Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

 

Giornali online

Post n°2281 pubblicato il 23 Luglio 2017 da namy0000
 

"Sono tanti i simboli che testimoniano la presenza di un popolo operoso, capace di rinascere buttandosi alle spalle una dittatura, un Paese diviso e una guerra; tra questi, non può assolutamente mancare un’auto che ben presto è diventata un mito per uomini e donne, oggetto concreto di un miracolo che si stava compiendo, possibile, realizzabile, lì a portata di mano anche per un operaio che poteva averne una tutta per sé con 490mila lire. La prima Fiat 500 fu presentata ufficialmente il 4 luglio di 60 anni fa; poco dopo sarebbe diventata l’utilitaria più famosa e popolare, strumento di chi tornava a sorridere e cercava anche piccoli svaghi..." (da Piazza Salento, giornale online, luglio 2017). 

 
 
 

Sogno

Post n°2280 pubblicato il 22 Luglio 2017 da namy0000
 

‹‹Sogno, dopo la guerra, di potermi dedicare a un’opera di carità, quale che sia, o meglio quale Dio me la vorrà indicare. Desidero e prego dal Signore una cosa sola: servire per tutta la vita i suoi poveri. Ecco la mia “carriera”... Purtroppo non so se di questa grande grazia sono degno, perché si tratta di un privilegio››, diceva don Carlo Gnocchi. 

 
 
 

Come gli uomini delle caverne

Post n°2279 pubblicato il 20 Luglio 2017 da namy0000
 

“Bill Schindler insegna agli studenti dell’università del Maryland a vivere come gli uomini delle caverne. Secondo lui, la vita nell’età della pietra era più felice della nostra e può insegnarci molte cose.

… Il loro professore di antropologia, Bill Schindler, ha un bell’aspetto, anche se non si fa la barba da giorni e indossa una strana collana d’osso di foca, semi di baobab africano e perline di rame che si è costruito da solo. Li guarda e sorride. ‹‹Con una semplice scheggia, che potete preparare in un secondo, avete trasformato il cervo in cibo, e non in qualcosa da guardare mentre morite di fame››, annuncia con orgoglio. Secondo lui, nella nostra epoca le capacità basilari di sopravvivenza si sono ridotte ai minimi storici.

Durante il suo corso semestrale, Archeologia sperimentale e tecnologia preistorica, gli studenti imparano ad accendere il fuoco con dei bastoncini di legno, a costruire una corda con delle fibre vegetali e a raccogliere le noci. Anche se la maggior parte di noi non coltiva più queste abilità, Schindler è convinto che siano essenziali per capire cosa significa appartenere al genere umano e secondo lui dovrebbero fare parte del curriculum scolastico di ogni studente….

Circa 3,4 milioni di anni fa, prima ci cominciare a usare le lame in Africa orientale, gli ominidi non erano in grado di tagliare la pelle degli animali per mangiare la carne e gli organi ricchi di sostanze nutrienti. Schindler lo ricorda sempre ai suoi allievi. Lo sviluppo degli strumenti di pietra (insieme al controllo del fuoco, che secondo l’antropologo risale a circa 2 milioni di anni fa) ha rivoluzionato l’alimentazione.

200.000 anni fa, circa, nel paleolitico medio, anche grazie all’improvvisa disponibilità di cibo ricco di grasso e proteine, le dimensioni del cervello e del corpo dei nostri antenati sono aumentate rapidamente, portando alla nascita dell’uomo moderno…

Secondo Schindler i ragazzi che arrivano al campus sono sempre più sprovvisti dell’esperienza pratica su cui basa il suo corso…

Quando era uno studente universitario, negli anni Novanta, Schindler era molto confuso su che strada prendere. Cambiò 7 volte il corso di laurea e poi abbandonò gli studi, poi lavorò in un allevamento di maiali per un anno. Dopo aver deciso che il mestiere dell’allevatore non faceva per lui, s’iscrisse di nuovo all’università. Studiò per 10 anni prima di laurearsi. Un giorno, sulla scrivania di un professore di storia, trovò un libro sull’evoluzione della caccia e chiese, incredulo, se studiare quegli argomenti facesse parte del suo lavoro. La conversazione che ne seguì sconvolse Schindler. Era sempre stato ossessionato dalla caccia, dal cibo e dagli strumenti primitivi – mi racconta che da ragazzo gli piaceva sfregare le pietre cercando di accendere un fuoco – ma non aveva mai pensato di poter costruire una carriera universitaria su questa passione. Si specializzò in antropologia e cominciò a fare il professore…

