Creato da ritacoruzzi2 il 08/04/2011
 

ARCOBALENO

blog di Marta Martelli

 

 

E' FINITO IL CORSO DI INFORMATICA, COMINCIA UN NUOVO LAVORO

Post n°29 pubblicato il 15 Giugno 2011 da ritacoruzzi2
 

Ieri ho sostenuto l'esame, il corso di informatica è definitivamente chiuso, ma non questo blog. Il professore mi ha chiesto cosa avevo intenzione di fare del mio blog dopo l'esame, ed io ho risposto isitintivamente che non volevo smettere di aggiornarlo, perchè ormai mi ero appassionata e mi piaceva cercare notizie e metterle in condivisione nel mio spazio personale.

Così oggi volto pagina, ma continuo a scrivere qui in questo spazio che conterrà come prima un po' di tutto, ma anche materiale per la stesura della mia tesi, che a me interessa moltissimo. Tratterò dei racconti o romanzi di fantasia, precursori della moderna fantascienza, pubblicati a puntate sui feuletton dei giornali di fine 800. Chi fosse interessato, troverà qui notizie interessanti, o magari sarete voi a darle a me!

Amici amanti della fantascienza, fatevi avanti!

 
 
 

LA MORTE SI FERMA SPESSO IN CARCERE

Post n°28 pubblicato il 13 Giugno 2011 da ritacoruzzi2
 

Mentre navigavo cercando gli ultimi dati sui referendum e i vari commenti sul voto, diventato politico e non più referendario, mi sono resa conto che non ho più voglia di essere manovrata in questo modo e che preferisco fare altre scelte, e andare a curiosare su altri temi, che se non sono più importanti, solo però per me più interessanti.

La notizia che mi ha colpito è l'ennesimo suicidio in carcere di un detenuto condannato all'ergastolo, ma quello che fa tremare il cuore non è tanto la notizia in sè, quanto ciò che hanno scritto i compagni del suicida: parole che non possono non venire ascoltate. Io non sono contraria che la giustizia segua il suo corso e condanni alla giusta pena chi ha sbagliato, ma sicuramente anche i detenuti hanno diritto ad essere considerati come esseri umani e trattati di conseguenza.

Questo l'articolo che ho trovato:

Carcere/ "L'ergastolo è una non vita: aboliamolo"
Lunedí 13.06.2011 13:50

FORUM/ Secondo te l'ergastolo è una pena utile?

"L'ergastolo ostativo.. essere morti vivendo in carcere.. troppo comodo credere che non esiste ma in realtà questa è la pena detentiva maggiore in Italia. Dal 1992, per particolari categorie di reati, l'ergastolo è diventato una tortura medioevale. Con l'ergastolo ostativo, infatti, cessano tutti i benefici di legge e quindi dal carcere non esci mai, anzi diventa una tomba". Ecco il  video prodotto dagli ergastolani di Spoleto sull' "ergastolo ostativo"

 

 

Mentre in questi giorni si dà ampio spazio ai commenti sulla liberazione di Cesare Battisti in Brasile, della “Pena di morte viva” che esiste in Italia nessuno vuole parlarne e neanche dei continui e inarrestabili suicidi in carcere.

Nei giorni scorsi si è impiccato a Spoleto un uomo condannato all'ergastolo, già in carcere da 22 anni. Quasi nessun giornale ne ha parlato, poco è trapelato e questa morte è passata ancor più inosservata delle altre, tra l’indifferenza di chi non vuole rendersi conto della carneficina che si sta consumando dentro le nostre galere.

Quest’uomo due giorni prima aveva avuto conferma di avere una pena ostativa ai benefici penitenziari. Sapete che significa allo stato attuale? Nessuna possibilità di uscire, mai, una reale fine pena mai che dura fino alla morte, tutti i santi giorni in carcere fino alla morte.

Nazareno non ce l’ha fatta e due giorni dopo averlo saputo, alla prima occasione in cui è rimasto solo, ha preferito la morte, ha scelto di morire. E’ desolante e demoralizzante tutto questo, oltre che profondamente ingiusto, di un’ingiustizia che urla, ma l’urlo questa volta è addirittura quello di un morto; non ci rimane che l’assurda speranza che questa morte possa toccare il cuore di qualche giudice e legislatore. Sì, lo so, non lo saprà nessuno, tutto già è nell’oblio e la morte di Nazareno  forse è stata vana, ma noi siamo dei sognatori, lasciateci sognare: "Sognamo una fine pena per tutti che non sia la morte".

