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Creato da cpeinfo il 09/06/2009

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Il leghista della porta accanto. La mia cittą rosso verde

Post n°38 pubblicato il 08 Gennaio 2010 da cpeinfo

 

 "Ma lei chi è? Non è del castello, non è del villaggio. Lei non è nessuno. Anzi lei purtroppo è qualcosa, è uno straniero." (4)

 

Kafka

 

Devo con disincanto ammettere che l’assunto ‘La lega parla alla gente e noi no’ inizia a mostrare una sua veridicità. Il che ne giustifica il crescente successo elettorale, anche nelle nostre terre. Sarebbe più giusto formulare in questo modo la questione : la lega offre una via semplice a questioni che noi non sappiamo più porre. Il che rende la cosa meno amara, forse..

C’è un uomo, cresciuto con me,  vignolese anche nei calzini, amico da sempre, caro ed insostituibile che, dopo 13 km di corsa, me lo ha confessato: io ho votato Lega al  ballottaggio, non te la prendere ..

Ma ti senti un padano?

No..macchè

Vai ai raduni con l’ampolla?

Ma va la..

Usi il tricolore per scopi non del tutto leciti? Ti sciroppi ore ed ore di Braveheart in dvd?

Vuoi la secessione?

Zero, nulla di tutto questo…

Ma lui è precario, e non sa se sarà assunto o lasciato a casa, a Primavera.

E ‘ se come sembra hanno intenzione di  costruire una moschea anche dalle nostre parti’.?

A nulla sono valsi i miei tentativi di convincerlo che non solo non ci sono minareti all’orizzonte, ma che, anche se dovesse mai accadere, le due cose, posto di lavoro-luogo di culto non sono collegate in nessun modo.

‘Bè, non si sa mai..E se quelli domani lavorano al mio posto? Tu non conosci il clima della fabbrica’. La stima insecabile  che nutro nei suoi confronti ha imposto una riflessione sul suo modo di portare elementi non articolabili tra di loro, ma legati da un collante antico: la paura.

Al primo botto, figlio di ‘mani pulite’, rimasi sorpreso come tutti nel vedere che amici e amiche,   ripartiti tra Pd, Idv, Rc e quella che fu la Dc ,   ammiccassero al partito del dio Po in modo sospetto. Ammiccamenti che sono diventati voti.

La consistenza elettorale della Lega oggi pare una dote non scalfibile, un patrimonio che non si intacca, sia che il partito di Bossi governi o vada all’opposizione. Che agiti la forca contro i corrotti, o che sposi e faccia propria ogni legge che avvantaggia il premier. Che abbia un ministro teso alla protezione dei prodotti nostrani, o che promuova posti separati sugli autobus.

E’ quindi qualcosa che si è sedimentato, non più figlio di una protesta del momento, ma una pianta che ha messo radici.

La presa leghista sull’elettorato che fu di sinistra, intesa come Pci , si basa su una risoluzione facile, semplice ed immediata di una conflittualità sociale che, nel corso del tempo, è divenuta sempre più intricata e difficile.

La classificazione antica era immediata ( il padrone vs l’operaio) e si risolveva con la promessa al  secondo di una salvaguardia dei suoi diritti e delle sue minime libertà rispetto al datore di lavoro.  Questa logica binaria si è nel tempo affievolita, lasciando il posto al terzo, il nuovo. Quello che ha scompaginato tutto. I confini tra dipendente e datore di lavoro si sono fatti labili, la piccola impresa ha , specie nelle nostre zone, preso il posto della classica ‘azienda padronale’.

Nel tempo ogni possibile disfunzione, ogni conflitto, ongi rivendicazione, sono state oggetto di un viraggio. Quel che va male non è più colpa di un economia sovente malata, del lavoro nero, dell’evasione,  ma del nuovo arrivato. Del terzo. Dell’imprevisto.

Il dipendente di un azienda, di una fabbrica o di qualsivoglia posto di lavoro che presupponga un orario e un tesserino da timbrare, vede la sua posizione sostituibile con decine e decine di uomini e donne venuti da fuori, per i quali le ferie mancate, il lavoro nero, lo sfruttamento, la mancanza di protezioni sui cantieri, sono ben lontani dall’essere elementi reclamabili.

Lavorare è già, rispetto ai loro luoghi di appartenenza, un sogno realizzato. Questo a scapito di diritti sacrosanti acquisiti nel corso di decenni.

 

La verità la dice l’ultima inchiesta effettuata sulla ristaorzione a Modena e provincia: il lavoro nero, l’irregolarità, la precarietà, sono all’ordine del giorno.

O ancora: questa estate la raccolta di ciliegie è stata completamente fatta da mani migranti, che non sono nella condizione di poter reclamare le minime garanzie di sicurezza.

Dovendo quindi scegliere tra un conflitto incerto ( quali diritti reclamare? Protestare per le paghe in nero? Ribellarsi perché nei cantieri i caschi non vengono distribuiti?) da indirizzare all’imprenditore si fa una scelta: il datore di lavoro è sentito come un alleato in una lotta contro una ‘invasione’ agitata ad hoc. Un’ invasione e una moltiplicazione della manodopera che fa sentire il proprio posto di lavoro come perennemente a scadenza. E così si sceglie la strada più facile , quella della paura.

Ecco allora i migranti che rubano il lavoro, che incalzano, che sono, alla fine di questa pericolosa strada, i ricettacoli di ogni male. Ecco la ragazza che se assunta in un call center non può nemmeno pensare di restare incinta. E finchè non sono cittadini, ma le tasse le hanno da pagare, il giogo funziona bene. Una sorta di controllo sociale che anche il più povero dei lavoratori sente di poter esercitare.

Tutto questo unito a dati di criminalità oggettiva  e di radicalizzazione di  identità religiose che spesso vengono mostrarti come ‘prova ‘ dell’invasione.

Preferisci chiudere gli occhi su qualche diritto negato, o la moschea nella tua città?

SI sceglie la prima. La differenza sta essenzialmente in uno spostamento ( proiezione per usare un termine clinico) di ogni possibile ‘male’ nei confronti del migrante. Del diverso.  .

 

Ecco, forse allora gran parte di chi ha votato per il candidato al ballottaggio a Vignola non è leghista nel senso più ‘antico ‘del termine ( camicia verde, ampolla in casa, senso di identità valligiana con immaginifiche popolazioni celtiche che non hanno mai abitato la terra dei ciliegi), ma  ha scelto la soluzione che in modo più semplice risolve la intricata questione del ‘chi mi garantisce cosa, e chi mi dovrebbe garantire cosa’.

Noi, che del centro sx siamo le  voci, non possiamo che percorrere la via opposta.

Non resta che rimetterci nelle strade, e parlare con questi nostri compaesani. Garantire la sicurezza, il rispetto della legalità anche nei suoi minimi particolari.

Offrire luoghi di ascolto costanti. Partecipare. Rassicurare. Trovare nelle tasche pubbliche ( esauste anche grazie a politiche governative tese al dimagrimento) gli spiccioli per evitare che si ingrossino le famiglie in fila alla caritas. Motivare come e quando vengono spesi i denari. Rendicontare. Io lo so che ci sono degli orari nei quali è possibile portare le propri istanze o lamentele agli assessori, ma forse non tutti i Vignolesi lo sanno.

La politica fatta all’antica, più parlata e condivisa, dove ci si metta la faccia anche quando si rischia il fischio, è l’unico antidoto al leghismo, al populismo, o all’elitarismo stantio e fuori tempo.

 

 

Maurizio

 

 
 
 
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