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Suggerimenti..dalla rivista Trail Runner!

Post n°103 pubblicato il 16 Novembre 2011 da Guidobix59

Devo proseguire la corsa?

(Il titolo con un po’ di fantasia poteva anche essere:

“la natura” deve fare il suo corso?)

Qualche aiuto ecologicamente corretto.

 

“… allora ti guarderai bene dall’ offrire i tuoi olocausti in qualunque luogo avrai visto; ma offrirai i tuoi olocausti nel luogo che il Signore avrà scelto in una delle tue tribù; là farai quanto ti comando.”  Deuteronomio 12: 13 – 14.

 

 

Religiosa o no, questa è una parte della Bibbia che tutti i trail runners dovrebbero rispettare. Lo dobbiamo ai nostri colleghi runners, bikers ed escursionisti. Ciascuno dovrebbe conoscere le proprie tecniche di smaltimento rifiuti lungo il percorso. Prima che veniate colti di sorpresa con le mutande abbassate, qui ci sono alcuni punti che vi manterranno ecologicamente responsabili.

·       Prima di tutto, toglietevi dal percorso, anche se dovete solo fare pipì.

·       Non scavate troppo in profondità. Seppellite i vostri rifiuti non oltre 15- 20 cm. E’ il materiale organico presente in questo strato che decompone i rifiuti. Scavate oltre i 20 cm ed il suolo sterile qui presente conserverà ciò che avete deposto per gli anni a venire.

·       Se vi trovate in un deserto molto caldo e arido cospargete semplicemente la superficie con il vostro “prodotto” [ il testo non lo dice esplicitamente, ma si tratta di cacca] ( o ancora meglio, spalmatelo su una roccia un po’ fuori mano) e lasciate che il sole faccia il suo lavoro.

·       Nei lunghi percorsi portatevi della carta igienica in una busta di plastica richiudibile a sandwich, così da tenerla isolata dal corpo e non sporcarla.

·       Se venite colti impreparati usate foglie, erba, sassi lisci, corteccia morta, o neve.

·        Lasciate perdere le foglie degli alberi! State lontani dalla quercia velenosa e dall’edera velenosa ( sono piante tipiche del nord America, ma esistono anche da noi piante analoghe che possono, se  toccate, generare dermatiti da contatto, o altri fastidi; per es, non è prudente andare a farla vicino a un ginepro o sotto un castagno quando cadono i ricci. Aggiungerei che soprattutto in periodo estivo, prima di procedere oltre è bene guardarsi intorno attentamente per evitare di farla sopra formicai, nidi di vespe, tane di animali, e, se in prossimità di cespugli o erba alta, battere la zona prescelta con un ramo per evitare possibili vipere) per ovvie ragioni. Evitate anche le ortiche. Ahiahi!!  E’ opportuno documentarsi prima per l’identificazione delle piante.

·       Urinate laddove la pioggia o un ruscello d’acqua possano lavare via l’odore. L’urina è essenzialmente sterile per cui potete farla ovunque, ma non vorrete lasciare la puzza per quelli che seguiranno.

·       Un rimedio rapido solo per le donne. Agite con calma spostando di lato il cavallo dei vostri pantaloncini, cosicchè possiate, se colte di sorpresa riprendere rapidamente una posizione eretta e vestita.Vi avverto: questa tecnica richiede pratica.

 

 

 
 
 

Martinica....huf!!... che fatica!!

Post n°100 pubblicato il 24 Ottobre 2011 da Guidobix59

       Tchimbè Raid della Martinica ( L’isola dei fiori ).

  Dove la via dei Gesuiti si incrocia con la via degli Abati.

 

Escursione globale, dal mare ai monti e ritorno, attraverso foreste tropicali, tra coltivazioni di banane, canna da zucchero e ananas e infine la cima di un vulcano!

Frequenti piogge a carattere torrenziale, con umidità al 70-80 %, con temperatura sempre vicina ai 30 °C .

 

Incuriosito dal fatto che la Tchimbè Raid è stata definita “la piccola Reunion”, a marzo 2011 invio la mia iscrizione e già si manifestano le prime complicazioni con i francesi d’oltre oceano. Inviata la documentazione richiestami, seguendo le indicazioni, poco chiare tra l’altro, del sito ufficiale della manifestazione, considerando anche l’incomunicabilità con gli organizzatori, non riesco a conoscere la mia posizione.           

A tal punto, interviene il mio procuratore Roberto Sordello e sguinzagliatolo, per così dire sfruttato, viste le sue conoscenze linguistiche e modi urbani proverbiali, vengo a sapere che è tutto ok. Poiché la gara parte e arriva da punti diversi dell’isola, va studiata la logistica e quindi una sistemazione alberghiera che possa essere più agevole possibile.

Io e Monica, ebbene sì!….. figuriamoci partire per i Caraibi senza di lei! Ecco che mi organizzo una bella vacanza, per giunta in quei giorni si festeggia il compleanno di Monica!

Arrivati a Lamentin, l’aeroporto di Martinica, ritiriamo l’auto noleggiata da Roma e ci dirigiamo al nostro bungalow presso l’ Imperatrice Village, Pointe du Bout in località Les Trois Iletes, a sud –ovest dell’isola a circa 20 km, guidando sotto un autentico nubifragio!!

Il ritiro del pettorale dopo due giorni dal nostro arrivo (perché gli organizzatori osservano degli orari ben precisi), avviene presso il Centro Nautico di Schoelcher (…sembra più una località tedesca!), vicino alla capitale Fort de France, da dove partirà la gara. Eccomi in fila, ma nessuno la rispetta (….e qui sembra di stare in Italia!), in effetti la consegna avviene in modo scriteriato; intanto che aspetto il mio turno, le zanzare iniziano a massacrarmi polpacci e caviglie…e fuori diluvia!

Finalmente Philippe, dopo aver sfogliato 3 liste di concorrenti (3 le distanze previste 77km, 50 km, 22 km) direttore di gara, mi consegna il numero di pettorale con il chip, tutto chiuso in una busta, mi stringe la mano e mi chiede come va, poi mi indica di ritirare la t-shirt commemorativa.

Prenoto il bus che da Schoelcher porta a Basse Point punto di partenza della gara a nord dell’isola. La Partenza del bus è prevista entro le ore 2.00 di sabato 4 maggio 2011, da un piazzale antistante al Centro Nautico, è prevista (ahimè!)una sicura alzataccia per me e per Monica, che dovrà all’indomani accompagnarmi!

Tornati presso il nostro villaggio, c’è giusto il tempo di cenare, controllare il materiale in dotazione per lo zaino e fare un piccolo riposino. Ma, nel mentre ispeziono la busta contenente il numero di pettorale, trovo un volantino che spiega come prevenire la LEPTOSPIROSI.

Questa malattia associata a febbre e mal di testa, con dolori muscolari e articolari e in alcuni casi necessita il ricovero in ospedale.

Viene trasmessa a l’uomo tramite contatto con pelle lesionata o mucose, tramite l’acqua contaminata dalle urine di animali infetti.  