 

Ecco cosa scrivono due compagni dell’ergastolano suicida:

 

Silenzio!!!

 

Un ergastolano ostativo si è appena suicidato.

Nelle sezioni di alta sicurezza è piombato un silenzio assordante.

Nazareno ha staccato la spina. Si è impiccato.

Perché?

Forse perché stava poco bene?

Forse perché dopo 22 anni di galera si era stancato?

Pochi giorni fa lo stesso aveva appreso la notizia che la sua istanza tendente a ottenere un permesso era stata rigettata.

La motivazione per la quale Nazareno si è visto negare il permesso non ve la dico. Tanto la sapete già. Ne abbiamo parlato tante volte, ricordate?

Chi viene condannato all’ergastolo ostativo può usufruire dei benefici penitenziari solo a condizione che questo diventi un delatore, un collaboratore di giustizia. Te la devi cantare!!!

Chi sono gli ergastolani ostativi?

Ebbene, non ve lo dico.

Tanto lo sapete già. Ne abbiamo parlato tante volte, ricordate?

Gli ergastolani ostativi sono coloro che a torto o a ragione avrebbero ucciso altri pregiudicati in un contesto di “guerra”.

Non so perché Nazareno abbia deciso di togliersi la vita, immagino però quello che avrà detto nel momento in cui ha dato un calcio allo sgabello. Fanculo!!!

Ciao Nazareno

Si porgono sentite condoglianze ai famigliari di Nazareno.

 

Gino Rannesi -  Spoleto,  Giugno 2011

 

 

Un uomo ombra scrive al filosofo Giuseppe Ferraro

 

Un ergastolano si toglie la vita nel carcere di Spoleto.

Si muore una sola volta, ma per tanto tempo (Molière).

Giuseppe, ho scelto un brutto giorno per rispondere alla tua lettera perché oggi l’Assassino dei Sogni di Spoleto s’è divorata una vita.

Una guardia mi ha appena sussurrato che s’è tolto la vita un detenuto del quarto piano della media sicurezza.

Per adesso sappiamo solo che si chiama Nazareno, aveva l’ergastolo e si è impiccato fra le sbarre della sua cella.

Un altro prigioniero che amava la vita e per continuare ad amarla è dovuto morire perché in carcere si vive una non vita.

In galera si continua a morire, ma nessuno fa nulla perché la morte dei “cattivi” non interessa quasi a nessuno.

Nel mio diario ho scritto:

- Ciao Nazareno, ti ammiro per esserti rifiutato di vivere una vita da cani.

Spero un giorno di avere anch’ io il tuo coraggio.

Buona morte.

Giuseppe, nella tua lettera mi parli di vita: “Non riesco a fare differenza tra la libertà e la vita” ma quanti altri ne devono “morire” perché i buoni si accorgano di noi?

Come farò a dormire questa notte con la scena davanti agli occhi di un uomo ombra appeso alle sbarre di una finestra di una cella?

Io sono al primo piano, invece lui era al quarto.

Ora lui non c’è più, mentre io ci sono ancora.

Questa notte mi sarà difficile dormire.

Questa sera cercherò un po’ di conforto nel tuo cuore perché il mio è troppo triste per state con lui. Giuseppe, senza speranza non ci può essere vita.

Gli uomini ombra lo sanno, per questo alcuni decidono di ammazzarsi.

E non lo fanno per paura.

Piuttosto lo fanno per sentirsi ancora vivi.

Per sentirsi ancora umani.

Giuseppe, questa sera l’Assassino dei Sogni odora di morte.

Nazzareno se n’è andato perché amava la libertà più che la vita.

Anch’io la amo tanto, ma non abbastanza, perché non ho il coraggio di ammazzarmi e questo mi fa stare male.

Non capirò mai perché continuo a vivere una vita che non è più mia, ma dell’Assassino dei Sogni.

Ci deve essere in me qualcosa di sbagliato.

Che fare?

Lanciamo la proposta di costituire un Comitato per l’abolizione dell’ergastolo per chiedere l’adesione di giuristi, intellettuali, uomini politici, giornalisti e gente comune.

Giuseppe, non credo alla speranza, eppure devo sperare un po’ tutti i giorni per continuare a vivere questa non vita.

Questa sera il mio cuore non ti può mandare nessun sorriso perché è triste e malinconico.

Ti posso solo dire che ti voglio bene.

