Se prima erano in cinque a ballare l'ully gally

Post n°144 pubblicato il 21 Settembre 2017 da la.cozza

Adesso sono in sei a ballere l'ully gally.
L'ultima cicogna è atterrata proprio il giorno del compleanno di Lunapiena.
E come Azzurro è la fotocopia di Charlie, Pupetta è la fotocopia di Lucy.
Uguale alla mamma in tutto e per tutto.
Mi auguro che non sia proprio così dato che crescere la mia secondogenita non è stata esattamente una passeggiata di salute.
Ora i miei pomeriggi settimanali con i nipoti sono decisamente affollati visto che Azzurro e Pupetta devono per forza venire accompagnati da almeno uno dei genitori.
Certo la confusione è tanta ed anche il disordine ma sono una confusione ed un disordine che mi riempiono l'anima di dolcezza. Borbotto e mi lamento un pò, tanto per fare scena con Scuttle e Sally ma dentro di me sono felicissima di avere figli e nipoti intorno.
L'unica nota stonata, l'unica spina nel cuore che mi fa riempire gli occhi di lacrime, è l'assenza di Linus e Marcie.

 
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Le rose di Amatrice

Post n°143 pubblicato il 10 Settembre 2017 da la.cozza

Ci siamo tornati ancora una volta, l'ultima era stata ai primi di giugno.
Ci siamo tornati per incontrare una cara amica e buttar giù insieme un progetto di solidarietà.
Ci siamo tornati come si va a far visita al Camposanto o in pellegrinaggio.
Ci siamo tornati ancora una volta senza macchina fotografica, con soltanto le nostre lacrime.
Abbiamo pranzato con un panino dato che i ristoranti dell'area-food erano strapieni e se non avevi prenotato non c'era niente da fare. Ne siamo stati tutti contentissimi, anche se non ho potuto fare a meno di rammaricarmi per l'occasione mancata di dare un pò di ossigeno alle altre attività produttive locali che ancora non hanno un punto vendita dopo più di un anno! Tutte quelle persone che hanno mangiato benissimo e si sono riportate a casa le foto delle macerie (verrebbe quasi da dire di non toglierle, sono un'attrattiva turistica!Poveri noi!) avrebbero certamente comprato souvenirs e kit per fare l'Amatriciana o la Gricia.
Ma non è di questo che volevo scrivere.
Questo terremoto mi ha cambiato o meglio ha cambiato profondamente il mio rapporto con la Terra.
Da piccolina, alla scuola elementare, la maestra mi ha insegnato che esistono esseri viventi ed esseri non viventi. Che ci sono persone, animali e cose. Terra: nome comune di cosa, femminile, singolare. Montagna: nome comune di cosa, femminile, singolare.
Terra e montagna appartengono al regno minerale, sono inanimate, sono cose.
E' qui l'inganno, l'errore che poi partorisce mostruosità come raccontare ai bambini che dentro la terra c'è un drago che scatena i terremoti. La terra è un essere vivente. Come tale cresce, si muove, respira.
Non può essere altrimenti. Come è possibile, se la terra è soltanto una cosa senza vita, che da essa nascano erbe, fiori, alberi e frutti? Che essa dia vita, acqua e cibo?
San Francesco, del cui spirito è piena la valle in cui vivo diceva:
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Il terremoto? E' soltanto la terra che cresce. Le montagne che si striracchiano.
Ogni volta che percorro la strada per Amatrice resto a bocca aperta per lo stupore e la meraviglia davanti alla maestosità degli Appennini così come mi accade ogni volta che vedo schiudersi una rosa.
Ad Amatrice le rose fiorite sono ovunque, nate nei giardini di case che non esistono più, profumano l'aria dove ondeggiano alberi che sono sempre lì. I rampicanti ricoprono i muri indifferenti alla loro rovina, la natura non sembra scossa più di tanto in mezzo a tutta quella distruzione.
Davanti a quel che resta dell'imponente, un tempo, chiesa di Sant'Agostino, proprio in faccia alle montagne, osservo ciò che resta dell'opera dell'uomo: cumuli di sassi, tegole, cemento, ferro. L'opera di Dio è lì, immota e quasi immutata ma soprattutto viva con i suoi colori e profumi.                             
Che cos'è l'uomo perchè te ne curi, il figlio dell' uomo perchè te ne dia pensiero? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore l'hai coronato, tutto hai posto sotto i suoi piedi.
E lui, cieco, tutto distrugge pagando il suo pegno all'avidità.

Ci siamo tornati e come ogni volta sulla strada del ritorno ci siamo fermati da Amelia, di Casale Nibbi, per comprare quello che ha sia esso yogurth di fattoria, ricotta, caciotta o il fantastico stracchino stagionato.
Comprerei anche i sassi pur di sostenere le aziende di queste splendide persone forti e tenaci proprio come le loro montagne.
Ci siamo tornati e ancora una volta siamo tornati a casa col cuore straziato.

Non ci sono immagini in questo post perchè io foto lì proprio non ne faccio, non posso dimenticare che lì sotto, sotto quelle macerie, sono morte 249 persone e le foto prese da internet non trasmettono assolutamente quello che ho visto lì con tutto il suo orrore e la sua meraviglia.
Venite a vedere con i vostri occhi.

 
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Tanti auguri a me.

Post n°142 pubblicato il 21 Agosto 2017 da la.cozza

Il 20 agosto è un giorno importante per me.
In questo giorno sono diventata madre per la prima volta.
Nello stesso giorno, dieci anni dopo, sono diventata madre per la quinta volta.
Partorirai con dolore. Sono stati due parti difficili, di quelli che ti fanno dire: Mai più!
Ma poi te ne scordi per la felicità che un figlio ti regala.
Charlie e Rerun: trentadue e ventidue anni.
E nessuno dei due ieri era qui con me a festeggiare.
Charlie a Bousson per lavoro.
Rerun a Gubbio a unire l'utile al dilettevole cercando di trasformare una delle sue passioni in un futuro pezzetto di lavoro.
Volevo fare qualcosa di speciale che ci facesse sentire più vicini e così ho recuperato dall'hard disk e dagli album di fotografie le foto dei loro compleanni per farne un piccolo video.
Per farlo ho dovuto sfogliare pagine e pagine di fotografie, frugare in un paio di scatoloni, aprire anteprime di files.
Tanti volti sorridenti di persone che non ci sono più, zii, nonni, i miei genitori.
Bambini ormai diventati adulti, chissà se sono ancora felici, se sorridono ancora?

I miei figli quando ancora non erano stati straziati dalla progressiva distruzione della nostra famiglia. Volti ogni anno sempre più tesi, sorrisi sempre più forzati.
Ho ripercorso come in uno speed draw  trentadue anni di vita.
Mi sono fatta male. Tanto.
Ho riletto tutta la mia storia e la mia sofferenza in quel volto sempre più scarnito, sempre meno sorridente, in quegli occhi disperati.
Poi la rinascita, la nostra sofferta nuova vita.
Il mio ritrovato sorriso che non mi ha più lasciato, nemmeno tra le lacrime, nemmeno nei giorni più bui. Nemmeno ieri.
Non sono ancora pronta per mettere ordine tra le fotografie ammucchiate negli scatoloni nei nostri anni più terribili.

Non sono ancora pronta per riabbracciare il mio passato ma devo farlo per ritrovare pienamente me stessa e i miei ragazzi.

 
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I bei tempi andati

Post n°141 pubblicato il 19 Agosto 2017 da la.cozza

Spesso rimpiango il passato. Forse perchè del passato ricordo solo le cose piacevoli e lo avvolgo col profumo del ricordo che cambia in meglio, come cantava Guccini.
Non sono poi nemmeno tanto vecchia ma ho assistito a cambiamenti enormi come se il mondo avesse ingranato la quinta e tutto stesse cambiando a velocità sempre maggiore. Anche la vita di una semplice casalinga.
Da bambina amavo venire in questa casa dove ora abito. Era la casa dei miei nonni paterni, che adoravo e a cui devo moltissimo. L'aveva costruita mio nonno al tempo delle Sanzioni, quindi circa ottanta anni fa, per la sua famiglia, quella di suo padre e quella dei suoi suoceri. Quando ci scorrazzavo io era abitata dai miei nonni al pianterreno, dalla sorella di mio nonno con la figla rimasta vedova giovanissima e suo figlio al secondo piano, mentre il primo piano era stato venduto durante la guerra.
C'erano locali condominiali e stanze che non esistono più nelle case di oggi.
Il locale dei "vaschetti", due grandi vasche di cemento dove la donna che veniva a fare il bucato a turno lavava le lenzuola delle tre famiglie per poi stenderle sulla terrazza all'ultimo piano. Questa era all'epoca considerata una gran comodità rispetto alle altre lavandaie che lavavano i panni al fiume.

