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L'IMAM NON HA MINACCIATO LA SANTANCHE 

Post n°6 pubblicato il 11 Dicembre 2006 da ali_abu_shwaima

L’unità 24 ott.CORRADO FORMIGLIIl giornalista Sky che conduce Controcorrente e ha ospitato la deputata di An e Abu Shwaima

 

di Massimo Solani

«Si parlava di velo islamico e in studio c’erano a confronto due giovani donne straniere, una laica e una islamica. Da Milano, invece, c’erano in collegamento l’onorevole Santanché e Ali Abu Shwaima, venuto in trasmissione da noi altre volte. Un uomo che vive in Italia da molti anni, sicuramente un radicale, ma una persona che non si è mai contraddistinto per particolari fanatismi». Corrado Formigli è il conduttore di “Controcorrente”, la trasmissione di Sky nel corso della quale venerdì scorso è esploso il diverbio che, secondo il racconto di Daniela Santanché, si sarebbe concluso con una minaccia di morte rivoltale dall’imam di Segrate. Formigli, proviamo a ricostruire quanto accaduto... «Il comportamento di Ali Abu Shwaima è stato indubbiamente arrogante, ma sia detto chiaramente: in trasmissione non c’è stata alcuna minaccia di morte o nessuna accusa di “infedeltà” rivolta alla parlamentare di An. Dopo la conclusione, il battibecco è proseguito per altri cinque o sei minuti a telecamere spente, ma poi il collegamento con Milano è stato tagliato e da lì esiste solo il racconto della parlamentare. Cosa si siano detti non lo so». Nessun fuori onda che ha catturato quella scena? «Ce n’è soltanto uno che dura alcuni minuti ma non si sente nessuna delle cose denunciate dalla Santanché. Anche Magdi Allam, nel pezzo di domenica, attribuisce a Ali Abu Shwaima altre frasi, spiegando che non sono mai andate in onda. Frasi che io non ho mai sentito esattamente come non ho mai sentito la minaccia di morte: devo dedurne che anche quelle cose le abbia raccontate ad Allam la stessa Santanché». Ritiene quindi che qualcuno abbia sollevato un polverone eccessivo? «Facciamo chiarezza: Abu Shwaima ha sicuramente detto cose estreme, ma se passa il messaggio che le cose estreme diventano automaticamente minacce di morte inizio a preoccuparmi. Insomma, ho l’impressione che predisponendo la scorta per l’onorevole Santanché si sia fatto un passo eccessivo trasformando alcune parole, in una minaccia di morte. Sento nell’aria odore di esasperazione. Non si può ragionare per contrapposizioni: o sei un laico o sei un fondamentalista, o sei contro l’estremismo o sei un terrorista. Non esistono più sfumature e qualunque forzatura verbale è automaticamente presa come un attentato alla sicurezza. Forse è il caso di iniziare a ragionare anche sul diritto di sostenere tesi estreme. È una questione, anche questa, di libertà».


 

 

 
 
 

Post N° 5

Post n°5 pubblicato il 19 Novembre 2006 da ali_abu_shwaima

La vasta risonanza che giornali e tv hanno dato della vicenda che ha visto contrapposti l’on. Santanchè e il dott. Ali Abu Shwaima, mi sollecita ad esprimere alcune considerazioni, in quanto ritengo di avere gli elementi per esprimere un’opinione circostanziata e imparziale.

