Creato da The_Painted_Veil il 25/11/2009

Ti racconto un libro

I libri sono l'umanità stampata.

 

EugÚnie Grandet

Post n°136 pubblicato il 08 Aprile 2013 da The_Painted_Veil

- Honore de Balzac -

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Acclamato da molti lettori e accolto come un piccolo capolavoro della Commedia Umana, Eugénie Grandet in realtà è un romanzo di una linearità insolita e stancante, permeato di avarizia e cinismo, con un finale amaro che sembra essere uscito dagli anfratti di una fiaba svedese. Un libro che contrappone l'amore dell'oro all'amore del cuore, la smania di possedere alla volontà di dare. Una trama lenta che si svolge soltanto nel malinconico ambiente di una casa abitata da pochi personaggi come se Balzac facesse volutamente spazio per esaltare le figure degli unici protagonisti che ritiene esemplari. Papà Grandet, il vecchio avaro che ricorda la figura moderna dell'Harpagon di Molière, è un uomo detestabile che con la sua spietata ossessione per il denaro e la ricchezza, riesce a soggiogare l'intera famiglia con l'influsso di una costante umiliazione. Eugenie, benché dia il titolo al libro in qualità di personaggio cardine, non riesce invece a irrompere prepotentemente sulla scena, annientata da suo padre e al tempo stesso coinvolta in un delicato sentimento verso quell'arrampicatore sociale di suo cugino. La caratteristica apprezzata maggiormente, che ricorre nella narrativa di Balzac e soprattutto in questa storia, è il fenomeno del realismo atmosferico dove i luoghi non passano mai in secondo piano per mancato interesse ma assumono un ruolo importante perché hanno fisionomie in comune con le persone. Le descrizioni degli ambienti in cui vivono i personaggi rispecchiano infatti la propria personalità. Un uomo povero d'animo non può che vivere in una grande casa spoglia, fredda, dove i gradini della scala di legno scricchiolano sotto i passi e le stanze non sono illuminate abbastanza. Per papà Grandet la vita è solo un affare, si crede ricco ma in realtà è il più misero di tutti, vive da povero per paura della povertà. È il capostipite di una serie di figure sinistre che man mano prenderanno posto negli altri racconti di Balzac.

 
 
 

Jane Eyre

Post n°135 pubblicato il 04 Aprile 2013 da The_Painted_Veil

 - Charlotte Bronte -

...Jane Eyre è un libro romantico, pieno di passioni gridate. La storia di una figura femminile animata da una volontà incrollabile capace di travolgere ogni ostacolo. Una donna dal coraggio insolito che le permette di respingere anche ciò che ama pur di non intaccare la propria dignità. Quel coraggio, come forza esemplare, con la quale sceglie di percorrere la strada verso un futuro incerto piuttosto che aprire la porta di un paradiso a lei non molto lontano. Non dà ascolto alla voce della passione che le suggerisce di rinunciare alla lotta, non si lascia cadere in una rete di seta per poi addormentarsi sui fiori che la nascondono. La decisione che prende è dettata dal principio che le consente di obbedire a una sua legge morale per essere libera senza mai subire il plagio degli altri. Non scivola nel rimpianto, non si gira al passato perché è una pagina triste la cui lettura, anche di una sola riga, potrebbe allentare la presa delle sue forze.Quando le circostanze sembrano mettere in discussione le scelte che è chiamata a compiere, fa un passo indietro, si ferma prima del limite a costo di cambiare il corso della propria vita. Jane Eyre è anche un libro di nostalgia e abbandono. Un rito che si consuma di continuo e l'accompagna in tutte le tappe del suo aspro cammino: l' abbandono della casa di Gateshead, quei cancelli (gates) che l'avevano rinchiusa sotto le angherie dei suoi parenti; l'addio a Lowood, l'orfanotrofio dove aveva studiato e conosciuto gli stenti e la bassezza (low); la fuga da Thornfield con una dolorosa spina (thorn) nel cuore, quel posto in cui si era innamorata di Rochester, il padrone che le aveva nascosto il suo terribile segreto; e alla fine il saluto a Marsh End , dove aveva ritrovato tepore e conforto. Per lenire le pene e alleviare gli affanni, Jane si rifugia nel grembo di una natura selvaggia. I luoghi che fanno da scena alle sue giornate, rappresentano un affresco perfetto di semplicità. Si concede momenti di riflessione che trascorre per il bosco e la brughiera tra alternanze di suoni e silenzi. L'attenzione rivolta sempre ad un cielo che cambia, alla tranquillità della terra indurita dal gelo e al fascino di luoghi che hanno il carattere sacro della solitudine, sono per lei istanti perfetti di una pace senza tempeste. Un personaggio impareggiabile e potente, Jane, che esalta e commuove senza mai finire nella doloristica immagine di vittima. L'esistenza struggente e poetica di un mito che resiste all'usura del tempo.

