Creato da Massimiliano_UdD il 30/03/2012

L'uomo dei difetti

Le riflessioni di un Viandante fuori dai giochi...

ORMAI SIETE QUI E SIETE VENUTI SPONTANEAMENTE!

Credo ci sia un'effettiva possibilità voi siate approdati al mio umile desco per errore. Magari proprio mentre facevate click sul blog della procace biondona di turno. Un'emozione di troppo, la mano che trema, e il click che va a finire sul collegamento di fianco. Questo. Il mio ovvero de "L'uomo dei difetti". 
Il convivio ha già avuto inizio, quindi, vi avverto.
L'ospite è sacro, ma il padrone di casa va onorato. Allacciate le cinture, mettetevi comodi.
Il viaggio ha inizio...

 

QUESTA, È LA MIA

 

Questa è la mia.

 

 Difficoltà mi colse
quando spaiato volli,
col verbo,
plasmare il siffatto legame,
tra l'uomo normale
e la (D)onna sua regale.


Inebriante è il profumo,
ansante è il respiro,
di tanti momenti
è il mio taccuino.


Funesta la sete
mai paga la fonte
.
Tra i fuscelli,
rovente,  la via mi confonde.
Allorché  dotto in pazzia,
borioso sentenzio:
Questa,  è la mia.


M.
(L'uomo dei difetti...)

 

QUANTA STORIA DIETRO UN VECCHIO...

Ad ogni nuovo respiro...
Si fa la storia.

Immaginandomi al "capolinea", vorrei potermi voltare e abbandonarmi ad un'ultima illusione:  Aver fatto della buona storia.

Quella che state per leggere,  in particolare,  è una riflessione alla quale sono intimamente legato.
La scrissi qualche anno fa, a matita...  E la scrissi per me.
Davanti, avevo il camino.
Alle spalle,  i trentacinque anni che m'avevano veduto bambino, ragazzo, uomo.
Intorno, solo l'abbraccio dei ricordi.
Lo sguardo, solo in parvenza perduto a discernere tra le fiamme il punto angoloso dalla cuspide. Avrei voluto, forse dovuto, esser nudo per godere appieno della proiezione che, "al di qua" dei miei occhi, s'andava saggiando...

Ho provato ad immaginare "il Vecchio" che potrei diventare...

IL VECCHIO


Non conquisto nuove terre per recintarle.
Le conquisto per conoscerle.
A me non importa se l'Amore impazzisce ancora per il mio odore,
se ho gettato la spugna o se ho deposto le armi.
Quello che conta è averlo conosciuto.
Attraverserò la Primavera,
poi quella dopo, e un'altra ancora...
Avrò gli occhi zuppi d'acqua,
saprò tante cose più di oggi,
  altrettante le avrò dimenticate
e allora mi chiameranno "vecchio".
Non il saggio...
Il vecchio.
Quanta storia dietro un Vecchio...


M.
(L'uomo dei difetti...)

 

QUESTA NOTTE È GIÀ DOMANI

Chi davvero ti vuole Bene sceglie le parole quando ti parla...
Chi ti ritiene importante non ti offende...
Chi preferisce perdere il suo tempo piuttosto che trascorrerlo con te, potrà anche essere una brava persona, ma, certamente, non è quella giusta per te...
Se in cuor tuo credi di meritare qualcosa in più della pura elemosina, abbandona il carro vizioso e affinchè in te rimanga ancora traccia di uomo, dileguati nella notte, quando tutti dormono, senza far rumore... e l'unica ombra che ti porterai dietro sarà alla stregua di un brutto sogno.
Questa notte è già domani...

M.
(L'uomo dei difetti...)

 

AREA PERSONALE

 
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Cosa conta davvero ?

