Creato da wild.joe il 09/01/2009

WILD WORLD

guida online per sopravvivere a noi stessi... e non solo

 

 

L’ego e le sue molteplici forme

Post n°137 pubblicato il 21 Marzo 2017 da wild.joe
 

Oggi mi sono ritrovato a leggere una frase contenuta in una delle tante immagini che girano su Facebook. La frase diceva: Chi perdona ha una forza estremamente inumana. Chi ti perdona ti ha voluto davvero bene. Il perdono significa «Il mio amore era più grande dei tuoi sbagli». In un primo momento mi è sembrata una riflessione semplice ed innocua, perfino giusta. Ma qualcosa ha iniziato a muoversi nella mia mente, una riflessione istintiva ha preso forma in pochi minuti, permettendomi di notare un dettaglio molto importante. La mia attenzione si è concentrata su questa frase: Il perdono significa «Il mio amore era più grande dei tuoi sbagli». All'apparenza potrebbe sembrare una frase poetica, una di quelle che sottolinea una scelta ed una conseguente azione, rendendo, agli occhi degli altri, nobile colui o colei che l'ha messa in atto. Ma quando qualcosa - un'idea, una frase, un atteggiamento - tende a sottolineare un qualche dettaglio, spesso lo fa cadendo nella classica trappola dell'ego. Per come la vedo io, chiunque sostenga che il proprio amore è più grande degli sbagli altrui sta ammettendo inconsciamente di essere migliore della persona che ha commesso un errore nei suoi confronti, che il suo amore è tale da superare gli errori e le "cattiverie" delle altre persone. Ma questo è amore? È veramente amore? Io credo sia semplicemente ego mascherato da amore apparente. Se fosse amore, la persona in questione non partirebbe dal concetto di perdonare gli altri perché il suo amore è più grande degli sbagli commessi nei suoi confronti, ma si limiterebbe a perdonare semplicemente per liberare se stessa dalla rabbia e dal risentimento nati dalla sofferenza provata. Il perdono, infatti, non dovrebbe essere visto come un'azione nobile, un qualcosa da elargire agli altri meno bravi e buoni di noi. Il perdono è un alleggerire se stessi dal dolore e liberare gli altri - e noi stessi - dalla nostra rabbia e dal nostro giudizio. Se invece chi perdona lo fa per sentirsi migliore degli altri, per sentirsi più buono e "caritatevole", finisce solamente per cadere vittima del proprio ego e del suo bisogno di far sentire l'altra persona inferiore. Perciò, quando pensieri come questo attraversano la nostra mente o quando ci imbattiamo in frasi come questa su internet o pronunciate da altri, riflettiamo a fondo con attenzione per renderci conto delle reali motivazioni nascoste dietro ad una azione, evitando di ingannare noi stessi. 

 

 

 
 
 

Per essere felici, basta essere.

Post n°136 pubblicato il 19 Marzo 2017 da wild.joe
 

Dopo più di un anno di assenza dalle pagine di questo blog, un anno vissuto tra varie difficoltà, scelte da prendere, cambiamenti importanti e la recente morte di mio padre, torno a scrivere un nuovo breve post, semplicemente per ribadire un concetto affrontato altre volte in passato...


Credo che la felicità sia uno stato dell'essere. Sono, esisto, e questo mi basta per essere felice, perché esistendo nel pieno possesso della mia libertà posso essere tutto ciò che voglio, sperimentando la vita. E questa idea mi rende sereno interiormente. Una volta - molti anni fa - cercavo di creare attimi di felicità con i quali intervallare la tristezza e la rabbia che avevo dentro, ora invece ogni tanto capitano brevi momenti di tristezza e accenni di rabbia - molto più facili da gestire e lasciar andare in poco tempo - che tentano di creare scompiglio nel mio essere serenamente e felicemente consapevole che sono felice di sapere chi sono e in quale direzione devo andare per realizzare ciò che voglio. Ma si può - e si "deve" - sempre migliorare lavorando su se stessi. 

