
Il pacchetto Maroni pone fine all’era delle truffe per ottenere facili permessi di soggiorno. Le questure confermano, il 60% delle unioni miste è combinata per speculare e ottenere ricongiungimenti
di Andrea Accorsi
C’è chi dice siano il 20 per cento, chi addirittura la metà. Altri alzano la percentuale fino al 60%. Quel che è certo è che sono migliaia i matrimoni misti - quelli contratti da uno sposo di nazionalità italiana con uno straniero - celebrati nel nostro Paese che nascondono interessi e speculazioni che niente hanno a che vedere con l’amore né con la solenne promessa di aiutarsi nella buona e nella cattiva sorte finché morte non li separi.
Intendiamoci: non dietro tutti questi matrimoni, che da alcuni anni registrano un vero e proprio boom, si celano secondi fini. Lungi dal fare di ogni erba un fascio, bisogna distinguere tra chi corona sinceramente il proprio sogno d’amore e chi, invece, rincorre meri scopi materiali. Come un permesso di soggiorno a tempo record e, un domani, la sospirata cittadinanza italiana con tutti gli annessi e connessi.
Che, all’atto pratico, vuol dire: il ricongiungimento con una schiera di parenti vicini e lontani (all’incirca quindici persone per ogni nuovo cittadino “italianizzato”) e un bel vitalizio minimo di 400 euro al mese. A godere di questa rendita parassitaria sarebbero almeno in 70 mila, per una spesa che grava sulle casse dello Stato per poco meno di 30 milioni di euro al mese.
È contro questa greppia ingiustificata, e contro i sostanziosi ricavi che ne derivano per le organizzazioni che gestiscono i matrimoni di comodo, che si scaglia il decreto sicurezza voluto dal ministro Roberto Maroni laddove vieta non i matrimoni misti in generale (come a certa sinistra piace intendere per blaterare di “ritorno alle leggi razziali” e simili amenità), bensì quelli la cui finalità è solo regolarizzare la condizione di clandestinità del coniuge straniero. Di qui l’obbligo per il promesso sposo extracomunitario di presentare un titolo di soggiorno valido ai fini della richiesta di matrimonio. Ma anche la disposizione in base alla quale lo straniero che sposa un italiano acquisirà la cittadinanza italiana dopo due anni di residenza nella Penisola e non più dopo soli sei mesi. Senza contare la drastica stretta sui ricongiungimenti familiari.
Le cifre che pubblichiamo in queste pagine sono eloquenti più di tante parole. Dal 1996 al 2007 (anno cui si riferiscono gli ultimi dati resi disponibili dall’Istat) le nozze miste hanno registrato un vero e proprio boom, raddoppiando in appena cinque anni per continuare poi una crescita che pare inarrestabile. Due anni fa hanno superato quota 23 mila, sfiorando il 10% del totale. La provincia con più matrimoni “senza frontiere” (secondo un rapporto Istat pubblicato nel 2008) è Imperia, con il 15,4%; segue Trieste con il 14,9 per cento.
Di queste unioni, solo una piccola parte (circa il 15 per cento) sono celebrate con rito religioso, e già questo dovrebbe far scattare un campanello d’allarme. Davanti a sindaci e assessori si ritrovano così la stragrande parte di quanti vogliono impalmare un italiano o un’italiana: nel primo caso, si tratta spesso di donne dell’Est Europa; nel secondo, di nordafricani e albanesi. L’amore non conosce confini? Sì, ma d’immoralità. Perché ben l’80% di queste nozze fasulle è destinato a naufragare presto, contro una media di poco inferiore al 50% per quelle contratte tra italiani. Ancora, e sono dati Censis del dicembre scorso, tra il 2001 e il 2006 le separazioni delle coppie miste hanno subìto un’impennata pari al 42%, contro un aumento del 3,2% per le coppie della stessa cittadinanza. Altri segnali che l’amore c’entra davvero poco, se non nulla.
