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WILD WORLD

guida online per sopravvivere a noi stessi... e non solo

 

 

Pace, questa sconosciuta

Post n°135 pubblicato il 23 Gennaio 2016 da wild.joe
 

"La libertà degli altri lungi dall'essere un limite o la negazione della mia libertà. Ne è invece la condizione necessaria e la conferma." - Michail Bakunin, Dio e lo Stato

Chi vive in PACE non esprime idee che vanno contro altri, siano essi gay, etero, neri, bianchi, di destra, di sinistra, ecc. Chi vive in PACE non ha bisogno di discriminare nessuno né di togliere alcun diritto agli altri. Chi vive in PACE non si sente minacciato dagli altrui diritti nati da idee diverse, e si limita a vivere la propria esistenza con le proprie idee, evitando di attaccare gli altri per un motivo qualsiasi. Chi vive in PACE manifesta pacificamente per un proprio diritto, non contro quelli che potrebbero essere - e probabilmente sono - i diritti degli altri. Chi vive in PACE è sereno e pacifico e non cerca motivi di scontro per il calcio, per la politica, per i gusti sessuali o musicali, per decidere se si debba o meno mangiare animali, per chi deve o non deve avere figli, per chi è più bravo a cucinare, per chi ha ragione sulla qualità tecnica e la bellezza o meno di un film o di un libro, o un fumetto, un disegno, ecc. Chi vive in PACE non ha voglia di confrontarsi con gli altri in inutili e sterili discussioni, si limita ad esprimere il suo punto di vista ed accetta che altri non lo condivideranno né lo apprezzeranno. Chi vive in PACE non ha nemici e non vede come nemici coloro gli vadano contro e, qualora questo dovesse accadere, invece che cercare lo scontro si limiterebbe a sorridere, girarsi e andarsene per la propria strada. Ora, vivendo su questo pianeta, la domanda che mi pongo è: chi vive in PACE?

 
 
 

Ed eccoci ad un nuovo e poco fantasioso attentato

Post n°134 pubblicato il 17 Novembre 2015 da wild.joe
 

«Quis custodiet ipsos custodes?» - Chi sorveglierà i sorveglianti? (Decimo Giunio Giovenale)


Fermandomi a riflettere sull'ultimo attentato accaduto in Francia, butto giù qualche pensiero, come sono solito fare in certe situazioni...

Dai tempi dell'attentato alle Torri Gemelle ne sono passati di anni, ciononostante continuo a vedere e sentire persone (tante... troppe) che attaccano questa o quell'altra religione accusandola di essere la causa delle guerre e dei mali del mondo, perché, a detta di molta gente, creano divisione tra le persone facenti parte di un popolo e tra i popoli.
Quello che non riesco a comprendere è come una parola possa essere causa di tale problema.
Premesso che la parola religione deriva dal latino e che sulla sua etimologia ci sono vari punti di vista differenti tra loro, secondo quanto affermato da
Gerardus van der Leeuw, storico e teologo olandese (1890-1950),  sembra che la spiegazione più veritiera sia quella del giurista Masurio Sabino:

«Possiamo quindi intendere la definizione del giurista Masurio Sabinoreligiosum est, quod propter sanctitatem aliquam remotum ac sepositum a nobis est. Ecco precisamente in che cosa consiste il sacro. Usargli sempre debiti riguardi: è questo l'elemento principale della relazione fra l'uomo e lo straordinario. L'etimologia più verosimile fa derivare la parola religio da relegere, osservare, stare attenti; homo religiosus è il contrario di homo negligens

