Community
 
Verainvisib...
   
 
Creato da Verainvisibile il 09/03/2014

Vertigini

cadere e rialzarsi, avere paura e correre lo stesso

 

 

Intermezzo rabbioso, allegro triste curioso

Post n°29 pubblicato il 17 Luglio 2014 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

Oggi girando per la città ho trovato appesa a un muro una vignetta con questa scritta: "perché la vita è così crudele? " ... " le abbiamo ceduto i diritti". Dovrebbe far ridere, ma pensandoci bene non mi fa ridere per niente. Ho avuto poi una giornata di corsa, senza respiro: cose da fare, pezze da tamponare, problemi da risolvere. Arrivata a casa con la testa dolorante come se un incudine fosse sulla cima e premesse il collo verso le scapole, ci ho ripensato e mi è venuto da dire che forse è così, i diritti li ho ceduti al lasciar fare del tempo che scorre, delle cose che capitano, allo stare dentro situazioni che ti trovi tra le mani e sai anche come ti sono arrivate e come non le hai evitate.... Non sapevo che fare, e ho deciso di ascoltare musica, cercando dentro quella rifugio e posa. Continuavo a cambiare cd, inquieta e sempre più malinconica, perché io nella musica ci entro, ci sguazzo, mi ci rotolo come uno gnu nel fango fresco. Nelle parole accompagnate dal suono, nel battito grave del basso, nella malinconia del violino, nella roca pasta di una chitarra. Poi ho preso una traccia a caso, per sbaglio. E ho ritrovato questa. Non so inserire link alla musica, ma ognuno se vuole se la ascolti. Io la scrivo, perché nelle parole di un altro possiamo ritrovarci e quando sono così intrise di verità anche leggerle fa bene.

Dalla pace del mare lontano

fino alle verdi e trasparenti onde

dove il silenzio non ha più richiamo 

e tutto si confonde;

dalle lagune grigie e nere

dal faticare senza riposo

dalla sete alla fame allo spavento

al più segreto tormento

Avemmo padri avemmo madri

fratelli amici e conoscenti

ed imparammo a dare un nome nuovo 

ai nostri sentimenti

E così un giorno a camminare

su questa terra sotto un sole avaro 

per un amore che sembrava dolce 

e si è scoperto amaro.

Ma è solo un eco nel vento

Nel vento che mi risponde

venga la pace dal mare lontano 

venga il silenzio dalle onde.

E in mezzo al mare c'è un punto lontano

cosi lontano dalle case del porto

Dove la voce delle cose più care

è soltanto un ricordo

ma da quel punto in poi

non si distingue più  

la linea d'ombra confonde

ricordi e persone nel vento.

(Testo di Roberto Kunstler, musica magistrale di Sergio Cammariere)

Ho capito una delle ragioni per cui, davanti al mare, mi sento viva e vera. Traccia sbagliata..... È curioso come le cose accadano. E questo mi mette allegria. Curioso anche questo. Anche il post stralunato.

(e sono riuscita a inserire il video... spero)

 

 
 
 

Viaggio nell'impero austroungarico - 2.2. Believe

Post n°28 pubblicato il 15 Luglio 2014 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

19 e 30, indosso il piumino leggero e parto decisa verso il parco del cinema festival. Afferro un programma e mi siedo a leggere su una sedia laterale fra le migliaia, e una vecchia signora si avvicina e mi chiede qualcosa e capisco solo "traviata". Rispiego che non parlo tedesco e lei con la massima naturalezza mi domanda in inglese se quella sera è prevista "La Traviata". Assento, anzi per la precisione dico che sul programma è segnalato così. E lei "se così è scritto, così sarà"; chiamasi avere certezze. Si siede di fianco a me e inzia a conversare. Ha capelli così bianchi e delicatamente gonfi da sembrare nubi, occhi chiarissimi, la pelle è distesa e tenera, un leggero accenno di rosa corallo sulle guance, un velo di rossetto geranio, e odora di rosa e salvia. E' elegante nella camicia bianca coperta da una giacca azzurra di lana cotta, gonna svasata blu, ballerine; non indossa alcun gioiello ed è bella così. Mentre parla con una voce dolce ma decisa, mi frulla in testa l'immagine della fata madrina delle fiabe e così decido che è lei. Ovviamente, saputo da dove vengo, la Scala e l'opera diventano il nostro argomento. Ama Puccini, così le racconto di Lucca e della sua casa che ho visistato molte volte sempre commossa; di Torre del Lago e del festival; dell'arena di Verona. Dopo mezz'oretta mi invita a pranzare con lei, avendo capito che anche io attendevo la cena. Ci inoltriamo nei vialetti con i chioschi, annusando come cani curiosi gli odori, e nello stesso istante senza accordi previ indichiamo il giapponese dove fanno Teppanyaki. Ridiamo di questo come bambine, e lei dice "destini!". Ordiniamo (la stessa cosa manco a dirlo, Teppanyaki con tutto dal pesce al pollo alle verdure, olè), lei beve birra e io vino bianco, e con i nostri piatti cerchiamo un posto sui tavoli affollati. 