                              
I miei nonni venivano da Roma, erano di famiglie benestanti e nonno in particolare era considerato un pò eccentrico, di sicuro con idee molto moderne.
La cucina comunicava con un retrocucina che fungeva da dispensa e da frigorifero, non c'era il termosifone e la finestra era aperta giorno e notte. Ricordo ancora l'uomo col carretto che portava il ghiaccio.
Non c'era il gas e nonna cucinava con la stufa a legna. Io ero affascinata da quegli anelli concentrici che lei tirava su con un lungo gancio ad uncino lasciando intravedere il fuoco che ardeva sotto. Chissà che fine avrà fatto l'onnipresente bollitore dell'acqua.

                                      
Adoravo le patatine fritte che nonna teneva in caldo avvolte nella carta marrone all'interno di un piccolo vano della stufa.
Qualche anno dopo papà le regalò, viste le piccole dimensioni della stanza, una cucina da appoggio, tre fornelli attaccati ad una bombola, e il frigorifero.
Per l'acqua calda in bagno c'era lo scaldabagno elettrico e per l'acqua fredda i "cassoni" sotto il tetto.
Accanto alla cantina c'era la "carbonaia" per alimentare la caldaia condominiale che prima di essere mandata in pensione vent'anni fa ha bruciato tutti i tipi di combustibile di anno in anno forniti dal mercato.
Io passavo le ore nello studio con nonno scrivendo a macchina.
Per fare più copie si usava la carta carbone o carta copiativa: un foglio di carta leggera e un foglio di carta carbone, un foglio di carta leggera e un foglio di carta carbone e così via. L'ultima copia si intravedeva appena e la carta copiativa si riempiva via via di lettere in negativo sempre meno riconoscibili visto che si usava più volte.
Se non scrivevo a macchina, disegnavo: armata di "lapis" copiavo quadri famosi da uno dei tanti libri di n
onno.   
                               

A merenda sorseggiavo compunta il mio te insieme a nonna dopo aver guardato, sempre con stupore, l'acqua nella teiera tingersi d'ambra ad ogni movimento dell'infusore. Le bustine già dosate saranno anche più pratiche ma di sicuro sono molto meno affascinanti.

 
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Anniversari e tradizioni

Post n°140 pubblicato il 15 Agosto 2017 da la.cozza

I miei genitori si sposarono il 7 agosto del 1955.
Quest'anno avrebbero festeggiato il sessantaduesimo anniversario di matrimonio se non avessero avuto la cattiva idea di lasciare questa valle di lacrime qualche anno fa. Da quando si sono sposati questa è la sola cosa importante della loro vita  che non hanno fatto insieme. Da noi, come in molte altre parti d'Italia, c'è l'usanza di far dire una messa in suffragio dell'anima del defunto nell'anniversario della morte.
Che per i cristiani è l'anniversario dell'inizio di una nuova vita, una sorta di nascita alla vita eterna.
Così gli anni passati io e mia sorella abbiamo fatto dire due messe a cui abbiamo invitato i parenti, come si usa qui. Una a maggio per mamma e una a giugno per papà.
Messe sbrigative, con il nome letto insieme a quello degli altri "morti del giorno" come si legge un elenco della spesa, da sacerdoti che nemmeno li avevano conosciuti quei morti.
Quando siamo state fortunate la messa l'ha celebrata il loro parroco che li conosceva bene e ci ha messo un pò più di sentimento. Tranne la volta che si è proprio scordato di menzionarli.
Ci ho messo molto poco tempo a stancarmi di ricordarli così, separatamente, senza amore, senza gioia, nel giorno per me più doloroso delle loro vite e ho cominciato a pensare a qualcosa di diverso.
Una messa, sì ma non nel giorno della loro morte bensì in quello in cui tutto ha avuto inizio: quello del loro matrimonio.
Di più: una messa celebrata nell'anniversario e nel luogo del loro matrimonio.
Due anni fa l'anniversario cadeva in un giorno feriale e nel santuario francescano in cui si sono sposati la messa durante la settimana la dicono solo alle otto del mattino!
Così ci siamo rassegnati alle due messe e il sette agosto io e Scuttle ce ne siamo andati in visita al Santuario tra ricordi e lacrime.
L'anno scorso ho avuto fortuna: cadeva di domenica.
Alle dieci e trenta eravamo lì con Sally, Rerun e Cucciolo e l'emozione per me è stata grandissima anche perchè avevamo spiegato precedentemente, al frate che avrebbe celebrato, il nostro desiderio di ricordarli insieme proprio lì e proprio quel giorno e così il loro ricordo non era stato freddo e impersonale.
Forte di questa esperienza positiva quest'anno ho saltato le due messe di maggio e giugno e telefonato per prendere accordi per la domenica più vicina all'anniversario.
Mi è andata male: dovevo telefonare almeno sei mesi prima, mi ha detto il frate all'altro capo del telefono spiegandomi che già c'erano altre richieste e che non possono dire troppi nomi sennò la messa si allunga all'infinito.
Così sono ricorsa al piano B.
Nella mia vita di mamma di sei figli in una famiglia complicata ho imparato che c'è sempre un piano B.
Il giorno dell'anniversario io, Scuttle, Sally, Rerun e Cucciolo abbiamo pregato recitando i vespri proprio dove i miei genitori hanno promunciato il loro Sì.
Sono in debito di due messe con mamma e papà ma la serenità che mi ha procurato ricordarli così non ha prezzo.

 

 
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Le mani in pasta

Post n°139 pubblicato il 08 Agosto 2017 da la.cozza

Ho resistito fino a quattro mesi fa.
Incrollabile.
Consapevole che poi sarei stata ai suoi comodi.
Mi avrebbe condizionato e cambiato la vita.
Ho resistito.
Intanto prendevo le mie informazioni sui tempi e sulle procedure.
Studiavo l' occorrente e le opportunità.
Più ci pensavo e più mi sembrava una follia visto che ho già una vita piena di impegni.
Quello che mi frega, a me, è la curiosità! Il volerci sempre provare.
Ora sul calendario in cucina tra gli appunti per ricordare compleanni e onomastici sono comparsi pallini rossi e verdi.
Uno ogni quattro, cinque giorni.
Ho il pc pieno di istruzioni, dosaggi, tempi e quantità.
Dal ripiano più freddo del frigorifero Pina la rossa e sua Figlia Verde mi guardano con aria di rimprovero se tardo un giorno a rinfrescarle.

 

                                       

 
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Facciamo finta che tutto va ben

Post n°138 pubblicato il 07 Agosto 2017 da la.cozza

Qualche settimana fa.
"Mamma ma perchè nella nostra famiglia ogni volta che c'è una grande occasione, una cerimonia importante, una festa, tutto è così complicato?"
"Perchè noi siamo una famiglia complicata!"
E in queste occasioni riemergono tutti i problemi e  i conflitti che invece sarebbe bene, proprio in queste occasioni, mettere da parte per godersi solo la gioia dei rari momenti belli che la vita ci riserva.
Sul tavolo della cucina lo yogurth per Azzurro, le piadine con la marmellata per Cicciobello e Lunapiena, quelle con il crudo per SueStorm e Principino, fogli e foglietti con l'elenco delle cose da fare, l'elenco della spesa, il planning per la preparazione delle varie pietanze, l'ultima ecografia di Lucy, i giocattoli di Azzurro, il suo ciuccio, i fermagli e gli elastici dei capelli di Lunapiena, fogli disegnati e colori fuoriusciti dalla stanza dei giochi.
E' il meraviglioso caos che per due ore, una volta a settimana, finalmente regna intorno a me nel giorno in cui ho con me tutti i nipoti. Stavolta aumentato dal caos di dover organizzare il pranzo per il Battesimo di Azzurro.
                     
