Community
 
accorsiferro
Sito
Foto
   
 

Un po' di noi...

Libri, articoli e altro di Andrea e Daniela

 

I NOSTRI LIBRI

- Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (NOVITA' 2013)

* * * * * * * * * * * * * * * *

- Le famiglie più malvagie della storia (2011, II edizione)

* * * * * * * * * * * * * * * *

- 101 personaggi che hanno fatto grande Milano (2010)

  

* * * * * * * * * * * * * * * *

- Il grande libro dei misteri di Milano risolti e irrisolti (2006, III edizione)

 

* * * * * * * * * * * * * * *

- Milano criminale (2005,  esaurito)

 

Per maggiori dettagli, vai al Tag Libri e pubblicazioni

 

I LIBRI DI DANIELA

- Le grandi donne di Milano (2007, II edizione)

  

- L'eterno ritorno, un pensiero tra "visione ed enigma" (2005)

 

I LIBRI DI ANDREA

- Bande criminali (2009) 

* * * * * * * * * * * * * * * *

- I grandi delitti italiani risolti  o irrisolti (2005, esaurito)

* * * * * * * * * * * * * * * *

 - La sanguinosa storia dei serial killer (2003, esaurito)

 

 

TAG

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

alessandro_marcolintoni80_amariantodorobellermanLefe.dyrossella0964Odile_Genetdolcesettembre.1SEMPLICE.E.DOLCEfrank572008letizia_arcuriaishalunabobkmkaccorsiferro
 

ULTIMI COMMENTI

Grazie!! sia dell'augurio che dell'impegno
Inviato da: accorsiferro
il 04/04/2013 alle 19:30
 
In bocca al lupo per il libro! Lo leggerò volentieri.
Inviato da: ApeMayaDeiFiori
il 04/04/2013 alle 17:28
 
Perfettamente d'accordo.
Inviato da: accorsiferro
il 01/03/2013 alle 17:38
 
questo onest'uomo per farci piangere lacrime amare ha...
Inviato da: afrikano
il 01/03/2013 alle 14:29
 
Eh, mala tempora currunt...
Inviato da: accorsiferro
il 12/11/2012 alle 16:40
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2013 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 

FACEBOOK

 
 

AREA PERSONALE

 

 

Oggi e domani MILLE GAZEBO in piazza contro lo IUS SOLI e i CLANDESTINI

Post n°1428 pubblicato il 18 Maggio 2013 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

Carroccio mobilitato in tutto il Nord. Bernardini sfida la Kyenge ad un confronto sui contenuti: «Altro che eliminare il reato, serve un embargo»

di Andrea Accorsi

http://www.lapadania.net/articoli/oggi_e_domani_mille_gazebo_in_piazza

contro_lo_ius_soli_e_i_clandestini.php

dalla Padania del 18.5.13

 

 
 
 

Maroni: Grillo ormai è un disco rotto, sotto l’insulto NIENTE

Post n°1427 pubblicato il 18 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«Il leader M5s ossessionato da Berlusconi come tutti i suoi amici sinistri». Pdl: se Silvio ineleggibile, dimissioni  in massa

di A. A.

http://www.lapadania.net/articoli/maroni_grillo_ormai_egrave_un_disco_rotto

_sotto_linsulto_niente.php

dalla Padania del 18.5.13

 
 
 

Mille gazebo al Nord «Giù le mani dal reato di clandestinità»

Post n°1426 pubblicato il 17 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Salvini: «Faremo un sondaggio-referendum per dimostrare al ministro Kyenge che il popolo non è con lei». In Lombardia distribuiti volantini con quanto è già stato fatto da Maroni in Regione

di Andrea Accorsi

http://www.lapadania.net/articoli/mille_gazebo_al_nordgiugrave_le_mani_dal_

reato_di_clandestinitagrave.php

 
 
 

Il killer col PICCONE era fra i violenti della guerriglia esplosa due anni fa a BARI

Post n°1425 pubblicato il 17 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Mada Kabobo incastrato da una fotografia e da un rapporto della polizia dopo una giornata di battaglia

di A. A.

http://www.lapadania.net/articoli/il_killer_col_piccone_era_fra_i_violentidella_guerriglia_

esplosa_due_anni_fa_a_bari.php

 
 
 

Tre morti e due feriti, il bagno di sangue del ghanese a Milano

Post n°1424 pubblicato il 15 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

 

La terza vittima è Ermanno Masini, il pensionato di 64 anni assalito mentre portava a spasso il cane. L’uomo aveva appena perso la moglie

di A. A.

 

È di tre morti il bilancio definitivo del folle raid di Mada “Adam” Kabobo, il ghanese di 31 anni irregolare e con precedenti che, armato di un piccone, ha rapinato indisturbato per oltre un’ora i passanti nel primo mattino di sabato a Milano Niguarda. Dopo Alessandro Carolé, il quarantenne disoccupato aggredito davanti a un bar-gelateria, e Daniele Carella, il giovane di 21 anni che era al lavoro con il padre a distribuire giornali, è morto anche Ermanno Masini, il pensionato di 64 anni che era stato assalito mentre portava a spasso il cane in un giardinetto.
Gli altri due passanti feriti sono stati entrambi dimessi dall’ospedale: Francesco Niro, operaio di 50 anni ferito alla testa, e Andrea Canfora, di 24 anni, dipendente di un supermercato, che ha riportato una frattura a un braccio. Una sesta persona, Antonio Morisco, imbianchino campano di 57 anni, era sfuggito all’attacco per un soffio.
Masini è deceduto intorno alle 7 di ieri all’ospedale Policlinico. Era stato sottoposto ad un’operazione chirurgica, ma le lesioni riportate erano troppo gravi. L’uomo, che era originario di un piccolo paese del Modenese, Lama Mocogno, e viveva a Milano da anni, aveva da poco perso la consorte, morta alcune settimane fa. Lascia un figlio, Andrea, che vive nell’hinterland, a Opera, e lavora in un’azienda che si occupa di forniture di gas.
Soltanto dopo la morte della terza vittima dell’immigrato, che attendeva in Italia l’esito della sua domanda di rifugiato, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha proclamato il lutto cittadino nei giorni in cui si terranno i funerali delle vittime. «Una tragedia su cui bisogna riflettere, per il rispetto delle vittime e per guardare al futuro - ha detto Pisapia parlando di quanto successo -. Milano resta una città sicura, così come lo sono tutte le grandi metropoli. Ci sono però momenti di difficoltà, ci sono momenti in cui la follia prende il sopravvento. Ma bisogna restare uniti». Rispondendo ai cronisti, il sindaco ha precisato che la sicurezza è per lui «una delle priorità» e ha annunciato di aver parlato col ministero dell’Interno aggiungendo di aver chiesto ufficialmente la presenza dell’esercito nei presìdi fissi della città.
Anche il sindaco di Opera, Ettore Fusco, ha proclamato il lutto cittadino. «Come comunità - ha detto Fusco - non possiamo che stringerci intorno al nostro concittadino e intraprendere tutte quelle iniziative di solidarietà, personali e istituzionali a partire dal proclamare il lutto cittadino in occasione del funerale. Chiediamo più sicurezza, più controllo del territorio - ha aggiunto il sindaco leghista - ma soprattutto leggi e norme da far rispettare perché la vita è il nostro bene primario e non possiamo perderla a causa di un folle che, a causa dell’assenza dello Stato, si trovava nella nostra nazione pur non avendone i requisiti».
Anche l’Aula del Senato ha tributato un minuto di silenzio come segno di cordoglio per le vittime della follia omicida del ghanese Mada Kabobo. Il presidente di turno, Roberto Calderoli, ha osservato che «tante volte l’Aula ha dedicato momenti di raccoglimento a rappresentanti istituzionali che hanno perso la vita» e ha chiesto di «osservare un attimo di raccoglimento per tre persone normali che rappresentano noi tutti e nei confronti dei quali è giusto che le istituzioni si alzino in piedi».
Il consigliere comunale milanese Massimiliano Bastoni ha espresso l’augurio che Pisapia «abbia il buon senso di tacere, dopo tutte le prese di posizione del suo anche recente passato che lo inchiodano a pesanti responsabilità». Su Facebook il Segretario nazionale della Lega Lombarda, Matteo Salvini, ha annunciato per domenica sera davanti a Palazzo Marino una fiaccolata silenziosa, «senza bandiere e aperta a tutti».

 

dalla "Padania" del 15.5.13

 

 
 
 

Vademecum per CLANDESTINI I consigli degli “amici” per vivere e restare nel BELPAESE

Post n°1423 pubblicato il 15 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

 

Associazioni, onlus e sindacati offrono ogni genere di assistenza e consulenza su pratiche legali, sanità, cittadinanza e asilo politico

di Andrea Accorsi

 

Associazioni, sportelli virtuali e non, studi legali. Un esercito di consulenti e avvocati è a disposizione degli stranieri che vogliono mettere piede nel nostro Paese e restarci ad ogni costo. Anche se irregolari. Perché per loro la clandestinità non è un problema. Come non lo è per quanti si fanno in quattro per aiutare gli immigrati in tutto e per tutto. E mettere a loro disposizione veri e propri vademecum su come vivere, e bene, nella Penisola da clandestini.
L’obiettivo è lampante: una società multirazziale. Non a caso, proprio al melting pot è intitolato uno dei siti internet meglio attrezzati. Per non parlare degli sportelli di sindacati, onlus e associazioni culturali sempre aperti per qualunque necessità: dai visti agli ingressi “fuori quota” o per motivi familiari, dal permesso di soggiorno all’inespellibilità, dalla concessione della cittadinanza ai tanti modi per ottenere la “protezione internazionale” (asilo politico, protezione sussidiaria, motivi umanitari...).
Entrare e restare nel Belpaese, insomma, non è più un problema per nessuno. Come non lo è ottenere prestazioni sanitarie (ovviamente gratuite, cioè a carico nostro) o un bell’assegno sociale. Perché, come ricorda uno di questi vademecum virtuali, «il diritto alla salute, secondo la legge italiana, è garantito anche per i cittadini privi di permesso di soggiorno». Basta avere i contatti giusti. O un pc.
Navigando nella Rete, è facile imbattersi in pagine dedicate agli immigrati da enti privati, centri sociali, radio e sodalizi “di area”. Dietro molti di loro ci sono stuoli di avvocati ed esperti di ogni ramo della burocrazia, pronti a rispondere a qualsiasi domanda. E non solo in italiano, ma in più lingue.
Ad esempio, molti immigrati chiedono come presentare la richiesta d’asilo. Per legge, ogni domanda è esaminata da una commissione composta da un rappresentante della prefettura, uno della polizia, una persona nominata dall’Ente territoriale (ad esempio il Comune) e un rappresentante dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni unite per i Rifugiati. «Mentre le prime due persone appartengono al mondo della polizia -tiene a precisare un avvocato che patrocina questo genere di pratiche - le altre due sono lontane da quel mondo e dall’approccio investigativo». Come dire: è loro che bisogna convincere, mica sono biechi difensori dell’ordine e della legalità come gli altri.
Impagabile è poi la risposta alla domanda “quali documenti portare alla commissione?”. Risponde l’avvocato: «Puoi portare documenti di tutti i tipi: ad esempio prove che hanno a che vedere con la tua storia (mandati di cattura, articoli, atti di conversione religiosa), o documenti che hanno a che vedere con il tuo stato di salute (certificati medici o cartelle cliniche). Ricòrdati che anche se non hai documenti o prove cartacee da presentare non succede nulla, sono utili ma non necessari». Insomma, mai perdere la speranza. Anche perché la posta in palio è alta: la facoltà di non tornare mai più in patria e di godere di tutti i privilegi e i servizi del nostro welfare.
Ma se va male, e all’immigrato tocca il Cie, il carcere o l’espulsione, niente paura. Associazioni come Naga, attiva a Milano fin dal 1987, offrono assistenza legale gratuita ai cittadini che hanno ricevuto provvedimenti di espulsione, trattenimento, dinieghi del permesso di soggiorno e d’asilo. C’è perfino un “centralino anti-espulsioni”. Il servizio è fornito da volontari fra i quali assistenti sociali, ricercatori universitari, insegnanti, impiegati di vario livello e pensionati di tutte le professioni, supportati da venti avvocati. Solo il Naga offre 700 simili consulenze all’anno e patrocina più di cento casi. Insomma, se le porte del Paese sono di nuovo aperte agli immigrati, c’è anche chi le chiude. Ma alle loro spalle.

dalla Padania del 15.5.13

 

 

 
 
 

Morto anche Daniele L’assassino ghanese: «Sentivo delle voci...»

Post n°1422 pubblicato il 14 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

 

È un 21enne la seconda vittima del folle raid a Milano del clandestino armato di piccone. Trovate 4 molotov davanti a centro di assistenza per rifugiati

di A. A.

 

È stata dichiarata la morte cerebrale per Daniele Carella, il 21 enne ricoverato in condizioni disperate all’ospedale di Niguarda dopo essere stato aggredito a picconate nelle prime ore di sabato mattina a Milano dal ghanese irregolare Mada Kabobo. Sale così a due morti e tre feriti il bilancio del raid dell’immigrato, che ha preso a colpi di piccone i passanti occasionali allo scopo di rapinarli. Prima di Carella, che stava rincasando dopo aver accompagnato il padre nel giro per la consegna dei giornali alle edicole, era morto Alessandro Carolè, quarantenne senza lavoro, che aspettava di fare colazione in un bar.
Il direttore sanitario dell’ospedale Niguarda, Giuseppe Genduso, ha annunciato commosso che «la mamma e il papà di Daniele hanno deciso di consentire il prelievo di tutti gli organi per il trapianto. Hanno detto che “il bene vince sul male”. Il ragazzo - ha proseguito Genduso - è arrivato in ospedale in condizioni gravissime. Le lesioni erano molto profonde anche perché il piccone è uno strumento terribile».
Il gip di Milano Andrea Ghinetti ha convalidato l’arresto e disposto la misura di custodia in carcere per il ghanese. L’interrogatorio si è tenuto ieri a San Vittore. Secondo quanto si è appreso, il trentunenne ha risposto alle domande in un dialetto ghanese e ha detto di sentire delle voci.
Sempre ieri a Milano quattro bottiglie piene di benzina sono state trovate sulla rampa di accesso del garage di un centro di assistenza per rifugiati politici. Il luogo dove sono state trovate le bottiglie incendiarie è in via Fortunato Stella, nel quartiere di Greco, adiacente a quello di Niguarda dove sono avvenute le aggressioni. Il centro preso di mira si occupa di assistenza a rifugiati politici e gli investigatori stanno cercando eventuali collegamenti con la vicenda dell’omicida ghanese, che era un richiedente asilo.
«È più di un anno che denunciamo alla maggioranza di Zona 2 e al sindaco Pisapia i numerosi problemi di sicurezza riscontrati dai cittadini nel quartiere Greco causati dal centro di accoglienza per rifugiati e dal centro sociale Leoncavallo - lamenta Samuele Piscina, capogruppo del Carroccio nel parlamentino di quartiere -. Nonostante non si occupi più di rifugiati politici da due mesi, il centro di via Stella continua a ospitare sbandati e senzatetto di ogni nazionalità. Spesso - ricorda Piscina - abbiamo chiesto al presidente della commissione Coesione sociale, inclusione e sicurezza di convocare urgentemente una riunione per far fronte alle numerose aggressioni, atti vandalici e al degrado in questa via, ma il riscontro da parte della sinistra è risultato sempre negativo».

 

dalla Padania del 14.5.13

 

 
 
 

La priorità del governo? Dare la cittadinanza ai figli degli immigrati

Post n°1421 pubblicato il 04 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Macché lavoro, tasse e conti: Letta & C. perdono tempo a elogiare la Kyenge e a perorare l’introduzione dello ius soli per far votare i «nuovi italiani»

di Andrea Accorsi

Indovinate qual è il primo pensiero del nuovo governo. Rimettere in sesto l’economia? Rilanciare l’occupazione? Introdurre il Federalismo? Ridurre le tasse? Tagliare i veri sprechi? Acqua, acqua. I pensieri più urgenti di Letta & C. vanno in tutt’altra direzione: riformare l’attuale normativa sulla cittadinanza, con l’introduzione dello ius soli, e dare il diritto di voto ai residenti di origine straniera.
«Associazioni diverse premono affinché queste proposte vengano calendarizzate. Ritengo ci siano i presupposti per non lasciarle nel cassetto» è l’opinione espressa dalla presidente della Camera, Laura Boldrini. Che assicura: «Mi impegnerò con i gruppi parlamentari per cercare un percorso di massima collaborazione». Peccato che, come rammenta il vicepresidente della Lega Nord a Montecitorio, Gianluca Pini, «non spetta a lei definire l’agenda politica».
La Boldrini ha poi ricordato l’interesse del presidente Napolitano sulla cittadinanza per i bambini nati o cresciuti in Italia da genitori di origine straniera. Quelle dello ius soli e del diritto di voto, ha detto ancora la presidente di Montecitorio, «sono battaglie di civiltà che occorre portare avanti». L’occasione per affermarlo è venuta da un incontro con le associazioni promotrici della campagna “L’Italia sono anch’io”. E sapete che cosa ha lamentato in sala un 21enne di padre senegalese e madre etiope nato a Roma? «Niente voto, niente gite scolastiche fuori dall’Italia con i miei compagni». Gite a parte, ecco che cosa muove l’interesse dei piani alti per riscrivere le norme sulla cittadinanza: creare nuovi elettori, visto che dai cittadini italiani, agli attuali partiti al governo, arrivano sempre meno consensi.
Regalare oggi la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori stranieri non darebbe loro alcun diritto in più, dato che li hanno già tutti, dalla sanità all’istruzione, dalla tutela a qualsiasi servizio sociale. Ma vorrebbe dire farne gli elettori di domani. Ecco spiegate le vere ragioni della corsa a depositare proposte di legge specifiche. Il Pd ha presentato la sua lo scorso marzo, lunedì toccherà a Scelta Civica. Ma anche i sindacati non stanno a guardare.
«Crediamo che allargare il perimetro della cittadinanza a chi nasce in Italia o contribuisce a rendere migliore questo Paese attraverso il lavoro, è un fatto prima di tutto di civiltà e poi di diritto» afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli. Il tutto per la gioia della Boldrini, che se l’è anche presa con la Lega per le critiche alla nomina del ministro Kyenge. In sua difesa si sono scomodati premier e vicepremier in persona.
«Cecile Kyenge è fiera di essere nera e noi siamo fieri di averla nel nostro governo come ministro per l’Integrazione» si legge in una dichiarazione congiunta di Enrico Letta e Angelino Alfano, prontamente seguiti dai ministri Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin. Visto che, fatta l’Italia, non si sono mai fatti gli italiani, il nuovo governo ha scelto come obiettivo dichiarato «fare i nuovi italiani».

* * * * *

Ma è un falso problema
Diventare italiani è solo questione di tempo
di A. A.

A ben vedere, la questione della cittadinanza ai figli degli immigrati in Italia è un falso problema. Nel senso che è già prevista dall’attuale ordinamento.
La concessione della cittadinanza italiana è infatti regolata da una legge (la 91 del 5 febbraio 1992) in base alla quale chiunque sia nato in Italia e vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, da quel momento ha un anno di tempo per dichiarare di voler acquisire la cittadinanza italiana e ottenerla automaticamente. Diritto di voto naturalmente incluso.
I figli di immigrati non nati in Italia, invece, per poter ottenere la cittadinanza devono seguire i canali di accesso previsti per i loro genitori. I requisiti per la naturalizzazione sono il permesso di soggiorno e l’iscrizione anagrafica in Italia per un periodo di 3 anni per i discendenti di ex cittadini italiani, di 4 anni per i cittadini comunitari, di 5 anni per gli apolidi o i rifugiati e per l’adottato maggiorenne e di 10 anni per i cittadini extracomunitari. Insomma, prima o dopo tutti hanno comunque diritto ad ottenere la cittadinanza.
Questa può essere poi acquisita per matrimonio. A tale riguardo la legge n. 94 del 15 luglio 2009, su proposta dell’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, ha introdotto alcune importanti modifiche alla normativa in materia: il coniuge straniero o apolide di cittadino italiano che intende acquistare la cittadinanza deve risiedere legalmente in Italia da almeno due anni dalla data di celebrazione del matrimonio, mentre in precedenza erano sufficienti sei mesi. Inoltre, il vincolo matrimoniale deve sussistere fino al momento dell’adozione del provvedimento: non è quindi più possibile sciogliere il vincolo matrimoniale, o trasferire la residenza all’estero.
Alcuni paladini della “cittadinanza facile” vorrebbero introdurre tout court in Italia lo ius soli, in base al quale si acquisisce la cittadinanza per il solo fatto di nascere nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Altri mirano invece ad accorciare i tempi per la naturalizzazione. L’obiettivo dichiarato della proposta di legge presentata dal Pd lo scorso 21 marzo è «introdurre un regime più favorevole per l’acquisto della cittadinanza da parte di chi nasca nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, che siano a loro volta nati in Italia ovvero regolarmente residenti da almeno cinque anni».
Ma c’è anche chi, ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge compresa, vorrebbe legalizzare l’illegale, ovvero cancellare il reato di clandestinità, regalando così la cittadinanza a chiunque entri in Italia. E aprendo le porte del Paese a flussi migratori massicci e incontrollati.
dalla Padania del 4.5.13
 
 
 

FORNERO: dalle pensioni al lavoro, una lunga sequela di FALLIMENTI

Post n°1420 pubblicato il 03 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

 

Esodati, danni per 12 miliardi. Pensioni rimandate alle calende greche. Occupazione a picco. E voleva pure mettere mano all’art. 18

di Andrea Accorsi

 

Di tutti i ministri (falsi) tecnici del governo Monti, è stata probabilmente la peggiore. Nei fatti, non ne ha azzeccata una, ha procurato danni colossali al Paese e creato dal nulla nuovi problemi, come se ce ne fosse bisogno. Nelle parole, non ha mai saputo conquistare né la stampa né la piazza, mostrandosi ora altezzosa, ora impacciata, ora imbarazzata fino alle lacrime. Insomma, un pesce fuor d’acqua che qualunque persona di buonsenso si augura di non vedere mai più al ponte di comando.
Chissà quanto ci vorrà per rimettere a posto le cose -sempre che vogliano, e sappiano farlo - dopo il passaggio al ministero del Lavoro di Elsa Fornero, il ministro piangina che ha fatto piangere milioni di italiani. «Ho fatto delle riforme perché me l’ha chiesto il governo, non per mia iniziativa» ha detto pochi giorni fa, ammettendo involontariamente che lei, le sue riforme, manco le voleva fare. Figuriamoci farle bene.
La madre di tutte le porcate è stata la riforma delle pensioni, che ha innescato l’inedito fenomeno degli esodati. Un colossale errore di calcolo (e per fortuna che nella sua squadra Monti voleva tecnici validi e competenti) ha gettato nelle pesti dall’oggi al domani 325 mila persone e relative famiglie, lasciate senza più reddito: dopo aver smesso di lavorare in anticipo, su invito del governo, prima di ricevere la pensione aspetteranno anni. Di che cosa camperanno di qui ad allora, non si sa. Qualcuno -come una coppia di coniugi a Civitanova Marche -ha deciso di farla finita in anticipo. Quanti altri seguiranno?
I macroscopici scivoloni di Elsa hanno messo in imbarazzo gli stessi colleghi di governo, costretti a rifare i conti di manovre finanziarie già ardite, per usare un eufemismo. Solo l’errore sugli esodati, stimano i consulenti del lavoro, costerà 12 miliardi di euro. Ma quando l’Inps le ha presentato il conto, la Fornero anziché fare ammenda ha chiesto la testa di chi, quel conto, glielo aveva presentato.
Rimarranno un ricordo indelebile le sue lacrime quando annunciò il pesante intervento sulle pensioni di anzianità, cancellate e sostituite da nuovi criteri che hanno sensibilmente spostato in avanti i termini minimi di età per accedervi. E dopo aver tentato di tutto per stracciare l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, la Fornero si è poi rifatta con la riforma del lavoro. Obiettivo: stabilizzare i rapporti tra datori e dipendenti. Risultato: un calo del lavoro a tempo determinato (-16,2%), di apprendistato e inserimento (-14,5%), dei contratti intermittenti e a progetto (-18,9%) e un tracollo del lavoro parasubordinato (-33,4%). Per contro, il lavoro a tempo indeterminato è aumentato solo dell’1,8%.
In sostanza, la riforma ha bruciato migliaia di posti di lavoro. Tecnicamente, un altro successo.

 

dalla Padania del 3.5.13

 

 
 
 

Cari sindacati, con la cittadinanza facile affosserete l’intero sistema del Welfare

Post n°1419 pubblicato il 02 Maggio 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Altolà della Lega a battaglie politiche sbagliate

di Andrea Accorsi

 

Sinistra e sindacati sposano le battaglie degli immigrati per l’abolizione del reato di clandestinità e per la concessione indiscriminata della cittadinanza italiana attraverso lo ius soli, ovvero il semplice presupposto che si nasca sul territorio nazionale. Ma non tengono conto degli effetti devastanti che simili concessioni avrebbero sul nostro welfare: dalla sanità alla previdenza sociale, l’aggravio di costi manderebbe in tilt un sistema già in difficoltà per gli alti costi in un periodo di recessione economica.
«Le affermazioni del ministro Cecile Kyenge, che ha posto come suoi primi obiettivi la revisione della legge Bossi-Fini e la concessione dello ius soli, sono del tutto fuori luogo, e rischiano di costituire un reale pericolo per il sistema di welfare del nostro Paese». L’altolà arriva dal consigliere regionale veneto Cristiano Corazzari, dopo le parole della nuova ministra all’Integrazione. La Kyenge ha sempre fatto delle sue battaglie la libera circolazione degli immigrati, una nuova legge sulla cittadinanza e l’abrogazione della Bossi-Fini.
«La contrarietà della Lega allo ius soli e alla cittadinanza facile - argomenta Corazzari - è motivabile con un semplice principio giuridico, che si richiama al decreto legislativo 286/98 e al Dpr 394/99 in attuazione del Testo unico sull’Immigrazione. Per legge, non possono essere espulsi dal Paese i parenti di cittadini italiani fino al secondo grado, cui il Questore deve subito concedere il permesso di soggiorno. Perciò, a meno di una modifica in senso restrittivo della legislazione vigente, garantendo la cittadinanza ai nati entro i nostri confini creeremmo un effetto migratorio a catena, considerando poi che a questa gente spetterebbero tutti i servizi sanitari, l’assegno sociale, le cure mediche, la scolarizzazione e via dicendo. In breve tempo il nostro sistema di welfare impazzirebbe, a vantaggio dei nuovi arrivati e a svantaggio di anziani e disoccupati che per questo Paese hanno lavorato una vita».
Per Corazzari, poi, «è fuori luogo che ci vengano sbandierati i diritti dei bambini, perché in Italia essi sono garantiti in ogni loro necessità anche se clandestini. Ma dobbiamo scongiurare nuove ondate migratorie verso il Paese -insiste il consigliere leghista -, favorite anche da una legislazione permissivista che contrasta non solo col buonsenso, ma anche col momento di crisi pesante che si sta vivendo e con l’allarme del presidente Inps Mastrapasqua per cui entro il 2015 si potrebbe non essere più in grado di garantire le pensioni. Voglio fare mie, in conclusione - prosegue Corazzari -, le parole di Toni Iwobi, nigeriano e assessore leghista in un Comune della Bergamasca (Spiano, nda, dov’è assessore esterno ai Servizi sociali), che ha precisato come l’integrazione non abbia bisogno di tutori o di un ministro, giacché è semplice dovere individuale di ogni straniero».
A favore degli immigrati si schierano da sempre anche i sindacati nazionali, a scapito dei lavoratori italiani e a dispetto di uno dei periodi più difficili del dopoguerra per il lavoro e l’occupazione. Sarebbe meglio che gli stessi sindacati tornassero al loro ruolo storico di tutela dei lavoratori, prima di condividere battaglie politiche estranee alla loro natura.
Proprio a partire da oggi, 1° maggio, la Svizzera estenderà la cosiddetta Clausola di salvaguardia a tutta l’Unione europea, cioè limiterà il numero di cittadini Ue sul territorio svizzero, come disposto una settimana fa dal Consiglio federale. La clausola serve a limitare l’immigrazione legata alla libera circolazione delle persone e permette alla Confederazione di contingentare unilateralmente gli ingressi per una durata limitata. Unica condizione: il numero dei permessi di soggiorno concessi a lavoratori provenienti dagli Stati Ue deve oltrepassare di almeno il 10% la media annuale dei permessi emessi nei tre anni precedenti. Cari sindacati, prendete appunti.

 

dalla Padania dell'1.5.13

 
 
 

La Lega si astiene «Le poltrone non ci interessano, ora i fatti»

Post n°1418 pubblicato il 30 Aprile 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Giorgetti: non remeremo a favore ma nemmeno contro, terremo il timone nella giusta direzione

di Andrea Accorsi

 

«Abbiamo deciso di astenerci. Non remeremo a favore ma nemmeno contro, terremo il timone affinché si proceda nella giusta direzione». Così il capogruppo della Lega alla Camera, Giancarlo Giorgetti (nella foto), ha illustrato la posizione del Movimento sul governo di Enrico Letta intervenendo in Aula per le dichiarazioni di voto.
«A priori non possiamo metterci contro ministri nuovi prima di averli messi alla prova - ha esordito Giorgetti -. Non abbiamo pregiudizi, vogliamo verificare i programmi». Rifacendosi alla volontà espressa da Letta di usare «un linguaggio di verità», Giorgetti ha detto che «sulle emergenze economiche, sulle riforme e sull’Europa», cioè sui temi del suo discorso, Letta «ha evitato attentamente tutte le questioni che avrebbero potuto dividere la maggioranza, come lo ius soli. Ha fatto un elenco di questioni emergenziali in un discorso ecumenico, che però è da libro dei sogni».
«Sappiamo tutti - ha incalzato Giorgetti - che fra i problemi di questo Paese ci sono la disoccupazione, specie quella giovanile, il precariato, le tasse troppo alte, il problema del credito, in particolare per le Pmi, la giustizia certa ed equa, i giovani che non studiano e non lavorano, il Sud, mentre si è dimenticato del Nord. Ma francamente faccio fatica a trovare nel suo discorso programmatico le politiche concrete che siano risolutive di questi problemi».
In alcuni casi, ha distinto il capogruppo leghista, «le intenzioni sono sembrate tanto onerose da essere impraticabili»; in altri, «contraddittorie», come nel confermare l’impianto del Def e poi affermare che l’Imu non sarà pagata a giugno. «Ma immagino - ha punzecchiato Letta - entro dicembre. Così rischia di prendere in giro la gente, che si aspetta franchezza e verità. Se fosse per questo, la Lega Nord dovrebbe negare la fiducia». Ma c’è anche un bicchiere mezzo pieno.
«Altri passaggi sono interessanti. Come l’importanza strategica attribuita all’Expo, con quella visita a Milano quasi preannunciata come prosecuzione del tour nelle capitali europee. Il resto - ha tagliato corto Giorgetti - appartiene alla logica dei sogni».
Apprezzamento anche per la «fase nuova richiamata su politica e istituzioni. Nella storia recente della Repubblica - ha ricordato il capogruppo di Montecitorio - diverse modifiche costituzionali sono state approvate, altre ahimè non ratificate dal popolo italiano. Tante questioni richiamate erano nella legge sulla Devolution, che disgraziatamente la politica avvelenata e le contrapposizioni ideologiche di quegli anni hanno cassato senza valutare nel merito». È piaciuto soprattutto «il piglio ultimativo: sì alla Convenzione per le riforme, ma se entro 18 mesi non porta a nulla, si va tutti a casa».
Anche sull’Europa finalmente la Lega, da sempre «non euroscettica ma eurocritica», ha visto condivise le sue affermazioni di «crisi di legittimità e democrazia, laddove il popolo dovrebbe eleggere direttamente il presidente degli Stati uniti d’Europa».
In definitiva, «certo per noi sarebbe più comodo stare all’opposizione - ha concluso Giorgetti -. Alla Lega Nord non interessano le poltrone del Copasir e della Vigilanza Rai. Abbiamo deciso di astenerci. Non è una fuga dalle responsabilità o una fuga dalla realtà. La Lega è la forza politica che governa il Nord, dove si produce il 38% del Pil e si paga il 46% delle tasse allo Stato italiano. Questa è la realtà, e non posso nemmeno pensare a un Esecutivo che governi contro il Nord o lo induca a schierarsi contro il governo. Ci interessa invece essere protagonisti di una stagione di riforme che Letta intende avviare da subito e per 18 mesi: parole concrete e chiare che meritano, queste sì, un’apertura di credito».

 

dalla "Padania" del 30.4.13

 
 
 

Tante promesse, briciole al Nord

Post n°1417 pubblicato il 30 Aprile 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il discorso di Letta alla Camera per la fiducia: nessun cenno alle politiche sugli immigrati, né alla Macroregione. Ma dice sì alla Convenzione sulle riforme, a completare il Federalismo fiscale e ad allentare il patto di stabilità

di Andrea Accorsi

Cita il Papa e Beccaria, paragona il Paese a Davide in lotta contro Golia, annuncia una serie di misure concrete su fisco, imprese e lavoro. Mentre glissa su ius soli e simili amenità, ma anche sulla Macroregione del Nord.
Nel suo intervento alla Camera da presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta inserisce nel programma di governo solo uno dei tre «punti specifici» chiesti dalla Lega (la nascita della Convenzione sulle riforme per rilanciare il Federalismo costituzionale e fiscale) e tralascia gli altri due (il sostegno alla Macroregione e una redistribuzione delle risorse che ne trattenga almeno il 75% sul territorio che le genera). Insomma, il bicchiere e più vuoto che pieno, e la sostanza è tutta ancora allo stadio larvale di promesse. Ma fra queste si ritrovano alcuni cavalli di battaglia del Carroccio.

Ecco i punti salienti del programma esposto da Letta.
ECONOMIA. «La situazione economica è ancora grave»: colpa «del debito pubblico accumulato in passato, che grava come una macina sulle generazioni future».
MONTI. Letta ha dato atto del «grande sforzo di risanamento del precedente governo, che è stato premessa della crescita».
EUROPA. «È in crisi di legittimità ed efficacia proprio quando tutti i membri ne hanno più bisogno». Il premier incaricato ha quindi annunciato che domani e giovedì sarà in visita a Bruxelles, Berlino e Parigi «per dare un segno che il nostro governo è europeo ed europeista».
RIPRESA. «Le politiche per la crescita non possono più attendere. Troppe famiglie sono in preda a disperazione e scoramento. Senza crescita e coesione, l’Italia è perduta».
DEBITO PUBBLICO. «Basta coi debiti scaricati sulle spalle delle generazioni successive. La riduzione fiscale senza indebitamento sarà il nostro impegno continuo e a tutto campo».
TASSE. «Vogliamo ridurre le tasse sul lavoro: quello stabile, quello sui giovani e sui neo assunti. Vareremo una politica fiscale della casa che limiti gli effetti recessivi in un settore strategico come l’edilizia; introdurremo mutui agevolati per le giovani coppie; stop ai pagamenti di giugno».
PATTO DI STABILITÀ. Fra gli altri obiettivi annunciati da Letta, «il pagamento di parte dei debiti delle Amministrazioni pubbliche», «l’allentamento del patto di stabilità interno», «la rinuncia all’inasprimento dell’Iva», «l’aumento della dotazione del fondo di garanzia per le Pmi e del fondo di solidarietà per i mutui».
SPRECHI. «Evitare la dispersione a pioggia delle poche risorse e innescare meccanismi virtuosi».
RICERCA. «Un grande piano pluriennale per l’innovazione e la ricerca in nuovi settori di sviluppo». «Una politica industriale moderna che valorizzi anche e soprattutto le Pmi, vero motore dello sviluppo del nostro Paese».
BUROCRAZIA. «Rivedere l’intero sistema delle autorizzazioni per snellire le procedure».
FISCO. «Non si possono chiedere sacrifici sempre e soltanto ai soliti noti». «Una ferrea lotta all’evasione senza che la parola Equitalia provochi brividi quando viene evocata».
SUD. «Metterlo in condizioni di crescere da solo, puntando anche sulla buona gestione dei fondi europei».
LAVORO. Letta annuncia «il rifinanziamento delle casse integrazioni in deroga», migliorie agli ammortizzatori sociali «estendendoli a chi ne è privo, a partire dai precari», «forme di reddito minimo per famiglie bisognose con figli» e «forme di gradualizzazione al pensionamento, con 3-4 anni di anticipo e penalizzazione proporzionale delle rendite. E sugli esodati: «Con essi la comunità nazionale ha rotto un patto, la soluzione del problema è un impegno prioritario di questo governo».
RIFORME. «Sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue risoluzioni sulla base delle proposte di una Convenzione anche di esperti non parlamentari che parta dai lavori della scorsa legislatura e dei saggi».
CASTA. «Ognuno deve fare la sua parte e per fare un esempio dico una cosa che non sanno nemmeno i ministri: il primo atto del governo sarà eliminare con urgenza lo stipendio dei ministri parlamentari in aggiunta all’indennità». «Abolire il finanziamento pubblico ai partiti e rivedere le leggi per i gruppi parlamentari e regionali».
FEDERALISMO. Il deputato del Pd annuncia l’intenzione di «istituire il Senato delle Regioni e delle Autonomie», l’«abolizione definitiva» delle Province e la volontà di «chiudere la partita del Federalismo fiscale salvaguardando la centralità e valorizzando le Regioni a statuto speciale».
LEGGE ELETTORALE. «Le prossime elezioni saranno le ultime con quella vigente».
MURI. «Dobbiamo abbattere i muri tra Nord e Sud del continente, come del Paese».

dalla "Padania" del 30.4.13

 
 
 

