Un nuovo arrivo

Post n°136 pubblicato il 29 Gennaio 2017 da la.cozza

Stavo per cambiare l'immagine del mio blog quando mi è arrivata la telefonata di Lucy:
"Mamma ho un ritardo e io non ho mai un ritardo!"
Dopo un paio di giorni è arrivata la conferma: un'altra cicogna ha preso la rotta verso la nostra famiglia.
Porterà la tanto desiderata, dai genitori, femminuccia?
Di sicuro allevierà un pò il dolore dei mie consuoceri che nel terremoto hanno perso due nipotini e, se i genitori saranno bravi a farlo, aiuterà Principino e Cicciobello a dare il giusto valore alla vita ed alla morte, soprattutto a quelle morti che quest'anno li hanno toccati così da vicino.
Io? Io penso, sono sconcertata, dovrei essere felice per principio per questa nuova vita ma non riesco ad esserlo.
Lucy e il.genero questa estate sono arrivati ad un passo dalla separazione, il loro menage familiare è tanto complicato e hanno fatto dei bei pasticci educativi con i loro due primi figli.
Continuo a ripetermi che magari qualcosa hanno imparato e che forse con questa nuova gravidanza rinsaviranno ma ci credo poco e mi domando sempre più spesso con che criterio Dio mandi queste cicogne.
Va be' che se dovesse stare a guardare le capacità genitoriali di sicuro io non avrei avuto nemmeno un figlio visto il disastro di coppia che siamo stati io ed il mio ex marito e probabilmente il genere umano si sarebbe estinto da un pezzo.
Mi consolo dei disastri fatti sapendo che Dio scrive dritto anche sulle nostre righe storte e che certamente provvederà lui a tutti noi, anche a questo piccolino che ha appena iniziato il suo viaggio.

 
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Un tranquillo pomeriggio

Post n°135 pubblicato il 24 Gennaio 2017 da la.cozza

Poi ci sono i pomeriggi come questo in cui a salvarti è solo la capacità di vedere il lato comico delle cose.
In mattinata mi arriva un sms di Charlie: ”Ma’ oggi pomeriggio ho Sue Storm, siete a casa? Veniamo?”
Lo chiamo ché faccio prima a telefonargli che a scrivere un sms di risposta: “Certo! Porti anche Lunapiena, Cicciobello e Principino? Poi vi fermate a cena tu, Patty e Azzurro?”
Pregustando un sereno pomeriggio bambino dopo pranzo aiuto Scuttle nella lavorazione dei limoni arrivati dalla Sicilia qualche giorno fa insieme a mandarini e arance per l’annuale produzione casalinga di marmellate e infusi. Le quindici arrivano in un baleno.
L’allegra brigata dilaga tra ingresso, cucina e sala lasciandosi dietro al suo passaggio giacche, sciarpe, cappelli, guanti, zainetti, borse porta cambio e pannolini, carrozzina e borsone dei giocattoli.
Il consueto rituale prevede il posizionamento delle tessere del tappeto-puzzle di gomma sul pavimento della sala da parte dei bimbi che rendono questa operazione un gioco montando e smontando improbabili mucche rosa, orsetti gialli e verdi lumache.
Lunapiena è a casa malata e Cicciobello serio serio mi informa sul suo stato di salute. Sue Storm è appena uscita da una brutta bronchite e per scongiurare ricadute Scuttle si tiene alla larga evitando gli abituali abbracci e coccole: anche lui è appena uscito dall’influenza.
Faccio la spola tra sala e cucina ed è proprio mentre spremo un grosso limone che lo spremiagrumi si blocca e Sue Storm mi informa che: “c’è un blackout di giorno!”. In realtà è il salvavita che scatta rivelando un problema su chissà quale degli infiniti apparecchi elettrici e lampadari di casa. Scuttle e Charlie staccano praticamente tutto tra le proteste dei bimbi e quelle molto più forti della Zia che si ritrova senza televisione e scaldamani.
In qualche modo dopo diversi tentativi e molti limoni spremuti a mano, Scuttle riesce a fare il miracolo prima di abbandonare la nave  per andare a rilassarsi con gli amici al Biliardo.
Come dargli torto? Sulla nave regna ormai da giorni il caos. Zia è diventata progressivamente sempre più ingestibile instaurando con noi un inutile quanto dannoso braccio di ferro tra la sua irremovibile decisione di fare quello che le pare e il nostro senso di responsabilità per garantire la sua salute ed incolumità così alla fine i figli hanno deciso di portarla domani in una casa di riposo, bella e lussuosa come un hotel a cinque stelle ma sempre casa di riposo. Oggi sta facendo le valigie il che in realtà significa riempire qualsiasi spazio libero, pavimento compreso, di borse, borsoni, valigie, sacchi e sacchetti stracolmi di quello che in un anno e quattro mesi ha mano a mano portato qui dalla sua casa, dove ora vivono figlia e genero, nel tentativo di salvarlo dal contributo volontario alla raccolta differenziata che quei due hanno fatto e stanno facendo con tutto quello che le è appartenuto. Brutta storia di cui forse un giorno scriverò…forse.
Ha ancora qualche cassetto da svuotare quando si accorge di essersi messa all’angolo da sola: ha solo lo spazio per i suoi piedi davanti alla poltrona su cui sconsolata si lascia andare.
Ma il bello deve ancora venire e arriva mentre Charlie e Patty stanno accompagnando a casa Sue Storm, Lucy e il.genero sono appena arrivati per riprendere i loro figli, le lenticchie per la cena bollono in pentola ed io e Sally tentiamo di rilassarci con un buon tè.
E’ buio e freddo e il salvavita scatta di nuovo e ancora e ancora rifiutandosi di restare al suo posto. Mentre Sally riempie casa di candele io e il.genero iniziamo un folle girotondo tra il salvavita dentro casa, il quadro elettrico nel sottoscala e la cabina dell’ Enel esterna: niente da fare, ne attacchiamo uno e salta l’altro! Benedico la mia passione per i giardini e le case al pianoterra, almeno non dobbiamo fare le scale. Intanto tornano Patty e Charlie e, sperando che Scuttle possa svelarmi come ripetere il miracolo, inizio a chiamarlo proprio mentre inizia a squillare un cellulare chissà dove, chissà quale. Intanto Zia è al telefono con la cognata e la aggiorna sugli ultimi sviluppi della sua vita raccontando come sempre le cose a modo suo: una versione riveduta e corretta della realtà in cui i suoi figli sono i buoni e noi i cattivi.                     

Scuttle non mi risponge, provo sull’altro cellulare mentre chissà dove chissà quale cellulare continua a squillare. Scuttle non risponde e ripeto ossessivamente il suo numero mentre lancio improperi assortiti. Finalmente Sally trova il telefono che sta squillando: ”Mamma smetti di chiamare, Scuttle ha lasciato i due cellulari qui!”
Lucy si offre di mandargli un messaggio sul tablet ma ci accorgiamo subito che anche quello è rimasto qui a casa.  Sono infuriata, come si fa ad uscire rendendosi irraggiungibile in questi giorni in cui casa balla ogni due per tre e per di più sapendo che io ho una irragionevole e ancestrale paura del terremoto? Come può lasciarmi sola così? Sì va bene, non proprio sola, c’è Zia... Sally… Lucy…. Patty….il.genero…Charlie….Principino….Cicciobello…Azzurro…..due gatte che placide sonnecchiano sul letto incuranti di tutto il trambusto……riacquisto l’uso della ragione e mentre Lucy e il.genero vanno al Biliardo a recuperare Scuttle telefono all’elettricista di fiducia che ha realizzato l’impianto elettrico di casa mia.
Evidentemente la mia voce gli trasmette tutta la mia preoccupazione di dover affrontare una serata ed una notte senza riscaldamento, senza acqua calda e senza elettricità e così nel giro di pochi minuti è qui e mentre armeggia insieme a Charlie con scala e lampade ( per fortuna la linea delle prese funziona!) torna anche Scuttle. Mi dedico alla preparazione della cena in una cucina che sembra una discoteca: mano a mano che i tre uomini armeggiano con interruttori e fili io passo dalla romantica atmosfera creata dal lume delle candele alla luce della lampada portatile attaccata alla presa alla troppa luce del lampadario sommato alla lampada e alle candele.
Finisce con tre lampadari staccati di cui l’elettricista si prenderà cura domani mentre  tutto il resto funziona di nuovo e c’è cera su tutti i pavimenti e i tappeti di casa.
Fatico a prendere sonno e rannicchiata tra le rassicuranti braccia di Scuttle, rido a crepapelle mentre gli racconto cosa è successo sulla nave in sua assenza.