Post n°191 pubblicato il 01 Marzo 2016 da Massimiliano_UdD
 

 

   Ci sono giorni in cui, l'umore, prende i colori del cielo.
Oggi, è uno di quei giorni. Solitari. Malinconici. E malinconico, mi raffiguro.
E allora, guardi fuori...
   La pioggia impatta contro le vetrate come raffiche di chiodi già spuntati, usati. Certo, sai che pungono, ma che meno capaci, penetrano... 
La vedi sbattere violenta, e poi arrendevole, scivolare via...
<< E' una buona cosa! >>, direbbe qualcuno.
Non poi tanto, per me. Io ho bisogno di botte forti, di lacerazioni che mi facciano vibrare perché uniche, non sono per le raffiche blande... Sarà perché dopo aver provato l'accelerazione di gravità della Luna, quella della Terra, "t'appesantisce"... Mentre vorresti solo fluttuare...
Perché certi voli non saprebbero proprio come poter essere per tutti, e non si possono smettere come se mai avessero decollato.
E rivedi le tue giornate monche...
   Avresti voluto abbandonare tutto, uscire al gelo col vento di traverso a tagliarti il volto, le labbra, e occhi al cielo... Dissetarti da quella fonte che spontaneamente, a un tempo, t'accoglieva come il dono più prezioso. E fiera, t'annegava d'amore, e incertezza... Ma era bella anche quella, perché era per te.
   Il tempo dà, il tempo toglie. 
E t'accorgi che il tempo del chiarimento, della serenità, non arriva mai. Perché certe cose, bisogna volerle in due.
   Sarà che il rancore non è mai stato di casa al mio umile desco, oggi, posso affermare con fermezza, che io, tante dinamiche, non le capisco. E probabilmente, non le capirò mai.
   Per indole, preferisco fare l'(A)more che la "guerra". Preferisco che mi si tolga il fiato con labbra sapienti, accordate, e sovrapposte alle mie già fin troppo tumide, piuttosto che con un gesto delle mani. Preferisco le carezze, al cuore in perenne stato aerobico.
Non è mai stata una novità.
   Provi a formulare un pensiero, e t'affanni alla ricerca di quel piccione che, stavolta, non passa... C'è sempre stato ad imbrattarti il davanzale, eppure, oggi che doveva raccontar di te, non c'è. O forse non c'è mai stato perché, tanto, avrebbe trovato chiuso...
   Allora ti convinci che certi pensieri, desideri, non sia solo tu a saggiarli... Pensi che allorquando accordati brillino, e trovino da soli quel filo smarrito. E invece...
   Ti guardi intorno e t'accorgi di non esser più neanche così bravo a leggere, emozionare, ad esser (S)peciale...
E di rimando, subodori, d'esser fluito anche tu nell'ermetismo della sola ragione. Dove se privi della chiave del cuore, nulla è più decifrabile.

   Vedi riflesso nello specchio il volto e ti domandi:  Cosa conta davvero ?
E nel petto,  t'illudi, di non esser l'unico a meditar su siffatta questione...
   E benché rovente e passionale per natura, rilevando solo brina tutt'intorno, tenti di cambiare atteggiamento, e taci. Ma anche quello non va bene. Nulla, pare vada mai bene. Voglie e desideri in salamoia. E ti pare di non aver mai capito nulla... D'esser l'unico ballerino d'un passo a due mal assortito... O forse, (S)ognato...
   Ma anche i sogni sanno come far male. E il dolore, di qualsiasi natura esso sia, va rispettato. Trovo giusto ognuno parli del proprio, e che non ci si addentri in giudizi su quello degli altri. Perché difficile da presagire, e comprendere.
 Come si sa, i rapporti tra le persone constano di ciò che dice l'uno, ciò che dice l'altro. E la verità. La Fallaci, la sapeva lunga a riguardo...

   Quando si ha a che fare con qualcosa di grande, sia essa (A)micizia ovvero amore, non esiste orgoglio, rancore, esiste il solo volersi. E imparare dagli errori che, inevitabilmente, tutti sanno come fare, nessuno escluso. E quando non si dispone di quell'altissima sensibilità atta a far questo ovvero i sentimenti non sono poi così turgidi, è giusto sorridere alla vita, e guardare oltre...
  