 
 
 

Controcorrente

Post n°134 pubblicato il 15 Febbraio 2013 da The_Painted_Veil

- Joris Karl Huysmans -

...La lettura di "Controcorrente" è stata  una scoperta d'inestimabile valore. Un libro che rompe gli argini e pervade  di erudizione  ogni pagina,  celebra l'estetismo e la raffinatezza ai massimi livelli, un capolavoro che, meglio di qualunque altro, rappresenta l'epoca letteraria del Decadentismo. Una prosa di grande eleganza asciutta scritta con prodigiosa bravura di stile, coinvolgente col suo vortice di bellezza, narra lo scorcio di vita e le abitudini di un intellettuale eccentrico: Jean Des Esseintes. Un giovane che odia la noia della vita contemporanea e sceglie di condurre un'esistenza controcorrente. Dorme di giorno, vive di notte lontano da tutti sotto il bagliore di luci dalle tinte scelte accuratamente con un preciso gioco di combinazioni . Un personaggio particolare che ama soltanto le cose dall'aria artefatta e truccata, un'esteta che arriva alla nevrosi con le sue perfezionistiche manie in fatto di architettura e mobilio, oggetti preziosi e quadri. Un uomo che svuota la natura e la realtà di tutti i loro valori. Non c'è nessuna cosa che il genio dell'uomo non possa creare, per Des Esseintes. Non c'è fiore che non possa essere uguagliato da taffetà o da carte delicatamente dipinte; non esiste chiaro di luna che fasci di luce elettrica non sappiano ricreare né roccia che la carta pesta non ripeta alla perfezione. E oltre all'aspetto materiale delle cose e la natura morta, Des Esseintes prova anche piacere per la femme-fatale e quasi adora, come scolpita in un' effige, la figura di Salomé ed Erodiade, donne  note alla storia per la loro crudeltà. Da questi personaggi ne seguono altri, nascono e si moltiplicano passaggi di grande scrittura. Raccontano di arte pittorica celebrando artisti come Gustave Moreau e Odilon Redon passando per i classici latini con  un'attenta riflessione al Satyricon di Petronio per poi giungere alla poetica di Baudelaire, tanto amata dal protagonista. Un'opera raffinata e piena di fascino per chi ama la conoscenza raccontata in modo magistrale. Un libro di forte impronta autobiografica dopo il quale, al suo autore, non resta che scegliere tra la bocca di una pistola o i piedi della croce.

 
 
 

Madame Bovary

Post n°133 pubblicato il 12 Febbraio 2013 da The_Painted_Veil

- Gustave Flaubert -

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Sfogliando le pagine di Madame Bovary mi è sembrato d'incrociare lo sguardo di Emma attraverso le opere di pittori francesi. Descrizioni che portano in sé qualcosa di così meraviglioso e reale, proposte da una scrittura limpida come velata trasparenza di un acquerello, ne hanno creato tratti e movenze perfette. Alla sua prima apparizione sulla scena, Emma è una ragazza vestita di abiti provenzali come una semplice fanciulla uscita da un quadro di Vernon. Ma gli eventi che seguono, gli incontri e le scelte sbagliate, piombano su lei facendo emergere pentimenti e rimpianti . La tristezza di un'esistenza che non evolve, il tedio dilagante delle giornate e i sogni che brillano ai suoi occhi in un'atmosfera vermiglia la trascinano nel capriccio dell'adulterio. La sua vita diventa un ammasso di menzogne utili a coprire passioni segrete. Si fa forte nel suo peccato, gli amori e i piaceri a cui si concede sono effimeri e velenosi come morsi dati a un pane maledetto. Non è altro che un'amante qualunque dai discorsi esagerati che nascondono affetti mediocri, un'amante il cui fascino della novità cade poco a poco come una veste lasciando nuda la monotonia di una passione che ha sempre le stesse forme e le stesse parole. Cambia il suo stile per la sua vanità, acquista abiti a credito , si fa più bella somigliando a "La modiste sur les Champs Elyséè"  dipinta da Jean Béraud . Conosce le nuove mode, i migliori sarti, gli appuntamenti al teatro dell'Opera e legge Balzac per trovare appagamenti immaginari. Nel suo desiderio confonde la sensualità del lusso con le gioie del cuore, l'eleganza delle abitudini con la delicatezza dei sentimenti e i suoi pensieri sono sempre nei tanto ambiti palazzi di Parigi dai salotti con le tende di seta, realtà lontana da quella che è costretta a vivere. I sospiri e i lunghi abbracci, le lacrime e la tenerezza non si separano per lei dal balcone di un castello o dalle serate mondane, dai vestiti con lo strascico e le angosce nascoste sotto il sorriso. Emma Bovary non è soltanto il racconto fatto di versi assaporati e versi scritti, è un percorso artistico tracciato da una grande scrittura figurativa e quasi floreale, grazie alla quale Flaubert compone e sparge, come olio su tela, l'immagine di lei. Emma è quella donna che ci lega a sé nonostante il proprio fare appaia meschino e poco apprezzabile, una donna che solo un uomo ha saputo inventare.