Per aspera ad astra. 

 

 

 
 
 

Pace, questa sconosciuta

Post n°135 pubblicato il 23 Gennaio 2016 da wild.joe
 

"La libertà degli altri lungi dall'essere un limite o la negazione della mia libertà. Ne è invece la condizione necessaria e la conferma." - Michail Bakunin, Dio e lo Stato

Chi vive in PACE non esprime idee che vanno contro altri, siano essi gay, etero, neri, bianchi, di destra, di sinistra, ecc. Chi vive in PACE non ha bisogno di discriminare nessuno né di togliere alcun diritto agli altri. Chi vive in PACE non si sente minacciato dagli altrui diritti nati da idee diverse, e si limita a vivere la propria esistenza con le proprie idee, evitando di attaccare gli altri per un motivo qualsiasi. Chi vive in PACE manifesta pacificamente per un proprio diritto, non contro quelli che potrebbero essere - e probabilmente sono - i diritti degli altri. Chi vive in PACE è sereno e pacifico e non cerca motivi di scontro per il calcio, per la politica, per i gusti sessuali o musicali, per decidere se si debba o meno mangiare animali, per chi deve o non deve avere figli, per chi è più bravo a cucinare, per chi ha ragione sulla qualità tecnica e la bellezza o meno di un film o di un libro, o un fumetto, un disegno, ecc. Chi vive in PACE non ha voglia di confrontarsi con gli altri in inutili e sterili discussioni, si limita ad esprimere il suo punto di vista ed accetta che altri non lo condivideranno né lo apprezzeranno. Chi vive in PACE non ha nemici e non vede come nemici coloro gli vadano contro e, qualora questo dovesse accadere, invece che cercare lo scontro si limiterebbe a sorridere, girarsi e andarsene per la propria strada. Ora, vivendo su questo pianeta, la domanda che mi pongo è: chi vive in PACE?

 
 
 

Ed eccoci ad un nuovo e poco fantasioso attentato

Post n°134 pubblicato il 17 Novembre 2015 da wild.joe
 

«Quis custodiet ipsos custodes?» - Chi sorveglierà i sorveglianti? (Decimo Giunio Giovenale)


Fermandomi a riflettere sull'ultimo attentato accaduto in Francia, butto giù qualche pensiero, come sono solito fare in certe situazioni...

Dai tempi dell'attentato alle Torri Gemelle ne sono passati di anni, ciononostante continuo a vedere e sentire persone (tante... troppe) che attaccano questa o quell'altra religione accusandola di essere la causa delle guerre e dei mali del mondo, perché, a detta di molta gente, creano divisione tra le persone facenti parte di un popolo e tra i popoli.
Quello che non riesco a comprendere è come una parola possa essere causa di tale problema.
Premesso che la parola religione deriva dal latino e che sulla sua etimologia ci sono vari punti di vista differenti tra loro, secondo quanto affermato da
Gerardus van der Leeuw, storico e teologo olandese (1890-1950),  sembra che la spiegazione più veritiera sia quella del giurista Masurio Sabino:

«Possiamo quindi intendere la definizione del giurista Masurio Sabinoreligiosum est, quod propter sanctitatem aliquam remotum ac sepositum a nobis est. Ecco precisamente in che cosa consiste il sacro. Usargli sempre debiti riguardi: è questo l'elemento principale della relazione fra l'uomo e lo straordinario. L'etimologia più verosimile fa derivare la parola religio da relegere, osservare, stare attenti; homo religiosus è il contrario di homo negligens

