando improvvisamente mi ricordai di Yuko.
Yuko! Lei si che mi annebbiava la mente.
In effetti non era il suo vero nome, ma piuttosto quello che le avevo dato da subito, grazie al suo visino che mi ricordava quello delle donne asiatiche Eravamo stati amanti per quasi due anni, una passione folle e sconvolgente, a tratti malata,  che avevo deciso di troncare quando era arrivata ad un punto che temevo fosse di non ritorno.

Lei giocava a fare la gheisha.
Era la regina delle parole senza voce. La libertà violata. Lei g
iocava divertita come un bambino ed io la guardavo. Quei giochi erano nuovi per lei.  Amava l’eccitazione per il proibito, il rischio di essere scoperta da ignari passanti. Dover obbedire a situazioni nuove, estreme, forti ma desiderate. Non sapere come, dove, quando, esaltava le sue percezioni, tutto era un colpo di frusta per la sua mente che si ripercuotevano su tutto il corpo.

Mi girai ancora col bicchiere in mano colmo di vino e avvicinandomi allo stereo cercai la musica compagna dei nostri giochi. Un maledetto piano. La solita maledetta melodia. Ossessione di un ricordo.
Musica che eccitava i nostri sensi dionisiaci, gli istinti e l'aggressività.

“Cosa credi di fare? Non puoi uccidermi ancora, perché mi hai già ucciso. Non ne hai avuto abbastanza?”
Mi tornarono in mente quelle ultime parole piene di odio ed il suo viso indurito. Aveva imparato a non piangere.
Ero stato io. Io, il suo maestro ad insegnarle a non versare lacrime.

Tornai verso la vetrata, le prime ombre della sera facevano capolino ed una leggera pioggerellina scivolava sui vetri rendendo il paesaggio più opaco e sfocato.
Ero intriso fin dentro l’anima di quelle minute gocce di umidità.
Oramai avevo perso ogni speranza. In fondo non ci si innamora delle scopate, cosi come non si transita a lungo davanti a delle facce di argilla o di bronzo.

Quando la conobbi era Bellissima.
Aveva lasciato scivolare la spallina alla veste cercando di convincermi d’esser troppo libera per recitare solo intenzioni, ma io sapevo che non era cosi. Era schiava nell’anima. Era schiava dell’amore che lei stessa andava predicando o forse era solo schiava delle proprie nascoste perversioni.
L’avevo bendata e poi legata con dei lacci di seta nera, con cui prima avevo carezzato con voluttà il suo corpo nudo. Guardavo quel corpo come una litografia griffata di Mirò. Guardavo il seno piccolo e in qualche modo superbo, le sue gambe lunghe e tornite volutamente dorate dall’abbronzatura ma soprattutto mi soffermai a guardare il suo culetto sodo ed immaginai immediatamente a come lo avrei ridotto di fatto in uno strumento per il mio piacere.  
Lo guardavo sapendo che mai avrei dovuto innamorarmene.
D’altronde ne avevo conosciute di donne senza mai perdere il controllo e soprattutto la testa. Yuko però era diversa.

 
 
 
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buonanotte..
Inviato da: samira.1976
il 22/12/2009 alle 00:48
 
Gradito vederti e contento che ti piaccia. ... ti bacio
Inviato da: DimmiSeTiIntrigo
il 15/12/2009 alle 14:27
 
Sempre...bacioa te gioiella ;)
Inviato da: DimmiSeTiIntrigo
il 15/12/2009 alle 14:26
 
ci vuol coraggio! bello mi piace!!! lascio un saluto
Inviato da: lady_violet80
il 03/11/2009 alle 19:51
 
Guardare se stessi ...e sfidarsi. Questo è il coraggio....
Inviato da: A_usenci_A
il 30/10/2009 alle 13:37
 
 

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