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Creato da: carmen650 il 17/02/2009
QUALCOSA DI PERSONALE...

 

 

LA FORZA DEL DESTINO

Post n°555 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da carmen650
 

CAPPUC

La forza del destino è un'opera in quattro atti di Giuseppe Verdi. La prima rappresentazione assoluta ebbe luogo al Teatro Imperiale di San Pietroburgo il 10 novembre 1862.Il debutto italiano avvenne al Teatro Apollo di Roma il 7 febbraio 1863, con il titolo Don Alvaro.

L'OVERTURE:

Trama  

Tra il primo e il secondo atto passano circa 18 mesi. Tra il secondo e il terzo alcuni anni; e tra il terzo e il quarto oltre cinque anni.

Atto I  LEON

Donna Leonora di Vargas (soprano) e don Alvaro (tenore), meticcio, per evitare l'opposizione al loro matrimonio del padre di lei, il marchese di Calatrava (basso), si preparano a fuggire nottetempo da Siviglia. Leonora, affezionata nonostante tutto al padre, medita sull'incertezza del proprio destino e dice addio alla terra natia. L'arrivo di Alvaro le fa svanire gli ultimi dubbi, ma i due vengono sorpresi dal marchese, che, tornato all'improvviso, rinnega la figlia e ordina ai servi di arrestare il giovane. Questi, proclamandosi unico colpevole, si dichiara pronto a subire la punizione del marchese e getta a terra la pistola, da cui parte un colpo che uccide il vecchio. I due sventurati amanti scompaiono nella notte.

Atto II  

Il fratello di Leonora, don Carlo (baritono), deciso a vendicare la morte del padre, è alla ricerca dei due amanti. Giunto a Hornanchuelos si spaccia per uno studente agli occhi degli avventori di un'osteria, tra i quali si trovano dei pellegrini, la zingara Preziosilla (mezzosoprano), alcuni soldati, un mulattiere, e la stessa Leonora che, travestita da uomo, si sta dirigendo al Monastero della Vergine degli Angeli, nei pressi del quale intende vivere in eremitaggio. Dal racconto di don Carlo Leonora scopre che don Alvaro, creduto morto, è ancora in vita, e teme per la propria stessa incolumità: si appresta quindi a ritirarsi dal secolo con rinnovato vigore.Giunta al monastero, la giovane si affida alla Vergine pregando perché i propri peccati siano perdonati, quindi chiede un colloquio al padre guardiano (basso), cui rivela la propria identità e il desiderio di espiazione. Il padre, indulgente e comprensivo, l'avverte però che la vita che l'attende è piena di stenti e cerca di convincerla per l'ultima volta a ritirarsi in convento invece che in una misera grotta. Constatando la fiduciosa costanza di Leonora, tuttavia, acconsente al volere di lei e, consegnatole un saio, chiama a raccolta i monaci che, maledicendo chiunque oserà infrangere l'anonimato dell'eremita, si rivolgono in coro alla Madonna.

Atto III  

Siamo in Italia, vicino a Velletri. È notte, infuria la lotta tra gli spagnoli e gli imperiali. Don Alvaro è capitato nei granatieri spagnoli e, non potendo sopportare oltre le sue sventure, spera di trovare la morte in battaglia. Rievocando il proprio passato di orfano, figlio di discendenti della famiglia reale Inca, ripensa alla notte fatale in cui vide per l'ultima volta Leonora, e, convinto che la giovane sia morta, le chiede di pregare per lui.Ad un tratto, sente il lamento di un soldato in difficoltà, accorre in suo aiuto e gli salva la vita: l'uomo altri non è che don Carlo, che però non riconosce il giovane indio. I due si giurano eterna amicizia. L'indomani, tuttavia, Alvaro stesso cade ferito e viene trasportato da don Carlo. Alvaro morente affida a Carlo una valigia con un plico sigillato contenente un segreto che non dovrà mai essere rivelato: alla sua morte il plico dovrà essere bruciato.Carlo giura di farlo, ma una volta solo, insospettito dall'orrore provato dall'amico al nome dei Calatrava, apre la valigia, dentro la quale trova un ritratto di sua sorella Leonora: vedendo confermati i propri sospetti, sfida don Alvaro a duello. I due hanno già incrociato le spade quando sopraggiunge la ronda: Alvaro scappa e trova rifugio in un monastero. Nell'accampamento, intanto, ricomincia la vita di sempre: la zingara Preziosilla predice il futuro e incita i soldati alla battaglia.

