Creato da Verainvisibile il 09/03/2014

Vertigini

cadere e rialzarsi, avere paura e correre lo stesso

 

 

Lucida

Post n°102 pubblicato il 04 Maggio 2015 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

È una notte di acqua. C'è un sentore fresco qui fuori, il filo di fumo della sigaretta sale, segno che il tempo cambierà. Non è ancora orario da silenzio assoluto, ma qui intorno c'è calma, e sento le mani allentarsi sfiorando le foglie di salvia. Mi bruciano in testa le parole, come se passando per la corteccia cerebrale mi scottassero: ogni giro, ogni ansa è una scossa. E continuo a ripetermi, come un mantra, che non capisco, che io, letteralmente, non capisco. Abbasso le palpebre, butto fuori aria per sgonfiare la bolla di dolore, le rialzo e ascolto gli alberi qui di fronte. Sussurrano con suoni setosi, la pioggia li sta lucidando paziente, leggera, le foglie docili accettano l'abbraccio del vento sottile. Sembrano amanti in lenzuola lucenti, silenziosi e perfetti, lievi e ansanti. So esattamente in che punto di me sei, è difficile uscire da lì una volta entrati. Si scivola in fondo, come acqua in una tazza. Ora rovescio la tazza, e scorrerai dove vuoi. Avrò di nuovo sete mentre il caldo tornerà. E ti inviterò a bere, nell'ombra di una pergola, se vuoi. E se verrai, metterò la tazza dal lato giusto, perché tu possa riempirla. È lucida, come le foglie bagnate. 

 
 
 

Apparenza

Post n°101 pubblicato il 03 Maggio 2015 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

Ti guardavo sempre con ammirazione, te e i tuoi vestiti perfetti, così asciutta e lunga. Con quel culo stretto nelle gonne a tubo, il push up su una seconda scarsa, ma la piega del seno bene in vista o ben fasciata in maglie strette che io non posso permettermi. I tuoi occhi verdi screziati truccati con cura, i capelli lunghi e bruni raccolti in una coda bassa e apparentemente casuale, le mani perfette e inanellate di brillanti. Più di tutto adoravo le tue gambe, finivano sempre con un tacco dodici a punta stretta perché "anche in cantiere mi fanno sentire che domino". Così, da quando ti ho conosciuta, ho sorpreso una tua fragilità proprio dietro al tuo voler dominare. Eri la mia amica. Facevamo cose anche stupide insieme, ma tu non ti sei mai esposta. Io sentivo che stavi bene, e stavo tranquilla. Poi sentivo che stavi male, e non lasciavo passare giorno senza chiamarti, farti parlare un po', portarti a fare un giro, condurti in una cena rilassante, mostrarti bellezza sparsa, dividere con te un cinema, un gelato, un impegno che sentivi faticoso per non lasciartelo affrontare da sola. È naturale per me. 
Adesso ti guardo, ti ho incrociato in centro, sei uguale, ma più vecchia, come me. Sei apparenza, una bella apparenza. Non telefonavi tu, mai, nemmeno se scoprivi un buco nei miei occhi. Nemmeno se sapevi che avevo la febbre a quaranta. Nemmeno se mi vedevi correre fra un ospedale e l'altro. E neanche ti sei accorta che sparivo. Tu e il tuo culo secco, le tue buone maniere, l'elegante vestito che porti, non mi scalfiscono neanche un po'. 

 
 
 

Riviera piada 3 - il bello che c'

Post n°100 pubblicato il 30 Aprile 2015 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

 

