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Un blog creato da kjara1967 il 19/12/2007

WhiTe RoSeS GarDeN

perdendosi nella no man's land...

 
 

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Post N° 7

Post n°7 pubblicato il 25 Febbraio 2014 da kjara1967
Foto di kjara1967

 

Fermarsi qualche minuto seduta ad un caffè della stazione Termini, è quasi come andare al cinema.. Ti scorrono davanti frammenti di vita, tessere di mosaici di conversazione, facce, occhi e occhiate, sorrisi involontari, gesti indolenti, va...ligie borse cartelle, cariche di carte e pensieri. Adoro stare ai margini di questi microcosmi affollati, a osservare la vita degli altri. Scordarmi un poco della mia, diluirla in quella di altra gente, in altra vita.

 
 
 

ANNO NUOVO... vecchie storie....

Post n°6 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da kjara1967
Foto di kjara1967

mi hanno regalato questo racconto. è il più bel regalo che io abbia ricevuto durante queste feste di fine anno.

e passata la notte, dopo averlo letto riletto fino ad impararne alcuni passaggi a memoria, è arrivata questa mattina così languida, dai movimenti lenti, nella luce densa, tra pensieri morbidi e lanosi, e con desideri così inconsistenti da sembrare nuvole, leggere passeggere e piene di forme, confuse e strane.

grazie. a chi sa.

BUON ANNO NUOVO. a tutti. a me.

 

Ora che lui è partito e non si farà vivo più, scomparso, cancellato via dal quadrante della vita esattamente come se fosse morto, a lei, Irene, non resta che armarsi di tutto il coraggio che una donna può chiedere a Dio e sradicare tutti i rami per cui quello sfortunato amore si è attaccato alle sue viscere. E' sempre stata una ragazza forte, Irene, questa volta non sarà da meno.

E' fatto! Meno tremendo di quanto lei pensasse; e meno lungo. Non sono passati neanche quattro mesi, ed eccola completamente liberata. Un poco più magra, più pallida, più diafana, però leggera, col languore soave della convalescenza, dentro cui già palpitano vaghe illusioni nuove.

Oh è stata brava, eroica è stata, ha saputo essere crudele con se stessa, ha respinto con accanimento tutte le lusinghe dei ricordi, ai quali sarebbe stato pur dolce abbandonarsi.

Distruggere tutto ciò che di lui restava nelle sue mani, fosse pure uno spillo, bruciare tutte le lettere e le foto, buttare tutti i vestiti indossati quando c'era lui, sui quali forse gli sguardi suoi avevano lasciato una traccia impalpabile, sbarazzarsi dei libri che anch'egli aveva letto e la cui comune conoscenza stabiliva una complicità segreta, vendere il cane che ormai aveva imparato a riconoscerlo e gli correva incontro al cancello del giardino, abbandonare le amicizie che erano appartenute ad entrambi, cambiare perfino casa perché al bordo di quel camino lui una sera si era appoggiato con un gomito, perché un mattino quella porta si era aperta, e dietro era apparso lui, perché il campanello continuava a dare lo stesso suono di quando lui veniva, e in ogni stanza le sembrava così di riconoscere una sua misteriosa impronta.

Ancora: abituarsi a pensare ad altre cose, gettarsi in un lavoro massacrante per cui di sera, quando il pericolo si ridestava più insidioso, un sonno di pietra la atterrasse, conoscere nuove persone, frequentare nuovi ambienti, cambiare anche il colore dei capelli.

Tutto questo lei è riuscita a fare, con impegno disperato, non lasciando sguarnito un angolo, una fessura, da cui il ricordo potesse farsi strada. L'ha fatto. Ed è guarita. Ora è mattino, con un bel vestito azzurro che la sarta le ha appena mandato, Irene sta per uscire di casa. Fuori c'è il sole. Lei si sente sana, giovane, tutta lavata dentro, fresca come quando aveva sedici anni. Felice addirittura? Quasi.

Ma da una vicina casa viene una breve onda di suono. Qualcuno ha una radio accesa o fa andare il grammofono, e una finestra è stata aperta. Aperta e poi subito chiusa.
E' bastato. Sei sette note, non di più, la sigla di un vecchio motivo, la sua canzone.

Su, coraggiosa Irene, non perderti per così poco, corri al lavoro, non fermarti, ridi! Ma un vuoto orrendo le si è già formato entro il petto, ha già scavato una voragine. Per mesi e mesi l'amore, questa strana condanna, aveva finto di dormire, lasciando che Irene si illudesse. Ora una inezia è stata sufficiente a scatenarlo.

Fuori passano le macchine, la gente vive, nessuno sa di una donna che, abbandonata sul pavimento a ridosso della porta di casa come una bambina castigata, sciupandosi il bel vestito nuovo, perdutamente piange. Lui è lontano, non tornerà mai più, e tutto è stato inutile.

 

Da I sessanta racconti di Buzzati, dal racconto n.45 “Le precauzioni inutili”. Oscar Mondadori.

 
 
 

CERCARE quell'ARMONIA

Post n°5 pubblicato il 20 Febbraio 2011 da kjara1967

ho spesso la sensazione che il disallinemento temporale tra le mie emozioni ed il ritmo del mondo sia in realtà l'unico momento di verità del mio essere al mondo. di sentire me, nel mondo. a volte è terribile, tragico e dolorosissimo. a volte è tenero, morbido e sereno. e a volte, è perfetto. ed in quegli istanti - perchè istanti sono - il mondo sono io, ed io sono il mondo. tutt'uno. istanti. rari e preziosi. il resto dei giorni li trascorriamo a cercare quell'armonia, tra stridori di note sbagliate e istanti di sublime poesia. musicale, colorata, danzata, incorniciata, scritta. ognuno a suo modo, ognuno come può... è l'unico modo....

 
 
 

la bellezza del cielo

Post n°4 pubblicato il 30 Marzo 2009 da kjara1967

Qualunque fiore tu sia, quando verrà il tuo tempo, sboccerai. Prima di allora, una lunga e fredda notte dovrà passare. Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento. Perciò sii paziente verso quanto ti accade e curati ed amati, senza paragonarti o voler essere un altro fiore, poiché non esiste fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è. E quando ti avverrà, potrai scoprire che andavi sognando di essere un fiore che doveva fiorire. 

Daisaku Ikeda

 
 
 

La BianCa RoSa

Post n°3 pubblicato il 09 Gennaio 2009 da kjara1967
 

Coglierò per te
l'ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l'hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E' un ritratto di te a trent'anni, un po' smemorata, come tu sarai allora.

 attilio bertolucci

 
 
 
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