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I Grani del Tempo...

Post n°26 pubblicato il 18 Dicembre 2016 da Om_Siddhartha_Om
 

 

 

Le scivolò nella mente ... piano

simile al passo tremulo d' una foglia

o al lento seguitare d' ombra su muri

dormienti

Così ... nel crepuscolo di parole appena

sussurrate entrò ...

varcando cancelli appena dischiusi.

Come una lama  di luce si spinse oltre la

radura gelosamente nascosta agli occhi del

vizio e come un coltello scavò nella carne

per ritrovare radici di pensieri

scandagliando la fonte delle chiare acque .

 

 

Quando ebbe preso possesso dei suoi

ricordi

e stretto la chiave  dei  labirinti più impervi

schiuse le labbra ...

Non era un ordine, ne una sorda imposizione

era  piuttosto la congiunzione perfetta

delle loro voglie ritrovate

fuse nel sodalizio ritmato della voce.

 

 

Così arroventando le parole le chiese di volare

erano gli ultimi Angeli d'una razza estinta

ognuno conservava del suo antico lignaggio

un'unica ala ...

ma questo non era un limite

era piuttosto il solco raro da colmare

l'altra parte d'una perfezione smarrita

il resto che completava il cerchio perduto

il colmo e la  vertigine  d'una gioia ritrovata

che li rendeva unici come profumo di vento

tra le colonne di un tempio mai edificato.

 


E il tempo si fermò sull'uscio di un intenzione

un dubbio dolce che dava  piacere ad entrambi

un attesa che recise il filo della carne

che bruciava i nodi della pelle

mentre gli attimi ... lesti ...

presero a consumare impazienti

i grani rotolanti della loro infinità .

 


Siddy

 

 
 
 

Vento...

Post n°25 pubblicato il 08 Dicembre 2016 da Om_Siddhartha_Om
 

 

 

 

VENTO

Erano come lunghi rami gelidi

di un albero senza tempo...

morbidezze fruscianti di un gelo antico

 


Canapi lisci come seta e soffio di vertigine

ed io del suo refolo mi lasciai incatenare

come l'estasi stillata dal fuso delle fiamme

perche ne avevo bisogno,

perche ne provai piacere,

perché soprattutto ne avevo smania e desiderio

Così gradita m'apparve l'arte sua

perché  simile al vento che giunge dal mare

e al mare suo lesto torna .

 


Siddy

 


 

 
 
 

Killing me softly...

Post n°24 pubblicato il 26 Febbraio 2015 da Om_Siddhartha_Om
 

 


Braccia nude tra serti di mirto

sciolgono promesse  strette

tra nodi d' acanto e fili di iuta.

Gambe sciolte e snelle

battono la terra che geme e  flette

come su verghe dal midollo intinto

nel succo di un ventre gravido di voglie.

Sterrano i vermi l'humus pronto al germoglio

di giovani virgulti

e da questo incesto che pulsa e scorre

come linfa e seme di giumente

mi plasmi ...come demone informe.

 Poi carezzi con mani infatuate la mia creta

cesellando i bui anfratti della  mente

e corrompi i gemiti del mio sanguinare

affondando i polsi nel petto esangue.

Così afferri questo corpo come

un uncino usa nel fondo della carne

e posi il morso delle tue labbra

sulle mie   ...

Infondi un alito che brucia

le corde e i fili dell' anima dormiente

e quando un battito sale fin dentro il cuore ribelle

mi togli la vita dolcemente...

scivolando dentro... lentamente...

come una lama gaudente che in silenzio

uccide nel piacere che riempie...

Siddy

 

 
 
 

Io che ho amato...

Post n°23 pubblicato il 08 Febbraio 2015 da Om_Siddhartha_Om
 

 

 

 

Ci sono giorni che passano come vento e

scivolano sulla pelle come pioggia, senza che

nemmeno mi accorga di quanto vissuto ho

attraversato, di quanti occhi ho incontrato

sulle linee dei miei pensieri e quante ombre

hanno cercato emozioni e possibilità di storie,

sacrificate al tempo e al caso che le ha dimenticate,

perdute o non significate, lasciandole nel lago

brumoso di coincidenze sfiorate.

E vi sono quegli altri...quei giorni in cui nulla

sfugge e tutto è possibile.

