Post n°2649 pubblicato il
09 Febbraio 2010 da
valledelcedrino
da
di martedì 9 febbraio 2010

Commemorazione del bancario a due anni dal delitto.
Nella tarda sera del 4 febbraio di due anni fa, ai bordi della statale 125, il direttore del Banco di Sardegna di Orosei Antonio Pinna veniva bloccato a bordo della sua Fiat Bravo mentre faceva rientro alla sua casa di Dorgali e freddato con un colpo di pistola al viso e un altro alla
schiena. Un delitto dai retroscena ancora oscuri, che da due anni tiene nell'angoscia e nel dolore la famiglia della vittima e i paesi di Dorgali e di Orosei, dove Antonio Pinna ha lasciato indelebile il ricordo di persona integerrima e sensibile. Giovedì scorso, in coincidenza con il secondo anniversario della tragica morte del bancario, nella chiesa parrocchiale di Cala Gonone si è celebrata una sobria cerimonia religiosa di commemorazione. Accanto alla moglie Lina Sale, ai due giovani figli e a tutti i parenti, anche una rappresentanza dei suoi colleghi oroseini. «Per chi come me ha passato anni accanto ad Antonio, ancora oggi è impossibile farsi una ragione della sua tragica fine - spiega per tutti i bancari di Orosei Giovanni Branchitta - Antonio ha lasciato un vuoto incolmabile sia in banca che in tutto il paese dove si era distinto e fatto voler bene per l'integrità morale che per le sue qualità umane che metteva quotidianamente a servizio delle clientela. Per questo ci auguriamo che la sua morte non venga mai dimenticata e che sulla sua tragica fine venga fatta chiarezza. Se lo meritano i suoi familiari, chi lo conosceva e soprattutto se lo merita la sua memoria». Un commosso ricordo, ma anche una sommessa richiesta agli organi inquirenti di far luce sul caso. Richiesta che trova la massima attenzione nella persona del colonnello Felice Maselli, comandante provinciale dei carabinieri che, da quella tragica alba del 5 febbraio 2008 quando il corpo di Antonio Pinna fu ritrovato esanime dalla moglie e da un figlio usciti in piena notte notte alla ricerca del congiunto che non tornava, indagano indefessamente per dare un nome ai killer e ai mandanti del delitto. «Il desiderio dei colleghi di Antonio Pinna è anche il nostro - commenta il colonnello - per noi non esistono omicidi dimenticati. Tanto meno lo è quello di Antonio Pinna. Ma i casi non sono tutti uguali, alcuni richiedono un certo tempo di indagine, altri qualcosa di più. Recentemente abbiamo fatto luce su casi altrettanto complicati, come quello dei due fidanzati di Irgoli, e la percentuale dei delitti risolti negli ultimi anni in provincia è altissima. L'anno scorso la moglie della vittima si disse fiduciosa del nostro lavoro: ebbene dico e lei e a tutti quelli che hanno a cuore questa storia che la fiducia è ben riposta. Anche se non mi stancherò mai di ribadire che le persone dovrebbero avere più fiducia nel nostro lavoro e manifestare la volontà e la voglia di giustizia con atti concreti».
di Angelo FONTANESI

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il 12/02/2012 alle 16:00
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