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ventodamare
   
Creato da ventodamare il 08/02/2011

IL Vento corre

Ed entra ovunque

 

Mani

Post n°104 pubblicato il 05 Febbraio 2012 da ventodamare
 


Le tue mani sul mio viso, tenere carezze.
Le tue mani sul mio collo, sul mio petto, accennano un passo di tango ed un casche' sui pettorali.
Mi piace quando appoggi i palmi aperti sul mio petto e saggi i muscoli muovendoli piano, sento il tuo calore che si irradia e allarga l'anima in un sorriso.
Le tue mani intrecciate alle mie, sciolgono e riannodano fili d'anima e grovigli di pensieri.
Le tue mani che inseguono i miei silenzi, che spostano verso di me oceani di pensieri ardenti e come le ali di una colomba bianca, si chiudono sul mio grembo alla fine del volo.



Turning Tables



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Haiku del gelo

Post n°103 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da ventodamare
 



Gocce gelate

nudi rami piangono

petali tristi.






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L'assenza

Post n°102 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da ventodamare
 


Io ti ho tagliato l'anima e tu m'hai addentato il cuore.

In una giostra infinita fra il rasoio del Vento sulla pelle e la curva dei tuoi fianchi infulcrata nei miei pensieri, nell'anima, a morir di gioia soffocata.
Non correre lontano, saro' i tuoi passi, la terra che attraversi.
Saro' il sale del tuo piatto, l'acqua che ti dissetera'.
Saro' la sabbia sulla riva della tua nuova vita, la foglia caduta che entra da una finestra aperta.
Saro' il rosso acceso del papavero impudico e selvaggio, che coglierai ai margini di un fosso.
Saro' l'odore di mare, intimo mistero, che ti assale all'improvviso.
E quando non mi vedrai piu', saro' il liquido nei tuoi occhi, per sempre.
(..hai paura di guardarmi negli occhi e scoprire la tua felicita' riflessa nei miei.)

 



 Ballando al buio.



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Spogliarelli

Post n°101 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da ventodamare
 


Mentre vi baciate appassionatamente, le mani corrono sui corpi vogliose ed impazienti, turbinando come polipi in fuga.
Mentre sentite che una forza superiore e misteriosa vi tiene incollati l’uno all’altro senza scampo, (sara’ il gel super fissante scivolato sul viso?) .
E l’atmosfera e’ ormai bollente, il pathos erotico e’ al culmine, stai gia’ pensando “ora ti sbrano” e sei pronto a dare il via al denudarsi dei vestiti, ecco che invece, accade.
Hai sbottonato la camicia, senza staccare le labbra dal suo collo, e con contorsioni da circense, sei anche riuscito ad aprire i bottoni dei polsini, e riesci a trasformare una smorfia di dolore per la fitta di un crampo, in un mugolio di piacere.
Sei anche giunto ad aprirle il reggiseno con sole due dita al primo colpo, ma questo ti e’ sempre venuto bene e non ci fai neanche caso.
E quando lei, preda della passione si offre, mugolante volontaria, di aprire lei la cintura dei pantaloni e tirare giu’ i suddetti, pensi: “E’ fatta, tutto senza interrompere un secondo, senza far sgonfiare il souffle’ del pathos erotico del momento”.
Ora devi semplicemente girarti e raggiungere il letto che e’ li’ vicino, due metri al massimo, ma hai dimenticato le scarpe ai piedi e non puoi far scivolare i pantaloni semplicemente via dalla gambe.
I calzoni sono giu’, e riesci a fare solo un passettino di lato prima che ti blocchino.
E mentre continui a sondare con la lingua la bocca di lei, ormai conosci per nome tutti i denti, le otturazioni e le papille gustative iniziano a pensare ad un trasloco, non sai come uscirne fuori.
I passettini di lato? Ridicoli come una comica.
Colpo di genio: ti abbassi fingendo di baciarle l’addome scendendo piano, mentre la mano corre verso i lacci delle scarpe, ma con i piedi bloccati non riesci a bilanciarti bene e stai cadendo di lato.
Non ti resta che assecondare la caduta e buttarti sui suoi piedi, facendole credere di avere un attacco di feticismo.
Ma le tue scarpe ora sono li’, a portata di mano e finalmente
sciogli i lacci.
Sei libero.
La prossima volta.. mocassini?