La malattia si manifesta entro le 3 settimane successive, le attività fisiche come i raid, in particolare dopo gli episodi caratterizzati da forti piogge (come in questo caso!), tutti i partecipanti alla Tchimbè Raid dovranno adottare misure di prevenzione.

Per cui non bisognerà bere l’acqua dei fiumi o torrenti;

bisognerà indossare vestiti coprenti per proteggere la pelle da eventuali escoriazioni ad evitare così, il contatto con l’acqua e il fango.

All’arrivo bisognerà lavarsi bene con il sapone, insistendo sulle piaghe, cercando di disinfettarle più possibile. Comunque, se al rientro in Europa entro un mese si presentano  i sintomi sopra descritti, consultare senza indugio il medico specialista in malattie infettive, spiegando di aver preso parte a questo evento (…. così sarà il dottore stesso a dare il colpo di grazia!!). Lascio immaginare che riposino!!!…che il Signore ce la mandi buona!!

…. Sveglia a mezzanotte, pronti per recarci, nuovamente in macchina, nel piazzale dove stazionano i bus navetta per Basse Point….dimenticavo, diluvia!! …immagino cosa penserà il mio amico Roberto Burtone, quando racconterò cio’!…confesso che un po’ di sconforto mi prende, pensare di fare la gara sotto questa pioggia violenta, non mi conforta!!

All’appuntamento, ci sono due bus ad attendere gli atleti che dovranno essere trasferiti a nord. Giunti a Basse Point, scesi dal bus e convogliati all’interno dello stadio di calcio locale, ci si mette in fila per il controllo del materiale obbligatorio, sotto una pioggia scrosciante!! Controllata tutta la dotazione compresa la trus di soccorso, ci obbligano ad accendere la lampada frontale e indossare il gilet di sicurezza.

Un breve breafing precede la partenza (ore 4:18’) con i piedi e le scarpe già intrisi d’acqua!

Partenza abbastanza compatta e senza eccessivo agonismo, da parte di tutti, come se ognuno pensasse:…vai avanti tu, che a me vien da ridere!!

Non è una falsa impressione, perché in realtà questo tipo di comportamento l’ho constatato km dopo km. Il sorpasso tra concorrenti avviene quasi con timidezza!!

Alle ore 5:00 inizia a fare giorno, ma con la pioggia che continua a scendere la luce è scarsa. Per me si ripresenta il problema della vista; il caldo umido, il calore emanato da me e la pioggia le lenti dei miei occhiali si appannano e sono costretto a togliermeli!!

Si suda molto già dai primi km, proseguo sorseggiando acqua dalla mia camel bak.

I primi 14 km passano piuttosto velocemente tra infinite piantagioni di banane  e canna da zucchero, nonostante la pioggia il terreno ancora compatto, sembra reggere.

Da qui in poi dovrò far uso dei miei bastoncini telescopici per salire i 1000 m di dislivello fino alla Montagne Pelèe (1300 m di altezza). Dopo alcuni tratti di saliscendi su strade cementate, si imbocca il sentiero a vista ( poco segnalato) su un infinito pratone di erba alta e fango ( fango tipo collante per pavimenti, che trattiene le scarpe ad ogni passo ). Continua a piovere e lasciato il pratone, si attacca il tratto più ripido dell’ascesa al monte, su un single-trek profondo e stretto, scavato dall’acqua piovana nella roccia vulcanica, che impedisce l’uso dei bastoncini, facendomi ricorrere all’uso delle mani!

Intorno la vegetazione è rigogliosa e non dà quella effettiva cognizione dello spazio, delle distanze. Intanto è scesa anche un po’ di nebbia, ma non preoccupa.

La mia condizione in salita è buona, lo capisco da come sono riuscito a raggiungere alcuni concorrenti che poco prima mi avevano superato. Giunto in vetta, mi soffermo un attimo a scrutare il panorama e per fare qualche foto, ma la scarsa visibilità, dovuta alla nebbia, mi impedisce di goderne la “sicura” bellezza.

La discesa dal Pelèe dopo un bel tratto in cresta su sentiero ampio, è molto tecnica, ma divertente ed è tutta su terreno compatto di lapilli, scale di roccia e anche un po’ esposta.

Ero fino a quel momento in compagnia di 4 francesi ( che per certi versi, mi hanno ricordato i miei amici di Quelli della 180 ) chiaramente intenzionati a terminare la gara tutti insieme e che mostravano una certa simpatia, anche quando uno di loro ( troppo veloce in discesa ), sbilanciandosi, cade interamente in una buca profonda, ma per sua fortuna piena di vegetazione!! L’ilarità dei compagni ha prevalso, quando lo stesso malcapitato rialzatosi, rideva.

Ora sono io ad avvantaggiarmi rispetto loro e dopo 4:30’ raggiungo il chek point entro il tempo limite previsto. Al ristoro una bella soup tiepida, un bicchiere di Coca Cola, non me lo toglie nessuno!

Si riparte incitato dai francesi che vedo sopraggiungere….allez Massimo! ( il mio nome è scritto sul pettorale ).

Dopo qualche tratto di strada cementata, ci si addentra nel pieno della foresta tropicale, tra sentieri fangosi, salite e discese dal 10 al 18% di pendenza ( Morne ) ma mai troppo lunghe, attraversando fiumi e torrenti con un livello dell’acqua oltre le caviglie. 

Una bella equazione “nature”: i torrenti si alternano a sentieri fangosi, come le piantagioni di banane si alternano a quelle di ananas e canna da zucchero !!

E’ da questo momento in poi che inizio il calvario!

Appena ripreso il respiro, su un tratto di strada bitumata, è ora la folta vegetazione che caratterizza e mi inghiotte, in questa parte del percorso!! Le radici che affiorano, seminascoste nel fango, sono un vero pericolo!!

Cercare la giusta concentrazione e non cadere è pressoché impossibile. Forzare un equilibrio già precario, comporta un movimento brusco delle braccia, delle spalle e soprattutto della schiena!…che stress! Me lo ripeto in continuazione e ciò mi deprime, pensando a quando sopraggiungerà il buio; considerando il mio serio problema di miopia.

Dimenticavo!! …continua a piovere!

La pioggia cade violentemente, così come è pesante la mia terza caduta nel fango (..qui rideranno i miei amici Antonio Camertoni e Roberto Fabbri ). La mia nuova Salomon, del piede sinistro, si aggancia ad una radice tronca, tanto da strappare letteralmente il primo strato di tela della tomaia. La fortuna ha voluto che la rovinosa caduta nel fango, a 4 di bastoni,  non mi ha causato ne traumi e ne ferite ( vedi leptospirosi )!

Proseguo rabbiosamente, ma solo per raggiungere al più presto il prossimo punto ristoro e abbandonare la competizione….environ 40 km!

Cosa rimane di questa esperienza? Un bel tuffo in acque chiare dal pontile di Anse de Bout, una  carezza ad una stella marina, l’ombra di una palma a riparo di un prepotente raggio di sole, un balletto di granchi, il colore di una moltitudine di fiori.

