
QUESTA IMMAGINE LA INSERISCO NELLE MIE CREAZIONI GRAFICHE. SI PREGA QUINDI DI NON PRELEVARE LE IMMAGINI SENZA IL MIO CONSENSO. GRAZIE.
IL RACCONTO DA LEGGERE

BREVE RIASSUNTO UN RACCONTO A PUNTATE D'AMORE PASSIONE E SANGUE. UNA RAGAZZA INGENUA MA MOLTO DETERMINATA, CHE FUGGE DAL SUO PASSATO E DA UN AMANTE ASSASSINO. UN UOMO ENIGMATICO CHE L'AIUTA E SI INNAMORA DI LEI, PROTEGGENDOLA ANCHE A COSTO DI PERDERLA SE LEI SCOPRISSE .... UN AMORE CHE PARE TROPPO COMPLICATO PER AVERE UN FUTURO.
I PERSONAGGI PRINCIPALI: CINZIA LAZZARI, la protagonista, ex pupa di un 'boss' è un interprete, donna intraprendente e determinata. Si innamora dell'uomo sbagliato ma poi lo capisce e fugge. E' un donna impulsiva e orgogliosa. Passionale e affamata di giustizia. Ma anche spaventata di ciò che sa. Non solo per se ma per l'uomo che ama e a volte fatica a comprendere: DIEGO AMBROSI uomo dalla vita sentimentale complicata, enigmatico schivo nell'esprimere i suoi sentimenti. Troppe volte ha conosciuto donne belle ma senza carattere e anima. Inoltre ha fama di infedele. Ha un passato poco limpido dovuto al fatto che conosce : AUGUSTO SCIACCCA onorevole romano, uomo dalla reputazione all'apparenza irreprensibile, ma in realtà insaziabile di potere e lusso, e non si fa scrupoli a immergere le sue mani in affar i molto sporchi. ALESSANDRO BREMBATI poliziotto, amico di sempre di Diego, uomo schietto e affidabile, aiuterà entrambi in ogni modo. ANNA GUIDOLIN donna poliziotto, che si prende cura di Cinzia, nel programma protezione testimoni. E' amica sia di Diego che di Alessandro. Donna energica e sicura di sè.
VI ASPETTO OGNI LUNEDI PER UN NUOVO PASSAGGIO DI QUESTA STORIA.

LAVORI IN CORSO...
CUORE SENZA CONFINI LA DONNA DELL'ESODO IL PASSATO CHE RITORNA CORAZONES DE FUEGO EL TIEMPO DE OLVIDAR RITROVARSI
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IL SIGNORE DI BARCELLONA DI JOSE' LLORET
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Post n°856 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da carmen650
Post n°855 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da carmen650

Spagna, a sessanta chilometri da Barcellona, Marisol Hernandez fu svegliata da un forte russare e dalla luce del sole. Il secondo motivo era di certo molto gradevole, il primo assolutamente no. Era imprevisto e terribilmente imbarazzante. Provò a muoversi ma un braccio muscoloso le cingeva la vita. Si voltò comunque come potè e vide il profilo dell'uomo alle proprie spalle. Gemette. Cosa aveva combinato la sera prima? Il corpo di lui aderiva al suo in modo troppo intimo. Le lenzuola erano fresche sulla propria pelle, capì così di esser completamente nuda. Avvampò. Perché anche l'uomo lo era. Seppur non fosse un'ingenua verginella, era comunque sgradevole trovarsi in quella situazione, con un uomo conosciuto solo alcune ore prima. Anthony Montgradi si era svegliato verso le sei, con il corpo caldo e morbido di una donna contro il suo. Non era una novità quella. Ma che non ricordasse chi fosse la sua compagna di letto, era grave. Cosa era successo dopo la mezzanotte, dopo l'inizio del nuovo anno? Guardò la donna. Era la scrittrice con cui aveva battibeccato tutta la sera. Lei si girò dandogli di spalle. Anthony sentì freddo. Si avvicinò così di nuovo a lei, cingendole la vita, facendo aderire bene il proprio corpo nudo a quello di lei, altrettanto nudo e piuttosto florido, il profumo della pelle di lei era decisamente piacevole. Sorrise pensando: bel modo di iniziare l'anno. Marisol finse di dormire. Ma riandò con la mente al giorno prima. Il giorno precedente, lei ra arrivata all'agriturismo in auto, con la sua editrice nonché più cara amica Emanuela Martinez. La sorella di Emanuela, Tonia con il marito Francisco, gestivano l'attività da un paio d'anni. Avevano invitato una cinquantina di amici per festeggiare la fine dell'anno. Era un bel gruppo variegato. Tutti erano sembrati molto simpatici a Marisol, aveva discorso con loro di vari generi di argomenti. Poi era rimasta qualche minuto da sola, e si era avvicinato a lei un uomo. Lui si era mostrato molto arrogante, sicuro di sé, l'aveva messa messa in imbarazzo con altre persone, discutendo della scarsa cultura che si trovava nei suoi romanzi, definendoli romanzetti. Aveva pronunciato 'romanzetti' con lo stesso sprezzo con cui si dice: spazzatura. Immondizia. Lui era altrettanto affermato e scriveva romanzi più 'seri', saggi sull'archeologia. Oltre ad essere dotato di notevole cultura, era maledettamente bello ed era un noto playboy di fama internazionale. - ha mai letto uno dei miei libri?- le aveva domandato. Lei aveva risposto di sì, citando un titolo. Così la donna aveva replicato subito dopo: - e lei ha letto uno dei miei ?- lo aveva così provocato. - me ne guardo bene- - allora come fa ritenerli spazzatura, romanzetti di quart'ordine? - Lo aveva lasciato lì, da solo. Sbalordito della sua domanda. Marisol aveva chiesto a Tonia se poteva avere un aspirina, dopo di che si era recata in cucina. Anthony era rimasto come tramortito, come se gli avessero dato un pugno allo stomaco. Nessuna donna lo aveva trattato in quel modo così impertinente. Distaccato. Nessuna era riuscita a non perdere la testa per lui, incantata dal suo sorriso, dai suoi occhi nerissimi, pareva un antico faraone egiziano gli avevano detto. Nessuna. Fino a quella sera. L'aveva seguita con lo sguardo. Non era certo il suo ideale di donna, era un poco goffa, aveva un visto grazioso, era piuttosto robusta. Si appoggiò stancamente allo stipite della porta ad arco che dava nel salone. La vide tornare dalla cucina. Guardò l'orologio. In quel momento stapparono lo spumante. Era mezzanotte, era iniziato un nuovo anno. Così le afferrò il polso, la voltò verso di sé, le mise una mano dietro la nuca e la baciò con impeto. Marisol lo vide, appena uscita dalla cucina, quegli occhi così intensi la spogliavano letteralmente. Doveva sbrigarsi, non voleva perdere il conto alla rovescia e l'apertura dello spumante. Ma sobbalzò quando si sentì afferrare al polso, venire attirata verso un corpo solido, per non parlare del bacio così irruento, coinvolgente. - E' impazzito?.- le venne comunque istintivo dire. - Sotto il vischio non ti piace esser baciata?