Faccio un commento a lato, ma mi preme. Qui ci sono circa tremila persone di tutti i generi: bambini, famiglie, giovani, anziani, coppie di diversa natura e genere, in un clima così disteso che sorprende. Le lunghe file ai chioschi sono serene, le voci sono animate ma non invadenti, i volti privi di animosità e condanna. Il tipico clima della sagra italiana insomma.....

Bene, ci sediamo ad una tavolata sotto gli ombrelloni, una di fronte all'altra. Nello stesso tavolo siedono: una coppia elegante sui sessanta, due giovanotti con dreadlock e tatuaggi misti, tre ragazze sui trenta eleganti e sexy direi, un paio di signori sui quaranta appena usciti dal lavoro e ancora in giacca, quattro studenti universitari in felpe colorate. Passa poco davvero prima che si inizi a scambiarsi qualche parola (la fata è potentissima nell'attaccare conversazione), e così la cena si dipana discorrendo di musica fra i personaggi descritti...e capisco che qui la musica è un linguaggio comune. I ragazzi ascoltano e conoscono la musica classica, e discorrono con questi diacronici compagni scambiandosi pareri; e i più adulti conoscono e comprendono i generi musicali dei più giovani, così passiamo dal rock al jazz, dal reggae al funky, dall'opera alla musica contemporanea e un'ora vola come il vento. In sottofondo stasera diffondono madrigali francesi del 1500, delicate armonie di voci e strumenti antichi, e piacciono a tutti quanti. Io più che altro, ascolto con piacere (rispondo educata quando mi chiedono di Albano, dicendo che no, conosco poco....). Non so se sono sconvolta o compiaciuta di aver visto questo, ma opterei per il secondo stato d'animo. Intanto si sono fatte le nove e mezza, quindi ci congediamo per poter prendere posto a vedere "La Traviata". Fata madrina, che si chiama Annie, munita come molti di copertina antifreddo, deve raggiungere un'amica con cui viene qui "tutte le sere da giugno a fine agosto" (!), così congedandosi mi abbraccia di rosa e salvia. Io non resisto, devo sapere. Così glielo chiedo "quanti anni ha". E lei dice 91, posando la mano sul bastone che la accompagna più per fiducia che per vera necessità. E io penso "believe", credici. Lo penso per me, "credici". Contiene tutto questa parola in questo momento. 

Mi siedo sulle gradinate dell'anfiteatro e mentre nella mia testa frulla questa parola magica, la musica mi accarezza le ossa. Resisto fino ad Amami Alfredo, e qui però non sono più indurita e lascio che due lacrime vecchie di secoli mi rotolino sulle gote gelate dall'aria notturna. Alfredo mi hai scocciato, tu e le tue mezze risposte.

vado via. ho freddo e ho bisogno che qualcosa di caldo mi abbracci il cuore. il piumino di luglio mi aspetta in camera. sognerò fata madrina e salacadula magicabula.... dentro il piumino tiepido sento il respiro farsi leggero e regolare. mentre scivolo nel sonno Alfredo, per una volta, risponde "t'amo anchio". lo so, la storia non è così, ma io mi sento soddisfatta.