 

Conosco personalmente da quasi 10 anni il dott. Alì Abu Schwaima. Egli infatti abita a Pioltello e si è sempre distinto in città per il suo impegno sociale e civile. L’occasione della sua conoscenza è stata rappresentata da una richiesta all’Amministrazione Comunale di introdurre all’interno della mensa scolastica comunale una serie di indicazioni rispettose dei diversi usi alimentari dei musulmani. Già da questo primo momento è emersa la caratteristica principale della sua impostazione culturale: ci chiese di presentare questa richiesta in un incontro pubblico, rivolto a tutti i genitori dei bambini della scuola, italiani e stranieri. La sua azione è sempre stata dunque rivolta al dialogo, consapevole del fatto che tanto più forti sono le convinzioni di un uomo, politiche, morali, religiose, tanto maggiore deve e può essere la sua disponibilità al confronto con gli altri. Credo che questa considerazione rappresenti molto bene il pensiero e il comportamento di Alì Abu Schwaima, una persona che fa della sua fede un motivo di incontro con le persone e di rispetto per tutto il genere umano.

Da questo momento in avanti egli ha partecipato attivamente al percorso di costituzione della Consulta Interculturale di Pioltello (un territorio nel quale è rilevantissima la presenza di cittadini stranieri), organismo che ha presieduto per due anni e che, come ho avuto modo di dire più volte, è stato il primo di questo genere a costituirsi nella provincia di Milano (capoluogo compreso).

In questa veste, e anche in seguito, ha promosso numerose iniziative che hanno contribuito a favorire l’inserimento degli stranieri nel nostro tessuto sociale, e promuovere l’integrazione delle diverse culture presenti in città. Tra queste ricordiamo la serata dedicata all’Afghanistan, incentrata sulla denuncia dei crimini del regime talebano e della distorsione che questo compiva del più autentico messaggio dell’islam (iniziativa tenuta ben prima dell’11 settembre 2001!); le assemblee pubbliche sulla promulgazione della legge Bossi/Fini; l’incontro sul progetto di sostegno educativo ai bambini del campo profughi palestinese di Shu’Fat, a Gerusalemme, incontro nel quale erano presenti sia l’Autorità Palestinese che rappresentanti della comunità ebraica milanese; il ciclo di seminari sul diritto di voto degli stranieri alle elezioni amministrative.

 

Mi sorprende quindi molto il fatto che all’on. Santanchè sia affidata una scorta in seguito ad un dibattito avuto con il dott. Alì Abu Schwaima. E la stessa grande sorpresa ha colto le numerosissime persone che lo conoscono. Le stesse (di ogni colorazione politica) che hanno affollato la moschea di Segrate all’indomani del vile attentato a cui fu soggetto un paio di anni fa da parte di un individuo che lo accusava di eccedere nella sua ricerca del dialogo con il mondo occidentale!

 

Tutta questa distorta vicenda, mi dicono, nasce da un commento apparso sul Corriere della Sera il giorno dopo il dibattito televisivo, il cui il noto e prezzolato Magdi Allam sosteneva che Abu Schwaima aveva lanciato una “fatwa” alla Santanchè nel corso dello stesso dibattito. Se così fosse, numerose sarebbero le “fatwe” che pendono sul mio capo in seguito alle diverse occasioni in cui io e Abu Schwaima non eravamo d’accordo su qualcosa, e certo dovrei essere accompagnato da una nutrita scorta visto che mi aggiro continuamente per i luoghi frequentati dai musulmani…

 

L’on. Santanchè non deve temere altro che il suo pregiudizio. In un articolo apparso su La Repubblica (giovedì 19 ottobre) afferma che nel film “Il mercante di pietre”, la cui proiezione è stata organizzata da AN per discutere appunto di islam e occidente, si “..racconta la realtà, quella realtà che forse non tutti vogliono vedere”. Questi i commenti del presidente del suo partito, Gianfranco Fini, anch’egli presente alla proiezione: “E’ un film di propaganda becera” “E’ un film che sconsiglio vivamente a tutti” “Film come questo, infarciti di stereotipi sugli arabi, rischiano senz’altro di alimentare l’islamofibia qui da noi. Davvero non se ne sente il bisogno”.  