 

Carmelo Musumeci, Spoleto 03/06/2011

 
 
 

EDITORIA ON LINE, SUMMIT A MILANO

Post n°27 pubblicato il 13 Giugno 2011 da ritacoruzzi2
 

I big dell'editoria digitale si incontrano a Milano


Si è tenuto a Milano Kultur Convivio, prima edizione del summit italiano sull'editoria online e sugli internet media.  Scopo dell'evento, fare il punto sullo stato del mercato per capire come progettare, dall’Italia, iniziative che possano distinguersi e competere a livello internazionale. Hanno partecipato oltre 130 addetti ai lavori, prevalentemente imprenditori e manager, ma anche investitori, ricercatori, giornalisti e "opinion leader" del settore.

Tante le presenze di spicco, tra professionisti consolidati e giovani emergenti. Tra gli altri, Luca De Michelis (AD Marsilio Editori), Paolo Barberis (Fondatore di Dada), Peter Gomez (Fondatore Il Fatto Quotidiano), Vittorio Veltroni (Direttore Generale di Mondadori Digital), Michael Burnett (ex direttore M&A Yahoo), Jacopo Tondelli (Fondatore de Linkiesta), Elserino Piol (padre del venture capital italiano).  Particolare il formato dell'iniziativa, conviviale e partecipativo. Discussioni e confronto con al centro del buon cibo e vino di qualità, questi gli elementi cardine di Kultur Convivio.  Nelle tavole rotonde si è parlato di tematiche differenti, dal futuro delle news, a quello degli ebook, dei romanzi e dei contenuti mobile. 

Il messaggio finale è arrivato forte e chiaro: il mondo dell'innovazione non è solo tecnologia, ma anche ricerca di contenuti di qualità e trasformazione nelle forme espressive.  Internet ed editoria, ma più in generale, Internet, Arte e Cultura. Su questo scacchiere, l'Italia può giocare una partita importante.

 
 
 

REFERENDUM: ALTA LA PERCENTUALE DEI VOTANTI

Post n°26 pubblicato il 13 Giugno 2011 da ritacoruzzi2
 

Referendum/ Alle 22 di domenica affluenza alle urne al 41,1%

Alle 22 di domenica sera per i referendum 2011 ha votato il 41,1% dei 47,1 milioni di italiani aventi diritto. Il dato non tiene conto dei 3,3 milioni di italiani residenti all'estero. Per il quesito numero uno (servizi pubblici locali) ha votato il 41,14%; per il quesito numero due (tariffa servizio idrico) il 41,14%; per il quesito numero tre (nucleare) il 41,11%; per il quesito numero quattro (legittimo impedimento) il 41,10%. Il quorum è vicino.

Nel 2003 per i referendum alle 22 voto' il 17,5% ed il dato finale in Italia fu del 25,9%. Nel 2005 alle 22 voto' il 18,7% ed il dato finale in Italia fu del 26%. Nel 2006 alle 22 voto' il 35% ed il dato finale in Italia fu del 53,8%. Nel 2009 alle 22 voto' il 16,7% ed il dato finale in Italia fu del 24,2%. Se, per ipotesi, nessun italiano all'estero avesse votato, il quorum sarebbe raggiunto con un'affluenza in Italia del 53,5%.

REFERENDUM/ BOSSI: BERLUSCONI HA PERSO LA CAPACITA' DI COMUNICARE - "Berlusconi ha perso la capacita' di comunicare queste cose in televisione". Lo ha detto il leader della Lega Umberto Bossi, riferendosi ai referendum, durante il suo intervento all'inaugurazione di una nuova sede della Lega Nord. "E' inutile andare a votare", ha aggiunto "anche se la gente bisognava informarla meglio". Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se sperava si raggiungesse il quorum, Bossi ha risposto: "Speriamo di no".

