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Creato da cpeinfo il 09/06/2009

Vignola vota

Pensieri villici

 

 

Petizione per la chiusura degli OPG

Post n°123 pubblicato il 18 Gennaio 2012 da cpeinfo
Foto di cpeinfo

La politica dell'oggi pare sovente indirizzata a cercare una linea che la

contraddistingua dai luoghi comuni. Il prendere posizione è, nel campo del

simbolico, tutto quello che a volte può fare.

Gli Opg, ospedali psichiatrici giudiziari, sono un residuo tenebroso di un passato

che a volte cerchiamo di bypassare, gongolanti del nostro benessere raggiunto,

felici della quantità inusitata di pillole per l'umore che Big Pharma ci propina a piè

sospinto.

E mentre ci appassioniamo , chi più chi meno, chi da esperto e chi da curioso,

a tali tematiche, ci sono 1500 uomini che vivono in una situazione privata di spazio,

tempo e dignità. Sono gli abitanti degli OPG, il luogo dove albergano gli scarti degli scarti.Finiti li dentro a volte per un ceffone dato, per reati minori. Per questioni

irrilevanti.

E da li, mai più usciti.

I riufiutati dal consesso sociale.

 

Negli opg, per chi li ha frequentati, o per chi se ne è fatto un idea leggendo il

rapporto della commissione Marino, c'è qualcosa di difficilmente immaginabile.

Ci sono uomini dimenticati dal mondo. Persone che non ricevono parola da anni,

spesso decenni. Ci sono individui incappati nella tenaglia della 'patologia' che vivono in condizioni di deprivazione e isolamento devastanti.

Se dunque l'UTDC ha ben fatto ad esprimersi in merito alla non somministrazione

dei test per la somministrazione di psicofarmaci ai bambini, bene farà a firmare la

petizione di PSICHIATRIA DEMOCRATICA per la chiusura dell'ulltima grande

vergogna che ci portiamo appresso.

 

Questo il link, al quale le amminstrazioni locali bene farebbero ad aderire, facendo

propria questa battaglia di civiltà.

http://lnx.psichiatriademocratica.com/index.php?option=com_content&view=article&id=20:petizione-opg&catid=18:petizioni&Itemid=161⟨=it

P.S. quando qualche benpensante obbietterà che ' se sono li, qualcosa l'avranno

pure fatto', sarà mia premura, e dei miei colleghi, mostrare quali siano gli effetti

di un uomo che non conosce parola, legame, cura che non sia la costrizione

farmaceutica da anni.

Qua uno dei tanti link dove trovare la relazione della

commissione Marino

http://www.ignaziomarino.it/news.asp?id=855

 

 

 

 
 
 

Unione Terre Castelli iperattivi

Post n°122 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da cpeinfo


Con questo comunicato stampa, l’Unione Terre Castelli ha deliberato  sulla cautela della “Somministrazione nelle scuole di test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni, se non finalizzati ad uso interno ed esclusivamente didattico e legge regionale riguardante la somministrazione di sostanze psicotrope ai minori: atto di indirizzo”.
Nella delibera si invitano le scuole di ogni ordine e grado dell’Unione Terre di Castelli, riconoscendo l’autonomia delle istituzioni scolastiche, ad inserire nei regolamenti di istituto il divieto a somministrare agli allievi test psico-comportamentali se non finalizzati ad uso interno di tipo didattico educativo. Si invita inoltre la Regione Emilia Romagna a legiferare sulla materia come già fatto in Piemonte e nella Provincia Autonoma di Trento.
In particolare, si parla di una serie di test somministrati all’interno delle scuole degli Stati Uniti, di diversi paesi europei ed anche in Italia per diagnosticare l’ADHD, Sindrome da disattenzione ed iperattività (su cui gli studiosi dibattono ancora, essendo per alcuni specialisti da non considerare una vera e propria patologia) e che per essere curata porta spesso alla prescrizione di psicofarmaci ai bambini.

In soldoni: l’Unione Terre Castelli ha ottimamente cercato di mettere un punto fermo nella annosa diatriba relativa al tema della ‘medicalizzazione dei bambini e dei loro comportamenti.

Il centro di Psicoanalisi Applicata LiberaParola, da molo tempo, in ossequio alla prospettiva psicoanalitica e dunque antistigmatizzante, si adopera per sensibilizzare opinione pubblica, medici, insegnanti su questa tematica.
Nella scorsa edizione del ciclo ‘Psicoanalisi senza lettino’, ho invitato a tal proposito il dr Luca Poma, responsabile dell’associazione Giù le mani dai bambini. La più antica e ramificata associazione che da anni si occupa di questo tema.

La serata ha visto una partecipazione di circa 200 persone, nel corso della quale, per la prima volta, nel cuore di Modena si è affrontato con la popolazione questo tema.

Si tratta di un ottimo segnale, al quale si spera facciano seguito prese di posizione sempre più decise e orientate.

Per approfondire, ecco i link appositi.

http://blog.libero.it/VignolaVota2009/8443886.html

http://www.liberaparola.eu/eventi-e-convegni/eventi-in-citta/113-la-psicoanlisi-senza-lettino

http://blog.libero.it/VignolaVota2009/9624608.html

 
 
 

Neri

Post n°121 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da cpeinfo

Un amico di quei poveri disgraziati uccisi  nel centro di Firenze ad opera

di  Casseri  grida alle telecamere: ' non era matto. Se no, avrebbe sparato anche ai bianchi'.

In questa tragedia apparentemente senza motivo, questa frase assume un valore

particolare. L'obbiettivo di quell'uomo erano i 'neri', oggetto di odio, il Migrante nella

sua interezza, colpito uccidendo alcuni dei componenti della comunità senegalese.

Si tratta di una follia pianificata, o dell'obbedienza ad un Ordine di

appartenenza al quale si sentiva indissolubilmente legato? La prospettiva analitica può orientare.

Le reazioni all'omicidio che si leggono sul sito estremista

'Stormfront', non sono dissimili dalle dichiarazione di intenti

tipiche di questi gruppi, quali ad esempio il Ku KLux Klan, il cui

referente italiano venne arrestato anni fa a Modena, mentre era

intento a reclutare adepti attraverso la rete promuovendo la campagna

‘salva la stirpe bianca’.