 
 
 

Con gli occhi chiusi

Post n°132 pubblicato il 06 Febbraio 2013 da The_Painted_Veil

- Federico Tozzi -

...Lo splendido scenario aspro e poetico delle colline toscane è il luogo d'incontro dei personaggi che animano questa vicenda. Le campagne intorno a Siena, punteggiate dai colori del grano e degli ulivi, sembrano l'opera d'arte di un giovane pittore irrequieto. Ed è proprio un quadro di macchiaioli fiorentini che pare di vedere tra le pagine della storia. Un chiaroscuro di eventi accentuato di screziature, di sagome senza contorni precisi che ne delineino il disegno perfetto, ma solo cose e persone scarne, essenziali, di una  semplicità che li riduce all'osso. È la storia di un tormentato amore, un oscuro groviglio di timidezze e violenze tra Pietro, figlio di un oste, autoritario padre-padrone , e Ghìsola, giovane contadina sfuggevole, dai sentimenti ermetici. È la storia soprattutto di una porta che si apre al tempo degli inganni e al fardello d'un amore sbagliato. Una storia dove tutto il flusso di passione si arresta di colpo come lava vulcanica che si raggela e pietrifica, un sentimento  profondo e denso  che poi divienta pallido fino alla trasparenza. Ruvida ed essenziale è anche la scrittura, caratterizzata da parole e frasi in dialetto toscano, frantumata da una punteggiatura insolita . Un libro dal sapore amaro e al tatto pungente come passi di piedi nudi sulle ortiche.

 
 
 

Racconti dell'etÓ del jazz

Post n°131 pubblicato il 31 Gennaio 2013 da The_Painted_Veil

- Francis Scott Fitzgerald -

 

...Storie fantastiche e amare, ambientazioni che brillano di luce riflessa in una parte di secolo che racconta di una generazione ormai perduta. Storie che  descrivono  animate realtà,  ritratti di solitudine di vita americana come quelli dipinti da Edward Hopper. Episodi narrati al chiaro di luna, tra gonne con drappeggi e collane di perle, tra donne che sognano e donne che tentano l' amore. Frenesia e dissolutezza al ritmo sincopato dei quattro-quarti di un charleston danzato con spensieratezza. Le pettinature folte e i lustrini di Betty, Edith, Caroline e altre  che camminano per strade, lucidi nastri d'asfalto,  sotto il blu cobalto della notte. Eleganza di gesti e raffinatezze che potremmo ammirare nelle foto di scena e pellicole in bianco e nero interpretate da dive algide e atomiche come Greta Garbo e Rita Hayworth. Edonismo, invenzione e qualità narrative bellissime.

 
 
 