IL DATO DELLE 12 - Alle 12, l'affluenza si era attestat0 all'11,6% per tutti e quattro i quesiti. Secondo quanto avevano annunciato i sondaggisti, la soglia minima in passato, su quell'orario, dei referendum che alla fine hanno superato il quorum, era del 6,7 %. Anzi, quella era risultata come la terza affluenza più alta della storia: alle 12, avevano fatto meglio di oggi solo il referendum sul divorzio nel 1974 (17,9%) e quello sul finanziamento pubblico dei partiti e la legge sull'ordine pubblico del 1978 (12,6%). PIU' DEL 2006 - Ma a differenza del dato delle 12, è difficile comparare i numeri sull'affluenza alle 19. Infatti dal 1974 al 2001 il dato sull'affluenza ai referendum rilevato dal Viminale è stato quelle delle 17. Poi, dal 2003, il ministero dell'Interno ha iniziato a fornire la percentuale dell'affluenza alle 19. Quattro, da allora, i referendum: in un solo caso è stato raggiunto il quorum, ma si trattava del referendum costituzionale del 2006, confermativo e dunque senza soglia al 50%: alle 19 aveva votato il 22,4%, alla fine si toccò quota 52,5%. Ecco i quattro casi comparabili. Nel 2003 l'affluenza delle 19 al referendum sul reintegro dei lavoratori illegittimamente licenziati era stata del 10,4% (alla fine, niente quorum e poco più del 25% finale). Nel 2005, in occasione del referendum sulla procreazione assistita, alle 19 aveva votato il 13,3% (niente quorum e poco più del 25% finale). Nel 2006, in occasione del referendum costituzionale sulla modifica della seconda parte della Carta - valido indipendentemente dal quorum del 50% - votò alle 19 il 22,4% degli elettori. E proprio in quella occasione - come detto - si superò per la prima volta dopo oltre dieci anni la soglia del 50%: quota finale si attestò al 52,5%. L'ultima tornata referendaria è datata giugno 2009, sulla legge elettorale: alle 19 fu toccata quota 11,3%, alla fine niente quorum e soglia finale del 23,5%.

CHE COSA E COME SI VOTA Per i referendum popolari sono oltre 47 milioni gli italiani chiamati ad esprimersi sui quattro quesiti: 2 sul servizio idrico, uno sul nucleare e l'ultimo sul legittimo impedimento. Secondo i dati del Viminale nello specifico sono 47.357.878 gli elettori che possono partecipare alla votazione, di cui 22.734.855 maschi e 24.623.023 femmine. Le sezioni sono 61.601, mentre il corpo elettorale della circoscrizione estero interessato alle consultazioni referendarie e' di 3.236.990 elettori. Le operazioni di votazione sono previste per domenica 12 giugno, dalle ore 8,00 alle ore 22,00, e lunedi' 13 giugno, dalle ore 7,00 alle ore 15,00.
Il primo quesito (Scheda di colore rosso) riguarda le 'modalita' e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica: Abrogazione'. Il testo prevede 'l'abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati'.
Il secondo (Scheda di colore giallo) si riferisce alla 'determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito: Abrogazione parziale di norme'. Il quesito propone 'l'abrogazione delle norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l'erogazione dell'acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore'.
Il terzo (Scheda di colore grigio) riguarda 'l'abrogazione dei commi 1 e 8 dell'articolo 5 del dl 31 marzo 2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 3011, n.75: Abrogazione parziale di norme'. Il quesito propone 'l'abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare'.
Quarto e ultimo quesito (Scheda di colore verde) riguarda 'l'Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale'. Il testo propone 'l'abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale'.

All'elettore saranno consegnate quattro schede di colore diverso. Su ogni scheda, spiega il Viminale, vengono riportati il numero del referendum nonche' la rispettiva denominazione e il quesito cosi' come approvato dall'Ufficio Centrale per il referendum presso la Corte Suprema di Cassazione. Ciascun elettore ha diritto di esprimere il voto, con la matita copiativa, tracciando un segno sul riquadro corrispondente alla risposta da lui prescelta ('SI' o 'NO'). Votando SI, il cittadino esprime la volonta' di abrogare le norme sottoposte a referendum; votando NO esprime la volonta' di mantenere in vigore le norme sottoposte a referendum. E' possibile ritirare, e quindi votare, aggiunge il Viminale, anche solamente la scheda per uno o per alcuni dei quesiti referendari. Il referendum e' valido se a recarsi alle urne sara' il 50% piu' uno degli aventi diritti al voto. Le operazioni di scrutinio avranno inizio lunedi' 13 giugno subito dopo la chiusura della votazione e l'accertamento del numero dei votanti per ciascun referendum.

Questa la situazione ad ora (ore 10,00 di lunedì), vedremo alla chiusura dei seggi i dati definitivi dei votanti per il raggiungimento del quorum, che sembra già molto vicino, e in seguito le conseguenze del voto sul Governo.

 
 
 

REFERENDUM: COME E PERCHE' VOTARE

Post n°25 pubblicato il 08 Giugno 2011 da ritacoruzzi2
 

Alla vigilia del voto per i referendum, ancora molti sono indecisi o non hanno chiare le motivazioni per fare una scelta ponderata. Ho trovato un interessante articolo che spiega le ragioni del sì e del no riguardo al voto sull'acqua.

