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Creato da viburnorosso il 02/06/2011
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Messaggi del 06/07/2012
I bambini portano zaini colorati sulla schiena, borracce per l'acqua attaccate in vita, e hanno lo spirito dell'avventura negli occhi.
I genitori, dall'altra parte del piazzale si chiedono se si ricorderanno in cinque giorni di cambiarsi almeno una volta i calzini, di mettersi l'apparecchio per i denti, se la sera faranno fatica ad addormentarsi senza bacio della buona notte.
Arriva il pullman. È il momento dei saluti.
Il gufetto mi si avvicina con aria adulta ed ispirata e dice:
- Mamma, spero di ritrovarti al mio ritorno!
Sorrido. Riconosco in questa frase le stesse prove di futura orfananza che facevo io da piccola, quando traviata dalla visione inconsulta di tutti i cartoni nipponici del filone strappalacrime “senza famiglia” immaginavo il decesso di tutti i miei cari fino all’ottavo grado di parentela, così da rimanere finalmente sola al mondo, con un gatto e un criceto, e cavarmela suonando il flauto nelle piazze di paese (questo dettaglio tradisce una predilezione, all’interno del suddetto filone, per le storie del Dolce Remì e dell’orfanella Peline).
Il processo di autodeterminazione del bambino passa inevitabilmente per la rappresentazione delle proprie paure e l’uccisione, seppur virtuale, dei propri genitori.
Visto da questa prospettiva, il gufetto è un bambino sano, che ha solo voglia di godersi il suo campo avventura, senza ingombranti dipendenze affettive per la testa.
Rifletto sul fatto che amare un figlio significa anche avere il coraggio di lasciarlo andare. Comincio a fare gli allenamenti anche io, perché dovrò abituarmi a questo pensiero.
Comunque per scaramanzia questo post ho aspettato a scriverlo, perché volevo essere sicura che al suo ritorno, domani, ci sarei ancora stata!
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Inviato da: je_est_un_autre
il 25/05/2013 alle 01:02
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il 25/05/2013 alle 00:24
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il 25/05/2013 alle 00:22
Inviato da: gamberarancione
il 24/05/2013 alle 21:44
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il 24/05/2013 alle 21:16