Massimo Guidobaldi

   

 

 
 
 

Trekking Tra(il)...rifiuti

Post n°99 pubblicato il 24 Ottobre 2011 da Guidobix59

 Decalogo per l'escursionista a impatto zero che ho estratto da Nuova Ecologia, il mensile di Lega Ambiente:

1 Portare nello zaino un sacchetto per portare via i rifiuti.

2 Anche se nei parchi e nei rifugi si trovano bidoni per i rifiuti, preferire l'autotrasporto a valle. L'elicottero, costa di più!

3 Usare la borraccia o il thermos, al posto delle bottiglie di plastica.

4 Fare preselezione degli alimenti nello zaino eliminando i contenitori inutili.

5 Riportare l'ambiente al suo stato naturale dopo le attività in tenda.

6 Portare a valle anche ciò che è biodegradabile, anche le bucce della frutta, per evitare il loro impatto visivo e perchè non spariscono subito.

7 Seguire sempre i sentieri tracciati e non percorrere il bosco al di fuori di quelli esistenti.

8 Raccogliere nel sacchetto tutto ciò che si trova, anche se lasciato da altri.

9 E' necessario che le associazioni di promozione turistica preparino contenitori alla fine e all'inizio delle zone di escursione.

10 Considerare i costi sociali della rimozione di ciò che si lascia in montagna. Anche per i rifugi è difficile e costoso lo smaltimento.

E' sbagliato pensare che alla pulizia ci pensano altri!!

 
 
 

Roma Ecomaratona....e i ragazzi dello zoo di Cesano

Post n°98 pubblicato il 24 Ottobre 2011 da Guidobix59

Roma Ecomaratona……e i ragazzi dello zoo di Cesano!!!!

 

Il 2 ottobre 2011, in una giornata quasi estiva, una grande organizzazione è riuscita a condurre in modo perfetto due manifestazioni sportive in una; la seconda edizione della Roma Ecomaratona di 42 km e la seconda edizione dell’Urban Trail di Cesano di 10 km.

La prima era la gara clou della giornata e l’urban trail l’evento collaterale, entrambe legate da uno stesso fine, quale la conoscenza e la promozione del trail running e il rispetto per l’ambiente. La Roma Ecomaratona oltre ad essere la Maratona Ecologica di Roma, ha dimostrato che l’insieme di forze concrete, fatta di persone, può ancora fare qualcosa per non inquinare l’AMBIENTE e rendere sostenibile il modo di fare sport!

La logica che l’ASD Roma Ecomaratona, società organizzatrice, si è imposta, è proprio quella di ricercare luoghi diversi, non lontani dalla città, studiarne i percorsi e segnalarne, a chi di competenza, lo stato eventuale dei luoghi, relativamente alla nettezza, come in una sorta di vigilanza ambientale, per poi renderli fruibili a tutti.

La ASD Roma Ecomaratona è riuscita a trascinare molti appassionati di trail running in quel di Cesano di Roma, scegliendola come base logistica per partenza e arrivo.

Perché Cesano?        

Cesano è compreso nel territorio del Comune di Roma Capitale, XX Municipio e quindi rimaneva la soluzione più ovvia. Lo sviluppo dei 42 km veniva affidato alla pazienza e sagacia di Robertone Fabbri, new entry nel Direttivo della ASD Roma Ecomaratona.

Esperto dei luoghi perché residente, si è reso disponibile e propositivo sin dall’inizio in cui gli è stato presentato il progetto, ma soprattutto un collaboratore valido per il suo orientamento “Verde”!!

Dopo aver studiato un primo percorso insieme ad alcuni bikers locali, Robertone riusciva a trovare, con l’aiuto della Carta dei Sentieri dei Parchi di Bracciano e Martignano e di Vejo e con successiva verifica, un bel giro, che avrebbe interessato i due adiacenti parchi.

Quali Problemi si sono incontrati durante i vari sopralluoghi?

La scelta tra i giorni della settimana in cui poter combinare le uscite con le disponibilità di ognuno di noi;

scegliere un periodo dell’anno in cui non ci sono i ”tafani”!! Quest’anno particolarmente numerosi, per via della siccità nel Parco Regionale di Bracciano & Martignano e nel Parco Regionale di Vejo.

Presentato il nostro progetto ai rispettivi Enti Parco, ottenevamo un consenso favorevole, dove solo la denominazione “Roma Ecomaratona” suonava bene ai nostri interlocutori! 

Solo un mese prima, della data prevista, apprendevamo dai Guardaparco, che parte del percorso da noi studiato era interdetto al passaggio, in quanto nell’area di forra del Parco di Vejo in corrispondenza della Cascata dell’Inferno è sottoposta a vincolo naturalistico, per via di un piccolo animaletto, la salamandrina dagli occhiali (specie di anfibio protetto), che vi si riproduce!

A tal punto siamo stati costretti, dimostrando la nostra sensibilità anche a questo genere di problematiche, a studiare una variante insieme al Commissario del Parco di Vejo, dott. Massimo Pezzella.

Nel frattempo ci tenevamo in stand by l’altra parte di percorso e cioè i 10 km nel territorio del Parco dei due Laghi, che avremmo sicuramente misurato in un fine settimana, giorni in cui il Campo di Addestramento e il Poligono Militare di Cesano, non prevedevano esercitazioni. Durante la tracciatura, indossato il nostro abbigliamento anti-tafano, io e Robertone abbiamo avuto un incontro ravvicinato con un orbettino, animaletto simile ad una biscia con le zampette, che mi ricorda la mia infanzia sui prati accanto casa di mio zio a Genzano (Castelli Romani).

Perché la scelta del 2 ottobre 2011?

Volevamo cambiare periodo rispetto la data della prima edizione (30 maggio 2010) a Frascati, nel Parco Regionale dei Castelli Romani, per non andare ad inficiare con altre manifestazioni. Ma alla fine la scelta non è stata tra le più felici! Risultata troppo vicina al periodo estivo, non ha consentito ai più, la giusta preparazione per affrontare un impegno così duro; anche le nostre comunicazioni apparse sul sito hanno forse, spaventato gli atleti intenzionati a parteciparvi, ma con precaria autonomia!!

 

Autonomia? Che vuol dire?

Sta a significare, che oltre alla preparazione atletica, ogni iscritto, alla partenza era richiesta una dotazione di una riserva d’acqua, anche se venivano garantiti 6 ristori lungo il percorso.

Tutti i partecipanti, all’atto dell’iscrizione, hanno ricevuto una eco-tazza, una tazza in gomma alimentare; omaggio molto gradito soprattutto a chi risultava troppo ingombrante portarsi dietro borracce e quant’altro.

Bisognava dare una svolta! L’ambiente bucolico e sonnacchioso di entrambi i parchi, con annesso il piccolo Borgo di Cesano, meritava un rilancio e con la Roma Ecomaratona, ci siamo in parte riusciti. Per tornare a parlare di impatto ambientale, perché come ricordo, questo è il motivo trainante, nel breafing prima della partenza tutti i concorrenti sono stati chiamati a rigore, non a tirare un calcio piazzato, ma ad una osservanza di regole, che sono parte dell’educazione civica che ci insegnavano a scuola!!

