Community
 
a.bassa.voce
   
 
Blog
Un blog creato da a.bassa.voce il 23/02/2012

monologo in rosso

solitarie dicotomie in ordine sparso

 
 

AREA PERSONALE

 
web analytics
 

 

Tu...

Post n°228 pubblicato il 20 Maggio 2013 da a.bassa.voce

La reiterazione compulsiva di schemi preconfezionati leniva il fulgore di pensieri, istinti e slanci. Riuscivo a prevedere le prossime parole e i gesti che sarebbero venuti dopo con precisione scientifica. Non erano rimasti spazi da occupare con la fantasia, l'ingombro di un meticoloso copione da mettere in scena ci faceva somigliare  a marionette dai movimenti ossessivi piuttosto che a due amanti mossi da passione indomita che non sarebbe mai finita. A tuo dire, non al mio.

Così restavo estranea persino per quel letto in cui mi rivoltavo dentro con tutti i miei sensi. Stringata in abiti che mi fasciavano come argini assassini, l'ipertrofia emozionale soffocava dentro gemiti con cui non componevo il tuo nome. 
Mi ero posta un limite invalicabile oltre il quale si profilavano scenari di vuoti bulimici ed anoressie sentimentali che si susseguivano senza soluzione di continuità.  Le nostre voci stridenti, strozzate, ansimanti, mute erano fatte di parole dalle tinte sempre troppo forti il cui ritmo sincopato rendeva incomprensibile il senso di quell'esiguo dialogo. 
Il sesso a singhiozzi perpetrava la molestia della nostra presenza in una quotidianità già lisa e troppo sporca ed opaca per concedere alla notte e al giorno di alternarsi. Nell'oscuritá una torbida cadenza di pensieri perversi, rabbiosi, privi di buon senso, pudore, costringeva le viscere ad annodarsi per ostentare una dovuta, necessaria indifferenza.
Eravamo una di quelle strade che non portano da nessuna parte. Una strada asfaltata di bugie e costeggiata da alberi senza foglie.
Il sonno dentro gli abbracci era l'unica, incosciente verità.
Non ho mai osato chiederti cosa sognassi mentre ti dormivo addosso.
Domanda pretestuosamente inutile...

 

 
 
 

Eh...

Post n°227 pubblicato il 17 Maggio 2013 da a.bassa.voce

Mio carissimo, 

ho sempre vissuto di grandi passioni e fuggo via dalle dipendenze. Per questo ho buttato via le sigarette e ho preso te.
Ricordo bene quella sera. La luna era troppo bassa per restare distanti. Nell'arco di un sospiro, io sono finita tra le tue braccia e tu tra le mie lenzuola. Fu l'inizio delle mie notti insonni e dei tuoi giorni agitati.
Non stavo male. Era solo il preludio di un altro sfacelo e di uno spasmodico delirio.
Non arrabbiarti, ti prego. Non ammetterò mai di averti messo via come le sigarette. 
Nemmeno sotto tortura.


 
 
 

Io e il vento

Post n°226 pubblicato il 11 Maggio 2013 da a.bassa.voce

C'è un posto dove tira sempre vento.
E c'era una casa sul mare, a pochi metri dalla sabbia bianca.
Nel silenzio della notte, si udivano il canto di qualche cicala inquieta e lo sciabordio delle onde sulla battigia appiattita.
Suggestioni mediterranee.
L'Africa era il mio orizzonte nelle giornate e nelle notti più terse.

Ogni giorno, mia madre attendeva il calare del vento.
Al tramonto, indossava uno dei suoi caftani dai preziosi ricami dorati e, armata di scopa e paletta, si accingeva a compiere il rito della raccolta dei fiori di bouganville e di ibiscus che il vento aveva strappato via.
La cura del giardino era una delle passioni di mia madre.
Le ortensie che fiorivano impetuose in ogni dove e che suscitavano l'invidia del vicinato erano il suo orgoglio.
Nel frattempo, mio padre si rifugiava sotto il pergolato per ultimare le sue cose della giornata, borbottando e bofonchiando perché  non trovava i suoi occhiali da vista.
Mio fratello faceva avanti e indietro dalla cucina al divano, mangiando selvaggiamente  enormi pezzi di pane e chiedendo insistentemente notizie della cena.
Il più felice di questo quadretto dalle atmosfere crepuscolari era il cane che, finalmente, si ritrovava con tutta la famiglia riunita. Si divertiva a scorazzare per il giardino, inseguendo e litigando con la scopa di mia madre.Di tanto in tanto, faceva una puntatina a quella fessura del muro dove, anni prima, aveva visto una lucertola nascondersi. Vi guardava dentro ringhiando, poi vi lasciava la sua marca  del territorio.
Mia madre lo rimproverava durament e ripeteva che quel bastardo di razza era prepotente, cocciuto e strafottente come la sua padrona.
Ovvero, io.