Il professore e la sua collega Cat Bigney hanno affrontato un branco di iene nella savana africana, hanno cercato (con successo) di accendere un fuoco in una giornata gelida nel Caucaso e si sono arrampicati su un ghiacciaio dell’Alaska indossando stivali che avevano cucito a mano. Non è stata una passeggiata. Spesso hanno sofferto la fame. In Alaska, Bill Schindler ha avuto i geloni e in Tanzania, dopo aver dormito dentro un baobab, ha contratto una grave infezione trasmessa dalle feci di pipistrello…

Gli uomini preistorici non si muovevano da soli come hanno fatto lui e Bigney. Viaggiavano in grandi gruppi e possedevano una conoscenza profonda dei cambiamenti ambientali e stagionali. Sapevano dove stare e quando partire. In termini di dieta, solidità delle ossa e assenza di malattie se la passavano molto meglio rispetto a oggi…

Le recenti innovazioni tecnologiche possono essere considerate un fallimento. Stanno devastando l’ambiente, spiega Schindler, e ci hanno dotato di armi che potrebbero distruggere il mondo. L’Homo erectus è sopravvissuto più di 2.000.000 di anni. Noi siamo qui solo da 200.000 anni e sarà impossibile restarci ancora per molto tempo se non cambiamo radicalmente il nostro modo di vivere… Oggi la gente si è fatta completamente addomesticare, dice. I primi esseri umani invece dovevano essere più scaltri, trovare continuamente soluzioni ai problemi e adeguarsi ai cambiamenti dell’ambiente naturale. Il bisogno di collaborare con gli altri li portava ad avere forti legami sociali, gli stessi che oggi le persone cercano disperatamente su Facebook… Secondo alcuni scienziati, la successiva riduzione delle dimensioni del cervello fu dovuta a un calo della massa corporea, a partire dalla fine dell’ultima era glaciale.

Al di là di quello che ha imparato durante la sua carriera accademica, Bill Schindler è convinto che le abilità che ha acquisito gli siano state molto utili anche a livello personale. Secondo lui, la nostra dipendenza dalle tecnologie moderne, basate su strumenti che non capiamo fino in fondo e che non abbiamo creato noi, riduce le nostre potenzialità. ‹‹Il valore dei miei corsi non sta nel fatto che si simula la vita nella preistoria, ma che si usa quello che s’impara dal passato per risolvere i problemi contemporanei››, spiega il professore.

Queste tecniche possono essere utili per vivere in modo sano e felice. I popoli antichi dovevano affrontare pericoli gravi, ma non erano stressati e avevano meno malattie croniche, che oggi sono frutto di una dieta sbagliata e della mancanza di attività fisica. Inoltre, gli uomini primitivi possono insegnarci a interagire meglio con la natura. ‹‹In passato, quando le persone uccidevano troppi animali o raccoglievano troppe piante vedevano subito l’impatto della loro attività sul mondo circostante››. Oggi, invece, non vediamo i risultati delle nostre scelte alimentari ed energetiche.

Nell’ultimo giorno di corso, Bill Schindler e i suoi studenti banchettano con uno stufato preparato con i cervi che hanno macellato, dentro ciotole create con l’argilla di fiume. Mentre mangiano, alcuni studenti parlano degli sforzi che hanno fatto per comportarsi come uomini primitivi. Alcuni tentativi non sono andati a buon fine: le asce di pietra sono cadute dai manici su cui erano state piazzate, mentre il legno in una fornace si è trasformato in cenere invece che in tizzoni ardenti.

 

‹‹Non è stato un fallimento››, dice Schindler consolando l’aspirante produttore di carbonella, ‹‹ora sai cosa devi fare per ottenere un risultato diverso››. Non tutti sembrano convinti. Poi uno studente dice: ‹‹Per sopravvivere devi essere bravo. Oggi non ci rendiamo conto di quanto erano in gamba i nostri antenati››.” (Parti dall’articolo di Richard Schiffman, The Atlantic, Stati Uniti, Internazionale n. 1211 del 30 giugno 2017). 

