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GABBIE

Post n°18 pubblicato il 15 Maggio 2015 da L_OCCHIO_DEL_FALCO
 

Murakami lo scrittore prima di accingersi a scrivere rinforza il suo corpo liberandolo dalle incombenze materiali con una corsa nel parco della sua città. Dopo averlo reso elastico ed efficiente nella forma come un tempio, torna al suo studio e si apre alle visioni da narrare. Ma P. Lui, l'altro, invece, al contrario se non suda non scrive, così sudava. E più sudava più le parole, ad ogni colpo dei muscoli, puntuali, si trascrivevano sul foglio della sua memoria costretta a dirsi: non dimenticare questo passaggio.

Sotto la potenza allenata delle sue membra il piano mentale, un solido iceberg di acqua, tornava all'acqua. Il racconto prendeva una forma fluida, bastava non scordarlo. 14 chilometri da percorrere sulle collinette gli valevano un incipit ben impresso. Aveva già in mano la chiave per aprire.

"Solo sapessi cosa!" - si domandò.

L''intuizione, nascosta in un luogo di non facile accesso, doveva essere sfrondata come un rosaio da polloni e rami improduttivi prima che una sagoma univoca di quella storia si stagliasse con la stessa precisione con cui lo perseguitava da tempo. Continuava a osservarla con ogni dubbio. Eliminava le infauste coincidenze e gli ostacoli di materia corporea, insieme, e per fortuna, anche le nubi che lo trascinavano in fantasticherie del tutto inutili al suo obiettivo. In troppi voli pindarici.

Nemmeno l'acqua, gli abbeveratoi, le docce di pioggia, i vapori di una fabbrica esausta attraversata, erano riusciti a focalizzare il labirinto di pensieri che si alleavano pronti al canapè di un palio immaginario: Il tiro all'Altro. Come le fazioni, erano pronti come piattelli lanciati allo sparo di carabine attente. Lanciamoci!

D'un tratto temette di perdere il controllo della sequenza, della logica narrativa. Registrò i contorni della cupola semisferica dell'ultimo movimento ripetendolo più volte, marcando i punti di collegamento della mappa di orientamento. Lo Zenit, l'azimut, la magnitudo delle luminose, Crux, Draco,Triangulum, puntò lo sguardo sullo gnomone per un ultimo istante e si lanciò. Anzi spiccò il volo.

Dietro di sé la gabbia lasciata spalancata come un sorriso senza denti. Peregrinus si era lasciato guardare a becco chiuso per lungo tempo attraverso una rete. Tra le maglie imprigionato, la sua vista rapace incontrava quella umana senza porre mai fine alla stessa identica domanda:

Chi è in gabbia, tu od io?

Chi è in gabbia, tu ..

 

in picchiata L_Occhio_del_Falco

 
 
 
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