Giorni in cui uno sguardo si trasforma in un sorriso,

e ci si ferma a parlare con una sconosciuta che ti

strappa un brivido e ti lascia una carezza sull'anima.

Io che ho attraversato  mille strade, raccolto

fiori su prati di un orizzonte illimitato,

io che ho navigato sui mari più agitati

legando funi e stralli, serrando vele nel vento

e nella grandine, oggi mi siedo su un bianco cippo

a pensare agli amori che mi hanno attraversato.

Per le  donneche mi hanno accompagnato sciolgo

un anello di una catena che lega le ossa del costato,

per un pezzo di questa mia strada insieme a loro,

alle parole condivise e agli abbracci che

si sono sciolti in mille grinze lascio un fiore e le 

note di un amusica senza fine.

Così mi chiedo se tutto ciò che ho e ho avuto 

ha mutato il corso delle mie esistenze,

se dentro di me conservo ancora le messi che ho

mietuto nei giorni di sole, se i miei occhi racchiudono

ancora i riverberi dei raggi di luna che hanno illuminato

le mie notti, e se la mia mente riesce ancora

a ricamare, di quelle vite, i fili della carne  e i

merletti delle  loro emozioni ...

perchè in fondo ho vissuto nel profondo

nuotato in acque calme e sotto  la ferza delle onde

su bianchi scogli affioranti e di quel

profondo conservo ancora i ricordi della mia

inquieta natura di ... ramingo.

Siddy

 

 

 

 

 
 
 

Les Amants...

Post n°22 pubblicato il 04 Febbraio 2015 da Om_Siddhartha_Om
 

 

 

Non sono mai stato un uomo superficiale,

una persona che attraversa le cose distrattamente

senza cogliere i dettagli e le sfumature del mondo.

Ho sempre avuto  una certa sensibilità per il

particolare, il grigio celarsi d'un ombra,

lo sbuffo arricciarsi delle labbra, il torcersi delle

dita torturate dall'ansia.

Sostare sui merli d'una torre ha il pregio di

avere ai propri piedi i passi della gente,

l'affannarsi rigoglioso dei pensieri di una

moltitudine in continuo divenire.

L'orizzonte che va distendendosi, l'aria che sale

tiepida o che ne discende gelando il viso ,

rendendolo liscio e tagliente come il vetro,

mentre il vento scompiglia i capelli e scuote

le fronde.

Si questa torre è sempre stata la mia compagna,

alta come una colonna di un tempio insuperato,

possente come i bastioni di Agharti,

sassi lisci e smussati come rocce levigate dal

mare, pietre d'angolo chiare come sabbia di un

deserto infuocato.

La amo e la odio ...si la amo come potrei amare

una donna desiderabile e voluttuosa,

capricciosa e superba con la mente fine

come uno stiletto che ti entra lento fino

al midollo d'ogni singola cellula.

E la odio per il suo invulnerabile silenzio,

per l'eternità che confina la mia umanità

nel limbo delle cose che svaniscono nelle

sabbie del tempo.

La odio certo ...ma come potrei odiare una

donna che mi si concede senza combattere,

che svuota la mente dai ricatti del'adulazione,

che si sveste senza grazia e nulla concede

alla lussuria della raffinatezza,

al compiacimento della bellezza dei movimenti

o al fascino iniquio e ardente delle parole.

Ma il mio odio altro non'è che invidia ...

una gelosia malriposta verso cio che mi trascende,

così resto nella mia umiliazione di mortale,

di colui che osserva l'infinito con

l'immutabile bellezza che la vista gli regala.

Lo contemplo  e in questo so  d'essere

granello d'infinitudine, ma resto solo in questo

mio mutare.

Ora è il ricordo di ciò che è stato a farmi vacillare,

i roghi sotto gli archi del loggiato,

le lunghe cavalcate fra i boschi di cedri,

la spada che lesta s' abbatteva sui corpi dei nemici,

come falce messoria sui teneri fili d'erba,

e Lei...

Lei con i suoi capelli vermigli, come rosse spighe

di grano,

Lei che mi scaldava il petto con l'indaco degli occhi,

e ancora Lei che danzava scalza sulle coltri di neve,

mentre tutto intorno taceva,

e la notte, vestita d'inchiostro,

col suo pennino d'argento scriveva le pagine

del nostro Amore

 

Siddy

 

.