 

Possiamo parlare di paranoia portata sino all'estremo passaggio all'atto?

 

L’odio è un sentimento abbastanza normale e diffuso, che trova il

brodo di coltura nel clima di paura che ciclicamente le società si

trovano ad attraversare. Ne è un esempio il nostro paese.  

Con odio si intende un  sentimento di forte ostilità e avversità nei

confronti di qualcuno di cui si desidera il male. Senso di vivissima

ripugnanza, di profonda contrarietà e di totale intolleranza nei

confronti di qualcosa. L’odio che non è un sintomo, ma una passione

umana, uno stato dell’essere, scivola sovente nella sua declinazione

peggiore, quella paranoica, sopratutto quando il momento culturale

ne favorsice la crescita.  La Paranoia  è un meccanismo psicologico ,

che si può trovare sia nella nevrosi che nella psicosi.Nel primo caso

parliamo di stile paranoico, atteggiamento sospettoso, diffidente,.

Tendenza a pensare che qualcuno trami alle nostre spalle. Perdita di

senso di segnali che vanno tutti nella stessa direzione. La

carattersitica di persone e gruppi di  tal fatta è l’aggressività, la

chiusura , la autoreclusione dentro ad un bunker dal quale lanciare

invettive, colpire, attaccare il bersaglio eletto a causa dei mali.

Il nemico diviene la ragione di vita di questo tipo di personalità la

quale, priva di nemico, è a rischio scompenso. La vita di soggetti e

gruppi di questo tipo è    dedicata ad alimentare una solitaria

Guerra, a detrimento delle normali attività della vita quotidiana.

L'odio immotivato è il cemento di un unione altrimenti destinata a

sfaldarsi, lasciando i singoli appartenenti al loro difficile

incedere nel mondo. Nel suo stato grave, che prende appunto il nome di psicosi paranoica,

abbiamo che fare con deliri, l’assurgere di  queste convinzioni   a

verità uniche e non confutabili. A seguito di ciò il soggetto

modella la propria vita in base a queste convinzioni.   Ecco allora

la presentificazione del nemico, il reclutare adepti convinti tra chi

condivide il medesimo substrato patologico. La Proiezione è l’

operazione con al quale il soggetto espelle da sé e localizza

nell’altro , persona o cosa, delle qualità, dei sentimenti, dei

desideri e perfino degli oggetti che egli non riconosce o rifiuta in

sé. La negazione consiste invece nella cancellazione  di sentimenti,

desideri o pulsioni proprie del soggetto. Negazione della realtà,

disconsimento del dato reale oggettivo, dei dati, delle verità

storiche. (Olocausto). La scissione è infine l’operazione con la

quale una parte parte della personalità, inconsapevole al soggetto

stesso, si “ distacca“ e compie azioni o pensa cose che il soggetto

non riconsce più  come proprie.

Quando queste caratteristiche divengono costanti e si radicalizzono,

parliamo di odio che diventa patologico. E tanto più la società ( o

il nucleo sociale)  del momento offre una sponda a queste torsioni,

più avviene una strutturazione paranoica che trasforma il diverso nel

il ricettacolo di ongi male, tramutandolo nel   bersaglio sul quale

si esercita la violenza , la segregazione e la eliminazione. Questa atmosfera si respira bene

   nell'eccellente film 'La caduta', dove il bunker di Hitler degli ultimi giorni assume i tratti dell'ambiente paranoico.

 

 Partiamo dall'analisi di un  testo di Innamorati- Rossi:

   ‘La rete dell'odio. Analisi strategica, semiotica e psicologica dell'integralismo,

fondamentalismo e razzismo su Internet’ ( Dati Editore).  

     In una vecchia intervista, l'autore mi condensò la questione dei gruppi estremisti in queste righe:

‘I GPV vanno innanzi tutto distinti tra quelli che usano

effettivamente la violenza per perseguire i loro scopi e quelli che

sembrano soltanto inclini a usarla ma ancora non sono passati alle

vie di fatto, oppure quelli che semplicemente offrono sostegno

ideologico a quelli che la vogliono usare (come i siti antisemiti che

riportano ancora presunte prove dell'abitudine degli ebrei di

intingere le ostie nel sangue dei bambini cristiani etc.). La

galassia internet ne è disseminata. E' difficile valutarne la

obiettiva diffusione in termini di presenza reale sul territorio di

organizzazioni attivamente finalizzate alla violenza. Ma ciò che

rende pericolosi questi siti è la loro tendenza a cambiare

l'atteggiamento mentale delle persone cosiddette normali attraverso

la diffusione di notizie deliranti. Se io non ho motivo di odiare gli

ebrei o i neri sarò sconvolto dalla violenza razziale. Ma se qualcuno

mi fa capire che in fondo quelli colpiti dalla violenza razziale in

realtà ci odiano, vogliono stuprare le nostre donne, vogliono

impadronirsi del potere etc. etc., forse a avrò qualche dubbio nel

difenderli e lascerò mano libera alla violenza dei gruppi attivi.

 ‘Tranne casi limite gli adepti sono persone "normali" con tendenza

alla marginalizzazione. Il ragionamento di base di un potenziale

adeprto a un GPV è questo: "io non occupo il posto che mi compete,

quindi deve essere colpa di qualcuno: questo qualcuno, che odia me e

quelli come me, sono quelli che vengono 'da fuori' e vogliono

sostituire quelli come me" . Il principio è questo: quelli come me

(gruppo di appartenenza) non mi farebbero mai questo (tenermi al di

fuori del posto che è giusto che occupi nel lavoro e nella società).

Quindi è colpa di altri (gruppo esterno o outgroup). Quando qualcuno

arriva con una spiegazione facile (il gruppo esterno sono i terroni,

i negri, gli ebrei) scatta l'odio nei confronti degli altri e qualche

volta la violenza attiva o il sostegno alla violenza attiva.’