Just a gigolo'


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Il lavoro di Rene'

Post n°100 pubblicato il 20 Gennaio 2012 da ventodamare
 

 

Rene' aveva cominciato quel nuovo lavoro due anni prima. 
Ne aveva avuto l'ispirazione un giorno che il senso di colpa per non aver innaffiato le piante della signora Bernard, la sua gentile e anziana vicina assente per una visita ai nipoti, lo stava tormentando a tal punto da bloccargli l'appetito. 
Era stato li' sul pianerottolo per ore a cogliere il piu' piccolo segno di sofferenza nelle piante della signora Bernard, il pallore in una foglia, l'opacita' in un altra.
Fu allora che ebbe l'intuizione, avrebbe fatto lo smaltitore di senso di colpa. La gente ne ha cosi' bisogno! Si mise subito al lavoro, scambio' il suo senso di colpa con una bella assunzione di responsabilita' e si disse fra se, pronto a ricomprare quelle piante a Madame Bernard se mai fossero morte. 
E cosi' comincio' questo commercio: apri' una bottega in cui ritirava sensi di colpa scambiandoli con l'ammissione di responsabilita'.
Ogni tanto qualcuno gravato da un senso di colpa piu' pesante del normale, regalava a Rene' un po' di gratitudine che Rene' immagazzinava gelosamente in attesa di tempi grigi in cui gli sarebbe servita. Ma il vero guadagno per Rene', era la vendita di senso di colpa a chi non ne aveva. Davanti al bancone di Rene', facevano la fila fior di politici, finanzieri, imprenditori, banchieri, avvocati, ricchi signori incapaci di provare alcun sentimento umano.
Compravano a peso d'oro il senso di colpa da Rene' e lo indossavano quando dovevano mostrare un po' di umanita', di sentimenti, di compassione verso il prossimo. 
C'era l'imprenditore che l'indossava quando partecipava ai funerali di un operaio morto sul lavoro.
Oppure il broker che spiegava ad una coppia di anziani coniugi, come la perdita dei risparmi di una vita investiti dietro suo consiglio nel “Latte di Parma” era solo un "rimbalzo tecnico", ne aveva assoluto bisogno.
Ma i clienti principali di Rene' erano i politici. 
Nessuno piu' di loro aveva bisogno di assumere un'aria partecipe ed accorata mentre per esempio emanavano una legge che favoriva i loro interessi  spiegando invece in maniera accalorata che lo facevano solo per il bene comune della Nazione. 
Eh si, il commercio di Rene' andava a gonfie vele.



So what


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Ballando un valzer

Post n°99 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da ventodamare
 


Vorrei che tu ritrovassi il mio nome nella dedica di un libro, e che sentissi una nota acuta sottopelle nel pronunciarlo.
Vorrei raccogliere tutte le lacrime che hai versato alla stazione, lungo i binari mentre un treno parte, riempirne una valigia e saltare sul primo treno in partenza per estirparne il dolore.
Vorrei tenere le mani in tasca per sempre, per non dover stringere altre mani e ascoltare parole cosi' affilate da tagliare una gola.
Vorrei incantarmi ancora al suono d'una voce lontana e respirare l'odore amaro delle lacrime che non so piu' piangere.
Vorrei andar via ballando un valzer da solo, ed inciampare ridendo mentre mi vedi andare via, per sempre.




Nuvole



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Il cuoco

Post n°98 pubblicato il 16 Gennaio 2012 da ventodamare
 

 
Vorrei essere un cuoco impegnato a cucinarti in un piatto godurioso, e avvolgere la tua carne in aromi e spezie piccanti.
Rimestarti nei condimenti  a volte dolcemente, a volte vigorosamente.
Il cuoco mentre ti cuoce lentamente, gia' pregusta quando potra' assaggiare il dolce sugo della tua tenera carne.
Ed e' cosi' che devi sentirti.
E’ cosi' che ti voglio.
Quando ti mangero' mi godro' una carne tenera, piccante e sugosa.
Ti sembrera' di giocare a quel gioco dove ti bendano e ti fanno girare su te stesso per farti perdere il senso dell’orientamento. Non avrai piu' riferimenti, a parte la voglia. E la mia voglia e' solo di te, forte, densa.
Ho voglia di farti godere, boccone dopo boccone. Ho voglia farti sentire la mia fame che cresce e monta. Ho voglia di assaggiare e bere ogni tuo umore, che sia  saliva, sudore o miele del tuo segreto.
Ho fame e sete, sete di te. Ho voglia di mangiare come un animale.
E ancora, ancora, ancora.