Era stata una giornata di vento.
Uno di quei venti dalle folate violente.
Ululati che strappano e portano via, lontano.
Odio il vento.
E' la rabbia del Mondo per le umane bassezze.
Avevo trascorso quello strano giorno guardando le nuvole rincorrersi, macinando pensieri e masticando granelli di sabbia.
Finchè  non arrivò  finalmente il tramonto insieme alla quiete ed a quel senso di appagamento, generato dalle grandi e sofferte decisioni.
Era stato difficile.
Tanto.
Troppo.
Adesso, immobile, con le spalle dritte, guardavo il sole infuocato incedere nelle acque rosso-oro del mare ancora increspate ma non più  minacciose.
Attendendo il momento giusto.

Una folata ritardataria che aveva perso il passo del suo vento sollevò  i lembi del mio vestito, lasciandomi le gambe troppo scoperte.
Mia madre subito incalzò :" Non credi che questo vestito sia troppo corto per la tua età  ? E poi lo sai che non ti sopporto quando ti vesti di nero....Mi chiedo cosa indosserai quando morirò ".
Restai ferma, contunuando a guardare quel mare che portava all' Africa.
Mia madre non mi sopportava vestita di nero.
Mia madre, per dirla giusta, non mi sopportava affatto.
In un altro momento della mia vita, avrei raccolto la provocazione e sarei andata via.
Quel giorno sorrisi, senza guardarla.
Pensai alla Fata Morgana nei giorni di afa.
Cattedrali nel deserto.
Come tutti quei discorsi sugli uomini e l'amore quando ero ragazza ed ancora non sapevo.

"Si può  sapere a cosa pensi sempre? Non ho mai capito perché  pensi tanto...Resti ore senza dire una parola. Sei davvero un'asociale".
Quella donna dai capelli rossi temeva i miei silenzi molto più delle mie parole.
Considerava quel pacifico "stare zitta" in cui mi rifugiavo foriero di chissà quali sciagure.
Aveva ragione.
"stavo pensando che un giorno mi piacerebbe tornare a viveve lontano da qui...In un posto dove non conosco nessuno...dove non sono nessuno. Una città  bella, col mare." .
Mia madre si fermò  e poggi  la scopa al muro. Con gli occhi sereni, la guardai attendendo l'esplosione, immobile, trattenendo il respiro.
Ad un tratto, disse in un soffio: "Attendevo queste tue parole da anni. Ho sempre saputo che te ne saresti andata prima o poi. Tu non appartieni a questo mondo"
Restammo in silenzio, io fiera, lei rassegnata. Mia madre ha sempre saputo che quando dico "stavo pensando" vuol dire "ho già  deciso".
Andai via dopo poco.
Come il vento.

A mia madre

 
 
 

8 Maggio.

Post n°225 pubblicato il 08 Maggio 2013 da a.bassa.voce

In questo non-luogo siamo tutti "nessuno".

(l'irresistibile seduzione di una moltitudine che sembra infinita.

Bulimia di novità continue.

Inconsistenze)

 
 
 

7 Maggio

Post n°224 pubblicato il 07 Maggio 2013 da a.bassa.voce

Vi è sempre un "attimo prima che si spezzi un amore". Il tuo mondo all'improvviso crolla e diventa polvere. E tu, resti in piedi, immobile, con le braccia scivolate lungo il corpo, spoglia, senza occhi, senza voce. Coaguli di ricordi stringono la gola, macigni di ricordi, parole urlate, mormorate, sussurrate, mai dette, ti riempiono lo stomaco fino a toglierti la fame. Quell'attimo arriva. Dopo nulla è più lo stesso. Solo dolore, nostalgia, silenzio. 

 
 
 

Scacco matto

Post n°223 pubblicato il 06 Maggio 2013 da a.bassa.voce

Mia carissimo,

Sono impaziente di giocar un'altra partita. Da tempo non ho un degno avversario.

Non ti vedo da una vita, eppure mi pare tu ci sia da sempre. Non so davvero dove io sia adesso. Non ho un baricentro, la mia meta è questa stessa strada che non so dove conduca. E' deserta e si vede il mare, mi basta. Non mi sento persa, né perduta.

Sto per riammalarmi del mio solito male, lo sento nelle viscere.