 

 
 
 

Sussurri ...

Post n°21 pubblicato il 04 Febbraio 2015 da Om_Siddhartha_Om
 

 

 

Le scivolò dentro piano, simile a  un ombra

su un muro appena scaldato dal ricordo del sole,

e nel crepuscolo di parole appena sussurrate

 entrò varcando cancelli appena socchiusi.

Come una lama  di luce si spinse oltre la radura

 tenuta gelosamente nascosta e come un coltello

 scavò nella carne per ritrovare la radice dei suoi

pensieri, scandagliando la fonte delle sue acque .

Quando ebbe preso possesso dei suoi pensieri,

 strinse la chiave  dei  labirinti più inaccessibili

della sua mente tra le labbra e  arroventando le

 parole col suo respiro  le chiese di spogliarsi ...

non era un ordine, ne una sorda imposizione ...

no,   era  solo la congiunzione perfetta delle loro

 voglie  fuse nel sodalizio ritmato della voce di lui.

E il tempo si fermò sull'uscio di un intenzione che

dava  piacere ad entrambi, un attesa che recise

il filo di una passione che bruciava i nodi della

carne mentre gli attimi veloci presero a

consumare la loro l'eternità ...

Siddy

 

 

 

 
 
 

E se poi ...

Post n°20 pubblicato il 03 Febbraio 2015 da Om_Siddhartha_Om
 

 

 

 

Un sole timido oggi spunta tra carri di nuvole che

scivolano verso un domani che ha il sapore della

rinuncia.

Le persone sembrano resuscitare, uscendo dai

loro serragli pigramente, via via acquistano piu

sicurezza come in una frenetica discesa veso il

centro del mondo.

Si scambiano sorrisi, strette di mano, notizie sul

tempo che è e che farà.

Se ci si riflette sembra che ogni cosa abbia un pò

perso d'importanza rispetto al tempo, pioverà,

farà la neve,  freddo,  caldo, pare che tutto ruoti

intorno ad un eterna insoddisfazione sul clima,

alimentata dall'ansia di un futuro che rende tutti

attenti a qualcosa che è sempre stato...

la mutevolezza straordinaria del cielo,

il meraviglioso scuotere del vento,

l'agitarsi delle reni del mare, il vorticoso incedere

delle acque di un fiume, il gelo che smuta in tepore,

il bianco mantello della neve, il grigio pennello della

pioggia, e quei raggi di calore di cui ti accorgi solo

quando mancano da un po.

Ricordo quando ancora vestivo con i sandali e i

pantaloni corti, d'estate ovviamente, che  la sera

dopo i rossi tramonti che accendevano e

fortunatamente continuano a farlo, le montagne

della mia terra, prima che il sole le oltrepassasse

inabissandosi nel mare azzuro , mi stendevo

sull'erba guardando il cielo alla scoperta delle

prime stelle.

La luna se era  già li  mi divertivo a cercarla ,

non'è mai stata precisa mi dicevo, o la ritrovavo

li a vegliare il suo gregge di stelle premature

o era del tutto assente, a volte piena,

a volte timida e velata a pezzi.

Insomma una gran furbona, un po' come mi

sembravano le ragazze di allora, non che siano

cambiate più di tanto.

Si perchè anche loro somigliavano alla luna,

e della luna forse hanno conservato i tratti  del

carattere, della sensibilità, del mutevole ordine

dei loro attegiamenti , il trasparente sodalizio

dei loro sentimenti col loro chiaro pensare,

la  bellezza intramontabile che si scopre via via

che  cadono i veli e si vestono d'ombra e luce.

Vi erano giorni nella mia adolescenza precoce,

che le vedevo mostrarsi linde, ragggianti, eppure

sempre ammantate di un alone di incertezza,

conservare un altera semplicità pure nella

costante fragilità del loro essere.

Senza troppi artifici a quell'età erano il frutto

di una spontaneità coerente con la fanciullesca

scoperta di un mondo in continuo divenire.

A me piaceva osservarle nei loro passi,

nell'ìincedere sicuro di un entità multiforme che ti

chiede la mano per attraversare le assi di un ponte

eretto su un abisso,  non per paura, non per pavida

incertezza ma per la condivisione innata di un

emozione forte, o solo per sentirsi parte di un tutto

senza possesso e senza esclusivo dominio

delle cose.