 Io cambio le regole



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Bar Cico (quarto episodio)

Post n°97 pubblicato il 15 Gennaio 2012 da ventodamare
 

Al Bar Cico l'atmosfera e' molto calda.
Rahel, Pitbull, Cico e Marco detto Ragu' discutono animatamente del corpo delle donne.
"Come fai a fare con una cosi'?" Dice Rahel, il gigantesco nero del Camerun che ormai tutti chiamano "Tuttocitta'" dopo la performance su Via Farsaglia, indicando la foto di una modella filiforme, sull'inserto del Corriere.
"Si rompe, si spezza in mano!" Conclude Rahel sbarrando gli occhi increduli e sorridendo a 10.000 watt, con la sua mimica facciale esagerata che tanto diverte quelli del Bar Cico.
"Ma perche' tu sei un animale! Non riesci ad apprezzare le cose raffinate!" Ribatte Pitbull che ha sempre avuto l'animo con venature razziste.
Cico sorride a Pitbull ironicamente e gli dice:"Quando dici ste' cose, piu' che un Pitbull, sembri un toporagno."
E mentre Pitbull irrigidisce la mascella prosegue:"Non e' questione di raffinatezza, e' questione di quello che e' sano e di quello che e' malato. Questo e' un corpo malato, malsano. Un corpo che parla di privazioni e sofferenza. Magari mangia, ma poi corre a vomitare tutto in bagno. E' malata."
Poi girandosi verso Florinda, la corpulenta commessa della panetteria che sta prendendo un caffe' al bancone: "Ecco, un corpo cosi' fa pensare alle cose belle della vita, alla gioia. Al pane, al vino.."
"Ed anche al ragu'!" Interviene Marco Ragu' provocando un'ondata di risate.
Marco Gulli come sempre, da' un po' ragione all'uno ed un po' all'altro. Non ama le discussioni, neanche quelle neutre da bar, fatte solo per ingannare il tempo. L'unica cosa che davvero gli interessa, e' la tranquillita' e la sua vecchia moto che cura come se fosse un'anziana genitrice.
L'altra grande passione di Marco e' la pasta col ragu'. Invariabilmente, ogni giorno che Marco mangia al Bar Cico, quando gli leggono i piatti del giorno e non sente la parola magica, Marco esclama: "E il ragu'?" fra gli sbuffi della cameriera e le risate di tutti.
Marco sta aspettando ansiosamente una telefonata e osserva ossessivamente il cellulare posato sul tavolo.  
Solo Cico conosce il motivo dell'ansia di Ragu', e ride fra se' notando le occhiate.
Marco a colazione aveva detto a Cico "L'ho fatto!" con aria complice mentre ordinava il cappuccino.
Si era invaghito di una bionda matura e lussureggiante che abitava vicino alla sua ferramenta e che quasi ogni mattina vedeva entrare in auto per andare al lavoro.
Ora Ragu' dopo una meditazione durata settimane, aveva messo un biglietto da visita della ferramenta sull'auto parcheggiata vicino alla ferramenta con su scritta una frase ad effetto che aveva letto su un blog: "Anche se siamo in inverno, nei tuoi splendidi occhi vedo il cielo azzurro d'estate. (Chiamami. Marco.)"
Pitbull interrompe i pensieri di Ragu': "E come mai tutta la gente col grano si circonda di modelle magrissime?"
"Si, ma poi si tromba quelle morbide!" Risponde Cico scatenando una selva di risate e commenti.
In quel momento dal cellulare di Ragu' la musica dei Gossip, Heavy cross, investe i quattro.
"E' lei!" Esclama Ragu' rosso in viso mentre prende il cellulare e corre fuori dal bar travolgendo una sedia ed uno studente che entrava.
"Buongiorno.. lei e' il signor Marco della Ferramenta Gulli?" gli chiede una voce maschile dal forte accento napoletano.
"Si, sono io.." Risponde Ragu' in preda all'agitazione ed allo smarrimento.
"E' lei che mi ha lasciato un biglietto sulla macchina, sotto il tergicristallo?"
"Si.. no.. cioe'.. veramente.." Balbetta Ragu' che non riesce a capire cosa stia succedendo.
"Senta e' un biglietto con un messaggio molto carino.. sono davvero onorato del pensiero.. ma anche se non la conosco, le dico subito che lei non e' il mio tipo.. amme' nun me piace 'o pesce.. capisc'amme?" Dice il partenopeo.
"Ma no.. c'e' un equivoco..  in verita' credevo fosse l'auto di una mia amica.. una Lancia Y arancione col tetto nero.." bofonchia Ragu'.
"Si, anche la mia e' accussi'.. pero' i miei occhi so' invernali.. so' marroni.."
"Si, ma infatti! Il biglietto non era per lei! Le chiedo scusa, devo aver scambiato la sua auto con quella della mia amica. Mi scusi tanto."
"Va bene, Marco.. ja.. puo' essere.. pero', cerca di non sbagliarti cchiu'.. n' simme capit?"
"Ma certo! Stia tranquillo! Non succedera' piu'! Mi scusi ancora!"
"Ah, Marco.. un'ultima cosa.."
"Mi dica pure.."
"Stacc'accuort co' 'a ferrament.. s'accomincia scambiando i raccordi femmena cu chill mascule.. e poi si finisc comm'a Marrazz.. Ahahahhahhahaha!"