 

 
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Da cosa nasce cosa: il museo che non ti aspetti

Post n°134 pubblicato il 24 Gennaio 2017 da la.cozza

La scuola superiore frequentata negli  anni passati da Rerun e Cucciolo organizza ogni anno eventi culturali rivolti a tutta la città e quando posso mi piace parteciparvi con Scuttle ma soprattutto con Sally che essendo molto più fresca di me di studi e grazie al suo percorso di studio mi da “ripetizioni” e mi regala il piacere di animati confronti e interessanti commenti.
In uno di questi incontri una giovane entusiasta ex allieva della scuola ci ha presentato l’attività  in cui è attualmente impegnata e lo ha fatto in modo così appassionato e interessante che abbiamo deciso di dedicare un pomeriggio, durante le festività natalizie, ad approfondire la cosa.
Così a inizio anno, nonostante il freddo polare, siamo andati tutti a Castelnuovo di Farfa per visitare il Museo dell’Olio della Sabina.
La visita guidata prevedeva anche la presenza di un esperto del Consorzio Sabina DOP e si sarebbe conclusa, come recitava la locandina, con una sessione teorico-pratica di assaggio, durante la quale sarà illustrato ai presenti come e perchè si effettua l'analisi sensoriale degli oli di oliva vergini e saranno fornite utili informazioni relative alla produzione, al consumo ed alla scelta consapevole dell'olio extra vergine di oliva.
Inutile dire che la cosa mi incuriosiva molto anche se le precedenti esperienze di visite a musei “di settore” in varie località italiane erano state a volte deludenti e temevo di ritrovarmi davanti ad una serie di strumenti antichi mescolati ad opere d’arte contemporanea capitate lì per caso.
Per fortuna i miei timori erano infondati e la visita al museo si è rivelata una immersione totale in un mondo di ombre, luci, suoni e profumi assolutamente unica e appagante. Inutile cercare di descriverlo, questo museo bisogna viverlo e questa prima visita fatta con un troppo numeroso, rumoroso e variegato gruppo di visitatori spinti da motivazioni assortite è stata solo una sorta di ottimo antipasto che ci ha fatto venire l’acquolina in bocca e il desiderio di tornarci per una visita più lenta, intima, una prolungata degustazione interiore.
Il pomeriggio si è concluso con le “istruzioni” per  l’assaggio dell’olio e con bicchierini di plastica riempiti di olio buono e meno buono, con buonumore e sorpresa, con bruschetta e crema spalmabile alle nocciole e olio evo al cui confronto  altre famose cioccolate spalmabili sono ignobili intrugli.
Speciale il museo, bravissime, preparatissime e cordiali le ragazze che con tanto entusiasmo lo gestiscono, ottimo l’olio dop, indimenticabile l’allegria e il calore dell’essere famiglia che Scuttle, Sally, Rerun e Cucciolo mi hanno regalato. E’ un dono di cui avevo bisogno in questo periodo difficile in cui grandi conflitti si mescolano a grandi intese, problemi apparentemente irrisolvibili vanno a braccetto con rassicuranti certezze e inaspettate soluzioni, cambiamenti dolorosi si alternano a promettenti novità.
Sono viva e questo è già tanto.
 

 

 
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Silenzi

Post n°133 pubblicato il 01 Novembre 2016 da la.cozza

Ci sono. Sono ancora qui.
Con il cuore straripante di emozioni e tanti racconti da condividere. Poi mi siedo, accendo il pc e mentre aspetto che si carichi la pagina apro anche i social e la lista dei terremoti sul sito dell'INGV.
E' allora che mi si chiude la gola e l'unica cosa che riesco a fare è guardare e riguardare quella lista che si allunga sempre di più, cercare sulla carta i luoghi, cacciare via i ricordi mentre gli occhi si riempiono delle immagini di macerie su macerie.
Ogni pietra è viva, parla, racconta. Quelle immagini mi feriscono, forse perchè da sempre amo le case, i borghi, le architetture e amo fare gite, anche brevi, per godere della bellezza che mi circonda. Alcuni di quei luoghi sono custoditi tra i miei ricordi più belli, quelli di momenti felici condivisi con le persone che amo. Persone che non so per quale misericordioso disegno divino sono ancora vive e fanno ricca la mia vita. Anche quelle con cui fatico ad avere buoni rapporti, con cui discuto, quelle che proprio non sopporto più. Questi due mesi tremendi mi hanno tolto la pazienza e la tolleranza. Due mesi di terremoto fuori e dentro di me. Due mesi di crolli di paesi e di speranze che forse erano solo mie illusioni.
Nonostante tutto la vita continua e così volando tra gli elicotteri che dalla fine di agosto popolano il cielo sopra di noi è arrivata incolume l'undici ottobre anche la seconda cicogna con il suo prezioso carico: Azzurro, un fagottino biondo che da bravo principe ha conquistato al primo sguardo il mio cuore.