Atto IV  

Nei pressi del Monastero degli Angeli il frate Melitone (baritono) distribuisce la minestra ai poveri. Questi, lamentandosi per il suo comportamento sgarbato, rimpiangono l'assenza del padre Raffaele, il nome scelto da don Alvaro al momento dell'entrata in monastero.Lo stesso padre Raffaele è richiesto da don Carlo, che, scoperto il nascondiglio di don Alvaro, lo sfida nuovamente a duello.

In un primo momento don Alvaro rifiuta il confronto ma, sentendosi chiamare codardo e mulatto, si prepara ad incrociare nuovamente il ferro con lui.Presso la grotta dove si è ritirata, Leonora, riconoscendosi ancora innamorata di don Alvaro, piange il proprio destino. Sentendo improvvisamente dei rumori nelle vicinanze, si rifugia nel proprio abituro, ma è richiamata proprio da don Alvaro che, avendo ferito don Carlo a morte, cerca un confessore per dare all'agonizzante gli ultimi conforti. Terrorizzata, Leonora chiama aiuto ma, inaspettatamente riconosciuta dal giovane, si accinge a ricongiungersi con lui. Messa a parte del ferimento di don Carlo, tuttavia, si precipita da lui che, ancora ossessionato dal desiderio di vendetta, la pugnala. Raggiunta dal padre guardiano, Leonora spira tra le braccia di don Alvaro, augurandosi di ritrovarlo in cielo. Egli, rimasto definitivamente solo sulla terra, maledice ancora una volta il proprio destino.

FORZE

 

 

 

 
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LA SAGRADA FAMILIA

Post n°554 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da carmen650
 

VEDUTA

PASSIAMO ALLA SPAGNA dopo la Francia.

Da che partire se non dalla mia amatissima Barcellona? La Sacrada Familia è una cattedrale  in stile gotico famosa in tutto il mondo. 
La Sagrada Família, nome completo in lingua catalana Temple Expiatori de la Sagrada Família (Tempio espiatorio della Sacra Famiglia) di Barcellona, Catalogna (Spagna) è una enorme basilica cattolica (non una cattedrale) tuttora in costruzione, considerata il capolavoro dell'architetto Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano. I lavori sono cominciati nel 1882 e termineranno dopo il 2026.Nel 1866 nacque l'Associació Espiritual de Devots de Sant Josep (Associazione spirituale dei devoti di San Giuseppe), con l'intento di promuovere la fabbricazione di un tempio dedicato alla Sacra Famiglia. Tramite le donazioni che riceveva, l'associazione comprò il terreno su cui ora sorge la chiesa nel 1881 e in seguito si apprestò alla costruzione.

Dopo disaccordi tra l'associazione e l'architetto originale, Francesc del Villar, Gaudí ottenne l'incarico nel 1883 e ideò un progetto completamente nuovo. Lavorò al progetto per oltre 40 anni, dedicando completamente a questa impresa gli ultimi 15 anni della sua vita. Questa dedizione tanto intensa ha una spiegazione, oltre all'enormità dell'opera, anche nel fatto che Gaudí definiva molti particolari man mano che la costruzione avanzava, invece di averli concretizzati in precedenza nei suoi piani e istruzioni. Per lui, la presenza personale nell'opera era di fondamentale importanza.