 

Wien, July 1st, end chapter two

 
 
 

Viaggio nell'impero austroungarico - 2. Try

Post n°27 pubblicato il 14 Luglio 2014 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

Sette, sveglia. Esco dal piumino di luglio e guardo dalla finestra. Sole, cielo terso, poco vento e odore di brezel nel cortile dell'hotel. Oggi inzia il convegno, oggi inizia qualcosa di nuovo per me. Mi preparo tentennando: jeans e maglietta? vestitino bon ton e tacco medio? tailleiur e camicia? calze si o no? farà freddo come ieri? Affastello inutili domande prima di fare quel che mi viene meglio, decidere di colpo. Jeans, canottiera e golfino white, sneackers borchiate. Scendo per la colazione nella sala silenziosa, e mi piace essere seduta da sola e poter osservare gli altri ospiti. E finalmente esco per queste strade ordinate, incontrando ciclisti con casco e valigetta da lavoro sulla schiena che percorrono le piste loro riservate col sorriso sulle labbra. Pochi minuti ed arrivo alla Rathaus, e accedo timorosa chiedendo informazioni al portiere (non parla inglese!!) da cui capisco la direzione. E qui la vista mi toglie il fiato. 

Salgo uno scalone di marmo rivestito di velluto rosso carminio, pulito e morbido come una pelle di pesca, e arrivo al desk di accoglienza dove, in modo indolore e cortese, mi rilevano e mi danno un badge col nome invitandomi a proseguire sulla scala dei re fino al piano successivo. Vado. Qui mi trovo in una balconata marmorea che gira lungo tutta la tromba delle scale, luce dorata dalle finestre con vetri piombati e colorati e lampade antiche; bianche tavole imbandite di dolci e frutta, caffè e bevande fresche, piccoli tavolini intorno per posare i propri rinfreschi e centinaia di persone a crocchi. Per un momento penso di andare via e mi guardo le sneakers come un bambino colto in fallo. Non sento una parola in italiano, non incrocio un volto conosciuto. Mi viene il magone, e chiudo gli occhi per un secondo. Poi penso "try", prova. Così mi verso un caffè molto lungo e mi metto in un angolo di tavolino con il tablet in mano il quale mi dice "free wifi Wien Rathaus", e mi sembra un conforto sapere che è così facile non perdersi con il resto del mondo. Connetti, schiaccio, e mi sento più tranquilla. Bevo il caffè e sorrido a tutti quanti passando accennano un saluto. Infine entro nella Festsaal, luogo del meeting, e il fiato manca ancora. Mi sembra di essere nel film della principessa Sissi (che odio..), ma è tutto di una bellezza e di una regalità che non può lasciare indifferenti. Mi siedo nell'ultima fila di un settore, noto cinquecento sedie di velluto allineate e quasi tutte piene ormai, e apro gli occhi e le orecchie perchè si comincia. "Try", ripeto nella testa, e dopo cinque minuti di intervento del professore della Sorbona che introduce con una lectio magistralis al concetto di "europa centrale", so con assoluta certezza che capirò qualsiasi cosa e che, se decido, saprò farmi capire. Respiro profondo, inizio a prendere appunti su ipad e penso "sto bene, sto proprio bene". Ascolto tutta la mattina, mi affascina capire che siamo dentro una cosa grande e che così spesso lo ignoriamo, che abbiamo enormi possibilità e che il mondo ci aspetta. Arriva la pausa pranzo in un soffio, e scendiamo tutti nel magnifico cortile dove il catering ha preparato eleganti piatti (molto light, a parte i dolci) e tavolini "in piedi" per piccoli gruppi di persone. Mi servo e cerco un tavolino vuoto..lo so, ci ho provato! Dopo due minuti arriva gente che mi chiede gentilmente di potersi accomodare, e così inizia la conversazione. Sbalordita di me stessa parlo a mio agio, chiedo, spiego, e ognuno di noi racconta da dove viene, cosa fa e per quale obiettivo si trova lì. Così conosco austriaci, ungheresi, polacchi, tedeschi (anche un italiano, vabbè), e conosco cose incredibilmente interessanti sui progetti che seguono: energia, conservazione dell'ambiente, gestione dei patrimoni culturali, educazione. E racconto anche il mio, chiaro. La testa ha perso il "try", e viaggia veloce aprendo all'immaginazione, alla mia perenne sete di scoprire e sapere, e percepisco che anche gli altri stanno facendo lo stesso, usando il confronto con apertura di cuore e intelligenza. 