"Grazie.." Risponde mogio, mogio Ragu' mentre pensa: "E adesso? Questa come la racconto a Cico?"






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Sguardi e Vino

Post n°96 pubblicato il 11 Gennaio 2012 da ventodamare
 


Mentre parliamo, la danza degli sguardi e dei sorrisi accende di rosso ed arancione i pensieri, come i riflessi del vino nei nostri bicchieri.
Le labbra pronunciano parole che non ascoltiamo piu', i volti sono sempre piu' vicini, finche' le parole non diventano un bacio, e il bacio un abisso in cui precipitare in morbido volo, tra luci speziate dai tuoi occhi.
Ora sei liquida fra le braccia, aderisci al mio corpo adattando la forma come il vino nel mio bicchiere.



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Dico (penso)

Post n°95 pubblicato il 10 Gennaio 2012 da ventodamare
 



Oggi e' un giorno perfetto.
(impacchetto ogni fastidio e lo nascondo in una piega del tempo)

Oggi sono bellissimo.
(lo specchio mi rimanda cio' che voglio vedere)

Anche la mia anima e' perfettamente stirata e bianca.
(la colf filippina e' in realta' una guaritrice d'anime afflitte)

Penso al solco fra i tuoi seni.
(e l'anima e' di nuovo da guarire)

 


Pazzo di te




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Bar Cico (terzo episodio)

