Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

 

Spero di poter avere un futuro

Post n°2210 pubblicato il 28 Maggio 2017 da namy0000
 

“Friday viene dal nord della Nigeria, dalla zona in cui imperversa Boko haram. ‹‹Mio padre era cristiano e mia madre musulmana, e là, per la mia famiglia, ci sono stati sempre grandi problemi: le famiglie paterna e materna non sono mai andate d’accordo, e vivere da cristiani in una zona musulmana è stato difficile. Mio padre è morto quando avevo otto anni, e mia madre se ne è andata in Ghana insieme a mia sorella, lasciandomi con il nonno. Quando mia mamma è morta, lo scorso anno, e la situazione è iniziata a peggiorare per gli attacchi, un amico di mia madre mi ha aiutato ad andare in Libia. Ma lì c’era la guerra. Sono rimasto solo due settimane. L’amico di mia madre, una sera, è venuto a prendermi a casa e mi ha portato in un posto vicino al mare, dove ci hanno fatto salire su delle barche. Una nave italiana ci ha portato a Bari. Qui sto bene, le persone sono gentili con me. Io sono un fabbro. In Nigeria non ho più nessuno: spero di poter avere un futuro in Italia››” (Scarp de’ tenis, dic.2015-genn.2016).

 
 
 

Trattati internazionali

Post n°2209 pubblicato il 27 Maggio 2017 da namy0000
 

Trattati di libero scambio. Dei due trattati tanto discussi dopo la loro scoperta casuale, il Ttip e il Ceta, non se ne sente più parlare. Immediatamente dopo l’approvazione da parte dell’Unione europea del Ceta, il 5 febbraio di quest’anno, è calato il sipario. Tutto tace. Il Ttip, riguarda la più grande area di libero scambio esistente con la metà del Pil mondiale e un terzo del commercio globale. Il Ceta è stato approvato ed è - anche se in attesa delle approvazioni definitive, che devono esprimere i parlamenti dei Paesi membri dell’Ue - in vigore.  Oppure è la quiete che annuncia una tempesta ancora più forte, qual è – a mio parere – quella che porta alla definitiva approvazione del Ceta e, con essa, alla discussione di un identico trattato, il Ttip, con gli Stati Uniti d’America. Un trattato, per il momento, bloccato dal neo presidente Trump, che, nel rispetto delle sue dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, continua la sua battaglia contro i trattati e i globalismi. Uno dei suoi primi atti è stato quello di non riconoscere il TPP (Trans Pacific Partneriato), l’accordo sottoscritto dagli Stati Uniti con altri 11 Paesi che danno sull’Oceano Pacifico.

 

Per ora vige la regola del silenzio. Un silenzio sospetto che deve preoccupare, sapendo che per le multinazionali - europee, americane o canadesi, non importa - niente è casuale quando si tratta di affari e di fatti eclatanti, come sono questi due accordi, che vedono protagonista l’Europa e, con essa, i due Paesi del Nord America….. Ecco il silenzio, elemento decisivo di questi trattati preparati da esperti che, in tutta segretezza, da anni stavano lavorando per la messa a punto dei testi da far sottoscrivere per la loro approvazione, ai diretti interessati, l’Unione europea, il Canada e gli Stati Uniti. Il silenzio che – viene facile da pensare – deve servire alle lobby per convincere, dopo aver convinto il Consiglio europeo, i governi e i parlamenti nazionali, sapendo bene che la questione è più complicata, visto che ci sono già stati pronunciamenti contrari da parte di alcuni governi nazionali e regionali.  Ecco quel lungo silenzio di anni è tornato -- ripeto - subito dopo l’approvazione del Ceta, a rivivere come allora. Meno se ne parla e meglio è per non rischiare che vada a monte un’operazione fondamentale che ritma la marcia della liberalizzazione e della privatizzazione. Un’idea fissa delle multinazionali che continuano a pensare e a credere che la terra ha risorse e beni illimitati e, come tale, operare per appropriarsene e consumarle una volta messe sul mercato e con il solo scopo di accumulare più denaro possibile.  Follia che, ogni giorno di più, sta contaminando il mondo con la terra costretta a reagire e, da un po’ di tempo a questa parte, a vendicarsi con il clima impazzito (non a caso), il cibo e l’acqua inquinati, gli esodi di massa.  La possibilità di far esprimere i Parlamenti nazionali è una straordinaria opportunità da cogliere per squarciare il silenzio in atto e gridare con più forza “No Ceta, No Ttip”, soprattutto per salvare i nostri territori che sono la nostra identità e la sola risorsa che abbiamo per programmare il domani, il nostro domani e quello dei nostri figli.  Diciamo ancora No a chi vuole questi trattati e costringiamo partiti e movimenti ad esprimersi in questa campagna elettorale per capire con chi stanno, se con i nostri piccoli preziosi territori - origine di qualità del nostro cibo, fonti di paesaggi unici, espressioni di storia, cultura, tradizioni – o contro di essi a sostenere i voleri della finanza, delle multinazionali, della globalizzazione più spietata. (di Pasquale Di Lena - pubblicato il 26 maggio 2017 in Pensieri e Parole > Editoriali)