Nella vita si può aver bisogno di tutto. E non ci si deve vergognare per questo.
Ma i sentimenti,  no. Questi, non vanno elemosinati. Mai.

Mi congedo dedicando ad (A)mici e viandanti un mio vecchio aforisma, e che sia di buon auspicio, fosse anche una carezza durante una giornata di pioggia.

"Trova qualcuno che (A)mi i tuoi difetti quando il sole brilla alto,
   affinché dei pregi,
   ne possa egli godere la notte..."

 


M.
(L'uomo dei difetti...)

[Post Scriptum]

   Spesso mi è stato domandato del perché io utilizzassi in talune occasioni le parentesi tonde. L'arcano è presto svelato. Si tratta di una notazione che chiamo: Notazione parenteticaUn vezzo per taluni. Di grande enfasi, per me. Le parentesi tonde vanno considerate alla stregua di due BRACCIA FORTI e allo stesso tempo DELICATE che PROTEGGONO l'oggetto del loro abbraccio.    Scelsi questa notazione molto tempo fa per argomentare la differenza, a mio avviso, in essere, tra (A)micizia e (a)micizia; ne venne altresì fuori una "interessante" riflessione. Fondamentalmente serve per dar enfasi ad una parola o concetto. Per inciso: "(S)plendido" è un po' come dire "splendido", ma con l'aggiunta di un sentimento ovvero di vera partecipazione. E così l'abbraccio è dissimile dall'(A)bbraccio. Perché dentro un (A)bbraccio, ci può essere un mondo che neanche il classico amore saprebbe come raccontare.

 
 
 

L'uomo che non c'era.

Post n°190 pubblicato il 24 Febbraio 2016 da Massimiliano_UdD
 

L'uomo che non c'era.
   
   Trova tre persone che la vedano come te.
Se ti sarà riuscito di farlo in fretta, allora, esse, a loro volta, ne troveranno altre tre ciascuna che saranno d'accordo con te.
   Prima del tramonto sarete già in tredici.

E così, un ramo avanti l'altro, allorché del pollastro ne udirai il salmodiare.
Prima che l'alba t'intimorisca gli occhi, una folla, tutt'intorno, 
t'avrà già accerchiato.
E tutti la vedranno come te.


Allorquando il granello divenne mucchio,
il mucchio di te fece granello,
e delle tue idee un fascio.


   Non più l'uno sarà difforme dall'altro.
   Quel giorno, tu sarai un uomo comune. 
   Ma se ti sarà riuscito difficile trovar anche un sol uno d'accordo con te...
Della tua veste scevro, discosto da quel mucchio, più nudo dell'amplesso che t'offusca, all'attività che è fendente, avrai dato vita.
   Quel giorno, tu avrai cominciato a pensare.
Quel giorno, avrai scelto il mito.



M.
(L'uomo dei difetti...)

 
 
 

Il gelo divise ciò che il cuore, mai spazzò.

Post n°189 pubblicato il 22 Febbraio 2016 da Massimiliano_UdD
 

Il gelo divise ciò che il cuore, mai spazzò.

 


E così come dalla corrente che fu d’Agulhas
guizzò fiero il solitone,
così il vento che dell’altro ne fu il trespolo,
subitaneo, soffiò stanotte…

Perché se è vero che l’uno rifugge l’altro per l’onor d’un rigore,
e d’una carta che canta…
Allora,
sulla frequenza io già accordato,
attendo e mi domando cosa mai intonerà
allorquando quel cremisi che pulsando impazza,
annegherà in lucciconi,
terre, lembi, e quel fido rigore…
E al cuor non basta l’ammucchiar figure che a un tempo narravano la gioia del leccarsi al tramonto.
Ferite vere, e ricercati giacché scarlatti voluttuosi rivoli…

E benché a tono di chiusura quanto la ragion sussurra…
Ciò che col gelo il pavido divise,
l’arroventato cuore,
risorgendo, mai spazzò…
E di questo, oggi ne son certo,
quella carta, salmodiando, narrò…



M.
(L'uomo dei difetti...)

 
 
 

Il Viandante, e il Sognatore.