L’ASD Roma Ecomaratona ha saputo dimostrare che si può fare del proselitismo ed educare sempre più persone; a conferma di ciò, i sentieri interessati dal percorso di gara, preventivamente ripuliti da ogni rifiuto dagli stessi organizzatori, sono risultati al termine della manifestazione, integri e privi di ogni scarto o rifiuto!!

La sfida era proprio quella di far conoscere ai concorrenti luoghi vicini alla città, spesso sconosciuti, dove correre in natura, ma con rispetto!!…non come fanno altre persone, che “conoscono” molto bene questi luoghi per andarci a sversare ogni genere di immondizia!

Bene, noi dell’ASD Roma Ecomaratona con le nostre iniziative volontarie, come quella precedentemente raccontata, di raccolte di rifiuti; ovviamente si parla di rifiuti di facile asporto, in quanto non supportati da alcuna ditta specializzata e ne da mezzi meccanici.

Nel dettaglio, l’intero percorso è stato segnalato con nastro bianco/rosso in mater-bi (proveniente dalla lavorazione del mais), da segni di vernice effimera (facilmente degradabile in pochi gg), oltre a ciò lungo il percorso, sono stati dislocati punti di controllo con personale attento ad ogni esigenza dei concorrenti. All’arrivo tutti hanno apprezzato il lavoro svolto, giungendo affaticati ma sorridenti, congratulandosi con gli organizzatori per l’ottima riuscita.

Come ad ogni manifestazione che si organizza, non è mancato il retroscena.

Marco D’Innocenti, vincitore poi della gara in 3:26’, già vice-campione mondiale sulla distanza di 100 km su strada, è stato quasi incornato da un vitello che si è visto sbarrare, transitando su un single-trek, la strada. Entrambi impauriti, ma ad indietreggiare è Marco, che scivola e nel rialzarsi viene letteralmente scalzato dal vitello e senza riportare ferite, giungeva al traguardo trionfante!    

L’altro aneddoto lo ha descritto, dopo aver tagliato il traguardo, l’amico Sandro Vecchietti, appassionato di astronomia, che ha scorto un branco di cinghiali, verso il finire di gara e prima di lasciare le limitazioni del Parco di Vejo, che erano intenti a ruspare nel terreno!

Avevamo una incombenza su come presidiare la zona di Monte Castagno, perché gli atleti sarebbero passati in una zona dove spesso sono a pascolare mandrie di Mucche Maremmane e dove un anziano proprietario aggredisce a bordo del suo trattore…..(Buzzi malvestiti!!) ogni intruso, minacciandolo di farne “polpette”. Tale compito lo abbiamo lasciato al nostro Fabbri Robertone che ha saputo tenerlo a bada con diplomazia (…e con una roncola in mano)!!

L’altro retroscena potrebbe somigliare ad un pianto recitato in una commedia greca, ma in realtà è un grido che serve da monito a chi spesso si affida a delle persone serie, che dimostrano di non essere serie!! Non so da dove iniziare, ma vi assicuro che l’elenco è lungo.

Una dalle più grandi delusioni proviene dagli sponsor, per così dire tecnici, quelli che grazie agli organizzatori, riescono a vendere i loro prodotti, in cambio del lancio pubblicitario che manifestazioni come la Roma Ecomaratona, possono offrire. Sponsor più volte stimolati che quasi mai rispondono, mostrandosi non educati civilmente! Non riesco a capacitarmi  all’idea che dette aziende siano sorde e ceche ai nostri appelli o richieste e non riescano a carpire il significato  e quindi essere sensibili al chiaro obiettivo che la manifestazione e in genere tutte le gare di trail running del Circuito Parks Trail, si prefiggono; vedi:

materiali di abbigliamento sportivo provenienti dalla lavorazione di fibre naturali e/o con nylon a basso contenuto di petrolio;

materiali provenienti dal riuso di altro materiale scartato;

valorizzare  prodotti alimentari locali per abbassare la movimentazione degli stessi e dei mezzi di trasporto occorrenti (km zero),

raggiungere le località di gara con mezzi di trasporto collettivi (pool-cars), in modo da abbattere le emissioni dei gas di scarico e via di seguito, con quelli precedenti indicati relativi alla condotta di gara da parte di chi partecipa e da parte di chi organizza.

L’autosufficienza alimentare e idrica,

la segnalazione dei sentieri con materiali biodegradabili!

Altro importante retroscena è lo scarso interesse mostrato dalla stampa, fatta eccezione del Corriere della Sera, con la rubrica on line di Corriere.it, che ha completamente disertato la indetta presentazione della manifestazione.

Per parlare di mancanza di serietà, vorrei menzionare quelle associazioni come Lega Ambiente, WWF etc. più volte interpellate e richiesto di lavorare insieme nel progetto Roma Ecomaratona, senza ottenere risposte. Forse sarà perché Roma Ecomaratona non è un loro progetto!? Probabile che escludano a priori forze nuove e nuove idee che non siano dettate da loro stessi!!! 

E’ accaduto anche con la azienda Esosport che recupera le scarpe da corsa usate, che vengono poi destinate ad altre aziende che ne riciclano i materiali componenti per la costruzione di piste di atletica o pavimentazione per parchi giochi per bambini. Noi dell’ASD Roma Ecomaratona avevamo previsto in zona partenza e arrivo un punto di raccolta di questa scarpe, ma nessuno si è dimostrato interessato!

Abbiamo pensato di organizzare un pasta party finale per tutti i concorrenti e accompagnatori, accordandoci con il proprietario dell’Agriturismo La Melazza per quanto riguardava il condimento e malgrado avessimo fatto pubblicità a suo favore, che ha prodotto diverse presenze nel suo ristorante, di atleti partecipanti alle due gare, ci ha “servito” il conto!

Un’altra “sòla” ce la rifilata la ditta dei bagni chimici, richiesti per la mancanza di bagni pubblici nel piccolo Borgo di Cesano, ma non venivano rispettati gli accordi. Dei bagni chimici, neanche l’ombra!!

Anzi, dopo qualche giorno ci siamo visti pervenire una fattura per il pagamento, senza averli mai consegnati!! Nonostante tutto, l’organizzazione è proseguita senza esitazioni, riuscendo a sbrogliare ogni difficoltà!

Quello che conta di più è che alla fine la gara ha avuto la presenza di tutti gli elementi:

Acqua: i due guadi del Fosso di Formello, accanto le Cascate della Mola di Formello;

Terra: il terreno argilloso, a tratti polvere di borotalco e la lava raffreddata, con roccia vulcanica sulla zona di Monte Musino, hanno caratterizzato parte del percorso;

Fuoco: il caldo insolito di questo periodo dell’anno;

Aria: è quella respirata a pieni polmoni per ossigenarsi e per sospirare come per ringraziare il Signore di essere al mondo.

 

Massimo Guidobaldi

 

 
 
 

Celebrazioni del 50° Anniversario delle Olimpiadi di Roma 1960!!