- come osava darle del tu! Marisol alzò lo sguardo e vide il rametto. - Sì, ma...non da lei- - Lo so che sei pazza di me. Non sono come gli altri, credimi, sono uomini troppo deboli che puoi comandare a tuo piacimento.Non fan per te- - Ah, me ne sono accorta che lei non è come gli altri! Nemmeno io sono come le altre, non cadrò ai suoi piedi solo perché è bello- Oddio, ecco, l'aveva detto. Come se non fosse già abbastanza arrogante quell'uomo. Lui rise e la lasciò andare. Per evitarlo, flirto' con Ramon Torres e Jordi Soldado, due affascinanti attori di teatro. Purtroppo, bevve un bicchiere di troppo.Così verso le due, sentì il bisogno di ritornare in camera. Ci provò. D'un tratto qualcuno l'afferrò alla vita, e la prese su in braccio per depositarla nel letto. Sentì la stoffa del suo abito scivolare via e così tutto il resto. Poi piombò in un sonno profondo. Due ore più tardi, provò a muoversi, ma qualcuno era su di lei che le impediva ciò. Vide davanti a sé, l'uomo che l'aveva baciata in modo impetuoso sotto il vischio, ultima cosa che ricordava bene della sera prima. L'uomo davanti a lei la stava baciando ovunque, mentre con la mano la stava toccando in modo terribilmente intimo. Il suo corpo si inarcò, non ascoltando ragioni. Ma si riprese in fretta appena lui cercò di farsi strada fra le sue gambe. No, no, no! Non poteva darsi così ! Cercò di respingerlo, di respingere la voglia di lasciarsi andare a quell'uomo focoso. Non aveva però la forza di lottare. Lui la guardò. Troppo arrendevole a causa dell'alcol. Così la prese fra le braccia, si girò sulla schiena e le fece posare il capo sul proprio petto. Lei sospirò sollevata, e si riaddormentò. Verso le otto così, Marisol stava cercando di ricordare ogni cosa. Poi fu certa, o almeno credeva, di non aver fatto l'amore con quell' uomo. Cercò di liberarsi, l'uomo aderì a lei, facendole sentire che ...era terribilmente eccitato. - Lasciatemi ! - esclamò. L'uomo si svegliò lentamente. - Tesoro, sto troppo bene qua con te fra le braccia.- - Cosa ci fa nel mio letto!- - Un po' tardi per protestare no? Stanotte, quando ti toccavo, non eri così contraria....- - Vuol farmi credere che io e lei abbiamo fatto...ehm, sesso?- - sì, abbiamo fatto ...ehm, sesso. Gli opposti, si sa, si attraggono. Forse caratterialmente facciamo scintille, ma a letto, bellezza, io e te siamo perfettamente compatibili, e come rispondevi alle mie spinte, tesoro... -e la guardò con seduzione. - Non ci credo! - Marisol si era messa a sedere. Stava seduta sulle ginocchia piegate sotto di sé, stringendosi il lenzuolo addosso. - Perché dovrei mentire?-la guardò. Era davvero formosa, anzi piuttosto florida. Ben diversa dalle bellezze diafane al limite dell'anoressia, che era abituato a corteggiare e ad avere intorno. Stranamente fu attratto dalla sua figura prosperosa. Per non dire volgarmente grassoccia. - Perché lei è un arrogante seduttore e vuole vantarsi che le ho ceduto così facilmente.- Anthony la guardò scoppiando a ridere nervosamente. Accidenti, seppur Marisol Hernandez scrivesse romanzetti farciti di assurde romanticherie, era una donna di spiccata intelligenza, ironia. Era la prima volta che una donna gli diceva di no. Lui la guardò poi perse la pazienza. Si sollevò e come la sera prima l'afferrò dietro la nuca e l'attirò a sé, la baciò e Marisol lo colpì e graffiò alle spalle poi si strinse a lui con passione, circondandogli i fianchi con le gambe. Lui la spinse giù sulle lenzuola e si preparò a prenderla. Le afferrò le mani sopra il capo, sfiorando con la bocca la sua pelle dal collo ai seni pieni. Lei s'inarcò. Stava commettendo una pazzia, lei sempre così controllata, razionale. Troppo immersa nella sua carriera, per non aver tempo per altro. Lui le lasciò andare le mani, la baciò e iniziò a muoversi in lei, ben presto il loro amplesso divenne impetuoso, lei non voleva subire, voleva guidare anche lei. Fu cosi vorticoso, che gli lasciò alla fine sconvolti dalla forza di quella passione troppo a lungo sopita di lei e che lui aveva risvegliato, e lui era sconvolto di esser stato preda di quella passione che lo aveva travolto anche a livello emotivo. Tempo dopo, bussarono alla porta. - Marisol...hai visto Anthony? - le domandò la sua amica. Marisol non ebbe tempo di rispondere. Lui si alzò e con indosso solo i boxer, andò ad aprire. - C'è...una telefonata per te-gli comunicò Emanuela per nulla sorpresa. Sapeva già dai primi battibecchi che quei due si piacevano. Molto. Erano come due magneti. Scintille e innegabile attrazione. - Va bene...cinque minuti e arrivo gù.- - Bene...- Marisol era sprofondata nell'imbarazzo. Per tutta la sera aveva detto cose tremende di lui e ora...certo, era la sua migliore amica, avrebbe capito. Ma era comunque imbarazzante. Era sempre così discreta. Lui si vestì rapidamente, le diede un bacio ed uscì.. Marisol si gettò sotto la doccia. Il suo corpo era ancora caldo della passione. Mentre si vestiva, si affacciò alla finestra e lo vide salutare salire in auto. Se ne era andato senza salutarla. Cosa si aspettava da un uomo così? La dichiarazione d'amore? Lei restò alcune ore in compagnia degli ospiti rimasti, alcune signore avevano il suo romanzo in borsa e timidamente le chiesero un autografo e Marisol fu strafelice di firmare e scrivere qualche dedica appropriata poi lei e l'editrice tornarono a Barcellona, Marisol viveva nei pressi di Barceloneta, la zona balneare della città catalana. Anthony aveva benedetto quella telefonata. Le cose stavano diventando troppo serie. Non aveva mai provato un simile trasporto emotivo nel fare l'amore. Aveva bisogno di qualche giorno per pensare. Quella donna gli era entrata dentro e non riusciva più a togliersela di mente. Ma che cosa gli stava succedendo? Quella sera, mentre si preparava la cena, sentì il peso della solitudine sulle spalle. Come se lei avesse abitato lì per molto tempo, e ora non ci fosse più....fosse andata via. Non era possibile, era folle che poche ore con lei gli avessero sconvolto così la vita. Eppure non riusciva a smettere di pensare a lei, di volerla...di amarla! Maledizione era follia quella! Ma era follia ormai stare lontano da lei. Doveva ritrovarla. Rivederla. Dirle che quell'anno la sua vita sarebbe cambiata. Che l'avrebbe trascorsa con lui. Le loro vite erano già cambiate da che si erano guardati. Le loro divergenze di opinioni erano il sale del loro rapporto. Indispensabile per non cadere nell'abitudine, nella noia. Uscì e andò a correre sulla spiaggia. Attività fisica era l'ideale per non pensare troppo. Anche lui viveva a Barceloneta, in un loft estremamente lussuoso. Doveva contattare Tonia per sapere dove vivesse Marisol. Ma non ci fu bisogno. La vide seduta vicino alla riva. Con un vestito delizioso addosso, i sandali accanto asè. Si avvicinò a lei. - Sai due giorni fa pensavo che quella telefonata fosse stata una benedizione, per andarmene senza guardarmi indietro. Ma ora la maledico. Perché forse ...ti ho perduta per sempre- Marisol alzò gli occhi e sobbalzò. Stava pensando a lui. Si alzò e lo guardò. L'emozione la lasciava incredibilmente senza parole. Il che era il colmo per una scrittrice. - Siamo così diversi io e te....