 
 
 

Stralcio di intervista al papa

Post n°2278 pubblicato il 11 Luglio 2017 da namy0000
 

Papa Francesco: Cosa mi spaventa o mi fa paura… A me spaventa quando una persona è cattiva: la malvagità della gente. Ma, quando una persona – perché tutti noi abbiamo i semi della cattiveria, dentro, perché è il peccato che ti porta a questo – ma quando una persona sceglie di essere cattiva, quello mi spaventa tanto. Perché una persona cattiva può fare tanto male. E mi spaventa anche quando in una famiglia, in un quartiere, in un posto di lavoro, in una parrocchia, anche in Vaticano, quando ci sono le chiacchiere, questo mi spaventa. Vi dirò una cosa, sentite bene. Voi avete sentito o visto in tv cosa fanno i terroristi? Buttano una bomba e scappano: fanno questo. Una delle cose. Le chiacchiere sono così: è buttare una bomba e andarsene via. E le chiacchiere distruggono, distruggono. Distruggono una famiglia, distruggono un quartiere, distruggono una parrocchia, distruggono tutto. Ma soprattutto le chiacchiere distruggono il tuo cuore. Perché se il tuo cuore è capace di buttare la bomba, tu sei un terrorista, tu fai il male di nascosto e il tuo cuore diventa corrotto. Mai le chiacchiere! Siete d’accordo o no? Bambini: Sì! Papa Francesco: Abbiate paura delle chiacchiere! Mai! “Ma io vorrei dire qualcosa su di questo…”. Morditi la lingua! Morditi la lingua prima di dirlo. “Ma mi fa male!”. Sì, ti farà male, ma non farai del male all’altro! Capito? Davvero, a me spaventa la capacità di distruzione che hanno le chiacchiere, questo sparlare dell’altro ma di nascosto; distruggerlo, di nascosto. (12 marzo 2017). 

 
 
 

Amore e Prostituzione

Post n°2277 pubblicato il 10 Luglio 2017 da namy0000
 

“‹‹Mentre dalla finestra della mia casa stavo osservando dietro le inferriate, ecco vidi dei giovani inesperti e tra loro scorsi un ragazzo senza criterio…››. Si apre così un quadretto vivacissimo di denuncia della prostituzione, dipinto nel capitolo 7 del libro biblico dei Proverbi (vv. 6-27). È come se un obiettivo televisivo o cinematografico inseguisse questo giovane che, approfittando del buio che sta scendendo sulla città, s’avvia verso un prostituta che sta in agguato per le strade e le piazze adescando i clienti. ‹‹Lo afferra, lo bacia›› e lo trascina verso una casa e una camera da letto: ‹‹Ho messo coperte soffici sul io letto, lenzuola ricamate di lino egiziano, il giaciglio è profumato con mirra, aloe e cinnamomo. Vieni, inebriamoci d’amore fino al mattino, godiamoci insieme i piaceri amorosi››….. Alla fine, ecco la frustata del giudizio morale, venato anche di ironia: ‹‹Egli incauto la segue, come un bue condotto al macello, come un cervo irretito da un laccio, finché una freccia gli trafigge il fegato, come un uccello che piomba nella rete e non sa che la sua vita è in pericolo››. Lentamente, la scenetta lascia il passo a una considerazione spirituale che è come una pietra tombale sulla miseria vergognosa a cui va incontro questo giovane bovinamente succube dell’istinto e della sua perversione: ‹‹Strada verso il regno dei morti è la sua casa; essa scende nelle dimore della morte››. (…) Per il realismo che la sapienza biblica rivela nel suo ritratto della società, è frequente il monito che il padre-maestro rivolge al figlio-discepolo perché non precipiti in questo abisso di morte spirituale. Ecco qualche esempio di questi ammonimenti simili a lampi che squarciano l’oscurità ove s’annida il male: ‹‹Fa’ bene attenzione a me, figlio mio…: una fossa profonda è la prostituta e un pozzo stretto la straniera adescatrice. Ella si apposta come un ladro e fra gli uomini fa crescere il numero dei traditori… La bocca della prostituta è una fossa profonda, vi cade colui che è in ira al Signore›› (23,26-28; 22,14). Questa pagina sapienziale antica ha una sua inesorabile attualità anche quando pensiamo alla fiumana inarrestabile di pornografia che inquina gli schermi dei computer e che si insinua nelle giovani generazioni, cancellando in loro ogni fremito di moralità e conducendoli spesso a degenerazioni… Si spegne, così , la bellezza dell’amore, e si inaridisce la tenerezza della relazione tra persone che si conoscono e si donano nella gioia e nella libertà dell’anima” (Gianfranco Ravasi, FC n. 27 del 2 luglio 2017). 

 
 
 
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