 
 
 

Un'intera generazione di

Post n°2208 pubblicato il 26 Maggio 2017 da namy0000
 

“Ho due figli di 8 e 10 anni e mi preoccupa l’eccesso di pornografia su internet. Che consigli hai per gestire la cosa?”.

“Un’intera generazione di bambini sta scoprendo il sesso attraverso internet, e non c’è nulla che possiamo fare per evitarlo”. Qualche settimana fa Quartz ha delineato un quadro davvero preoccupante dell’esposizione dei minorenni alla pornografia online. Oltre al fatto che quasi un terzo dei bambini di 12 anni è già incappato in filmati porno, la scoperta più inquietante è l’effetto di desensibilizzazione riscontrato specialmente tra i maschi: dopo una prima reazione di confusione o disgusto, i ragazzini continuano a cercare materiale pornografico e lo prendono come una rappresentazione realistica del sesso. Non stupisce che negli ultimi 4 anni, nel Regno Unito, le aggressioni sessuali tra minorenni siano aumentate dell’80%, arrivando a circa 9.000 casi all’anno (fonte: organizzazione caritatevole Bernardo’s). “Prima o poi vostro figlio vedrà materiale porno, è inevitabile”, ha dichiarato un’educatrice sessuale al New York Times. La questione non è come evitarlo, ma quali strumenti fornire ai bambini per interpretarlo. È finita l’epoca del genitore imbarazzato che se la cavava con le api e i fiori. Bisogna rivoluzionare il modo in cui abbiamo trattato il sesso finora, a scuola, a casa, in tv. Dobbiamo parlarne prima, di più e in modo più dettagliato, descrivendolo con i termini giusti e in tutte le sue sfumature. I ragazzini sono in grado di capirci più di quanto crediamo, il problema semmai siamo noi adulti: per trasmettere serenità sul sesso dobbiamo prima di tutto viverlo in modo sereno noi” (Claudio Rossi Marcelli, Internazionale n. 1205 del 19 maggio 2017).

 
 
 

Cercare le porte un po' aperte

Post n°2207 pubblicato il 26 Maggio 2017 da namy0000
 

“Oltre ai convenevoli protocollari, una tensione iniziale scioltasi al termine di un colloquio di mezz’ora in un clima più familiare è quanto si è visto dell’atteso incontro tra Donald J. Trump e papa Francesco. «Non dimenticherò quello che ha detto il Papa», firma il presidente degli Stati Uniti d’America al termine dell’incontro. Le chiavi e i criteri anche di questo vis-à-vis, Francesco li aveva del resto apertis verbis già espressi a chi sul volo di ritorno da Fatima gli chiedeva cosa si aspettasse da un incontro con un capo di Stato che sembra pensare e agire esattamente al contrario rispetto a lui. E la risposta è stata eloquente: «Io mai faccio un giudizio su una persona senza ascoltarla. Credo che io non debba farlo. Nel parlare tra noi usciranno le cose: io dirò cosa penso, lui dirà quello che pensa. Ma io mai, mai ho voluto fare un giudizio senza sentire la persona...».  E vale la pena di riportarlo ancora: «Ci sono sempre delle porte che non sono chiuse. Bisogna cercare le porte che almeno sono un po’ aperte, per entrare e parlare sulle cose comuni e andare avanti. Passo passo. La pace è artigianale: si fa ogni giorno. Anche l’amicizia fra le persone, la conoscenza mutua, la stima è artigianale: si fa tutti i giorni. Il rispetto dell’altro, dire quello che si pensa, ma con rispetto, essere molto sinceri in quello che ognuno pensa». C’è stato uno scambio di vedute su alcune questioni attinenti all’attualità internazionale e alla promozione della pace nel mondo tramite il negoziato politico e il dialogo interreligioso, con particolare riferimento alla situazione in Medio Oriente e alla tutela delle comunità cristiane. E anche la simbolicità dei doni presentati al termine dal Papa – come il Messaggio per la pace con la sua firma autografa – dicono ancora di una delicatezza esercitata senza che tuttavia questa nasconda i temi e le questioni di scottante interesse” (Stefania Falasca, Avvenire, giovedì 25 maggio 2017).