- sussurrò lei. - Funzionerà per questo. Anche se non abbiamo ancora vissuto insieme...ma mi manchi nel mio loft immenso. Sei diversa. Hai molte qualità, fra cui il senso dell'humor e poi cosa essenziale, mi hai dato una cosa... che molte donne in passato non mi hanno dato...- - Ah sì cosa? - domandò, quasi spaventata della risposta. - Un bel no. Hai una tua personalità. Una tua vita. Una tua autonomia. Sai dire no. Nessuno non me l'hai mai detto. All'inizio, confesso, ne ero molto indispettito. Ma mi rendo conto che mi sono stancato di donne troppo condiscendenti-. - Hai avuto una vita troppo facile- - Esatto. Tu sei tutto l'opposto delle donne che ho avuto finora.- - Ti stancherai anche di questa novità.- - Come posso stancarmi della persona che amo?- Marisol lo guardò ancora scettica. La luce di arroganza era sparita. Sembrava profondamente sincero. Quel vischio ha compiuto un miracolo?-sussurrò lei. - Porta fortuna. Tu sei la mia fortuna. Voglio trascorrere con te questo nuovo anno...e tutti quelli che verranno. - - Baciami- Anthony Montgradi non se lo fece ripetere. Quel bacio era come stappare una bottiglia di champagne. Suggellava un momento indimenticabile. Fine
Post n°853 pubblicato il 14 Dicembre 2011 da carmen650
Post n°852 pubblicato il 26 Novembre 2011 da carmen650

Quel lunedi sera, tre giorni dopo il pestaggio, chiamò Cinzia su un numero di cellulare difficilmente rintracciabile. - ciao piccola.- la salutò dolcemente. Ma lei avvertì subito nel tono della voce che stava per dirle qualcosa di sgradevole. Sperò di sbagliarsi. Si incollò un sorriso sulle labbra. - ciao Diego...- anche Diego avvertì in lei una nota di tristezza. Era una ragazza sensibile, aveva probabilmente intuito cosa voleva dirle. Ma non poteva mostrarsi in quelle condizioni a lei. - Ascolta...non posso venire venerdì sera- - Sei di turno? Oh...speravo ci fossi. E' un giorno speciale sabato- non voleva dirglielo esplicitamente ma era davvero un giorno speciale per lei, allo stesso tempo non voleva nemmeno apparire infantile. - Mi dispiace. Non posso proprio...- Diego provò ad esser freddo. Preferiva che fosse infuriata con lui, che triste. Cinzia avvertì così indifferenza in lui. La distanza stava già contaminando il loro rapporto? Si stava già stancando di lei. Escogitando scuse per non vederla? Anna seduta sul divano, vide l'espressione farsi cupa della giovane, che stava seduta sullo sgabello davanti alla penisola in cucina, davanti ad una scodella di pop corn. Cinzia fece così ricorso alla sua vena sarcastica e sbottò: - va bene. Lavora pure, tanto non è niente di importante! - - Cinzia...- Ma lei riattaccò. Diego capì dal tono mordace di lei, che era davvero infuriata ora. Ma perché se l'era presa tanto? Cosa aveva detto? Ah si,per lei era un giorno speciale. Così richiamò e visto che Cinzia non rispondeva, fu Anna a farlo, dopo essersi alzata e aver raggiunto la cucina. - ciao Diego- lo salutò la donna, osservando Cinzia. Che stava spiluccando salando i poc corn. - Cinzia è infuriata. Come mai ci tiene tanto? - - Sì, Diego, vedi...lei sperava ci fossi per il suo compleanno. Sai, compie venticinque anni-lo informò. Doveva fargli capire che quanto lei ci tenesse alla sua presenza. Ma la ragazza orgogliosamente, non aveva voluto dirglielo. Diego imprecò contro se stesso per non aver capito la giovane. Non era un donna capricciosa. Ma non poteva proprio accontentarla. - Oddio, mi dispiace. Ascolta, Anna, Sciacca e i suoi scagnozzi hanno scoperto che lei stava con me. Mi controllano capisci? Quindi per ora non posso proprio rischiare di venire qua e trascinarli tutti dietro me- Spiegò angosciato. Lo specchio davanti alla consolle dove si trovava il telefono gli rimandava l'immagine di un uomo con il volto ancora tumefatto per i colpi ricevuti. Era impensabile che lei lo vedesse così. Inoltre era troppo pericoloso. Sciacca poteva essere in qualche angolo della strada a spiarlo. - Perché non gliel'hai detto?- Non capiva proprio perché Diego non avesse spiegato anche a Cinzia il motivo. Cosa c'era sotto? Avvertiva tensione nella voce di Diego. Così Sciacca lo controllava quindi voleva dire che era quasi certo che Diego nascondeva Cinzia. Se Diego sapeva di quel controllo voleva dire che aveva incontrato Sciacca e il deputato e boss malavitoso di certo aveva voluto dare una lezione a Diego per sapere dove lei fosse. Diego di sicuro aveva negato ma quel negare non gli aveva certo evitato di subire percosse. Ecco un altro motivo per cui Diego non voleva venire. Per non mostrare il suo aspetto! - pensi che capirebbe?-gli domandò in quel momento Diego. - sì. Dille che lo fai per il suo bene- - dai passamela- Ma Cinzia, non volle parlargli. Era una deliziosa testarda. Avrebbe richiamato lei. - Diglielo tu allora- concluse spazientito Diego e riattaccò. Anna spiegò a Cinzia il perché, Cinzia la guardò, e afferrò il telefono. Perché non gliel'aveva detto subito? Avrebbe capito il motivo. Il suo ennesimo eccessivo modo di proteggerla creava incomprensioni fra di loro. - Diego?-sussurrò. Inghiottendo i singhiozzi. Non voleva credere che Sciacca l'avesse torturato come sospettava Anna. - Dimmi ,tesoro- finalmente aveva capito che non era per scarso interesse che non poteva esser con lei. - Perdonami...- mormorò lei. - Non devi chiedere scusa. Credi che preferirei star qua solo ripensando ai nostri momenti meravigliosi quando potrei esser lì con te, fra le tue braccia? - - Doveva farle capire quanto gli mancava, quanto voleva star con lei, che quella lontananza lo opprimeva. - Già...-riuscì a dir solo. L'amava, lui la voleva vicina perché l'amava. Sorrise fra le lacrime. Era stata una sciocca a non capirlo. - Dai, piccola, ti chiamo per gli auguri in diretta eh?- - Va bene.- e sorrise dolcemente. Capiva finalmente la difficoltà di Diego Ti controllo.
