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Creato da wild.joe il 09/01/2009

WILD WORLD

guida online per sopravvivere a noi stessi... e non solo

 

 

...E POI INCONTRARSI COSI'

Post n°122 pubblicato il 23 Marzo 2014 da wild.joe
 

Un rapporto nato per caso, un po' come tutti, vissuto spontaneamente durante gran parte dell'estate e dell'autunno e, alla fine, troncato - e male - con un ultimo messaggio su Facebook. Una serie di belle emozioni e sentimenti sommersi da paura, orgoglio, rabbia. Tre mesi trascorsi senza vedersi, senza sentirsi. Poi, in una ventosa e fredda sera di inizio primavera, incontrarsi per la strada, in due gruppi separati di amici. Salutarsi con un freddo bacio sulla guancia - forse imposto dai modi di fare socialmente accettati - senza nemmeno guardarsi negli occhi, senza dirsi una sola parola... e restare lì, per una decina di minuti, parlando con gli altri di cazzate, continuando a non guardarsi negli occhi.
È così che devono finire le storie d'amore? Questo è tutto ciò che resta del nostro esserci amati? Chiedo a me stesso, mentre quasi di nascosto osservo il tuo viso celato dietro la maschera del più falso e negativo distacco. E quando finalmente guardo per un attimo nei tuoi occhi, mi accorgo che non c'è più la luce che avevo visto mesi fa.
Continuo a guardarti e penso che forse dovrei dirti qualcosa, farti almeno un cenno, un mezzo sorriso... ma non mi viene, e se provassi a farlo non sarebbe naturale.
No, le storie non dovrebbero finire così, dovrebbero - o almeno potrebbero - portare le persone ad imparare ad accettare la fine di quel ruolo vissuto accanto all'altro e, col tempo, a continuare ad amarsi sotto un'altra forma, una bella e sincera amicizia, per non buttare via quello che c'è stato... per non sprecare quell'amore. E sono sicuro che, sparse nel mondo, molte persone siano riuscite a rimanere in ottimi rapporti nonostante la fine di una storia - che non determina la fine dell'amore ma una metamorfosi nel modo di amarsi - riuscendo a creare un onesto rapporto di amicizia. Ma tra noi due non è successo, non ci siamo riusciti... e mi sento triste da fare schifo.
Per fortuna però dura solo un momento. Guardo alla mia sinistra e vedo il volto della ragazza della quale mi sono innamorato da poco tempo e mi rendo conto di essere fortunato ad averla accanto a me. Non so quanto durerà con lei né dove arriveremo, ma so che voglio vivermi anche questa storia con coraggio, onestà e naturalezza, proprio come ho sempre fatto con tutte... come ho fatto anche con te.
Improvvisamente una nostra amica propone di incamminarsi. Ci salutiamo tutti con un semplice ciao accompagnato dal gesto della mano. Tu vai da una parte col tuo gruppetto, io nella direzione opposta col mio. 
Non so se in futuro potremo tornare ad essere qualcosa, a creare un nuovo rapporto che ci faccia riavvicinare come amici... forse sì, ma ora è inutile pensarci. L'unica certezza che ho è che l'essere umano è una delle razze più immature presenti nell'universo, forse la più immatura. Ma, pur facendone parte, forse essermi accorto di questa cosa e continuare a provare ad aprirmi verso il mondo dando ciò che sono agli altri fa di me una persona sensibile... e forse ho buone possibilità di non sprecare la mia vita dietro alle paure e all'ego.
Ripensando a quest'incontro avvenuto poche ore fa, ho pianto. Ora mi sento più leggero ma ho sonno, ho bisogno di dormire... e, anche se l'alba si avvicina, buona notte mondo.  

