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IL MISSIONARIO (conclusione libro di Giona)81. Il pesce, convinto d’avere capito, a riva lo vomita un po’ arrugginito. E ancora la voce: “L’Assiria è distante: Profeta, adelante!” Così viene a Ninive, l’orca tremenda a cui non c’è intrepido che non s’arrenda; tre giorni di marcia, per fare il suo giro; qui l’urlo è sospiro. Ma lui chiama il popolo contro la guerra: “Perché tanta morte? Sia pace alla terra! Sarà la tua spada a ridurti in tizzoni, se non la deponi...” Ahò, non si crede, ma il volgo che adora con Assur Astarte un Johvè vuole ancora; né Jah della gloria è più il nome mendace, ma Jah della pace. Concordia tra gli uomini dentro le mura e fuori, pertanto, il pentito procura. Attonito Giave, la frusta che schiocca su Ninive blocca. 82. Adesso il profeta ne prova rimorso e al dio d’Israele piegato dà il dorso: “Che nobile impresa! Profeta sbagliato, non fossi mai nato, inerte hai veduto il tuo popolo in lutto e storni il castigo da chi l’ha distrutto”. La voce punzecchia: “Né il rischio del torto né meriti ha il morto...” Davanti al suo buco di periferia, un ricino verde, la sua compagnia, appunto in quei giorni l’ha ucciso la secca. “Mannaggia Rebecca!” “...La gente di Ninive, e vedi se è tanta, non credi che meriti quanto una pianta?” “Non so e non m’importa. Sto mondo l’ho a noia. Io spero che muoia!” “Il mondo?” La voce s’incavola forte: “Il mondo sei tu. Che risolve la morte? E è patria dov’è comunanza d’impegno, non questo o quel regno”. La voce del dio Javè si fece sentire di nuovo: “Alzati e va’ a Ninive!” ... Era una città immensa davanti a Dio ( qui come altrove l’espressione significa: sede del potere ), tre giorni di cammino. Giona cominciò a inoltrarvisi per il cammino di una giornata predicando: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. I Niniviti credettero... e giuntane notizia al re... fu pubblicato un bando...: “Ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza...” Così Javè, vedendo quello che facevano... si pentì dell’intenzione di far loro del male. E non lo fece. Giona però ne provò dispiacere...: “O Signore, non era questo che temevo...? Meglio morire...” Ma il dio gli disse: “Fai proprio bene a irritarti così?” Fuori città... Giona si era fatta una baracca... il dio vi fece crescere un ricino... che dava a Giona grandissima gioia. Ma al mattino Javè fece venire un verme che attaccò il ricino e lo fece seccare... e il sole picchiò sul capo di Giona tanto da fargli desiderare la morte. E il dio...: “Tu hai pietà del ricino ... e io non dovrei averne per Ninive, per questa moltitudine di 120.000 persone che non distinguono destra e sinistra?” (Giona 3-4. Manca al libro di Giona la conclusione esplicita, forse tagliata dai manipolatori)
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