Pomeriggio di workshop sui temi di cui dico sopra, io vado all'arte e patrimonio culturale. Scopro che in Italia siamo indietro, ma non me ne cruccio affatto pensando che le possibilità ci sono, che insieme agli altri che sono qui posso provare a far partire qualcosa, e ascolto con gratitudine i progetti già attuati e i frutti che hanno portato, sempre più meravigliata dell'intelligente e aperta valorizzazione che del bene culturale si può fare. Per fare un esempio banale, tutti i progetti ascoltati hanno raggiunto l'obiettivo di valorizzare siti culturali o artistici, chiaro, ma considerando la cosa in un alveo così ampio da aver cambiato economia nei luoghi di intervento, generando posti di lavoro, attività commerciali, aumento di residenti. Il cervello è come la ruota di un criceto isterico, va veloce e stanca morta, dopo un aperitivo internazionale simile al pranzo, corro in albergo per un attimo di requie. Mi avevano invitato a cena, ma ho declinato cortesemente per poter tornare al festival del cinema da sola. 

mi accorgo che mi sto dilungando..acc. pausa. 

Wien July 1st, half chapter two.

 
 
 

Viaggio di lavoro nell'impero austroungarico - 1. Mettiti alla prova

Post n°26 pubblicato il 04 Luglio 2014 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

Supero il terrore di volare, supero la paura di essere inadeguata. Faccio il check in a Malpensa, salgo su un Tyrolian Airlines e chiudo la cintura di sicurezza e gli occhi. Volo, decollo, atterro, sono ancora viva. Mettiti alla prova è il mio mantra. 

Sul treno che dall'aeroporto porta al centro della città chiedo informazioni ad un distinto signore, il quale mi spiega cortesemente dove scendere e dopo qualche scambio di battute mi chiede da dove vengo. Io rispondo celiando: ma come non sente il mio accento italiano? E lui dice lasciandomi di stucco che non ho alcun accento, che il mio inglese è fantastico. Yes! penso tra me. È la rampa di lancio, improvvisamente la paura mi lascia e mi sento pronta ad affrontare il Kaiser. 

Vienna, domenica sera. Cerco invano la strada per l'hotel, sono a piedi con un golfino leggero e tira una bora triestina o ucraina...dieci gradi. Chiedo indicazioni ai passanti, e tutti mi aiutano nell'avvicinamento mettendo a disposizione quello che sanno con una cordialità impressionante. Mentre la gola mi urla che non ce la fa più, trovo un parcheggio taxi e salgo sul solo disponibile. Un vecchino di settantotto anni è il taxista, bianchi capelli e bianca folta barba. Partiamo e, come si conviene, mi chiede da dove vengo; sentita la risposta parte in quarta raccontandomi metà della sua vita, la bisononna è di Gorizia, il bisononno morì sull'Isonzo nella prima grande guerra, il prozio vive a Chioggia...quindici minuti di strada e poteva essere mio nonno acquisito. Settantotto anni, lavorava, e sapeva parlare inglese almeno quanto me. Ecco. 