Il bianco ed il nero di questa scacchiera mi confondono gli occhi, non so mai per quale dei due propendere. Ho una vera passione per lo "scacco matto" però.

 
 
 

4 Maggio

Post n°222 pubblicato il 04 Maggio 2013 da a.bassa.voce

Non ho più suoni acri raggrumati nella gola. La mia voce è tornata suadente. Ho i capelli più lunghi, riprenderò a fare faccende di casa. Potrai osservarmi fumando, mentre sistemo le tende, se saprai trovarti una finestra di fronte. 

 

 
 
 

2 Maggio

Post n°221 pubblicato il 02 Maggio 2013 da a.bassa.voce

L'anarchia di traiettorie mentali ed emozionali instabili appariva come un tentativo di depistaggio. L'esigenza di muovermi incondizionatamente seguendo il mio ritmo interiore faceva di me una donna difficile. Portavo quest'etichetta che un marchio che mi condannava alla solitudine.

 
 
 

30 Aprile

Post n°220 pubblicato il 30 Aprile 2013 da a.bassa.voce

L'aria era di nuovo calda, la luce dorata si poggiava sui mattini come seta. Le donne avevano di nuovo scoperto le gambe e sorridevano. Gli uomini guardavano e gli si leggeva in faccia ciò che pensavano.

Era una vecchia storia, come quella di Adamo ed Eva. Di certi tormenti non se ne può fare a meno in questa vita.

 
 
 

...

Post n°219 pubblicato il 28 Aprile 2013 da a.bassa.voce

Avevo scelto un mestiere difficile: essere donna. Quella sera, dopo aver letto con cura le sue parole intercalate da vuoti amplificati da virgole e punti che non scandivano nulla, per la prima volta provai indifferenza. Mi addormentai senza sogni. Al risveglio, con la luce del giorno che filtrava tra le persiane, mi apparve l'immagine della cenere vulcanica che copriva le cose fino a renderle opache, incolori. Mi alzai dal letto, senza fretta. Freddamente, mi aggirai tra paesaggi squallidi ricalcando i luoghi dove avevo commesso i crimini contro me stessa. Non era un ritorno ma una fine indolore. 

 

 
 
 

RITRATTO

Post n°218 pubblicato il 23 Aprile 2013 da a.bassa.voce

Ho un passato discutibile, confesso. Non sono certamente esemplare. Conservo giorni esecrabili e ricordi ignobili che sarebbe meglio dimenticare piuttosto che rimembrare. Sia pure per dovere di cronaca.
Ho pescato nel torbido, mi ci sono tuffata dentro, ho sguazzato, sollazzando, nel mio marciume. Ho avuto reazioni indegne. Ho frugato nella spazzatura per cercare cibo, come un gatto randagio. Mi sono riparata  dalle tempeste sotto i ponti. Ho cercato calore sul cofano delle macchine.  
Dimenticavo: avevo un pacco di profilattici nel secondo cassetto del comodino. Gli scheletri sono sempre nell'armadio, come in ogni casa che si rispetti, ben chiusi affinché restino dove sono. Ho il coraggio di dire chi sono, chi ero, chi non vorrei essere. 
Puoi accusarmi di molte cose ma non di essere ipocrita.

 

 
 
 

22 Aprile.

Post n°217 pubblicato il 22 Aprile 2013 da a.bassa.voce

Una nuova casa.

 

 
 
 

19 Aprile

Post n°216 pubblicato il 19 Aprile 2013 da a.bassa.voce

Vero. Non è nulla di più irriverente del silenzio. Amavo le pagine bianche, scritte a mano con inchiostro nero, da leggere in segreto, quando tutti dormivano. I tavoli su cui avevo scritto di me erano sempre stati bui. A volte, vi restavo appoggiata per ore a pensare, altre ci facevo l'amore respirando piano.

 
 
 

Epifanie

Post n°215 pubblicato il 16 Aprile 2013 da a.bassa.voce

"Perchè io, se penso di farti una carezza, mi sento il tuo culo tra le mani! E tu, non capisci un cazzo!!!" Così esordisti e così terminasti, tra la solita rabbia urlata per strada che attraeva l'attenzione dei passanti. Io ti fissai, gelida, senza dire una parola, finchè non cessasti anche di gesticolare e camminare nervosamente in quel metro quadro che stavi consumando insieme alle suole delle tue scarpe scure.

Mentre ti volgevo le spalle, succube dell'incomprensione e rassegnata dentro un mutismo che era come una fortezza, pensai che la tua cravatta era bellissima, che quelle parole erano una delle cose migliori che tu mi avessi mai detto e che eri tu che non capivi un accidenti. Mi restava l'innegabile certezza che, nella vita, è tutta questione di culo.