 
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Amatrice delle genti

Post n°132 pubblicato il 25 Settembre 2016 da la.cozza

Guardo le case. Sono case giovani e moderne. A prima vista non sembrano danneggiate, poi abbasso lo sguardo ed è come quando disegnavo le sezioni degli edifici. Posso vederne l'interno. Sembra che la mano di un gigante abbia spinto lateralmente i piani superiori fino a che i ferri dei pilastri non hanno ceduto piegandosi, strappandosi, uscendo allo scoperto. Arriviamo all'incrocio davanti al parco. Storditi. Sembra di essere dentro un film di quelli del filone catastrofico che andava di moda qualche anno fa. Parcheggiamo davanti al camper di una Assicurazione e chiediamo informazioni per raggiungere la scuola ai vigili urbani. Di Roma. Ne sanno meno di noi e ci mandano dove è stato allestito il Comune. Tre gentili ragazze sorridendo ci offrono un caffè fumante da un thermos. Hanno una pettorina con una scritta, qui quasi tutti hanno una pettorina colorata con scritto sopra qualcosa. Questo dovrebbe aiutarci a orientarci per chiedere alla persona giusta quello di cui abbiamo bisogno. Noi abbiamo bisogno di sapere come si arriva alla scuola e poi, se abbiamo fortuna, parlare con il Sindaco. Visto quanto è stato difficile in questo mese parlare con chicchessia sono intimamente convinta che faremo un buco nell'acqua e un viaggio a vuoto. Chiediamo alle ragazze del caffè, che sono di un movimento studentesco, ma non sono di qui e più che scaldarci il cuore con il loro sorriso ed il caffè non possono fare. C'è tanta gente che aspetta. Non serve prendere il numero, a nessuno salterebbe in testa di passare avanti senza rispettare il proprio turno. Rispetto e dignità. Un gigantesco carabiniere con la pettorina rossa ci "adotta" e gentilmente si informa per permetterci di vedere il sindaco ma anche lui non sa indicarci la strada, viene da Napoli. Dato che l'attesa si protrarrà a lungo ci consiglia di andare intanto alla scuola. Andiamo a chiedere informazioni per raggiungerla nel tendone bianco all'interno del parco dove sono state allestite molte tende delle varie associazioni ed enti. Chiediamo ad un gentilissimo e impegnatissimo signore... di Torino, poi ad uno... di Milano. Alla fine vedo una bella donna con la divisa della polizia che ha un viso familiare e finalmente lei sa indicarci come arrivare alla scuola. Dietro i palazzi lesionati vicini al parco si intravede quello che resta di una casa, uno dei tanti tetti ormai posti al piano rialzato sopra quel pochissimo che resta di due piani di casa. Mi meraviglio che muri e solai occupino così poco posto, una volta crollati. Poco più in là sotto un altro tetto così, sono morti la zia e i cuginetti dei miei nipoti.
La scuola è un allegro arcobaleno ma non basta un pò di colore per tornare alla normalità.
Parliamo con una insegnate, poi con un'altra che infine ne chiama una terza. Spieghiamo e rispieghiamo perchè siamo lì e cosa dovremmo fare tra qualche giorno proprio in quella scuola. Il nostro "contatto", il referente e vicepreside con cui a maggio avevamo organizzato tutto, non è più in quell'istituto scolastico, la segreteria non è ad Amatrice ma diversi chilometri più in là, fortunatamente sulla strada del ritorno. Ci passeremo dopo, penso. Abbiamo già ottenuto i permessi ma sembra che dobbiamo ricominciare tutto da capo.
Torniamo ad Amatrice, mi sento scoraggiata. Solo la mia testardaggine può farmi pensare che sia possibile tornare qui per una giornata a raccontare a questi ragazzi ed ai loro insegnanti e genitori la fatica che fa ogni giorno chi ha un disturbo specifico dell'apprendimento. Penso che gli psicologi che in una riunione  qualche giorno fa mi hanno detto di lasciar perdere tutto perchè in questo momento lì hanno altro a cui pensare, hanno ragione. Ma cancellare questa giornata dal calendario degli incontri mi fa male: è come se cancellassi quei ragazzi, quella città.
C'è un altro motivo per cui ci tengo così tanto, quella scuola sarebbe stata quest'anno la scuola di un bambino con queste difficoltà, quel bambino ora è un angelo. Glielo devo, a lui ed a tutti i bambini speciali come lui.
Ho dentro la testa tutto questo mentre guardo stordita il carabiniere che ci invita ad entrare. Non può essere vero che siamo davanti al Sindaco e gli stiamo raccontando quello che vorremmo fare. In questi giorni ho visto tanti abbracci di questo "gigante" in televisione ma proprio non mi aspettavo che finisse con lui e Scuttle abbracciati e commossi fino alle lacrime. Non abbiamo ancora fatto niente ma andiamo via accompagnati dai  tanti "grazie" che senza alcun merito da parte nostra ci hanno detto. Ripercorriamo la strada nel bosco. Scoprirò poi che è la strada che non c'è perchè non è riportata su nessuna mappa o carta, si vede solo una sottilissima traccia bianca nel bosco quando guardi quei posti con Google earth.
Quando  riprendiamo la strada del mare verso casa ho una strana sensazione, mi sembra di essere uscita da un brutto sogno, di essere tornata alla realtà, alla normalità.
A me bastano pochi minuti per tornare alla vita di sempre ma per tutta la gente di Amatrice, di Accumuli e di Arquata chissà quanti mesi e anni ci vorranno per tornare ad una vita che non sarà mai più quella di sempre.

 
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La strada del mare

Post n°131 pubblicato il 20 Settembre 2016 da la.cozza

E' abbastanza presto, stamattina. Ho mal di testa ed è il minimo dopo la nottataccia piena di incubi appena trascorsa. Qua e là strappi nel tappeto di nubi grigie mostrano un cielo azzurro ancora estivo. Percorriamo la strada del mare. Quella che da quando ero bambina mi ha portato ogni anno nel posto che più amo al mondo, quello dove mi sento veramente a casa e dove sono felice: il luogo delle vacanze estive della mia famiglia.
La strada è sempre la stessa ma oggi è tutto diverso.
Oggi la macchina non è piena di eccitatissimi bambini stipati tra borsoni e sacchetti che non hanno trovato posto nel bagagliaio pieno zeppo di valigie, passeggini, lettini da campo prima e pattini, canotti, pinne e maschere, cineprese e cavalletti poi mano a mano che passavano gli anni. L'eccitazione per l'inizio della vacanza ha lasciato il posto alla tensione per quello che troverò.
Cerco con gli occhi i rassicuranti usuali punti di riferimento, i paesaggi consueti e familiari che anno dopo anno ho accarezzato con lo sguardo ogni volta che ho percorso questa strada non soltanto in occasione delle vacanze. Quando hai un posto nel cuore ogni occasione è buona per raggiungerlo.
Incrociamo un'auto della polizia stradale, poi un mezzo della protezione civile. Due rosse auto dei vigili del fuoco. In uno slargo due gruppi elettrogeni attendono su un camion.
Poi le prime tende azzurre ci danno il triste benvenuto nel mondo stravolto finora conosciuto solo a due dimensioni, quelle di una immagine televisiva, e con un solo senso, quello della vista.
Gli Appennini sono sempre lì al loro posto, imponenti e pieni di fascino con la loro sciarpa di nubi basse.
Lavori in corso e caschi e giubbini arancioni e gialli a lato della strada. Le reti arancioni a nascondere le ferite dell'asfalto.
Altri mezzi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, croce rossa, asl, anas, esercito, protezione civile, incontriamo solo mezzi dotati di lampeggianti. Spenti. Per fortuna.
La targhetta sulla divisa del giovane uomo che ci ferma dice Polizia locale ma il suo accento suona straniero qui, familiare ad altri monti molto più a nord. Gentilmente ci spiega che dobbiamo tornare indietro, poi prendere il primo bivio che incontriamo sulla destra, poi girare a sinistra, poi mi perdo mentre ci parla di una salita mi perdo ancora e alla fine ricordo solo la prima e l'ultima delle sue indicazioni: san Cipriano.
Ci perdiamo in un dedalo di stradine di montagna, giriamo in tondo, altre tendopoli, il presidio sanitario, chiediamo indicazioni  e quando sembra proprio che siamo sulla strada giusta la troviamo sbarrata da un'auto della polizia. Stanno asfaltando la strada, finora poco più che una mulattiera, che l'emergenza ha promosso a strada principale.
Torniamo indietro con nuove indicazioni da ricordare e un percorso alternativo.
La strada del mare, così familiare e solare ormai è un ricordo sbiadito mentre la macchina si inerpica lungo un sentiero fangoso tracciato in un bosco. Sbagliamo di nuovo strada, torniamo indietro, chiediamo indicazioni. Un' altra tendopoli, piccolissima. Un pugno di case. Un pugno nello stomaco. Violento, così violento che resto stordita senza respiro. Ora l'immagine ha tutte e tre le dimensioni che la rendono reale e la percepisco con tutti i sensi, e fa male, quel brandello di casa rimasto lì coi muri come scheletrite braccia tese verso il cielo.
Al centro del paese, tra case ferite, un uomo anziano, un pò curvo, si guarda intorno come cercando qualcosa. Spaesato, nel vero senso del termine. Ci indica la strada e ci segue con lo sguardo. Strada per modo di dire. Ora il traffico è aumentato, un traffico sproporzionato per quel sentiero, procediamo mentre i cavalli e le mucche strappano ciuffi d'erba ai prati verdi inzuppati dalla pioggia degli ultimi giorni. Disturbiamo tre galline intente a becchettare in mezzo alla via e una papera bianca. Dietro la curva la troupe di una rete televisiva nazionale praticamente blocca il passaggio. Sono felice che siano lì, bisogna tenere alta l'attenzione ora che già non ne parla quasi più nessuno ma questa sembra essere l'unica strada e abbiamo impiegato molto più tempo del previsto per arrivare dove dobbiamo.

 
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Aspettando la cicogne: in dirittura d'arrivo

Post n°130 pubblicato il 13 Settembre 2016 da la.cozza

La prima cicogna sta per arrivare.
E' diverso tempo che chiedo a Scuttle quando ha intenzione di scendere in Sicilia.
Ci sono state alcune telefonate di suo figlio.
C'è stata una telefonata di sua figlia... durante una cena con amici.
Abbiamo, anzi ho, litigato.