 

 
 
 

LA TENTAZIONE DI ESSERE NORMALE

Post n°121 pubblicato il 09 Marzo 2014 da wild.joe
 

Ci sono giorni in cui la mia mente non ne vuol sapere di starsene tranquilla. Prende il sopravvento, si insinua nella mia serenità coi SUOI pensieri, con le SUE idee nate dalle piccole paure, causate a loro volta dall'influenza del mondo esterno, dalle convenzioni sociali, dai bigottismi religiosi, dai moralismi eccessivi. E in quei giorni inizio a pensare senza riuscire a calmarla in nessun modo... e sono costretto a tuffarmi in ogni mio pensiero, senza fargli resistenza, per arrivare il più velocemente possibile a capire l'origine delle mie paure momentanee e giungere alla conclusione di tutto quel pensare.
Questa volta la mia tranquillità interiore è stata disturbata dal rendermi conto che sto invecchiando.
Mi sembrano passati pochi mesi dal mio 15esimo compleanno, quando andavo al liceo, quando ancora facevo gli allenamenti di basket ed uscivo solo il pomeriggio con gli amici. Invece tra non molto ne compirò 37 - la mia barba, sempre un po' più bianca, è lì a ricordarmelo - e nonostante la mia età ancora vivo come se ne avessi 15. Non ho un lavoro fisso, vado a dormire ogni notte ad un orario diverso, ho pochi soldi in tasca e mi arrangio come posso, frequento persone di varie età, dai 18 ai 50 anni, cazzeggio come se avessi ancora 15 anni e vivo alla giornata senza preoccuparmi del domani.
Molta gente, soprattutto miei coetanei o persone più grandi, mi guarda strano, come se fossi l'uomo più irresponsabile del pianeta.
Magari lo sono davvero, penso a volte. Ed è in quei  momenti che comincio a pensare con i pensieri degli altri. Mi dico: È ora che tu cresca e ti prenda le tue responsabilità. Smetti di cazzeggiare, trovati un lavoro serio - anche se c'è la crisi e non ti assume nessuno, tu trova un lavoro serio... DEVI trovarlo - e smetti di provare a realizzare il tuo sogno. Esci solo con persone della tua età o poco più grandi, non frequentare ragazzi e ragazze più giovani, non sta bene, non è normale. Comprati una casa, poi trovati una donna, sposala, fai dei figli... diventa normale, come gli altri.
Quando inizio a pensare così sento qualcosa che da dentro mi preme sul petto... poi li riconosco... sensi di colpa, retaggio di insegnamenti sociali e morali che ci vorrebbero tutti uguali, omologati, obbedienti... "normali".
La cosa che mi spaventa non è tanto avere dei sensi di colpa con i quali combattere quanto il fatto che a volte, anche solo per un momento, vorrei arrendermi, vorrei smettere di essere ciò che sono e diventare uguale alla massa.
Forse sarebbe più facile, mi dico ingenuamente. Forse non dovrei più combattere col giudizio delle altre persone, con gli sguardi che mi fissano come se fossi un alieno, forse mi sentirei finalmente accettato e quel piccolo pezzetto di senso di inadeguatezza che ancora mi tormenta sparirebbe una volta per tutte. Sarebbe così semplice diventare una persona normale, smettere di pensare e vivere diventando come gli altri si aspettano che io sia.
Poi mi torna alla mente la storiella del cigno e dello scorpione...

Un giorno uno scorpione doveva attraversare un fiume ma, non sapendo nuotare, chiese ad un cigno lì vicino di dargli un passaggio.
Il cigno rispose di no, dicendo: «Se ti porto sulla mia schiena, tu mi pungerai e morirò avvelenato.»
Lo scorpione, con tono rassicurante, disse al cigno: «No, stai tranquillo, non lo farò, perché, in quel caso, morirei anch'io affogando nel fiume.»
Il cigno, convinto da quelle parole, si caricò lo scorpione sulla schiena e iniziò a nuotare verso l'altra sponda del fiume. A circa metà del percorso una fitta improvvisa lo fece arrestare, sentì le forze che lo abbandonavano. Lo scorpione lo aveva punto avvelenandolo. «Perché lo hai fatto? Ora moriremo entrambi. Perché mi hai punto?» Chiese il cigno morente. Lo scorpione lo guardò con fare indifferente e rispose semplicemente: «Mi dispiace, ma è la mia natura.»