La Sagrada Familia non è stata ancora finita, ma è completa per il 60%.Con l'avanzare dell'innalzarsi della costruzione, lo stile divenne sempre più fantastico, con quattro torri affusolate che ricordano i termitai o i gocciolanti castelli di sabbia dei bambini. Si tratta di forme ereditate dell'architettura neogotica, secondo i cui canoni la chiesa era stata inizialmente concepita: ciononostante, traevano la loro ispirazione dalla forma dei nidi di termite).

Le torri sono coronate da cuspidi di forma geometrica, coperte di ceramiche con colori vivaci, che vennero probabilmente influenzate dal cubismo (furono finite attorno al 1920). Vi si ammirano anche un gran numero di decorazioni elaborate che vengono ricondotte allo stile dell'Art Nouveau.

Gaudí morì mentre passeggiava a Barcellona per opera di un tram, che lo travolse, nel 1926. Le torri erano originariamente previste per essere tre volte più alte  Parti dell'edificio incompleto e del laboratorio di Gaudí, vennero distrutte durante la guerra civile spagnola. Gaudí non lasciò ulteriori piani e i lavori della chiesa sono stati sporadici per numerosi anni. Solo in seguito al recupero ed al restauro dei grandi modelli originali del laboratorio, basandosi anche su foto dell'epoca, è stato possibile ricostruire buona parte del progetto originale. Gaudí, comprendendo che i lavori sarebbero proseguiti decenni (o secoli) dopo la propria morte, invece che esaurire le risorse impostando tutto il gigantesco perimetro preferì completare alcune sezioni dell'edificio in altezza (specie nell'abside), come per lasciare una testimonianza precisa dell'idea originale ai suoi successori.

Dal 1940 gli architetti Francesc Quintana, Puig Boada, e Lluis Gari hanno portato avanti i lavori. Le sculture di J. Busquets e del controverso ma possente Josep Subirachs decorano le fantastiche facciate.

La costruzione della chiesa è tutt'oggi finanziata dalle donazioni all'associazione e i lavori procedono lentamente, anche a causa delle difficoltà del progetto. Numerosi edifici circostanti dovranno essere abbattuti per far posto alla scalinata principale.

VEDUTA

Il progetto  

Il progetto è basato sia sulle versioni ricostruite dei progetti e dei modelli perduti (un incendio nel 1936, appiccato durante la Guerra civile spagnola dai repubblicani all'atelier di Gaudí, distrusse molte tavole progettuali del celebre architetto), sia su adattamenti moderni.

Ogni parte del disegno è ricca di simbolismi cristiani mistici, in quanto Gaudí concepiva la chiesa per essere "l'ultimo grande santuario della cristianità". Gli aspetti che colpiscono di più sono le sue torri affusolate. In totale sono previste 18 torri, rappresentanti in ordine ascendente di altezza: i 12 apostoli, i 4 evangelisti, la Madonna e, la più alta di tutte, Gesù. Le torri degli evangelisti saranno sormontate da sculture dei loro simboli tradizionali: un angelo, un toro, un'aquila e un leone. La torre centrale del Cristo sarà sormontata da una croce gigante: l'altezza totale delle torri sarà inferiore di un metro a quella del Montjuïc, poiché Gaudí credeva che il suo lavoro non dovesse sorpassare quello di Dio. Le torri più basse sono sormontate da grappoli d'uva, che rappresentano il frutto spirituale.

La chiesa avrà tre grandi facciate: la facciata della Natività; la facciata della Passione, che colpisce in modo particolare per i suoi personaggi sottili, emaciati, tormentati, opera controversa di Josep Subirachs; e la facciata della Gloria. I temi di tutta la decorazione includono parole della liturgia. Le torri sono decorate con parole come "Hosanna", "Excelsis", e "Sanctus"; la grande porta della facciata della Passione riproduce parole della Bibbia in svariati linguaggi, compreso il Catalano; e la facciata della Gloria è previsto che sarà decorata con parole tratte dal credo degli apostoli.