Questo è l'inizio di una bozza di post di un tempo vicino ma che ora sembra lontanissimo. Adesso il tempo è diviso in due: prima del terremoto e dopo il terremoto.
Prima del terremoto.
Dopo telefonate e discussioni più o meno animate il sette agosto Scuttle è partito insieme a Cucciolo.
Destinazione: Trinacria
Mission: dare il benvenuto all'ottavo nipotino, Scuttle jr.
Con un pò di anticipo sul previsto il nove agosto la cicogna siciliana è felicemente atterrata consegnando agli emozionati e orgogliosi genitori una fotocopia di Scuttle.
Posso dire che qui finiscono le buone notizie dal nostro corrispondente in Sicilia.
Non che mi facessi troppe illusioni ma sinceramente avevo sperato che i rapporti tra Scuttle e la sua secondogenita e le sue figlie migliorassero. Lo speravo per lui perchè a me la cosa avrebbe solo creato problemi ma si sa che io sono buona, o scema.  Per questo me ne ero restata a casa mia pensando che così Scuttle sarebbe stato libero di passare con loro buona parte del suo tempo.

In realtà le ha incontrate solo in ospedale intorno alla culla di Scuttle jr. il primo giorno.
Egoisticamente posso fregarmi le mani. Ho risolto anche il problema del vado-non vado: la prossima volta non mi farò più nessun problema ad andare al paesello e tenermi tutto per me il mio uomo per ogni attimo della giornata. Tranne ovviamente quelli che dedicherà alla sua adorata splendida fidanzata sicilana: la sorellina di Scuttle jr.
Ma questo non è certo un problema visti i buoni rapporti che da sempre il figlio di Scuttle ha istaurato con me per rispetto al padre. Mi piace molto questo giovane uomo che mantiene intatti i valori antichi dei suoi avi.
La Sicilia comunque è sempre la Sicilia e così i miei due amori si sono deliziati per dieci giorni di sole, mare, ottima cucina e buona compagnia di amici e altri parenti.
Dopo il terremoto.
Manca meno di un mese all'atterraggio dell' altra cicogna.
Intanto vedo regolamente, una volta a settimana, Sue Storm, la nipote non più invisibile, insieme a Lunapiena, Cicciobello e Principino. In realtà a settimane alterne li vedo due volte a settimana dato che Charlie li porta da me in uno dei due giorni ogni quindici in cui può incontrare sua figlia. In quelle occasioni viene anche Patty e così ho la gioia immensa di poter stare con tutti e cinque i miei nipoti insieme e preparare merende che se li vedessero i genitori non crederebbero ai loro occhi. Seduti in cerchio in giardino divorano pane e prosciutto a quattro palmenti, i miei nipoti inappetenti a casa loro. Ma si sa che in compagnia piglia moglie anche un monaco.
Posso dire che qui finiscono le buone notizie dal nostro corrispondente nel Lazio.
Ma va bene così. In fondo potrebbe andar peggio...potrebbe piovere.
                        

 
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Condannati a vivere

Post n°129 pubblicato il 01 Settembre 2016 da la.cozza

Guardo fuori dai vetri della finestra della cucina mentre la caffettiera borbotta spandendo intorno l'aroma del caffè.
E' già sorto il sole. Gli oleandri continuano a fiorire. La terra inaridita nei punti più assolati del giardino reclama acqua. Le belle di notte si chiudono diffondendo ancora un pò del loro dolcissimo profumo. La forsythia perde le foglie ormai secche.
Mi stupisco.
Mi stupisco che il sole sorga ancora, che gli oleandri continuino a fiorire e le belle di notte a profumare, che la terra inaridisca e le foglie appassiscano.
Mi stupirei di meno se tutto si fermasse e l'universo trattenesse immobile il respiro davanti al dolore della mia terra. Un dolore che qui respiri nell'aria.
Quell'aria in cui dondolava in una chiesa virtuale un Cristo senza croce, in cui hanno danzato troppi palloncini bianchi.
Quell'aria satura di polemiche, di esibizionismi, di cattivi pensieri e pessime opere, di rivalità, invidie, gelosie.
La stessa aria che si riempie di generosità, di altruismo, di sacrifio e amore.
Come quelle case sventrate simili a case di bambola, di cui vedi gli interni, senza pudore, una oscena esibizione della vita che era, così gli animi ora sono esposti, visibili, oscuri nei loro più reconditi anfratti, luminosi a volte, spaventosamente ambigui. Niente può più essere definito, catalogato, classificato. Buono, cattivo, giusto, sbagliato, bene, male.  Tutto è sconvolto, scosso fin dalle fondamenta.
Penso e la mente mi costruisce rassicuranti immagini di bimbi che sembrano dormire finchè la ragione non le polverizza con la consapevolezza di quello che accade ad un corpo travolto dalle macerie.
Penso a chi ha perso tutto. Abituata ad avere tutto non riesco nemmeno a immaginarlo. Non avere le mie scarpe, i miei abiti, il mio letto, il mio....mio, mio, mio.
Espropriati di tutto. Anche del proprio dolore che in questa epoca folle viene fotografato ed esposto sui giornali e sui social, anche dei funerali dei propri cari che un impietoso reporter fotografa.
Quando sono scosse le fondamenta.
Il lupo e lo sciacallo vanno a braccetto e crollano le certezze, scompaiono i punti di riferimento. Il dolore affratella o separa, a stento cambia i cuori.
Nessuno cambia se non vuol cambiare. Trema ancora la mia terra ma non scuote gli animi, si limita a rivelarli.
Giorni fa nel paesino in riva al lago ho portato via i bambini prima che finisse quel doloroso rito che sembrava uscito da una canzone di Faber, prima che uscissero dalla minuscola chiesa di paese quelle due minuscole bare bianche, prima che volassero via i palloncini bianchi portando con loro un pò del cuore dei "miei" bimbi. All'ombra di un albero antico hanno giocato su una dama di pietra con sassolini e monetine recuperate in fondo al borsellino della nonna.
Mi stupisco.
Mi stupisco che il sole sorga ancora, che gli oleandri continuino a fiorire e le belle di notte a profumare, che la terra inaridisca e le foglie appassiscano.
La natura prepotentemente ripete i suoi cicli e ci trascina avanti con sé costringendoci a vivere.

 
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"il.genero" e i suoi fratelli

Post n°128 pubblicato il 25 Agosto 2016 da la.cozza

Polvere, tanta polvere grigia che ti si attacca in faccia e si impasta con il sudore e le lacrime, che ti penetra nel naso e nei polmoni.
Tossisci e continui a scavare, una pietra dopo l’altra.
Piano, facendo piano che forse lì sotto c’è ancora vita.
Benedetta palestra che ti ha dato muscoli e fiato per non sentire la fatica.
Maledetta disperazione che ti dà nervi e forza per non sentire la fatica.
Piano mentre la testa ti dice che è impossibile, due piani di casa sbriciolati in frammenti da un quintale l’uno addosso. Addosso ai tuoi nipoti, addosso alla loro mamma.
Polvere e silenzio: in mezzo a tutte quelle grida, a tutti quei rumori, senti solo il “loro” silenzio.
Asciughi il sudore col braccio, gli occhi che bruciano.
Anche se non alzi lo sguardo senti che loro sono lì, ne senti l’odore  ne ascolti il respiro ansimante. Loro, i tuoi fratelli.
Presto. Forse c’è ancora tempo per tirarli fuori di lì.
Forse c’è ancora tempo per riallacciare i fili delle vostre tre vite che si sono aggrovigliati fino a spezzarsi. Fino a imprigionare e separare tre famiglie.Dannati fili di storie che ora sembrano così sciocche e inutili, così piccole davanti a quel mucchio altissimo di macerie.
"In pochi secondi perdi gli affetti di una vita."
C’è voluta una tragedia immane per rimettervi  fianco a fianco a lottare insieme per la stessa cosa.
Forse c’è ancora tempo per restarci, fianco a fianco. Poi, quando finalmente li trovate, il tempo si ferma, va all’ indietro ed è come se tutte quelle macerie crollassero di nuovo, stavolta addosso a voi.
"Abbiamo scavato tanto ma non è servito a nulla."
Ti scoppia il cuore a vedere il tuo nipotino  immobile sotto le macerie. Tuo fratello il cuore non ce l’ha nemmeno più, morto sotto quel maledetto solaio, fermo come l’orologio della torre.
Vorresti non averli trovati, vorresti scavare ancora alla cieca con ancora intatta quella speranza disperata.
Ma non è ancora finita, ne manca ancora uno. Una.
"La femminuccia di casa, l' unica femminuccia, con i suoi occhi belli."
Sei nipoti aveva nonna Rita, cinque maschi e una femmina.
Sei nipoti aveva nonna Rita, ora ha due angeli e infinite lacrime.
E la polvere ti acceca. Forse non è la polvere.
"Le nostre lacrime su quelle pietre, le travi che non venivano via e i nostri nipotini sommersi da un intero solaio."
Lo chiamano diritto di cronaca.
Scavare circondati da individui con pettorina, pass addetto stampa, microfoni, cannoni e telecamere pronti a succhiarti l’anima, a frugarti dentro al cuore, senza ritegno, senza rispetto, senza pudore. Per non parlare di quelli che scattano foto coi cellulari, ladri di dolore che non gli appartiene.
"Poi quello con quella macchinetta fotografica, stava scattando foto proprio quando stavamo tirando fuori Benedetta, gli avrei spaccata la faccia."
Per arrivare fin lì, accanto a tuo fratello che per ore nella notte ha tolto pietre da solo, in piedi da solo su quel tetto rimasto in cima alla casa sbriciolata, hai dovuto lottare per convincere le forze dell’ordine a lasciarvi passare. Loro, i fotografi, non li ferma nessuno.
E’ finita. Ma forse è proprio ora che comincia.
Comincia il calvario di vedere ogni giorno il dolore liquido negli occhi di tua madre, in quelli dei tuoi figli. Come si spiega a due bambini che non vedranno più i loro cuginetti? Che non c’è più tempo per fare pace e tornare a festeggiare insieme intorno ad una torta?
"Sembra che stiano dormendo, con i loro pigiamini, su quel prato, i loro piedini vicini a quelli della mamma. E quella cagnolina, non si è staccata un attimo da Benedetta. Non me li sono goduti come avrei dovuto ed ora è tardi.Vorrei tornare indietro, vorrei vedere il loro sorriso... Li distesi in quel parco il loro ultimo calore!"