Il bello si cela, sempre, dietro apparenti schermi crudeli. Anche qui, se vai in certi luoghi, raccogli ritagli di pace. 
Un vecchio mercato del pesce in centro, vicino al palazzo dei Malatesta. Banchi di marmo di Carrara bianchissimi, in un angolo raccolto e silenzioso nel primo mattino, contro il rosso caldo e pastoso dell'edificio nobile. Una chiesa bianca, apparentemente algida, austera, in cui il rosa morbido del selciato interno si riflette sulle colonne e le absidi glaciali, trasformandole in leggeri soffi di peonia. Un arco candido e un piccolo ponte romani, a notte fonda, quando le luci sembrano fiammelle e il tempo non ha limite e la città sembra, per una volta, tacere. Vecchie signore in abiti fiorati e lindi, in bicicletta o col carrello della spesa, le facce certe, a sceglier frutta bellissima e ridere nel loro idioma dolce e sibilante.
La fine del porto canale, dove il mare si riapre, c'è un ristorante elegante e silenzioso dalla cui terrazza l'orizzonte è ovale e i sardoncini accompagnano la languidezza di un tardo pomeriggio arancio e blu, nell'aria fresca che odora di tamerice. 
Le colline poco dentro, Sant'Arcangelo rossa di mattoni e piena di poesia. La sua piazza, un ristorante con il soffitto a volte, a botte, dove il cibo non è pastone per turisti ma memoria viva di una tradizione antica. Rocche, lì intorno, vigneti su bassi costoni, strade piane regno di ciclisti, di cui la Romagna è patria da sempre. E bella è, anche,la malinconia che prende vedendo volti sfatti rientrare da notti strafottenti, notti puttane che rubano anni, che consumano in una fiamma breve cuori e corpi. Caffè e giornale io, trucco distrutto e odore acido loro, vicini sui tavolini davanti alla spiaggia, umani come siamo. 
 
 
 

Mia pioggia

Post n°99 pubblicato il 27 Aprile 2015 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

 

I capelli madidi, lucidi come cuoio
scivolano sulla nuca e rotola
dietro l'orecchio un rivolo.
Ti sento colare lenta di miele,
o rapida come fiamma.
Il freddo che si abbarbica
alle scapole; viola di labbra
nitore di pelle, luce raccolta
in gocce tonde e smaltate,
a scorrere giù, in basso, 
in anse di ginocchia e malleoli 
scrivendo percorsi imprevedibili
                         dove gli occhi sostano a lungo
                         a cercar grazia, a cercar grazia. 
Abbi cura di me. 
 
 
 

Riviera piada 2 - on the beach

Post n°97 pubblicato il 21 Aprile 2015 da Verainvisibile
Foto di Verainvisibile

Oggi il mio turno di lavoro è saltato, così, nonostante la mia istintiva repulsione per quell'acqua color fango (un colore-moda nell'abbigliamento eh...), prendo la decisione: andrò in spiaggia. Fino ad oggi ci sono andata ogni mattina, alle sei e mezza, a correre. A quell'ora l'acqua è ferma e limpida, ci sono parecchi vecchietti a stanar vongole, e tantissimi gabbiani paciosi a galleggiare; mezz'ora di corsa, mezz'ora di nuoto che il mare è fresco, e poi doccia e colazione. Ogni cambio. Mangio, costume e pareo, occhiali crema libro e cuffie, e parto. Il bagno è uno come tanti, prendo ombrellone e lettino e mi installo. Sono le otto e mezza, il caldo sta salendo ma è tutto tranquillo. Sprofondo nel libro, le cuffie alle orecchie, e credo di essermi appisolata perché quando apro gli occhi mi trovo in una sorta di girone dantesco. Superato il primo istinto, fuggi!, mi incaponisco a restare e godere dell'esperienza. 

Per prima cosa il silenzio non abita più qui. Musica, voci, pianti, urla, senza mixer. Mi accomodo con occhiali scuri e sguardo spalancato. A pochi metri dalla riva un gruppo guidato da una oba-oba nostrana in calzoncini mostraculo e triangolo fluo guida un gruppo in una lezione di latinoamericano. Cina-sei-sett-ott! E quindici/venti balenottere bianche si scatenano dimenando le anche e le braccia al ritmo di 'pepepeppepé' mentre la cubista urla 'bravi!' e a me vien dar ridere. Dopo un po' li corregge, 'no no no, il sedere così!', rivolge le spalle ai cetacei e muove le natiche tonde e scure provocando infarto ai passeggiatori della battigia. A questo punto esordisce 'in fila, trenino! Mani sulle anche di quello davanti, così capite il movimento...chi viene dietro a me?'. E qui si scatena una gara all'ultimo respiro fra un signore con costume ascellare a pois biancofucsia, e un anziano aitante in slip da nuotatore per raggiunge le colline ambrate (vince il secondo, piazza le mani sul bordo dei calzoncini incriminati e io distolgo lo sguardo). 