Referendum sull'acqua: ecco le ragioni del sì e del no

Mercoledí 08.06.2011 15:45

FORUM/ Referendum sull'acqua: tu come voterai?

Si avvicina il referendum sull'acqua e si moltiplicano le campagne di sensibilizzazione al voto e non. Per capire meglio il tema oggetto della consultazione Affaritaliani.it ha chiesto a due esponenti dei due comitati, quello del sì e quello del no, di spiegare ai cittadini i quesiti sui quali sono chiamati a esprimersi.

Ecco le risposte di Valter Bonan, esponente del Comitato promotore del referendum "Due Sì per l’Acqua Bene Comune" (www.referendumacqua.it), e Walter Mazzitti, presidente del Comitato nazionale per il no ai referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell'acqua (www.acquabenepubblico.it).

acqua igiene

Qual è l'oggetto del referendum?

Valter Bonan - Comitato sì: "Fermare, attraverso l’abrogazione di puntuali norme legislative, l’obbligatorietà della privatizzazione del servizio idrico integrato e impedire la mercificazione, tramite il profitto, dell’acqua, un bene comune essenziale per la vita. In sintesi una iniziativa di legittima difesa dei cittadini su fondamentali diritti e servizi di interesse generale, praticata coerentemente attraverso lo strumento di democrazia decisionale diretta qual è il referendum".

Walter Mazzitti - Comitato no: "Sono due i quesiti referendari sui quali i cittadini saranno chiamati a votare. Il primo quesito riguarda le modalità di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. I referendari, in maniera mirata hanno fatto passare il messaggio che il quesito riguardi solo l’affidamento della gestione dell’acqua, mentre lo stesso quesito è relativo a tutti i servizi pubblici locali e quindi anche al ciclo dei rifiuti e al trasporto pubblico locale. In questa situazione i cittadini rischiano di esprimersi sull’onda della emotività provocata dagli slogan fasulli dei referendari senza accorgersi che votando si rinuncia all’avvio di un grande processo di ammodernamento, attraverso l’apertura al mercato di servizi essenziali per il cittadino. Il secondo quesito è relativo all’eliminazione o meno di una componente della tariffa e cioè la remunerazione del capitale investito. Si tratta di un quesito assolutamente fuorviante richiesto dai referendari per eliminare i privati dalla gestione. Difatti eliminando la remunerazione del capitale, ovvero l’utile d’impresa, nessun imprenditore privato rischierebbe l’investimento. Anche in questo caso i cittadini ignorano che la remunerazione del capitale è tuttora ricompreso nelle tariffe dell’acqua gestita dal settore pubblico e che se dovesse vincere il si il pubblico non avrebbe altra scelta se non quella di ricorrere al credito bancario con la conseguenza che i relativi interessi sarebbero posti al carico del cittadino utente".

 

L'acqua rischia di passare da bene pubblico a bene privato?

Valter Bonan - Comitato sì: "L’acqua formalmente rimane bene demaniale e quindi bene pubblico, nella sostanza è bene 'proprio' di chi attraverso concessioni pluridecennali ne detiene e ne deterrà la gestione e con essa le conoscenze, le informazioni, le modalità di utilizzo e i finanziamenti correlati".

Walter Mazzitti - Comitato no: "É prioritario fare chiarezza su un fattore d’indiscutibile rilevanza e porre un punto fermo: l’acqua è un bene pubblico non alienabile. L’ordinamento giuridico nazionale ha scelto l’opzione della proprietà pubblica dell’acqua allo scopo di salvaguardarne l’uso entro limiti di sostenibilità sociale e ambientale. Quando l’ente pubblico affida la gestione del servizio idrico a un soggetto pubblico o privato, non vende l’acqua ma ne affida la sola gestione attraverso il mantenimento delle reti e degli impianti. È scandaloso che si consenta ancora ai referendari la diffusione sull’intero territorio nazionale assolutamente falsi quali: no alla vendita dell’acqua".

 

Attualmente il servizio di distribuzione dell'acqua da chi è gestito?

Valter Bonan - Comitato sì: "Dei 92 Ambiti territoriali ottimali (Ato) previsti dalla normativa, al momento sono 69 quelli che hanno effettuato l’affidamento della gestione dell’acqua (secondo la relazione della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche). Risultano essere 114 i soggetti affidatari (sono presenti più affidamenti nello stesso ambito territoriale); di questi, 7 sono società private, 23 a capitale misto con partner selezionato con procedura a evidenza pubblica; 9 quotate in borsa; 57 S.p.A. a totale capitale pubblico. In 18 casi non è stato segnalato il tipo di
gestione o si fa riferimento a leggi regionali".