Al contempo Casseri si è fatto volontà dell'Altro, annullandosi come faceva Heicmann, in nome di

di un Altro assoluto, al quale si era totalmente dato e offerto come oggetto.

Un obbedienza in nome della quale, insegna Lacan, il perverso si tramuta in

mero esecutore di ordini privo di capacità critica, una normale macchina dell'orrore.

Si noti quanto l'oscillazioen tra paranoia in forma acuta e perversione sia

labile nel caso di questa tragedia.

‘Propriamente parlando ( la perversione) è un effetto inverso del fantasma. E’

il soggetto che si determina esso stesso come oggetto, nel suo incontro con la

divisione della soggettività(..) E in quanto il soggetto si fa oggetto di una

volontà altra che non solo si chiude, ma si costituisce la posizione

sadomasochista.  ( J.L ' I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi . p 188-189)

Casseri  serviva non a caso la causa della 'razza bianca', in nome della quale ha

agito in maniera studiata, precisa, volendo infliggere un colpo alla comunità

migrante, (' ora tocca a voi, negri!') , volendo angosciarne gli appartenenti con

la sua minaccia immanente.

'Il sadico vuole suscitare l’angoscia nell’altro   ‘ non viene cercata tanto

la sua sofferenza, quanto la sua angoscia(..) L’Angoscia dell’altro, la sua

esistenza essenziale in quanto soggetto in rapporto a tale angoscia, ecco ciò

che il desiderio sadico sa far vibrare (JL. Seminario X. P 113). Darsi la morte dopo aver

   compiuto l'omicidio, significa volersi sottrarre al giudizio di chi non si riconosce come legittimato a ricoprire quel posto.

   La giudicabilità non è connaturata alla struttura perversa, come il processo di Norimberga ci insegna.

    Qualunque sia la natura del crimine, la leggerezza del corpus politico quando soffia sul fuoco del razzismo o dell'odio per il diverso,

    non tiene in conto del vaso di Pandora che può scoperchiare.

 
 
 

Genova : l'eclisse della democrazia. Intervista a Vittorio Agnoletto e Fausto Gianelli sui fatti di Genova. Audio. parte 1

Post n°120 pubblicato il 24 Novembre 2011 da cpeinfo
Foto di cpeinfo

 

Genova : l'eclisse della democrazia. Vittorio Agnoletto, il suo libro, e la storia nascosta.

Intervista a Vittorio Agnoletto e Fausto Gianelli di giuritsti democratici a proposito del libro sui fatti di Genova.

Testo e audio

Come in ‘1984’ di Orwell i fatti di Genova appaiono sempre più come  una non storia. Fatta di non persone. Un bolo che non va ne su né giù. La descrizione che Vittorio Agnoletto ha fatto ieri sera presentando il suo libro ‘ L’eclisse della democrazia’ ( scritto a quattro mani  con Lorenzo Guadagnucci ) evidenziano quanto quel periodo di ‘sospensione della democrazia’ sia drammaticamente attuale. A Genova l'innocenza si svegliò bruscamente adulta,  finì in qualche modo un epoca e se ne inaugurò un altra.  
Genova fu il traumatico passaggio dal tempo in cui era possibile avere uno sparring - patner per esercitare il proprio diritto alla parola, a quello della sospensione del diritto a dire qualcosa. A Genova le giovani e vecchie generazioni dovettero fare i conti con una realtà ben più agghiacciante : l'autorità garante mutò il suo volto per divenire persecutore. Il tutore della legge partorì, come le sentenze hanno dimostrato, dei torturatori. Fu l'interruzione di un normale rapporto dialettico di sviluppo. A Genova morirono le certezze di due generazioni.
Da quel momento in poi, si instilla in ciascuno di noi l'idea che le istanze deputate a proteggerti, possono diventare nemiche. Che la forza può diventare avversa. Genova oggi è una città, per alcuni un ricordo buio, per altri un belletto da impiastricciarsi sul naso . Colpisce del racconto dell’autore l’ostracismo mediatico al quale la sua opera è stata sottoposta. A quel tempo non c’era tv o giornale che non ne parlasse.  Ci sono stati approfondimenti, discussioni, una luce intensa su un momento storico che oggi è soggetto ad una profonda rimozione di massa. La narrazione dell’autore ha colpito la platea per il deserto che si andava creando attorno a lui e al suo coautore. Un indifferenza equamente distribuita tra la destra e la sinistra. Un opera che difficilmente troveremo recensita nelle pagine dei cosiddetti quotidiani ‘seri’ e politicamente corretti’. Agnoletto scava nella carne di quei giorni, affonda il bisturi e scopre parti di corpi diversi legate da fili insospettabili. Collusioni, silenzi, botte.  Non ci furono solo le vessazioni ai  malcapitati ospiti della Diaz, le loro parole strozzate. Non ci fu solo uno uso sistematico della violenza, scelta come tappo per zittire. Ci fu altro. Ci furono silenzi imbarazzanti, depistaggi. Finte molotov  ritrovate  miracolosamente. E dietro tutto lo schifo, ci furono gli uomini. Magistrati che non si sono fatti intimorire e sono andati avanti a schiena dritta.  Giornalisti tenaci e caparbi. Uomini dello Stato testardi e ancora leali. Contorno a tutto un mondo fatto di picchiatori, depistatori, mestatori, fabbricatori  di prove false che hanno vista premiata la loro malacondotta.

Leggete il libro, e fatevi un idea del clima col quale Agnoletto e Guadagnucci   hanno scritto queste pagine. Leggete e rendetevi conto che il mondo che viviamo si basa su un apparenza che poggia su verità nascoste, uomini e donne che  non torneranno mai più quelli di prima.

E’ una storia piena di sorci quella non scritta dietro ai fatti di Genova.

 

Nella parte finale del film ‘I 3 gionri del condor’ troviamo , in un dialogo illuminante, il  motivo per il quale oggi quasi nessuno ne vuole sapere.