Tramite questa definizione credo sia possibile capire come il termine religione sia decisamente affascinante e pieno di significato costruttivo - N.B. lo "straordinario" o il "divino" da osservare, a cui prestare attenzione, non per forza devono corrispondere ad immagini di divinità metaforiche poste al di fuori di noi -. Ma, se la parola religione è, a mio avviso, così carica di un potente significato, allora dove potremmo - e dovremmo - ricercare la responsabilità di idee così dogmatiche e rigide da creare separazione e differenze tra gli uomini? Credo che la risposta sia nei "culti religiosi", creati nei secoli per ricercare lo straordinario dentro noi stessi ma poi inquinati - in parte volutamente ed in parte accidentalmente - da regole rigide, comandamenti e spiegazioni rese prive di un reale significato, le quali hanno portato inizialmente allo scontro tra gruppi ristretti e, col passare del tempo, tra i popoli.
Altra domanda da porsi dovrebbe essere: chi ha sfruttato i popoli usando le regole dei culti religiosi a suo vantaggio? La risposta potrebbe essere: i sistemi politici nati dai tempi dell'impero romano - o forse prima - che, attraverso i secoli, sono stati inquinati a loro volta da gruppi celati nell'ombra - Massoneria e simili, precedenti e successivi - arrivando ad abusare del loro potere fino all'indirizzamento totale nei confronti del controllo sociale al fine di arricchirsi sfruttando la manodopera - i cittadini - e controllando la gente proprio tramite quegli indottrinamenti pseudo religiosi affiancati da ideologie estremiste politiche.

Arrivato nuovamente a questa conclusione - sto diventando banale? -, penso sarebbe il caso di smetterla di nascondersi dietro la scusa delle religioni ed iniziare a concentrarsi verso quei poteri forti nascosti nell'ombra, composti da elite che, per mezzo del controllo del denaro pubblico, gestiscono alcuni importanti governi indirizzandoli alla creazione di società sempre più consumistiche, votate al "lavora, produci e compra", società composte da un sempre crescente numero di "moderni schiavi tecnologizzati", distratti da ciò che accade nel mondo tramite le più svariate armi di distrazione di massa - sport, format televisivi privi di arricchimento culturale e spirituale, informazione pilotata dei media, ecc. -, resi ciechi dall'abile uso di ideologie desuete, regole sociali sempre più limitanti ed ovviamente dogmi "religiosi" creati ad arte per privare l'uomo della sua natura selvaggia ed incontaminata, rendendolo un animale addomesticato che obbedisce ciecamente alle regole fatte di doveri che, se non seguiti, portano alla creazione dei sensi di colpa - l'arma più potente utilizzata per il controllo delle masse... perché un solo uomo libero può essere pericoloso per il potere nascosto -.
Mi sembra chiaro - faccio notare che il "mi" (particella pronominale) sta per "a me" -, quindi, che il problema non sia la religione ma la strumentalizzazione che se ne fa per creare nemici da farci vedere ovunque e distrarci dai veri organizzatori di stragi terroristiche usate come pretesto per iniziare guerre - a volte "preventive" (???) - con l'unico scopo di controllare il potere economico-politico. Pertanto, non è eliminando le religioni che troveremo la pace, perché l'essere umano corrotto e corruttore inventerà sempre nuovi sistemi e motivazioni per fare guerra a qualche "nemico" di turno. L'unico modo è smettere di farsi ingannare ed usare dai poteri forti... poi, una volta che saremo riusciti a creare società più sane, deprogrammate da insegnamenti e regole subdole, arrivando ad una forma di sana anarchia, ognuno potrà continuare comunque a credere in ciò che vuole ma senza più essere visto come "il cattivo", perché non più usato come pedina contro altre pedine. E continuiamo così...
«per aspera ad astra» - attraverso le asperità alle stelle.

 
 
 

Criticare o vivere, questo é il problema...