Quella sera, Diego chiamò la sua dolce Cinzia per farle gli auguri di buon compleanno. Era stata una settimana tranquilla, non aveva mai avuto la sensazione di esser seguito, controllato. Ma non doveva abbassare la guardia. - ciao tesoro- - ciao Diego...- Che bello sentirlo. Quattro giorni senza sentirlo erano stati per lei lunghissimi. La voce calda e maschia di lui le era mancata terribilmente. - Volevo farti gli auguri ...so che sei lì, sola, mi vorresti vicino ma lo faccio per il tuo bene.- Voleva rassicurarla. L'amava e in modo doloroso anzi insopportabile gli mancava. Cercò di immaginarla. Seduta sul divano, con i riccioli che le finivano a volte davanti agli occhioni nocciola, due cioccolatini di languida dolcezza, la bocca piena e rossa come una fragola, che aveva a volte un retrogusto asprigno quando era ironica ma per tornare ad esser dolcissima in moltissimi altri momenti. Le sue dita, le sue piccole mani, sicuramente stavano stringendo il filo del telefono o con la sua penna dai mille colori stava scarabocchiando fiori e cuori su un block - notes. Provò uno struggimento intenso che gli percorse la schiena, sotto la pelle. - Lo so....-rispose lei con pazienza. - Dai verrò settimana prossima, so che non è la stessa cosa ma festeggeremo va bene? .Ora mi stanno addosso capisci amore?- - Sì...Non voglio che ti facciano del male- - Non pensare a me. Me la cavo. Ma non posso sopportare che tu finisca nelle sue mani. Pensa che mi ha detto che non ti accadrà niente se torni da lui. Prima ammette che sei una ragazza furba e intelligente che sai nasconderti bene, poi pensa che tu sia così stupida da tornare da lui, che non ti farà del male- - Come fai a saperlo?- domandò Cinzia con sospetto. Di nuovo il tarlo terribile del sospetto, di un probabile accordo fra lui e Sciacca. Diego aveva commesso un errore nel rivelarle di aver incontrato Sciacca, di parlare di quell'incontro con tanta 'leggerezza'. Diego si rese conto di aver parlato troppo e non voleva che si mettesse in testa di nuovo l'idea che lui e Sciacca andavano d'accordo. Elaborò immediatamente una scusa plausibile per quell'incontro. - ehm vedi, tesoro, i suoi brutti scagnozzi mi han costretto a salire su una lunga auto, e indovina chi c'era su? Il molto onorevole Augusto Sciacca- - E così che hai scoperto che ti tengono sotto controllo- - Esatto- Cinzia accettò quella spiegazione. Poteva esser che fosse accaduto proprio quello. Augusto si comportava così con i suoi nemici. Prima era freddamente gentile con loro. Poi l'auto si fermava e lei era costretta a scendere e a seguire una delle guardie all'interno di un locale di proprietà di Sciacca. Cinzia rivedeva Augusto solo un'ora più tardi. Sulle labbra del suo ex amante a un sorriso soddisfatto e impudente. Ora, si rendeva conto che probabilmente in quel lasso di tempo, si era 'liberato' del nemico o gli aveva impartito una lezione esemplare per aver osato sfidarlo o tradirlo. - Va bene,Diego. - Diego si rilassò quando capì che lei gli credeva. Era una mezza verità, dopo tutto. - - Cosa farai stasera allora?- - Sai ho fatto amicizia con un gruppo di ragazze in spiaggia. Sono venute qua a festeggiare con me- - Oddio Cinzia, devi stare attenta a chi conosci- Insomma, quella ragazza era davvero imprevedibile a volte! Era stata così cauta fino a quel giorno, come gli aveva riferito Anna. Ora dava confidenza così alla leggera con delle sconosciute. - Anna mi ha detto di star tranquilla. Che terrà gli occhi ben aperti. Come possono controllarmi se non hanno idea di dove sono nascosta?- gli fece quell'appunto. Diego ammise che lei non aveva tutti i torti. - scusa, sono eccessivamente ...previdente. Allora ti lascio alle tue amiche. Son felice di sapere che non sei sola. Divertiti. Buona notte amore- - Buona notte- Diego riattaccò ma era distratto perchè stava ripensando alle parole di lei. Non si fidava di chi lei incontrava, conosceva. Fu così che gli cadde a terra il telefono. Che battendo contro il mobile si aprì in due. In questo modo scoprì la cimice. Inveì in modo piuttosto colorito. Ecco il presentimento che lo aveva colto da alcuni minuti. Ora capiva perché non aveva più notato nessuno intorno alla sua casa. Avevano trovato un modo più sottile e sofisticato per controllarlo. Il terrore lo paralizzò per alcuni secondi. Poi reagì. Dovevano portarla altrove immediatamente. Ma dal momento che era ancora lì, a Milano, Anna doveva provvedere a contattare la polizia e provvedere al da farsi. Non avevano mai nominato il luogo esatto. Ma una volta avevano parlato della regione. Imprecò di nuovo, dando un calcio ad un tavolino di legno, il cestino di peltro pieno di caramelle saltò in aria spargendole ovunque. Doveva avvisare subito Anna. Provò a chiamarla ma il cellulare dava segnale di irraggiungibile. Riprovò a chiamare Cinzia ma dava lo stesso segnale. Imprecò di nuovo. Doveva andare subito là. Augusto stava sorseggiando un bicchiere di vino d'annata in un ristorante rinomato quando arrivò uno dei suoi uomini tirapiedi con un biglietto. - Diego sa dov'è Cinzia. Ha mentito. La conosce bene.- gli riferiva il suo vice. Arturo Scamone nel messaggio. Stavolta avevano svolto bene il loro lavoro. Il sapore della vendetta di quel traditore di Diego lo eccitò. Quell'incontro finale avrebbe significato l'inferno per quei due e il paradiso per lui. Per quella sgualdrinella aveva in mente una tortura estremamente sofisticata ma che l'avrebbe portata sull'orlo della pazzia. Diego meritava una punizione di tale efferatezza che avrebbe supplicato di ucciderlo, di finirlo. Sorrise diabolicamente La fine era molto vicina. Sì,vicinissima ormai. - bastardo ...va bene. Lui non sa che lo abbiamo scoperto. Quindi aspettiamo che ci porti da lei senza fatica. Teniamolo sotto controllo. Chiama Scamone e diteli che si tenga pronto e segua subito Diego in caso lui si muova. Anche se per stasera non credo che andrà da lei visto che hanno avuto quella conversazione.- - va bene capo- Ma Diego doveva raggiungerla, avvertirla, portarla via da lì. Cosi', preso dalla paura, non ragionò troppo lucidamente e partì. Non si accorse che due uomini lo seguirono su un'auto anonima. Il panico lo stava portando a non ragionare. Se invece si fosse solo fermato qualche istante ed esser più razionale, avrebbe capito che se l'avevano udito, avrebbero prevenuto le sue mosse, seguendolo appena lo avrebbero visto passare, appostati poco lontani da casa sua. Seguirlo al luogo segreto per loro sarebbe stata un'inezia. Arrivò a Ceriale due ore e mezzo dopo, e suonò al campanello del cancello della villa. - Si?- rispose Anna. - sono Diego. Aprimi subito! - sibilò Diego. Anna percepì il pericolo. Come mai era venuto se aveva deciso altrimenti?Cosa succedeva? Doveva esser lucida e calma. Doveva pensare a proteggere Cinzia. Ma forse si stava allarmando inutilmente ed era comunque venuto a trovarla. No, assurdo. L'urgenza di lui era dettata dalla paura. - Diego che succede?