Walter Mazzitti - Comitato no: "L’affidamento in house riguarda 22.990.000 abitanti residenti negli ATO pari al 41%, mentre la gestione tramite società quotata riguarda il 19% della popolazione per un totale di circa 10.500.000 di abitanti, l’affidamento in S.p.A. riguarda il 17% per un totale di circa 10.000.000 di abitanti e infine la concessione a terzi riguarda il 5% per un totale di 3.000.000. C’è ancora un 13% che riguarda circa 7.000.000 di cittadini che non hanno ancora affidato il servizio e infine un 5% pari a circa 2.000.000 di cittadini che hanno affidamenti transitori. Gli ATO sono gli ambiti territoriali ottimali, ossia dei territori sui quali sono organizzati i servizi pubblici integrati, come acqua, rifiuti, trasporti. In altre parole sono le zone di appartenenza in cui è diviso il territorio italiano. All’interno dei singoli ATO, i servizi sono affidati a delle società suddivise in due tipi principali: in house, società a partecipazione totalmente pubblico o SpA pubbliche; società miste pubblico–private (sono le aziende a cui si fa riferimento per la gestione tramite società quotata) che si dividono in società ad affidamento diretto (l’ente pubblico affida il servizio direttamente a una società senza passare tramite una gara) e in società senza affidamento diretto (l’ente pubblico affida il servizio a una società individuata con una gara). L’obbligatorietà della gara per l’appalto è stata introdotta dall’art. 23 bis del decreto legge 25 giugno 2008 (l’articolo che si vuole abrogare con il referendum). Quindi questo articolo prevede per le sole società in house e ad affidamento diretto la cessione del 40% delle proprie quote a società private (sottoposte a gara)".

 

Nel caso di vittoria del sì la rete di distribuzione dell'acqua da chi sarà gestita? Con quali conseguenze?

Valter Bonan - Comitato sì: "Noi chiediamo che la gestione del servizio idrico integrato sia attuata da soggetti di diritto esclusivamente pubblico, in forme partecipative e con una modalità tariffaria modulata per condizioni socioeconomiche, per consumi/ riduzione degli sprechi, con il riconoscimento della gratuità del minimo vitale di 50 litri persona-giorno quale diritto universale di accesso. Queste ed altre norme innovative sono per altro contenute nella nostra proposta di legge di iniziativa popolare già depositata in Parlamento e che ha ottenuto una straordinaria adesione di firme a sostegno".

Walter Mazzitti - Comitato no: "In caso di vittoria del sì, la gestione della distribuzione idrica tornerebbe all’amministrazione clientelare delle ATO, annullando totalmente i segnali di miglioramento del servizio intravisti dopo l’introduzione dell’articolo 23 bis. Quando gli ATO affidano i servizi ad aziende totalmente pubbliche, si espongono a gestioni che hanno le classiche problematiche delle gestioni pubbliche (spese senza controllo, inefficienze, ritardi, assunzioni smodate, ingiustificate e clientelari…) L’ingresso di capitali privati in queste aziende comporta un cambio di tendenza, perché le società dovrebbero rispettare le leggi di mercato per rispettare e proteggere gli investimenti privati (assunzioni con logica manageriale, rispetto dei bilanci, efficienza). Il 41% corrisponde alla percentuale di cittadini (sul totale dei cittadini residenti negli ATO) che riceve i servizi idrici da società in house (ossia totalmente pubblico). L’articolo 23 bis prevede che queste società il 31 dicembre 2011 debbano cedere il 40% delle proprie quote a società private. Il NO lascerebbe in vigore questo articolo, il Sì, invece abrogherebbe questo termine e permetterebbe alle società in house di continuare con la gestione inefficiente del pubblico. Possiamo quindi dire con buona coscienza che il successo del referendum rischierebbe di riportarci indietro di venti anni, quando i servizi idrici erano gestiti fuori dalla concorrenza con una forte ingerenza della politica. Ma soprattutto con una scarsa attenzione per i diritti del cittadino-utente che, rimasto escluso per decenni dal processo, ha vissuto in uno stato pressoché confusionale, frutto di un’ informazione del tutto inadeguata".

 

 
 
 
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