Post n°133 pubblicato il 04 Settembre 2015 da wild.joe
 

Il pianeta Terra è pieno di persone che non accettano il mondo intorno a loro. Sembra una ovvietà, probabilmente lo è... ma è anche una grande verità. 
Più vado avanti, mese dopo mese, anno dopo anno, più mi accorgo di quanta gente sia insoddisfatta. Di cosa? Un po' di tutto, dipende dal singolo individuo e dalla propria soggettiva idea di ciò che è "giusto" e ciò che è "sbagliato". Tanta gente scarica le proprie frustrazioni attraverso l'arma del giudizio, giustificandolo dietro la scusa del "confronto utile alla crescita personale". Personalmente non credo nel confronto, lo reputo un modo politically correct per descrivere l'atto dello scontro - di opinione, di ideali, verbale, ecc. - usato semplicemente per avere ragione sull'altro. Ma chi determina da quale parte sia la ragione e da quale il torto? Semplicemente il nostro soggettivo punto di vista. E quando in noi mancano l'armonia con noi stessi e la serenità nell'esprimere ciò che pensiamo e ciò che siamo semplicemente vivendo la nostra vita liberamente, senza perdere tempo a guardare e criticare ciò che fanno gli altri, ecco che viene a mancare la capacità di rispettare le differenze degli altri individui, le loro idee, i loro punti di vista, che puntualmente tendiamo a far notare come loro errori "adeguatamente" individuati con il nostro metro di misura... il nostro, non il loro, come se il nostro fosse l'unico universalmente giusto. Ma non è così e lo sappiamo bene dentro di noi. Eppure, negando a noi stessi di non poter avere ragione sempre e su ogni questione, ecco che iniziamo la nostra grande lotta contro i mulini a vento. 
Così, guardandomi attorno, mi ritrovo ad osservare gente che non accetta chi fa cose che loro non farebbero mai: donne che odiano quegli uomini apertamente - o meno - maschilisti, uomini che invidiano - ed odiano - altri uomini più belli, col fisico sportivo, che hanno maggior successo con le donne, donne che etichettano con epiteti vari altre donne che vivono in modo aperto e disinibito la loro vita sessuale, uomini che invidiano quelle donne in carriera che ricoprono ruoli più importanti dei loro, ricchi che scherniscono e, in alcuni casi, sfruttano il ceto sociale più basso, persone che si dichiarano felici della propria vita ma non riescono a non criticare personaggi famosi che sono ricchi e si arricchiscono sempre di più - in modo legalmente lecito - partecipando a serate in discoteca, o comparendo per soldi in trasmissioni televisive, o prestando il loro volto per pubblicità... ed altre cose ancora. Molte persone si fissano sul'idea che se una cosa per loro è inutile o sbagliata, allora chi fa quella determinata cosa deve essere per forza una persona stupida, o ipocrita, o materialista e attaccata ai soldi e all'apparire piuttosto che all'essere. Leggo commenti su Facebook - e li sento altrove - tramite i quali molti uomini e molte donne sostengono che quel cantante o quel calciatore o quell'attore guadagnano troppo rispetto ad un semplice lavoratore dipendente. Forse è vero, forse sarebbe meglio rimodellare il mondo e le società secondo il modello comunista, permettendo a tutti di avere le stesse possibilità. Ma chi ci garantisce che poi tutti - seppur in diversi ambiti professionali - raggiungeremmo gli stessi risultati? Chi ci garantisce fin da ora che tutti avremmo gli stessi stipendi? Una legge uguale per tutti? E, nel caso fosse possibile raggiungere questo modello di società, sarebbe realmente giusto? Mi viene in mente quella frase di William Blake:
 "Una stessa legge per il leone e per il bue è oppressione"
https://it.wikipedia.org/wiki/William_Blake. 