- rispose Anna che ancora non aveva premuto il tasto per aprire. - Apri maledizione! - la ingiunse. Cosa aspettava! L'auto che lo seguiva, si fermò a debita distanza. Dovevano aspettare Sciacca. Prima di agire. Di assaltare la villa. Doveva esser presente il capo. Il vice di Sciacca era lì per comandare l'azione di assalto. Il suo capo aveva una vendetta da compiere. Sarebbe stata di efferata violenza. Arturo Scamone conosceva da anni la piccola amante del capo, un bocconcino procace e piccante, davvero delizioso di cui sfamarsi. L'idea di spassarsela con lei, insieme agli altri della banda e di vederla poi brutalmente seviziata da Augusto fino a provocarne la morte che sarebbe stata così lenta e dolorosissima,impietosa, lo eccitò. Il capo aveva ragione, l'odore del sangue era eccitante e dolcissimo come ambrosia in gola. Il capo voleva punirli con la morte più straziante. A chi gli avrebbe trovati, gli si sarebbe rivoltato lo stomaco nel vedere i loro corpi straziati dalle violenze. Era libidinoso pensare all'esito di quella serata. Diego, salì in casa. - cosa succede?-osservandolo attentamente. Rimanendo un attimo sconvolta dal suo aspetto, che al buio dell'altrio non aveva notato. Il bel volto dell'amico era infatti solcato da cicatrici e lividi violacei. - Nel mio telefono c'erano una cimice. Presto scopriranno che lei è qua. Spero non mi abbiano seguito. Ma non riuscivo a comunicare con te, il tuo cellulare era irrangiungibile- - maledizione...era scarico- - Devi tenerlo sempre in carica ! -la sgridò. Insomma, non poteva commettere quegli errori banali! - stai calmo, stai parlando con un membro della polizia..- gli ricordò, ammonendolo. Diego era in preda ad un attacco di nervi. Il terrore gli stava brillando negli occhi sbarrati. Lui si rese conto di apparire come un pazzo, un invasato. Il cuore gli doleva quasi per la paura. Per causa sua, della sua irrazionalità, non aveva pensato che Sciacca, forte dei suoi potenti mezzi, poteva controllarlo in moltissimi modi. - Scusa. Ma ho il terrore di ...dov'è lei ora?- In quel momento drammatico, non gli importava che lei lo vedesse così, con il volto tumefatto. Le aveva comunque detto dell'incontro con Augusto. Ecco le conseguenze sul suo volto. Anzi quel volto gonfio dei pugni di Sciacca, testimoniava il fatto che lui e Sciacca non erano di certo amici. - in cucina. Si stanno divertendo a preparare una cena spagnola. Le ragazze sono quasi tutte ispane- - va bene. Ma occhi aperti intesi?- - sì...- Anna comprese che il cerchio si stava stringendo pericolosamente. Sciacca stava per arrivare. Doveva proteggere la giovane in ogni modo possibile. Ma dovevano comunque chiedere aiuto. Supporto dalla polizia. Sciacca non sarebbe arrivato in quella casa da solo. Diego e Anna rimangono così al piano inferiore dove si trova una veranda chiusa e ben schermata da veneziane. La serata filò tranquilla, le ragazze si divertirono quindi verso l'una andarono via. - Diego, cosa fai qua? Cosa hai fatto al volto! - esclamò Cinzia apparendo davanti a lui. Essendo distratto non si era accorto della sua presenza. Cinzia capì che Diego aveva subito la furia di Sciacca. Non era riuscito a farsi dire da Diego dove lei si trovasse. Aveva voluto accanirsi così sul suo amante. Si sentì terribilmente in colpa e il cuore le si strinse. Si avvicinò a lui, gli accarezzò delicatamente il volto. La strinse più a sé, tuffandosi in quegli occhi colmi di sofferenza e tenerezza. Non sospetto. Se solo avesse saputo che lei l'avrebbe accolto in quel modo amorevole! - Occhi aperti. Sanno che ti conosco. Hanno ascoltato la nostra telefonata di stasera. Maledizione. Sono venuto perché non riuscivo a raggiungevi al cellulare- - Non pensi che possono averti seguito?-gli fece notare la giovane. Lei non diede peso al rimprovero che le aveva fatto sul cellulare. Era terribilmente preoccupata dell'imminente pericolo. Quel pericolo si chiamava Augusto Sciacca. Diego trovò assolutamente pertinente la protesta di Cinzia. Aveva agito in modo davvero troppo impulsivo. Perché, anche se loro non pensavano che lui se ne fosse accorto della cimice, lo tenevano in ogni modo sotto controllo. In attesa di una sua mossa. Quella stupida mossa lui l'aveva compiuta. Si maledisse. - Non sanno che io so che mi hanno ascoltato- provò a tranquillizzarla. - Ma se ti tengono controllato... - - Partiremo fra tre ore. Alle quattro ce ne andiamo da qua- Non sapendo che risponderle, senza mandarla nel panico, volle rassicurarla che stavano già provvedendo ad andarsene altrove. Avevano però bisogno di altri uomini della polizia. Almeno un' altro poliziotto. Diego e Anna chiamarono la polizia con un cellulare usa e getta. Anna ascoltò le indicazioni quindi riattaccò. - bene abbiamo la nuova destinazione. Ma dobbiamo aspettare Artoni, ci condurrà lui là con un mezzo apposta- - maledizione, non c'è tempo! - - Artoni sarà qua in meno di tre ore. - - va bene...- accettò Diego, inutile protestare. Perché non ricorrevano ad un agente della polizia di Genova? No, non era tranquillo per niente. Ma dovevano solo attendere. Sperando che anche Sciacca arrivasse in ritardo. Cinzia cercò di rimanere calma. Senza lasciarsi prendere dalla paura. Altrimenti poteva irritare Diego e innervosire Anna, togliendo loro concentrazione nell'aiutarla a metterla in salvo. Oltre che ovviamente salvare se stessi. Erano le quattro, Diego, incapace di dormire, era sulla spiaggia. Forse Sciacca e i suoi uomini non erano poi riusciti a seguirlo. Aveva fatto due soste. Uscendo dall'altra parte per ripartire. Forse li aveva persi per strada. Si illuse che fosse così. Aspettare Artoni, ancora un'ora. Era un attesa snervante. Cinzia si era assopita fra le sue braccia, sul divano. Ma poi lui si era sciolto dal suo abbraccio ed era uscito sul retro. Gli uomini di Sciacca appostati a poca distanza, con un potente cannocchiale videro Diego in spiaggia. Così, su ordine di Sciacca,che sarebbe arrivato nel giro di pochi minuti, entrarono nella villa. Salirono al piano superiore e sfondarono il vetro della finestra. Anna così era corsa alla finestra, con la pistola spianata, pronta a reagire e a sparare, fermando così chi voleva penetrare all'interno. Era certa che fossero gli uomini di Sciacca. Artoni non aveva motivo di spaccare i vetri. Diego dalla spiaggia sentì prima il rumore dell'infrangersi dei vetri e poi i colpi di pistola. Rimase come paralizzato alcuni secondi poi iniziò a correre verso la scaletta che era sul retro della villa. Sperò che fosse Anna ad aver sparato. Ma ciò che si trovò davanti, appena fu nella terrazza superiore, lo agghiacciò.