Aree specifiche del santuario saranno designate a rappresentare vari concetti religiosi come, santi, virtù, peccati e concetti secolari come le regioni della Spagna, presumibilmente ognuno avrà delle decorazioni corrispondenti.

 ROSI

Attualmente sono in costruzione le navate centrali, caratterizzate da colonne che ricordano enormi alberi e un soffitto che sembra composto da giganteschi girasoli, e il transetto, compreso il coro e il rosone che gli darà luce. Con il completamento di queste parti, si procederà alla costruzione della cupola centrale.

ULTIMA

PARTICOLARE SCULTURA:L'ULTIMA CENA

 

 
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PICNIC

Post n°553 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da carmen650
 

PIC

SU SUGGERIMENTO DI VICKY, ECCO UN FILM CARICO DI PASSIONE.

Picnic

Un film di Joshua Logan. Con William Holden, Kim Novak, Cliff Robertson, Arthur O'Connell, Susan StrasbergRosalind Russell, Betty Field, Verna Felton, Reta Shaw, Nick Adams, Raymond Bailey, Elizabeth Wilson

Commedia, durata 115 min. - USA 1955.

In una cittadina del Kansas, durante una festa campestre, arriva un giovane vagabondo, ricco solo di sex-appeal, che mette i sensi in fantasia alla bella del paese e se la porta via. Tratto da un noto dramma (1953) di William Inge, è anzitutto un film di attori tra cui spicca un affascinante W. Holden, corpo d'amore su cui fa perno tutta la vicenda. Di grande effetto la fotografia di James Wong Howe. “Ho voluto fare un film sulla solitudine dei belli” (J. Logan).

 

Film intriso di passioni segrete inconfessabili, la bella del paese repressa in una società ancora ‘imbrigliata’ dal passato, troppo puritana in superficie ma non senza peccato. La zitella che vorrebbe ancora avere una possibilità ma sceglie l’uomo sbagliato, il giovane vagabondo, quando ha un uomo vicino, una brava persona, che l’ama da sempre e merita molta più attenzione, La sorellina della protagonista, più interessata a farsi una cultura che agli svaghi della sua età. Un universo di donne che ruotano a questo maschio dalla complessa personalità, che non ha scrupoli a portare via la donna al suo miglior amico. Lei capisce che se ha delle aspirazioni, non può più stare in quella cittadina cosi ‘chiusa’ per lei.

La scena del ballo, secondo me, è la più sensuale del film, più di altre scene d’amore.

Eccolo: 

 

P.S. GRAZIE VICKY!

 
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WILLIAM HOLDEN

Post n°552 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da carmen650
 
Tag: ATTORI

holden 1

WILLIAM HOLDEN
William Holden  VERO NOME William Franklin Beedle Jr(O'Fallon, 17 aprile 1918Santa Monica, 12 novembre 1981) 

Gli inizi

Nacque a O'Fallon nello stato dell'Illinois e venne registrato all'anagrafe con il nome di William Franklin Beedle Junior; di famiglia benestante (il padre era un chimico industriale e la madre un'insegnante), all'età di tre anni William si trasferì con i genitori a Pasadena (California).

Durante il periodo di studio allo Junior College di Pasadena, partecipò a rappresentazioni per le radio locali e recitò con la compagnia teatrale Pasadena Playhouse, facendosi notare da un talent scout della Paramount Pictures che nel 1937 lo portò a Hollywood. L'esordio nel cinema avvenne l'anno successivo nel film Prison Farm.

Il primo ruolo da protagonista arrivò nel 1939 con il film Passione - Il ragazzo d'oro, accanto a Barbara Stanwyck [1] e Adolphe Menjou, in cui interpretò il ruolo di un pugile diviso fra la boxe e il desiderio di fare il violinista. Dopo che la Columbia Pictures ebbe rilevato metà del contratto, Holden alternò interpretazioni per le due compagnie in film di scarso valore prima di arruolarsi nei paracadutisti durante la Seconda guerra mondiale.