« Higgins: Il problema è economico. Oggi è il petrolio, tra dieci o quindici anni il cibo, plutonio, e forse anche prima. Che cosa pensi che la popolazione pretenderà da noi allora?
Joe: Chiediglielo.
Higgins: Non adesso, allora! Devi chiederglielo quando la roba manca, quando d'inverno si gela e il petrolio è finito, chiediglielo quando le macchine si fermano, quando milioni di persone che hanno avuto sempre tutto cominciano ad avere fame. E vuoi sapere di più? La gente se ne frega che noi glielo chiediamo, vuole solo che noi provvediamo. »

 

In questo periodo di omologazione, di pensiero unico e banalizzato, facciamo un eccezione: leggiamo questo libro coraggioso.

In un tempo infazionato da festival che dispensano saperi predigeriti per uomini che hanno esaurito il desiderio e la curiosità di documentarsi, presentate questo libro nelle librerie, nelle biblioteche.

 

 Questo il testo:

per ascoltare senza leggere, questo il link all'audio preparato da Radio Alkemia.

 

http://www.alkemiachannel.com/agnolettointerv190911mo.mp3

 

 

 

Di solito un libro si scrive o perché qualcosa è gia stato detto, o per aggiungere altro. Quello che ti chiedo è : è stato detto tutto sui fatti di Genova?

 

VA: ‘ Noi con questo libro cerchiamo di dire , portare all’evidenza,  molte   cose che su Genova erano totalmente  sconosciute, sia relativamente alle vicende di quei giorni, sia relativamente ai nove anni di inchieste giudiziarie  che ci sono state, e a tutti i  tentativi che  sono stati fatti per  bloccare le inchieste ( anzi, prima di non farle neanche partire, poi di bloccarle) o di pre determinarne l’esito.’

 

 

Di solito ci sono verità che non piacciono né ad Atene, né a Sparta. In tal caso tutto diviene più difficile. Tu ne hai avuto conferma?

 

VA: ‘Assolutamente si! Il libro che abbiamo scritto con Lorenzo Guadagnucci, giornalista del ‘Resto del Carlino’ e vittima della Diaz, lo abbiamo scritto col contributo determinante del pubblico ministero Enrico Zucca, pm nel processo relativo ai fatti della Diaz. Nello sviluppo di questo processo, sono emerse delle verità molto pesanti che hanno disturbato il mondo della politica a 360 gradi. Ad esempio: non vi è dubbio che la responsabilità dei pestaggi che sono avvenuti all’interno della Scuola Diaz, cos’ come delle torture a Bolzaneto ad opera di polizia, carabinieri, guardia di finanza e personale dell’amministrazione penitenziaria, siano da addebitare a dei reparti fortemente orientati politicamente a destra. Per verificare questa affermazione è sufficiente pensare alle suonerie dei cellulari con su faccetta nera, alle filastrocche inneggianti a  Pinochet o antisemite alle quali dovevano adattarsi i ragazzi arrestati. Poi c’è l’altra parte della verità, cioè il ghota della polizia, i vertici che sono stati condannati per il processo alla Diaz o processi a questo connessi, come è il caso dell’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, oggi coordinatore unico dei servizi segreti. Bene, persone come lui non hanno fatto carriera inizialmente sotto la detersa, ma le loro promozioni, la loro carriera, e i loro rapporti si collocano nell’ambito del centro sinistro. Non è un caso che i politici eh in quegli anni di inchiesta rilasciano interviste in difesa dei vertici  della polizia sono Luciano Violante e Giuliano Amato. Amato che prende  con se, come direttore generale al Ministero degli Interni Gianni De Gennaro, nel momento in cui passa da capo della polizia a coordinatore unico dei servizi segreti. Persone che continueranno la loro carriera indipendentemente che vi sia Prodi o Berlusconi, vengono condannati e , anziché essere rimossi come prevede la Corte per i diritti umani dell’Unione Europea, vengono invece promossi da tutti i governi seguenti.  Il mondo della politica, in generale, li difende. Quando De Gennaro, dopo la condanna in appello, compie l’atto formale di dare le dimissioni, viene confermato nel suo ruolo dal governo Berlusconi, col plauso di tutti i parlamentari del centro sinistra. Ricordo l’intervista ad una radio che mi chiamò chiedendomi una dichiarazione, nella quale auspicavo la rimozione di De Gennaro, perché aveva sentito dodici parlamentari dell’opposizione  e nessuno l’ aveva chiesta. Questo spiega perché non si fece mai una commissione d’ inchiesta, perché da un lato la destra non voleva che si indagasse su poliziotti e carabinieri, e il centro sinistra non voleva si indagasse sui vertici della polizia. Pd, Idv , Mastella, hanno di volta in volta fatto mancare il numero legale nella commissione. Per questo noi titoliamo in capitolo del libro ‘ la repressione bipartisan’, cioè la repressione avvenuta sotto il governo della destra con Scajola Ministro degli Interni, è partita ad opera dei  i Carabinieri che hanno rapporti storici con Alleanza Nazionale, è proseguita  il 21 con l’assalto al corteo e l’assalto alla Diaz sotto la regia dei vertici della Polizia nazionale che devono invece le loro carriere al centro sinistra. Questo ha reso complicatissimo i lavoro di tutti quelli che chiedevano verità e giustizia, sia magistrati , sia movimento.

 

Potremmo dire , con Orwell, che questa è una non storia che è stata eliminata progressivamente dai libri?

 

VA. ‘Eliminata dai libri, da tutte le trasmissioni  televisive  nazionali  ( rai o mediaset). Alla nostra presentazione hanno detto no Fabio Fazio e Serena Dandini. Una storia non esistita su alcun quotidiano, salvo rare eccezioni, Una storia della quale non si deve parlare. Arriviamo al 17 Giugno, giorno della presentazione del libro alla Feltrinelli di Genova, avvisati oltre 100 giornalisti italiani, e l’unico giornalista presente era il redattore della Radio Svizzera Italiana arrivato apposta da Bellinzona. Non può essere un caso, Qualcuno deve avergli fatto presente che di questo libro era bene non parlare. D’altronde tutti i maggiori quotidiani non hanno riportato  la notizia dell’uscita del libro.

 

 

Ancora Orwell. Accanto alla non storia in ‘1984’ ci sono le non persone. Persone che sono state cancellate  a ritroso. Gli atti dicono di torture vessazioni psicologiche, piercing strappati a queste persone. Nei film di cassetta i buoni vincono, e i cattivi sono puniti. In questo caso è andata così?