Se non erro, ogni individuo viene al mondo con delle capacità proprie e ad ognuno è dato il compito di scoprirle e di canalizzarle mettendole in pratica al fine di creare la propria vita secondo la propria personale percezione della stessa. Ci sono persone che nascono col talento per la danza, altre capaci di doti atletiche sopra la media, altre ancora con capacità logico-deduttive in grado di renderle più attente e capaci negli studi scientifici, poi c'è chi nasce con una predisposizione artistica, e persone che hanno la capacità di adattarsi a qualunque ambiente lavorativo, purché possano lavorare e avere in cambio i soldi necessari a vivere nel miglior modo possibile, magari dedicandosi a mettere su una famiglia. Ora, quale che sia la nostra capacità, a mio avviso quello che conta veramente nella vita per riuscire a sfruttarla al massimo non è tanto l'avere le stesse possibilità sociali ed economiche di tutti gli altri abitanti del pianeta, ma la lucidità e la determinazione per credere in noi stessi riuscendo a realizzare concretamente la nostra vita così come l'abbiamo visualizzata mentalmente, qualunque sia il nostro sogno nel cassetto da tirare fuori per trasformarlo in un progetto in cui investire le nostre energie interiori. Ma per fare ciò, per riuscire ad investire le nostre energie, per prima cosa dobbiamo comprendere l'indispensabilità dell'abbandonare il bisogno del giudizio e della critica verso gli altri. Potrà non piacervi un certo cantante e potrete pensare che sia un idiota, ma non cambia il fatto che quel cantante che tanto disprezzate comunque salirà su un palco davanti a migliaia di persone e farà ciò che ama, cantare, guadagnandosi da mangiare con una professione che ha creato credendo in se stesso e nelle sue potenzialità e, con buone probabilità, guadagnando cifre che voi non vedrete mai. Allo stesso modo vale per quel calciatore che "non fa un cazzo tutto il giorno" e riceve miliardi solo per dare due calci ad un pallone, per quell'attore che non sa recitare e che magari fa pubblicità idiote e viene strapagato, e per tanti altri esempi che potrei riportare qui di seguito. 
In sostanza, mentre pensate e, a volte, dite una qualsiasi di queste cose, invece di impiegare le vostre energie per creare la vita che vorreste, le state sprecando per etichettare qualcuno che, secondo il vostro metro di giudizio, «Ha troppo dalla vita, che se ne fa di tutti quei soldi? E non gli bastano tutti quelli che ha, pure le pubblicità deve fare? E quell'altro guarda i muscoli che c'ha, pare finto... probabilmente prende gli steroidi e c'ha il pisello piccolissimo... forse è pure impotente» o altri commenti tipo «Guarda quella come si comporta da mignotta, lo so io come è riuscita a fare carriera... io sono una donna integerrima, non farei mai come lei...» o ancora «C'è gente molto più in gamba al mondo, non capisco come questo qui possa avere tanto successo...», ecc. Bene, che corrispondano in certi casi a verità oppure no, questi commenti dispregiativi non fanno altro che portare a concentrarvi su persone al di fuori di voi, le quali - in un modo o nell'altro, che vi piaccia o no - hanno raggiunto il successo in base alla visione che avevano di loro stessi, probabilmente usando in modo costruttivo quelle energie interiori che voi sprecate attraverso critiche aspre ed inconcludenti. 
In conclusione, se avete un obiettivo smettete di concentrarvi sulle persone intorno a voi e spostate la vostra attenzione in modo costruttivo su voi stessi, smettendo di invidiare uomini e donne che hanno raggiunto il loro traguardo. Se invece non provate invidia - caso assai raro ma non impossibile - e siete soddisfatti di ciò che avete, il mio consiglio comunque è di smettere di indirizzare la vostra idea di giusto e sbagliato verso altre persone diverse da voi, concentrandovi su voi stessi... e magari provando a comprendere che, se veramente volete un mondo meritocratico, è inutile che vi lamentiate se alcuni hanno più di altri - perché non è "comunista", o non è "democratico" o semplicemente non è moralmente e socialmente giusto per voi - ed iniziate a rendervi conto che, probabilmente, ognuno ha ciò che CREDE di meritare.