Vedevo i miei coetanei spesso un po goffi nei

confronti di quel concentrato di energia che

sarebbe esplosa negli anni dello sviluppo.

Ragazzini presi da una palla, o da giochi che

saggiavano le forze, stabilendo gerarchie,

forgiando gruppi e amicizie che si sarebbero

spinte negli anni per poi sgretolarsi o cementarsi

per tutta una vita.

Ma erano ancora acerbi rispetto a quelle donne

ancora in erba è vero ma piene di una generosa

concentrazione di vita e sentimento.

Somigliavano frutti ancora chiusi al mondo,

mentre loro stavano sbocciando e tendevano

la mano elargendo sorrisi, e curiosando sul

mondo più che intorno a se stesse.

Ecco a me piaceva osservarle, carpirne segreti,

inebriarmi del fascino della loro voce, delle grida

ancora stridule ma piene di una musicalità

ineguagliata.

Le vedevo muoversi con grazia, stuzzicare l'aria

e il vento con i capelli, incedere superbe e allo

stesso tempo timide con una umanità che riconciliava

il mondo.

Erano fiori d'armeria sui cigli delle colline che

respiravano l'aria del mare ed erano bucaneve

apparentemente  fragili ma forti e resistenti al

caldo e al gelo che la vita le avrebbe riservato.

Oggi che i miei occhi si posano su un mondo meno

fanciullesco vedo molti di quei fiori  recisi nel pieno

del loro fulgore, a volte privati dell' acqua o esposti

ai venti e al sole cocente finiscono per inaridire .

Allora tutto questo non faceva parte dei miei pensieri,

 vedevo ragazze felici che coltivavano sogni e visioni

colorate di stanze illuminate dal sole di una felicità

semplice e meravigliosa. Oggi molti di quei sogni

sono svaniti nella disillusione e nel disincanto,

ma è la vita,

quella strada fatta di slarghi e crocicchi, di soste e

incontri che ognuno di noi decide di compiere

operando scelte e incontrando il destino e il caso,

due compagni a volte infidi e a volte generosi 

di doni.

A quell'età in cui il mondo ruota sempre intorno

a noi, facevo le mie prime esperienze col

femminino incanto.

Non parlo di baci o di sesso,

che serbo di quei tempi nella mia intimità,

come un segreto di un epoca d'oro pudica e

primitiva,

chiuso in quel retrobottega della mente che geloso

si serra nella regione più inaccessibile dell'animo.

Forse per mantenerne intatta la grazia, la purezza

di una scoperta che è avanzata a volte per gradi,

altre nelle irruenza dei sensi infatuati dal mistero

di un fuoco che ardeva in ogni angolo del corpo.

No...qui mi riferisco  alle esperienze che segnano

la diversità dei generi, l'esatta compenetrante

certezza che nel guardare l'altra la si riconosce

come metà di un qualcosa che è uguale a noi

stessi ma così profondamente diversa.

E' un concetto complesso e semplice allo

stesso tempo ma che mi ha accompagnato per

tutti questi anni senza mai mutare.

Quell'esatto momento di cui ci si accorge che

quell'essere diverso da noi è speciale e non'è più

solo una compagna di giochi, di scuola, o di casa,

ma è una persona di cui si inizia a comprendere

la meraviglia, i dettagli  e un richiamo che ha il

profumo di un misterioso bisogno.

Quel preciso momento che segna l'abbandono di

noi stessi come punto fisso dell'universo, per

spostarsi sull'altra togliendo parte dell'interesse

riflesso sul proprio io, per donarlo a una donna di

cui si avverte la neccessità della presenza e così ci

si rende conto che quella bastevolezza che  riempiva

le nostre ore col gioco e col possesso di noi stessi

non è più il gratificante e totalizzante partecipare

di noi al mondo che ci circonda, ma ci scopriamo

fragili con la certezza che quell'incontro o quelle

presenze, così delicate, generano una mancanza

che andrà riempita della profondità dei loro sguardi,

dei suoni cristallini della loro voce ,

del calore di  corpi  levigati dal vento e dal corso

delle maree, per sentirci veramente appagati,

completi in un equilibrio che non' è e non sarà

 mai  perfettamente stabile e definitivo .