Post n°97 pubblicato il 11 Settembre 2010 da Guidobix59

                                                        Gloria a te, Maximo! 

 

E’ nato tutto da un vezzo dell’On.le Alessandro Cochi, Delegato allo Sport del Comune di Roma.

Il 25 agosto 2010, giorno in cui erano previsti i festeggiamenti del 50° Anniversario dalle Olimpiadi di Roma del 1960, mentre prendevo servizio in orario pomeridiano sul Colle Capitolino, venivo per così dire ingaggiato dall’On.le, il quale mi chiede se fossi in grado di portare l’asta con la bandiera originale del 1960 delle Olimpiadi (custodita in una teca della Sala delle Bandiere di Palazzo Senatorio). Dapprima pensavo fosse uno scherzo dei miei colleghi, poi nell’ilarità, ho pensato…perché no!? L’altro pensiero era nei confronti dei molti personaggi benchè più titolati di me, avrebbero potuto onorare quella “bandiera”, che tanto ha significato per noi italiani quell’anno!! Ma il volere dell’Onorevole Cochi ha superato tutte le indecisioni, anche perché mi riteneva la persona più rappresentativa e indicata, per il fatto di essere un’agente di Polizia Municipale in servizio al Campidoglio e per il mio curriculum, da modesto atleta, capace di grandi imprese!!

Venivo così preso in “consegna” dal Capo del Cerimoniale del Campidoglio Av. Dott. Piazza e insieme a lui provammo l’itinerario che avrei dovuto fare più tardi, portando l’asta con la bandiera, alta 3 metri, cercando di non fare errori!!  Sembrava tutto facile, ma il peso dell’asta e della bandiera che si gonfiava con un minimo soffio di vento, mi sbilanciava, nonostante la mia quasi proporzionale altezza!

Intanto il Consigliere Comunale Cochi si adoperava nella ricerca di una divisa diversa, da quella che al momento indossavo, così da sembrare un perfetto atleta e dare un certo tono di “alta” ufficialità! Trovata presso il CONI, una divisa degli atleti olimpionici di Pechino 2008! Mi sta a pennello e allo specchio sembro John Travolta nel film “La Febbre del Sabato Sera”!!!  

Ecco che alle 20:00 dopo il volo delle 5 colombe ( a me sembravano 5 piccioni, simili a quelli che gravitano sul Colle ), inizia la Cerimonia, con molte autorità presenti…devo dire che l’emozione c’è e quando mi danno il via, accompagnato da tre colleghi della Squadra d’Onore, in alta uniforme, con lo speaker che mi annuncia come Ag. Polizia Municipale e come una specie di “Ironman”, sale ancora di più!!

Con andatura decisa attraverso Piazza del Campidoglio per raggiungere il Palco su cui dovrò porre la Bandiera, facendo attenzione ai gradini della scaletta e ai tiranti che fermano il grande schermo posto a retro palco. Durante il tragitto la mia mente cerca di scavare ricordi più remoti. Nel 1960 io avevo 11 mesi, per cui sono cresciuto con i miti di quelle famose gesta. Essere lì quella sera ha significato per me vivere quei momenti di celebrità. Sfilare quella sera è stato per me un onore, consentendomi di vivere un “pari” momento di gloria! Mi sono sentito davvero importante davanti a tanto pubblico. Ringrazio chi mi ha dato questa opportunità!

Massimo Guidobaldi   

 
 
 

Restonica Trail 2010

Post n°96 pubblicato il 14 Luglio 2010 da Guidobix59
 

  Restonica Trail….ovvero il Trail del Salame e del Primo sale!

 

Il trail della Restonica è una corsa a piedi, che ha luogo in Corsica  e nasce da una preesistente gara denominata “Inter Lacs”. L’attuale unica tappa di 68 km è a mio avviso tutta la parte più impegnativa della precedente. Con la scelta di questo percorso, gli organizzatori ti permettono di correre (ammesso che uno possa correre) su parte del  famoso GR20 (grand randonee – sentiero che attraversa tutta l’isola da nord a sud o viceversa).

Durante la precedente vacanza in Corsica, io e Monica, decidemmo di fare un’escursione nella Valle della Restonica (fiume) e ci incamminammo con l’idea di raggiungere i laghi di Campitellu e di Melu. Il sentiero che conduceva ai laghi mostrava un fondo non abbastanza facile e ad un certo punto per scrutare il primo lago, bisognava proprio arrampicarsi, ciò che ha fatto desistere Monica dal proseguire. Tornati indietro presso il punto in cui avevamo lasciato la nostra auto, ci soffermiamo al ristoro “ U Stazzu” di Chez Teo. Un vero e proprio ovile adibito a bar-trattoria. Mentre degustavamo un primo sale e una birra locale ”Pietra” (aromatizzata alla castagna), lo sguardo è rivolto su una locandina affissa su una parete, che pubblicizzava una gara di trail; si trattava della prima edizione del Restonica Trail, 68 km di sentieri di montagna con 5000 m di dislivello.

Chiedemmo a Teo, il proprietario, alcune informazioni e lui ci rifila senza proferire parole il modulo d’iscrizione, con una espressione di ilarità (quasi a far intendere….ma questi dove vanno?). Subito dopo ci indica in dialetto corso (italiano, sardo, francese) che le iscrizioni le potevamo fare a Corte presso un’agenzia immobiliare. Io e Monica ci guardammo in faccia per un istante, come per dire: …. ma questo ci sta sfidando!?  Non mi sono fatto convincere solo perché avevamo deciso di rilassarci e di goderci pienamente la vacanza. Monica stessa, quasi per consolarmi, dice semmai ci torniamo il prossimo anno.

Ed eccoci al prossimo anno!….è il 3 luglio 2010.

Convinto più che mai, quando si tratta di prender parte a questo genere di gare, mi presento sotto l’arco della partenza, prevista tra l’altro per le ore 5:00, dopo la solita alzataccia dal letto dell’albergo L’Atrachiata di Aleria, che si trova sulla costa orientale della Corsica, a 3 km dal mare e a 48 km da Corte. L’unico incontro durante il tragitto in macchina da Aleria a Corte, una scura e grassa mucca, mi attraversa all’improvviso la strada ed è stato un miracolo non averla presa o…. un peccato non averla “speronata”, immaginando alle innumerevoli “entrecote” che ci avrei ricavato!!

112 partenti, che dopo aver apposto la “segnature” ad indicare la punzonatura, prendono il via….in salita e per i primi 1400 m di dislivello! Impossibile pensare già a correre.

Non mi rendo conto se le due ore impiegate per fare 1200 m di dislivello positivo, siano poche o siano molte. Fatto è che dopo il primo controllo a Bocca Canaglia, inizio a correre insieme ad un gruppetto di persone che sembrino avere la stessa mia andatura. Ma questa è solo apparenza, perché prima delle Bergeries de Boniacce mi ritrovo da solo, dopo un breve pit-stop!

Più avanti saluto un gruppo di pastori, cordialmente rispondono al mio saluto e in italiano chiedo loro, scherzosamente, quanto ancora mancasse per l’arrivo…. risata grassa (tra cacio e coppa)!!