Post n°188 pubblicato il 17 Febbraio 2016 da Massimiliano_UdD
 



Ryan Gosling




   Mi piace la dolcezza, e mi piace non doverlo nascondere. Mi piacciono le persone affabili, e pulite. Mi piacciono le persone che non si nascondano dietro un dito che diventi una mano, che diventi l'imponderabile formato tangibile. Mi piacciono le persone trasparenti, e non mi riferisco alla figura. Mi piacciono le persone lontane dai riflettori, e dagli intrallazzi. Mi piacciono le persone che quando ti pensino guardino fuori dalla finestra alla ricerca di un piccione, e che poi lo seguano, innamorate, con gli occhi. Mi piacciono le persone per le quali le parole non siano il frutto del solo calcolo combinatorio applicato all'insieme delle lettere dell'alfabeto. Mi piacciono le persone che a labbra serrate sappiano come farti sentire unico, tra i tanti d'un mazzo. Mi piacciono le persone che sappiano come lasciare il mondo fuori, e con un gesto, puro, e non rubato, sappiano trasformare le lacrime in stille di vita. Mi piacciono le persone per le quali venga prima io, e solo poi, il fugace. Mi piacciono le persone che allorquando vinte dal desiderio di baciarti, non si vergognino, e non attendano la notte, quando tutti dormano. Mi piacciono le persone che dotte e mai frettolose, umili, sappiano come discernere il Vero, dal verosimile...
   Sono un Sognatore perché nei miei sogni, la terra dove le lacrime hanno il solo sapore della gioia, dove chi dice di volerti bene te ne vuole davvero... Dove non sei solo un numero in una lista ordinata...  Ecco, nei miei sogni, quella terra, esiste.
   Per questo sono un Sognatore.

   E in un mondo dove tanti sanno come rubarti tutto, consumistico finanche nei sentimenti, dove l'effimero e la superficialità leggiadri allorché spavaldi imperano... Ho bisogno di coccolare un sogno. Questo. Il mio. Perché fin quando saprò come sognare, io saprò d'essere ancora in vita.

   Per questo sono un Viandante.



M.
(L'uomo dei difetti...)

 
 
 

Chantal - un mese dopo.

Post n°187 pubblicato il 27 Ottobre 2015 da Massimiliano_UdD
 

 