 
 
 

Amore imbattibile

Post n°2206 pubblicato il 25 Maggio 2017 da namy0000
 

“Parliamo del Cantico dei cantici, fatto nell’originale ebraico di sole 1.250 parole, un poemetto tutto intarsiato di simboli, percorso dalla gioia, dimostrazione che l’amore riesce a trasformare in un orizzonte primaverile anche il panorama arido e assolato della storia umana. A questi pochi versi, distribuiti in 8 capitoli, ho riservato più di un commento: uno si estende per quasi 1.000 pagine, a testimonianza della potenza e della ricchezza della poesia e dell’amore e della povertà e fatica dell’interpretazione esegetica e teologica.

Perché abbiamo scelto questo scritto biblico nel nostro itinerario ove incontriamo i giovani presentati dalle sacre scritture? Perché i due protagonisti, Lui e Lei innominati (Salomone e Sulammita sono nomi simbolici legati al valore della parola shalôm, “pace”) e innamorati, sono giovani che stanno vivendo e testimoniando al mondo (rappresentato dal coro che ogni tanto occhieggia nel testo) la freschezza e la bellezza del loro amore. Ed è significativo che nella cultura maschilista dell’antico Israele sia proprio la donna a condurre le danze spirituali dell’amore, Lei che è definita dai suoi fratelli ancora “piccola”, cioè molto giovane (8,8).

È lei, infatti, a pronunciare per due volte quella professione d’amore modellata sulla confessione biblica della fede nell’alleanza tra Dio e il suo popolo (‹‹Il Signore è il nostro Dio e noi siamo il suo popolo››): ‹‹Il mio amato è mio e io sono sua… Io sono del mio amato e il mio amato è mio›› (2,16; 6,3). Nell’originale ebraico è un filo musicale sui due suoni –ô-, “lui, suo”, e –î-, “io, mio”: dôdî lî wa’anî lô…’ Anî ledôdî wedôdî lî. È la reciprocità della donazione, è il divenire ‹‹una carne sola››, cioè una dualità che si trasforma in unità di cuori e di vita, come affermava la Genesi (2,23-24).

Il Cantico insegna ai giovani, che ai nostri giorni vivono esperienze amorose semplificate e superficiali, ancorate solo alla pelle dei corpi, la verità sulla relazione interpersonale. Tre sono gli anelli d’oro che devono intrecciarsi. Certo, all’inizio c’è la corporeità, la sessualità, celebrata dai due come un dono divino di attrazione e di fecondità. Ma l’uomo e la donna vivono un’esperienza superiore rispetto a quella istintiva del sesso ed è l’eros che, nel suo valore genuino, significa tenerezza, bellezza, fascino, sentimento, passione. Ma anche questo è insufficiente perché si considera ancora l’altra persona come un oggetto, sia pure con un legame d’affetto.

 

Ecco, allora, il terzo e ultimo anello, l’amore, con il quale i due si donano nella totalità dell’essere, giungendo al punto di superare l’egoismo naturale (come dirà Gesù ‹‹Ama il prossimo come te stesso››) e di mostrare ‹‹l’amore più grande, cioè dare la vita per la persona che si ama›› (Gv 15,13). È così che il vero amore di coppia, come hanno insegnato i profeti, diventa la rappresentazione più alta dell’amore supremo di Dio per la sua creatura. Ed è per questo che diventano verità le tre parole finali del Cantico: ‘azzah kammawet ‘ahabah, ‹‹forte come la Morte è Amore›› perché è una fiamma divina (8,6)” (Gianfranco Ravasi, FC n. 21 del 21 maggio 2017). 

 
 
 
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