 

 

 
 
 

15 Aprile

Post n°214 pubblicato il 15 Aprile 2013 da a.bassa.voce

Distacchi, dissolvenze, dissonanze gremivano i giorni distorti da una mente distopica. Un brulichio sordo ed informe scandiva le ore deformandone la durata. Il mio tempo interiore fluiva con una cadenza senza cronologia dove il silenzio diventava improvvisamente affollato di rimbalzi, rigurgiti, sussulti, scatti, scivolate vertiginose. Non vi era pace in questa stasi ma solo una coercizione ad un'assoluta apatia. Un cinismo impassibile mi possedeva avidamente prosciugando persino i miei umori.

Sdrucciolevole: così era il mio quieto vivere. 

 
 
 

14 Aprile

Post n°213 pubblicato il 14 Aprile 2013 da a.bassa.voce

E poi, le ombre si staccarono dai muri e si stesero per terra, allungandosi fino a perdersi sulle basole oblique. La sera scese lentamente e coprì le cose come fosse una coperta morbida. Da lì a poco, i sensi iniziarono ad orchestrare geometrie perfette.
Mi accorsi che c'era bisogno di buio e di silenzio
Era la mia solita storia: quella di solitarie dicotomie in ordine sparso. 
Ma nessuno la conosceva veramente. Forse nemmeno io.


 
 
 

9 Aprile

Post n°212 pubblicato il 09 Aprile 2013 da a.bassa.voce

Infine, vi erano guarigioni lente e quelle miracolose. Quelle che seguivano il naturale decorso e quelle degli estremi rimedi. In ogni caso, le orme del passaggio del dolore restavano sul corpo martoriato dal male. 
Avevo sfregi esecrabili, accumulati nel tempo ed abilmente e debitamente occultati col mio fare da donna.
Mi restava la pretesa pretenziosa di mostrarmi al mondo ancora bella quando invece non lo ero piu'. 
Riuscivo a fare a meno di molte cose tranne che di me stessa e della presunzione di voler restare tale.

 
 
 

7 Aprile

Post n°211 pubblicato il 07 Aprile 2013 da a.bassa.voce

In fondo, cercavo qualcuno che mi prendesse dal lato giusto.

Forse però, avevo troppi lati. Era facile confondersi quando le mani percorrevano il perimetro del mio corpo.

 

 

 

 
 
 

Io

Post n°210 pubblicato il 05 Aprile 2013 da a.bassa.voce

Va bene. Sarò stata anche "degna di nota", ma vi era sempre qualcosa fuori posto in ciò che faceva parte di me. La sregolatezza del susseguirsi di proposizioni dettate dalla grammatica dell'anima e mai pronunciate aveva fatto di me un'edizione a fascicoli che non sarebbero mai diventati un libro. E poi, ero quella dei grandi incipit e delle fughe senza preavviso, senza ritorno. Non so perchè, quando e come ti sia convinto che ti avrei amato "per sempre".

 

 
 
 

4 aprile

Post n°209 pubblicato il 04 Aprile 2013 da a.bassa.voce

Mio carissimo,

Ballo per passione. E per non impazzire.

L'inguaribile vizio delle emozioni che celo sotto un vestito da sera e i tacchi alti di scarpe che luccicano nella notte. Un'infallibile maschera di certezze ed alterigia, a bella posta ostentate.

L'eccellenza della mente si sgretola miseramente quando le corde che trattengono le viscere iniziano a vibrare. Si diventa stupidi tutto d'un tratto, irrefrenabilmente.

Indosserò un vestito di organza a fiori tenui stasera. La primavera incipiente mi sottrae al buon senso. Ma io so nascondermi bene l'anima dietro parole di vetriolo e l'amore che finisce quando spunta il sole. Lo sai bene. 

(E mi si torce lo stomaco al pensiero...)

 

 
 
 
Successivi »
 
 

ULTIMI COMMENTI

Monologhina
Inviato da: ri-out
il 25/05/2013 alle 00:21
 
C'č un limite entro il quale il dolore diventa...
Inviato da: artchoker
il 24/05/2013 alle 23:48
 
Oh, sí che hai capito. :)
Inviato da: a.bassa.voce
il 24/05/2013 alle 07:09
 
non ci ho capito un cazzo, madame, o forse si.
Inviato da: YukaakuY
il 23/05/2013 alle 20:38
 
Ma infatti ho mollato anche lui!!! :))))))))
Inviato da: a.bassa.voce
il 23/05/2013 alle 20:22