Tutto è cominciato un paio di mesi fa quando PiperitaPatty e Charlie hanno deciso che era ora di battezzare Azzurro prima che ci andasse camminando da solo al fonte battesimale e che la festa si sarebbe fatta a casa loro, una villetta in campagna con un cortile abbastanza grandi da contenerci tutti.
Andare al ristorante con sei bambini piccoli e con questo caldo infernale era impensabile.
Fatta la lista degli invitati, trentacinque parenti stretti e amici intimi, deciso il menu e suddivisi i compiti sembrava che il più fosse fatto, e invece no!
Tutti i parenti stretti hanno avuto più o meno qualcosa da ridire ed in brevissimo tempo l'aria già calda è diventata rovente ed io mi sono autoinvestita dell'arduo compito di cercare di far andare tutto per il meglio evitando malumori e battibecchi e soprattutto cercando di scongiurare la prevedibile arrabbiatura di Charlie che seguiva il tutto da 650 chilometri di distanza in quel di Fossano.
Inutile dire che i miei nervi si sono tesi come corde di violino e che più Scuttle e Sally mi dicevano di stare calma più io mi innervosivo.
Comunque sia luglio è finito con frigorifero e congelatore pieni da scoppiare e io che non avevo trovato il tempo nemmeno per andare a tagliarmi i capelli!

Il grande giorno.
E' il trenta luglio e fa caldo già alle nove del mattino, ho ancora le ultime cose da preparare e così appena pronti andiamo a casa di Charlie e Patty.
Il cortile è interamente ombreggiato dai due gazebi che giacevano smontati e inutilizzati in un angolo del mio giardino ormai da anni grazie al mio vicino che pur di farmi dispetto mi aveva fatto scrivere da un avvocato per farmeli togliere nonostante avessi tutti i permessi del Comune. Su consiglio del mio avvocato ( non puoi impelagarti in una causa di anni per un gazebo!) li ho sostituiti con un ombrellone ancora più grande e ora hanno trovato la loro collocazione ottimale sopra il lunghissimo tavolo a cui tra qualche ora siederanno parenti e amici.
Entro in cucina e vedere Scuttle, Sally, Rerun, Cucciolo e Patty spalmare tartine e preparare spiedini mentre Azzurro gorgheggia dal passeggino e Charlie è a prendere SueStorm mi da la giusta determinazione per dire a me stessa che andrà tutto bene e se non ci andrà da solo ce lo manderò io. Cosa che puntualmente accade qualche ora dopo quando Charlie si infuria all'emergere delle già evidenti differenze di abitudini delle due famiglie lì riunite.
"Facciamo finta che siamo tutti una famiglia...." è l'infelice frase che aleggia nell'aria mentre una famiglia è seduta ad un capo del lungo tavolo, l'altra è riunita sotto il pergolato intorno a tavoli aggiuntivi e mezzo tavolo è vuoto!
Quale delle tante cose che rendono complicatissima la mia famiglia non piaccia ai parenti di Patty proprio non lo so e sinceramente a me basta che non ci siano problemi con i consuoceri, gli altri parenti li riincontreremo alla Comunione di Azzurro se tutto va bene.
Di questo giorno mi resteranno i finti sorrisi immortalati nelle immancabili foto di circostanza, il giovane prete che durante l'omelia citava facebook invece dei sermoni dei Santi, lo slalom fatto per evitare di passare accanto al mio exmarito che era sempre esattamente dove dovevo passare io, la soddisfazione di aver fatto due freschissime torte che non avevano niente da invidiare a quelle della pasticceria, la gioia di aver avuto con noi SueStorm per ben cinque ore e per la prima volta dopo oltre cinque anni aver visto Charlie mangiare con sua figlia e la spina conficcata nel cuore che mi ha reso tutto amaro: l'assenza di Linus che ha rifiutato l'invito del fratello perchè sua moglie Marcie non è stata invitata. Ma questa è una lunga storia dolorosissima di cui ancora non è tempo di parlare.



 
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Still alive

Post n°137 pubblicato il 08 Luglio 2017 da la.cozza

Se me lo avessero detto non ci avrei creduto: io che vado in crisi per l'età!
Talmente in crisi che da gennaio sono ritornati i pianti irrefrenabili, la fame nervosa ed il rifiuto di raccontare a me stessa come sto e quello che faccio. Perchè quando sto così è più quello che non faccio che quello che faccio e ricomincio a rimandare le cose alle calende greche e scappo invece di affrontare la vita. Purtroppo  mi succede ciclicamente ma di solito so riconoscere le prime avvisaglie e combatto finchè non riprendo il controllo del mio "lato oscuro". Stavolta è stato diverso perchè tutto è iniziato con un falso problema: gli anni che avrei compiuto a marzo. Per me l'età non è mai stata un problema, mi sono sempre sentita uguale a quella del giorno prima, dell'anno prima, uguale a me stessa. Mi sono sorpresa quindi quando ho iniziato a pensarmi come una anziana signora sul viale del tramonto, con poco tempo ancora per fare le millemila cose che ancora devo e voglio fare. Ho iniziato a pensare che non valeva più la pena combattere per quello in cui credo, che se avessi piantato un albero non ne avrei mangiato i frutti, per farla corta mi sono mentalmente messa dentro la fossa ad aspettare il momento. E non è servito a niente compierli questi maledetti sessanta anni e scoprire il giorno dopo che non era cambiato assolutamente niente e soprattutto che non ero cambiata io! Lasciarsi andare è un cane che si morde la coda: più mi trascuro più sono insoddisfatta di come sono e più non mi piaccio fisicamente e mentalmente, più non mi prendo cura di me stessa.
                             

Ma ora basta, da qualche parte devo cominciare per uscire fuori da questo stato d'animo e allora comincio da qui, da questo blog che scrivo più per me stessa che perchè sia letto e dai blog di quelle due o tre splendide persone di cui non mi sono più curata di sapere niente chiusa come sono stata dentro il mio sepolcro.

 
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Un nuovo arrivo

Post n°136 pubblicato il 29 Gennaio 2017 da la.cozza

Stavo per cambiare l'immagine del mio blog quando mi è arrivata la telefonata di Lucy:
"Mamma ho un ritardo e io non ho mai un ritardo!"
Dopo un paio di giorni è arrivata la conferma: un'altra cicogna ha preso la rotta verso la nostra famiglia.
Porterà la tanto desiderata, dai genitori, femminuccia?
Di sicuro allevierà un pò il dolore dei mie consuoceri che nel terremoto hanno perso due nipotini e, se i genitori saranno bravi a farlo, aiuterà Principino e Cicciobello a dare il giusto valore alla vita ed alla morte, soprattutto a quelle morti che quest'anno li hanno toccati così da vicino.
Io? Io penso, sono sconcertata, dovrei essere felice per principio per questa nuova vita ma non riesco ad esserlo.
Lucy e il.genero questa estate sono arrivati ad un passo dalla separazione, il loro menage familiare è tanto complicato e hanno fatto dei bei pasticci educativi con i loro due primi figli.
Continuo a ripetermi che magari qualcosa hanno imparato e che forse con questa nuova gravidanza rinsaviranno ma ci credo poco e mi domando sempre più spesso con che criterio Dio mandi queste cicogne.
Va be' che se dovesse stare a guardare le capacità genitoriali di sicuro io non avrei avuto nemmeno un figlio visto il disastro di coppia che siamo stati io ed il mio ex marito e probabilmente il genere umano si sarebbe estinto da un pezzo.
Mi consolo dei disastri fatti sapendo che Dio scrive dritto anche sulle nostre righe storte e che certamente provvederà lui a tutti noi, anche a questo piccolino che ha appena iniziato il suo viaggio.