Per quanto sia apparentemente triste, questa storia riesce sempre a riportarmi ai miei reali pensieri e a rimettermi allegria. Così mi ricordo che, come tutti, anch'io possiedo la mia personale natura e per quanto provassi a cambiarla - o quantomeno a rinchiuderla in fondo, dentro di me - alla fine lei risalirebbe a galla portandomi ad essere ciò che sono. E, tutto sommato, mi vado bene così. Nonostante le apparenze so di non essere uno sprovveduto né un irresponsabile. Ho sempre agito con attenzione e rispetto nei confronti miei e degli altri ed ho sempre accettato le conseguenze delle mie scelte e delle mie azioni.
Non potrò mai omologarmi alla massa e costringermi a cambiare, ad essere "bravo", a diventare "normale". Se fossi "normale" starei con una donna della mia età ed avrei già dei figli... che forse nemmeno voglio. Invece sto con te, e nonostante i nostri 13 anni di differenza, se chiudo gli occhi e focalizzo mentalmente il tuo sguardo, i tuoi occhi castani ma limpidi che fissano i miei, so che ho tutto ciò che mi serve per essere certo della mia scelta. Certo, l'amore non è una scelta, capita! Arriva all'improvviso e ti porta verso una persona senza che tu lo abbia deciso. La decisione sta nello scegliere di starci insieme oppure no, di avere coraggio e rischiare oppure rinunciare in partenza per paura di soffrire, o di non risultare normale agli occhi degli altri. Io ho scelto di avere coraggio e di non preoccuparmi del giudizio altrui. E vado avanti, un giorno alla volta... insieme a te.

 
 
 

QUANDO UN’AMICIZIA VA OLTRE...

Post n°120 pubblicato il 18 Febbraio 2014 da wild.joe
 

È veramente strano quello che accade alcune volte - neanche troppo raramente - tra due amici.
Inizialmente siete due perfetti estranei che, in un modo o nell'altro, si incontrano, fanno conoscenza e, se c'è sintonia, nel tempo stringono un rapporto di amicizia in modo naturale. Più passa il tempo e più quella sintonia aumenta, dandovi modo di aprirvi sempre di più uno con l'altro, lasciandovi conoscere e conoscendolo fino in fondo, senza paura di mostrare difetti e debolezze. E più vi conoscete più capite per quale motivo avete provato quasi da subito quella sintonia.
Poco alla volta iniziate ad avere piccoli scambi di affetto che lentamente si intensificano. Poi, ad un certo punto, una sera in un parcheggio mezzo buio vi ritrovate abbracciati e, pur chiedendovi come mai vi state stringendo in quel modo, vi abbandonate a quel momento, vivendo quell'attimo di calma totale che dura per un paio di minuti buoni, ovvero l'intera durata di quell'abbraccio. E vi rendete conto che dentro a quell'abbraccio vi sentite sereni, completi, privi di pensieri... vi sentite a "casa". Questa sensazione probabilmente si potrebbe spiegare con quella meravigliosa frase di Oscar Wilde:
"Per un istante le nostre vite si sono incontrate, le nostre anime si sono sfiorate."
Poco tempo dopo quell'abbraccio che vi ha portato a porvi domande e ad avere paura delle risposte, succede che dopo una tranquilla serata passata a chiacchierare in casa della vostra amica, a notte inoltrata vi ritroviate di nuovo abbracciati, con gli sguardi che per un attimo si incontrano come a cercare una fugace conferma, e le labbra che si sfiorano per poi perdersi in un bacio. E mentre pensate Sto baciando un/a mio/a amico/a in un istante vi rendete conto che il confine tra amicizia ed amore è veramente sottile... anzi, che sono le due facce della stessa medaglia e che, in certi casi, possono coincidere.
Quindi, nonostante i dubbi e le paure iniziali, dopo pochi giorni ammettete a voi stessi che non potrete più vedere l'altro con gli stessi occhi di prima. Ed è in questo modo che ha inizio un nuovo viaggio dentro l'altro, alla continua scoperta della sua anima e della propria, in un modo nuovo, più intimo e più fisico, ma pur sempre amorevole e sincero come durante l'amicizia iniziale.
Tutto questo è uno dei tanti paradossi dell'amore, che si manifesta sotto diverse forme e può essere vissuto in diversi modi, ma è comunque quella sensazione che ti porta a volerti concedere agli altri con serenità e fiducia, andando oltre alle paure e all'orgoglio.
Così, da quella notte, da quelle labbra che si sono incontrate, è partito un nuovo viaggio che porterà me e lei a camminare insieme almeno per un pezzo delle nostre vite... per quanto tempo e fino a dove, si vedrà.