Le ragazze di Sanfrediano

Post n°130 pubblicato il 23 Gennaio 2013 da The_Painted_Veil

- Vasco Pratolini -

...Sanfrediano, 1948. Un quartiere popolare di Firenze fatto di case dalle pietre antiche, ammassate le une sulle altre. Popolato da operai, buona gente e soprattutto loro, le ragazze. Tosca, Loretta, Gina e le altre. Belle, spensierate, innamorate ma rivali per l'amore verso lo stesso uomo, Bob, un partigiano, soldato di terra che fa promesse da marinaio. L'uomo che vanta con orgoglio la somiglianza al celebre attore dello schermo in bianco e nero, Robert Taylor, colui che recitava al fianco di  Vivien Leigh ne "Il ponte di Waterloo" del '40. Lo sciupafemmine di un rione che reputa come la sua riserva di caccia. Innamorato più di se stesso che di queste povere donne alle quali dà lo stesso bacio e pronuncia le stesse parole, per ognuna all'insaputa dell'altra. Il gioco sembra bello fino a quando tutte insieme, eleganti, fiere nei loro abiti della domenica, rimodernati o fatti nuovi coi giubbotti di lana dell'autunno, decidono di riunirsi in una singolare ed ingannevole occasione per vendicare il proprio amore illuso e ferito. Un romanzo leggero e giocoso, dalla scrittura scorrevole che tocca  la poesia in brevi momenti. C'è la descrizione asciutta e semplice di scene che somigliano a commedie cinematografiche  di Dino Risi e soprattutto di Valerio Zurlini che ne produsse l'omonimo film nel '54. Un divertissement letterario da gustare con simpatia senza troppe pretese,  un'opera leggera che Pratolini si concesse durante una produzione narrativa dalla costante drammatica.

 
 
 

Giro di vite

Post n°129 pubblicato il 04 Dicembre 2012 da The_Painted_Veil

- Henry James -

 

...Qualche pomeriggio di lettura trascorso sullo sfondo di un paesaggio novembrino,  mi  aggrega a  una combriccola riunita attorno ad un fuoco. Al rumore della pioggia e la bruma che lambisce la finestra, i fraseggi di un racconto orale introducono una storia in un'atmosfera  da seduta spiritica.  Si narra l'esperienza  vissuta da Miss Giddens nell'ambiente idilliaco di una casa in campagna. La giovane istitutrice, giunta a Bly per occuparsi di Flora e Miles, ben presto si accorge che i due bambini non sono gli unici personaggi a cui  deve badare,  a loro si aggiungono "gli altri ". Presenze sconosciute, figure spettrali arrivate dal passato pronte a infondere  terrore. Gli spiriti di Quint e Jessel  si aggirano sulle sponde del lago, tra i merli della  torre  e per i corridoi della grande abitazione. Persone morte in circostanze misteriose che un tempo condividevano  le giornate con i piccoli protagonisti, poi ritornati come se avessero dimenticato qualcosa che una volta era appartenuta a loro.  I chiaroscuri con  i quali  James dipinge le scene della tradizione gotica ci sono tutti e sono dosati in maniera perfetta:  luci del  crepuscolo precoce, cielo grigio, fragori di tempeste, soffi di vento che spengono candele di notte. Si respira un clima  magnetico, fatto di presagi e minacce  in cui si fa avanti  lo spettro più temuto di sempre: il dubbio. Le cose dette e non dette, le zone oscure di  spazi vuoti che tramutano in abissi,  il gioco di sguardi  di chi vede e chi non vede le presenze, il tranello dell'allucinazione oppure la realtà. Con una scena per me tra le più suggestive, l'autore mette in atto un geniale capovolgimento di ruoli  che mi ricorda la dinamica del celebre film  The Others  con Nicole Kidman,  quando James posiziona il personaggio reale al posto del fantasma. Miss Giddens, terrorizzata dall'apparizione oltre la veranda che dà sul giardino, esce all'esterno  per inseguire il mostro immateriale. Restando dietro al vetro, nella stessa posizione che prima occupava  Quint e ancora bianca dallo spavento, sembra diventare fantasma pure lei. Un'apparizione improvvisa che induce al panico anche Mrs Grose,   sopraggiunta nel salotto. Che siano suggestioni della mente o  silenziose crepe aperte nel muro della realtà, "Giro di vite" sembra invitarci a vincere la paura dello sconosciuto e a varcare il confine con l'altro mondo.  

 
 
 