 
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Un tranquillo pomeriggio

Post n°135 pubblicato il 24 Gennaio 2017 da la.cozza

Poi ci sono i pomeriggi come questo in cui a salvarti è solo la capacità di vedere il lato comico delle cose.
In mattinata mi arriva un sms di Charlie: ”Ma’ oggi pomeriggio ho Sue Storm, siete a casa? Veniamo?”
Lo chiamo ché faccio prima a telefonargli che a scrivere un sms di risposta: “Certo! Porti anche Lunapiena, Cicciobello e Principino? Poi vi fermate a cena tu, Patty e Azzurro?”
Pregustando un sereno pomeriggio bambino dopo pranzo aiuto Scuttle nella lavorazione dei limoni arrivati dalla Sicilia qualche giorno fa insieme a mandarini e arance per l’annuale produzione casalinga di marmellate e infusi. Le quindici arrivano in un baleno.
L’allegra brigata dilaga tra ingresso, cucina e sala lasciandosi dietro al suo passaggio giacche, sciarpe, cappelli, guanti, zainetti, borse porta cambio e pannolini, carrozzina e borsone dei giocattoli.
Il consueto rituale prevede il posizionamento delle tessere del tappeto-puzzle di gomma sul pavimento della sala da parte dei bimbi che rendono questa operazione un gioco montando e smontando improbabili mucche rosa, orsetti gialli e verdi lumache.
Lunapiena è a casa malata e Cicciobello serio serio mi informa sul suo stato di salute. Sue Storm è appena uscita da una brutta bronchite e per scongiurare ricadute Scuttle si tiene alla larga evitando gli abituali abbracci e coccole: anche lui è appena uscito dall’influenza.
Faccio la spola tra sala e cucina ed è proprio mentre spremo un grosso limone che lo spremiagrumi si blocca e Sue Storm mi informa che: “c’è un blackout di giorno!”. In realtà è il salvavita che scatta rivelando un problema su chissà quale degli infiniti apparecchi elettrici e lampadari di casa. Scuttle e Charlie staccano praticamente tutto tra le proteste dei bimbi e quelle molto più forti della Zia che si ritrova senza televisione e scaldamani.
In qualche modo dopo diversi tentativi e molti limoni spremuti a mano, Scuttle riesce a fare il miracolo prima di abbandonare la nave  per andare a rilassarsi con gli amici al Biliardo.
Come dargli torto? Sulla nave regna ormai da giorni il caos. Zia è diventata progressivamente sempre più ingestibile instaurando con noi un inutile quanto dannoso braccio di ferro tra la sua irremovibile decisione di fare quello che le pare e il nostro senso di responsabilità per garantire la sua salute ed incolumità così alla fine i figli hanno deciso di portarla domani in una casa di riposo, bella e lussuosa come un hotel a cinque stelle ma sempre casa di riposo. Oggi sta facendo le valigie il che in realtà significa riempire qualsiasi spazio libero, pavimento compreso, di borse, borsoni, valigie, sacchi e sacchetti stracolmi di quello che in un anno e quattro mesi ha mano a mano portato qui dalla sua casa, dove ora vivono figlia e genero, nel tentativo di salvarlo dal contributo volontario alla raccolta differenziata che quei due hanno fatto e stanno facendo con tutto quello che le è appartenuto. Brutta storia di cui forse un giorno scriverò…forse.
Ha ancora qualche cassetto da svuotare quando si accorge di essersi messa all’angolo da sola: ha solo lo spazio per i suoi piedi davanti alla poltrona su cui sconsolata si lascia andare.
Ma il bello deve ancora venire e arriva mentre Charlie e Patty stanno accompagnando a casa Sue Storm, Lucy e il.genero sono appena arrivati per riprendere i loro figli, le lenticchie per la cena bollono in pentola ed io e Sally tentiamo di rilassarci con un buon tè.
E’ buio e freddo e il salvavita scatta di nuovo e ancora e ancora rifiutandosi di restare al suo posto. Mentre Sally riempie casa di candele io e il.genero iniziamo un folle girotondo tra il salvavita dentro casa, il quadro elettrico nel sottoscala e la cabina dell’ Enel esterna: niente da fare, ne attacchiamo uno e salta l’altro! Benedico la mia passione per i giardini e le case al pianoterra, almeno non dobbiamo fare le scale. Intanto tornano Patty e Charlie e, sperando che Scuttle possa svelarmi come ripetere il miracolo, inizio a chiamarlo proprio mentre inizia a squillare un cellulare chissà dove, chissà quale. Intanto Zia è al telefono con la cognata e la aggiorna sugli ultimi sviluppi della sua vita raccontando come sempre le cose a modo suo: una versione riveduta e corretta della realtà in cui i suoi figli sono i buoni e noi i cattivi.                     

Scuttle non mi risponde, provo sull’altro cellulare mentre chissà dove chissà quale cellulare continua a squillare. Scuttle non risponde e ripeto ossessivamente il suo numero mentre lancio improperi assortiti. Finalmente Sally trova il telefono che sta squillando: ”Mamma smetti di chiamare, Scuttle ha lasciato i due cellulari qui!”
Lucy si offre di mandargli un messaggio sul tablet ma ci accorgiamo subito che anche quello è rimasto qui a casa.  Sono infuriata, come si fa ad uscire rendendosi irraggiungibile in questi giorni in cui casa balla ogni due per tre e per di più sapendo che io ho una irragionevole e ancestrale paura del terremoto? Come può lasciarmi sola così? Sì va bene, non proprio sola, c’è Zia... Sally… Lucy…. Patty….il.genero…Charlie….Principino….Cicciobello…Azzurro…..due gatte che placide sonnecchiano sul letto incuranti di tutto il trambusto……riacquisto l’uso della ragione e mentre Lucy e il.genero vanno al Biliardo a recuperare Scuttle telefono all’elettricista di fiducia che ha realizzato l’impianto elettrico di casa mia.
Evidentemente la mia voce gli trasmette tutta la mia preoccupazione di dover affrontare una serata ed una notte senza riscaldamento, senza acqua calda e senza elettricità e così nel giro di pochi minuti è qui e mentre armeggia insieme a Charlie con scala e lampade ( per fortuna la linea delle prese funziona!) torna anche Scuttle. Mi dedico alla preparazione della cena in una cucina che sembra una discoteca: mano a mano che i tre uomini armeggiano con interruttori e fili io passo dalla romantica atmosfera creata dal lume delle candele alla luce della lampada portatile attaccata alla presa alla troppa luce del lampadario sommato alla lampada e alle candele.
Finisce con tre lampadari staccati di cui l’elettricista si prenderà cura domani mentre  tutto il resto funziona di nuovo e c’è cera su tutti i pavimenti e i tappeti di casa.
Fatico a prendere sonno e rannicchiata tra le rassicuranti braccia di Scuttle, rido a crepapelle mentre gli racconto cosa è successo sulla nave in sua assenza.

 

 
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Da cosa nasce cosa: il museo che non ti aspetti