Arrivata in hotel e sbrigate le formalità (noto con stupore il piumino sul letto, è il trenta giugno...), chiedo al concierge dove potrei cenare. Mi viene suggerito un ristorante tipico austriaco, uno indiano, e poi arriva il suggerimento di andare al Vienna film festival, a pochi passi da lì nello Stadtpark, dove ci sono chioschi di cibo da tutto il mondo. Beh, penso, piuttosto che sola in un ristorante da commissario Rex, meglio il festival. Indossato il piumino che avevo messo in valigia mi incammino. Resto stupita dalla grandiosità delle strade, e dalla pulizia e calma che regnano, è ormai buio. Arrivo dove indicatomi e vedo lo splendore della Rathaus, il municipio, compiacendomene perché so che l'indomani il mio convegno si svolgerà li. Aggiro l'edificio e trovo il festival. Schermo trenta metri per venti, mille posti a sedere in una piazza sul retro della Rathaus, e da li in poi parco con viali pieni di gente di tutte le età, chioschi di ristorazione davvero internazionali, magnifica musica diffusa. Osservo tutte le possibilità, ed opto per il francese. Ratatouille con pollo e un calice di Sauvignon. Cerco un buco ai tavolini e mi siedo, imbarazzata perché sono sola...ma inizio a gustarmi il piatto, davvero buono, in calma. Dopo due minuti tutti parlano con me, e io parlo con loro. Uno scambio di battute, chiedo bene cosa accadrà quella sera, mi fanno domande gentili. Così apprendo che è la serata della musica swing, diffusa in tutto il parco. E a seguire due film (essenzialmente tutti i film hanno a che fare con la musica). Uno di danza moderna, seguito da un concerto jazz registrato a Montreaux. Finito il pasto saluto, mi sposto dalle parti dello schermo e vengo rapita dalle immagini del film iniziato: due ballerini nel deserto del Golan simulano danzando una battaglia, e contemporaneamente una attrazione. È incredibile, sensuale, duro e tenero ad un tempo, con una fotografia da brividi, e quando le scene proseguono in case bombardate e abbandonate, fra il buio e la luce, la polvere e lo splendore di sole che fende porte e finestre rimango a bocca aperta, in piedi in mezzo alla piazza. Un tempo incalcolabile passa prima che io mi accorga che una donna mi sta parlando. È bellissima, sui trentacinque, con occhi scuri e liquidi, ciglia assiepate sullo sguardo allungato, capelli neri e morbidi con una attaccatura precisa e rotonda sulla fronte, e la sua bocca è scura, benché senza rossetto ha il colore di un sipario teatrale e così pare perché scopre denti bianchi e proporzionati. La sua voce è morbida e mi sta chiedendo se io sappia cosa stiamo guardando, ma io resto ipnotizzata dal suo viso e non riesco a rispondere finché non mi tocca un braccio. Deve aver pensato che sono sorda.. E iniziamo a conversare partendo dalla sua domanda e arrivando a dirci in poco tempo chi siamo e da dove veniamo e cosa facciamo. Lei è Tagrid, è persiana di Baghdad dice fieramente, e vive qui. Mi parla di sè, della sorella che vive a Firenze, dei sogni che accarezza di innamorarsi perché finora ha assistito i genitori anziani fuggiti per il regime, mi chiede informazioni avendo inteso per quale ragione sono in città. Due amiche dopo un'ora. Due vecchie amiche dopo due ore. Strana cosa la corrispondenza inaspettata. Sono le undici e mezza, ci scambiamo la mail e ci abbracciamo per salutarci. Torno in albergo a piedi senza timore di incontri sbagliati, mi sento infreddolita e così mi lascio sciogliere da una doccia bollente e poi mi faccio abbracciare dal piumino di luglio, grata per tutto.

domattina sveglia presto, inizia il lavoro, mi sento agitata e pronta insieme. è la prima volta che viaggio sola e per lavoro dopo una eternità. è una prova. affrontiamola. 

Wien, June 30th, end chapter one

 

p.s. Il film, per la cronaca, si intitola Private I's.

 
 
 

Playa

Post n°25 pubblicato il 24 Giugno 2014 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

Alla mia destra compaiono un paio di sopracciglia foltissime e unite, nere e prive di grazia. Sopra una fronte piatta e quadrata, sotto un naso a virgola, piccolo e scolpito con prepotenza. Più giù una bocca scura e sottile seguita da un mento appuntito che conferisce al volto l'aspetto di una volpe nervosa. È una bambina magra e pallida, mi fissa e intanto con la paletta scava in questa ghiaia travestita da spiaggia, consapevole che formine e secchiello sono inutili, non potrà mai avere forma alcuna questo surrogato di sabbia. Scambio uno sguardo in quelle scure pozze, e vedo due cose: è bruttina, è annoiata. Me ne sto sulla sdraio senza rifletterci oltre, accendo una camel e mi isolo, perché la spiaggia è un luogo troppo stimolante per uno che ama osservare la vita...ma non riesco.