 

 
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Post n°127 pubblicato il 05 Agosto 2016 da la.cozza

E' quasi un anno che voglio scriverne ma finora non sono riuscita a dipanare la matassa di sentimenti, ricordi, pensieri che si aggroviglia nella mia testa ogni volta che penso a lei.
Lei è la mia proZia, qui da noi si dice sorema-cuginema ( sorella-cugina) di mio papà.
La mamma della proZia era la sorella del padre di mio padre e il padre della prozia era il fratello della madre di mio padre, per la legge cugini, per la biologia con lo stesso DNA, per il cuore e la vita fratelli.
I miei nonni l'hanno sempre considerata come figlia loro, anche per le sfortunate vicissitudini della sua vita e anche per papà e per me lei è sempre stata molto più che una "parente di secondo grado". Ci somigliamo in molte cose e mentre lei scopre di continuo di avere molto più in comune con me che con sua figlia, io divento giorno dopo giorno sempre più indulgente e comprensiva per quei lati del suo carattere così difficili da gestire. "Devo stare attenta a non diventare come lei." penso spesso quando riconosco in me le abitudini, i difetti, i modi di pensare che in lei mi irritano.
Sorvolo sulle vicissitudini che l'hanno portata a casa mia lo scorso settembre, inutile parlarne.
Utile invece è per me e per tutti i componenti della famiglia fare i conti con questa nuova esperienza abbastanza fuori dal comune: non capita tutti i giorni di vivere con una Zia novantunenne che ha vissuto molte vite ed è ancora lucida nel raccontarle. Cucciolo dice che i racconti di Zia gli stanno facendo piacere la storia e apprezza la saggezza di questa donna figlia di genitori separati quando separarsi era un disonore, che ha vissuto in molte città, in Italia e all'estero, viaggiato, insegnato, creato il Tribunale dei diritti del malato nella nostra città, fino allo scorso anno fatto volontariato nella san Vincenzo De Paoli e nell'Opera San Fedele, che ha avuto due mariti, due figli, moltissimi interessi e amicizie e che ora a tratti vive in una realtà parallela sospesa tra i ricordi e la televisione, incapace di affrontare il dolore che la verità sul suo presente le causerebbe. Da brava maestra Zia racconta la vita  come fosse una storia e si racconta storie.

 
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Aspettando le cicogne: parenti e inviti

Post n°126 pubblicato il 01 Agosto 2016 da la.cozza

"A chi tocca fare il primo invito?" chiedo a Scuttle sperando che lui sia più di me a conoscenza di galateo, regole e tradizioni.
"Tocca alla famiglia dello sposo. Almeno di solito è così. Certo che questa è una situazione anomala però!"
Anomala è dir poco: Charlie già convive con Patty nei fine settimana in cui è qui e stanno dai genitori di lei visto che i problemi legati alla gravidanza e alla salute di Patty hanno suggerito ad entrambi che la cosa migliore per tutti era che lei tornasse a vivere con i genitori almeno per un pò di tempo.
Ormai mancano poco più di due mesi al lieto evento e così:
"Mi sembra brutto incontrarci per la prima volta al nido in ospedale quando nascerà Azzurro." rispondo alla muta domanda di Scuttle sul mio improvviso interesse per il manuale di monsignor Della Casa.
In realtà io già ho incontrato una volta la mamma di Patty ma c'è tutto il resto fatto di marito, fratelli, cognate, compagno, fratelli, sorelle, Zia, cani e gatte.
Decidiamo per una cena informale in giardino e dopo le consultazioni del caso esco dal supermercato con un carrello stracolmo ed in testa un menù da pranzo di nozze.
"Fortuna che è una cena informale!" commenta Scuttle osservandomi cucinare con tre giorni di anticipo.
"Ho pensato tutte cose che posso preparare prima, non voglio farmi trovare a trafficare con scolapasta e pentole quando arriveranno." replico convinta. Un pò meno convinta lo divento quando Patty mi chiede di spostare la cena a casa sua. Accetto a patto di portare quello che ho già preparato.
Finalmente arriva sabato e proprio quel sabato "il.genero" decide di organizzare il primo Aperipizza al negozio di famiglia. Naturalmente siamo tutti invitati.
Alla fine vanno Sally, Rerun e Cucciolo che poi ci raggiungeranno a casa di Patty mentre io, Scuttle e Zia andiamo direttamente lì.
Come da copione sbagliamo strada.
La cena all'aperto si sta pericolosamente trasformando in un formale banchetto in sala, faccio la sfacciata e strizzando l'occhio alla mia consuocera aiuto Patty a mettere in tavola stoviglie usa e getta e dò una mano in cucina.
Scuttle familiarizza con il papà di Patty davanti al forno all'aperto e poi cominciamo a preoccuparci per il ritardo dei miei figli.
Come da copione hanno sbagliato strada.
Alla fine riusciamo a metterci a tavola e arrivano anche il fratello maggiore di Patty con moglie e figlio di pochi mesi. La tensione è altissima, soprattutto tra le due cognate che gira gira si ritrovano dopo vari spostamenti sedute, manco a farlo apposta, fianco a fianco.
Anche la famiglia di Patty, come tutte, ha i suoi problemi e conflitti. La presenza del bimbo ci salva quando il silenzio si fa imbarazzante e così, con Zia a far domande e a darle corda, la cognata si ritrova protagonista e a fine cena si rilassa e abbozza anche un sorriso.
Tutto sommato la serata è andata bene e le tradizioni sono più o meno salve.

 

 
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Aspettando le cicogne: il corredino

Post n°125 pubblicato il 27 Giugno 2016 da la.cozza

Nella mia famiglia come in molte altre si passavano i vestiti soprattutto finchè si era bambini.
Quando sono nati i miei figli ho continuato questa usanza allargando il giro degli scambi e dei prestiti ad alcune amiche con figli più o meno coetanei dei miei.
Sono tuttora grata ad una di loro che mi ha prestato tutto il corredino del figlio quando dopo circa un anno è nato il mio primogenito e, siccome la gravidanza era stata a rischio di interruzione fin dall'inizio, il ginecologo mi aveva proibito di preparare copertine e coprifasce finchè non avessi finito il settimo mese. Charlie è nato con venti giorni di anticipo sul previsto e così il corredino prestato è stato la mia salvezza.
Con il passare degli anni ed il crescere dei figli, di numero e di età, si sono accumulati nel garage bauli e scatoloni pieni di abiti e quando pensavo che finalmente avrei potuto dare via la maggior parte delle cose, è arrivato il mio primo nipote e così tutine, lenzuolini, copertine e poi maglioncini e pantaloni sono rientrati in circolo.
                        