Invito l’on. Santanchè a presenziare alle sedute della Consulta Interculturale di Pioltello, in cui sono presenti due associazioni di donne musulmane: le aderenti di una portano il velo, quelle dell’altra no. Tutte loro dibattono in modo preparato e maturo delle diverse questioni affrontate (la scuola, l’integrazione, la sanità, la legislazione in materia di permessi, ecc.) Qualunque sia l’opinione che ciascuno ha degli usi e dei costumi degli altri, non è attraverso una nuova imposizione che si combatte una vecchia.

 

Mi auguro di aver contribuito, con queste brevi note, a favorire una maggiore comprensione dei fatti e delle posizioni espresse da ciascuno. Soprattutto però voglio sperare che le divisioni e i conflitti siano superati e sostituiti da una comune volontà di confronto e dialogo, nell’interesse generale della collettività.   

                                                                                                          Alberto Taetti

                                                                                              Consigliere comunale di Pioltello

                                                                       Assessore ai servizi sociali di Pioltello dal 1997 al 2006

 
 
 

Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 19 Novembre 2006 da ali_abu_shwaima

Donne senza foulard? Io non lancio fatwe, se la vedranno con Dio»

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MILANO — «Non lancio nessuna fatwa ». Ma accuse sì. E, come «provocazione», chiede subito di precisare una cosa: «Dovrei essere io ad avere la scorta, non la signora Santanchè». Ali Abu Shwaima respinge gli attacchi, anzi forza la mano: «Vorrei ricordare che il mio nome è già finito sui giornali, con tanto di indirizzo di casa. Sono stato indicato come uno che appoggia il terrorismo». Per lui la conseguenza è logica: «Chi corre i rischi maggiori?». L'imam della moschea di Segrate non ci sta proprio a passare per «estremista aggressore». Se c'è una vittima, dice, «sono io». Così annuncia querele: «Sono stato gravemente calunniato». Nel processo politico-televisivo, la sua linea di difesa è chiara: mai minacciato nessuno, mai lanciata una fatwa, mai sostenuto che le donne senza velo non siano musulmane. E la scorta all'onorevole Santanchè la spiega come «un'esagerazione. È una polemica creata ad arte per mettere in cattiva luce l'Islam». La Domenica In di Abu Shwaima non prevede dirette tivù. Nemmeno da telespettatore. Gli è bastata la serata da protagonista negli studi di Sky: «Questa discussione non fa altro che creare disordine sociale». Ci sono già le minacce sui muri della moschea, dice, a impensierirlo. E il medico giordano che guida la comunità religiosa, già accoltellato da uno squilibrato nell'aprile del 2004, su un punto non ammette repliche: «Io sono il musulmano più moderato che esista, di quelli veri, che hanno una parola sola». Per questo, dal telefono nel salotto di casa, ribadisce che è «stanco di essere presentato come una bestia nera: tutti mi conoscono, sanno che amo gli italiani». Eppure c'è di mezzo un velo, oggi, tra Abu Shwaima e gli italiani. Una distanza culturale: «L'ho detto e lo ripeto: è Dio a imporlo». E per l'imam, «le donne che non indossano il foulard non sono apostate da condannare. Libere di non farlo, insomma, ma sbagliano di sicuro e se la vedranno con Dio». È su questo che Abu Shwaima rimarca la distanza con l'onorevole Santanchè: «La signora sostiene il falso. È ignorante nel senso che non conosce il Corano». Ma la scorta, lo ribadisce, «che esagerazione!». D'altronde, in tv, «capita di dire parole accese, poi tutto dovrebbe finire lì». E invece: dibattito bis in Rai, prese di posizione politiche. Una bufera. Tanto che l'imam non esclude che «qualcuno voglia sentirsi minacciato...». Lei dice? «Dico che questa vicenda è un attacco deliberato contro i musulmani e contro le moschee. E che si vuole dare un'immagine negativa dell'Islam».