 
 
 

...e camminando mani in tasca prendo le distanze, quanto basta.

Post n°132 pubblicato il 02 Marzo 2015 da wild.joe
 

Ho imparato ad allontanarmi. Dopo anni di incazzature, lotte, litigi, sofferenze, orgoglio, rabbia e quant'altro di inutile e negativo, ho capito l'importanza del sapersi allontanare, prendere le distanze dalle persone e dalle situazioni che non mi servono più ad imparare e a migliorarmi.
E così negli anni mi sono allontanato da persone che improvvisamente ho visto come egocentriche, che all'improvviso mi cercavano solo per vederLI, ascoltarLI, consigliarLI... e mi sono allontanato da persone sempre arrabbiate, da persone che hanno la facilità di etichettare tutto e tutti secondo il solo ed unico piccolo punto di vista che hanno e che conservano quasi gelosamente, perché il cambiamento li spaventa troppo. E mi sono allontanato da modi di fare che non mi appartengono più - sarà che invecchio, sarà la barba che si fa bianca, ma sentir dire da persone sia più giovani che sui 50 anni ed oltre e con figli "Tu non capisci" oppure "Tu non puoi dire certe cose" o ancora "Tu sbagli, quello che dici non è vero", senza fermarsi nemmeno a riflettere sulle cose che ho detto, onestamente mi fa capire perché l'umanità sia così incasinata -. E così prendo le distanze da varie situazioni, magari passando pure per menefreghista ed egoista, ma il mio motto è un sano "E 'sti cazzi!"... perché del giudizio degli altri posso farne a meno, così come posso fare a meno di giudicare e condannare gli altri... non mi serve più, non devo più dimostrare di essere forte e più forte degli altri, mi tengo volentieri le mie debolezze e i miei difetti e mi amo così come sono... se gli altri non mi accettano, io prendo silenziosamente le distanze. E mi allontano da chi mi vorrebbe diverso, da chi mi vorrebbe cambiare perché ciò che sono, ciò che vedo in loro e ciò che dico li spaventa troppo per accettarmi così... e mi allontano da chi vuole fare la guerra, da chi è sempre in competizione, perfino quando scherza, da chi sa usare solo la violenza, fisica o psicologica che sia, da chi usa i sensi di colpa per avere l'amore che pretende dai propri figli - o dal proprio compagno, o dalla propria moglie, o dai propri amici, ecc. - senza vedere il proprio egoismo, senza capire che i figli - e gli altri in generale - non sono un loro prolungamento fisico e non sono di loro proprietà, che possono fare scelte diverse e che, se li si ama, lo si fa perché ci sono, perché esistono, perché sono come vogliono essere, non per come si vorrebbe che fossero... perché nell'essere ciò che sono esprimono liberamente se stessi e vivono felici... a volte felici come i loro genitori non hanno avuto il coraggio di essere e che per invidia, invece che lasciarli liberi di crearsi una vita luminosa, usano mezzi subdoli per attirarli verso il basso della loro buia mediocrità. E mi allontano da chi vuole incolparmi di cose che non ho fatto e cerca di convincere altre persone che io sono il responsabile... mi allontano anche da quelli che credono alle voci senza dubitare e senza parlarne con me... me ne allontano senza dare spiegazioni, pensassero ciò che vogliono, io conosco la verità. E mi allontano da ciò che reputo negativo e triste, perciò anche dai pessimisti - Dio o chi per lui/lei ce ne scampi e liberi - che sono peggio delle dieci piaghe d'Egitto, peggio dei Testimoni di Geova la domenica mattina, peggio anche di un calcio nei coglioni - se siete donne non potete capire completamente la terza e più delicata metafora -... perché non c'è cosa peggiore al mondo di un pessimista! Ti si avvicina come un'ombra, entra nella tua vita e lentamente inizia a succhiarti energie come un vampiro che invece del sangue ha bisogno delle tue forze, non tanto per rafforzare se stesso ma per indebolire te. E mi allontano non tanto da chi non la pensa come me ma da chi, non condividendo il mio punto di vista, non sa accettarlo e rispettarlo con delicatezza. E mi allontano da chi prende sempre tutto troppo sul serio, perfino se stesso, e non sa fare uso di quella meravigliosa arte chiamata autoironia. E mi allontano da chi mi dice che non sono all'altezza di questa o quell'altra cosa, ed invece che aiutarmi a spiccare il volo tenta di farmi camminare piedi ben a terra e con le catene, hai visto mai che poi dovessi iniziare a correre un po'? E mi allontano da chi sa sempre tutto - ma poi non sa fare nulla - e da chi non ama conoscere, scoprire cose nuove, documentarsi, farsi una cultura non fine a se stessa ma per il proprio miglioramento. E mi allontano da chi dice che la colpa è sempre degli altri e non vuole proprio guardarsi dentro. 

In tanti anni mi sono allontano da alcuni fisicamente, da altri solo emotivamente creando il giusto distacco, diventando più forte ed eliminando il bisogno di dipendenza che mi ostacolava. In casi rari mi è perfino capitato di allontanarmi da persone prima ancora di entrare nella loro vita... e credo siano state grandi intuizioni... o botte di culo, fate voi. 

Mi sono allontanato varie volte e ancora oggi mi capita di scegliere di allontanarmi... e mi allontano, mi allontano, mi allontano... quanti cazzo di chilometri - fuori e dentro me - avrò fatto in tutti questi anni? Boh!