Chantal

   
   Chantal gli piombò alle spalle mentre sfilettava stoico il coregone che avrebbero desinato per cena, alla fiamma. 
   Un'occasione bramata e attesa fin troppo per il naso del commissario, per quel suo fiuto che nel taccuino dei sensi figura alla riga numero sei. E piovuta poi così, all'improvviso, quando pareva che nulla dovesse concretizzarsi.
   La pasta fatta in casa già nell’acqua bollente e il pane nel forno, a tostare. Il Bellavista Saten al ghiaccio, il Vinnae di Silvio Jermann nella cantina climatizzata e il Barbaresco nel decanter, ma solo come rincalzo, perché con le donne non si sai mai.
   Ah, be’... Questo il commissario lo aveva imparato. Le donne vanno, vengono, dicono che ti adorano e per suggellarlo spariscono, talvolta poi tornano con una storia neanche ben imbastita e, come da copione, pretendono tu ci creda. Perché le donne non hanno mai nulla da dimostrare. Le donne sono assiomatiche, le ami o cambi strada. Ah, le donne... Ebbene si, il commissario lo sapeva bene, con le donne, non si sa mai. Se solo avesse immaginato che tutta quella dedizione di lì a poco avrebbe assunto, dello strinato, forma ed effluvi… 
   Col braccio teso arrangiò l’indice della mano destra a mo’ d’una lancia affilata e glielo appuntò impettito al centro della schiena. Il commissario si voltò di scatto e se la trovò di fronte che lo fissava con lo sguardo a metà tra l’indispettito e il languido, e le mani a cingersi la vita. La crine bionda e lunga le scendeva da un lato fino alle reni, e dall’altro s’adagiava soffice sopra il vestito, davanti, lambendole il seno sinistro. La squadrò da capo a piedi, poi gli sfuggì un sorriso. Il commissario si mostrava divertito da quella presa di posizione, fortuita, stuzzicante. 
   La fanciulla si mordicchiò le labbra, le dischiuse e inquieta come un picchio, esordì secca:
   << Hey, tu... Sì, dico proprio a te! Hai una grossa responsabilità, lo sai ? >> Gli occhi, cerulei e sgranati, come fari abbaglianti e predatori le si illuminarono d’incanto come a voler dire caro, adesso si fa sul serio. Proseguì rapida, senza indugi, quasi sfrontata:
   << Quello che indosso è il vestito più brutto che ho e l’ho comprato per te! >> La fissa, da un angolo della bocca la lingua le spunta lenta, s'impenna, impertinente come un'onda lasciva batte il labbro superiore da parte a parte e poi pigra si ritira, lasciandolo vistosamente umettato. Fa una scorpacciata d'aria e pontifica: << Vediamo quanto ci metti a togliermelo dalla vista! >>
   Il commissario tentennò. Non l’aveva ma veduta così meravigliosamente determinata. Ma il suo indugiare non era mancanza di intraprendenza. Affatto. Non stava perdendo tempo arrancando in quel silenzio, era il suo modo di contemplare il di lei splendore, in segretezza. Come se tutto d’un tratto, quello, fosse per assodato il segreto che mancava. Il collante che fissasse il prima al dopo. La sorgente dove abbeverasi, la carne dove nutrirsi. Avrebbe voluto annegare nell’estasi divampata dalla magia di quegli istanti per un poco ancora, ma la fanciulla inesorabile gli andò sotto coi denti stretti e sollevata lentamente una gamba gliela fece scorrere lungo il lino antracite del pantalone. Ginocchio contro ginocchio, ginocchio contro coscia, e a salire, tra le gambe. L’intento della fanciulla era cristallino. Non desiderava altro che egli s’accendesse, ma non d’un fuoco qualunque. Che lui la guardasse come se altra donna fosse mai esistita. Che lui la guardasse come lei lo guardava. Lo strattonò, si scostò di colpo e imperativa, con quanto fiato in gola, perentoria, gli disse: << Scopami! >> E si voltò di scatto lasciandolo a fissare le sue spalle nude e liberando nell'aria, maliziosamente, qualcosa a fil di labbra: << Sempre tu ne sia capace... >>