Post n°94 pubblicato il 09 Gennaio 2012 da ventodamare
 

Il Bar Cico oggi e' un tappeto di brusii confusi, ovattati dalla neve che fuori dalle vetrine cade a grossi fiocchi, delle vere palle di neve che angioletti dispettosi si divertono a scagliare dal cielo.
I gesti, le parole, perfino la musichetta ripetitiva ed infantile della macchinetta mangiasoldi a cui e' incollata da ore una bionda cinquantenne con sguardo e spirito spento, sembra che porgano i loro suoni in maniera attenuata, rispettosi dei grandi fiocchi che lentamente scendono dal cielo bianco di Milano. Anche Cico al computer dietro il vetro del Superenalotto clicca delicatamente sul mouse.
I perdigiorno abituali rallentano ogni funzione vitale, il contenuto di ogni bicchiere viene centellinato lentamente, ogni discorso e' ampliato con calma e fatto cadere adagio per avere il tempo di metabolizzarlo lentamente, come la cassoeula che oggi proponeva la cucina del Bar Cico e che digeriremo a fine mese.
In questa atmosfera rarefatta, improvvisamente si spalanca la porta ed entra un uomo con un giubbotto scuro ed il cappuccio calato fino agli occhi, pieno di neve. In mano un foglio bagnato e sul viso lo sguardo del cane smarrito.
"Scusate.." esordisce con la voce sottile ed un grave accento bresciano.
"Sapete mica dov'e' via Farsaglia?"
La via e' molto vicina, ma talmente piccola ed insignificante che l'abbiamo percorsa cento volte senza preoccuparci di conoscerne il nome.
Ma non tutti, qualcuno il nome della piccola via lo conosce benissimo.
E' Rahel, un gigantesco nero del Senegal con i denti bianchi come la neve fresca ed una discreta pancia rotonda che gonfia ogni volta che parla, come una zampogna che deve prima riempirsi d'aria per suonare.
"Io so." Dice in modo inconsapevolmente pasoliniano Rahel.
Il watusso si alza in tutto il suo metro e novanta abbondante, e indica il furgone con le quattro frecce accese davanti al Bar Cico.
"Prendi furgone, fai giro in piazza. Va dritto la' e poi giri qui, sinistra e arrivi Via Farsaglia." Dice l'omone mulinando le braccia come un giocatore di basket ma con la palla nascosta sotto la maglia.
"Bravo Rahel!" gli grida la donna di Cico da dietro al bancone. "Deve venire lui dal Senegal per dirvi le strade, e voi che siete qui da una vita, non sapete nemmeno dove siete di casa.. bella roba.. lazzarun.." conclude Gilda rivolta ai presenti, prima di sparire dietro le porte mobili della cucina.
Rahel allarga la bocca in un enorme sorriso soddisfatto e gongolante, abbagliando con i denti il trasportatore bresciano che si sprofonda in ringraziamenti ed esce di corsa dal Bar Cico.
Ma appena Rahel si rimette a sedere con il sorriso da 100 watt ancora acceso,  il bresciano rientra di corsa e gli dice: "Scusa, gia' che ci sei.. non sai mica a che altezza e' Colombo, il commercialista?"
Rahel si rimette in piedi e con un gesto teatrale stende le lunghissime braccia verso il basso e dice: "Amico.. Via Farsaglia.. eh!" intendendo che "Amico, gia' ti ho detto dov'e' Via Farsaglia, ed e' gia' un miracolo, non esagerare.."
A quella esclamazione, tutti nel Bar scoppiano a ridere, guardando il gigante nero in quella posa estatica. Il bresciano sorridendo nervosamente fa un gesto di saluto con la mano ed esce veloce inseguito dalle risate ed i commenti.
Cico al pc soffoca una risata interiore e clicca mentre chiude la pagina di google maps aperta su una piccola citta' del Senegal di cui sta mandando a memoria tutti i nomi delle strade.  



Play that funky music



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Il Vento ed il raggio di Sole

Post n°93 pubblicato il 08 Gennaio 2012 da ventodamare
 


E' il vento che sposta quel raggio di sole che danza fra il tuo bicchiere ed i miei occhi. E l'effetto andrebbe sprecato senza di lui.
Il luccichio si perderebbe nel vuoto, se non fosse per quel soffio di vento partito da lontano. Nato nel mare, ha cavalcato dune serene modellando sabbia senza fretta. Ha percorso strade strette nel porto, impregnandosi di atavica saggezza.
Ed ora sa.
Parte seguendo l'aquilone rosso che tu da bambina hai agitato, sperando nel vento e chiamandolo con gli occhi di una risata d'argento.
Soffia fra gli alberi della sera sotto un cielo gonfio di pioggia, e' il tuo primo bacio e ti carezza la guancia.
S'aggira stanco, intorno al viale dove tu hai gettato via le sue bugie, tutte, ogni lettera, e t'asciugava le lacrime.
Ed ora e' qui, sorride mentre porge al mio sguardo, soffiando piano, il bagliore del tuo bicchiere, trasparente nell'aria, che si deposita piano dentro di me.



Raggio di Sole


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Bar Cico (secondo episodio)

