Post n°2648 pubblicato il
09 Febbraio 2010 da
valledelcedrino
da
di martedì 9 febbraio 2010

La macabra scoperta fatta dal cognato che teneva il gregge.
Ancora due pesanti atti intimidatori scuotono il fine settimana della bassa Baronia, una terra che appare senza più pace e dove il degrado sociale sembra aver superato ogni limite ipotizzabile. Particolarmente increscioso e inquietante l'episodio denunciato domenica mattina a Galtellì da Gonario Lai, 51enne di Irgoli, cognato di Mario Catgiu, l'allevatore galtellinese di 43 anni deceduto due sabati fa in un terribile incidente d'auto lungo la Irgoli-Capo Comino. Avantieri mattina Gonario Lai, che dopo la morte del cognato custodiva il piccolo gregge del defunto in località Muru a pochi chilometri dal centro abitato, quando è arrivato nel podere dove erano custodite le pecore, ha fatto la macabra scoperta di trovarle tutte e trenta morte sgozzate. All'uomo non è rimasto altro da fare che denunciare l'accaduto ai carabinieri del paese che hanno aperto le indagini su un crimine che lascia di stucco e attoniti per la brutalità del gesto e per le motivazioni indecifrabili che stanno dietro il fatto.
Egualmente oscuro il movente che ha armato la mano di chi nella notte tra sabato e domenica ha abbattuto radicalmente, probabilmente a colpi di roncola, una sessantina di alberelli di olivo
che il dipendente comunale dell'area amministrativa Bernardo Obinu aveva impiantato da un paio d'anni in un terreno di sua proprietà nell'agro di Irgoli in località Pinneddu. Sia i carabinieri del paese, che sul caso hanno aperto un fascicolo di indagine, che il diretto interessato escludono che il grave danneggiamento possa avere qualcosa a che vedere con l'occupazione comunale della vittima dell'atto vandalico. L'ufficio di ragioneria dove lavora Bernardo Obinu non è infatti quello che si potrebbe definire un obiettivo sensibile e nessun provvedimento di particolare interesse è attualmente in discussione. Non rimane che la pista privata, questioni personali che qualcuno ha deciso di sistemare per le spicce. Una prassi purtroppo sempre più comune, segno di un impoverimento sociale e di un imbarbarimento dei rapporti interpersonali che sfocia con allarmante frequenza e leggerezza in atti delittuosi sempre più pesanti che accrescono un clima di insicurezza sempre più diffuso e percepito tra la popolazione.
di Angelo FONTANESI

Inviato da: amirp1
il 12/02/2012 alle 13:38
Inviato da: valledelcedrino
il 12/02/2012 alle 12:24
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il 12/02/2012 alle 10:42
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il 12/02/2012 alle 10:38
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il 12/02/2012 alle 10:30