La crisi economica di questi anni si è fatta sentire in modo molto forte nella mia piccola città e così un guardaroba ben conservato, anche se non griffato e all'ultima moda, ha fatto comodo in molte occasioni.
Le cose da bambina poi sono praticamente nuove, soprattutto le più eleganti che come sempre accade sono state indossate pochissimo.
Così l'altro giorno io e Sally abbiamo iniziato a tirar fuori scatole e scatoloni per il cambio di stagione e di taglia di Luna piena e per il corredino del neonato in arrivo che se tutto va bene sarà Azzurro.
I miei figli sono nati a gennaio, maggio, agosto, settembre e dicembre quindi con taglie e pesantezza dei capi copriamo praticamente tutto l'anno, non dovrebbero esserci problemi per trovare quello che occorre per Azzurro che è atteso per ottobre.
Certamente Patty riceverà molte bellissime cosine in regalo ma per esperienza so bene che una tutina in più a volte è preziosa e così ho iniziato a fare lavatrici e l'asse da stiro è sempre tra i piedi mentre fuori in giardino sono tornati a sventolare al sole lenzuolini e camicini ricamati.
Luna piena sgrana gli occhi e spalanca la bocca quando le dico che li ha indossati quella montagna d'uomo che è suo papà.
Presto ferri e uncinetto usciranno dal loro lunghissimo letargo, infatti dopo molti anni passati senza usarli mi è tornato il desiderio di fare qualcosa con le mie mani. Chissà se ne sono ancora capace? Un tempo ero sufficientemente brava.

 
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Cugine

Post n°124 pubblicato il 22 Giugno 2016 da la.cozza

Almeno ai miei tempi era così: i cugini erano i primi compagni di gioco e i primi amici. Con i fratelli, per chi li aveva, c'erano spesso gelosie, litigi e a volte una certa differenza d'età che non aiutava. Io ho una sorella di tre anni più piccola e più che giocare insieme abbiamo giocato una contro l'altra.
Eravamo invece unitissime ai nostri cugini che abitavano al piano sottostante: io a nostra cugina, di tre anni più grande di me e mia sorella a suo fratello che ha un anno meno di me.
Sarà che all'inizio eravamo solo io e Pepi, figlie di due sorelle, le prime dei dieci nipoti di Nonna Maria, ma eravamo al centro dell'attenzione di tutti gli zii e i prozii ed eravamo inseparabili, quando potevamo stare insieme visto che all'epoca abitavo a Roma e lei in un'altra città.
Tra le mie per ora prime due nipotine femmine  invece passano solo dieci mesi e vederle giocare insieme mi ha riempito di gioia.
Non avrei scommesso un centesimo che Frida, la mia exnuora, avrebbe rispettato i patti venendo al nostro incontro e avrei perso!
Almeno finchè Sue Storm non avrà imparato a conoscermi e non starà tranquilla anche senza la sua mamma dovrò per forza di cose inghiottire il rospo e gustarmi il retro della medaglia facendo buon viso e finti sorrisi di circostanza. Non ne ho voglia ma non voglio certo turbare la bambina. Io e Frida abbiamo vinto il campionato di falsità a coppie e purtroppo dovremo giocare ancora altre partite di questo genere comunque è andata meglio di quello che pensavo. Le bimbe si sono corse incontro felici e hanno scorrazzato a lungo su e giù nel giardino con noi ansimanti all'inseguimento. Quando erano stanche di scivolo e altalena si riposavano, purtroppo per poco, disegnando e giocando con gli Attaccaestacca di Frozen e Topolino, un albo per ognuna per evitare liti visto che essendo entrambe al momento figlie uniche non sono molto facili a concessioni e prestiti di quelli che ritengono essere i loro giochi.
A tratti c'era vento e si sono divertite tantissimo con le bolle di sapone che volavano via senza che loro soffiassero. Sentendo Luna piena dopo un pò anche Sue Storm ha iniziato a chiamare Scuttle nonno e le due ore previste sono inaspettatamente diventate tre con un sorprendente consenso tranquillamente concesso da una sorridente e amichevole Frida. Sono troppo provata dalla vita e ho preso troppe fregature per fidarmi però questa tregua, sospetta e solo apparente, mi va più che bene.

Tutto sommato ne siamo usciti felici e indenni a parte il piccolo "incidente" sull'altalena a bilico quando Scuttle non ha fatto in tempo a mettersi come contrappeso per bilanciare la notevole differenza di peso delle due bimbe e così al repentino scendere dall'altalena di Luna piena Sue Storm è letteralmente volata ricadendo pesantemente sull'asse e facendosi male al LatoB.
A nulla sono valse le scuse di Luna piena, che non ha neanche capito cosa fosse successo e perchè la cuginetta piangesse e non volesse più giocare con lei tanto che, anche se il sedere non ha i denti, come dicevano i miei vecchi, la prima cosa che Sue Storm ha detto a Charlie il giorno dopo, durante il solito, purtroppo, incontro protetto è stata:"Luna piena mi ha fatto fare male al sedere". Charlie ha replicato:"Sì ma ti ha chiesto scusa" e la piccola molto saggiamente ha risposto:"Sì ma a me fa male il sedere!"

 
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Come un'adolescente al primo appuntamento

Post n°123 pubblicato il 16 Giugno 2016 da la.cozza

Sono giorni che ci penso con trepidazione. L'altro ieri sono anche andata a fare un sopralluogo dei giardini dove ci incontreremo. Voglio essere pronta ad ogni evenienza. Da stamattina spio ogni nuvola in cielo sperando che non piova. Ho pensato e ripensato a come vestirmi e a cosa dire. Sono emozionatissima ma pronta. Ho fatto piccoli acquisti che ci permetteranno di passare spero piacevolmente il tempo e deciso da chi farmi accompagnare.
Tra circa un' ora incontrerò Sue Storm, la nipote invisibile.
Dopo tanta attesa, prolungata anche dalla resistenza della mia ex nuora ad attuare il provvedimentio del Tribunale dei minori arrivato ai primi di maggio, il primo di spero tantissimi giorni è arrivato. Per ora sarà solo una volta a settimana un paio d'ore. Anche se non prescritto dal tribunale ho chiesto e ottenuto che ai primi incontri fosse presente anche la mamma di Sue Storm e che avvenissero in un luogo pubblico. Desidero che la bambina si abitui gradualmente alla mia presenza.
La mia accompagnatrice di sicuro mi faciliterà il compito: una eccitatissima Luna piena non vede l'ora di fare le bolle di sapone con la cuginetta.

 
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Un anno fa

Post n°122 pubblicato il 12 Giugno 2016 da la.cozza

Giusto un anno fa scrivevo delle difficilissime acque in cui navigavano, o meglio affondavano, Linus e Marcie trascinando con se Luna piena.
Come spesso succede, con mia grandissima gioia, Marcie la domenica lavora in un agriturismo e Linus e Luna piena vengono a pranzo da me.
Ora Luna piena parla, anche se ancora un pò a modo suo, e quello che ci ha raccontato in questo ultimo mese ha definitivamente distrutto ogni speranza di un lieto fine.
Il mio cuore ha sempre sospettato che Linus stesse nascondendo tutto per affrontare da solo una situazione che nessuno può nemmeno pensare di affrontare da solo.
Mio figlio ha sempre detto tante bugie, fina da piccolo, ma non è mai stato realmente capace di mentirmi.
Lo sapevo ma preferivo credere che, come mi dicevano tutti, fosse cambiato.
Era meno doloroso pensare di avere un figlio "carogna" che un figlio "vittima".
Così ho preso l'abitudine di bere ogni sera una tazza gigante di camomilla, che mi fa malissimo ma almeno non faccio sogni e dormo tutta la notte un sonno pesantissimo da "caduta in coma".
Lui giurava che dopo gli ultimi episodi che li avevano portati sull'orlo della rottura definitiva Marcie era cambiata. Ho un figlio spergiuro.
Così oggi pomeriggio, mentre guardo Luna piena rannicchiarsi stretta stretta tra le braccia di quella montagna che è diventato il suo papà penso che è un mese che nei suoi disegni si disegna sempre sola, sono sparite quelle "patate" con le braccia che lei diceva essere i suoi genitori, penso che oggi finalmente si è ridisegnata le braccia e le mani, penso che i suoi occhi spalancati sono proprio come gli enormi occhi sbarrati che si disegna, penso che è dimagrita ed ha le occhiaie, penso che oggi non ha chiesto neanche una volta "quando torna mamma?", penso che nello studio dell'avvocato ci prenderò la residenza.