 

VA. ‘ Purtroppo non è andata così. Anche se oggi sappiamo le responsabilità delle azioni, resta nebulosa la questione delle responsabilità politiche, le quali non sono state provate in sede giudiziaria . Oggi abbiamo dei processi che non sono andati a sommarsi ai tanti segreti italiani, ma chi invece sono arrivati a conclusione, con sentenze di secondo grado, sentenze anche molto precise. Per quel che riguarda il processo alla Diaz, ci sono state 25 condanne, nelle quali c’è la quasi si totalità dei vertici della polizia. Nel processo Diaz o connessi, sono stati condannati Cal?? Vicedirettore del servizio centrale operativo, De Gennaro , allora capo della polizia, Gratteri, direttore del servizio centrale operativo.  Mortola , all’epoca capo della Digos di Genova, condannato sia per il processo Diaz sia, assieme a De Gennaro, per istigazione alla falsa testimonianza del questore Colucci. Questi vertici non sono stati rimossi anzi, sono stati promossi. Mortola ha avuto due promozioni: vicequestore prima e questore dopo. Se parliamo del processo di Bolzaneto, vi sono state 44 condanne, tra polizia, carabinieri,  personale dell’amministrazione penitenziaria, personale sanitario. Condanne oggi solo a risarcimento in sede civile,  poiché i reati sono stati prescritti. Nessuno di loro farà un giorno di carcere. Aspettiamo la Cassazione, per quanto la Cassazione può intervenire su questioni di metodo, ma non può influire sui fatti puntigliosamente ricostruiti in sede processuale.

Sappiamo la verità. Non c’è stata giustizia. Una parte delle vittime riuscirà forse ad ottenere dei risarcimenti economici. Quel che è certo è che in questi processi, molte volte le vittime sono state trattare come se fossero colpevoli. Al processo Diaz, quando entravano i vertici alti  della Polizia, i carabinieri non li perquisivano, anzi a volte si alzavano in piedi a fare il saluto. Quando entravano le vittime dovevano passare sotto i metal detector ed essere perquisiti . Erano invertiti i ruoli tra vittime e carnefici.

 

Quando si scrive, ci si mette del proprio, e si paga.

Non ti vedremo mai in prima serata a presentare il libro.

Tu e Guadagnucci, lo riscrivereste?

 

VA. ‘ Si, senza ombra di dubbio riscriverei questo libro. Penso che ciascuno debba  dare un senso alla propria vita. Io, tra le tante cose che ho fatto,  sono stato nominato portavoce dalle 1600 associazioni che costituivano il Genoa Social Forum, quell’incredibile esperienza collettiva del 2001. Avere dei ruoli, comporta avere degli oneri. Oneri che io ho cercato di interpretare da un punto di vista etico, morale. Quando il sottoscritto, grazie alla collaborazione del pm Zucca, viene messo nelle possibilità di individuare verità per lo più sconosciute, responsabilità precise, io credo ci sia il dovere etico di scrivere, scrivere questo libro  ed informare . Anche perché si tratta di verità non ininfluenti sulla storia dell’oggi, ma di verità che hanno un peso nella quotidianità. Le persone nominate sono ai vertici tutt’oggi delle forze dell’ordine, dei servizi segreti. Sono coloro che gestiranno , ad esempio, il conflitto sociale dell’autunno. Scrivere queste cose, ha voluto dire prendere atto che la tua vita cambia. In quegli anni, nei quali dichiaravo che era necessario individuare non solo chi aveva picchiato, ma anche chi aveva lasciato fare, chi ha dato ordini,  mi è accaduto di tutto. Ad esempio sono entrati nel mio ufficio rubando il computer e lasciato sul tavolo la carta d credito, per non lasciare dubbi sul fatto che non era un furto come gli altri. Ho blindato la porta, sono tornati con il piccone e hanno rubato di nuovo il computer. Sono andato a Genova ad una giornata di commemorazione, e la mia auto è stata aperta con la radio lasciata sul sedile, proprio per lanciare un messaggio preciso. Sono arrivate lettere minatorie a persone ch abitavano al piano superire al mio, nelle quali si diceva che se non avessi smesso sarebbe saltato in aria tutto lo stabile. Fino ad alcuni sconosciuti che mi sono arrivati davanti alla porta dicendo che c’era bisogno di parlarmi. Oltre a ciò, appena abbiamo cominciato a scrivere il libro, io ho chiesto un incontro ad un personaggio molto in alto nella gerarchia dei servizi, convinto fosse disponibile a raccontarmi il perché di alcune scelte compiute dall’altra parte. Ci siamo incontrati il 10 settembre  a Roma, l’appuntamento lo abbiamo preso tre giorni prima. In questi tre giorni a questo personaggio sono state fatte pressioni di tutti i tipi. Al suo cellulare risultavano chiamate effettuate da casa mia che io non avevo fatto. Ho incontrato una persona che , anziché raccontarmi  il perché delle loro scelte, era spaventato. Non ha voluto dirmi nulla. A fine colloquio, guardandomi in faccia ha detto, ‘ ma questo libro dovete proprio farlo? State attenti. Al vostro posto, mi preoccuperei’. Non è semplice dover lavorare in queste condizioni. Ho dovuto cambiare mail, intestare il cellulare ad altre persone, depositare i capitoli dai notai appena scritti. Cambia la vita del singolo, la vita familiare. Mi si deve anche cercare di dare un senso alla propria vita. Credo fosse dovere mio e di Lorenzo, raccontare assieme al pm Zucca quello che sapevamo.’

 

 

Tu nomini sempre questo Zucca, che immagino abbia fatto una carriera ‘folgorante’.

Ecco, in questo tuo viaggio, qualche vero servo dello Stato lo hai incontrato ?