Allontanandomi ho vissuto spesso periodi in cui ero quasi solo e mi sentivo tale... ma, nel tempo, ho imparato a non aver paura della solitudine, perché se usata in modo sano è una grande compagna di vita, a volte la migliore.

Non abbiate paura di allontanarvi, di prendere le distanze - fisicamente o solo emotivamente - da chi vi vuole tenere legati, schiacciati in basso nel fondo del barile ad osservare una piccola porzione di cielo che non sanno raggiungere e, per questo, non vogliono che voi raggiungiate. Non abbiate paura dei giudizi, dei commenti, delle voci, dei sensi di colpa... nemmeno della solitudine. Una volta che vi sarete allontanati da chi dice di amarvi ma in realtà vi opprime, troverete voi stessi... e sarà la migliore compagnia che avrete mai avuto.

 

 
 
 

Riflessioni a freddo sull’attentato alla redazione del Charlie Ebdo

Post n°131 pubblicato il 13 Gennaio 2015 da wild.joe
 

Come ben sapete pochi giorni fa a Parigi 12 persone sono state uccise all'interno della redazione del giornale satirico Charlie Ebdo da tre uomini armati di fucili automatici AK47. Tutta l'operazione dei tre "terroristi" lascia molti interrogativi... come hanno fatto i tre uomini ad entrare in Francia con delle armi dell'esercito sovietico? Dove sono riusciti a rimediare quei fucili? Com'è possibile che nell'organizzare a tavolino un attentato del genere poi, durante l'azione, si possa confondere numero civico entrando inizialmente nella palazzina sbagliata? Come è possibile che sparando a distanza ravvicinata ad un uomo - il poliziotto sdraiato in terra che si vede nel video - non ci sia un minimo zampillo di sangue? Come è possibile che tre persone preparate ad una piccola azione di guerriglia urbana vadano a colpire il loro obbiettivo portandosi appresso le carte d'identità e dimenticandole nella macchina usata durante l'attentato? Per quale motivo uno dei tre dopo la strage appena compiuta si è consegnato alla polizia?
Tutte queste domande - e forse altre - potrebbero portarci a pensare che questa operazione sia stata organizzata da qualcun altro per altri motivi - come accadde a quello che reputo essere il finto attentato alle Torri Gemelle avvenuto a settembre del 2001 - e, forse, uno di questi motivi potrebbe essere individuato nell'omicidio di una delle 12 vittime in particolare all'interno della redazione del Charlie Ebdo. Questa persona era Bernard Maris, membro del Consiglio della Banca di Francia, il quale aveva sostenuto più volte negli ultimi tre anni che
«Le banche creano denaro dal nulla. Lo creano da sole con il permesso della Banca Centrale. Per esempio: stai acquistando una proprietà del valore, diciamo, di 500mila euro. Bene, la banca crea 500mila euro dal nulla. Non produce davvero 500mila euro in banconote, ma nei fatti crea davvero 500mila euro e te li dà. Solo che te li dà sotto forma di una mera scrittura, perché non proverai davvero ad acquistare la tua proprietà usando 500mila euro in banconote! Pagherai con un assegno. Ma è la stessa cosa. Se tu volessi pagare con le banconote, la banca ti darebbe 500mila euro in banconote che può farsi dare dalla Banca Centrale, semplicemente dicendo "Ok, ho un diritto su questa persone che vale 500mila euro: cosa mi dai in cambio?" E la Banca Centrale direbbe: "Ti darò 500mila euro in banconote". Ma a parte questo, dato che le banconote non sono mai richieste, tutto il denaro transita in forma digitale. Ma dovete capirlo! Una volta che l'avete capito, avete capito tutto quello che c'è da sapere sul denaro. Le banche creano denaro dal nulla! È qualcosa che è davvero difficile da capire.»

fonte:
http://www.byoblu.com/post/2015/01/08/la-banche-creano-denaro-dal-nulla-cosi-bernard-maris-prima-di-morire.aspx

Che sia questo il motivo - o uno dei motivi - reale dietro l'attentato? E se fosse così? Forse è una domanda che non avrà mai una risposta chiara, come è avvenuto riguardo le Torri Gemelle.
Andando oltre gli interrogativi da porsi su questa faccenda, ciò che vorrei dire è altro. Ho notato come molti cosiddetti atei si siano scagliati contro le religioni colpevolizzandole per i mali del mondo e, quindi, anche per questo attentato. Premesso che potrebbero esserci altri motivi e che la questione religiosa potrebbe solo essere una giustificazione usata ad arte, vorrei far notare agli atei ed ai religiosi - io non appartengo né agli uni né agli altri - una cosa che ho capito anni fa... e proverò a farlo raccontandovi un breve aneddoto.