 
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Aspettando le cicogne: il nome

Post n°121 pubblicato il 05 Giugno 2016 da la.cozza

Ovvero dei nomi, delle tradizioni e delle fiabe.

I nomi sono importanti. Per noi occidentali non tanto quanto per gli orientali ma comunque anche da noi sono importanti. E la scelta del nome non è sempre facile.
Ci sono usanze che variano da luogo a luogo e addirittura da famiglia a famiglia.
Dalle mie parti alcuni "riallevano" rigorosamente il nonno paterno mentre altri non mettono assolutamente il nome di nessuno dei nonni a meno che non siano passati a miglior vita.
Comunque sia immancabilmente quando la giovane coppia comunica il nome del nascituro c'è chi cinguetta con malcelata disapprovazione: "Non c'è nessuno nella vostra famiglia che si chiama così!"
I nomi dei miei figli sono stati tutti scelti pensando alle figure bibliche che li hanno portati e al significato del nome con l'intenzione di essere un augurio, una sorta di profezia, per la loro vita.
Lo stesso ha fatto Lucy con i suoi due figli. Charlie e Linus hanno concordato con le loro mogli nomi che piacessero a entrambi.
Per me come li chiamano li chiamano l'essenziale è che non siano nomi che creano problemi ogni volta che devi declinare le generalità davanti ad un impiegato.
"Gessica con la G o con la J?" "Debora con l'H o senza?" "Davide con la e?"
Io stessa, pur non avendo un nome particolarmente strano, sono dovuta stare sempre attenta che lo scrivessero giusto e non pensassero che era il diminutivo del mio vero nome e da ragazza ero molto irritata dal fatto che ovunque andassi c'era lo spiritoso di turno che chiedeva: " e dove l'hai lasciato xxxxxxxx? " già perchè il mio è uno di quei nomi che vanno sempre in coppia, Tristano e Isotta, Beatrice e Dante, Paolo e Francesca, Renzo e Lucia.
Credevo che anche Scuttle la pensasse come me dato che nessuno dei suoi tre figli ha un "nome di famiglia" e tantomeno i suoi nipoti.
Per questo motivo la commozione che non è riuscito a nascondere all'annuncio che il figlio maschio del suo unico figlio maschio, e quindi l'unico che manterrà vivo e tramanderà il suo cognome, porterà anche il suo nome proprio non me l'aspettavo.
Ma in fondo ci sta tutta, Scuttle è un uomo all'antica e suo figlio sempre di più dimostra di somigliargli.
Anche il mio primo figlio maschio aspetta un figlio maschio e anche il mio cognome si tramanderà grazie a lui. Già perchè anni fa Charlie decise di chiedere che al cognome di suo padre fosse aggiunto anche il mio, cioè quello di suo nonno, dato che con me e mia sorella sarebbe finita la stirpe.
Per il nome hanno scelto il nome dell'uomo dei sogni di tutte le bambine della mia generazione, dello sposo desiderato e atteso che a cavallo del suo destriero bianco le avrebbe portate nel castello incantato per vivere per sempre felici e contenti: il Principe Azzurro.
Non è uno dei nomi ricorrenti nella mia famiglia ma a guardar bene, a parte il fatto che l'onomastico lo festeggerà proprio nel giorno che era del compleanno del bisnonno di cui porterà il cognome, un antenato illustre con il suo stesso nome c'è, risale al cinquecento ed è un Santo molto amato e venerato nella città d'origine della mia famiglia paterna.
Ne avrò di cose da raccontarti, piccolino.

 
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Aspettando le cicogne

Post n°120 pubblicato il 04 Giugno 2016 da la.cozza

E' un periodo difficile, pieno di problemi e di
de
cisioni e cose da fare urgentemente che rimando all'infinito. Per non soccombere mi concentro sulle cose belle.
Sia Charlie che il primogenito di Scuttle aspettano un figlio: il secondo per Charlie, il quarto per l'altro. Ovviamente le loro compagne e non loro.
Uno dovrebbe arrivare a Ferragosto, l'altro se la prenderà più comoda e arriverà probabilmente a ottobre.
Mi meraviglia come io e Scuttle stiamo vivendo questa duplice attesa. Mi sorprendono le nostre reazioni ed emozioni, nuove e inaspettate. Ho bisogno di parlarne, qui, qui dove mi sento libera di dire quello che veramente provo.
Intanto, proprio per non smentirmi, comincio dalla fine, da oggi.
Sono in agitazione da quando mi sono alzata, oggi ho un appuntamento importantissimo.
Nel pomeriggio, non so di preciso a che ora.
Non importa tanto verrà lui a casa mia. Devo ancora farmi doccia e capelli e immancabilmente non ho niente da mettermi!
Poi tristemente penso che sono pensieri inutili visto che lui non potrà vedermi.

Forse riuscirà ad avvertire la mia presenza accanto a lui, ad immaginarmi ascoltando il suono della mia voce.
Io invece potrò guardarlo, solo guardarlo per carità, ma già questo mi fa battere forte il cuore e mi commuove fin da ora.
Sarà l'amore della mia vecchiaia, uno di quegli amori che non muoiono, che non ci sono parole per raccontarli, uno di quelli che ti fanno brillare gli occhi di gioia solo pensando a lui e piangere di felicità al suono della sua voce.
So già che questo amore sarà la consolazione per i miei dolori e asciugherà le mie lacrime con la sua voglia di vivere.
E io non sarò mai troppo vecchia per negargli un abbraccio o troppo stanca per essere attenta ai suoi racconti.

                           
Oggi lo vedrò. Solo attraverso il monitor di un pc ma lo vedrò. Ieri mattina Charlie e Patty sono andati a Roma per una ecografia morfologica di secondo livello per controllare che tutto quello che succede dentro il pancione sia come deve essere e oggi pomeriggio mi faranno il regalo di venire a presentami il mio prossimo nipote.



 

 
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Il gusto del tatto

Post n°119 pubblicato il 25 Aprile 2016 da la.cozza

Per gli strani intrecci che la vita crea, ho conosciuto una giovanissima vulcanica signora che porta avanti una associazione che si occupa tra l'altro di tutte le tematiche che riguardano la gravidanza, il parto, l'allattamento, le diverse fasi della vita delle donne e delle famiglie.
Da un anno abbiamo entrambe aderito ad una rete di associazioni locali e ci siamo ripromesse di fare qualcosa insieme.
Nell'attesa ci invitiamo reciprocamente a tutti gli eventi che organizziamo con le nostre associazioni senza mai riuscire a partecipare perchè siamo sempre tutte e due superimpegnate.
Ma a quel particolare evento non avrei rinunciato per niente al mondo.

Antefatto. Ho sempre centellinato i contatti ravvicinati con altre persone perchè nell'educazione ricevuta da mia mamma e poi trasmessa a me il contatto fisico era decisamente sconveniente.
Per gran parte della sua vita per mia madre abbracci, baci, carezze sono stati "smancerie" da ridurre al minimo indispensabile. Si è lascata andare solo con i nipoti.
Non so se questa è stata l'origine del mio modo di vivere il tatto ma so che questo senso per me è molto importante. Odio essere toccata. Lo accetto solo da persone con cui ho un rapporto molto stretto. Questo perchè qualsiasi contatto fisico mi provoca sensazioni molto intense: è come se chi mi tocca mi entrasse dentro, mi toccasse l'animo.