I casi più frequenti sono quelli di badanti dell’Est che circuiscono i più sprovveduti dei nostri anziani, guardacaso sempre benestanti, che sono chiamate ad assistere: in realtà mirano a mettere le mani sui loro patrimoni. Dall’altra metà del cielo, le donne con cittadinanza italiana sono rincorse da “fidanzati” stranieri al solo scopo di ottenere la cittadinanza e poter così uscire dalla loro condizione di clandestini.
Difficile quantificare i matrimoni col vizietto dell’inganno. L’Ami, Associazione matrimonialisti italiani, stima siano uno su cinque. A Milano le forze dell’ordine che tengono sotto osservazione il fenomeno elevano la percentuale alla metà: in cifre, centinaia all’anno. Ma a livello nazionale si parla del 60%. Il conto è presto fatto: ogni anno, tra i 5 e i 14 mila immigrati e immigrate intascano gruzzoli altrui, vitalizi statali e passaporto tricolore. Con un semplice “sì, lo voglio”.
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«Sono diventati una pagliacciata, ma ora la ricreazione è finita»
L’avvocato Gassani, presidente dei matrimonialisti: contro le truffe servono maggiori controlli e più serietà
«Il matrimonio sta diventando una vera e propria pagliacciata, ed è un andazzo che si verifica quasi solo in Italia. Ma oggi c’è maggiore controllo, possiamo dire che la ricreazione è finita». Nella sua carriera l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione matrimonialisti italiani, ne ha viste tante. Ad esempio quell’arzillo nonnino bolognese che voleva sposare una ragazza romena di 50 anni più giovane: peccato che i familiari glielo abbiano impedito. O quella donna di 85 anni che, a Torino, ha sposato un transessuale tunisino di 28. «I matrimoni misti in italia in media sono più di 20 mila all’anno, quindi negli ultimi dieci anni se ne contano 200 mila, cui si aggiungono 280 mila convivenze more uxorio. Di questi, il 10% è celebrato tra anziani ottantenni e badanti dell’Est o sudamericane che hanno fino a 60 anni in meno. Un fenomeno gestito da organizzazioni criminali: per questo sono in corso indagini delle Procure di Milano e Torino per verificare quanti sono».
Gassani sottolinea come a lucrare sull’istituto del matrimonio non siano solo clandestini in cerca di regolarizzazione e cittadinanza, ma anche donne a caccia di anziani da turlupinare. «Si tratta sempre di anziani benestanti, mai con la pensione minima. Negli ultimi anni, soprattutto a Roma, c’è stato un aumento di procedure di annullamento del matrimonio. Questo non significa che ogni matrimonio misto sia fasullo o destinato a fallire; ma è certo che si tratta di un istituto in crisi: fallisce nel 70% dei casi».
L’Associazione matrimonialisti non incoraggia questo tipo di unioni. «Vogliamo che diventino una cosa seria - ribadisce Gassani - con corsi prematrimoniali volti a sensibilizzare italiani e stranieri al reciproco rispetto. Pensiamo poi ai grossi problemi cui vanno incontro le donne che sposano un nordafricano: mancano convenzioni internazionali per la tutela dei minori, se sottratti alla madre è difficilissimo riportarli in Italia».
Secondo i dati in possesso dell’associazione, nel 20% dei casi i matrimoni misti sono combinati a scopi estranei a un’unione duratura di destini fondata sull’amore. «A Modena - ricorsa Gassani - in un giorno sono stati bloccati tre matrimoni di stranieri che non conoscevano neppure il nome delle mogli... E poi ci sono tanti anziani che sposano la loro badante perché sono soli, ma anche vittime di circonvenzione d’incapace. Ci sono ragazzine che talvolta li convincono a lasciare le loro mogli anziane, e siccome la comunione dei beni è in vigore solo dal 1975 quelle donne magari non sono proprietarie di nulla e finiscono per essere abbandonate e truffate a loro volta».
Gassani concorda con il giro di vite sui matrimoni-truffa avviato dal Governo attraverso il ddl sicurezza. «Assolutamente sì, è nei fatti che queste diposizioni rappresentano una svolta. Resta il punto che gli anziani non sono tutelati sul piano economico, affinché non siano oggetto di sfruttamento da parte di giovani senza scrupoli».
A. A.
dalla Padania del 30.7.09
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