Riprendo a correre e recupero 6 concorrenti, su un bel sentiero, largo e senza asperità, sentiero che conduce al Rifugio Sega, ben attrezzato e fornito di ogni alimento, persino lonzu, sauciccion, fromage de broccu e u’ pecurinu!! Da qui in poi si attraversano le Gole del Tavignano (altro fiume), lo spettacolo è assicurato, con pareti di roccia altissime dove il fiume presenta splendidi salti d’acqua. Bellissima la sensazione di poter correre da solo in questi luoghi, pieni di verdi abetaie!

Il percorso si allunga in direzione del Lago di Ninu a 1757 m di altezza, che fino ad una settimana prima, mostrava un paesaggio tutto innevato. Mi trovo a percorrere il periplo del lago in mezzo a un acquitrinio e da un lato è un bene, considerata le alte temperature e i piedi che fumano!!

La bellezza di questo percorso sono anche le innumerevoli sorgenti di acqua che si trovano e non a caso quella del Lago di Ninu è tra le più fresche e di buona portata. Si riprende a correre e anche a buon ritmo e per un lungo tratto fino al Rifugio de Manganu a 1600 m.  

Bisogna rifornirsi adeguatamente perché il caldo aumenta e la salita sulla sommità della Bocca alle Porte a 2245 m di altezza, con già tanti km sulle gambe, è davvero proibitiva.

Altri 1600 m di dislivello su scaglie di pietra fino a Bocca alle Porte 2245 m, punto più alto di tutto il percorso. Arrivato in cima trovo uno dell’organizzazione a cavalcioni su una roccia che comunica via radio con la base a Corte. Vista le difficoltà della salita, provo ad informarmi di come sarà la discesa…..tranquillo, mi dicono, dopo il traverso esposto e protetto da una lunga corda fissa, il resto è agevole!! Ci sono caduto nuovamente! Mai fidarsi dei francesi…. anche se i corsi non è che vanno tanto d’accordo con i francesi!

La discesa è un vero disastro, “sfasciume” in gergo, mi ritrovo a percorrerla quasi sempre in apnea, la tensione è tanta e la concentrazione non manca, anche se il paesaggio porta a distrarsi!!. Gli appoggi precari mi rallentano enormemente e soprattutto quando i piedi passano dalla neve alla roccia; fino a quando il grip delle scarpe non riprende a sporcarsi, l’aderenza è nulla!!

E’ la volta del muro a scendere con corda fissa e neve, molto compatta, si scivola e sono costretto con le punte delle mie Salomon, a scalciare per creare il gradino, necessario ad un appoggio certo, ma soprattutto non precipitare nel vuoto; è una vera scalata a scendere e confesso che forse, con un paio di ramponi sarei stato più tranquillo!!          

La prossima ripida discesa è regolata da una catena, ma stavolta manca la neve!!

Ora riesco a respirare meno affannosamente, senza apprensione arrivo prima al Lago di Campitellu e successivamente, perché slivellato, il Lago di Melu.

Si scende ancora e raggiungo il celebre “U’ Stazzu” di Chez Teo. E’ proprio lui che viene incontro agli atleti in gara, fa lo stesso con me e quando lo raggiungo, si accerta sulle mie condizioni….mi presento e gli dico:… ti ricordi Teo, quando sono venuto l’anno scorso, a chiederti informazioni sulla gara?….bene! Ora sono qui!

Ma da qui a Corte quanto manca?…..altre 4 ore e sei arrivato.

Purtroppo non è così.

Dopo aver salutato Teo e ringraziatolo per l’accoglienza, rifiutando persino un piatto di pasta, riparto su un tratto di percorso che si presenta meno difficile, ma noioso per il suo andamento, una volta sul versante destro e una volta su quello sinistro, parallelo al Fiume Tavignano. Ora il sentiero è a mezza costa e per raggiungere il  nono controllo si ridiscende sulle rive del Tavignano, per poi risalire in direzione della Bocca delle Cappellacce a 1670 m e siamo ancora alti rispetto la linea di traguardo di Corte.

Durante la risalita mi trovo a soccorrere un concorrente colto da crampi e a quel punto si decide insieme di proseguire fino all’arrivo. A suo dire siamo i fanalini di coda,  conferma di ciò sono le due persone dell’organizzazione che ci seguono. Denis Piacentini, così si chiama il ragazzo corso che procede di pari passo. Raggiungiamo un altro ristoro e lui ne approfitta per farsi un  massaggio, visto il sopraggiungere di altri crampi a quel punto decido di fermarmi insieme a lui e riprendere il cammino, perché  a questo punto si tratta solo di camminare. Si aggiungono altre tre persone dell’organizzazione a fare da “scopa”, dopo l’ultimo ristoro e la compagnia si fa ancora più allegra. E’ simpatico e divertente sentirli parlare in corso e uno di loro è un vero e proprio intrattenitore, canta, racconta aneddoti, che persino io riesco a capire.

Si fa buio e le previsioni orarie sono ormai dubbie. La mia lampada frontale ha le pile scariche e la decisione di rimanere nel gruppo mi fa gioco; con le loro lampade potrò superare i miei problemi legati anche alla mia miopia.

Ormai siamo al termine e ognuno di noi in attesa del traguardo fa richiesta di ogni cosa, chi chiede di poter mangiare, chi chiede di poter bere una birra e chi come me chiede di rivedere Monica che sarà sicuramente in pensiero, dopo circa 18 ore di gara. Usciti dal sentiero entriamo direttamente nel centro abitato, con Monica ad attendermi proprio allo sbocco.

L’arrivo è tra i più trionfanti che abbia mai vissuto. Gli ultimi, festeggiati meglio dei primi. Sono le 23:00 due ali di folla ci acclama e nella piazza Tuffelli di Corte c’è un tripudio generale, accompagnato da canti tradizionali corsi. L’abbraccio con  Denis e l’allegra brigata è commovente ed io mi sento più corso!! Pierre Giacobbi e i suoi collaboratori si sono dimostrati davvero speciali, nonostante aver sottaciuto le difficoltà.

 

Massimo Guidobaldi

 

 
 
 

Roma Ecomaratona...La prima Ecomaratona autogestita!

Post n°95 pubblicato il 24 Giugno 2010 da Guidobix59
Foto di Guidobix59

Come organizzare una Ecomaratona?

Semplice!

Basta cercare la giusta location a Roma, Parco Regionale dei Castelli Romani…trovata!

Studiare il percorso di 42 km , non facile e …. trovarlo!

Cercare il supporto delle amministrazioni locali, a parte Frascati e..……… non trovarli!

Cercare il sostegno da parte dell’Ente Parco dei Castelli Romani e..…….…non trovarlo!

Cercare gli sponsor……..e non trovarli!

Cercare di organizzare la conferenza stampa….….e vederla poi disertare dai giornalisti!

Scusate se nel raccontare parlerò in prima persona e alternativamente in terza, perché in qualità di presidente dell’ASD Roma Ecomaratona, ritengo che comunque alle spalle c’è o c’è stata, un’organizzazione fatta di persone che, chi più, chi meno, ha contribuito a questo progetto e valeva la pena menzionarle.