Post n°851 pubblicato il 16 Novembre 2011 da carmen650

Giunsero a Ceriale, in Liguria, e lei trovò la casa deliziosa. Le sembrava però di essere come una principessa rinchiusa in un castello sul promontorio e sotto solo il mare in tempesta. Il suo eroe sarebbe stato proprio Diego a salvarla? Quell'uomo di cui non riusciva ad aver completa fiducia? Anche se lo amava e soffriva perché temeva di aver di nuovo sbagliato uomo a cui affidare il proprio cuore. Diego trovò il posto magnifico. Dallo sguardo compiaciuto di lei, che si guardava intorno intuì che anche Cinzia approvava. Certo lì sarebbe stata come una 'prigioniera' ma era comunque un bel posto dove rimanere 'rinchiusa'. Poi Anna Guidolin, la poliziotta che doveva proteggerla, era una donna energica e decisa, impavida, ma anche una persona estroversa ed eclettica, e Cinzia avrebbe avuto un'ottima compagna con cui conversare. Diego conosceva Anna da molti anni. Come Alessandro, Anna era una sua amica ai tempi dell'adolescenza. Cinzia trovò piacevole il carattere della donna. Anna riuscì così a conquistare la simpatia e soprattutto la fiducia della giovane. Provò per Cinzia un insolito senso materno. Certo, fra di loro c'erano solo dieci anni ma Anna provò un forte istinto protettivo verso quella dolcissima donna. Scoprirono molti interessi culturali in comune. Non era certo la classica pupa ignorante del boss come si aspettava. Ne fu felice. Diego aveva scelto finalmente la persona giusta. Una sera, mentre preparavano la cena, Anna si lasciò sfuggire che conosceva Diego da che avevano tredici anni. Erano compagni di scuola alle medie inferiori. Cinzia così la tempestò di domande. Lei la divertì nel raccontare gli episodi più piacevoli. Erano un bel trio lei Diego ed Alessandro. Diego non poteva esser sempre con lei ma se all'inizio ne fu un po' spaventata, poi si rilassò grazie ad Anna. Dopo una settimana si era abituata a quella strana situazione. Una sera, Diego le rivelò in una delle sue visite che stavano architettando una prova per incastrare Sciacca. Ma era operazione complessa e quindi ci voleva qualche giorno. Voleva informarla sulla situazione, rassicurarla che stavano lavorando e l'avrebbe tenuta al corrente degli sviluppi. Cinzia comprese la buona volontà della polizia e si accontentò di quelle informazioni. Per il momento. Non poteva far molto. Il suo dovere l'aveva compiuto. La chiamava tutte le sere. Anche se pochi minuti a volte. Quel fine settimana lui venne a trovarla - come ti trovi con la tua guardia del corpo? - le domandò premuroso. Voleva esser certo che Cinzia fosse in completa sintonia con la sua guardia del corpo e provasse completa fiducia in quella persona che doveva proteggerla costantemente. Cinzia sorrise dolcemente per la sua premura nel preoccuparsi che lei si trovasse comunque bene lì. Volle rassicurarlo subito. Si erano abbracciati e baciati quando si erano visti. Due settimane per Cinzia erano state, seppur in piacevole compagnia, ma anche lunghe. Lui le mancava. - Bene. Vero Anna?-e Cinzia guardò la donna con tenerezza. La donna era in cucina. Aveva voluto lasciare soli Diego e Cinzia per un momento tutto loro. Aveva osservato Diego mentre prendeva al volo fra le braccia Cinzia che gli era corsa incontro nel cortile interno. Lui era innamorato perso della giovane. Anche Cinzia lo amava ma le aveva confidato che nonostante ciò, non riusciva ad aver completa fiducia in lui. Oltre provare istinto materno per lei, si trovava bene in sua presenza. Cinzia era grintosa e dolce allo stesso modo. Era stata davvero coraggiosa a fuggire a Sciacca, a deporre contro di lui. Non era capricciosa, era generosa e discreta,e quando Anna doveva chiamare il marito e i figli adolescenti, Cinzia si allontanava chiudendosi in camera propria. Cinzia sembrava trovare piacere nelle piccole cose come leggere un buon libro con in mano una tazza di te, non aveva grandi pretese. Aveva solo timore di chi veniva a bussare alla porta, e quando portavano il cibo che avevano ordinato, lei si nascondeva in camera. Si era fissata che chiunque poteva riconoscerla e riferire così a Sciacca. Gli incubi notturni vertevano su quell'angoscia che cercava di controllare durante il giorno. - Ottimamente. Siamo diventate amiche. Cinzia e' un tesoro.- - lo so...-rispose Diego e accarezzò la mano della ragazza che amava. Sapeva molto bene quando fosse speciale quella ragazza. L'amava in ogni fibra del proprio essere. Sarebbe stato disposto a morire per lei. Sarebbe stato disposto da farsi odiare da lei pur di saperla al sicuro. Stava rischiando entrambi le cose. Cinzia in quello sguardo di lui, avvertì il suo amore e si sentì rinfrancata e forte. - in tutti i sensi eh?-ribatté Cinzia visto ciò che sapeva per incastrare un pezzo grosso della mafia. - Non è un bel tesoro da tenere piccola- Non aveva avvertito il tono ironico di lei ma solo un'accusa sottile. 'sono preziosa perché so'. Aveva interpretato così la frase di lei e non gli era piaciuta. Doveva capire che lei era davvero importante per lui. Non per la polizia. - e' vero...- ammise lei. Cinzia si era pentita della frase precedente due secondi dopo averla proferita. Si morse involontariamente l'interno della bocca. Nonostante quel momento di incomprensione, passarono ore piacevoli insieme. Momenti intimi e momenti di dialogo. La commosse e divertì parlando del suo lavoro alla clinica veterinaria. Le confidò che gli mancava molto a casa. Il loro dialogo era vivace, mai banale. Mentre Anna era in paese per commissioni, fecero l'amore in modo spesso travolgente e irruento. Accadde anche in spiaggia, in una discreta insenatura. Lui le insegnò a nuotare nella piscina interna alla villa. Si trovava sul tetto.Fu davvero dura salutarsi quel lunedì mattina, Diego si sciolse dall'abbraccio di lei. SI baciarono poi lui risalì in auto per tornare a Milano. Era stato un fine settimana meraviglioso, a parte quel venerdì sera quando era arrivato, non avevano più nominato Augusto Sciacca. Incontro con Sciacca. Quel giorno, Diego stava chiudendo l'ambulatorio quando si trovò davanti due uomini di Sciacca. - avanti, seguici- - va bene...