Post n°92 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da ventodamare
 

Luca, detto "Pitbull", percorre i giardini della piazza a passi lenti e studiati.
Si sposta fra i viali col cane al guinzaglio, un grosso pitbull marrone di nome "Mannaja" con lo sguardo freddo e un po' idiota, occupando quasi tutto il passaggio e chiunque lo incroci deve cedergli il passo mentre il cane e Luca lo guardano fisso negli occhi protendendo la testa in avanti e dando la sensazione di essere sul punto di scattare da un istante all'altro.
Poi Luca accorcia il guinzaglio di "Mannaja", ed una volta superato il malcapitato, si guardano tutti soddisfatti con il pitbull a quattro zampe che si passa la lingua sulla bocca e quello a due con un sorriso ebete sul viso.
Quando Luca il Pitbull cammina, col suo passo enfatico, sembra che dica ad ogni passo: "Ehi, guardami! Sono qui con la mia bestia feroce! Fammi passare e rispettami!". E' come John Wayne a passeggio per la Main Street con i pistoloni in bella vista e la stella sul petto.
Un pomeriggio di sole incerto, Pitbull e Mannaja si stanno esibendo nel loro numero preferito, fingono di puntare prima un ragazzino peruviano in giro in bici e poi una signora di ritorno dal supermercato. Le vittime si fermano ed i due pit-bulli passano tronfi e ridicoli come  militari in alta uniforme.
Ma oggi non e' giornata di parate trionfali per i due tonti Pit-bulli.
Si avvicinano ad una panchina su cui siede, immersa nella lettura, la signora Milena circondata dai suoi tre isterici barboncini, due femmine ed un maschio che annoiati per il mancato interesse della padrona, abbaiano ad ogni foglia che si muove ed anche a quelle immobili.
Il pit-bullo a due zampe si accorge dei barboncini e sorridendo fra sè devia leggermente verso la panchina.
Nerina, la barboncina piu' grande, vede arrivare i due pit-bulli dritti verso la panchina e scatta in piedi, punta il muso e inizia a ringhiare, subito affiancata da Milton e Rahja.
Tutto accade in pochi attimi.
I tre cagnetti abbaiano furiosamente ed avanzano di qualche passo in avanti, Milena solleva lo sguardo dal libro e pensa "Oh, signur.."
I due pit-bulli avanzano ancora qualche passo prima che Luca si fermi, mentre il dubbio comincia ad insinuarsi nella sua mente. "Perche' non scappano? Perche' non hanno paura?". L'esitazione dei due pit-bulli incoraggia i tre barboncini che adesso avanzano decisi abbaiando e ringhiando.
Mannaja avverte l'indecisione del padrone, non capisce ma si adegua ed indietreggia fino a mettere Luca fra sè ed i tre barboncini che ormai sono arrivati a pochi metri da Luca.
Il ringhio di Milton, il barboncino piu' giovane, immette terrore puro sotto la pelle di Luca che non trovando piu' lo scudo protettivo di Mannaja fra sè ed il mondo, si fa prendere dal panico.
Luca Pit-bullo si gira di scatto, lancia in aria il guinzaglio mollando del tutto Mannaja e comincia a correre seguito dal pitbull che continua a non capire ma continua ad adeguarsi al padrone.
I tre cagnolini corrono lanciando abbaiate furiose e secche come colpi di fucile dietro ai due pit-bulli rincorrendoli per tutta la piazza. Arrivati al bordo del marciapiede, il pit-bullo a due zampe non si ferma e si lancia in strada fra un autobus ed uno scooter che frenano di colpo, sempre seguito come un'ombra da Mannaja, e si fionda sul marciapiede di fronte entrando nel Bar di Cico.
I tre barboncini restano a presidiare il marciapiede abbaiando fra loro soddisfatti e felici mentre Cico, la cameriera rumena Maria  e gli abitue' di quei pomeriggi noiosi nel Bar, non smettono di ridere guardando i barboncini ed i due pit-bulli trafelati mentre quello a due zampe, rosso di vergogna come un peperone, cerca pateticamente di sorridere.
"Uhei, Pitbull! C'erano i cani da westrling oggi in piazza? Cazzo, che bestie enormi.. fanno davvero impressione. Se esco mi porto dietro uno stuzzicadenti per difendermi.. non si sa mai, dovessero attaccarmi!" dice Cico prima di scoppiare in una risata che contagia tutti, compreso Mannaja, che continua
a non capire. 



Accussi' va o' munno


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Al Bar Cico (primo episodio)