 

L’idea di mettere in piedi un evento simile, era nato tra me e Antonio Lupi, presidente dell’ASD. Atl.Amatori Velletri.

Entrambi sapevamo di essere a capo di due gruppi ben affiatati e organizzati e per questo, in grado di scegliere i collaboratori giusti. Ma Antonio non si è sentito di affrontare (a ragione!) un così duro e complesso impegno. Rimaneva solo la mia aspirazione, quella di fare qualcosa di originale a Roma, una gara di 42 Km, tutta su sentieri di montagna, o meglio di media montagna. Trovare un’area così vasta a Roma non è stato facile.

L’unica poteva essere il Parco Regionale dei Castelli Romani, per la vicinanza a Roma e per le caratteristiche richieste per una Ecomaratona e perché, qui ero solito allenarmi.

Inizia così la ricerca e lo studio di un percorso.

Dapprima su una carta dei sentieri viene tracciato un ipotetico itinerario, poi le prime verifiche pratiche, che mostrano un eccessivo chilometraggio. Si torna sulla mappa per apportare le opportune modifiche e tagli. Nei successivi sopralluoghi e precisamente, due uscite di corsa con il mio Garmin, riesco a totalizzare questi fatidici 42 Km!

E’ stato prescelto il Comune di Frascati, come località di partenza e per comodità sarà anche l’arrivo della prima Roma Ecomaratona.

Tale scelta ha causato già i primi contrasti, tra gli altri 4 comuni interessati al passaggio dei concorrenti.

Ogni amministratore gelosamente, si proponeva a favore per il proprio comune.

Ma il motivo per cui si è deciso Frascati non è singolare; con la sua storia, le ville cinquecentesche, la sua recettività e la sua posizione strategica e facile, rispetto alla vicinanza con la capitale, era sicuramente in vantaggio rispetto agli altri comuni.

L’ASD. Atl. Tusculum inoltre, con in testa il Presidente Sergio Molinari e la vice Presidente Alessia Foligni, si è offerta con il proprio staff e la propria sede, prospiciente la zona di partenza e arrivo di Villa Torlonia, di collaborare alla riuscita della manifestazione.

Il tramite che si è instaurato tra me e Alessia, a fatto sì che ogni meccanismo fosse sempre sincronizzato, per i contatti con i possibili sponsor e per i contatti con gli amministratori locali.

 

Note dolenti

Alla richiesta dei contributi, diretta ai comuni di Frascati , Monte Porzio Catone, Montecompatri, Rocca Priora e Rocca di Papa, la risposta è un coro unanime e cioè: impossibilità di finanziare questo progetto. Progetto stupidamente non considerato a mio giudizio, perché ogni Comune avrebbe potuto farlo suo!! 

 

Come e con maggiori motivazioni, avrebbero potuto fare sia la Comunità Montana, sia l’Ente Parco dei Castelli Romani.

Quest’ultimo poi si è dimostrato ceco e sordo alle nostre iniziative, vedi parte degli introiti devoluti al rimboschimento delle aree colpite dagli incendi. Dirò di più, è stato l’Ente che ha visto in noi, come “il diavolo vede l’acqua santa”!!

Anzi, ha preteso tasse e garanzie da parte nostra, sulla nettezza dei luoghi, nonostante aver detto loro, che l’associazione avrebbe usato materiali non inquinanti per la segnalazione del percorso e che non avrebbe creato alcun nocumento alla vegetazione presente, allo stesso modo, con propri volontari avrebbe organizzato delle uscite ecologiche, con pulizia dei sentieri attraversati prima e dopo la gara.

Il nostro evento è un modo chiaro di promuovere il territorio, la sua storia, le sue bellezze naturali….cose poco interessanti all’Ente Parco! Anzi, i dirigenti del Ente, il termine di paragone lo fanno con le giornate di festa in cui sperano che il tempo sia brutto, in modo che i frequentatori vengono dissuasi, così non si aggirano nel parco e non sporcano!!……

Chissà se è per colpa nostra, avendo risposto no, alla loro quasi imposizione, su una diversa denominazione della manifestazione?….. Ecomaratona del Parco dei Castelli Romani al posto di Roma Ecomaratona!?

 

Come pubblicizzare l’evento

Informare la stampa locale e non, dell’evento Roma Ecomaratona, come la maratona ecologica ad impatto zero, doveva essere facile ed invece il 15 maggio 2010, giorno in cui era stata indetta la Presentazione alla Stampa della manifestazione, vuoi per il mal tempo, vuoi per la giornata di sabato e nonostante avessimo a disposizione la bella ed accogliente Sala degli Specchi a Frascati, la conferenza è andata quasi deserta.

Ci aspettavamo l’intervento di alcuni giornalisti di settore, ma l’invito è stato accolto solo dalla stampa locale, con la presenza degli amministratori del Comune di Frascati, in quanto parte interessata e che ringraziamo per il solo e unico supporto. Anche le previste puntate televisive precedenti all’evento, sulla trasmissione Marathon – Rete Oro, non hanno evidenziato l’importanza della manifestazione. Credo anzi, che in trasmissione non ci sia stato l’esatto spazio per approfondire gli scopi.

Un grazie particolare va diretto all’amico giornalista Fausto Sobrini che si è impegnato a favore dell’organizzazione così da contribuire alla diffusione dell’evento sportivo, su Tele Vita e tramite l’intervista di Radio Dimensione Suono, al sottoscritto.

 

Sensibilizzare gli sponsor 

Altro problema sollevato è stato proprio quello di trovare sponsor sensibili ad appoggiare la nostra preziosa iniziativa. Gli sponsor, per così dire tecnici (case di abbigliamento sportivo), sono stati latitanti. Nel nostro caso non hanno dimostrato serietà e oculatezza sulla scelta dei materiali che, per seguire la nostra politica “green”, sarebbero dovuti provenire dalla lavorazione di fibre naturali e/o da nylon a basso contenuto di petrolio.

Comunque lo sforzo da parte degli organizzatori, nel reperire aziende sponsor sensibili al tema è stato vano. Ma grazie all’intervento ( una autentica “pezza”, per restare in tema di abbigliamento) del consigliere ed amico Aurelio Michelangeli, si è potuto provvedere in extremis al materiale in questione, accontentando gli atleti più meritevoli nelle premiazioni finali.

Ancora oggi ci chiediamo come sia possibile una tale reticenza da parte delle aziende leader del settore, quando siamo proprio noi organizzatori, che con le nostre manifestazioni, consentiamo agli atleti di indossare i loro capi!….e che altrimenti non venderebbero mai!

  

Ormai la macchina operativa si era messa in movimento, rotti gli indugi, non restava che trovare le persone collaboratrici che ci avrebbero dato sostegno e forza.

Certo, dover spiegare a tutti che la gara sarebbe durata 9 ore, era come una pugnalata, ma nonostante tutto, si è riusciti a suddividere il personale in due turni.