Rebecca la prima moglie

Post n°128 pubblicato il 19 Novembre 2012 da The_Painted_Veil

 - Daphne Du Maurier -

...In un'atmosfera onirica, la dimora di Manderley è invasa dall'erica e le ortiche ne hanno sbarrato la strada. Una voce narrante senza nome attraversa il cancello che dà sui viali. C'è lo scorcio di un paradiso silente e segreto che porta con sé una storia di ombre, la rivalità tra il presente ed un passato che tarda a scivolare nell'oblio. La nuova signora De Winter, oltre a non sembrare un'autorevole padrona di casa, perché vinta dalla paura e sopraffatta da un senso di inferiorità, è costretta a convivere con una presenza impalpabile che perseguita le sue giornate. La stessa che ritrova nelle parole dei camerieri e i nuovi parenti pronti a confrontarla con chi l'ha preceduta, e nello sguardo accigliato di una governante vestita di nero, Danny Danvers , la donna che la odia per aver preso il posto della signora di un tempo. Per un effetto di suggestioni lo spirito di Rebecca, la prima moglie del conte Maxim, sembra aleggiare per le stanze, affacciarsi alla scala, nascondersi dietro sbuffi di tende mosse dal vento come se fosse ritornata oppure mai andata via. Anche le sue cose, lasciate con l'ordine intatto di una volta, fanno quasi credere al lettore che Rebecca abbia messo in scena una farsa per nascondersi in qualche angolo remoto. Si respira la tensione di una lotta impari: c'è l'assenza di un affronto contro carne e sangue perché ad imperare è solo un'astrazione inafferrabile percepita da una mente in cui si fa spazio il disagio e il dramma psicologico.
La Du Maurier rivela grande capacità nel trasmettere impressioni, le descrizioni di luoghi e personaggi sono accurate e piene di trasporto come se quasi riuscissimo ad ascoltare in sottofondo la voce serafica dell'io-narrante. La costa frastagliata della Cornovaglia, la grande casa e i suoi corridoi, il fitto bosco intorno, sono ambienti che conferiscono al romanzo quel classico aspetto cupo rendendolo avvincente e intriso di mistero, elementi che si assopiscono quando, sul finire, viene inferto un clamoroso colpo di scena alla storia. Un libro di intrecci riuscito in modo magistrale; un libro che conquistò la vena artistica di Hitchcock per il quale produsse una riduzione cinematografica da premio Oscar con Joan Fontain e Laurence Olivier , nel 1940.

 
 
 

La montagna incantata

Post n°127 pubblicato il 16 Novembre 2012 da The_Painted_Veil

-Thomas Mann -

...Dopo l'impervia scalata  gli audaci, finalmente, giungono alla vetta . Dall'alto le cose hanno una prospettiva nuova, un punto di vista diverso, passano attraverso pensieri, riflessioni profonde e soprattutto il tempo, grande protagonista occulto del romanzo.Chi vive lassù, nell'aria rarefatta di Davos-Dorf, sperimenta il tempo in modi diversi rispetto a chi è laggiù in pianura e acquista una percezione intima e soggettiva. Il giovane Hans Castorp si reca in visita dal cugino, ospite di un sanatorio svizzero, il Berghof. Affascinato da questo piccolo mondo che è in sé un universo compiuto, ci rimane per sette lunghi anni sottoponendo ad una revisione critica la sua visione sul mondo, perdendo ogni riferimento con quanto accade altrove. Il sanatorio è un'Europa in miniatura, un microcosmo in cui sono presenti tutte le contraddizioni del mondo reale. In un fluire ininterrotto di conversazioni , Hans discute in modo approfondito col malinconico cugino Joackim e altri ospiti del posto: l'italiano Settembrini, un uomo ottimista, erede della cultura illuministica; il gesuita Naphta portavoce del mondo romantico e decadente; Mynheer Peperkorn , uno straordinario olandese a cui piace vedere la vita come qualcosa fatta di sensi e natura. Un libro in cui c'è tutto: amore e amicizia, malattia e morte, gioia di vivere e forze contrastanti del pessimismo, scanditi dalle lancette inesorabili del tempo. Un romanzo del tempo e sul tempo si potrebbe definire, per la percezione che si ha di esso , per il trasporto lento del ritmo narrativo che descrive la routine quotidiana in sequenze di ore, giorni, mesi e anni. Una dimensione di spazio sospesa tra cielo e terra in cui vive l'arte e scorre un fiume di pensieri e musica, un argomento, quest'ultimo, di profonde discussioni. Quando il sanatorio mette a disposizione un grammofono per i suoi ospiti, Hans è fra i più appassionati fruitori dell'apparecchio. Fra i cinque dischi che sente più volentieri, c'è l'incisione famosa de "Il tiglio" uno dei più intensi cicli musicali di tutta la musica tedesca, il brano che lo invita a molte considerazioni, quelle che ci ricordano la grande passione di Mann per il musicista Wagner. Il giovane Hans, quindi, non resta un semplice personaggio che abita un magico mondo ad alta quota ma è un compagno che vediamo crescere sotto i nostri occhi regalandoci uno spazio intenso e illuminante della propria esistenza.

 
 
 

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