Armando Stella

23 ottobre 2006


 

 
 
 

Post N° 3

Post n°3 pubblicato il 19 Novembre 2006 da ali_abu_shwaima
 

 Signor Presidente della Repubblica,

                                    sono Ali Abu Shwaima, ho anni cinquantasei, sono venuto in Italia nel lontano 1969. Ero ragazzo, quando sono venuto in questo meraviglioso Paese dalla mia Patria, bagnata dal fiume Giordano, per studiare medicina. Qui mi sono laureato e qui ho messo le mie radici, per amore di questo bella Italia, la cui capitale si adagia su sette colli, come la mia Amman. Qui, dopo essermi sposato con una ragazza italiana, ho intrapreso, dopo la laurea e la specializzazione, la professione medica da cittadino e mi sono perfettamente integrato nella società italiana, nella sua cultura, nelle sue tradizioni, pur mantenendo la mia identità originaria di Musulmano, la qual cosa mi è garantita dalla Costituzione repubblicana, di cui Lei, Signor Presidente è il Supremo Custode. E’, infatti, per questa Sua posizione di Garante delle libertà conquistate dal Popolo italiano con la gloriosa Resistenza alla Dittatura liberticida, Resistenza guidata dagli amanti della libertà, tra i quali Ella, Signor Presidente, è annoverato in posizione di primo piano, che  a Lei mi rivolgo, certo che Ella vorrà prestare orecchio alle mie doglianze. Da quando ero studente mi sono preoccupato di educare all’integrazione e al dialogo gli studenti e le persone provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo, facendomi promotore, nel corso degli anni, della fondazione dell’Unione degli Studenti Musulmani in Italia, del Centro Islamico (di Milano), dell’Unione delle  Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia e sempre indirizzando i Musulmani che vivono in Italia verso il dialogo interculturale e interreligioso, in obbedienza  all’Islàm, che è un armonica fusione di equilibrio e moderazione.  Ho svolto una attività di  primo piano nella cooperazione con le autorità amministrative  del Comune di Milano, della Regione Lombardia e della Questura come membro della Consulta degli Stranieri; sono poi stato eletto Presidente del Coordinamento degli Stranieri della Regione Lombardia. Sono stato uno dei fondatori della Consulta interculturale della città di Pioltello. di cui ho tenuto la prima presidenza per elezione all’unanimità e anche la seconda. Come Presidente del Centro Islamico di Milano e Lombardia, sono membro del Forum per il Dialogo Interreligioso. Ho fatto parte della Commissione per la redazione della Carta dei Musulmani in Europa, sottoscritta dalla maggioranza delle Associazioni Islamiche in Europa a Vienna nella scorsa primavera, durante una cerimonia cui ha preso parte il Primo Ministro austriaco, nella sua veste di Presidente di turno dell’Unione Europea. Dopo questa schematica presentazione di me stesso, mi permetto di sottoporre alle Sua autorevole attenzione la vigorosa azione di moderazione da me svolta all’interno della Presenza Islamica durante la prima guerra del Golfo, che ha tranquillizzato la comunità musulmana, impedendo reazioni negative. Per questo ho ricevuto il ringraziamento dell’allora sindaco di Milano, on. Pillitteri. Mi sono adoperato in occasione dell’operazione Sfinge, su richiesta del Questore Serra, l’attuale Prefetto di Roma, per far capire ai Musulmani di Milano che l’Operazione era diretta solo contro persone determinate e non contro la Comunità. L’esito positivo dell’azione svolta ha avuto il riconoscimento dell’allora Prefetto, dott. Rossano, il quale  mi ha ricevuto nel suo Ufficio, per ringraziarmi dell’azione  svolta. Ho condannato, immediatamente, l’atto terroristico dell’11 settembre 2001 con un comunicato Stampa e in numerosi incontri televisivi e interviste giornalistiche. In occasione dei sequestri di giornalisti italiani in Iràq ho manifestato per chiedere la loro liberazione e, addirittura, ho offerto me stesso  in cambio della loro liberazione; infine ho pubblicamente espresso la mia condanna degli atti terroristici di Madrid e di Londra. Ultimamente, mentre in tutte le grandi città d’Europa si sono avute  vivaci manifestazioni di protesta per le vignette dissacratorie della figura del Profeta, questo non è avvenuto a Milano, nonostante i gesti provocatori dell’allora ministro Calderoli, grazie al lavoro svolto dal Centro Islamico, di cui sono Presidente, per non creare situazioni di disagio alla cittadinanza. Tutto questo e altro ha fatto di me l’immagine dell’Imàm moderato, di nome e di fatto.  