   Il commissario con una mano spazzò via quanto ancora indugiasse sulla spianatoia in legno pregna di farina e residui di pasta. La trasse a sé, le fece scorrere le mani lungo le gambe, e il vestito, succinto, s’alzò di quel tanto che fosse bastato agli intenti della sua fantasia. La sollevò veemente e la liberò senza troppa cura sul pianale lasciandola seduta. Un brivido le percorse la spina dorsale allorquando le natiche impattarono sul faggio gelido e una nube commista di semola rimacinata e vaporosa doppio zero le si elevò tra le cosce, spargendosi ovunque, << Ho già veduto in sogno questa scena. Tu nella mia cucina, io che ti infarino, i miei denti forti a strapparti di traverso le mutandine e noi a fissarne la traiettoria mentre volano impazzite verso chissà dove… >>
   Chantal strabuzzò gli occhi mordicchiandosi il pollice, si schiarì la voce e circondandogli il collo con le braccia gli fece scivolare in un orecchio: << Oh, Oh… Brutte notizie in arrivo… Carina davvero sta fantasia, ma… Credo proprio che sarà per la prossima volta... Peccato! >> Sorridendo maliziosa gli si strusciò col naso sulle labbra morbide lievemente dischiuse, prese a mordicchiarle, baciarle. Un bacio sapiente, a lenire irriverente, ogni morso. Adesso languida gli percorre le labbra turgide con la lingua, aspergendole. Mentre, smemorata, era intenta a seguirne per la terza volta i contorni, la preda divenuta predatore le inchioda la punta girovaga brandendola risoluta, con la bocca. La mantiene in scacco per quattro cinque secondi prima di rilasciarla alla legittima proprietaria ed esordisce: << La prossima volta ? Ma tu sei pazza… Per la prossima volta ho già in mente... >>, il commissario preferì non completare la frase, accostò il volto a quello di Chantal e le sigillò le labbra con uno di quei baci che narrano preludio, passione detonante e assodata complicità. Trattenne il suo corpo contro il proprio mentre al bacio s’arroventava, affannoso, il desiderio più tumido. Chantal gli slacciò i pantaloni che ormai avevano preso la più florida piega. Le fece scivolare una mano tra le gambe mentre con la bocca le lustrava il collo, << Ma… >>, accennò il commissario corrugando la fronte e ritraendo la mano. Chantal appariva divertita e s’abbandonò ad una risata senza freni, spontanea. Era realmente giubilante, serena. << Te l’avevo detto che sta fantasia te la dovevi scordare… Oggi ho dovuto fare un sacco di cose, il parrucchiere, le unghie… Mica potevo ricordarmi pure di indossare le mutandine! >>, scoppiarono a ridere.
   Dissipata l’ilarità, Chantal precisò: << Che poi, “mutandine”... A dir la verità di solito porto il C-string… >>
   << Porti il C che ? >>, rispose interrogativo il commissario. Ancor più divertita di prima, gli andò sotto un orecchio sussurrando: << Allora, vedo che la penna ce l’hai già, rimedia il quadernino e dalla prossima cominciamo le lezioni d’aggiornamento... >>. 
   Tra una battuta e l’altra la prese in braccio e raggiunsero la camera da letto senza nulla indosso. La adagiò sul giaciglio e si inginocchiò sopra di lei, contemplandone la bellezza. Le baciò il ventre sentendolo tremare sotto i colpi della sua lingua tracotante che tracciava  cerchi di diametro via via maggiore intorno all'ombelico. Le posò i pollici sui fianchi e cominciò a scendere con le labbra senza mai abbandonare la sua pelle. Gemette. Gridò. Gemette ancora e lo inchiodò al suo sesso intrecciandogli le gambe intorno al collo. L'avrebbe tenuto così per tutta la vita, ma scelse di liberarlo e con un guizzo gli salì sopra a cavalcioni guidando con una mano la tumida carne del commissario dentro di sé... 
   Rimasero a contemplare soffitto e lampadario in silenzio, giusto il tempo di riprendere il fiato. Naturalmente, lei fece per prima.
   Chantal gli dice che lo ama. Il commissario le risponde: << Anch’io. >>
   Il puzzo di bruciato dalla cucina comincia a diffondersi per tutta la casa. 
  Chantal pensa che stasera ceneranno fuori.  Il commissario pensa che è sposato...



