
L'assessore lombardo Bresciani attacca le misure del governo per contenere la spesa sanitaria
di Andrea Accorsi
Assessore Bresciani, lei ha proposto un patto fra le Regioni virtuose per scaricare i tagli alle risorse per la sanità sulle Regioni sprecone: per parare quali rischi e con quali prospettive di sviluppo?
«I tagli di cui ci ha parlato il ministro Balduzzi hanno come obbiettivo generale la riduzione del finanziamenti, e quindi dei costi, del Servizio sanitario nazionale (Ssn) e sono quelli decisi a suo tempo dal ministro Tremonti - risponde Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Regione Lombardia -. Io non discuto sull’obbiettivo, però sappiamo che ci sono Regioni sprecone. Quindi è giusto tagliare i fondi a loro, così non sprecheranno più risorse».
Che cosa mette in discussione del piano annunciato da Balduzzi?
«Il modo in cui il ministro ci ha fatto capire che intende applicare i tagli: non tagli orientati alle Regioni sprecone ma tagli longitudinali, che vanno a colpire anche le Regioni virtuose che a differenza delle altre hanno fatto contenimento dei costi impropri. È una cosa ingiusta, perché le Regioni virtuose non possono essere castigate come quelle che non lo sono».
In che misura i tagli annunciati colpiranno la Lombardia?
«È un taglio pesante. Le indicazioni del ministro, da lui definite ineludibili, riguardano tagli per 2,5 miliardi nel 2013 e per 5 miliardi nel 2014. In Lombardia saranno di 407 milioni nel 2013 e di 815 milioni nel 2014. Noi abbiamo il bilancio in pareggio da otto anni e abbiamo erogato il 10% delle prestazioni a cittadini di altre regioni. Eppure vedremo ridotto il finanziamento di 1,222 miliardi, pari all’8% di quello attuale, come una Regione sprecona, perché il principio si basa sul numero di abitanti».
Quali sono i rischi dei tagli lineari?
«Le Regioni virtuose, cioè in parità di bilancio (oltre alla Lombardia Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Sudtirolo, nda), contano circa 20 milioni di persone. Tagliare risorse qui per tappare i “buchi” degli altri crea una situazione pericolosissima per la nostra parità di bilancio e per non tagliare i servizi senza aggiungere altri ticket».
Quali soluzioni propone per non rimanere “blindati” fino al 2015 dalle politiche centraliste del governo?
«Vogliamo costituire un gruppo di Regioni che dovrà difendersi, altrimenti subirà questi tagli anziché un taglio intelligente, chirurgico, misurato. Faremo ancora una politica di contenimento dei costi impropri, cercandoli con la lanterna di Diogene o con il microscopio elettronico. Per noi è una sfida. Agiremo sull’appropriatezza delle prestazioni con ancora più scrupolo e determinazione, e renderemo corrresponsabili i cittadini perché non ci chiedano prestazioni non necessarie né alla cura né alla diagnosi.
«Abbiamo poi introdotto il concetto di ospedali come erogatori di funzioni sul territorio, evitando sovrapposizioni o servizi con bassi volumi, sempre con l’obbiettivo di fornire maggiori servizi con contenimento dei costi. E abbiamo creato l’area dei pazienti subacuti, con maggiori servizi postoperatori attraverso un sistema di telemedicina da casa, che l’industria dovrà sviluppare per svuotare le corsie di degenza: si creano così occasioni di avanzamento tecnologico, posti di lavoro, incremento del Pil. Insieme alla prevenzione, ecco tutti i passaggi che ci serviranno».
E se non basterà ancora?
«Se non riusciremo a contenere i costi obbedendo, pur non condivendoli, ai princìpi generali del ministro, dovremo andare a toccare i ticket, sempre come indicato dal ministro. Ma ciò significa creare la miseria. Penso soprattutto ai pensionati e alle fasce più deboli. Il 70% dei nostri pazienti è esente dal pagamento di ticket. Toccarli sarà l’ultima spiaggia, a partire dalle fasce di alto reddito».
In che modo fate leva sul sistema produttivo?
«L’alleanza con l’industria farmaceutica e dei dispositivi medici è mirata a trovare un punto di utilità comune per affrontare in sinergia le politiche restrittive che ci vengono imposte, con appositi tavoli che saranno istituiti a partire tra pochi giorni. Il nostro sostegno alle industrie si traduce anche nel pagamento delle forniture a 90 giorni, talvolta a 60. Tempi ben diversi da quelli di altre regioni.
«L’alleanza con il sistema universitario per sviluppare ricerca e creare posti di lavoro e Pil; l’alleanza con l’industria; eventuali operazioni con Finlombarda per sostegni economici e finaziari: queste sono le nostre proposte. Sempre che non si costituisca un gruppo di Regioni che si ribelli a questa ingiusta gabella».
Perché ritiene un errore la liberalizzazione delle farmacie?
«Perché estendere a un numero più alto di farmacie il mercato significa ridurre i guadagni di quelle farmacie che operano attualmente, dal momento che il consumo non può aumentare. Ho chiesto ai miei dirigenti di fare simulazioni sugli effetti negli equilibri economici di ciascuna farmacia: sopravviveranno, o invece senza guadagni sufficienti si scateneranno fenomeni inappropriati di maggior consumo “spintaneo” di farmaci? In questo caso, ci sarebbe un’ulteriore spesa per il Sistema sanitario. In laternativa, si creerà povertà al sistema Paese».
Cosa sarebbe meglio che facesse il governo in questo particolare settore merceologico?
«Dal punto di vista politico-tecnico, vorrei simulazioni che chiederò di fare ai direttori tecnici in conferenza Stato-Regioni: di quanto si ridurrà il guadagno per ogni singola farmacia per effetto di questa apertura? Fino a che non si prova che questo provvedimento è sostenibile, io sono contrario, perché devo avere la dimostrazione che è utile al cittadino. E noi lavoriamo per i cittadini, non per altri».
dalla Padania del 16.1.12
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