 

VA. ‘Se osserviamo gli atti di nove anni di processi, devo dire che anziché trovare le mele marce, è più veritiero cercare le mele sane. Perché i processi testimoniano di come il marcio inizia dall’alto, da chi ricopre alte cariche, e che quindi decide il destino di carriera di altre persone. In questa ricerca  di mele sane, noi abbiamo trovato qualche persona. Ad esempio Andreassi, vicecapo  di polizia vicario , colui che a Genova doveva dirigere le operazioni di Polizia perché De Gennaro era rimasto a Roma, che fu nei fatti esautorato da De Gennaro dal suo ruolo nella mattina di sabato 21, e che si rifiutò di partecipare alla  riunione decisiva dove si decisero le modalità di assalto alla scuola Diaz, che , unico tra tutti i ‘papaveri’ della polizia non si presentò davanti alla Diaz di Genova , unico che decise di collaborare con i magistrati dicendo quello che sapeva, unico tra i vertici a non fare carriera e dover arrivare a chiedere il prepensionamento. Oppure parliamo  di Poggi e Crapissoni, due infermieri penitenziari  che sono a Bolzaneto, vedono tutto quello che accade, vanno in crisi. Tre giorni dopo si rivolgono ai magistrati per testimoniare quello che hanno visto,e permettono all’inchiesta di procedere più speditamente. Oppure quel poliziotto che, quando vide Marc Owell fuori dalla Diaz quella notte tra il 21 e 22 luglio, pieno di sangue che stava morendo, dice ai superiori che si deve chiamare l’ambulanza, Viene redarguito, ma forse è questo che salva la vita al ragazzo, rimasto  in coma per parecchio tempo, e dato per morto n ella notte. Non abbiamo mai rintracciato quel poliziotto, nonostante gli appelli, forse perché ammettere di essere stato colui che chiamò l’ambulanza, lo avrebbe portato a dover rispondere ai magistrati su chi tra i colleghi.  avesse ridotto Marc in quel modo.  Oppure quel poliziotto che ha testimoniato, e il giorno dopo ha avuto tagliate le gomme dell’auto. Non abbiamo trovato eroi, m aspersone pulite, oneste, che si sono comportate come si deve comportare qualunque cittadino, e che hanno pagato duramente la loro correttezza.’

 

 

Genova rappresenta dunque un vulnus della democrazia, un vulnus che non si è mai ricucito. Col senno di poi, quel Movimento del quale facevi parte, aveva visto lontano? Penso ad esempio al referendum sull’acqua.

 

 

 

VA: ‘Il movimento aveva visto lontano, e aveva capito quello che stava accadendo. Il movimento aveva  detto in modo molto chiaro, ad esempio con le parole di  Susan Gorge del 16 luglio 2001: attenzione, con la finanziarizzazione  dell’economia, andremo incontro ad una crisi economica e sociale incredibile. E questo è ciò che è avvenuto. Oggi siamo dentro a questa crisi, oggi la finanza domina totalmente sull’economia. Oggi abbiamo ogni giorno uno scambio di 4 trilioni di dollari. Che vuol dire , in 15 giorni, l’equivalente del pil mondiale. Il  90 per centro di questi scambi, sono di tipo speculativo. Si pensi alle frasi di Van Der ..? che il 16 Luglio 2001, nell’assemblea organizzata dal GSF, diceva che arriveremo ad uno scontro tra economia ed equilibri climatici.

Noi dicevamo che se il 20 per centro della popolazione mondiale detiene l’80 per centro delle ricchezze, si dovrà ricorrere alla guerra permanete per garantire il mantenimento della ricchezze  da parte della  fetta ricca della popolazione. Afghanistan, Irak, Libia…

La repressione del movimento avvenne perché il movimento aveva capito quel che stava accadendo, e si presentava come l’unica alternativa al liberismo, Allora dicevamo un altro mondo è necessario, oggi diciamo un altro mondo è urgente, urgentissimo. Abbiamo perso 10 anni, Oggi arrivano a parlare di tassazione delle transazioni finanziarie, noi nel 2001 abbiamo raccolto 150.000 firme per sostenere la Tobin Tax. Anche per questo è stata decisa una repressione durissima internazionale, applicata in Italia da Polizia e Carabinieri. Nel tentativo, poi, di nascondere tutto sotto il tappeto. Una delle  pagine più difficili, che ci h procurato più problemi, è quella in cui descriviamo come la questura di Genova voleva che tutto fosse messo a tacere, che si mettesse una pietra sopra. O quando nel processo scompaiono le molotov, messe apposta dalla polizia nella Diaz, rischiando di far saltare il processo. I magistrati riescono a ritrovare le molotov seguendo, in una inchiesta giudiziaria, le tracce di un uomo di affari siriano che viveva a Genova, inserito nella lista nera dei trafficanti d’armi delle Nazioni Unite, scoprendo che questo ha rapporti con la questura di Genova . O la decisione di attaccare il corteo delle tutte bianche, ritenuta nella sentenza una decisone ingiustificata, non necessaria , presa da un capitano dei carabinieri contro l’ordine della questura. In quello stesso momento, da un'altra parte, nella sede centrale operativa dei carabinieri, c’erano tre parlamentari della  destra .  Il tutto contro un movimento che aveva le  colpe di  diffondersi velocemente in tutto il mondo, e di aver capito quale tragedia stava per abbattersi sull’umanità seguendo questo modello di sviluppo’

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Parte 2

Post n°117 pubblicato il 19 Novembre 2011 da cpeinfo
Foto di cpeinfo

 Fausto Gianelli è un avvocato che fa parte dell'associazione Giuristi democratici, e a Genova c'era.

Puoi dire in quale veste hai prestato la tua opera al movimento di

Genova, nel prima e nel dopo? Qualcosa sull'associazione della quale

fai parte

 

FG ‘ Ho partecipato agli eventi e alle manifestazioni organizzate a Genova in concomitanza con il G8 nel 2011 quale aderente all'associazione nazionale dei giuristi democratici (www.giuristidemocratici.it) . In vista di questi eventi e alla luce sia della grande partecipazione di massa attesa sia delle violenze e della repressione che avevano caratterizzato gli ultimi appuntamenti in cui il movimento si era riunito per contestare sedute degli organismi economici di governo internazionale (vedi Seattle, Goteborg, Praga, ecc), la nostra associazione aveva pensato di offrire per la prima volta e proprio a Genova un servizio legale che, a tutela dei manifestanti, fosse presente in piazza e vigilasse per verificare sul corso degli eventi e poter intervenire nel caso di eventuali violazioni da parte delle forze di polizia (ma non solo).