Cosi inizio lo scandaglio impietoso che faccio quando la giornata è storta, e oggi lo è perché il cielo è azzurro teso e ventoso e il mare grigio e arruffato. Sinistra: mamma milanese, secca e bionda e firmata, con tris di figli secchi e biondissimi e bellissimi, con il tono degagee mormora stizzita 'cazzo Camilla, Abramo e Niccolò, lasciatemi tranquilla per un'oretta' (ma con classe...), e il povero Abramo splendente nei suoi capelli dorati piange. È un eritema solare vivente, si gratta come un macaco pulcioso, chiede aiuto alla gentil signora più volte, finché lei lo liquida con un lapidario 'l'eritema solare è psicosomatico amore, più ti agiti peggio è. Respira tranquillo che ti passa...'. Sono le due del pomeriggio, il sole è a picco e il petto del povero Abramo urla e io mi sento a disagio. Dietro di me bercia qualcuno, una voce di donna dura e profonda, in russo. Volto il capo e vedo un corpo statuario in un costume francobollo: lunghe gambe e vita stretta, seno sodo come una mela, zigomi alti e occhi allungati, capelli lisci e scuri raccolti in una piccola coda. Stona il rapporto corpo/voce. Sta litigando col figlioletto, circa tre anni, sottile come un pioppo neonato, e quando si decide a parlare in italiano con Michail capisco che è infuriata perché lui ha paura di fare il bagno in mare. Io ho già fatto dieci bagni, ma le onde sono così grandi e la corrente così forte che io pure un po' di timore ce l'ho, e sono una ex nuotatrice di professione... 'Michail fifone, non sei forte uomo!', sentirlo con l'accento russo fa il suo effetto, credete. Per chiudere il quadro arriva babbo. Calvo, tondo, bianco, rozzo, con sguardo tenero osserva il maschietto e dice 'gelato Michi?', senza sentire sul collo lo sguardo di lei tagliente come una vodka gelata.

Ora la devo smettere, penso. Impietosa non funziona. In quella colgo la conversazione di mia madre con la vicina di destra, nonna della bimba bruttina. La nonna sta raccontando che la mamma della bimba, in quel momento assente, ha un tumore all intestino (la mamma l'avevo vista poco prima, una ragazza modesta e pallidina), che hanno portato al mare la bambina per cambiare aria da Torino, ma la bimba è triste perché loro non sanno nuotare e lei non può fare il bagno. Alice si chiama, la piccola calimera. Mi si stringe il cuore di colpo, per la modalità con cui ho guardato Alice e tutti gli altri. E mi viene il pensiero che forse anche loro mi hanno guardato così, lasciando fuori l'unica cosa interessante di una persona: cosa c'è dietro. Il mistero che ognuno è, la storia da cui viene e che io non so.

Così chiacchiero con Alice, è dolce. La porto a fare il bagno, e gioca tra le onde ridendo e svelando che bella che è, così volpe e adesso così allegra. Mentre torno a farmi una doccia ai bagni, trovo Abramo eritematoso su una panchina e, mentendo, dico 'sai, sono infermiera. Se hai l'eritema sciacquati con acqua dolce e fredda, e poi metti la maglia'. Abramo esegue senza colpo ferire, e quando torno all'ombrellone mi lancia uno sguardo di intesa lungo e complice. Michi nel frattempo succhia un Calippo alla coca, e guardo quell'uomo privo di grazia accarezzare la testa della russa compagna con un amore e una ammirazione infiniti.

vamos a la playa, oh oh oh .....

 
 
 
Successivi »
 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Luglio 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

I MIEI BLOG AMICI

Citazioni nei Blog Amici: 12
 

ULTIME VISITE AL BLOG

VerainvisibileTheWhiteHeatviacon.mesabbia_nel_ventofrederaickpa.ro.leMassimiliano_UdDhigherblack1daunfioreSky_EagleEddie_Cranesmoothfoxterrierilio_2009intheoriaNues.s
 

ULTIMI COMMENTI

Messaggio di servizio. Hai la casella postale piena! Un...
Inviato da: Eddie_Crane
il 21/07/2014 alle 10:29
 
Ti ringrazio, davvero.
Inviato da: Verainvisibile
il 20/07/2014 alle 22:43
 
buonasera a te e complimenti ,non sono riuscita a smettere...
Inviato da: intheoria
il 20/07/2014 alle 22:15
 
Yes :-(
Inviato da: Verainvisibile
il 16/07/2014 alle 15:05
 
Buon pomeriggio,smackkkkk. Benvenuta nel mio blog
Inviato da: giramondo595
il 16/07/2014 alle 13:07
 
 

CHI PUŅ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom