Possibileesperienze |
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Post n°129 pubblicato il 23 Maggio 2012 da UlteMirari
"Il popolo è un bambino", racconta Ascanio Celestini. "Se gli metti paura te porta le ciabatte, te lava la macchina. Il popolo è un bambino. Se gli metti paura… ti ubbidisce subito". |
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Post n°128 pubblicato il 21 Maggio 2012 da UlteMirari
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Post n°127 pubblicato il 20 Maggio 2012 da UlteMirari
Non siate maliziosi. Il Cul de Canard, anche conosciuto sul mercato dei pescatori a mosca come cdc, è uno dei materiali più usati per la costruzione di mosche, soprattutto le secche. È costituito dalle piume della parte posteriore dell'anatra e la piuma è formata da piccole fibre che hanno la capacità di intrappolare l'aria consentendo eccezionale galleggiabilità. |
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Post n°126 pubblicato il 06 Aprile 2012 da UlteMirari
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Post n°125 pubblicato il 21 Marzo 2012 da UlteMirari
Josef Koudelka (Boskovice, 10 gennaio 1938) è un fotografo ceco. (Invasione di Praga, 1968) |
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Post n°111 pubblicato il 13 Gennaio 2012 da UlteMirari
Questo racconto è finito..così, come mi sentivo di terminarlo, tentando di dargli una fine che potesse apparire la meno iniqua possibile. Ringrazio solo voi, che l' avete letta e che se l' avete seguita fin qui vuol dire anche che, tra alti e bassi, ha catturato almeno in parte il vostro interesse.. Sono stato tentato diverse volte, in verità, di continuarla....ma dove mi avrebbe portato era la cosa che più mi preoccupava. Ci sono delle volte in cui bisogna saper dire "basta"... Grazie |
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Post n°110 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da UlteMirari
Ho passato questa settimana avvolto da un continuo torpore, cacciando e pescando come se neanche stesse accadendo. Il mio cervello ed il mio cuore sono altrove....viaggiano in sincronia all' interno di una dimensione di cui fino a poco tempo fa non sapevo nulla, ma che io reputo reale, seppur indotta dall' uso di funghi psicotropi. Oggi ho ripulito l' interno del fortilizio sgombrandolo dalla legna ed ho riposto i miei oggetti nello zaino, come un automa guidato da forze sconosciute e col presentimento di dover abbandonare a poco e per sempre questo posto che tanto m' ha dato. Tornare. Riprendere in mano le redini della mia vita da uomo, ma arricchito da una presa di coscienza diversa. Non più pagliaccio ne burattino, ma un essere sobrio che discerne il " funzionale" dall' "inutile" e che sceglie le persone con cui continuare felice la propria esistenza....senza concessioni ne remore e neppure rimpianti. Ora sono seduto sul ceppo, nel patio e mi guardo attorno. Dalle rocce del torrente sbuca la volpe. Ci fissiamo per interminabili secondi senza che nessuno dei due, neanche per un attimo, distolga lo sguardo dagli occhi dell' altro. Dopo poco, appena dietro lei, compaiono tre piccoli e giocosi volpacchiotti..... a questo punto alza il muso e se ne va facendosi seguire dai suoi cuccioli. Mi piace pensare che abbia voluto salutarmi e augurarmi buona fortuna. Osservo le vette ancora ammantate di candida neve, i boschi di abeti dove ho trascorso interi pomeriggi nelle più vaghe perlustrazioni, il "mio" fortilizio" ed il prato ad esso antistante tapezzato di piccoli e variopinti fiori di montagna. Mi alzo in piedi e noto le acque limpide del torrente che scendono a tratti placide e a volte scomposte. Penso alle trote e ai salmerini che le popolano e a quanto io sia stato per loro un pericolo aggiunto nella loro lotta per la sopravvivenza. Mi viene a mente Vladimiro il piccolo gufo e gli agili camosci di cui incrociai il passaggio tra le rocce. Tra non molto calerà la luce del giorno ed il crepuscolo potrà offrirmi la possibilità di salutare i principi della notte, che con i loro ululati, quando mi sentivo solo, smarrito, impotente, hanno avuto il potere di infondermi sicurezza e darmi conforto. Domani me ne andrò...col mio diario e le mie cose... e strada facendo vedrò volare, altissima sopra la mia testa, un aquila. I raggi del sole la colpiranno ed io allargherò le braccia cercando di imitarne il volo....Chiuderò gli occhi ed inizierò a percepire il soffio del vento sul viso e tra i capelli...sospeso nel vuoto più assoluto, volando nel blu del cielo, sospinto dalle correnti verso gli affetti e gli amori più cari della mia vita. |
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Post n°109 pubblicato il 15 Dicembre 2011 da UlteMirari
Sono passati quattro giorni dalla mia ultima esperienza con la psilocybe.. Ho provato a darmi tutte le spiegazioni plausibili riguardo a ciò che è successo, ma non sono giunto a nessuna conclusione degna di essere chiamata tale.. E' vero: il morso del lupo sul mio viso sarebbe potuto essere stato anche il frutto di una caduta, una normale ferita "solo" somigliante all' impronta dentale di un canide....La pietra azzurra potrei anche averla raccolta dal torrente senza rendermene conto...un antico monile smarrito da chissà chi e chissà quando che in uno stato di coscienza alterata ha catturato il mio interesse ed una volta ripresomi ho collegato ad un evento straordinario, extrasensoriale, ma solo immaginario..Sta di fatto che ho avuto un esperienza incredibile e non riesco a ricondurla semplicemente alla sola ingestione dei funghi.....un esperienza che non potrò mai provare e neanche spiegare, ma tutto ciò che conosco come essere umano, tutto ciò che io sono, mi dice che è stata reale. Ho l' impressione tangibile che mi sia stato concesso un grande privilegio e dato qualcosa di meraviglioso, qualcosa che mi ha cambiato per sempre. Una visione dell' universo che ci dice innegabilmente quanto piccoli ed insignificanti e quanto rari e preziosi noi tutti siamo e che apparteniamo a qualcosa più grande di noi stessi .......e che nessuno è solo..... anche qua, tra queste vette, in questi boschi, immerso in una natura a volte ostile e apparentemente crudele. |
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Post n°108 pubblicato il 11 Dicembre 2011 da UlteMirari
Adesso so.... Mentre ero seduto su di una grossa pietra del torrente un intenso calore ha iniziato a pervadermi dalla sommità del capo irradiandomi via via tutto il corpo. I battiti del cuore hanno improvvisamente decellerato ed ogni mio pensiero sembrava rallentato all' inverosimile, contrariamente ai miei movimenti: decisi e scattanti. Pensai di alzarmi, ma ero già in piedi....volli spostarmi nel prato, ma ero già li. Mi dolevano i polsi, avvertivo una compressione continua e costante. Li osservai. Lo sguardo cadde quasi inevitabilmente sul quadrante dell' orologio che, pur fuori uso da mesi, non mi ero mai preoccupato di gettare o di riporre. Funzionava perfettamente. Segnava le tredici e quindici del 18 marzo. Seguii il movimento a scatti della lancetta dei secondi fino a quando mi accorsi che qualcosa attorno a me stava mutando e sollevai la testa. Il cielo non aveva più un colore definito, ma centinaia di pigmenti diversi si mischiavano intersecandosi e dando vita alle sfumature più improbabili e suggestive. Milioni di stelle si spostavano nello spazio a disparate velocità e coi movimenti più assimmetrici che fantasia umana potesse mai immaginare, lasciandosi dietro piccoli bagliori pulsanti che creavano disegni tanto irreali quanto fantastici. Quella stupenda visione mi affascinò ed emozionò così tanto che lacrime di gioia mi bagnarono il volto. Un forte colpo di vento colpì la mia nuca facendomi ondeggiare i capelli. Nell' attimo in cui pensai di voltarmi mi trovai già girato. Di fronte a me vi era un moncone di tronco d' abete non più alto di un metro e mezzo sul quale stava appollaiata una gigantesca aquila reale. Mi guardava dritto negli occhi ed era così vicina che potevo osservare riflesso il mio volto all' interno delle sue pupille. Avevo la sensazione che mi parlasse, ma non la udivo; ciò nonostante compresi che mi trasmise un enorme flusso di parole, idee e concetti a me totalmente sconosciuti. Mi sentii sazio di sapere, sicuro per la prima volta nella mia vita, di poter dare risposte sensate ed ineccepibili agli eventi, di qualsiasi natura essi fossero. Chiusi le palpebre per un attimo e quando le riaprii spalancò le ali maestose e spiccò un balzo volando alta nel cielo, mischiandosi nelle moltitudini di tinte, plasmandosi tra esse fino a diventarne un impercettibile parte. Mi sdraiai sull' erba verde e ne seguii il movimento, incantato, fino a che non mi sentii strattonare per una manica del maglione. Era un cucciolo di lupo grigio, un tenerissimo batuffolo di pelo che voleva lo seguissi. Correva inanzi a me sculettando, voltandosi frequentemente per accertarsi che non perdessi il passo. Mi portò ad una radura circondata da enormi massi di pietra granitica ed improvvisamente scomparve dissolvendosi nel nulla e lasciandomi solo. Ad un tratto, da una voragine bluastra apertasi nella roccia, si materializzò un essere umano indistinto. Non riuscivo a capire se fosse uomo o donna, di giovane età, adulto o vecchio. Cinse con entrambi le mani la mia, lasciandomi sul palmo una piccola pietra azzurra liscia e perfettamente sferica. Poi pronunciò alcune parole in una lingua a me sconosciuta, ma che sorprendentemente capii. "Solitudine nella folla. In tutta la tua attività diretta all' esterno rimani internamente libero ed impara a non identificare te stesso con una cosa qualunque. Sii presente a ogni respiro. Non fare che la tua attenzione vaghi per la durata di un solo attimo e ricordati di amare sempre e in ogni situazione. Il tuo viaggio è diretto verso la tua terra natia....dal mondo delle apparenze verso quello della realtà"...Nel preciso istante in cui non udii più la sua voce venni colto da una stanchezza indescrivibile. Mi sentivo veramente felice, appagato nel significato più completo ed esaustivo del termine. Avevo sonno, voglia di sdraiarmi e cedere al torpore istantaneamente... come a bloccare per l' eternità quel sublime momento magico che stavo vivendo e che volevo non finisse mai. Mi addormentai profondamente. Quando mi ripresi mi ritrovai ancora seduto sul grosso sasso dal quale il mio viaggio verso l' ignoto era partito. Credevo d' aver vagato tra dimensioni quantistiche attraversando complessi nodi spazio temporali ed invece non mi ero spostato d' un solo millimetro dalla mia posizione originaria. Non cedetti allo sconforto ne mi sentii tradito da me stesso in alcun modo. Iniziai a camminare lungo il sentiero, in direzione del fortilizio. Quando ci arrivai, dopo pochi minuti di marcia, mi preoccupai immediatamente di mangiare. Presi il pugnale e spaccai due tranci di coniglio che misi sulle pietre che arginavano il falò, di cui le braci vive diffondevano ancora un forte calore. Pensai alle ore trascorse ed istintivamente osservai il mio orologio. Era fermo, ovviamente...come lo era da mesi. Lo sfilai dal polso e lo gettai via, il più lontano possibile e mentre caricavo l' avambraccio per scagliarlo urlai che non avevo bisogno di un orologio rotto...che era inutile e stupido conservarlo non essendo un ricordo, non essendo niente..... ma solo un vetro graffiato con due lancette morte al suo interno. Il brusco movimento che compii mi fece perdere l' equilibrio e nel tentativo di non cadere, aggrappandomi persino al vuoto, sbattei la coscia destra con violenza sul ceppo che uso per sedermi nel patio. Mi venne da ridere, ma allo stesso tempo il dolore era pungente e così mi sfilai i jeans per massaggiarmi con più efficacia. Quando li capovolsi mi accorsi dal tonfo che qualcosa era uscito dalle tasche..Afferrai immediatamente cosa potesse essere, ma non potevo, non dovevo crederci..Proprio a due passi da dove mi trovavo, nella sua lucentezza innaturale, smetteva di roteare su stessa per inerzia, una piccola sfera di pietra azzurra.
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Post n°107 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da UlteMirari
Quando sono uscito dal fortilizio la volpe stava gironzolando nel patio. Le ho dato la schiena e me ne sono andato per i fatti miei, senza degnarla d' uno sguardo e senza mai voltarmi durante il cammino, neanche per una distratta occhiata. Tutto ad un tratto si sono invertite le parti, così, senza un perchè...semplicemente non sento più la necessità di osservarla, di conoscerne le abitudini...e non per qualche sorta di pindarismo etico, ma perchè non mi interessa saperne nulla. Non la ammiro, non mi fa tenerezza e non suscita più la mia curiosità. Giunto alla "valle calda" ho raccolto una cinquantina di piccoli funghi e mi sono avviato immediatamente sulla strada del ritorno....Vivo questi giorni proiettato in una "positiva" indifferenza totale..Tutto ciò che fino a pochi giorni fa mi appariva maestoso e spettacolare ora sembra solo ciò che è; snaturato dalla fantasia bizzarra di uno stupido bipede quale ero, da ormai troppi anni incatenato tra fesserie e inutili orpelli di un incivile civiltà che, per non far torto all' universo, non dovrebbe neanche esistere .........I prati sono prati, le rocce, rocce, la volpe una volpe. Ho lavato i funghi con l' acqua della risorgiva, fredda e limpida come il cristallo e li ho mangiati crudi uno ad uno, ritmicamente, ad intervalli regolari....poi ho bevuto e mi sono diretto al torrente, senza canna, senza libri.. Fede. Si chiede dunque la fiducia nell'ignoto "inconoscibile" in quanto tale. In quanto tale giacché per poco che questo dio fosse conosciuto, cesserebbe per ciò stesso di essere dio. Paul Valéry |
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Post n°106 pubblicato il 05 Dicembre 2011 da UlteMirari
Sono trascorse sei notti da quando ho ingerito i funghi. In questi giorni non ho scritto ne annotato nulla, ho smesso di leggere, di contare i passi, le pietre ed i rami. Trascorro le giornate istintivamente...mi sveglio e so ciò che devo fare, senza pensarci, tralasciando le inutili sfumature che distolgono dalle azioni concrete, efficaci agli scopi. Caccio, pesco, mangio e contemplo; immobile, in assoluto silenzio, senza pensare a nulla, assaporando ogni attimo nella sua più profonda intimità. Vivo come se percepissi che qualcosa di misterioso e di infinitamente più grande e complesso di me mi stia cercando, ma non mi curo di attenderlo, ne mi importa di sapere cosa sia, ne cosa voglia..... Il distacco da me stesso è totale, non combatto più battaglie nell' illusione di esserci perchè la mia storia racconta unicamente la rabbia e i rimpianti del vile ed è solo una favola tra le altre infinite favole......un grano di polvere che vaga solitario nel cosmo. Domani so con certezza che incontrerò di nuovo il mio "io" più recondito.....ho bisogno di sapere. |
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Post n°105 pubblicato il 03 Dicembre 2011 da UlteMirari
La guancia mi duole ed è sensibilmente gonfia; ho dovuto disinfettare la parte con amuchina sperando di poter scongiurare l' insorgere di possibili infezioni. Sono ancora incredulo per ciò che è successo ieri...... Mi sento come se avessi valicato una barriera tra la dimensione del "reale" e quella dell' "ignoto" e fossi rimasto sospeso tra le due, senza cogliere null' altro che rimpianto, tristezza e dolore..Tutto ciò che ci è sconosciuto lo si immagina pieno di meraviglie, ma sono solo le nostre idee a renderlo tale....la realtà potrebbe essere ben lontana dall' alone favoleggiante con cui si tende a idealizzarlo...ed io ne ho avuto una prova concreta. Qualcosa mi ha morso, veramente e con violenza. E' un fatto che non riesco a spiegare in termini "umani"...Nessun lupo di questa terra mi avrebbe mai attaccato...e se per pura casualità lo avesse fatto, ora non sarei qui a scrivere...Sicuramente c'è qualcosa "oltre" ...ed i funghi sono stati solo il mezzo assunto inconsapevolmente con il quale ho raggiunto e camminato in quello spazio, tra i fantasmi e le vicende irrisolte della mia vita. Oggi sono stato a caccia e tutto sembrava cambiato seppur uguale a prima. Ho ucciso un coniglio che era identico a tutti gli altri conigli, ma appariva diverso; ho camminato sulla solita erba degli altri giorni, ma pareva non fosse più la stessa. La mia percezione visiva dei contorni e dei colori, pur vedendoci benissimo, è assolutamente cambiata. Mi sento "svuotato" da assilli e timori...come se a guidare le mie mosse fosse un entità astratta che mi infonde una consapevolezza diversa, insolita, nuova. E' tutto così strano... |
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Post n°104 pubblicato il 01 Dicembre 2011 da UlteMirari
Ciò che è successo oggi ha indebolito tutte le mie più radicate convinzioni su me stesso e sull' esistenza in modo così profondo e repentino tanto da farmi dubitare della mia stabilità mentale. Questa mattina sono stato alla "valle calda", a poche centinaia di metri dal fortilizio ed appena attraversato il torrente ho raccolto decine di funghi che ho provveduto a far cuocere assieme ad un piccolo trancio di coniglio in padella, sulle fiamme del fuoco allestito nel patio. Subito dopo ho preso il mio "bastone" da pesca, un libro e mi sono avviato verso quelle meravigliose acque passando prima per il piccolo serraglio a far scorta di vermi...La giornata è stata splendida, al sole il maglione era più che sufficiente a proteggermi dal fresco e talvolta poteva anche apparire superfluo. Le rocce erano tiepidissime e l' aria frizzante, ma senza dar fastidio. Tenevo serrata la canna tra le ginocchia con la lenza a penzoloni, inghiottita dai piccoli gorghi in attesa della toccata buona e sfogliavo le pagine assorto nella lettura quando ad un tratto ho sentito un frigno, il piangere singhiozzante di un bambino provenire da una piccola radura dietro i massi. Mi sono alzato cautamente e ho sbirciato al di la delle grosse pietre.. Nel circoscritto prato antistante alla sponda vi era una bambina. Lo shock a quell' immagine è stato così forte da farmi vacillare e annebbiare la vista completamente. Non avevo più fiato ed ansimavo...le gambe non riuscivano a stare diritte. Mi sono avvicinato.. Era una bimba di circa cinque, sei anni... con un caschetto di capelli biondi....sopra due occhi azzurri come il cielo indossava un paio di occhiali da vista, con una lente più spessa dell' altra. Portava un vestitino disegnato a piccoli scacchi colorati lungo fino alle ginocchia e due sandaletti di pelle nera.. Era mia sorella da piccola. La mia piccola e dolcissima sorellina che per non so quale magia aveva fatto un salto a ritroso nel tempo e che allungando le braccine nell' intento di abbracciarmi cercava il calore del mio corpo e l' affetto in cui voleva consolarsi. L' ho osservata per interminabili minuti e poi l' ho stretta a me cingendola con forza...Percepivo le sue lacrime bagnarmi il volto, il profumo e la candida innocenza fraterna con la quale si aggrappava al mio collo...Poi, iniziai a sentirmi tra le dita che le sfioravano il faccino l' ispidezza di lunghi e folti peli..Il pianto divenne un mugolio atonico e disumano...A quel punto ho aperto le palpebre ed ho visto il muso di un lupo scagliarmisi contro il viso a fauci spalancate. Il forte dolore avvertito sulla guancia sinistra, tra la mascella e l' orecchio, è stato così acuto e lancinante da farmi svenire. Quando mi sono ripreso era già sera...ho capito immediatamente che quei funghi non erano quelli che credevo che fossero difatti, arrivato al fortilizio, ne ho avuto la conferma dal manuale di micologia. Ciò che ho ingerito è una variante della Psilocybe Semilanceata, un fungo psicotropo che nella prima fase della maturazione può essere facilmente confuso con decine di altre specie tra le quali il Marasmus...Mi sono dato dello stupido e del superficiale chiedendomi come avessi potuto commettere un così sciocco e grossolano errore. Sfogatasi la rabbia ho provveduto ad accertarmi dell' entità della ferita strappando una pagina bianca dal diario e applicandola sulla superficie dell' epidermide colpita. Ritratto il foglio, dopo averlo osservato, ho dovuto appoggiarmi mani al muro per non cadere a terra dall' emozione...marcata dal mio stesso sangue vi era impressa l' inequivocabile impronta dentale del morso di un grosso canide. |
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Post n°103 pubblicato il 27 Novembre 2011 da UlteMirari
E' la prima mattina da mesi che posso uscire dal fortilizio indossando solo il maglione... L' erba inizia a fare la sua comparsa, è corta e di color verde acceso, fresca della rugiada della notte. Mi è persino sembrato inutile accendere il falò ed ho consumato qualche boccone di trota avanzato da ieri stando seduto sul ceppo d' abete nel patio, all' aperto. Nei giorni a venire inizierò a preoccuparmi di trovare erbe e frutti selvatici per integrare la mia alimentazione, poverissima di verdure e frutta. I funghi che ho raccolto nella "valle calda" vengono definiti dal mio manuale come : "Marasmus Oreades" detti anche "Gambesecche" , sono commestibili e si dice anche apprezzati....un vantaggio ed una tranquillità in più di cui posso disporre. Oggi Sono stato sul torrente, con la canna, ed ho allamato due salmerini....avrei potuto continuare per ore pescando un sacco di pesce, queste acque ne sono ricchissime, ma ho voluto darmi un limite etico: catturare lo stretto necessario per la sopravvivenza e nulla di più; mi sembra di dovere , sia al luogo che a queste vite, almeno una pur minima forma di meritato rispetto. Sono tre giorni che non si vedono ne si sentono i lupi; probabilmente le femmine sono in gestazione e i maschi, troppo occupati nella caccia, non si curano di farsi scorgere. Il loro universo ruota attorno alle sole tre cose indispensabili ad un esistenza felice: cibarsi, accoppiarsi, difendersi. A me manca l' amore, l' affetto e la complicità di un altro essere umano che per i miei stessi motivi sceglie questa vita. Non è cosa da niente e un po', quando mi capita di pensarci, sento il peso di un angoscia frustrante, ci soffro. Tuttavia, come appuntò nel mio diario Donatien, "Mais rien n'est irréversible, tout peut changer. Pour l'instant il est."......"Niente è irreversibile, tutto può cambiare. Per il momento è così"....Ho a disposizione ancora quattro grossi pezzi di coniglio, domani mattina mi recherò a raccogliere funghi mentre il pomeriggio, sole permettendo, vorrei passarlo sul torrente a pesca, magari in compagnia di una buona lettura. |
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Post n°102 pubblicato il 24 Novembre 2011 da UlteMirari
Ho esplorato una nuova parte della valle. Si trova scendendo il letto del torrente, dove il corso vira repentinamente verso destra formando un raschio facilmente guadabile anche con i soli scarponi. Appena dopo questo ghiareto vi è una piccola piana che termina a ridosso delle rocce. Il clima, rispetto alle altre zone circostanti, è decisamente più mite ed umido. Disseminati ogni dove ho notato cumuli di escrementi animali che credo, con buona approsimazione, appartengano ad ungulati di grossa mole. Accanto ad essi sono cresciuti numerosissimi funghi dal cappello piccolo, di colore marroncino chiaro, beige e dal gambo sottilissimo, biancastro. E' un posto decisamente suggestivo, di una bellezza particolare, insolita e contrastante col resto del paesaggio. Ho passato le ore rimanenti del pomeriggio seduto su un macigno cercando di immaginare come avrebbe potuto trascorrere la sua vita un soldato di Roma giunto fin qua, centinaia d' anni or sono, in questa landa selvaggia e solitaria. La lotta continua per il cibo contro avversità di ogni tipo; la morsa del gelo, la disputa coi predatori....Almeno quattro mesi l' anno di puro inferno per uomini più temprati nel fisico di quelli attuali, ma senza il sostegno di alcun tipo di supporto tecnico. Per orientarsi le stelle, per nutrirsi la caccia. Li vedo armati di lance e di archi battere la foresta alla ricerca di prede, scuoiare e macellare cervi e cinghiali, spruzzati dal sangue, immersi nel caos delirante della folla......Sta calando la luce ed è meglio che mi avvii verso il fortilizio, la strada è breve, ma non conoscendola perfettamente vorrei muovere solo passi sicuri, evitando di inciampare e cadere. Prima di andarmene voglio raccogliere qualcuno di questi funghi...li studierò stasera con l' aiuto dei miei manuali, dopo aver cenato accanto al fuoco. |
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Post n°101 pubblicato il 21 Novembre 2011 da UlteMirari
Questa mattina ha piovuto molto e l' acqua ha fatto sciogliere quasi tutta la neve della piccola valle che mi ospita. ....sento il profumo della primavera in arrivo. Oggi pomeriggio è comparso un tenue sole e l' aria era appena tiepida, ma piacevolissima. Con un ramo di non so quale pianta ho costruito una rudimentale canna da pesca. L' ho spelato della corteccia e smussandolo con il coltello l' ho reso più sottile e leggermente conico. Legato il nylon con l' amo al suo apice ho sondato qualche buca del torrente. Non mi sono mai divertito così tanto in vita mia! Le trote abboccavano una dietro l' altra al boccone di vermi e nel giro di un paio d' ore ne ho catturate una decina... le ho portate immediatamente al fortilizio dove le ho eviscerate e fatte cuocere. Inutile dire che ne ho mangiato subito una gran parte, ancora calde, con la pelle leggermente croccante, abbrustolita dal fuoco. Una volta stabilito che dal giorno dopo, cioè da domani, non avrei più calato le lenze aspettando di recuperarle successivamente, bensì sarei andato sul greto del torrente con la canna guadagnando in tempo e in resa, mi sono posto una questione. Tutte le mie giornate sono vissute all' insegna di me stesso, conto unicamente "io". Io sono al centro del mondo, il fulcro attorno al quale sembra che debba ruotare questo universo....e se le cose non vanno come voglio che vadino mi arrabbio e mi deprimo. Per me in fondo sono unicamente e veramente importanti solo la mia pace, il mio cibo il mio riposo, le mie letture. Nulla è più pericoloso e mortale per l' anima che occuparsi continuamente di sè e della propria condizione, della propria solitaria insoddisfazione e debolezza. (Hermann Hesse) |
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Post n°100 pubblicato il 19 Novembre 2011 da UlteMirari
Ma io possiedo quella si chiama una "vera vita" e ne sono soddisfatto? Si.... Sono sempre stato convinto che questa sarebbe diventata migliore quando avrei finito gli studi, trovato un lavoro, mi sarei sposato e comprato casa. Immaginavo di poter raggiungere l ' apice della felicità quando sarei stato in grado di cambiare auto, far vacanze da sogno in posti esotici e non aver più bisogno di lavorare. Per tanti anni ho avuto il presentimento che la mia vita sarebbe presto cominciata, ma gli ostacoli, i debiti non risolti verso il mondo e verso me stesso, mi sono sempre apparsi così seccanti e fondamentalmente inutili che hanno iniziato a rendere odiosi sia i presupposti per arrivarci che il fine stesso. Ho capito che non c'è un mezzo per essere felici, ma che è la "felicità" il mezzo e qui, immerso in questa natura ostile, cruda e selvaggia quanto delicata e spettacolare, ho imparato a gustare ogni istante vissuto e a capire che il tempo non attende niente e nessuno, neanche se stesso. E allora ho cessato di aspettare di finire gli studi e di riniziarli, di cominciare a lavorare e di andare in pensione, di attendere il venerdì sera, la domenica mattina, di sposarmi, di divorziare, di fare pace e di litigare. Ho abbandonato l' idea di lasciare questa esistenza per rinascere nuovamente e ho capito che non c'è momento migliore per essere appagati che il presente, adesso, ora. La felicità e le gioie non sono delle mete, ma solo un lungo viaggio dentro di noi............ Sono seduto sul ceppo nel patio, mi guardo attorno. Saltando sui massi la volpe attraversa il torrente ed inizia ad aggirarsi nei dintorni del fortilizio. Annusa l' aria e mi vede. Mi alzo per osservarla meglio e lei, come se ne accorge, si volta e mi da la coda. Ad un certo punto spicca un balzo staccandosi dal terreno ad un altezza che ritenevo fosse inconcepibile per un animale dalle fattezze di un cane di taglia media... si tuffa a testa in giù e si rialza composta un secondo dopo con un topo tra le fauci. Trotterellando riattraversa l' acqua con in bocca la sua preda e sparisce tra i folti cespugli spogli che arginano la sponda opposta.... "Toccata e fuga in tempo presente": una lezione di pratica sul campo. |
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Post n°99 pubblicato il 17 Novembre 2011 da UlteMirari
Questo silenzio esprime profondità ed il tempo scorre tra azioni e pensieri con a disposizione tutto lo spazio di cui hanno bisogno per muoversi. Nulla viene interrotto se non le vite stesse... l' arcana magia che sovrasta questa terra la impermea del suo spirito e dona ad ogni cosa un sapore mistico, intenso ed intimo. Oggi pomeriggio sono stato nel bosco e ho ucciso due pasciuti conigli. Durante il ritorno mi sono accorto d' essere seguito. A debita distanza tre lupi e sono quasi certo che sono sempre i soliti che ebbi già modo di vedere in azione, ricalcavano i miei passi con fare composto in fila, l' uno dietro l' altro . Le mie prede, che tenevo capovolte serrandone le zampe posteriori con le mani, lasciavano defluire dalle bocche un sottile rivolo di sangue che macchiava come una tenue pennellata l' ormai leggero strato di neve. Mi voltavo e li vedevo spesso fermarsi ed annusare. Di me non hanno paura; non fuggono e neanche si mostrano guardinghi. Una volta giunto al fortilizio erano spariti; dissolti come apparizioni frutto di un allucinazione. Ho pulito i conigli dividendone il corpo in porzioni e ho tenuto le pelli. Voglio provare a farle essiccare anche se non so ancora cosa potrò mai farmene....il fatto è che di questi animali non voglio sprecare niente; una forma di rispetto che porto al loro sacrificio. Sono sceso al torrente e ho allamato due bellissime trote. Queste fantastiche acque non mi hanno mai fatto mancare cibo se non in casi davvero sporadici e si sono sempre rilevate una fonte essenziale per il mio sostentamento. Insomma, nel giro di due giorni ho ripreso i soliti ritmi senza nessuna difficoltà...e ciò mi ha infuso una sicurezza maggiore. Con l' arrivo della primavera le cose diventeranno più facili.... |
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Post n°98 pubblicato il 15 Novembre 2011 da UlteMirari
Questa mattina il risveglio è assomigliato a quello che si fa il primo giorno di ferie. Si prova la sensazione di esser giunti al meritato riposo, dopo mesi di fatiche, avvolti da una sorta di stasi catartica. Avrei dovuto far molto ed invece non avevo voglia di fare nulla. C' era il sole, il cielo terso ed ero d' ottimo umore....quale occasione migliore mi veniva offerta se non quella di passare almeno la mattinata immerso nelle mie letture? Nel pomeriggio sono sceso al mio bel torrente. I quattro spezzoni di nylon erano ancora intatti, ma sugli ami non si scorgeva la benchè minima traccia di qualche rimasuglio di verme. Così ho dovuto cercarne di nuovi scavando alcune buchette nel terreno lambito dall' acqua. Ne ho trovati diversi e ho dovuto ricostruire il piccolo "serraglio" in cui li metto per averne scorta. La riserva di cibo di cui dispongo è praticamente nulla: niente pesce, niente radici, funghi e niente carne....se non l' ultimissimo pezzo di quella secca, della grossezza di un pugno e totalmente insufficiente per saziarmi. Domani, armato di fionda e di pazienza, dovrò per forza di cose darmi alla caccia; il mio obbiettivo sono ancora una volta i "poveri" conigli che, se colti di sorpresa, attendendo le loro mosse nel più completo silenzio, sono prede abbastanza facili in quanto ben visibili e lente. Ho riacceso il mio bel falò ed il tepore unito al piacevole crepitare della legna da un senso casalingo a quest' ambiente, in realtà scarno ed assolutamente essenziale. Mi si chiudono gli occhi...e sono felice. |
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Post n°97 pubblicato il 13 Novembre 2011 da UlteMirari
Osservo la superficie del lago rotta dalle vistose bollate delle trote che salgono in superficie alla ricerca dei rari insetti. E' uno spettacolo meraviglioso del quale non riesco ad abbandonarne la visione...ma è tardi e se voglio giungere al fortilizio prima del crepuscolo devo sbrigarmi. Arrivo dalla parte opposta compiendo un tragitto simile ad un semicerchio quasi perfetto. Mi aspetta il lungo e scosceso pendio al termine del quale incrocerò il "bosco dei cinghiali.....da li in avanti l' ultima fatica sarà quella di scendere dalla terrazza di rami e radici e poi, seguendo un tragitto piuttosto lineare, sarò fuori dal bosco. Durante il cammino mi accorgo dello spuntare di piccoli germogli, anche le stallattiti appoggiate alle rocce sgocciolano copiosamente....il freddo sta mollando la sua morsa e credo che tra una quindicina di giorni potrò iniziare a godere dei primissimi tepori che preannunciano l' arrivo della primavera. Dopo diverse ore di percorso decido di sostare nel punto esatto dove mi procurai, suggerito dai suini selvatici, le gustose radici di piccoli arbusti sempreverdi. Voglio riposare un poco, mi siedo a cavalcioni di un tronco d' albero caduto. Guardandomi attorno non fatico a credere che questo sia davvero un parco nazionale. Prima di civilizzarmi, cioè quando ero ancora uno stupido selvaggio intrappolato in una vita succube ed incolore, i posti così li potevo ammirare solo in cartolina. I lupi li avevo visti in un recinto in Abruzzo e la lince solo in fotografia. In compenso macinavo chilometri d' asfalto chiuso in una bara a quattro ruote e respiravo smog trecentosessacinque giorni all' anno. La felicità era acquistare un nuovo insulso cellulare od uscire la sera per infilarmi in qualche locale di "tendenza". Si: tendenza all' idiozia. Sarò anche contradditorio e lunatico; evidentemente è nella mia indole, ma se questa è un esistenza che potrebbe apparire vuota perchè non ho altri contatti al di fuori che con me stesso e gli animali che popolano questa valle, quella di prima era forse migliore? No di certo...e sono ancor più convinto che la scelta intrapresa è, per quanto mi riguarda, la più azzeccata. Mi inoltro lungo quel sentiero battuto da me stesso, sono costretto a saltare una moltitudine di rigagnoli e di pozzanghere nei cui margini fangosi vi sono impresse impronte di animali, scorgo le prime cortecce intagliate dalla mia lama. Quando arrivo al "muro" mi sfilo lo zaino e lo butto di sotto. Scendo aggrappandomi alle radici che sporgono dal terreno. A sostenere il mio corpo mentre i piedi cercano nuovi appigli ci sono solo le mie braccia indolenzite. Una volta raggiunto il pianoro mi accascio sfinito. Mi do forza con un poco di carne secca; la rimanenza la voglio serbare per domani, giornata in cui mi dovrò riorganizzare per procurarmi nuovo cibo. E' pomeriggio inoltrato quando entro nell' abeteto, l' ultima tappa prima dell' arrivo. Mi accorgo che i miei passi sono sempre più affrettati e seguono il ritmo di una accellerata maratona...Ormai quella strada la conosco, mi è familiare come la trafficata via della città in cui vivevo e quindi dico a me stesso che posso osare. I polpacci spingono veloci, ho il fiato grosso e sento il cuore pomparmi nel collo. Esco dal bosco correndo, mi volto immediatamente a sinistra e finalmente vedo la mia casa, il fortilizio......illuminato dall' ultima spera di sole. |