Tramite questa definizione credo sia possibile capire come il termine religione sia decisamente affascinante e pieno di significato costruttivo - N.B. lo "straordinario" o il "divino" da osservare, a cui prestare attenzione, non per forza devono corrispondere ad immagini di divinità metaforiche poste al di fuori di noi -. Ma, se la parola religione è, a mio avviso, così carica di un potente significato, allora dove potremmo - e dovremmo - ricercare la responsabilità di idee così dogmatiche e rigide da creare separazione e differenze tra gli uomini? Credo che la risposta sia nei "culti religiosi", creati nei secoli per ricercare lo straordinario dentro noi stessi ma poi inquinati - in parte volutamente ed in parte accidentalmente - da regole rigide, comandamenti e spiegazioni rese prive di un reale significato, le quali hanno portato inizialmente allo scontro tra gruppi ristretti e, col passare del tempo, tra i popoli.
Altra domanda da porsi dovrebbe essere: chi ha sfruttato i popoli usando le regole dei culti religiosi a suo vantaggio? La risposta potrebbe essere: i sistemi politici nati dai tempi dell'impero romano - o forse prima - che, attraverso i secoli, sono stati inquinati a loro volta da gruppi celati nell'ombra - Massoneria e simili, precedenti e successivi - arrivando ad abusare del loro potere fino all'indirizzamento totale nei confronti del controllo sociale al fine di arricchirsi sfruttando la manodopera - i cittadini - e controllando la gente proprio tramite quegli indottrinamenti pseudo religiosi affiancati da ideologie estremiste politiche.

Arrivato nuovamente a questa conclusione - sto diventando banale? -, penso sarebbe il caso di smetterla di nascondersi dietro la scusa delle religioni ed iniziare a concentrarsi verso quei poteri forti nascosti nell'ombra, composti da elite che, per mezzo del controllo del denaro pubblico, gestiscono alcuni importanti governi indirizzandoli alla creazione di società sempre più consumistiche, votate al "lavora, produci e compra", società composte da un sempre crescente numero di "moderni schiavi tecnologizzati", distratti da ciò che accade nel mondo tramite le più svariate armi di distrazione di massa - sport, format televisivi privi di arricchimento culturale e spirituale, informazione pilotata dei media, ecc. -, resi ciechi dall'abile uso di ideologie desuete, regole sociali sempre più limitanti ed ovviamente dogmi "religiosi" creati ad arte per privare l'uomo della sua natura selvaggia ed incontaminata, rendendolo un animale addomesticato che obbedisce ciecamente alle regole fatte di doveri che, se non seguiti, portano alla creazione dei sensi di colpa - l'arma più potente utilizzata per il controllo delle masse... perché un solo uomo libero può essere pericoloso per il potere nascosto -.
Mi sembra chiaro - faccio notare che il "mi" (particella pronominale) sta per "a me" -, quindi, che il problema non sia la religione ma la strumentalizzazione che se ne fa per creare nemici da farci vedere ovunque e distrarci dai veri organizzatori di stragi terroristiche usate come pretesto per iniziare guerre - a volte "preventive" (???) - con l'unico scopo di controllare il potere economico-politico. Pertanto, non è eliminando le religioni che troveremo la pace, perché l'essere umano corrotto e corruttore inventerà sempre nuovi sistemi e motivazioni per fare guerra a qualche "nemico" di turno. L'unico modo è smettere di farsi ingannare ed usare dai poteri forti... poi, una volta che saremo riusciti a creare società più sane, deprogrammate da insegnamenti e regole subdole, arrivando ad una forma di sana anarchia, ognuno potrà continuare comunque a credere in ciò che vuole ma senza più essere visto come "il cattivo", perché non più usato come pedina contro altre pedine. E continuiamo così...
«per aspera ad astra» - attraverso le asperità alle stelle.

 
 
 

Criticare o vivere, questo é il problema...