- Non serviva a nulla ribellarsi. Probabilmente l'avrebbero condotto all'aereoporto privato diretto in Svizzera, dove Sciacca, oltre ad avere conti privati, soggiornava in una fortezza fra le Alpi. Non era prima volta che accadevano quegli incontri. Nell'ultima telefonata, Sciacca l'aveva avvisato che voleva vederlo al più presto. Sulla cadillac lunghissima, c'era proprio Sciacca.Nonostante fosse preparato ad incontrarlo, il suo cuore sobbalzò quando lo vide. Augusto guardò Diego, che pareva sorpreso di vederlo. Eppure l'aveva avvisato di quella visita. Diego serrò le mascelle. Era teso. Si sistemò sui sedili. -Diego...come stai picciotto?- e gli afferrò la guancia per un pizzicotto. -Bene- rispose Diego, cercando di non far notare la voce insicura. Cercava di non mostrare la sua agitazione. Forse aveva scoperto che era stato troppo spesso dalla polizia. - Dimmi, picciotto, che fine ha fatto la donnina con cui ti hanno visto i miei uomini?- No, si trattava di Cinzia. Si rilassò un poco, aveva elaborato una storia su di lei, a tal proposito. Rise volgarmente. - Ah, quella sgualdrinella? L'ho liquidata. Voleva che la sposassi. Figurati...ho già da mantenere tre mogli, un' altro divorzio non lo reggerei e non me lo posso permettere. Le ho dato un po' di soldi e l'ho messa su un treno per Roma. Fine. Mi ha detto che scappava da suo padre...un uomo brutale e violento. - Diego vide Sciacca arricciare le labbra. Si sentiva preso in causa il bastardo.Lui la picchiava, era lui il violento e si sentiva 'offeso' del fatto che lei lo ritenesse un bruto da cui scappare.-come si chiama quella sgualdrinella?- gli domandò Augusto. -Lei....era di origine slave-iniziò a dire. Augusto non riusciva a credergli. Diego non si rendeva conto che così si inguaiava? Mentire all'assassino di suo padre era alquanto pericoloso. Notò subito le mani di Diego. Tremavano. Era agitato. Stava mentendo mentre parlava di un'ipotetica donna che aveva mandato via. Diego era indeciso se rivelare il nome della ragazza mettendola così nei guai o mentire. Mentì. Era comunque nei guai fino al collo qualunque cosa dicesse. -Sofia Gabronovich. I suoi sono croati. Era rossa ma si tingeva i capelli. Era una bambolina bionda con gli occhioni color acqua marine.- Per fargli capire che si era divertito con quella femmina ma si era presto stancato di lei. Del resto persino Augusto era al corrente della sua fama di Casanova. Non era del tutto una bugia quindi. Era del tutto plausibile che fosse finita. Augusto si voltò un momento, dandogli le spalle. Si infilò il tirapugni sulle dita e si voltò di nuovo verso Diego. Gli sorrise indulgente. Diego captò del pericolo in quel sorriso falso. Inoltre vide luccicare qualcosa sulle dita di Augusto. Un coltello? Ma se lo uccideva, avrebbe faticato ancora molto per trovare Cinzia. -Sei sicuro di non conoscere la mia donna?- -No- in fondo era vero, non era la sua donna. Cinzia non apparteneva a nessuno, se non a se stessa. Era libera di scegliere con chi stare, chi amare. Se lei avesse scoperto tutto, e lo lasciava, avrebbe tentato di riconquistarla ma poi l'avrebbe lasciata in pace. Anche a costo di dannarsi per il resto della vita. Non l'avrebbe perseguitata. - No?- insisté Augusto, sorridendo beffardo. Diego aveva davvero un bel fegato a continuare a mentire. Ammirava il suo coraggio, la sua sfrontatezza. Perchè proteggeva quella sgualdrinella. Perchè era certo che quella ipotetica Sofia fosse Cinzia. Forse, all'inizio, lei aveva davvero mentito sul proprio nome, ma poi era proprio incredibile che Diego non avesse indagato su di lei. Che interesse aveva per lui. Se l'era spassata con lei, su quello non mentiva ma perché invece negava spudoratamente di non sapere dove lei fosse? Era innamorato di lei? No, impossibile. Diego Ambrosi, noto playboy di nobili origini e famiglia benestante, non si innamorava mai. Specie di una ragazza povera e senza famiglia. Forse Cinzia gli aveva rivelato dell'omicidio di cui era stata testimone e la stava proteggendo con l'aiuto degli sbirri? Diego osservò Augusto ragionare rapidamente. -No!- ribatté Diego. Possibile che Augusto fosse così ottuso da non comprendere che, anche se conosceva Cinzia, non gliel avrebbe certo rivelato. Quel no così secco e definitivo, mandò Sciacca su tutte le furie. Augusto sferrò così il colpo sul volto di Diego, che rimase stordito alcuni istanti. La percezione fu come una martellata in testa. Diego, sentì anche il rumore agghiacciante di un dente che gli si spezzava, il sapore metallico e dolciastro del sangue che gli riempì la bocca. Si portò subito un fazzoletto alla bocca. Sciacca gliene diede un altro allo stomaco. Ecco, oltre alla testa che gli doleva in modo allucinante, quel colpo allo stomaco sentiva un forte senso di nausea, e l'impellente bisogno di rimettere. Sciacca gli afferrò le mascelle con dita d'acciaio come il suo tirapugni, e lo guardò fisso negli occhi. Doveva punirlo per quelle bugie. Doveva convincerlo a parlare. Lo provocò così, insozzando la reputazione di Cinzia. Vedere fino a che punto ci teneva a lei , quanto l'amasse o la desiderasse solo? Diego vide gli occhi neri di Augusto, stava per perdere il controllo quell'uomo. Si stava trattenendo. -Diego questo è un assaggio di quel che avrai se non la smetti di mentirmi, e non mi riveli dove sia lei. Ascolta, picciotto, non ne vale la pena di difenderla. Sai che è finita a letto di molti miei colleghi?- e osservò Diego che strinse le mascelle. Diego scosse il capo. No, non gli credeva. Augusto stava mentendo per farlo cedere. Cinzia era una brava ragazza. Gli illustri colleghi di Sciacca l'avevano molestata, allungando le mani troppe volte. Lei aveva dovuto cedere a quelle o attenzioni sotto la minaccia di Sciacca. Per non esser picchiata per l'ennesima volta.. Quello lei gli aveva raccontato, in lacrime. Doveva sottostare ai capricci e alle esigenze di Sciacca. Alla fine, lei aveva trovato la forza di scappare. Anche per quello. Per non subire più. Augusto osservò Diego, stava digerendo il colpo. Doveva accettare che lei avesse ancora sul corpo le impronte delle mani di molti uomini che si erano divertiti a palpare il suo corpo procace. Ma niente di più era accaduto. Non avrebbe permesso che si andasse oltre in quei festini. Nessuno oltre a lui doveva possederla totalmente. Ma aveva comunque concesso quei 'lussi', ovvero champagne e belle ragazze, ai suoi colleghi deputati per ingraziarseli nei voti. Così, quando gli avevano chiesto Cinzia in cambio di ben quaranta