Vanno ringraziati i boys scout del circolo Ariccia 1, che si sono egregiamente occupati dei tre ristori all’interno della zona di parco dove gli atleti avrebbero fatto un solo passaggio!

Gli stessi sono stati supportati dai “battitori liberi” quali Fabio Orsini e Francesco Guerino, che hanno rifornito tutti i punti ristoro, del materiale alimentare e dell’acqua, che volta per volta andava esaurendosi. Tra l’altro si è dovuto pensare anche al “rancio” per tutti gli addetti, che con maestria è stato cucinato dall’ottimo Moschitti!!

Un plauso va agli addetti del ristoro 1-7 del Tuscolo, che di propria iniziativa hanno dovuto ricostruire una zona di percorso in cui erano state tolte le segnalazioni la notte precedente!!

Tutto il personale impiegato sul percorso è stato utile e di riferimento ai concorrenti per tutta la durata della gara, vedi gli uomini verdi con su scritto “seguimi io conosco il percorso”, sono stati impiegati a garanzia di una sicura e certa indicazione anche per i più attardati.

 

 

Massimo Guidobaldi

 
 
 

Trail Runner Questions

Post n°94 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da Guidobix59
 

          Teste Perdute

 

Al di là della Maratona, parecchi runners trovano il loro potere magico.

Ma a quale costo?

 

In cima ad una collinetta con salvia disseminata a circa 540 m di altitudine, sopra il fiume Arkansas, presso Buena Vista in Colorado, ha sede la postazione di rifornimento del 30° miglio, lungo il percorso di gara della Collegiate Peaks 50 miles.

Io passai di qui in un giorno di gara trascinandomi a fatica con notevoli spasmi, con le gambe che sembravano riempite di sabbia bagnata. Ancora una volta ero andato troppo forte.

Quando cercai di mandare giù una banana, pensai ad Albert Einstein e perché avessi bisogno di una distrazione intellettuale (sebbene il dolore gastro-intestinale fosse relativo).

Il grande Einstein descrive l’infermità mentale come il fare la stessa cosa in continuazione aspettandosi risultati diversi.

Ho avuto qualche precedente alla Collegiate Peaks.

Nel 1999,2001,2003 e 2005, anni diversi con lo stesso copione: l’uomo affronta la gara, l’uomo non rispetta la gara, la gara dà un calcio nei denti all’uomo.

Perché insisto nell’andare così forte? Forse è l’ottimista che è in me o è l’ultraruner!?

Forse anche gli ultrarunners stanno bussando alla porta dell’infermità mentale, se non li hanno già lasciati entrare!

Altrimenti perché troveremmo tale piacere in monotone miglia, spesso percorse sugli stessi circuiti?

Durante le mie corse mattutine, benché io abbia un intero campionario di percorsi divertenti a mia disposizione, scelgo spesso lo stesso. Avrò percorso questo itinerario almeno 60 volte quest’anno e avrò visto le stesse mucche così spesso da essere a conoscenza dei loro pettegolezzi più piccanti.

QUESTA ADESSO E’ FOLLIA!

Ci sono ultramaratone di 24 e 48 ore che si svolgono su sentieri di 2 miglia. Ho visto delle foto e quei runners avevano la stessa espressione di Jack Nicholson in Shining.

Nel film Forrest Gump, Jenny rifiuta la proposta di matrimonio di Forrest, fa l’amore con lui e lo lascia il mattino dopo.

La sua fragile mente ha un crollo. Così decide di fare quello che vorrebbe fare un ultrarunner, in un tale stato di distruzione. Corre….per oltre 3 anni!!

Nella vita reale, Bill Finkbeiner ha corso la Leadville Ultramarathon 100 miles ben 25 volte! Cioè ha fatto 2500 miglia su sentieri rocciosi ad altitudini dove diverse specie di alberi non possono crescere, percorrendo l’equivalente della distanza fra Maine e Utah.

Una giuria di runners “normali” lo avrebbe trovato certamente malato di mente e lo avrebbe assolto con formula piena.

Prima della prima edizione della 100 miles di Leadville  nel 1983, quando la gente venne a sapere che Ken Chlouber, un vivace ex minatore, che aveva trascorso una infinità di giorni sotto terra, stava preparandosi ad una corsa di 100 miglia, gli dette del matto.

Naturalmente Chlouber potè sostenere che la sua follia lo aveva trattenuto dal diventare malato di mente!!

Il famoso libro Nato per Correre di Christopher McDougall, racconta diverse storie di ultraresistenza, comprese quelle della 14 volte campionessa della 100 miglia degli Stati Occidentali, Ann Trason.

La lettura di questo libro potrebbe essere richiesta a tutti gli studenti di psicologia. Un sabato mattina la Trason si fumò una 20 miglia. Dopo colazione si fece fuori un’altra 20 miglia. Come poteva concludere la giornata?

Con un’altra 15 miglia!

Per caso la Nike costruisce camicie di forza!?

Una volta io corsi per 21 miglia su un tapis-roulant. Il dott. Phil definirebbe ciò un grido di richiesta di aiuto. Ma cosa dire di Hal Koerner vincitore dell’ultima 100 miglia degli Stati Occidentali?

In poche parole ha corso su un tapis-roulant per 48  miglia.

Dean Karnazes, sicuramente il più pazzo degli ultrarunners, tentò di infrangere il record mondiale delle 48 ore su tapis (240 miglia). Egli fallì coprendone “solo” 211.

Benvenuti ad Insaneville!!

Un gran numero di ultrarunners, specialmente quelli della varietà ultra-distanza, si lamenta che la gente comune li descriva come dei folli.

Visti attraverso gli occhi di qualcuno cui piacciono corse da 10 km su strade pavimentate o da 2 miglia in un fine settimana, quelli qui menzionati, o quelli di migliaia di altri che stanno correndo oltre 42 km e 195 m, possono essere realmente definiti lavori da matti.

Alla 50 miglia Collegiate Peaks, che sci crediate o non, raggiunsi il gruppo e rimasi unito ad esso fino ad un finale rispettabile. A quel punto decisi che non avevo definitivamente perso la testa, dopo tutto. L’avevo semplicemente dimenticata da qualche parte, insieme al mio stomaco.

E questa fuga dalla realtà è qualcosa che può apprezzare ogni trail runner.

 

 

Garrett Graubins ha deciso di donare il suo cervello alla scienza, qualora ci fosse ancora qualcosa da scoprire, una volta terminata la sua carriera di ultrarunner.

Tradotto da Filippo Bressan

 
 
 

Quelli della ....180!

Post n°93 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da Guidobix59

A seguito del neonato gruppo di Quelli della ...180, pubblicherò nuove storie, personali e di altri "matti".

Massimo Guidobaldi

 
 
 

Natale 2009

Post n°92 pubblicato il 26 Dicembre 2009 da Guidobix59

Ecco la consueta Corsa di Natale sul percorso della gara organizzata dal glorioso Roma Road Runners Club " Corri per la Befana ".

Puoi cliccare sul Link: http://picasaweb.google.it/romarunner14/corsadinatale2009

Auguri a tutti 

 
 
 
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