Per la mia attività, durante questi anni, ho riscosso un generale apprezzamento positivo da Autorità religiose, civili,  politiche e culturali  di ogni livello, per cui una prestigiosa rivista mi ha inserito in una lista di stranieri considerati V.I.P. ( very important persons).  Per la mia linea moderata ho subito un attentato da parte di un fanatico esaltato estremista, che era intenzionato ad uccidermi per impedirmi di continuare nella direzione della realizzazione di un’area culturale-religiosa islamica nella luce del pluralismo democratico. che sta alla base della nostra società, area islamica che ha diritto all’esistenza nel variegato panorama culturale italiano. Tutto questo rappresenta, oggettivamente, e non a parole il mio amore per l’Italia e la mia devozione alla Repubblica, al servizio della sicurezza della quale ho messo tutta la mia vita, oltre a esercitare la professione medica, lavorando esemplarmente come specialista in una struttura sanitaria dell’ASL di Milano, per la realizzazione del diritto alla tutela della salute dei cittadini, garantito dalla Costituzione. Per tutto quanto sopra, e altro, ben dieci coltellate  ho subito nella mia carne il 18 aprile dell’anno 2004! Da qualche tempo sto ricevendo coltellate più devastanti di quelle ricevute dal fanatico; sono coltellate massmediatiche inferte con una caratura notevole di fanatismo anti-islamico e con venature evidenti di odio personale, da  un giornalista di origine egiziana, di nome Magdi Allàm, che imperversa con articoli, nei quali ha come obiettivo la demonizzazione della mia persona e dell’Islàm, con tale virulenza da far supporre che questa sua persecuzione abbia dei secondi fini; fini di interesse personale, al servizio dei quali mette menzogne e grossolane distorsioni della verità storica e dottrinale, costringendomi a tutelare il mio onore in sede giudiziale con due querele. Anche ultimamente, in occasione di una trasmissione televisiva, cui partecipava la signora, onorevole Santanché, con la quale ho avuto uno scontro verbale, nei toni usuali dei confronti televisivi tra esponenti di sponde diverse, il suddetto giornalista, in un suo pezzo nelle pagine di un quotidiano di importanza nazionale, mi metteva in bocca parole non dette, il cui significato è stato artificiosamente valutato come una minaccia di morte e, cosa incredibile, il ministro dell’Interno ha accordato la scorta alla onorevole, sulla base delle affermazioni calunniose del giornalista, che una semplice visione della registrazione può smentire categoricamente. Ho voluto, Signor Presidente, rivolgermi a Lei nella Sua veste istituzionale di Primo Cittadino della Repubblica e Rappresentante dell’Unità Nazionale, per presentarmi a tutti gli Italiani, affinché attraverso queste poche righe, che da tanti possono essere autorevolmente testimoniate, si sappia chi è veramente Ali Abu Shwaima.

Con doverosi ossequi e devozione a Lei come Supremo Magistrato della Repubblica nella mia qualità di cittadino, La saluto.

 

                                                           Ali Abu Shwaima

   

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

islam 

Post n°1 pubblicato il 19 Novembre 2006 da ali_abu_shwaima

io abu shwaima ho aperto questo blog per tutte le persone che sono interessate e curiose di sapere qualcosa di piu' sul ISLAM sono disponibile a rispondere a tutte le vostre domande.

 
 
 
 
 

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Un blog di: ali_abu_shwaima
Data di creazione: 19/11/2006
 

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