Post n°134 pubblicato il 24 Gennaio 2017 da la.cozza

La scuola superiore frequentata negli  anni passati da Rerun e Cucciolo organizza ogni anno eventi culturali rivolti a tutta la città e quando posso mi piace parteciparvi con Scuttle ma soprattutto con Sally che essendo molto più fresca di me di studi e grazie al suo percorso di studio mi da “ripetizioni” e mi regala il piacere di animati confronti e interessanti commenti.
In uno di questi incontri una giovane entusiasta ex allieva della scuola ci ha presentato l’attività  in cui è attualmente impegnata e lo ha fatto in modo così appassionato e interessante che abbiamo deciso di dedicare un pomeriggio, durante le festività natalizie, ad approfondire la cosa.
Così a inizio anno, nonostante il freddo polare, siamo andati tutti a Castelnuovo di Farfa per visitare il Museo dell’Olio della Sabina.
La visita guidata prevedeva anche la presenza di un esperto del Consorzio Sabina DOP e si sarebbe conclusa, come recitava la locandina, con una sessione teorico-pratica di assaggio, durante la quale sarà illustrato ai presenti come e perchè si effettua l'analisi sensoriale degli oli di oliva vergini e saranno fornite utili informazioni relative alla produzione, al consumo ed alla scelta consapevole dell'olio extra vergine di oliva.
Inutile dire che la cosa mi incuriosiva molto anche se le precedenti esperienze di visite a musei “di settore” in varie località italiane erano state a volte deludenti e temevo di ritrovarmi davanti ad una serie di strumenti antichi mescolati ad opere d’arte contemporanea capitate lì per caso.
Per fortuna i miei timori erano infondati e la visita al museo si è rivelata una immersione totale in un mondo di ombre, luci, suoni e profumi assolutamente unica e appagante. Inutile cercare di descriverlo, questo museo bisogna viverlo e questa prima visita fatta con un troppo numeroso, rumoroso e variegato gruppo di visitatori spinti da motivazioni assortite è stata solo una sorta di ottimo antipasto che ci ha fatto venire l’acquolina in bocca e il desiderio di tornarci per una visita più lenta, intima, una prolungata degustazione interiore.
Il pomeriggio si è concluso con le “istruzioni” per  l’assaggio dell’olio e con bicchierini di plastica riempiti di olio buono e meno buono, con buonumore e sorpresa, con bruschetta e crema spalmabile alle nocciole e olio evo al cui confronto  altre famose cioccolate spalmabili sono ignobili intrugli.
Speciale il museo, bravissime, preparatissime e cordiali le ragazze che con tanto entusiasmo lo gestiscono, ottimo l’olio dop, indimenticabile l’allegria e il calore dell’essere famiglia che Scuttle, Sally, Rerun e Cucciolo mi hanno regalato. E’ un dono di cui avevo bisogno in questo periodo difficile in cui grandi conflitti si mescolano a grandi intese, problemi apparentemente irrisolvibili vanno a braccetto con rassicuranti certezze e inaspettate soluzioni, cambiamenti dolorosi si alternano a promettenti novità.
Sono viva e questo è già tanto.
 

 

 
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Silenzi

Post n°133 pubblicato il 01 Novembre 2016 da la.cozza

Ci sono. Sono ancora qui.
Con il cuore straripante di emozioni e tanti racconti da condividere. Poi mi siedo, accendo il pc e mentre aspetto che si carichi la pagina apro anche i social e la lista dei terremoti sul sito dell'INGV.
E' allora che mi si chiude la gola e l'unica cosa che riesco a fare è guardare e riguardare quella lista che si allunga sempre di più, cercare sulla carta i luoghi, cacciare via i ricordi mentre gli occhi si riempiono delle immagini di macerie su macerie.
Ogni pietra è viva, parla, racconta. Quelle immagini mi feriscono, forse perchè da sempre amo le case, i borghi, le architetture e amo fare gite, anche brevi, per godere della bellezza che mi circonda. Alcuni di quei luoghi sono custoditi tra i miei ricordi più belli, quelli di momenti felici condivisi con le persone che amo. Persone che non so per quale misericordioso disegno divino sono ancora vive e fanno ricca la mia vita. Anche quelle con cui fatico ad avere buoni rapporti, con cui discuto, quelle che proprio non sopporto più. Questi due mesi tremendi mi hanno tolto la pazienza e la tolleranza. Due mesi di terremoto fuori e dentro di me. Due mesi di crolli di paesi e di speranze che forse erano solo mie illusioni.
Nonostante tutto la vita continua e così volando tra gli elicotteri che dalla fine di agosto popolano il cielo sopra di noi è arrivata incolume l'undici ottobre anche la seconda cicogna con il suo prezioso carico: Azzurro, un fagottino biondo che da bravo principe ha conquistato al primo sguardo il mio cuore.

 
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Amatrice delle genti

Post n°132 pubblicato il 25 Settembre 2016 da la.cozza

Guardo le case. Sono case giovani e moderne. A prima vista non sembrano danneggiate, poi abbasso lo sguardo ed è come quando disegnavo le sezioni degli edifici. Posso vederne l'interno. Sembra che la mano di un gigante abbia spinto lateralmente i piani superiori fino a che i ferri dei pilastri non hanno ceduto piegandosi, strappandosi, uscendo allo scoperto. Arriviamo all'incrocio davanti al parco. Storditi. Sembra di essere dentro un film di quelli del filone catastrofico che andava di moda qualche anno fa. Parcheggiamo davanti al camper di una Assicurazione e chiediamo informazioni per raggiungere la scuola ai vigili urbani. Di Roma. Ne sanno meno di noi e ci mandano dove è stato allestito il Comune. Tre gentili ragazze sorridendo ci offrono un caffè fumante da un thermos. Hanno una pettorina con una scritta, qui quasi tutti hanno una pettorina colorata con scritto sopra qualcosa. Questo dovrebbe aiutarci a orientarci per chiedere alla persona giusta quello di cui abbiamo bisogno. Noi abbiamo bisogno di sapere come si arriva alla scuola e poi, se abbiamo fortuna, parlare con il Sindaco. Visto quanto è stato difficile in questo mese parlare con chicchessia sono intimamente convinta che faremo un buco nell'acqua e un viaggio a vuoto. Chiediamo alle ragazze del caffè, che sono di un movimento studentesco, ma non sono di qui e più che scaldarci il cuore con il loro sorriso ed il caffè non possono fare. C'è tanta gente che aspetta. Non serve prendere il numero, a nessuno salterebbe in testa di passare avanti senza rispettare il proprio turno. Rispetto e dignità. Un gigantesco carabiniere con la pettorina rossa ci "adotta" e gentilmente si informa per permetterci di vedere il sindaco ma anche lui non sa indicarci la strada, viene da Napoli. Dato che l'attesa si protrarrà a lungo ci consiglia di andare intanto alla scuola. Andiamo a chiedere informazioni per raggiungerla nel tendone bianco all'interno del parco dove sono state allestite molte tende delle varie associazioni ed enti. Chiediamo ad un gentilissimo e impegnatissimo signore... di Torino, poi ad uno... di Milano. Alla fine vedo una bella donna con la divisa della polizia che ha un viso familiare e finalmente lei sa indicarci come arrivare alla scuola. Dietro i palazzi lesionati vicini al parco si intravede quello che resta di una casa, uno dei tanti tetti ormai posti al piano rialzato sopra quel pochissimo che resta di due piani di casa. Mi meraviglio che muri e solai occupino così poco posto, una volta crollati. Poco più in là sotto un altro tetto così, sono morti la zia e i cuginetti dei miei nipoti.
La scuola è un allegro arcobaleno ma non basta un pò di colore per tornare alla normalità.
Parliamo con una insegnate, poi con un'altra che infine ne chiama una terza. Spieghiamo e rispieghiamo perchè siamo lì e cosa dovremmo fare tra qualche giorno proprio in quella scuola. Il nostro "contatto", il referente e vicepreside con cui a maggio avevamo organizzato tutto, non è più in quell'istituto scolastico, la segreteria non è ad Amatrice ma diversi chilometri più in là, fortunatamente sulla strada del ritorno. Ci passeremo dopo, penso. Abbiamo già ottenuto i permessi ma sembra che dobbiamo ricominciare tutto da capo.
Torniamo ad Amatrice, mi sento scoraggiata. Solo la mia testardaggine può farmi pensare che sia possibile tornare qui per una giornata a raccontare a questi ragazzi ed ai loro insegnanti e genitori la fatica che fa ogni giorno chi ha un disturbo specifico dell'apprendimento. Penso che gli psicologi che in una riunione  qualche giorno fa mi hanno detto di lasciar perdere tutto perchè in questo momento lì hanno altro a cui pensare, hanno ragione. Ma cancellare questa giornata dal calendario degli incontri mi fa male: è come se cancellassi quei ragazzi, quella città.
C'è un altro motivo per cui ci tengo così tanto, quella scuola sarebbe stata quest'anno la scuola di un bambino con queste difficoltà, quel bambino ora è un angelo. Glielo devo, a lui ed a tutti i bambini speciali come lui.
Ho dentro la testa tutto questo mentre guardo stordita il carabiniere che ci invita ad entrare. Non può essere vero che siamo davanti al Sindaco e gli stiamo raccontando quello che vorremmo fare. In questi giorni ho visto tanti abbracci di questo "gigante" in televisione ma proprio non mi aspettavo che finisse con lui e Scuttle abbracciati e commossi fino alle lacrime. Non abbiamo ancora fatto niente ma andiamo via accompagnati dai  tanti "grazie" che senza alcun merito da parte nostra ci hanno detto. Ripercorriamo la strada nel bosco. Scoprirò poi che è la strada che non c'è perchè non è riportata su nessuna mappa o carta, si vede solo una sottilissima traccia bianca nel bosco quando guardi quei posti con Google earth.
Quando  riprendiamo la strada del mare verso casa ho una strana sensazione, mi sembra di essere uscita da un brutto sogno, di essere tornata alla realtà, alla normalità.
A me bastano pochi minuti per tornare alla vita di sempre ma per tutta la gente di Amatrice, di Accumuli e di Arquata chissà quanti mesi e anni ci vorranno per tornare ad una vita che non sarà mai più quella di sempre.