Post n°133 pubblicato il 04 Settembre 2015 da wild.joe
 

Il pianeta Terra è pieno di persone che non accettano il mondo intorno a loro. Sembra una ovvietà, probabilmente lo è... ma è anche una grande verità. 
Più vado avanti, mese dopo mese, anno dopo anno, più mi accorgo di quanta gente sia insoddisfatta. Di cosa? Un po' di tutto, dipende dal singolo individuo e dalla propria soggettiva idea di ciò che è "giusto" e ciò che è "sbagliato". Tanta gente scarica le proprie frustrazioni attraverso l'arma del giudizio, giustificandolo dietro la scusa del "confronto utile alla crescita personale". Personalmente non credo nel confronto, lo reputo un modo politically correct per descrivere l'atto dello scontro - di opinione, di ideali, verbale, ecc. - usato semplicemente per avere ragione sull'altro. Ma chi determina da quale parte sia la ragione e da quale il torto? Semplicemente il nostro soggettivo punto di vista. E quando in noi mancano l'armonia con noi stessi e la serenità nell'esprimere ciò che pensiamo e ciò che siamo semplicemente vivendo la nostra vita liberamente, senza perdere tempo a guardare e criticare ciò che fanno gli altri, ecco che viene a mancare la capacità di rispettare le differenze degli altri individui, le loro idee, i loro punti di vista, che puntualmente tendiamo a far notare come loro errori "adeguatamente" individuati con il nostro metro di misura... il nostro, non il loro, come se il nostro fosse l'unico universalmente giusto. Ma non è così e lo sappiamo bene dentro di noi. Eppure, negando a noi stessi di non poter avere ragione sempre e su ogni questione, ecco che iniziamo la nostra grande lotta contro i mulini a vento. 
Così, guardandomi attorno, mi ritrovo ad osservare gente che non accetta chi fa cose che loro non farebbero mai: donne che odiano quegli uomini apertamente - o meno - maschilisti, uomini che invidiano - ed odiano - altri uomini più belli, col fisico sportivo, che hanno maggior successo con le donne, donne che etichettano con epiteti vari altre donne che vivono in modo aperto e disinibito la loro vita sessuale, uomini che invidiano quelle donne in carriera che ricoprono ruoli più importanti dei loro, ricchi che scherniscono e, in alcuni casi, sfruttano il ceto sociale più basso, persone che si dichiarano felici della propria vita ma non riescono a non criticare personaggi famosi che sono ricchi e si arricchiscono sempre di più - in modo legalmente lecito - partecipando a serate in discoteca, o comparendo per soldi in trasmissioni televisive, o prestando il loro volto per pubblicità... ed altre cose ancora. Molte persone si fissano sul'idea che se una cosa per loro è inutile o sbagliata, allora chi fa quella determinata cosa deve essere per forza una persona stupida, o ipocrita, o materialista e attaccata ai soldi e all'apparire piuttosto che all'essere. Leggo commenti su Facebook - e li sento altrove - tramite i quali molti uomini e molte donne sostengono che quel cantante o quel calciatore o quell'attore guadagnano troppo rispetto ad un semplice lavoratore dipendente. Forse è vero, forse sarebbe meglio rimodellare il mondo e le società secondo il modello comunista, permettendo a tutti di avere le stesse possibilità. Ma chi ci garantisce che poi tutti - seppur in diversi ambiti professionali - raggiungeremmo gli stessi risultati? Chi ci garantisce fin da ora che tutti avremmo gli stessi stipendi? Una legge uguale per tutti? E, nel caso fosse possibile raggiungere questo modello di società, sarebbe realmente giusto? Mi viene in mente quella frase di William Blake:
 "Una stessa legge per il leone e per il bue è oppressione"
https://it.wikipedia.org/wiki/William_Blake. 