Tornato dalla guerra, dopo alcune commedie di modesto successo, la sua carriera ebbe una svolta decisiva quando Billy Wilder lo chiamò ad interpretare il ruolo di Joe Gillis, lo scrittore-gigolò di belle speranze in Viale del tramonto (1950) accanto a Gloria Swanson. Questo ruolo di "rottura" con il passato determinò la definitiva consacrazione al successo di Holden, che apparve in seguito in una serie di film nei quali seppe unire al bell'aspetto la propensione ai ruoli di eroe cinico e distaccato: la sua strepitosa interpretazione del prigioniero di guerra Sefton in Stalag 17 - L'inferno dei vivi gli fece vincere un Premio Oscar quale migliore attore protagonista.

In seguito fu il tormentato vagabondo Hal Carter in Picnic [2] (1955) e lo sfortunato prigioniero americano di Il ponte sul fiume Kwai (1957). Oltre a questi interpretò con altrettanto successo una serie di ruoli più solari in commedie brillanti, come il giornalista in Nata ieri (1950) o il biondo playboy, fratello minore di Humphrey Bogart, nel celebre Sabrina (1954). Fu ottimo interprete romantico nel ruolo di un corrispondente di guerra in L'amore è una cosa meravigliosa (1955) accanto a Jennifer Jones, una delle pellicole sentimentali più celebri di tutti i tempi.

 Il declino

Holden per molti anni soffrì di alcolismo e depressione. Tale situazione peggiorò all'inizio degli anni sessanta, in coincidenza con la crisi del matrimonio e il rallentamento della carriera di attore; sul set dava l'impressione di un sonnambulo che interpretasse i suoi ruoli. Un altro aspetto poco noto della vita privata dell'attore è che per molti anni fu un agente sotto copertura per la CIA. Holden, segretamente, consegnava messaggi a leaders stranieri durante i suoi frequenti viaggi

holden

Inoltre
Durante un viaggio-safari a metà degli anni cinquanta Holden si innamorò dell'Africa e negli anni successivi si occupò a lungo della salvaguardia della fauna locale. Iniziò a trascorrere molto del suo tempo come proprietario e gestore di una riserva in Kenia, il Mount Kenya Safari Club, fondato nel 1959 a Nanyuki.

Fu trovato morto nella sua casa, era caduto sbattendo il capo, era rinvenuto ma al momento l'attore non aveva ritenuto grave il colpo e non si fece curare. E’ morto all’età di 63 anni. In realtà era ubriaco e si vergognava così di chiamare i soccorsi. Se l’avesse fatto, poteva esser sicuramente salvato. Fu cremato e le sue cenerei sparse sull’oceano Pacifico.
Ebbe una lunga storia con l’attrice Capucine e Stephanie Powers, oltre che con Grace Kelly(durante le riprese del film La ragazza di campagna) e di Audrey Hepburn(per Sabrina)

HOLDEN

 i suoi film piu' noti riassumendo:

nata ieri

viale del tramonto (monumentale interpretazione)

l’amore e’ una cosa meravigliosa

stalag 17  altra straordinaria interpretazione.

inferno di cristallo

Il mucchio selvaggio

la ragazza di campagna

il ponte sul fiume kwai

i ponti di toko-ri

Sabrina

 
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AMO IN TE

Post n°551 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da carmen650
 

AMO

Amo in te

1943 - Nazim Hikmet

Amo in te

l'avventura della nave che va verso il polo

amo in te

l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte

amo in te le cose lontane

amo in te l'impossibile

entro nei tuoi occhi come in un bosco

pieno di sole

e sudato affamato infuriato

ho la passione del cacciatore

per mordere nella tua carne.

amo in te l'impossibile

ma non la disperazione.

 

 

 

 
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