 

 

 
 
 

AFTER “I sogni segreti di Walter Mitty”

Post n°119 pubblicato il 22 Gennaio 2014 da wild.joe
 

Tornato da poco dopo una serata tranquilla trascorsa in compagnia di tre amici. Una cena veloce da Spizzico e poi seduti sulle poltroncine, illuminati solo dalla luce dello schermo. Dopo una ventina di minuti passati a guardare pubblicità e trailer vari, finalmente inizia il film. Neanche un quarto d'ora dopo so già che mi piacerà. Alla fine del primo tempo lo considero un piccolo capolavoro - giudizio opinabile - e sono contento di aver dato retta al mio istinto e ad una amica che mi ha spinto a vederlo. Poco dopo l'inizio del secondo tempo mi identifico completamente nel personaggio e capisco che quel film - come altri film - parla di me... parla un po' di tutti noi. Ad un tratto, alla vista di alcune scene spettacolari, mi rendo conto di quanto il mondo sia grande, un pianeta vasto, meraviglioso ed affascinante, da visitare in lungo e in largo, da ammirare fino al punto di sentirsi parte di esso. E nonostante la sua grandezza non è che un minuscolo granello di polvere se paragonato all'universo, e noi esseri viventi, umani e non, siamo ancora più piccoli. Eppure, per paradossale che sia, nella nostra piccolezza si racchiude una grandezza infinita che spesso prende concretamente forma attraverso l'arte, le invenzioni, le idee rivoluzionarie... e oltre a tutto questo, attraverso la nostra innata capacità di amare. Ok, non tutti siamo in grado di tirarla fuori e di manifestarla verso tutti, senza paura, ma ognuno di noi possiede amore da dare a sé stesso e agli altri. E tutti potremmo fare ciò che attraverso un viaggio "iniziatico" compie il protagonista, ritrovare la nostra voglia di vivere scoprendo chi siamo in realtà, scegliendo di esserlo senza più restare incastrati negli "e se fosse?", o negli "se avessi fatto...", senza più essere prigionieri dei nostri sogni, trasformandoli in obbiettivi da raggiungere per dare alla luce noi stessi e quell'amore insito in noi che possiamo tirare fuori vivendo la nostra vita senza paura, realizzando noi stessi senza sentirci in obbligo di accontentare le aspettative di altri - amici, famiglia, parenti, ecc. - e senza sentirci per questo egoisti, evitando di intrappolarci dentro inutili sensi di colpa. E per fare tutto ciò non serve un'avventura come quella di Walter Mitty... basta che ognuno viva la sua vita, la sua personale avventura, con tutta la passione e l'amore che ha per sé stesso e per la propria vita. Io voglio essere me stesso, voglio seguire il mio istinto e concretizzare i miei piccoli grandi sogni. E tu?

 

 
 
 