 M.
(L'uomo dei difetti...)

 
 
 
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LA MIA PICCOLA LUCE: L'ULTIMO VIAGGIO.

 La mia piccola Luce, 25 Agosto 2014


 Ciao piccola Luce,


ti scrivo queste poche righe perché… Ne ho bisogno.
Perché piangere davanti a questo schermo fa meno male che fissando il soffitto. Perché se sto qui mi tengo lontano dai balconi e dalle finestre che danno sul grande campo incolto sottocasa.
   E ti vedo scodinzolare lì in mezzo, felice, perché sapevi che non appena a casa ti avrebbe aspettato lo stecchino al salmone che adoravi. Come ogni mattima, come ogni sera. Come ieri mattina. Come mai più.
   In ufficio dormivi sempre. Tuttavia, bastava il minimo rumore perché tu abbaiassi a chiunque e non solo agli sconosciuti, come a voler per dire:
    << Anche questa è casa mia! >>, poi tornavi a ronfare sul tuo cuscinone, e sembravi una regina. Anzi: Eri la regina. E lo sarai sempre perché il vuoto che oggi m’appartiene non l’avevo messo in conto. 
  
Pensavo che dopo aver provato la più terribile delle perdite, il dolore per aver perduto un animale fosse qualcosa di gran lunga meno intenso, di blando addirittura.
E invece…
   Sono i ricordi a rendere lancinante un fendente o a far sì che certi lucciconi narrino gioia anziché dolore.
   Sei stata la prova che l’(A)more incondizionato, esiste. E che prima di averti io ero uno stolto e non capivo l’amore degli altri per gli animali e non capivo neanche perché talvolta piangessero, si disperassero, vedendoli star male. Tante cose non capivo.
Io ero cieco. Ma oggi vedo.

 

 
So che ti ritroverò un giorno.

Massimiliano 

 

AL VENTUR LERCIUME...


T
alvolta
 getti l'ancora e ti soffermi a riflettere sulle vicissitudini della vita, anche le meno tangibili...
Talvolta ti fai un'idea di una persona già il primo giorno, e dentro di te vorresti fosse sbagliata...
Tenterà di convincerti di essere diversa da come tu la vedi... E provi a crederle...
E' anche giusto farlo.

Tuttavia, a ogni piè, capita, fosse anche dall'imposta più tetra,  che la nuda verità s'affacci spavalda ad illuminar ragione... 

E ti rendi effettivamente conto di chi hai avuto davanti.
Però, stavolta, ironia della sorte, la delusione sarà tutt'altro che longeva, non ne rimarrai stupito...
In fin dei conti, lo sapevi già.
 

M.
(L'uomo dei difetti...)
 

[Post Scriptum]
Per i graditi ospiti al mio umile desco, ho sintetizzato, in un aforisma a mo' di promemoria, crudo e non meno illuminante, la digressione di cui sopra.
"Al ventur lerciume l'uomo fu forgiato da quel senno,  che poi,  fu il (P)rimo."

 

DALL'ALTO VEDI IL MONDO, DAL BASSO VEDI IL TUO.

Dal basso vedi il tuo, di mondo.

Ho sempre sceso le scale di corsa.
Le ho sempre viste come l'ostacolo ultimo tra me, i miei affetti, e la strada.
Un ostacolo blando. Un  connettivo pervio, da lasciarsi alla spalle il prima possibile.   E con la frenesia di chi,  alla stazione,  è sempre in ritardo.

Ma... Stamane no.
Ho percorso i gradini con la velocità dell'uomo, che dalla strada, non s'aspetta nulla di buono. 
E per questo la rimanda.
E per la prima volta ho ricavato del tempo da dedicare alla riflessione anche nell'unico luogo che da sempre avevo destinato al transito, alla zona franca, al canticchiar senza pretese.
Dall'alto vedi tante cose, ed io non lo nego.
Tuttavia, ciò che realmente vedi, è il mucchio.
Non riesci ad apprezzarne le differenze, a coglierne i dettagli.
E' dal basso che vedi ciò che accade intorno e ti rendi davvero conto della piccola grande verità.
Quando tu stai fermo, qualsiasi sia il tuo stato d'animo, il mondo intorno a te, si muove.
C'è chi non ti pensa proprio... E va veloce.
C'è chi apparentemente ti vuole bene... Eppur si muove.
In fin dei conti, quello che ha scelto di star fermo, sei tu.
Quando ti senti solo, sei solo.
Quando hai il minimo dubbio,  allora, non ci sono più dubbi.


M.
(L'uomo dei difetti...)