 
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La strada del mare

Post n°131 pubblicato il 20 Settembre 2016 da la.cozza

E' abbastanza presto, stamattina. Ho mal di testa ed è il minimo dopo la nottataccia piena di incubi appena trascorsa. Qua e là strappi nel tappeto di nubi grigie mostrano un cielo azzurro ancora estivo. Percorriamo la strada del mare. Quella che da quando ero bambina mi ha portato ogni anno nel posto che più amo al mondo, quello dove mi sento veramente a casa e dove sono felice: il luogo delle vacanze estive della mia famiglia.
La strada è sempre la stessa ma oggi è tutto diverso.
Oggi la macchina non è piena di eccitatissimi bambini stipati tra borsoni e sacchetti che non hanno trovato posto nel bagagliaio pieno zeppo di valigie, passeggini, lettini da campo prima e pattini, canotti, pinne e maschere, cineprese e cavalletti poi mano a mano che passavano gli anni. L'eccitazione per l'inizio della vacanza ha lasciato il posto alla tensione per quello che troverò.
Cerco con gli occhi i rassicuranti usuali punti di riferimento, i paesaggi consueti e familiari che anno dopo anno ho accarezzato con lo sguardo ogni volta che ho percorso questa strada non soltanto in occasione delle vacanze. Quando hai un posto nel cuore ogni occasione è buona per raggiungerlo.
Incrociamo un'auto della polizia stradale, poi un mezzo della protezione civile. Due rosse auto dei vigili del fuoco. In uno slargo due gruppi elettrogeni attendono su un camion.
Poi le prime tende azzurre ci danno il triste benvenuto nel mondo stravolto finora conosciuto solo a due dimensioni, quelle di una immagine televisiva, e con un solo senso, quello della vista.
Gli Appennini sono sempre lì al loro posto, imponenti e pieni di fascino con la loro sciarpa di nubi basse.
Lavori in corso e caschi e giubbini arancioni e gialli a lato della strada. Le reti arancioni a nascondere le ferite dell'asfalto.
Altri mezzi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, croce rossa, asl, anas, esercito, protezione civile, incontriamo solo mezzi dotati di lampeggianti. Spenti. Per fortuna.
La targhetta sulla divisa del giovane uomo che ci ferma dice Polizia locale ma il suo accento suona straniero qui, familiare ad altri monti molto più a nord. Gentilmente ci spiega che dobbiamo tornare indietro, poi prendere il primo bivio che incontriamo sulla destra, poi girare a sinistra, poi mi perdo mentre ci parla di una salita mi perdo ancora e alla fine ricordo solo la prima e l'ultima delle sue indicazioni: san Cipriano.
Ci perdiamo in un dedalo di stradine di montagna, giriamo in tondo, altre tendopoli, il presidio sanitario, chiediamo indicazioni  e quando sembra proprio che siamo sulla strada giusta la troviamo sbarrata da un'auto della polizia. Stanno asfaltando la strada, finora poco più che una mulattiera, che l'emergenza ha promosso a strada principale.
Torniamo indietro con nuove indicazioni da ricordare e un percorso alternativo.
La strada del mare, così familiare e solare ormai è un ricordo sbiadito mentre la macchina si inerpica lungo un sentiero fangoso tracciato in un bosco. Sbagliamo di nuovo strada, torniamo indietro, chiediamo indicazioni. Un' altra tendopoli, piccolissima. Un pugno di case. Un pugno nello stomaco. Violento, così violento che resto stordita senza respiro. Ora l'immagine ha tutte e tre le dimensioni che la rendono reale e la percepisco con tutti i sensi, e fa male, quel brandello di casa rimasto lì coi muri come scheletrite braccia tese verso il cielo.
Al centro del paese, tra case ferite, un uomo anziano, un pò curvo, si guarda intorno come cercando qualcosa. Spaesato, nel vero senso del termine. Ci indica la strada e ci segue con lo sguardo. Strada per modo di dire. Ora il traffico è aumentato, un traffico sproporzionato per quel sentiero, procediamo mentre i cavalli e le mucche strappano ciuffi d'erba ai prati verdi inzuppati dalla pioggia degli ultimi giorni. Disturbiamo tre galline intente a becchettare in mezzo alla via e una papera bianca. Dietro la curva la troupe di una rete televisiva nazionale praticamente blocca il passaggio. Sono felice che siano lì, bisogna tenere alta l'attenzione ora che già non ne parla quasi più nessuno ma questa sembra essere l'unica strada e abbiamo impiegato molto più tempo del previsto per arrivare dove dobbiamo.

 
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Aspettando la cicogne: in dirittura d'arrivo

Post n°130 pubblicato il 13 Settembre 2016 da la.cozza

La prima cicogna sta per arrivare.
E' diverso tempo che chiedo a Scuttle quando ha intenzione di scendere in Sicilia.
Ci sono state alcune telefonate di suo figlio.
C'è stata una telefonata di sua figlia... durante una cena con amici.
Abbiamo, anzi ho, litigato.

Questo è l'inizio di una bozza di post di un tempo vicino ma che ora sembra lontanissimo. Adesso il tempo è diviso in due: prima del terremoto e dopo il terremoto.
Prima del terremoto.
Dopo telefonate e discussioni più o meno animate il sette agosto Scuttle è partito insieme a Cucciolo.
Destinazione: Trinacria
Mission: dare il benvenuto all'ottavo nipotino, Scuttle jr.
Con un pò di anticipo sul previsto il nove agosto la cicogna siciliana è felicemente atterrata consegnando agli emozionati e orgogliosi genitori una fotocopia di Scuttle.
Posso dire che qui finiscono le buone notizie dal nostro corrispondente in Sicilia.
Non che mi facessi troppe illusioni ma sinceramente avevo sperato che i rapporti tra Scuttle e la sua secondogenita e le sue figlie migliorassero. Lo speravo per lui perchè a me la cosa avrebbe solo creato problemi ma si sa che io sono buona, o scema.  Per questo me ne ero restata a casa mia pensando che così Scuttle sarebbe stato libero di passare con loro buona parte del suo tempo.

In realtà le ha incontrate solo in ospedale intorno alla culla di Scuttle jr. il primo giorno.
Egoisticamente posso fregarmi le mani. Ho risolto anche il problema del vado-non vado: la prossima volta non mi farò più nessun problema ad andare al paesello e tenermi tutto per me il mio uomo per ogni attimo della giornata. Tranne ovviamente quelli che dedicherà alla sua adorata splendida fidanzata sicilana: la sorellina di Scuttle jr.
Ma questo non è certo un problema visti i buoni rapporti che da sempre il figlio di Scuttle ha istaurato con me per rispetto al padre. Mi piace molto questo giovane uomo che mantiene intatti i valori antichi dei suoi avi.
La Sicilia comunque è sempre la Sicilia e così i miei due amori si sono deliziati per dieci giorni di sole, mare, ottima cucina e buona compagnia di amici e altri parenti.
Dopo il terremoto.
Manca meno di un mese all'atterraggio dell' altra cicogna.
Intanto vedo regolamente, una volta a settimana, Sue Storm, la nipote non più invisibile, insieme a Lunapiena, Cicciobello e Principino. In realtà a settimane alterne li vedo due volte a settimana dato che Charlie li porta da me in uno dei due giorni ogni quindici in cui può incontrare sua figlia. In quelle occasioni viene anche Patty e così ho la gioia immensa di poter stare con tutti e cinque i miei nipoti insieme e preparare merende che se li vedessero i genitori non crederebbero ai loro occhi. Seduti in cerchio in giardino divorano pane e prosciutto a quattro palmenti, i miei nipoti inappetenti a casa loro. Ma si sa che in compagnia piglia moglie anche un monaco.
Posso dire che qui finiscono le buone notizie dal nostro corrispondente nel Lazio.
Ma va bene così. In fondo potrebbe andar peggio...potrebbe piovere.
                        

