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| « islam | Messaggio #4 » |
Post N° 3Signor Presidente della Repubblica, sono Ali Abu Shwaima, ho anni cinquantasei, sono venuto in Italia nel lontano 1969. Ero ragazzo, quando sono venuto in questo meraviglioso Paese dalla mia Patria, bagnata dal fiume Giordano, per studiare medicina. Qui mi sono laureato e qui ho messo le mie radici, per amore di questo bella Italia, la cui capitale si adagia su sette colli, come la mia Amman. Qui, dopo essermi sposato con una ragazza italiana, ho intrapreso, dopo la laurea e la specializzazione, la professione medica da cittadino e mi sono perfettamente integrato nella società italiana, nella sua cultura, nelle sue tradizioni, pur mantenendo la mia identità originaria di Musulmano, la qual cosa mi è garantita dalla Costituzione repubblicana, di cui Lei, Signor Presidente è il Supremo Custode. E’, infatti, per questa Sua posizione di Garante delle libertà conquistate dal Popolo italiano con la gloriosa Resistenza alla Dittatura liberticida, Resistenza guidata dagli amanti della libertà, tra i quali Ella, Signor Presidente, è annoverato in posizione di primo piano, che a Lei mi rivolgo, certo che Ella vorrà prestare orecchio alle mie doglianze. Da quando ero studente mi sono preoccupato di educare all’integrazione e al dialogo gli studenti e le persone provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo, facendomi promotore, nel corso degli anni, della fondazione dell’Unione degli Studenti Musulmani in Italia, del Centro Islamico (di Milano), dell’Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia e sempre indirizzando i Musulmani che vivono in Italia verso il dialogo interculturale e interreligioso, in obbedienza all’Islàm, che è un armonica fusione di equilibrio e moderazione. Ho svolto una attività di primo piano nella cooperazione con le autorità amministrative del Comune di Milano, della Regione Lombardia e della Questura come membro della Consulta degli Stranieri; sono poi stato eletto Presidente del Coordinamento degli Stranieri della Regione Lombardia. Sono stato uno dei fondatori della Consulta interculturale della città di Pioltello. di cui ho tenuto la prima presidenza per elezione all’unanimità e anche la seconda. Come Presidente del Centro Islamico di Milano e Lombardia, sono membro del Forum per il Dialogo Interreligioso. Ho fatto parte della Commissione per la redazione della Carta dei Musulmani in Europa, sottoscritta dalla maggioranza delle Associazioni Islamiche in Europa a Vienna nella scorsa primavera, durante una cerimonia cui ha preso parte il Primo Ministro austriaco, nella sua veste di Presidente di turno dell’Unione Europea. Dopo questa schematica presentazione di me stesso, mi permetto di sottoporre alle Sua autorevole attenzione la vigorosa azione di moderazione da me svolta all’interno della Presenza Islamica durante la prima guerra del Golfo, che ha tranquillizzato la comunità musulmana, impedendo reazioni negative. Per questo ho ricevuto il ringraziamento dell’allora sindaco di Milano, on. Pillitteri. Mi sono adoperato in occasione dell’operazione Sfinge, su richiesta del Questore Serra, l’attuale Prefetto di Roma, per far capire ai Musulmani di Milano che l’Operazione era diretta solo contro persone determinate e non contro la Comunità. L’esito positivo dell’azione svolta ha avuto il riconoscimento dell’allora Prefetto, dott. Rossano, il quale mi ha ricevuto nel suo Ufficio, per ringraziarmi dell’azione svolta. Ho condannato, immediatamente, l’atto terroristico dell’11 settembre 2001 con un comunicato Stampa e in numerosi incontri televisivi e interviste giornalistiche. In occasione dei sequestri di giornalisti italiani in Iràq ho manifestato per chiedere la loro liberazione e, addirittura, ho offerto me stesso in cambio della loro liberazione; infine ho pubblicamente espresso la mia condanna degli atti terroristici di Madrid e di Londra. Ultimamente, mentre in tutte le grandi città d’Europa si sono avute vivaci manifestazioni di protesta per le vignette dissacratorie della figura del Profeta, questo non è avvenuto a Milano, nonostante i gesti provocatori dell’allora ministro Calderoli, grazie al lavoro svolto dal Centro Islamico, di cui sono Presidente, per non creare situazioni di disagio alla cittadinanza. Tutto questo e altro ha fatto di me l’immagine dell’Imàm moderato, di nome e di fatto. Per la mia attività, durante questi anni, ho riscosso un generale apprezzamento positivo da Autorità religiose, civili, politiche e culturali di ogni livello, per cui una prestigiosa rivista mi ha inserito in una lista di stranieri considerati V.I.P. ( very important persons). Per la mia linea moderata ho subito un attentato da parte di un fanatico esaltato estremista, che era intenzionato ad uccidermi per impedirmi di continuare nella direzione della realizzazione di un’area culturale-religiosa islamica nella luce del pluralismo democratico. che sta alla base della nostra società, area islamica che ha diritto all’esistenza nel variegato panorama culturale italiano. Tutto questo rappresenta, oggettivamente, e non a parole il mio amore per l’Italia e la mia devozione alla Repubblica, al servizio della sicurezza della quale ho messo tutta la mia vita, oltre a esercitare la professione medica, lavorando esemplarmente come specialista in una struttura sanitaria dell’ASL di Milano, per la realizzazione del diritto alla tutela della salute dei cittadini, garantito dalla Costituzione. Per tutto quanto sopra, e altro, ben dieci coltellate ho subito nella mia carne il 18 aprile dell’anno 2004! Da qualche tempo sto ricevendo coltellate più devastanti di quelle ricevute dal fanatico; sono coltellate massmediatiche inferte con una caratura notevole di fanatismo anti-islamico e con venature evidenti di odio personale, da un giornalista di origine egiziana, di nome Magdi Allàm, che imperversa con articoli, nei quali ha come obiettivo la demonizzazione della mia persona e dell’Islàm, con tale virulenza da far supporre che questa sua persecuzione abbia dei secondi fini; fini di interesse personale, al servizio dei quali mette menzogne e grossolane distorsioni della verità storica e dottrinale, costringendomi a tutelare il mio onore in sede giudiziale con due querele. Anche ultimamente, in occasione di una trasmissione televisiva, cui partecipava la signora, onorevole Santanché, con la quale ho avuto uno scontro verbale, nei toni usuali dei confronti televisivi tra esponenti di sponde diverse, il suddetto giornalista, in un suo pezzo nelle pagine di un quotidiano di importanza nazionale, mi metteva in bocca parole non dette, il cui significato è stato artificiosamente valutato come una minaccia di morte e, cosa incredibile, il ministro dell’Interno ha accordato la scorta alla onorevole, sulla base delle affermazioni calunniose del giornalista, che una semplice visione della registrazione può smentire categoricamente. Ho voluto, Signor Presidente, rivolgermi a Lei nella Sua veste istituzionale di Primo Cittadino della Repubblica e Rappresentante dell’Unità Nazionale, per presentarmi a tutti gli Italiani, affinché attraverso queste poche righe, che da tanti possono essere autorevolmente testimoniate, si sappia chi è veramente Ali Abu Shwaima. Con doverosi ossequi e devozione a Lei come Supremo Magistrato della Repubblica nella mia qualità di cittadino, La saluto. Ali Abu Shwaima
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il 28/09/2009 alle 21:41
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