Avevo meno di dieci anni ma la felicità di

appartenere a un mondo che regalava la

presenza di quell' universo femminile era già

la costatazione della grandezza di Dio e

della felicità che il mondo ci avrebbe regalato

in quella straordinaria esperienza che è

la vita...

Siddy

 

 

 
 
 

L'importante per me......

Post n°19 pubblicato il 02 Febbraio 2015 da Om_Siddhartha_Om
 

 

 

Avrei voluto disegnare aquiloni e lasciarli liberi di giungere

in mondi lontani e come tappeti volanti farmi trasportare,

avrei voluto disegnare sbuffi d'aria come un elfo dei boschi,

e con essi navigare su nuvole capricciose buone da mangiare,

ma questa è un altra storia, di quelle che che si vedono al

cinema, o si leggono sui libri quando da  bambino la  fantasia

materializza ogni cosa e nulla sembra irreale, improbabile, 

piuttosto assume i caratteri di forme e sostanze alternative,

vive.

Per me era importante sapere che il mondo non finiva in

ciò che gli occhi mi mostravano, ma che c'era un velo

oltre il quale cose sempre nuove si manifestavano agli occhi

della mente, che c'era sempre un avventura  da vivere oltre

il sogno, una terra misteriosa dove tutto poteva essere

contrario,  opposto, un incredibile visione dove certezza e

logica lasciavano il posto al dubbio e all'irrazionale, dove

la ragione diveniva follia gioconda, dove l'ordine era

disordine e caos.

La fantasia è sempre stata una terra di conquista fin da

quando ho iniziato  a muovere i primi passi, non che li abbia

mossi subito, ero pigro in questo o forse già da allora mi

piaceva viaggiare con la testa prima ancora  che con le gambe,

e ho anche parlato tardi, tre anni  dicono i più informati di me,

coloro che per affetto e cura parentale hanno sempre tenuto

il conto dei miei progressi, delle malattie infantili, del rifiuto

tanto atteso del pannolino, dei primi dentini caduti e

lasciati riposare sotto il cuscino.

Forse parlare a quell'età aveva anch'esso una ragione 

in quel viaggiare nel regno della fantasia, che crea materia

come le forme d'argilla create da un genio, e mi si disvelava

davanti un infinito cosmico fatto di incredula duttilità

della sostanza, da plasmare e levigare, da disfare e rifare

con la stessa velocità di un pensiero che si scalda

e partorisce lesto da un emozione continuamente mutante.

Per me era importante penetrare i segreti, ma non per

carpirne il midollo della ragione, no o non solo, piuttosto

per farmi trascinare da lui, conquistarmi alla sua deriva per

poi uscirne come da sabbie mobili mortali o dal fondo  di

un abisso e tornare a respirare a pieni polmoni con la

consapevolezza di esserne sopravvissuto.

Il buio mi spaventava, avevo quattro anni, e ciò fino a

sei anni, non era una paura fertile e orrorifica, no...era un

timore tangibile di qualcosa di sconosciuto, inafferrabile,

così lo affrontavo col cuore

in gola, evitando, per quanto riuscivo a farlo, di aprire le

luci, era come se sfidando quel mistero a palesarsi  ne

esorcizzavo la pazienza inabissandomi dentro di lui per

esserne parte.

Per me era importante conoscere i miei limiti, e questo

nella gioia , nella sofferenza, nel dolore, nei giochi, nella

paura di non farcela, nel confronto con gli altri ragazzi e

nel rapporto con le donne.

Sempre la costanza del mettermi in gioco e la risultante di

un confronto pari a pari, come una gara senza la pressione

della vittoria, ma la necessità di conoscere se stesso nel

fondo dell'anima.

Come quando ci si guarda allo specchio, non so se capita

anche a voi  ma al primo sguardo ci riconosciamo e forse

nemmeno ci badiamo, siamo sicuri della presenza di noi

stessi, della coincidenza di quell'immagine col nostro io

senziente, magari parliamo tra noi e spesso a voce alta

con quell'altro...si, quello riflesso nello

specchio che sappiamo essere noi.....ma se ci fissiamo

per un tratto più lungo di una banalità scolpita nel silicio,

allora quell'immagine, quell'inquilino chiuso in quel riflesso

inizia ad avere una vita tutta sua.

Così fissandolo scopriamo una ruga , un difetto,

un tratto d'espressione che prima non conoscevamo

o su cui eravamo sempre stati distratti.