...ALLA FINE IMPARI

Post n°118 pubblicato il 15 Gennaio 2014 da wild.joe
 

...alla fine quello che impari da tutte le esperienze che fai nella vita è che le persone non si dimenticano mai. Non ha importanza quanto ti abbiano amato oppure odiato, quanti attimi di felicità ti abbiano regalato o quanti momenti di tristezza ti abbiano fatto vivere, quante promesse abbiano mantenuto e quante invece no, comunque sai che non dimenticherai nessuno di quelli che si è affacciato nella tua esistenza anche solo per un breve periodo.
È proprio così, non si dimentica mai nessuno. Parenti, genitori, amici, conoscenti... a volte ricordiamo perfino le facce di sconosciuti che incrociamo per la strada. E non ha importanza quanto dolore abbiamo provato in certi momenti della nostra vita né conta lo sforzo che facciamo per dimenticarci di quel dolore, perché non potremo mai dimenticarlo. Il dolore è come un animale selvatico e, se non accettato, può saltarci alla gola azzannando. Ma se compreso e accettato come una importante lezione di vita, proprio come un animale anche il dolore può essere addomesticato e, alla fine, diventerà un docile e fedele compagno di viaggio. L'accettazione del dolore ci porterà a comprendere di non aver bisogno di dimenticare niente e nessuno, che possiamo convivere coi ricordi semplicemente imparando ad averne il giusto distacco, così da trarne un vantaggio per la nostra crescita interiore senza più soffrire. E a quel punto non avremo più bisogno di cancellare dalla nostra mente le persone che abbiamo amato e che, per un motivo o per un altro, sono uscite dalla nostra vita lasciandoci, perché avremo compreso che nonostante quel che è accaduto tra noi ed ognuna delle persone che ricordiamo, l'amore che abbiamo provato per loro c'è ancora e non smetterà mai di esserci, ci terrà legati a loro anche se non li incontreremo più, fino alla fine dei nostri giorni.
Alla fine quello che impari è che l'amore è più forte del rancore e di qualsiasi sofferenza provata. Impari che l'amore è una scelta fatta con coraggio ed umiltà, che può cambiarti l'esistenza in meglio e che, per quanto spaventino, i cambiamenti fanno parte del cammino umano.
L'amore non è il traguardo ma tutta la strada e i molteplici sentieri che percorriamo dalla nascita alla morte... e non ci permette di dimenticare niente e nessuno, perché la vera forza dell'amore è ricordare tutto superando il dolore, eliminando l'ego e le paure, tirando fuori la nostra natura divina arrivando a capire che noi siamo gli altri e gli altri sono noi, che ogni persona e cosa esistente è collegata a noi, che tutto quello che ci accade di felice e triste è necessario per imparare a capire chi siamo e chi vogliamo essere. E per diventare quello che vogliamo è necessario andare oltre le insicurezze, i dubbi, le convinzioni errate, imparando a vivere in pace e armonia con noi stessi e il resto del mondo. Anche quella parte di mondo che ci ha creato problemi e difficoltà, senza le quali non potremmo diventare più forti e prendere in mano la nostra vita.
Alla fine impari che non c'è niente da dimenticare se non l'odio provato verso chi ci ha fatto del male, perché tutti, almeno una volta nella vita, commettono errori e feriscono qualcuno, anche noi. Coesistere con gli altri - soprattutto tra genitori e figli - è difficile. Spesso si creano incomprensioni nate da situazioni non chiare o da comportamenti troppo possessivi o poco attenti. In ogni caso il troppo amore o il troppo poco amore creano sofferenza dentro di noi, e ciò che alimenta questi due atteggiamenti opposti è la nostra idea individuale di amore che è quasi sempre falsata dal nostro ego e dai nostri bisogni. Non abbiamo realmente idea di cosa sia l'amore fino a quando non iniziamo a svuotarci delle convinzioni errate e riprendiamo ad osservare meglio le persone che crediamo colpevoli delle nostre sofferenze, provando a conoscerle più a fondo. E alla fine capiremo che non ci è mai mancato l'amore, che l'egoismo di quelle persone probabilmente erano solo debolezze ed incapacità di dimostrare amore in un modo semplice e diretto. E accetteremo che, come accade in natura, l'amore si mostra sotto molte forme, anche se a volte sembra crudeltà. Come un uccello femmina lascia cadere dal nido i propri figli una volta che è giunto il momento per loro di spiccare il volo - pur sapendo che alcuni non sopravvivranno - così la vita ci sprona ad imparare il vero senso dell'amore tramite situazioni difficili, momenti dolorosi e problemi di ogni tipo, cercando l'amore non più nelle azioni degli altri ma dentro noi stessi.
Alla fine comprendi che tutto è dentro di noi, che quello che ci accade fa parte di un disegno ben preciso e che quelle che consideri le tue sfortune forse in realtà sono state le tue più grandi fortune. E impari che l'amore non va cercato per il mondo, tra la gente, ma che è semplicemente nel posto in cui si guarda raramente... dentro la tua anima.
Alla fine impari che non c'è niente da imparare, che tutto è già dentro di te... e che non c'è niente da dimenticare, perché amare significa ricordare ogni cosa con leggerezza d'animo imparando a donarsi agli altri completamente, senza paura, senza orgoglio, senza pretese né aspettative. Perché amare vuol dire aprirsi alla vita e ad ogni cosa e persona che ne fa parte.

Come disse qualcuno più famoso di me: "All you need is love" [tutto ciò che serve è amore].



 

 
 
 
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