Si trattava del primo nostro intervento "massiccio" sul territorio nazionale in un'attività di presidio di questo tipo in quanto, storicamente, la nostra associazione si era in passato occupato soprattutto di violazioni dei diritti umani all'estero  ma in questa occasione avevamo il sentore che avrebbe potuto essere utile un servizio legale già in piazza.

Per questo già prima delle manifestazioni presentammo varie istanze e ricorsi anche all'autorità giudiziaria (ad esempio impugnando con un ricorso al Tar l'istituzione della cosiddetta " zona rossa" a delimitare il centro di Genova impedendone l'accesso ai manifestanti oppure il divieto di ingresso nei confronti di alcuni stranieri attuato attraverso anche la sospensione del principio di libera circolazione previsto dal trattato di Shengen e contestando al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Genova l'ordinanza dallo stesso emanata previamente che, in deroga ai principi generali, stabiliva un divieto per i legali di incontrare coloro che fossero stati arrestati durante le manifestazioni genovesi durante le prime quarantott'ore, ordinanza che all'epoca e con l'eccezione unicamente della nostra contrarietà passò sotto silenzio e che consentì poi le gravissime violenze, gli abusi e le torture ai danni degli arrestati a Bolzaneto).

In piazza e durante le giornate delle manifestazioni eravamo quindi dislocati (in un gruppo di 25 avvocati) nei luoghi strategici della città per assistere agli eventi e io, in particolare, ero l'avvocato che seguiva il corteo (cosiddetto delle tute bianche e disobbedienti e che comprendeva in realtà vari appartenenti ai centri sociali e anche parecchi appartenenti ai giovani comunisti, una decina dei quali anche da Modena ) che dallo stadio Carlini e scendendo per via Tolemaide nella giornata di venerdì si scontrò con le cariche più violente dei carabinieri della polizia, cariche che culminarono con la morte di Carlo Giuliani e una serie impressionante di feriti tra i manifestanti.

Dopo le violenze e gli arresti arbitrari una parte di noi, insieme ad altri avvocati soprattutto genovesi, costituirono poi il Genoa Legal Forum che si incaricò di difendere tutti i manifestanti fin dalle prime udienze di convalida degli arresti e poi nel corso dei vari processi che in questi 10 anni si sono succeduti e che, dopo l'assoluzione di tutti i 93 arrestati della Diaz, sono continuati soprattutto in difesa di questi ragazzi, oltre che delle vittime di Bolzaneto e delle violenze di strada, quali parti civili costituite nel processo al fine di richiedere la condanna di funzionari e agenti di polizia, carabinieri, polizia penitenziaria e sanitari colpevoli oltre che di ottenere il risarcimento di tali danni’.

 

Tu e altri modenesi eravate a Genova: quale è l'impressione che ti

è rimasta più impressa? E nei modenesi che hai conosciuto?

 

FG ‘ Le giornate di Genova mi hanno colpito in maniera profonda; pur essendo abituato a contesti di violenza anche elevata (le mie esperienze precedenti riguardavano missioni in Kurdistan e, soprattutto, in Palestina) mai mi sarei aspettato di assistere a una tale violazione dei diritti umani e costituzionali fondamentali dentro i confini del nostro paese. Dopo le prime giornate trascorse pacificamente agli incontri, public forum e dibattiti e alla manifestazione di giovedì pomeriggio, la violenza scatenatesi venerdì e sabato e culminata con il pestaggio della Diaz (al quale ho assistito chiamato dai ragazzi della scuola Pascoli e dalla strada di fronte, sentendo in presa diretta le grida e il frastuono dei pestaggi) ha significato per me uno dei momenti peggiori della mia carriera e della mia esperienza personale.

L'ingresso assieme ai primi altri due colleghi del Legal Forum (Pastore e Rossi) dentro la scuola Diaz subito dopo la fine del pestaggio, con i segni evidenti di quella macelleria e le pozze di sangue fresco ovunque rimane uno degli episodi che sicuramente resteranno impressi indelebilmente nella mia memoria .

Da quel momento ho sentito l'imperativo morale di dedicare il mio impegno come legale alla ricerca della verità e al tentativo di ottenere una giustizia che finalmente rimbalzasse le versioni iniziali e accertasse la responsabilità degli autori di queel vede proprio massacro che, continuo a crederlo, abbia riguardato non solo il corpo di quei ragazzi ma anche il corpo giuridico stesso dei diritti della nostra Repubblica. La stessa sensazione, unita a un senso ancor peggiore di impotenza, sgomento e perdita di ogni fiducia nelle istituzioni democratiche lo riscontrata nel ragazzo modenese che ho difeso quale vittima delle torture a Bolzaneto (Mauro Alfarano) che dopo quei fatti ha scelto di lasciare l'Italia e attualmente vive in India’

 

 

Agnoletto ha dichiarato che il movimento, seppure con le difficoltà che ha incontrato, ha visto lungo su molti argomenti attuali. Tu credi che la mobilitazione   su elementi chiave ( penso alla grande adesione al referendum sull'acqua) abbia avuto ricadute

sulle nostre zone?

 

FG’  Condivido assolutamente l'analisi di Agnoletto. Per quanto riguarda il nostro territorio è vero che la grande forza e vitalità del Social Forum Modenese si è andata, così come quasi ovunque a livello nazionale, un po' spegnendo e dal 2003 in poi è rimasta poco più d'una fiammella.. Ritengo però che le idee i valori, l'analisi e i contributi critici elaborati allora abbiano continuato a germogliare a vivere in moltissime esperienze locali e abbiano portato, ad esempio sul tema dei beni comuni, della pace, della non violenza e della critica radicale al modello di sviluppo neoliberista, a risultati nel sentire comune assai diffusi oggi nel nostro territorio.’

 

Da giurista che ha visto con i proprio occhi: come esce il diritto

da quei giorni tragici?