Accanto a me gli ombrelloni si susseguono in file che paiono infinite, con una successione di tipi umani: famiglie con bambini frignanti, adolescenti ammassati nell'ombra con playstation portatili e telefonini da cui non alzano mai lo sguardo, coppie maliarda abbronzatissima con costume pitonato + palestrato nerissimo con costume stretch pacco in vista/catenazza/occhiale a specchio (odorano di cocco, fresie, brioche, bagnoschiuma vidal e non so che altro). Nelle prime file, rigorosamente con gli ombrelloni chiusi, ci sono gli anarcoinsurrezionalisti della tintarella. Perizoma e topless, le donne assumono posizioni al limite della visita ginecologica per avere "un bel colore uniforme dovunque" (intanto il bagnino le mani gliele metterebbe lui dovunque). Poi ci sono degli uomini, invero oltre i quaranta, con costumi tipo Ken (quello di Barbie) ben arrotolati fra le chiappe e sui fianchi, stesso obiettivo (non vedo sguardi femminili concupiscenti, come mai?). Bah.
Mi alzo e vado diretta al bagnasciuga, lo so la mia abbronzatura fa pietà, ho persino i segni del costume, ma mi sento fiera del portamento deciso e indifferente che adotto.
Schivo palle, racchettoni, retini, cani, bambini in corsa, castelli di sabbia, vecchiette che camminano con i piedi nell'acqua 'che stimola la circolazione neh' e indossano foulard appallottolati fra le tette scottate, salvagenti, canotti, pattini. E finalmente, come un marine al termine del percorso di guerra, riesco a farmi arrivare l'acqua al ginocchio! È melmosa, ma ho caldo, per cui mi butto, gli occhialetti ben saldi, e inizio a nuotare. Quando non si tocca più, in pratica c'è il deserto intorno, e mi dirigo felice di un po' di pace nella fessura fra le barriere frangiflutti. Oh, finalmente un colore vicino al blu oltremerdina... E mi lancio verso il largo con belle bracciate soddisfatte. Non faccio in tempo a far cinquanta metri che sento urlar di fianco a me "ferma, ferma, ma dove minchia vai?". Blocco tutto e alzo la testa, trovando davanti a me un pattino rosso con un bagnino bolso e pelato che bercia "ma caaaazzzzzoooo, non lo sai che è proibito andare oltre i frangiflutti?". "Beh, no - rispondo - dove sta scritto scusa? Guarda che so nuotare". "Rientra rientra, va', che mi fai problemi...". Che dovrei fare? La tentazione è di fare tipo 'lo squalo', ribaltare il moscone e morderlo alle caviglie. Ma poi penso che è grosso parecchio, e nuoto verso riva con la coda tra le gambe. 
Approdo, e vederla dal mare questa spiaggia fa tenerezza, perché è proprio proprio un'accozzaglia di tutto quanto non fa spettacolo. Mi rimetto sotto l'ombra rumorosa sul lettino, indosso le cuffie e mi lascio disperdere dalla musica. Leggo, dormo, non guardo più. Quando mi arriva l'ennesima palettata di sabbia in faccia dal bambino vicino, senza che naturalmente nessuno si scusi perché la madre sta leggendo "Visto" come se fosse la Bibbia, decido di andare. Sono le cinque. Mentre percorro la passerella di legno che va sulla strada incrocio i miei vicini di stanza, quattro ragazzetti sui venti. Bianchi, ma emaciaaati!, magrissimi, gli occhiali nerissimi e i capelli arruffati. Arrivano in spiaggia ora, li ho sentiti rientrare alle sette stamattina.  Ma questa è una nuova storia.
Sotto il bersò dell'albergo il titolare legge "il resto del Carlino", sorride e mi offre una Lemonsoda, mi siedo al tavolino con lui che mi dice "te sei sempre strana rispetto agli altri ospiti". E non so ancora se è un complimento o un insulto. 

 

 
 
 
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