 
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Condannati a vivere

Post n°129 pubblicato il 01 Settembre 2016 da la.cozza

Guardo fuori dai vetri della finestra della cucina mentre la caffettiera borbotta spandendo intorno l'aroma del caffè.
E' già sorto il sole. Gli oleandri continuano a fiorire. La terra inaridita nei punti più assolati del giardino reclama acqua. Le belle di notte si chiudono diffondendo ancora un pò del loro dolcissimo profumo. La forsythia perde le foglie ormai secche.
Mi stupisco.
Mi stupisco che il sole sorga ancora, che gli oleandri continuino a fiorire e le belle di notte a profumare, che la terra inaridisca e le foglie appassiscano.
Mi stupirei di meno se tutto si fermasse e l'universo trattenesse immobile il respiro davanti al dolore della mia terra. Un dolore che qui respiri nell'aria.
Quell'aria in cui dondolava in una chiesa virtuale un Cristo senza croce, in cui hanno danzato troppi palloncini bianchi.
Quell'aria satura di polemiche, di esibizionismi, di cattivi pensieri e pessime opere, di rivalità, invidie, gelosie.
La stessa aria che si riempie di generosità, di altruismo, di sacrifio e amore.
Come quelle case sventrate simili a case di bambola, di cui vedi gli interni, senza pudore, una oscena esibizione della vita che era, così gli animi ora sono esposti, visibili, oscuri nei loro più reconditi anfratti, luminosi a volte, spaventosamente ambigui. Niente può più essere definito, catalogato, classificato. Buono, cattivo, giusto, sbagliato, bene, male.  Tutto è sconvolto, scosso fin dalle fondamenta.
Penso e la mente mi costruisce rassicuranti immagini di bimbi che sembrano dormire finchè la ragione non le polverizza con la consapevolezza di quello che accade ad un corpo travolto dalle macerie.
Penso a chi ha perso tutto. Abituata ad avere tutto non riesco nemmeno a immaginarlo. Non avere le mie scarpe, i miei abiti, il mio letto, il mio....mio, mio, mio.
Espropriati di tutto. Anche del proprio dolore che in questa epoca folle viene fotografato ed esposto sui giornali e sui social, anche dei funerali dei propri cari che un impietoso reporter fotografa.
Quando sono scosse le fondamenta.
Il lupo e lo sciacallo vanno a braccetto e crollano le certezze, scompaiono i punti di riferimento. Il dolore affratella o separa, a stento cambia i cuori.
Nessuno cambia se non vuol cambiare. Trema ancora la mia terra ma non scuote gli animi, si limita a rivelarli.
Giorni fa nel paesino in riva al lago ho portato via i bambini prima che finisse quel doloroso rito che sembrava uscito da una canzone di Faber, prima che uscissero dalla minuscola chiesa di paese quelle due minuscole bare bianche, prima che volassero via i palloncini bianchi portando con loro un pò del cuore dei "miei" bimbi. All'ombra di un albero antico hanno giocato su una dama di pietra con sassolini e monetine recuperate in fondo al borsellino della nonna.
Mi stupisco.
Mi stupisco che il sole sorga ancora, che gli oleandri continuino a fiorire e le belle di notte a profumare, che la terra inaridisca e le foglie appassiscano.
La natura prepotentemente ripete i suoi cicli e ci trascina avanti con sé costringendoci a vivere.

 
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"il.genero" e i suoi fratelli

Post n°128 pubblicato il 25 Agosto 2016 da la.cozza

Polvere, tanta polvere grigia che ti si attacca in faccia e si impasta con il sudore e le lacrime, che ti penetra nel naso e nei polmoni.
Tossisci e continui a scavare, una pietra dopo l’altra.
Piano, facendo piano che forse lì sotto c’è ancora vita.
Benedetta palestra che ti ha dato muscoli e fiato per non sentire la fatica.
Maledetta disperazione che ti dà nervi e forza per non sentire la fatica.
Piano mentre la testa ti dice che è impossibile, due piani di casa sbriciolati in frammenti da un quintale l’uno addosso. Addosso ai tuoi nipoti, addosso alla loro mamma.
Polvere e silenzio: in mezzo a tutte quelle grida, a tutti quei rumori, senti solo il “loro” silenzio.
Asciughi il sudore col braccio, gli occhi che bruciano.
Anche se non alzi lo sguardo senti che loro sono lì, ne senti l’odore  ne ascolti il respiro ansimante. Loro, i tuoi fratelli.
Presto. Forse c’è ancora tempo per tirarli fuori di lì.
Forse c’è ancora tempo per riallacciare i fili delle vostre tre vite che si sono aggrovigliati fino a spezzarsi. Fino a imprigionare e separare tre famiglie.Dannati fili di storie che ora sembrano così sciocche e inutili, così piccole davanti a quel mucchio altissimo di macerie.
"In pochi secondi perdi gli affetti di una vita."
C’è voluta una tragedia immane per rimettervi  fianco a fianco a lottare insieme per la stessa cosa.
Forse c’è ancora tempo per restarci, fianco a fianco. Poi, quando finalmente li trovate, il tempo si ferma, va all’ indietro ed è come se tutte quelle macerie crollassero di nuovo, stavolta addosso a voi.
"Abbiamo scavato tanto ma non è servito a nulla."
Ti scoppia il cuore a vedere il tuo nipotino  immobile sotto le macerie. Tuo fratello il cuore non ce l’ha nemmeno più, morto sotto quel maledetto solaio, fermo come l’orologio della torre.
Vorresti non averli trovati, vorresti scavare ancora alla cieca con ancora intatta quella speranza disperata.
Ma non è ancora finita, ne manca ancora uno. Una.
"La femminuccia di casa, l' unica femminuccia, con i suoi occhi belli."
Sei nipoti aveva nonna Rita, cinque maschi e una femmina.
Sei nipoti aveva nonna Rita, ora ha due angeli e infinite lacrime.
E la polvere ti acceca. Forse non è la polvere.
"Le nostre lacrime su quelle pietre, le travi che non venivano via e i nostri nipotini sommersi da un intero solaio."
Lo chiamano diritto di cronaca.
Scavare circondati da individui con pettorina, pass addetto stampa, microfoni, cannoni e telecamere pronti a succhiarti l’anima, a frugarti dentro al cuore, senza ritegno, senza rispetto, senza pudore. Per non parlare di quelli che scattano foto coi cellulari, ladri di dolore che non gli appartiene.
"Poi quello con quella macchinetta fotografica, stava scattando foto proprio quando stavamo tirando fuori Benedetta, gli avrei spaccata la faccia."
Per arrivare fin lì, accanto a tuo fratello che per ore nella notte ha tolto pietre da solo, in piedi da solo su quel tetto rimasto in cima alla casa sbriciolata, hai dovuto lottare per convincere le forze dell’ordine a lasciarvi passare. Loro, i fotografi, non li ferma nessuno.
E’ finita. Ma forse è proprio ora che comincia.
Comincia il calvario di vedere ogni giorno il dolore liquido negli occhi di tua madre, in quelli dei tuoi figli. Come si spiega a due bambini che non vedranno più i loro cuginetti? Che non c’è più tempo per fare pace e tornare a festeggiare insieme intorno ad una torta?
"Sembra che stiano dormendo, con i loro pigiamini, su quel prato, i loro piedini vicini a quelli della mamma. E quella cagnolina, non si è staccata un attimo da Benedetta. Non me li sono goduti come avrei dovuto ed ora è tardi.Vorrei tornare indietro, vorrei vedere il loro sorriso... Li distesi in quel parco il loro ultimo calore!"