voti alla sua proposta di modifica di un articolo di una legge, lui aveva costretto la ragazza a vestirsi in un certo modo, truccarsi. L'aveva minacciata quando lei aveva iniziato a rifiutarsi. Fai la carina con i miei amici, o ti picchio a tal punto che non ti alzerai dal letto per due mesi. Lei, piangendo, aveva così obbedito. Non aveva però dato peso alle parole della ragazza che voleva scappare da quell'inferno. Lei aveva recitato la parte della bella ma stupida. Era stata brava. Forse aveva recitato per farsi coraggio. Ma contava il risultato. L'aveva aiutato ad ottenere la maggioranza. Tornò ad osservare Diego, che si stava tamponando il labbro rotto. Povero diavolo, Diego doveva ammettere con se stesso, di essersi fatto ammaliare da quella ragazzina brava a recitare la parte dell'innocente. L'aveva sedotto per farsi aiutare nel scappare, nel farsi proteggere da lui. La conosceva molto bene, ecco perché la difendeva tanto. Augusto si illudeva che avrebbe ceduto. Sapeva quanto lui fosse un bastardo e lei innocente, non la donnaccia che lui voleva fargli credere. Non parlarono per una ventina di minuti. Diego guardò fuori, finché gli fu permesso, perché lo bendarono e gli legarono le mani dietro la schiena. Quell'incombenza spettò al vice di Sciacca. Diego non aprì bocca, e nemmeno Sciacca. Ma la mente di Diego elaborò. Cosa aveva in mente Sciacca? L'auto si fermò, fu trascinato giù dall'auto. Gli tolsero la benda. Diego scorse davanti a sé, un vecchio casolare. Chiaramente abbandonato e lontano per chilometri da tutto. Sciacca aveva scelto bene il luogo. Lo trascinarono dentro. Fu legato con un'altra corda ad un uncino da macellaio. Gli tolsero la giacca e gli strapparono via la camicia. Augusto passò un frustino ad uno dei due uomini. -u n a l e z i o n e a q u e s t o b u g i a r d o. D e v e u s c i r e c o n l e s u e g a m b e e q u i n d i n o n e s a g e r a t e. M i r a c c o m a n d o, m i s e r v e p e r t r o v a r e l e i. I n t e s i?- parlò molto lentamente. Doveva impartire bene gli ordini ai due colossi dal cervello un po' bacato. Diego Ambrosi doveva uscirne vivo da lì. Se voleva ucciderlo, sarebbe stato così facile premere la canna della pistola sulla tempia di Diego e premere il grilletto. No. Non ancora. Diego guardò i due energumeni dall'aria davvero poco intelligente, che ascoltavano con attenzione Sciacca che parlava in quel modo esageratamente lento. Sarebbero riusciti a non massacrarlo? Sudava freddo e sentiva di nuovo lo stomaco rivoltarsi. - sì, capo, abbiamo capito- risposero in coro. Diego fu così sottoposto ad un bel 'restauro' facciale da parte dei due scagnozzi. Calci, pugni e colpi con il frustino sulla sua schiena. Sciacca spense la sigaretta e rientrò nel casolare. Sperò che avessero capito cosa dovevano fare. Si avvicinò a Diego, e gli afferrò i capelli tirandogli indietro la testa. Il volto di Diego era piuttosto raccapricciante. - vi avevo detto di non esagerare. Su, riportiamolo in città. Magari, siamo fortunati, e lei sbuca ad aiutarlo. - Sì,capo- Diego si sentì quasi svenire quando lo slegarono. Avevano esagerati quei bestioni. - allora, non vuoi dirmi proprio niente?- lo apostrofò Augusto. Diego si massaggiò i polsi, cercando di respirare. Guardò l'uomo davanti a sé, con sfida. Sciacca non comprendeva quel comportamento infantile. Si faceva quasi massacrare pur di non tradirla. Non valeva la pena per nessuna femmina. Diego non aveva nemmeno la forza di parlare. Lo ricondussero all'auto quindi tornarono in città. Lo videro arrancare al portone. Cercare le chiavi. Pareva ubriaco. Lei però non si fece vedere. O lui per sicurezza non citofonava per farla scendere ad aiutarlo, o lei non era più nell'appartamento. Doveva pazientare che Diego commettesse un errore e lo avrebbe portato a lei. Diede ordine di allontanarsi. Diego salì lentamente le scale, aggrappandosi. Doveva solo esser una lezione. Si sentiva distrutto., non vi era parte del corpo che non gli recasse dolore. Persino i capelli gli pesavano sulla testa che gli rimbombava per i troppi colpi presi in pieno volto. Quel fine settimana doveva recarsi da lei, come sarebbe stato possibile mentirle, dicendole che era caduto, per esempio, dalle scale? Cinzia non meritava altre bugie. Imprecò a lungo. Anche contro se stesso perché si era illuso di sfuggire a Sciacca, sfidandolo nel nascondergli Cinzia. Il deputato aveva conoscenze ovunque nel paese. Augusto l'aveva tenuto d'occhio, aveva letto fra le righe nei dialoghi avuti telefonicamente con lui. Aveva maniere e idee peggio di un cavernicolo dell'era preistorica. Anzi, era certo che gli antenati avevano molto rispetto per le proprie compagne. Ma, a parte quelle idee assurde, non era affatto stupido. Se quella era la lezione per aver mentito su Cinzia, non voleva pensare a cosa sarebbe accaduto appena avrebbe scoperto il suo doppiogioco, e l'accordo con la polizia per incastrarlo. Un inferno. Per lui e Cinzia. Ma se lui se lo meritava per aver giocato con il fuoco, aver provocato il diavolo, lei no. Lei si era innamorata dell'uomo sbagliato, unica colpa che le si poteva attribuire. Probabilmente, anche lui era l'uomo sbagliato. Lei si meritava di meglio. Mentre aveva quelle deliranti elucubrazioni, si curò come poté le ferite. Ma la nausea tornò a serrargli la gola e si chinò così per rigettare finalmente. Sperò che non vi fossero emorragie interne. Andare in ospedale era escluso, doveva poi spiegare come si era procurato quelle ferite. Non poteva ancora denunciare Sciacca. Ponderò che non aveva rigettato anche sangue ed era un buon segno. Sentì di nuovo all'interno della bocca, il vuoto lasciato dal dente perso e avvertì di nuovo il sapore dolciastro che gli era rimasto quando Augusto l'aveva colpito la prima volta in auto. Per togliersi ogni dubbi si sarebbe sottoposto a degli esami con apparecchi che non erano solo veterinari. Andò a lavarsi quindi si infilò sotto le coperte, addormentandosi subito. Ma il suo sonno fu popolato da incubi.
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Inviato da: carmen650
il 09/02/2012 alle 19:46
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il 09/02/2012 alle 19:46
Inviato da: panpanpi
il 09/02/2012 alle 11:58
Inviato da: victoria1a
il 09/02/2012 alle 08:45
Inviato da: carmen650
il 08/02/2012 alle 01:27