Post n°91 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da ventodamare
 

Nel Bar di Cico a mezzogiorno ci vanno a mangiare un po' tutti quelli della zona che pranzano fuori casa.
Perche' Cico conosce tutti e tutto, ha una parola per ognuno ed un sorriso malizioso per ogni signora.
Il vero nome di "Cico" e' Mario Cicoretti, ma ormai l'ha dimenticato anche lui e firma bolle, fatture ed assegni come Cico.
Alle 13,00 Cico e' in piena attivita', dal suo posto di comando fra la cassa e la tavola calda riesce a vedere tutto, a percepire tutto. Dirige il traffico di clienti e camerieri, sfaccendati e rappresentanti, con grande maestria. Proprio come un Capitano in piedi sul ponte mentre la  nave affronta le onde oceaniche di avventori affamati.
E fra un conto e quattro posti da inventare al volo, e' riuscito anche a cogliere quello che sta succedendo fra la morbida, ma purtroppo non per Cico, segretaria dell'assicurazione ed il dirigente di banca incravattato, ingellato e teso come un manichino.
Lui le sorride da due tavoli in la' facendo risplendere l'abbronzatura appena comprata nel centro solare all'angolo, e lei accenna un sorriso a distanza mentre volge altrove lo sguardo.
Sfuggirebbe a chiunque, ma non a Cico che dietro alla segretaria bionda ci ha investito un tot di colazioni offerte ed altrettanti inviti, tutti caduti nel vuoto.
Cico in verita' ha una compagna, lavora in cucina, ma non disdegna di cercare qualche avventura, per "tenersi in allenamento" dice lui.
La verita' e' che per lui ormai e' quasi un riflesso condizionato, d'altra parte e' un bell'uomo ed a volte fa centro.
Quando la sua compagna lo becca in atteggiamento equivoco, lui si giustifica sempre con le buone relazioni che deve instaurare con i clienti, e lei rassegnata sbotta "Si, con le puttane. Abbiamo buone relazioni con tutte le troie del quartiere!".
A Cico non va giu', proprio non sopporta che sia quel fighetto incravattato a potersi godere la bionda, mentre lui e' andato in bianco. In fondo anche il "pettinato" e' impegnato, ha una fidanzata ufficiale che ogni tanto gli fa compagnia a pranzo, quindi capisce che le scuse della bionda ("ma tu sei gia' stato preso.." a cui risponde sempre "No, sono io che prendo..") sono solo di facciata.
Intanto coglie in fragrante anche Andrea, il garzone del meccanico, che si e' incantato sul davanzale della bionda dal tavolo affianco.
"Ue', Filippo! Chiudi la bocca che ti fanno il nido le mosche!" e giu' una risata che trascina tutto il Bar a ridere del povero Filippo rosso in viso, con le orecchie in fiamme e che vorrebbe scomparire all'istante.



Bar Mario



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Strade

Post n°90 pubblicato il 03 Gennaio 2012 da ventodamare
 


Amo le strade in cui ho perso il mio orgoglio, sono le strade in cui ho amato.
Strade in cui mille pezzi di specchi diversi, si rimandano la mia immagine come sassi lanciati su un'anima d'acciaio.
Ho camminato quelle strade come un raggio di sole attraversato da un'ombra, e quell'ombra e' cresciuta fra le carezze sulle cicatrici ed il Vento che scuote la vita.
Ho percorso cento ponti, col cuore in mano e l'anima a farmi da vela, per trovare la strada del porto.
Ho camminato senza ombrello, col viso dritto verso il cielo mentre piovevano le tue bugie, gocce roventi sul volto.
Ho attraversato notti di silenzio pesante come piombo, dove puoi buttare via l'orgoglio ai lati di una pozzanghera e gridare che se venderai il mio amore, voglio indietro l'anima.





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Auguri

Post n°89 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da ventodamare
 


Auguri a chi sa cogliere i colori nel grigio
a chi dorme poco ma si sveglia di buon umore
a chi saluta sempre con un sorriso
a chi lavora molto e vive anche di più
a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse
a chi rinuncia a qualcosa per aiutare un amico
a chi ha l'entusiasmo di un bimbo e i pensieri di un adulto
a chi spegne la televisione per fare due chiacchiere
a chi vede nero solo quando è buio
e soprattutto a chi non aspetta il nuovo anno per essere migliore.
Auguri.





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Cercami

Post n°88 pubblicato il 29 Dicembre 2011 da ventodamare
 


Cercami, quando anche l'ultimo filo di vento sara' volato via.
Mi troverai nei silenzi tra le parole, negli angoli nascosti dove non arriva il sole.
Inseguimi in una piazza colma di gente, riconoscerai i miei occhi fra mille, impressi negli angoli piu' segreti della tua mente.
Mi scoprirai in un alba insonne, quando avrai finito tutte le lacrime che non posso asciugare.
E nell'ora in cui Angeli e Lupi avranno lo stesso colore, ti abbraccero' in silenzio, carezzero' il tuo cuore e lavero' via le litanie nere dall'anima.  



 Bacio d'a(d)dio


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Manuale di punizioni per i genitori moderni.