Molti anni fa - avevo all'incirca 21 anni - avevo comprato una maglietta di cui andavo molto fiero. Era una maglietta nera che sul petto aveva la stampa di una svastica imprigionata nel simbolo del divieto - come il cartello stradale del divieto di sosta, per intenderci -... e, come detto, ne andavo fiero. Dopo alcuni mesi, a forza di indossarla, improvvisamente mi resi conto di una cosa, cioè del fatto che ero contro quel simbolo e ciò che esso rappresentava. Certo, non c'è da essere contenti del nazismo e degli orrori che ha commesso - io non lo sono - ma è pur vero che nel mondo c'erano - e ci sono ancora - persone vicine a quell'ideologia di pensiero estremista. Quello che compresi è che, andando contro ad un ideale, per quanto sbagliato fosse, stavo andando contro altre persone... uomini, donne, ragazzi sparsi nel mondo che non la pensavano come me. Quando arrivai a quella conclusione capii che il non voler essere e comportarsi come le persone violente e razziste non deve per forza essere espresso con un'altra forma di violenza. E girare con una maglietta come quella era diventata improvvisamente per me una forma di violenza.
"Per quale motivo devo andare contro chi non la pensa come me?" mi chiesi. "Non posso limitarmi a non comportarmi come quelle persone? Non posso limitarmi ad impegnarmi ad essere una brava persona senza condannare chi non è arrivato ancora a comprendere ciò che io ho appena compreso?". La risposta fu un "Sì, posso farlo!". E da quel momento quella maglietta sparì dal mio armadio.

Qual è la morale? Viviamo in un mondo che si regge sugli opposti e creiamo di continuo dualità. I cattolici vanno contro gli atei e gli atei contro i cattolici, i musulmani contro l'occidente e l'occidente contro i musulmani, gli omofobi contro gli omosessuali e gli omosessuali contro gli omofobi, i bianchi contro i neri ed i neri contro i bianchi... e tutto questo viene fatto liberamente, ognuno esprimendo il proprio pensiero. Tutti vogliono libertà di espressione ma nessuno - o quasi - accetta veramente la libertà di espressione altrui. Molti in questi giorni si sono scagliati contro tutti i musulmani e le religioni - facendo di tutta l'erba un fascio - con odio per quanto accaduto agli uomini della redazione del Charlie Ebdo. Hanno scritto su Facebook che la libertà di espressione non può e non deve essere bloccata. La ritengo una cosa giusta, ma mi pongo un quesito: fin dove ci si può spingere? Fin dove sono libero di esprimere la mia libertà di pensiero? E in quanti e quali modi? L'unica cosa che posso dirmi - e dire a tutti voi - è che, se si vuole libertà di espressione bisogna accettare il fatto che viviamo in un pianeta sviluppatosi nei dualismi e, spesso, nella violenza. Dobbiamo accettare che la nostra personale libertà di espressione del pensiero ci porta a compiere azioni... e che, per quanto vi piaccia o no, ogni azione può generare una reazione. Potrete condannare miliardi di volte le azioni violente, gli omicidi, gli attentati - veri o falsi che siano - in nome di questa o quella religione ed urlare con rabbia tutto il vostro disprezzo, ma non sarete mai felici. Troverete in voi la felicità e la serenità solo quando avrete capito che spesso, senza rendervene conto, anche solo col vostro pensiero state andando contro qualcuno e state alimentando il modo di vivere nelle dualità umane. Troverete la pace solo quando eliminerete dal vostro armadio la maglietta col divieto sulla svastica... o su qualsiasi altro simbolo politico e religioso.

 

 
 
 
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