Guardiamo gli occhi, le pieghe ai lati della bocca, un neo

appena visibile e quello sguardo che sembra censurare

o ammansire, rimproverare piuttosto che darci

un buffetto sulla guancia per dire ..su su che

che stai andando alla grande.

Siddy

 



 
 
 

pregherò ...

Post n°18 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da Om_Siddhartha_Om
 

 

 

Questo il destino del mio vento

che scuote le foglie nel loro sfiorire,

e in questo suo dimentico fluire

osservo il mutare d' anime sole ...

Come carri di nuvole  sciolgo i pensieri

come nel vento che  li trascina

spargendo fili d'aria consunta.

Così dunque perdo lo sguardo

come nella scia d' una nave

nel suo lungo peregrinare.

Scarnifico la carne

e le vene dei polsi

che si inaridiscono come fiumi

orfani di  lacrime di fonte.

E giunge l'imperio d'un soffio vespertino

che nell'estate mulina tra  le ossa del costato

come fiamme di una fornace ardente.

Simile  a lava che brucia e colma la terra

che   fonde al  suo calore,

sciogliendo il cuore e  le mute parole

nell'intimità ingorda ...  della sera.

Siddy

 

 
 
 

io ci sarò ...

Post n°17 pubblicato il 30 Gennaio 2015 da Om_Siddhartha_Om

 

Spesso mi chiedo dove vada questo carrozzone

mutante.

In viaggio chissà davvero da quando, da dove e verso quale 

meta  spiega le sue vele.

Rapporti difficili quelli tra uomini, che si amano e si uccidono

con la stessa facilità, lo stesso entusiasmo.

Rapporti complessi come lo sono tra uomini e donne

di questa specie che poi tanto diversa dal resto

della fauna terrestre non'è.

Mangiano, si accoppiano,generano e accudiscono

figliolanze,

vivono in gruppi e a volte in promiscuità come formiche

affaccendate.

Ma hanno un cervello che lavora a una velocità

enormemente maggiore del resto degli animali,

 in senso creativo e biodinamico,

ma ciò in ambo le direzioni, ossia nel positivo,

che porta a salti evolutivi

epocali,

e in senso distruttivo, che parimenti precipita in abissi

profondissimi.

Si filosofeggia sul dove, sul chi, sul perché,

e si dettano costituzioni per il giusto vivere,

salvo poi assoggettarsi a pochi deus ex machina,

a mode cangianti, per lo più frutto di analisi pavloriane

che rendono le masse un gigantesco automa replicante

se stesso.

Verso dove si dirigge questa moltitudine di uomini e donne...

quale viaggio l' aspetta, verso quali mondi terreni.

Ci sentiamo un popolo telematico costantemente

unito da bit tecnologici, ma siamo sempre più soli,

sempre piu affamati di spazi e visibilità.

Consumiamo avidamente tutto e in pochi secondi.

Corpi e sessocome bandierole ,

notizie come vento,

selfie come surrogato all'invisibilità.

Ci amareggiamo, per fortuna, ancora per una violenza ,

ma siamo spesso indifferenti o quasi verso uno sterminio

o verso catastrofi planetarie che ci sembrano lontane.

Consumiamo oggetti che sappiamo essere dannosi

ma sono di moda,

compriamo gingilli dietro cui c'è la mano nera della criminalità

ma sono convenienti,

ci dotiamo di attrezzi e suppellettili che sappiamo frutto

di discriminazione, soprusi e violenze spesso su minori,

ma facciamo finta di ignorare cosa si nasconde

dietro la cortina di fumo fatta di dolore e sfruttamento.

Ma così è sempre avvenuto...il mondo è sempre stato

una palestra marziale dove il più forte impone regole,

detta la legge e fa funzionare il mercato.

Guardiamo un film che racconta noi stessi, la nostra società

e ci scandalizza, ci urta quella sensibilità che ci rconosciamo,

eppure sublimiamo questo senso di colpa con un  transfert

veso una società aliena a noi stessi....

un po' come quando gettiamo dall' auto in corsa

l'incarto di una  caramella, un fazzolettino o peggio una lattina,

dopotutto domani ci sarà qualcuno che pulirà le nostre colpe.

Buon voyage ...

Siddy

 

 

 
 
 
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Data di creazione: 18/01/2015
 

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