 

FG.’ Genova ha, sul piano dei diritti e della democrazia reale, segnato sicuramente uno spartiacque. Perché non esiste paragone tra la piccola e certo deprecabile violenza commessa in una caserma da un agente violento , sempre possibile e certo non ignota alla nostra storia, e quella istituzionalizzata e programmata dai massimi vertici dello Stato ai fini repressivi; è la differenza tra il poliziotto che perde il senso della misura e uno Stato che in quei giorni dimostrò di aver perso il senso della misura democratica.

A Genova in quei giorni molte delle sicurezze che sostengono il lavoro di avvocati e difensore dei diritti civili sono venute meno, una di queste è quella della cosiddetta "area della cittadinanza protetta": crediamo e riteniamo che in questo mondo ci sono situazioni dove è purtroppo normale che la Polizia picchi, ti porti in un carcere e ti bastoni ma crediamo che tutto ciò così come poteva in passato accadere in Cile oggi è limitato a luoghi privi di democrazia, quali la Bielorussia o la Nigeria ad es. Saèpiamo che queste cose succedono quotidianamente nel mondo ma abbiamo la convinzione, normalmente anche fondata, di appartenere ad un'area privilegiata di cittadini che, per il fatto di vivere in una delle parti del mondo "garantite", hanno alcuni diritti sicuri  e confidiamo pertanto che perciò queste cose a noi non possano succedere, in quanto apparteniamo ad una élite, a un gruppo cui spettano i diritti di una cittadinanza garantita e sicura.

A Genova anche questa sicurezza è venuta meno (ed ho vistoo donne di 60 anni che normalmente raccolgono oggetti da spedire alle missioni prese a manganellate) e ci ha fatto capire che nessuno di noi è davvero sicuro quando si pongono in discussione le radici su cui si fonda il sistema dominante, politico ed economico, nel nostro paese. «La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale» , secondo le parole di Amnesty International ha in questo senso sicuramente lasciato il segno, distruggendo la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici. Ciò che appare ancora oggi straordinariamente grave è che, dopo ciò che è avvenuto e che ormai le sentenze hanno accertato in maniera indiscutibile (penso soprattutto ai fatti della Diaz e Bolzaneto) lo Stato ancora oggi non si è fatto in alcun modo carico di ciò.

Oltre alla responsabilità personale, esiste anche quella istituzionale. Davanti a carriere che progrediscono normalmente mi viene da pensare che ci troviamo di fronte ad un ordinamento autoreferenziale, a un sistema di polizia impermeabile ai controlli giurisdizionali e democratici e che premia picchiatori che, in qualunque altro Stato democratico, sarebbero stati sospesi dal servizio allontanati.

Per recuperare fiducia nelle forze di polizia e nello stato democratico e necessario non solo ottenere giustizia in tribunale ma sarebbero indispensabili una serie di passi che a tutt'oggi nessun governo ha avuto la forza di compiere: - una denuncia pubblica, da parte del potere politico, che abusi del genere sono intollerabili; - un'ammissione di colpa da parte della polizia, con l'avvio di una rigorosa inchiesta interna e le dimissioni del massimo responsabile del corpo; - la sospensione immediata dei dirigenti coinvolti nell'operazione; -un messaggio di scuse alle vittime delle violenze; -  l'avvio, da parte del parlamento, di una commissione d'inchiesta sull'intera gestione dell'ordine pubblico durante il G8. Infine l'istituzione finalmente anche nel nostro paese del reato di tortura, per garantire che episodi simili non abbiano più ripetersi impunemente.

In questi anni, è accaduto invece questo: la polizia ha mentito nel riferire la dinamica del blitz (la resistenza degli occupanti, le ferite pregresse); ha costruito prove false per giustificare gli arresti (le bombe molotov); non ha sospeso i responsabili dell'operazione, che sono anzi stati promossi; non ha chiesto scusa di alcunché; ha ostacolato l'azione della magistratura (gli elenchi incompleti degli agenti impegnati nel blitz, l'invio di foto inutilizzabili per i riconoscimenti, la scomparsa delle bombe molotov ricevute in custodia). Gli imputati, non paghi delle promozioni ricevute, hanno tenuto un comportamento processuale assolutamente inadeguato per funzionari dello Stato: hanno disertato tutte le udienze e solo pochissimi hanno accettato di rispondere alle domande di pm e avvocati. E il potere politico ha avallato questa condotta, con una legittimazione piena, con le promozioni degli imputati e il rifiuto di una commissione d'inchiesta.

 

Ciò che i fatti di Genova hanno in definitiva dimostrato è che, anche nel nostro paese così come ovunque, i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutti ma sono una conquista quotidiana.

La nostra Costituzione ha tracciato dei diritti ma essi per essere tali devono essere conquistati nella vita quotidiana, acquisiti, essere sentiti come patrimonio e bagaglio culturale di tutti noi e terreno del condividere sociale. È la quotidiana battaglia per la difesa di questi diritti civili, sociali e politici che costituisce il cammino integrante della democrazia e che ci ricorda come proprio la perdita di questi diritti renda le istituzioni democratiche una contraddizione in termini.

Qualcuno dice che per la prima volta le generazioni a venire rischiano di avere meno garanzie e benessere di quelle passate; io ritengo che, sul piano giuridico, già adesso purtroppo sono riconosciuti ai cittadini meno diritti , anche sul piano della tutela sociale, rispetto a quelli loro assicurati 10 anni fa. Si è assistito ad un'inversione di tendenza. Lo si giustifica come si vuole: a Genova nel luglio 2001si è potuto picchiare le persone con la scusa che erano black-bloc. Poi, soprattutto dopo l'11 settembre 2001, si è usato lo spauracchio del terrorismo, presto il prossimo pretesto potrebbe essere quello dell'ordine sociale e della repressione dei movimenti di rivolta; in ogni caso sempre nell'ambito di un progetto volto a comprimere e a ridurre i diritti di ciascuno di noi, non solo di chi dormiva il 21 luglio 2001 alla Diaz o era a Genova in quei giorni’.

 
 
 
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