Tardo pomeriggio. Il posto è un coloratissimo e accogliente asilo nido.
Piperita Patty ha accettato di partecipare con me a questo "esperimento" e io sono emozionatissima.
Nostri compagni di avventura sono due sorelle gemelle, una giovanissima mamma con il suo cucciolo in carrozzina, una psicologa, una mamma con i suoi due bambini, entrambi under10, una giovane coppia in attesa e una fotografa di maternage.
La giovane vulcanica signora guida il nostro piccolo gruppo in attività che consentono in brevissimo tempo di creare un bel clima di rilassata confidenza. Così si sciolgono resistenze, tensioni e blocchi emotivi e si allargano i sorrisi. Ci scappa anche qualche lacrima. Ora siamo pronti.
Il pavimento si copre di disegni, pennelli, spugnette, colori e piatti di plastica promossi tavolozze. Patty mi spiega cosa vuole disegnare e mi improvviso pittore. Una spugnetta imbevuta di azzurro per emulare Giotto e fare un cielo tondo tondo.
In questo cielo dipingo col pennello una piccola stellina, una timida luna ed uno striminzito sole senza raggi. Intanto parliamo tra di noi e con gli altri viaggiatori.
I bimbi disegnano un simpatica giraffa sulla rotondità che ancora li separa dalla loro desideratissima sorellina.
Tra una risata e una lacrima fluiscono racconti dolorosi, storie di rinascita e di speranza, grandissimi amori.
Patty immerge i suoi pugni serrati nel rosa e stampa al centro di quel cielo azzurro due piedini ed ecco che quell'abbozzo di disegno diverta il sogno di una famiglia.
Non per niente si chiamano colori a dita, vinco ogni resistenza, chiedo a Patty il permesso e inizio a tirare il colore con i polpastrelli. In breve la luna risplende argentea e accogliente con la sua concavità  pronta ad accogliere come in una culla quella piccola stellina e il sole avvolge tutto con i suoi raggi.
Come mi ha detto Patty, il sole è Charlie, la luna è lei e la stellina è Sue Storm.
" Ho messo te, la luna, al centro perchè sarai tu il centro di questa famiglia, sarai tu che dovrai fare da collante e da tramite tra tutti voi." le dico commossa. Lei mi abbraccia.
Rido. " Ho fatto il solletico ai piedini di mio nipote. Quando nascerà mi dirà che ho cominciato a rompere quando era ancora nella pancia!"
                                

 
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Disney forever

Post n°118 pubblicato il 18 Aprile 2016 da la.cozza

Luna piena ha degli efficientissimi neuroni specchio e adora Frozen.                      
Così, ogni volta che viene a trovarmi, la mia sala si trasforma nel regno delle nevi e il mio tesoro non si limita a spalmarsi sul divano e godersi il film come fa suo padre, Linus, ma reinterpreta tutto il film dalla rottura del ghiaccio a suon di picconate alla scalata della montagna, dalla faticosissima camminata nella bufera di neve alla costruzione del castello di ghiaccio. Il momento che le piace di più è quando batte il piede a terra e congela tutto. Non arriviamo mai al termine della storia perchè tutto questo lavoro, tutto questo cantare e ballare, la sfinisce prima del lieto fine.
Luna piena ha, grazie a Dio, ancora una fervida fantasia e adora accompagnarmi a fare la spesa.
Sa benissimo che non so resisterle e riempio il carrello di dolcetti, caramelle, merendine e yogurt alla frutta che ogni volta contratto con lei al posto delle ipercaloriche brioches e valanghe di pessima pubblicizzatissima cioccolata che vorrebbe portarsi a casa.
Fuori dal centro commerciale i tapis roulant che scendono e salgono dal parcheggio sotterraneo.
"Nonna posso fare Frozen?"
Non capisco cosa vuole combinare ma pericoli in giro non ne vedo e così la lascio fare.
Scende compostamente lasciandosi trasportare dal nastro e poi affronta la risalita e si fa correndo e cantando tutto il nastro che la riporta su.
Sally mi aiuta a capire: il tapis roulant si è magicamente trasformato nello scalone di ghiaccio che Elsa sale correndo.
E io? Io sono Olaf e amo i caldi abbracci, specie se a darmeli è la mia specialissima nipotina

                                  .


 

 
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Pago online...magari!

Post n°117 pubblicato il 11 Febbraio 2016 da la.cozza

E' tempo di tasse. Tasse universitarie.
Quest'anno con due figli fuori casa non era più il caso di pagare tutto in contanti e mandarli in giro per la metro a Roma e su autobus e treni con il budged mensile nel portafoglio.
Ci è venuto in aiuto Bancopostaclick tanto loro sono sempre al pc per studio e per svago e quindi ci è sembrata la cosa più logica e semplice digitare pin e codici e cavarsela con un INVIO.
Come al solito si sono ridotti all'ultimo giorno e così in fretta e furia ho caricato sulla carta di Rerun, che è quello che "tiene la cassa" vista la discalculia di Cucciolo, il necessario per tasse, affitto e spese alimentari.
Pagato l'affitto, Rerun ha pagato le sue tasse e caricato sulla carta di Cucciolo lì'importo da versare in modo che il fratello potesse fare direttamente dal suo conto il primo pagamento online della sua breve vita.
Connessione, caricamento sito, login, accesso, inserimento dati, inserimento carta nel lettoretantobellinocosìazzurrochiaro e compare la scritta che di solito si materializza nei nostri peggiori incubi CARTA BLOCCATA.
Panico e conseguente WhatsAppata con la sorella del cuore.
Rerun e Cucciolo cercano di spiegare a Sally cosa sta succedendo e Sally da centocinquanta chilometri di distanza cerca di risolvere inviando Cucciolo all' ufficio postale.
Ora io non so chi dei due sia più dislessico se quello con la diagnosi o quella che di diagnosi non ha mai avuto bisogno, certo è che i loro cervelli funzionano in uno strano modo e se lo dico io che sono altrettanto strana c'è da crederci.
Fatto sta che alle sette di sera passate da un pò Cucciolo è andato all'ufficio postale e naturalmente lo ha trovato chiuso.
Notte agitata e mattina altrettanto con Cucciolo che si è recato di nuovo all' ufficio postale per farsi mangiare la carta dall' infernale macchinetta dello sportello automatico e farsela rifiutare dal lettore allo sportello interno  mentre una gentile signorina gli spiegava che la carta è bloccata e che lei proprio no, non poteva fare niente, men che meno dargli i soldi depositati sul suo conto.
Forte della certezza che NO TASSE NO ESAMI venerdì Cucciolo è tornato a casa affrontando da solo la trafila autobustrenometroautobus che per uno con il suo senso dell' orientamento non è cosa da poco.
Lunedì mattina nell' ufficio dove è radicato il conto, neanche fosse una sequoia millenaria, la gentilissima direttrice, io e Cucciolo abbiamo scoperto che la carta funziona perfettamente per prelevare diecieurodieci allo sportello automatico e funziona altrettanto bene al lettore dove con la modica spesa di 62 centesimi Cucciolo è rientrato in possesso dell' importo per pagare le tasse. Anzi no, non per pagare le tasse. Già perchè Rerun, preoccupato per la scadenza dei termini per fare il versamento nel frattempo ha prelevato dal suo libretto di risparmio l'importo e ha pagato lui le tasse e così quanto prelevato da Cucciolo è stato poi versato sul mio conto e da lì postagirato a Rerun.
Come rendere complicatissima una cosa semplice.
Comunque io mi sono goduta un fine settimana con Cucciolo a casa e quest'anno si contano veramente sulla punta delle dita, è più di un mese che non vedo Rerun e non torneranno a casa prima di Pasqua.

 
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I figli
Charlie(1985) Lucy(1986)
Linus(1988) Sally(1990)
Rerun(1995) Cucciolo(1996)

I nipoti
da Lucy e il.genero
Principino(2005) Cicciobello(2008)  
da Linus e Marcie
Lunapiena
(2011)
da Charlie e Frida
SueStorm
(2012)
da Charlie e Piperita Patty
Azzurro(2016)


 

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