Se non erro, ogni individuo viene al mondo con delle capacità proprie e ad ognuno è dato il compito di scoprirle e di canalizzarle mettendole in pratica al fine di creare la propria vita secondo la propria personale percezione della stessa. Ci sono persone che nascono col talento per la danza, altre capaci di doti atletiche sopra la media, altre ancora con capacità logico-deduttive in grado di renderle più attente e capaci negli studi scientifici, poi c'è chi nasce con una predisposizione artistica, e persone che hanno la capacità di adattarsi a qualunque ambiente lavorativo, purché possano lavorare e avere in cambio i soldi necessari a vivere nel miglior modo possibile, magari dedicandosi a mettere su una famiglia. Ora, quale che sia la nostra capacità, a mio avviso quello che conta veramente nella vita per riuscire a sfruttarla al massimo non è tanto l'avere le stesse possibilità sociali ed economiche di tutti gli altri abitanti del pianeta, ma la lucidità e la determinazione per credere in noi stessi riuscendo a realizzare concretamente la nostra vita così come l'abbiamo visualizzata mentalmente, qualunque sia il nostro sogno nel cassetto da tirare fuori per trasformarlo in un progetto in cui investire le nostre energie interiori. Ma per fare ciò, per riuscire ad investire le nostre energie, per prima cosa dobbiamo comprendere l'indispensabilità dell'abbandonare il bisogno del giudizio e della critica verso gli altri. Potrà non piacervi un certo cantante e potrete pensare che sia un idiota, ma non cambia il fatto che quel cantante che tanto disprezzate comunque salirà su un palco davanti a migliaia di persone e farà ciò che ama, cantare, guadagnandosi da mangiare con una professione che ha creato credendo in se stesso e nelle sue potenzialità e, con buone probabilità, guadagnando cifre che voi non vedrete mai. Allo stesso modo vale per quel calciatore che "non fa un cazzo tutto il giorno" e riceve miliardi solo per dare due calci ad un pallone, per quell'attore che non sa recitare e che magari fa pubblicità idiote e viene strapagato, e per tanti altri esempi che potrei riportare qui di seguito. 
In sostanza, mentre pensate e, a volte, dite una qualsiasi di queste cose, invece di impiegare le vostre energie per creare la vita che vorreste, le state sprecando per etichettare qualcuno che, secondo il vostro metro di giudizio, «Ha troppo dalla vita, che se ne fa di tutti quei soldi? E non gli bastano tutti quelli che ha, pure le pubblicità deve fare? E quell'altro guarda i muscoli che c'ha, pare finto... probabilmente prende gli steroidi e c'ha il pisello piccolissimo... forse è pure impotente» o altri commenti tipo «Guarda quella come si comporta da mignotta, lo so io come è riuscita a fare carriera... io sono una donna integerrima, non farei mai come lei...» o ancora «C'è gente molto più in gamba al mondo, non capisco come questo qui possa avere tanto successo...», ecc. Bene, che corrispondano in certi casi a verità oppure no, questi commenti dispregiativi non fanno altro che portare a concentrarvi su persone al di fuori di voi, le quali - in un modo o nell'altro, che vi piaccia o no - hanno raggiunto il successo in base alla visione che avevano di loro stessi, probabilmente usando in modo costruttivo quelle energie interiori che voi sprecate attraverso critiche aspre ed inconcludenti. 
In conclusione, se avete un obiettivo smettete di concentrarvi sulle persone intorno a voi e spostate la vostra attenzione in modo costruttivo su voi stessi, smettendo di invidiare uomini e donne che hanno raggiunto il loro traguardo. Se invece non provate invidia - caso assai raro ma non impossibile - e siete soddisfatti di ciò che avete, il mio consiglio comunque è di smettere di indirizzare la vostra idea di giusto e sbagliato verso altre persone diverse da voi, concentrandovi su voi stessi... e magari provando a comprendere che, se veramente volete un mondo meritocratico, è inutile che vi lamentiate se alcuni hanno più di altri - perché non è "comunista", o non è "democratico" o semplicemente non è moralmente e socialmente giusto per voi - ed iniziate a rendervi conto che, probabilmente, ognuno ha ciò che CREDE di meritare.

 
 
 
Successivi »
 

AREA PERSONALE

 

FACEBOOK

 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

bartriev1andrew_mehrtenswild.joenunsepodisavoldi.giorgio1970silviageracitoapolveVENTONELVENTO0luc.gpcaramelculstecpuntorosa.rAbigail_Weaverlldgl13anmicupramarittima
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Marzo 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

La fantasia è l'unica cosa che ci resta per sentirci ancora liberi...
e forse per tornare ad esserlo anche nella realtà quotidiana.


 

Guardo gli asini che
volano nel ciel...

 
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
Citazioni nei Blog Amici: 6