Post n°87 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da ventodamare
 


Ti cancello tutte le suonerie nuove del cellulare!
Ti cancello tutti i salvataggi dei giochi della playstation!
Ti faccio bloccare l’accesso a facebook  dall’antivirus!
Ti inverto tutti i tasti del cellulare e poi voglio vedere come fai a mandare un sms ogni 12 secondi!
Ti metto nell’iPod solo canzoni fino al 1989!
Ti cancello MTV dal telecomando!
Ti metto la brillantina Linetti invece del gel!
Ti faccio tagliare i capelli come Claudio Lippi negli anni ’70!
Basta Nike super air mega max turbo! Solo Superga basse!
L’unico Grande Fratello che ti faccio vedere e’ tuo zio Raffaele, mio fratello!

Si accettano altri suggerimenti da mamme e papa’ fantasiosi ed aggiornati:

"Ti metto colla colorata al posto dei 300 smalti che cambi ogni giorno sulle unghia!"
Katartica_3000

"Sparisco!" 


lascrivana
lascrivana



"Beh, la mia ultima punizione è stata fargli leggere "Orgoglio e Pregiudizio" in due settimane. Sì, son perfida! :)"
marittiella
marittiella



"Se non ti metti la cintura e mi multano prepara ad aprire il tuo salvadanaio!"
morganna1
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"Ma naturalmente la minaccia di chiudere casa "per ferie", vitto alloggio e connessi inclusi!"

springfreesia
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 Il '56



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Come goccia di sangue

Post n°86 pubblicato il 20 Dicembre 2011 da ventodamare
 

"Maria Maddalena" George De La Tour


Ti stacchi dal mio abbraccio e vedo i tuoi occhi galleggiare sul mare della commozione.
E rimani dentro di me, come goccia coagulata di sangue purissimo, sull’anima trasparente.
Restami dentro, come l’ultima stilla rappresa nel calice rosso del desiderio.
Scorrimi affianco, come goccia di resina ambrata sul fusto d’albero.
Gonfia il mio petto, come un respiro trattenuto fino a fare male fra cuore e polmoni.
Non aver paura del Demone che intravedi dentro, e’ solo uno schiavo delle mie voglie, solo un lampo della mia luce, piena di ombre.

 


 Qualcuno come te

 

 

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Niente risarcimenti

Post n°85 pubblicato il 13 Dicembre 2011 da ventodamare
 


Mi hai chiesto come puoi fare per non fare errori. Non esiste una formula certa, ed anche io sbaglio ogni giorno.
Pero' possiamo usare degli accorgimenti. E' indispensabile sapere qual'e' il bene per noi, o almeno cercare di intuirlo.
E solo noi possiamo sapere qual'è il comportamento o l'atteggiamento giusto che in una determinata situazione realizza il bene, il nostro fine supremo.
Puoi anche  ascoltare con attenzione le mie opinioni, ma alla fine dobbiamo essere noi a scegliere, a decidere in un senso o nell'altro. Ci dobbiamo assumere questa responsabilità. Altrimenti e' solo un cambiamento di facciata, fatto solo per compiacere qualcuno, ma che dopo tornera' a chiedere conto di questa privazione, pesantemente.
E lo possiamo fare solo se ci diamo valore, se pensiamo che cio' che crediamo e sentiamo in un certo momento e' il massimo che possiamo fare e ci accontentiamo. E non ci accontentiamo solo perche' e' la via piu' veloce.
E non importa se in futuro ci sembrera' non del tutto corretto o completamente sbagliato cio' che abbiamo fatto, perche' in futuro saremo un'altra persona, saremo cambiati.
Non e' giusto giudicare quel che siamo stati in passato col senno di poi.
E non e' giusto incolpare continuamente il passato dei nostri errori di oggi. Si viene giudicati per quel che si e' e che si fa, non per come siamo arrivati a esserlo o a farlo.
Il passato va elaborato, quando e' possibile, e superato. Altrimenti resta quello che e' in realta', solo passato. A volte sembra un fardello insostenibile che abbiamo portato solo noi, invece non siamo gli unici ad aver sofferto, assolutamente no. Ed il mondo non ci deve nessun risarcimento per quella sofferenza. Dobbiamo superarla, non usarla piu' come scusa o scudo e mettere la vita nelle nostre mani, senza scuse e andare avanti consapevoli degli errori e rimediare, cercare di migliorare, ogni giorno.
Possiamo solo fare sinceramente e onestamente del nostro meglio e continuare a impegnarci per accrescere le nostre energie e la nostra consapevolezza, imparando anche dagli errori che eventualmente commettiamo.
L'importante e' provarci, provarci al meglio, seriamente.



Solitude



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