 

 
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Post n°127 pubblicato il 05 Agosto 2016 da la.cozza

E' quasi un anno che voglio scriverne ma finora non sono riuscita a dipanare la matassa di sentimenti, ricordi, pensieri che si aggroviglia nella mia testa ogni volta che penso a lei.
Lei è la mia proZia, qui da noi si dice sorema-cuginema ( sorella-cugina) di mio papà.
La mamma della proZia era la sorella del padre di mio padre e il padre della prozia era il fratello della madre di mio padre, per la legge cugini, per la biologia con lo stesso DNA, per il cuore e la vita fratelli.
I miei nonni l'hanno sempre considerata come figlia loro, anche per le sfortunate vicissitudini della sua vita e anche per papà e per me lei è sempre stata molto più che una "parente di secondo grado". Ci somigliamo in molte cose e mentre lei scopre di continuo di avere molto più in comune con me che con sua figlia, io divento giorno dopo giorno sempre più indulgente e comprensiva per quei lati del suo carattere così difficili da gestire. "Devo stare attenta a non diventare come lei." penso spesso quando riconosco in me le abitudini, i difetti, i modi di pensare che in lei mi irritano.
Sorvolo sulle vicissitudini che l'hanno portata a casa mia lo scorso settembre, inutile parlarne.
Utile invece è per me e per tutti i componenti della famiglia fare i conti con questa nuova esperienza abbastanza fuori dal comune: non capita tutti i giorni di vivere con una Zia novantunenne che ha vissuto molte vite ed è ancora lucida nel raccontarle. Cucciolo dice che i racconti di Zia gli stanno facendo piacere la storia e apprezza la saggezza di questa donna figlia di genitori separati quando separarsi era un disonore, che ha vissuto in molte città, in Italia e all'estero, viaggiato, insegnato, creato il Tribunale dei diritti del malato nella nostra città, fino allo scorso anno fatto volontariato nella san Vincenzo De Paoli e nell'Opera San Fedele, che ha avuto due mariti, due figli, moltissimi interessi e amicizie e che ora a tratti vive in una realtà parallela sospesa tra i ricordi e la televisione, incapace di affrontare il dolore che la verità sul suo presente le causerebbe. Da brava maestra Zia racconta la vita  come fosse una storia e si racconta storie.

 
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Aspettando le cicogne: parenti e inviti

Post n°126 pubblicato il 01 Agosto 2016 da la.cozza

"A chi tocca fare il primo invito?" chiedo a Scuttle sperando che lui sia più di me a conoscenza di galateo, regole e tradizioni.
"Tocca alla famiglia dello sposo. Almeno di solito è così. Certo che questa è una situazione anomala però!"
Anomala è dir poco: Charlie già convive con Patty nei fine settimana in cui è qui e stanno dai genitori di lei visto che i problemi legati alla gravidanza e alla salute di Patty hanno suggerito ad entrambi che la cosa migliore per tutti era che lei tornasse a vivere con i genitori almeno per un pò di tempo.
Ormai mancano poco più di due mesi al lieto evento e così:
"Mi sembra brutto incontrarci per la prima volta al nido in ospedale quando nascerà Azzurro." rispondo alla muta domanda di Scuttle sul mio improvviso interesse per il manuale di monsignor Della Casa.
In realtà io già ho incontrato una volta la mamma di Patty ma c'è tutto il resto fatto di marito, fratelli, cognate, compagno, fratelli, sorelle, Zia, cani e gatte.
Decidiamo per una cena informale in giardino e dopo le consultazioni del caso esco dal supermercato con un carrello stracolmo ed in testa un menù da pranzo di nozze.
"Fortuna che è una cena informale!" commenta Scuttle osservandomi cucinare con tre giorni di anticipo.
"Ho pensato tutte cose che posso preparare prima, non voglio farmi trovare a trafficare con scolapasta e pentole quando arriveranno." replico convinta. Un pò meno convinta lo divento quando Patty mi chiede di spostare la cena a casa sua. Accetto a patto di portare quello che ho già preparato.
Finalmente arriva sabato e proprio quel sabato "il.genero" decide di organizzare il primo Aperipizza al negozio di famiglia. Naturalmente siamo tutti invitati.
Alla fine vanno Sally, Rerun e Cucciolo che poi ci raggiungeranno a casa di Patty mentre io, Scuttle e Zia andiamo direttamente lì.
Come da copione sbagliamo strada.
La cena all'aperto si sta pericolosamente trasformando in un formale banchetto in sala, faccio la sfacciata e strizzando l'occhio alla mia consuocera aiuto Patty a mettere in tavola stoviglie usa e getta e dò una mano in cucina.
Scuttle familiarizza con il papà di Patty davanti al forno all'aperto e poi cominciamo a preoccuparci per il ritardo dei miei figli.
Come da copione hanno sbagliato strada.
Alla fine riusciamo a metterci a tavola e arrivano anche il fratello maggiore di Patty con moglie e figlio di pochi mesi. La tensione è altissima, soprattutto tra le due cognate che gira gira si ritrovano dopo vari spostamenti sedute, manco a farlo apposta, fianco a fianco.
Anche la famiglia di Patty, come tutte, ha i suoi problemi e conflitti. La presenza del bimbo ci salva quando il silenzio si fa imbarazzante e così, con Zia a far domande e a darle corda, la cognata si ritrova protagonista e a fine cena si rilassa e abbozza anche un sorriso.
Tutto sommato la serata è andata bene e le tradizioni sono più o meno salve.

 

 
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Aspettando le cicogne: il corredino

Post n°125 pubblicato il 27 Giugno 2016 da la.cozza

Nella mia famiglia come in molte altre si passavano i vestiti soprattutto finchè si era bambini.
Quando sono nati i miei figli ho continuato questa usanza allargando il giro degli scambi e dei prestiti ad alcune amiche con figli più o meno coetanei dei miei.
Sono tuttora grata ad una di loro che mi ha prestato tutto il corredino del figlio quando dopo circa un anno è nato il mio primogenito e, siccome la gravidanza era stata a rischio di interruzione fin dall'inizio, il ginecologo mi aveva proibito di preparare copertine e coprifasce finchè non avessi finito il settimo mese. Charlie è nato con venti giorni di anticipo sul previsto e così il corredino prestato è stato la mia salvezza.
Con il passare degli anni ed il crescere dei figli, di numero e di età, si sono accumulati nel garage bauli e scatoloni pieni di abiti e quando pensavo che finalmente avrei potuto dare via la maggior parte delle cose, è arrivato il mio primo nipote e così tutine, lenzuolini, copertine e poi maglioncini e pantaloni sono rientrati in circolo.
                        
La crisi economica di questi anni si è fatta sentire in modo molto forte nella mia piccola città e così un guardaroba ben conservato, anche se non griffato e all'ultima moda, ha fatto comodo in molte occasioni.
Le cose da bambina poi sono praticamente nuove, soprattutto le più eleganti che come sempre accade sono state indossate pochissimo.
Così l'altro giorno io e Sally abbiamo iniziato a tirar fuori scatole e scatoloni per il cambio di stagione e di taglia di Luna piena e per il corredino del neonato in arrivo che se tutto va bene sarà Azzurro.
I miei figli sono nati a gennaio, maggio, agosto, settembre e dicembre quindi con taglie e pesantezza dei capi copriamo praticamente tutto l'anno, non dovrebbero esserci problemi per trovare quello che occorre per Azzurro che è atteso per ottobre.
Certamente Patty riceverà molte bellissime cosine in regalo ma per esperienza so bene che una tutina in più a volte è preziosa e così ho iniziato a fare lavatrici e l'asse da stiro è sempre tra i piedi mentre fuori in giardino sono tornati a sventolare al sole lenzuolini e camicini ricamati.
Luna piena sgrana gli occhi e spalanca la bocca quando le dico che li ha indossati quella montagna d'uomo che è suo papà.
Presto ferri e uncinetto usciranno dal loro lunghissimo letargo, infatti dopo molti anni passati senza usarli mi è tornato il desiderio di fare qualcosa con le mie mani. Chissà se ne sono ancora capace? Un tempo ero sufficientemente brava.

 
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I figli
Charlie(1985) Lucy(1986)
Linus(1988) Sally(1990)
Rerun(1995) Cucciolo(1996)

I nipoti
da Lucy e il.genero
Principino(2005) Cicciobello(2008) Pupetta(2017)  
da Linus e Marcie
Lunapiena
(2011)
da Charlie e Frida
SueStorm
(2012)
da Charlie e Piperita Patty
Azzurro(2016)


 
 
 
 
 

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