IL NORD VINCE CON LA MACROREGIONE

Post n°1416 pubblicato il 29 Aprile 2013 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Che cos’è, come funzionerà e quali vantaggi porterà l’unione delle Regioni del Nord

di Andrea Accorsi

È stata la grande novità dell’ultima campagna elettorale, sarà il futuro dell’azione congiunta delle Regioni del Nord. Ancora una volta, la Lega Nord ha giocato d’anticipo su tutte le altre forze politiche, mettendo sul piatto una proposta chiara, concreta e utile: la “Macroregione Alpina” o Macroregione del Nord. Un nuovo soggetto che raccoglie le Regioni padane, ne coordina lo sviluppo, risponde con più efficacia ai loro problemi e consente ai venti milioni di abitanti che le popolano di avere molto più peso sia rispetto a Roma, sia a Bruxelles. Capitali lontane che faticano a comprendere le loro necessità, ancora prima di tentare di soddisfarle.
COMUNITÀ. In senso stretto, una Macroregione è un raggruppamento di Enti locali o regionali, anche di diversi Paesi, che abbiano uno o più caratteri comuni, a cominciare dalla loro geografia. Possono affacciarsi sullo stesso mare o massiccio montuoso, essere compresi nella stessa pianura o bacino fluviale. Da qui derivano sfide comuni, che quei territori decidono di affrontare cooperando tra loro. Nessun nuovo livello istituzionale, dunque, ma un semplice accordo stretto in nome della cooperazione. Perché se è vero che l’unione fa la forza, l’unione fra soggetti “simili”, e talvolta divisi da confini ereditati dal passato e ormai antistorici nell’era della globalizzazione, ne favorisce la compattezza e il progresso comune.
AUTONOMIA. I vantaggi di una Macroregione sono numerosi ed evidenti. Le amministrazioni pubbliche possono svolgere i loro compiti in maniera più efficace, migliorare i servizi pubblici e di conseguenza la qualità della vita dei cittadini. Le Macroregioni, inoltre, possono innalzare il livello dello sviluppo sociale ed economico, creare nuove opportunità in termini di occupazione, accrescere la produttività, pianificare meglio la tutela dell’ambiente, affinare i rapporti di “vicinato” e promuovere gli scambi culturali. Ma nel medio-lungo termine possono anche ambire a negoziare con i governi centrali la cessione di competenze sempre più ampie, fino a conquistare vasti ambiti di autonomia dall’istruzione alla sanità, dalla sicurezza al fisco.
In Europa la prima Macroregione è nata quattro anni fa, diverse altre sono allo studio o stanno per essere avviate. Del resto, il riconoscimento dei vantaggi apportati dalla cooperazione fra Regioni e la conseguente eliminazione degli ostacoli che si frappongono fra di esse costituiscono un pilastro del progetto europeo. Una disposizione essenziale che ritroviamo sia nella Carta europea dell’autonomia locale che nel Quadro di riferimento per la democrazia regionale, dove si afferma il diritto degli Enti territoriali di associarsi e cooperare con Enti omologhi di altri Paesi su questioni che rientrano nel loro ambito di competenza.
UNIONE.  Nell’agenda dei governatori del Nord c’è l’unione di Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia per creare una sorta di confederazione delle quattro Regioni, che si formerebbe facendo leva sul principio dell’autodeterminazione dei popoli, attraverso un referendum nelle regioni interessate come previsto dall’art. 132 della Costituzione. La proposta si completa con un nuovo sistema fiscale che consenta agli stessi territori di trattenere il 75% delle tasse generate. La strada è già tracciata: tocca ai popoli del Nord seguirla fino in fondo.

dalla Padania del 7.4.13

 
 
 

L'ultimo libro di Accorsi e Ferro su AntimafiaDuemila

Post n°1415 pubblicato il 20 Aprile 2013 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

Il sito AntimafiaDuemila, fondato nel 2000 da Giorgio Bongiovanni e dedicato a informazioni su Cosa Nostra e le organizzazioni criminali connesse, ha pubblicato una recensione sull'ultimo libro di Andrea Accorsi e Daniela FerroGli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia. Leggi l'articolo completo qui:
http://www.antimafiaduemila.com/book/4-cultura/798-gli-attentati-e-le-stragi-che-hanno-sconvolto-litalia.html.

 
 
 

Lettera43 recensice il nuovo libro di Accorsi e Ferro

Post n°1414 pubblicato il 13 Aprile 2013 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

"Andrea Accorsi e Daniela Ferro ricostruiscono con cura minuziosa la nostra storia, ripercorrendone i fatti di sangue e le anomalie che ci assegnano un triste primato in Occidente, tra mafia e brigatismo". Così il quotidiano on line Lettera43 recensisce il nuovo libro dei due autori, Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (Newton Compton, pp. 417, e-book 5,99 euro).
Leggi la recensione completa qui: http://www.lettera43.it/cultura/la-casta-va-all-inferno-con-il-nuovo-dante_4367590389.htm.

 
 
 
Successivi »
 
 
 

INFO


Un blog di: accorsiferro
Data di creazione: 04/03/2006
 

IL FILM CHE ABBIAMO VISTO IERI SERA

Eyes Wide Shut

Voto: ***

Legenda:

* = nefandezza
** = non merita
*** = merita
**** = capolavoro

 

I LIBRI CHE STIAMO LEGGENDO

Daniela:

Cinquanta sfumature di rosso
di E. L. James
(Mondadori)

Andrea:

Chi comanda Milano
di A. Candito
(Castelvecchi)

 

 

I NOSTRI LIBRI PREFERITI

Anna Karenina di Lev Tolstoj

Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie

Cime tempestose di Emily Bronte

Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Genealogia della morale di Friedrich Nietzsche

Guerra e pace di Lev Tolstoj

Illusioni perdute di Honoré de Balzac

Jane Eyre di Charlotte Brontë

Le affinità elettive di Johann W. Goethe

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

 
Citazioni nei Blog Amici: 3